Caro diario...
di Fabio Bruschi |
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Berlino 1 - Music for
Airports (Brian Eno, 1979) Maggio 2009 Caro Diario, questa volta abbiamo fatto le cose in grande: siamo andati a Berlino! una dozzina di operatori teatrali (si dice ancora così?), capitanati dall’ottima Susanna Höhn, direttrice del Goethe Institut di Roma, una elegante e simpatica “meridionale” di Bamberg, vicino a Norimberga, Baviera. Aeroporto di Bologna, hall centrale delle partenze, fila mostruosa, fino a metà dell’atrio: è successo qualcosa? Al contrario, non è successo niente: è la solita grandiosa e dispendiosissima messa in scena dei “controlli anti-terrorismo”; a mia conoscenza non hanno mai prodotto alcun risultato pratico, ma assolvono a diverse, importantissime funzioni. Intanto è la più grande e dispendiosa installazione/performance del mondo, messe cattoliche e coppe dei campioni inclusi: il rito va in scena tutti i giorni, a tutte le ore, in tutti gli aeroporti del mondo. Poi è una mastodontica attività formativa, una colossale pedagogia di massa. I figuranti coinvolti professionalmente sono migliaia e migliaia: agenti di polizia, steward, assistenti, tecnici. Le comparse – noi!- centinaia di milioni. Va in scena l’ubbidienza: allinearsi, aspettare, passare, ripassare, sottoporsi a perquisizioni personali. Le pretese si fanno sempre più irragionevoli e bizzarre, ma noi ubbidiamo: siamo arrivati a farci deportare nei campi di sterminio, ci siamo infilati docili nelle camere a gas, non dovremmo ubbidire alle regole dei misteri gloriosi aeroportuali? Certo che ubbidiamo! Poiché a volte l’attesa è snervante, particolarmente negli aeroporti dell’impero angloamericano ci sono dei cartelli che ti avvertono: porta pazienza, attento a te, perché se perdi la pazienza, se protesti, se alzi la voce, sei fritto: la tua protesta verrà considerata un assault contro i nostri ufficials e interverrà la police. Allora tu magari friggi, perché la
poliziotta ti ha appena sequestrato un tubino di crema antidolorifica per
il ginocchio dal menisco malmesso: lei, fiutandoti iroso e piantagrane,
non aspetta altro che tu ti incazzi e alzi al voce; ma tu non ci caschi,
mantieni basso il tono, inghiotti e passi: personale amministrativo decide
della tua vita, diritti costituzionali indisponibili sono in balia del
primo inserviente, guardie giurate messe a disposizione da ditte che
lucrano sull’industria del terrore possono rovinarti: è una dittatura
rosa, accettata placidamente perché percepita come naturale, essendo
market-led, parte dell’ordine delle cose: accettiamo con grazia da uno
shop-assistant cose che rifiuteremmo da un poliziotto. L’abbiamo invitato l’anno scorso al
nostro festival rivierasco, il Riccione TTV, sui “confini” del
contemporaneo, ci ha scritto a mano due righe tremolanti sul fax: “siete
gentili, grazie, mi spiace molto, ma sono malato”…Ciao, grandissimo! E
grazie, JG, di quello che ci hai fatto “vedere”, che abbiamo sotto gli
occhi tutti i giorni ma non “vediamo”… |