BYRON

di

Giovanni Spagnoli


Personaggi:

I Soldato
II Soldato
Contessa Benzoni
Conte Benzoni
Conte Guiccioli
Contessa Teresa Guiccioli
Vecchia sorda
Lord Byron
Rosina
Marietta
Fletcher
Conte Ruggero Gamba
Conte Pietro Gamba
Maggiordomo
Conte Parisi
Marchese Orlati
Dott. Spada
Conte Alvisi
Cardinale Rusconi
Canonico
Don Liborio


Primo Tempo
Scena I
(In un angolo del palcoscenico, in penombra, un lettino da campo sul quale gia=
ce Byron. Accanto al letto, seduto su una sedia, un soldato ciondola il capo in=
sonnolito. Entra un altro soldato.)
II Soldato - (Sottovoce, scuotendo il primo) Vui... Vui...
I Soldato - (Svegliandosi) Ah, tc te.
II Soldato - Alora, com stal ?
I Soldato - (Allargando le braccia) A me um p ch vega sempar pez.
II Soldato - E puret !
I Soldato - E dutor u j fat un tar sals.
II Soldato - Un tar ?
I Soldato - Un tar.
II Soldato - Ormai cun tot sti salas ui avr pu cav una damigiana ad sangv.
I Soldato - E lo sta sempar pez.
II Soldato - A vut chl ni sia untra cura ?
I Soldato - Sl j, che dutor de cpar un la cnos no dsicur.
II Soldato - Pr sgrazi. Neca lo cun tot i su cvatr...
I Soldato - E al su don. I dis chun epa av pi dmell.
II Soldato - Di, val, lsa dand. Com fal on a av mell don ?
I Soldato - Un cambia ona tot i d par cvatren.
II Soldato - Vab, mo ind val a truvli ?
I Soldato - Par quel ch so me, un nera lo chu li andeva a zarch, gliera
luitri ch gli svulazeva datorna coma al mosch cun miel.
II Soldato - B, savl d la varit, par sar bl l bl.
I Soldato - Lera bl. Ads tan v coma chu s ardot ?
II Soldato - Mo, in conclusi, as pl sav quel chl ? Al i dei quel chl ?
I Soldato - E dutor l det che si tratta di febbre reumatica. Mo sgond a me
quel l on ch capes manch ad on chun capsa gnit. Ui chva
un cad ad sangv tot al volt ch v a avdel, a vut chui sia de fun=
damnt ?
II Soldato - E lo, al det pi gnit ?
I Soldato - Sa vut ch dega, che ormai un n pi la forza gnaca par rispir. Dal
volt sbarbtla, mo quel ch voja d ul sa sol lo. Ogni tant, cun un
fil dvosa dis Teresa... Teresa...
II Soldato - E chi sarebla sta Teresa ?
I Soldato - Sa vut ch sepa me ? La sar ona ad cal mell ch dgegna prema.
II Soldato - A vit coma chla j fata la vita ? A vut che lo pinses davn a mur
in Grecia ? L zirat tot mond, l av tot al don chu j prs, e
ads il splir neca lo coma un can, sota una mocia ad sas.
I Soldato - Lo il splir sota una mocia ad sas, mo a me in um fa gmaca ridar.
Al set quel chat degh ? Me so avn qua cun lo parch cardeva
ad fe una bona azi, e pu neca parch la pga la jera bona, mo
quand che lo lavr tirat so jultum, me al mi s li port in Ruma=
gna. Sissignori, a pat dandem a ca a p.
II Soldato - Parch, me sat cridat ch stga qu ? Un paes acs brot un duvreb
gnaca sar scret in tal chert geografichi. U j sol di sas, dal zanzel
grsi coma di bigar, e dal pigur acs mgri che san al st atenti un
d o cletar al cmza a perdar a gls par la str.
I Soldato - E chan scuregna pu dal don. Me sareb pu curios ad sav quel che
al magna. Al manda un fj dala boca che quand tscor cun lujtri ut
p dsar sora a una busa ad stbit.
II Soldato - Se la Grecia i la v i turch, me glia las tota. Lan n za la mi. In=
tant che lo l a mond e che i cvatr i cor tot i mis, bene. Mo dop
an vegh lora darturn a ca mi. Al sogn neca la nota mi Lugh.
I Soldato - Sta bo, sta bo, me quand chai pens um v un mag...
II Soldato - Ads bsogna ch vega, val. A so neca ad guergia stanta.
I Soldato - Sta atenti piotst che i turch in tfza la fatura. Tal se coma chi fa,
vera ? It chva i calz e pu it met in sd sora la ponta dun pl e it
lasa al intant che la ponta lan tv fura dala boca.
II Soldato - Val, val, che si v dla mi pla, j mas ad dm dla su. As avd.
I Soldato - At salut.
(Il secondo soldato esce, il primo si rimette a dormire. Buio.)



