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Critica ad un critico  di Michele Celeste

 

Corriere della Sera - Domenica 23 Settembre 2001. Donna Rachele contro la Petacci di Franco Cordelli. (Un critico non e' al di sopra della critica. Riflettete sulle osservazioni fatte nella seguente
recensione del sig. Cordelli e traetene le vostre deduzioni). ROMA. Come il titolo annuncia, "Opera buffa" di Michele Celeste, in arrivo dal festival di Benevento, è una commedia astratta: descrive se stessa in quanto genere e, prima ancora di captare di che cosa parli, 

(Questo critico esprime un giudizio prima ancora di 'captare di che cosa ne parli,' di come si parli, etc.)

dobbiamo verificare se davvero ne parli nel modo annunciato. 

(Questo critico e' cosi' sprovveduto che non gli passa neanche per l'anticamera che parole - e titoli - possono essere usati in senso ironico, satirico, etc. Il critico dall'inizio prende la strada sbagliata. Considerate la seguente nota dell'autore all'inizio del testo: "N.B.: Gli eventi riportati sono storicamente avvenuti. Il titolo OPERA BUFFA! e' ironico-satirico e non un riferimento allo stile di interpretazione. I personaggi e la situazione, anche se tipicamente da Opera Buffa, sono una realta' storicamente vera ed assurdamente tragica. Pertanto il dramma e' reale e va interpretato come tale".)

Ebbene, la risposta è no: la commedia vorrebbe essere buffa, ma non lo è;
vorrebbe far ridere, ma non ci riesce. 

(Non solo gli spettatori ma tutti gli altri recensori hanno segnalato risate abbondanti, applausi a scena aperta e ovazioni finali. Puo' darsi che qui abbiamo un critico capace di isolarsi sotto vuoto spinto quando entra in un teatro, che giudica stando in una torre d'avorio. L'altra possibilita' logica e' che lo spettacolo non l'abbia neanche visto. Questo critico ha tutto il diritto di esprimere la sua legittima opinione contro lo spettacolo. Ma e' disonesto a non aver riportato la risposta generale - piu' che rumorosa - del pubblico)

Durando, compreso l'intervallo, centocinquanta minuti, si desidera
spasmodicamente che ne duri un centinaio in meno. Michele Celeste, che vive in Inghilterra, si è con tutta probabilità ispirato al libro di Sergio Luzzatto "Il corpo del duce": 

(Un critico che cita fatti senza corroborarli? Opera Buffa! Prima versione risale agli inizi degli anni novanta. L'autore non conosceva ne' l'esistenza del Signor Luzzatto ne' del suo libro che chissa' se fosse pubblicato allora )

la vicenda postuma di Mussolini, da Luzzatto narrata in termini storico-critici, 

(Chi dice che un testo con personaggi storici debba per forza essere storico-critico? Lo sono forse Giulio Cesare e Coriolano di Shakespeare? O Antonio e Cleopatra? OPERA BUFFA! non e' interessato a reinterpretare la storia. E' un testo passionale e viscerale, basato su fatti storici, come alcuni lavori di Shakespeare appunto ed un infinita' di altri testi drammatici. E' una cosa cosi' elementare che a questo punto e' chiaro che il nostro critico non sa proprio quello che scrive.) 

da Celeste è drammatizzata in termini grotteschi.

(La nota citata sopra dell'autore nel testo afferma tutto il contrario. La situazione e' grottesca e la drammatizzazione e' realistica. La messa in scena e' stata in parte grottesca che e' un'altra cosa ed una legittima scelta degli interpreti. Per chiunque vive nel teatro e del teatro sa che e' cosa comune che un testo e' aperto a qualsiasi interpretazione una compagnia sente legittima di fare. Il nostro critico non conosce la distinzione tra queste due cose e le addebita entrambe all'autore. Non solo. Ammesso pure che l'autore avesse fatto una drammatizzazione grottesca - perche' condannarla in base a questo? Un critico non e' un censore che detta cosa e come scrivere agli autori.)

