| Un progetto chiamato libertà di Marcello Isidori |
Che l’approccio al “Progetto di Bach e Mozart”, spettacolo scritto da
Adriano Vianello e diretto oltre che dallo stesso autore anche da Donatella Massimilla, non debba essere realistico ma metafisico, lo dimostra prima di tutto l’incipit caratterizzato da un’azione speculare dei due protagonisti, rinchiusi in una clinica psichiatrica da tempo, e che ripetono all’unisono o in alternanza le stesse battute. E il loro linguaggio, e i loro argomenti, non sembrano affatto quelli di due malati di mente, ma quelli di due filosofi/teologi accademici, che ragionano con sorprendente dialettica, di teorie esistenziali riferite all’oggetto principale del dramma: il progetto di vita. Un’ultriore conferma alla bontà dell’approccio non realistico ci arriva dalla scelta dei nomi/soprannomi dei due folli, Bach e Mozart appunto, e dalle musiche eseguite al clavicembalo da Antonio Di Stefano, che riempiono di denso significato gli ellittici bui tra una scena e la successiva. Bach, Mozart e il clavicembalo ci trasportano lontano dalle grettezze e povertà umane, dalla crudezza dell’ambiente in cui ha luogo l’azione, in una dimensione trascendente e, per l’appunto, metafisica. E metafisico è il progetto di Bach e Mozart: l’uno vorrebbe trasformarsi in Dio e l’altro in una donna. E insieme volare via, fuori da quella prigione, in una libertà impalpabile. A conti fatti si tratta di una metafora del recluso, intesa non solo e non tanto come persona che vive in carcere o, come in questo caso, in un manicomio. Ma come una creatura a cui manca la possibilità di sognare una meta, uno scopo, a cui le circostanze negano la possibilità di fare della propria vita un progetto. Ciò che mi è apparso non in sintonia con questa lettura dello spettacolo è stata l’interpretazione dei due attori: Marco Di Stefano, attore navigato e ricco di sfumature, e Romeo Martel, alla prima esperienza da attore “libero”. Si, perché mentre Di Stefano recita, Martel vive realmente dentro di se’ l’esperienza della liberazione del personaggio, così come ha vissuto lui l’esperienza di innamorarsi del teatro durante gli anni della sua reclusione nel carcere di San Vittore. Troppa differenza tra i due in merito alla dizione e alla tecnica attorale, ma anche troppa differenza tra i due in merito alle esperienze di vita. E la cosa si percepisce talmente dall’essere distolti dalla trascendenza a cui si è chiamati fino alla chiusura che non è affatto “a sorpresa” ma che è al contrario attesa da tutti come una liberazione (è proprio il caso di dirlo). Un’operazione comunque molto interessante e degnissima d’attenzione, come dimostra la segnalazione al Premio I.D.I. del testo nel 1997 ed il successo ottenuto dallo stesso spettacolo la scorsa primavera al Teatro Vascello nell’ambito della rassegna dell’ETI. In scena al Teatro Agorà di Roma dal 26 ottobre al 7 novembre.“IL PROGETTO DI BACH E MOZART” di Adriano Vianello (segnalato al Premio IDI 1997) regia: Adriano Vianello - Donatella Massimilla con: Marco Di Stefano, Romeo Martel, Tanya Khabarova al clavicembalo: Antonio Di Stefano scene e luci: Davide Zanni costumi: Angela Facchini Collaborazione artistica: Tanya Khabarova / Eleonora Vanni Collaborazione tecnica: Eleonora D’Andrea / Sebastiano Vianello Produzione: CENTRO EUROPEO TEATRO E CARCERE |