Scena II
(In un altro angolo del palcoscenico, Byron, seduto a un tavolo illuminato da
una candela accesa, scrive. Ci che scrive lo sentiamo da una voce fuori scena
amplificata.)
Venezia, 4 aprile 1819.
Caro Hobhouse,
Venezia una citt talmente strana che piacerebbe anche a te.
Qui la vita regolata da un detto : La mattina una mezzetta,
al dopo desinar una bassetta, la sera una donnetta. Si gioca
dappertutto, in casa, per strada, sul sagrato delle chiese, nei
caff, nei bordelli, nei conventi. Giocano tutti, senza distinzione
di ceto e di censo. Il bello che per vincere si ricorre a ogni sorta
di sotterfugi e di imbrogli, poich correggere la fortuna non
considerato reato. Le donne venziane sono tutto, meno che stin=
chi di sante. Sono civette, gli piace divertirsi, concedersi, anche
se maritate, qualche scappatella. Qualche per modo di dire, poich
una donna maritata che abbia meno di quattro amanti considera=
ta casta. Ora ti lascio perch devo andare a un ricevimento in casa
della Contessa Benzoni. E una donna di et indefinita fra i qua=
ranta e i sessantanni, non pi appetitosa, ma sempre vivace. Pare
che in giovent, in occasione dellinaugurazione dellalbero della
libert, abbia ballato nuda in Piazza San Marco con il poeta Ugo
Foscolo. Mi ha promesso una sorpresa. Staremo a vedere.