Ma ciò che accade è proprio ciò che Luzzatto con sapienza interpretativa
distrugge: rivivono i luoghi comuni della letteratura rotocalchistica del postfascismo. Com'era donna Rachele? Era una belva che difendeva con le unghie e con i denti la santità della famiglia.

(Ma il critico non capisce che Rachele usa la famiglia - non per difenderne la santita', che puo' o non puo' condividere - ma come un'arma contro Claretta che non ha ne' marito, ne' figli) E com'era Claretta Petacci? Era pura e devota, fino alla morte. 

(Anche qui il critico non capisce che la devozione di Claretta a Mussolini e' un'arma contro la rivale dato che lei non puo' usare 'armi' come il vincolo matrimoniale o figli dall'uomo che ama)

Il lato ideologico della faccenda 

(Qual'e' il lato ideologico della faccenda? Il critico se lo tiene segreto)

se lo accolla, tutto intero, l'isterica romagnola interpretata da Piera Degli
Esposti: è sempre lì, in scena, strologante e devastante, una donnetta di paese che vaneggia dell'essere la prima donna d'Italia.

(Non e' questo un positivo elemento di grande valore drammatico? Il critico ne fa un difetto)

"Per ordine della Presidenza del Consiglio" (cito Luzzatto) "e con l'accordo del cardinale Schuster, la salma di Mussolini è stata custodita in una cappella del convento dei padri cappuccini di Cerro Maggiore, nei pressi di Milano". 

(Che c'entra questa citazione col testo di OPERA BUFFA! Cosa ci dice in termini
drammatici che non dice gia' questo testo? Il critico non e' interessato ad analizzare lo spettacolo ma piuttosto preferisce vantarsi del fatto che lui ha letto un libro dal titolo 'Il corpo del Duce') 

Prima che la salma fosse restituita alla vedova, nel 1957, pochi sapevano. In
modo anche fantasioso Opera buffa descrive il momento iniziale e quello
finale di questa vicenda: ma a prevalere è sempre il protagonista (drammaturgico) di Rachele Mussolini, contro tutti scatenata. Ma si tratta di uno scatenamento vano e privo di scopo

(N.B. Neanche 150 minuti sono bastati al critico per capire il bisogno catartico di una donna tradita, come Rachele, prima che possa accettare il corpo del marito come persona amata. Il bisogno di rivivere il dolore prima di perdonare. E' psicologia
elementare di cui il nostro critico sembra mancare)

che la regia di Cherif cerca di rendere interessante enfatizzando e moltiplicando, soprattutto per mezzo della scenografia, con specchi in fuga, in stile futurista, e con uno specchio gigantesco sul soffitto; e che la stessa Piera Degli Esposti fatalmente subisce: è portata a eccedere non solo dal personaggio, ma appunto dalla vanità del testo. 

(Il testo di Opera Buffa! ha vinto il Premio Riccione. La giuria e' presieduta da Franco
Quadri, comprende fino a dieci persone, inclusi Luca Ronconi, Vincenzo Consolo, etc. tutte di un altissimo livello culturale e professionale. Il critico indirettamente li accusa tutti di aver premiato un testo 'vanitoso.' L'opinione del Sig. Cordelli sulla vanita' del testo, anche se un opinione personale e legittima, e' in assoluto contrasto anche rispetto ai suoi colleghi critici. Consultate le critiche di quet'ultimi per averne una prova. Un critico serio ama il teatro. Per questo non manca mai di sottolineare un punto di vista generale quando questo contrasta con il loro personale. Ma qui si tratta chiaramente di un critico disonesto) 

Tra gli altri interpreti, ricordo Daniela Giordano, Paolo Musio, Gianluigi
Focacci e Fabrizio Parenti. 

(N.B. Una cosa che i critici dimenticano spesso e' che nello scrivere sui lavori degli altri automaticamente rivelano al lettore la qualita' del loro criticismo. Se questo non e' professionalmente rigoroso e onesto quel critico non ha nessuna credibilita'. Un critico senza credibilita' ha il valore di un'opinione inattendibile e sviante. Ci si lamenta spesso dello stato del teatro italiano. Riflettete sul fatto che senza critici di qualita' non sara' mai possibile avere un teatro sano)

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