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RASSEGNA STAMPA

TRIBU’

Ha appena concluso una lunga serie di recite “Tribù” di Duccio Camerini, che vinse il Premio Fondi La Pastora e si segnalò in un Festival di Todi. E’ una saga familiare raccontata in una scena quasi vuota da sette attori, tra i quali si distinguono Paolo Giovannucci e lo stesso Camerini, come disarmato Vittorio, vittima della propria scarsa intelligenza e di passioni che non riesce ad esprimere… 
Masolino D’Amico, La Stampa

“Tribù” è un ritratto generazionale in cui chiunque può ritrovare se stesso, e la storia della propria famiglia. Una saga segnata da sofferenze che si ripetono da un secolo all’altro, e gioie, che si rinnovano… la Storia è sullo sfondo, sono i personaggi a suggerire il trascorrere delle epoche attraverso un racconto sempre ricco di pathos… 
Paolo Petroni, Il Corriere della Sera

Uomini e donne, quelli di “Tribù”, accomunati dall’essere persone, divisi dai sentimenti, o meglio da un proverbiale astensionismo emozionale. Esiste per ogni spettatore la possibile di carpire alla scena qualcosa di limitrofo alla sua esistenza, da riferire al proprio album dell’anima. L’aroma di quanto gli attori narrano-evocano-rappresentano risulta, a ben vedere, maieutico. 
Rita Sala, Il Messaggero

LA FESTA DEI RACCONTI

In questa “Festa dei Racconti” non c’è solo l’incontro tra letteratura scritta e letteratura orale, ma anche l’idea di restituire alla parola un potere di presa sulla realtà… è da rintracciare in Calvino, nel suo tentativo di ricostruire un universo della fiaba, il senso di questa rivalutazione del racconto… 
Tonino Bucci, Liberazione

La tela di ragno cucita dalla Casa dei Racconti di Duccio Camerini si allarga alla libreria Bibli, dove l’appuntamento con gli affabulatori de “La Festa dei Racconti” è ormai un evento affollatissimo… Bisogna arrivare presto altrimenti non si trova più posto, passaparola… 
Nico Garrone, La Repubblica

Letterati, attori, cronisti e semplici cittadini, accomunati dalla voglia di raccontare e condividere le proprie esperienze secondo un’ antica tradizione orale che vuole la parola, nuda e semplice, al centro… “La Festa dei Racconti” è un originale festival in difesa dell’oralità, della sua primitiva funzione di trasmissione di conoscenza… 
Giuliano Malatesta, Il Messaggero

MONDO SECONDO

Un testo poeticamente ispirato non può che indurre ad un’introspezione “dolce-amara” capace tuttavia di infondere grandi speranze. E’ questo il caso di “Mondo Secondo” di Camerini, incentrato su dinamiche narrative di forte impatto evocativo… 
Gianluca Attanasio, Il Tempo

I miracoli esistono. E questa pièce ce ne parla con un linguaggio tutto suo: nella sua semplicità di struttura, “Mondo Secondo” coniuga bene la forza immaginifica del racconto orale con l’ariosità fantastica del teatro, facendoci riflettere su un nodo centrale: come la vita sia in fondo “un racconto che lo capisci solo mentre lo racconti”. 
Laura Novelli, Il Giornale

TANGO

Capolavoro degno della massima attenzione che affronta il dramma dei desaparecidos argentini in un armonico equilibrio tra documento e poesia, “Tango” di Francesca Zanni è un piccolo e prezioso evento culturale, un miracolo di intelligenza ed emotività che arriva dritto al cuore degli spettatori, alimentando una giusta presa di coscienza nei riguardi di un evento collettivo che ancora non è stato opportunamente punito dalla giustizia.
Tiberia De Matteis , Il Tempo

Con “Tango”, Francesca Zanni porta in scena una denuncia e sollecita, sui desaparecidos la memoria storica, che tende a dimenticare. E coinvolge, commuove. Patrocinato da Amnesty International, le musiche originali sono di Daniele Silvestri.
Paola Polidoro, Il Messaggero

L’arte ha il potere di spingere le parole fin dentro le parti più buie dell’anima dell’uomo. “Tango” è un teatro per non dimenticare, per non restare indifferenti, profondamente utile e potente nel raggiungere la realtà dei problemi. Una scrittura sorprendente, capace di far vibrare gli spettatori. 
Gian Maria Tosatti, Il Tempo

ORIENTI

Insolita e benvenuta struttura “Orienti”, è una saga teatrale… Encomiabile esperimento a lunga tenitura, produzione de “La casa dei racconti”, è una galleria ruvida e popolare di ceti perseguitati e persecutori, di identità interscambiabili… vi fa toccare con mano la musica zingaresca della vita… è uno spettacolo che vi ospita, vi blandisce, vi scuote, vi immalinconisce, vi fa sentire appena un miraggio di felicità e ovunque vi racconta un’odissea di baratti e di memorie…Rodolfo di Giammarco, La Repubblica
Un impianto drammaturgico complesso… “Orienti” respira in profondità e vuole dire molte cose, che nel gioco apparentemente casuale e caotico della narrazione finiscono per riannodarsi tra loro… la Storia mescolata alle storie: Camerini giostra con abilità i suoi fili… grazie all’ottimo cast di musicisti- attori…
Rossella Battisti, L’Unità