Scena III
(Salone di Palazzo Benzoni, a Venezia. Dalla sala attigua giunge a tratti musica
da ballo. Qualche coppia, presa nel vortice della danza, invade il salone, ma ne
viene cacciata bonariamente dalla padrona di casa.)
Contessa Benzoni - Al, al giovinotti : de l se bala, de qua se cicola.
(Dame e cavalieri fanno da corona ai padroni di casa, i quali intrettengono tutti
amabilmente. Un maggiordomo annuncia solennemente i nuovi arrivi.)
Maggiordomo - Il Marchese e la Marchesa Davanzati !
(I due vanno a riverire i padroni di casa, poi si siedono discretamente in un an=
golo.)
Contessa Benzoni - (Al marito) Li avete invitati voi ?
Conte Benzoni - Noblesse oblige, cara moglie. Abbiamo degli obblighi di casta
che non possiamo ignorare. Un nobile resta sempre un nobile,
anche se decaduto.
Contessa Benzoni - El g pi corni elo de una caretata de lumaghe.
Conte Benzoni - Mia cara, se dovessimo chiudere il portone a tutti i cornuti,
mezza Venezia resterebbe fuori.
Contessa Benzoni - Compresa mi.
Conte Benzoni - E mi a farve comoagnia.
Maggiordono - Il Conte e la Contessa Guiccioli !
Contessa Benzoni - (Andando loro incontro) Teresa ! Ma che splendore ! La=
sciate che vi abbracci. (Le due donne si abbracciano e si
baciano. Poi rivolta al Conte) Siete un uomo ben fortunato,
caro Conte, non da tutti possedere un gioiello di cos
squisita fattura.
Guiccioli - Diciamo che ho saputo scegliere, Contessa.
Conte Benzoni - (Salutando) Contessa. Conte.
Guiccioli - Col permesso delle signore, vorrei parlarvi di un certo affare, Conte
Benzoni. (Lo prende sotto braccio e i due si allontanano.)
Contessa Benzoni - Sono veramente contenta che siate venuta. Ma che avete ?
Siete pallida.
Teresa - Non mi sento bene. Non fosse stato per linsistenza di mio marito, sa=
rei stata volentieri a casa.
Contessa Benzoni - Andemo, andemo, siete giovane, siete bella, el vostro mal
x solo malinconia. So io quello che ci vuole per voi : un
bel cavalier servente che ve fassa desmentegar le noie de
tuti i zorni... e de tute le noti.
Teresa - Potrebbe essere un rimedio peggiore del male.
Contessa Benzoni - Alora se ne prende un altro. Grazie a Dio, Venezia piena
di uomini interessanti. E se due non bastano se ne prende
un altro ancora.
Teresa - Mio Dio, Contessa. Parlate di infedelt coniugali quasi si trattasse di
pasticcini.
Contessa Benzoni - E che altro sono, se non dolci peccati di gola ?
Teresa - Ma immorale !
Contessa Benzoni - A Ravenna, forse. Qui, a Venezia, immorale che una don=
na maritata non abbia a disposizione quattro o cinque cava=
lieri serventi. Solo le brutte e le povere non possono per=
metterseli. Ma questo non certamente il vostro caso. Voi
non siete brutta e tantomeno povera. Eppure da quando
siete a Venezia non vi stato attribuito nessun amante. Per
forza siete malinconica.
Teresa - E la mia natura, credetemi. Ora, con il vostro permesso, vorrei seder=
mi. Sento mancarmi le forze.
Contessa Benzoni - (Accompagnandola a sedere) Ripensate alla medicina che vi
ho consigliato. Non amara e fa bene. Ed ha il vantaggio
che se ne pu prendere quanta se ne vuole. Prendetela e mi
ringrazierete.
Vecchia sorda - (Fa cenno alla Contessa Benzoni di avvicinarsi) Cossa g la
Contessa Guiccioli ?
Contessa Benzoni - Non si sente bene.
Vecchia sorda - Cossa ?
Contessa Benzoni - El corneto ! Se metta el corneto ! (La vecchia esegue) Non
si sente bene.
Vecchia sorda - Xe mal damor ?
Contessa Benzoni - Xe mal de leto. Lei ha diciannove anni, il marito pi di
sessanta.
Vecchia sorda - Questo no vol dir gnente. Quanti amanti ha ?
Contessa Benzoni - Nissuno.
Vecchia sorda - Poareta. E come fa ?
Contessa Benzoni - Saccontenta del poco che le passa il covento.
Vecchia sorda - Tanta grazia de Dio sprecata. (Sospira) Cristo largisse el pan a
chi non g i denti.
Maggiordomo - Lord George Gordon Byron !
(Lattenzione di tutti si sposta verso il nuovo venuto.)
Contessa Benzoni - (Correndogli incontro) Quale onore, mylord, quale onore !
Byron - Contessa . (Le bacia la mano.)
Contessa Benzoni - (Sottovoce) La sorpresa che vi avevo promesso arrivata.
Quello il marito. (Guiccioli si avvicina. La Contessa fa le
presentazioni) Lord Byron. Il Conte Guiccioli.
(I due uomini si salutano con un inchino.)
Guiccioli - Ho letto il vostro Manfred Lord Byron. Voglio dirvi quanto vi sia
grato per avermi procurato tanta commozione. Lho trovato straor=
dinario.
Byron - Siete molto gentile. Vi ringrazio.
Guiccioli - Anche la Contessa mia moglie desidera esprimervi la propria ammi=
razione.
Contessa Benzoni - (Allusiva) Andate, andate mylord. Gli altri possono aspetta=
re.
(Byron e Guiccioli si avvicinano a teresa. Dopo i saluti, inizieranno un conver=
sazione a tre che noi, per il momento, non udremo.)
Vecchia sorda - Contessa Benzoni ! (La Contessa le va vicino) Chi xelo quel
bel zovine ?
Contessa Benzoni - E un poeta inglese, ricchissimo. Se ciama Byron.
Vecchia sorda - Co lo guardo, me sento el fogo tra le gambe.
Contessa Benzoni - Curve. No xe fogo, xe infiammazion.
(Le luci si spengono, solo un faro rester a illuminare la zona dove si trovano
Byron e i coniugi Guiccioli.)
Guiccioli - Sarei lieto se vorreste essere mio ospite a Ravenna, per tutto il tem=
po che vorrete.
Byron - Mi tentate, Conte. Un pellegrinaggio alla tomba di Dante Alighieri
una cosa alla quale non rinuncerei per nessuna ragione al mondo.
Guiccioli - Ravenna un citt stracolma di tesori darte. Per un uomo di cul=
tura, quale voi siete, un lungo soggiorno fra noi quasi dobbligo.
Teresa potrebbe farvi da guida, io sono sempre fuori per affari. Se
accetterete non ve ne pentirete.
Byron - Se la Contessa non ha nulla in contrario...
Guiccioli - Ne sar felicissima. (A Teresa) Potrete finalmente parlare di arte e
di poesia con qualcuno che vi pu comprendere. (A Byron) Noi ro=
magnoli, pi che le parole amiamo i fatti. Ci per non significa che
non amiamo la poesia. Io, per esempio, mi onoro dellamicizia di
molti poeti, fra i quali lAlfieri.
Byron - Ah, Vittorio Alfieri ! Grandissimo poeta.
Guiccioli - Il mio cuore batte in egual misura sia per una bella poesia, quanto
per un affare vantaggioso. In tal modo coltivo lo spirito e posseggo
terreni che si estendono da Rovigo a Rimini.
Teresa - Scusate, ma forse a Lord Byron non interessa conoscere lentit delle
vostre propriet.
Guiccioli - Ciascuno parla di ci che pi gli congeniale, mia cara. Perci, con
il vostro permesso andr a parlare daffari con il Conte Benzoni,
Voi, nel frattempo e se non temete di annoiarlo, potete declamare
a Lord Byron qualche parto poetico della vostra fantasia. Spero che
questa sera, data la compagnia, non vorrete andare via tanto presto
come siete solita fare. Avete ancora mal di testa ?
Teresa - Mi sta passando.
Guiccioli - A pi tardi, mylord.
(I due uomini si inchinano. Guiccioli esce dallo spazio illuminato.)
Byron - Una giovane graziosa come voi non dovrebbe stare qui, ma di l a bal=
lare insieme agli altri giovani.
Teresa - Le donne maritate non vanno a ballare da sole.
Byron - I mariti per non dovrebbero costringerle a fare da tappezzeria.
Teresa - Nel mio caso ci dipende pi dalla moglie che dal marito.
Byron - Amate la solitudine ?
Teresa - Non lamo. Talvolta la considero una saggia compagna.
Byron - Per me una dolce amica alla quale dedico gran parte del mio tempo.
Teresa - A stare con ci che si dice su di voi non si direbbe.
Byron - Ammetto che a Venezia difficile stare soli. Nessuna citt, forse nem=
meno Parigi, ama tanto divertirsi. La gioia di vivere si respira con la=
ria. Come lamore, del resto, cui nessuno rinuncia e a cui tutto si sa=
crifica.
Teresa - Basterebbe non lasciarsi andare. Per un nuotatore, quale si dice voi
siate, non dovrebbe essere difficile nuotare contro corrente.
Byron - Ahim, riconosco di non avere la struttura morale di un santo. Malgra=
do sia nato in un paese freddo e nebbioso come la Scozia, la natura ha
voluto mettermi nelle vene sangue meridionale.
Teresa - LItalia un paese meridionale, eppure i santi vi abbondano, anche se
non tutti di prima grandezza.
Byron - A Venezia abbondano anche i grandi amori.
Teresa - Credevo foste pi interessato alla cultura del mio paese, piuttosto che
alle sue cronache mondane.
Byron - Nessuno poeta ventiquattro ore al giorno. Anche Omero, si dice,
qualche volta dormiva.
Teresa - Davvero verrete a Ravenna ?
Byron - Da questa sera Ravenna mi appare come la citt pi bella del mondo.
Teresa - E sarete nostro ospite ?
Byron - Spero per un tempo infinito.
Teresa - Vi avverto, Ravenna non offre le distrazioni di Venezia. Malgrado ci
che dice mio marito, una piccola citt.
Byron - Che custodisce due straordinari tesori : le spoglie del sommo Alighieri
e voi.
Teresa - Vi prego.
Byron - Non volete setire parlare damore ?
Teresa - Se ne parlate mi mancate di rispetto.
Byron - Non si pu amare e rispettare nello stesso tempo ?
Teresa - Non lecito parlare damore a chi ama un altro.
Byron - Voi amate vostro marito ?
Teresa - E il mio sposo, devo amarlo.
Byron - Francesca era moglie di Gianciotto, eppure amava Paolo.
Teresa - Qui non ci saranno libri galeotti.
Byron - Dovrei mentire ?
Teresa - Dovreste tacere.
Byron - Per nascondervi i miei sentimenti ?
Teresa - Per rispetto alla mia condizione di donna maritata.
Byron - Non posso impedire al mio cuore di battere.
Teresa - Vi sarei grata se voleste cambiare argomento.
Byron - Avete gli occhi di una gazzella spaventata.
Teresa - Vi prego, ci guardano.
Byron - E le labbra come le due met di unalbicocca socchiusa.
Teresa - Non siate insolente, vi prego. Se continuate sar costretta ad andar=
mene.
Byron - Vi seguirei.
Teresa - Ho giurato fedelt a mio marito.
Byron - Giurate che non mi amerete mai.
Teresa - Ave Maria gratia plena...
Byron - Che fate ? Pregate ?
Teresa - Ascoltandovi sono certa di commettere peccato.
Byron - Se Dio amore dar pi ascolto a me che a voi.
Teresa - Siete pazzo.
Byron - Lo ammetto, sono pazzo di voi.
Teresa - Non dovete venire a Ravenna. Dir a mio marito di annullare linvito.
Byron - Dovrete dirgli anche il motivo.
Teresa - Vi farebbe uccidere.
Byron - Morirei per voi e ne sarei felice.
(Buio.)