Il racconto come recupero di un’identità attraverso la propria storia, come affermazione e scoperta di sé, è alla base del teatroinascolto e di “Orienti”… Storie di bella invenzione, esemplari e capaci di creare personaggi… la scena è un’enorme cassa ideata da Tiziano Fario, una specie di mobile armadio delle meraviglie… in cui può comparire New York mentre nevica a Natale… a dare vita con buon effetto e capacità di coinvolgere è un gruppo di attori che non si risparmiano ed eseguono dal vivo le musiche di Gianluca Cucchiara, tutti da applaudire assieme allo stesso Camerini… 
Paolo Petroni, Il Corriere della Sera

In “Orienti” Camerini sa toccare e sviscerare, con quella sua particolare grazia nell’intrecciare, i destini delle generazioni, annodandoli e affidandone poi la chiave di lettura ad un solo personaggio-simbolo, ad un nome. Un’operazione riuscita anche con “Tribù” e che il regista sta abituando il suo pubblico a capire ed amare.
Paola Polidoro, Il Messaggero

I SONETTI DI SHAKESPEARE

Nei “Sonetti”, il risultato tangibile del bellissimo monologo di Duccio Camerini è che appena tornati a casa dal teatro si corra a rileggere un testo disimparato 
Paola Polidoro, Il Messaggero

…non c’è nulla di normale nel racconto realistico a scatole chiuse per trama concitata. Certi, noi, d’aver ascoltato l’inaudito, l’inaudibile. Che è tutto. Che è raro. 
Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica

I “Sonetti” come medium, struttura interna al testo di Camerini, si rivelano come un formidabile catalogo di emozioni e reazioni alla varia umanità che ci circonda. Mentre il testo originale di Camerini gli gira intorno come un’edera fedele,con una recitazione a perdifiato narrante e palpitante. 
Rossella Battisti, L’Unità

Camerini va dipanando il suo spettacolo con la tensione continuamente rinnovata di una sorta di “thriller” , nutrito di interrogativi enigmatici e personaggi irresistibili…
Antonella Melilli, Hystrio

L’ULTIMA NOTTE DI PACE

E’ una drammaturga da tenere sotto stretta osservazione Francesca Zanni, acuta indagatrice delle tragedie dell’umanità, in spettacoli di successo da lei stessa diretti. Dopo gli unanimi consensi raccolti con Tango, adesso la Zanni affronta il tema della guerra, in un lavoro dalla struttura coraggiosamente anticonvenzionale. Una riflessione trasversale sulla violenza e sulla sua divorante capacità di snaturare quanto di meglio l’uomo possegga.
Laura Novelli - IL GIORNALE

Nel buio si agitano dei corpi, sofferenti, sono uomini, tutti nudi. Uomini che la mancanza di abiti rende eguali, e inermi, mentre quando troveranno dei vestiti, delle divise, li riconosceremo come soldati, per di più di epoche diverse, indifesi di fronte alla violenza della Storia. Nelle loro parole, nell’interrogarsi e cercare un senso a quel che gli sta accadendo, si ritrova la loro comune umanità, la paura, il ricordo di casa, i sogni infranti, l’eterna, tragica desolazione davanti alla morte e la vanità di tanti ideali, che siano quelli cristiani contro i turchi, o la libertà, uguaglianza e fraternità della Rivoluzione Francese, o ragioni che chi vive come un topo in trincea nemmeno capisce. Sul fondo, tre gruppi di colonne, sempre più distrutte e incenerite nell’avvicinarsi alla modernità, segnano le tre diverse, singolari e ben caratterizzate avventure create senza alcuna retorica da Francesca Zanni, regista e autrice di questo L’ultima notte di pace.
Paolo Petroni - CORRIERE DELLA SERA

Francesca Zanni si è imposta all’attenzione come drammaturga con Tango, bellissimo testo sulla tragedia dei desaparecidos argentini, in scena ormai da dieci anni e prodotto da “La Casa dei Racconti”, di cui è co-direttore artistico. Anche in questo L’ultima notte di pace torna il gusto e l’attenzione per il racconto, soprattutto storico; per il dialetto, che connota fortemente i personaggi; per la memoria e per gli intrecci temporali, che caratterizzano molti dei lavori della Compagnia, e che finiscono sempre per dimostrare come la vita sia un castello di destini incrociati.
Paola Polidoro – IL MESSAGGERO

Nel nuovo spettacolo scritto e diretto da Francesca Zanni, L’ultima notte di pace, non si parla della guerra ma di come tutti noi uomini viviamo la guerra. Infatti Romeo e Giulietta non parla dell’amore ma di due innamorati. Legge fondamentale del teatro è che non si mettono in scena i sentimenti e le idee, ma gli uomini che li portano in sé. Contemporaneamente in scena, anche se testimoni di tre secoli diversi, i personaggi intrecciano i loro racconti di guerra e definiscono così un percorso umano svincolato dalla contingenza storica. Abile la regia ad organizzare una materia drammaturgia che poteva anche manifestarsi disordinatamente sulla scena. Semplice, non retorica, la prova degli interpreti.
Marcantonio Lucidi - LEFT