IV Scena
(Byron, seduto al tavolo scrive.)
Venezia, 12 aprile 1819.
Caro Hobhouse,
mi sento un poco ottuso perch mi sono innamorato di una
Contessina romagnola. Ha diciannove anni ed sposata con un Conte che ne
ha sessanta. Vogliono che vada a stare da loro a Ravenna. Il Conte ricchissimo
e lo sarebbe anche in Inghilterra, il che tutto dire. Ma ha sessantanni ed
piuttosto stravagante ; ha avuto due mogli e dei figli prima di questa, che una
ragazza bionda, graziosa, appena uscita da un collegio di suore lo scorso anno.
Sono innamorato e stanco di amorazzi promiscui e occasionali. Che devo fa=
re ? (Buio.)
(Qualche minuto dopo, la stessa scena.)
Venezia, 17giugno 1819.
Troppo tardi, caro Hobhouse, per evitare lavventura. Avevamo gi celebrato la
nostra illegittima unione con tutti i riti di circostanza ogni giorno e per ben
quattro giorni, prim che lei lasciasse Venezia. Era anche incinta, prima di questi
ulteriori innesti. Ma ha abortito a Pomposa, sulla strada di Ravenna, durante il
viaggio di ritorno. Ora comincia a ristabilirsi. Per quel che ne so, la faccenda
potrebbe terminare nel modo che tu temi : le pugnalate in Romagna si distri=
buiscono a dritta e a manca con grande liberalit. Il Cavalier Guiccioli, il di lei
rispettabile marito, fortemente sospettato di aver eliminato a suon di pugna=
late un paio di persone. Ma queste sono dicerie. Ed difficile appurare se sono
vere o false, in un paese come questo dove non ci si preoccupa troppo di pro=
ve precise. Sar quel che sar. E giusto che rischi tutto per una donna che mi
piace.
(Buio.)

Scena V
(Ampia cucina di casa Giuccioli, a Ravenna. Marietta e Rosina sono intente a
pelare patate e sgranare fagioli.)
Rosina - E lo ads sta qu, da lutar ?
Marietta - Us capes. L quasi tot un pian de palaz.
Rosina - Sol par lo ?
Marietta - Par lo e su sarvidor. Un ingles neca quel che quand ch scor un
sacapes un cpar.
Rosina - E sgnor Cont ?
Marietta - E sgnor Cont... gnit. E p parfena rinzuvn.
Rosina - Us ved che al cran gli fa b ala salute.
Marietta - (Con aria di rimprovero) Rusina...
Rosina - Parc, al n cran ?
Marietta - A s nutar ch li ciam cran. Par lutar, par i sgnur, la j sol una
tenera amicizia.
Rosina - Ci, lutar i li ciamar coma chui p, mo da ca mi gli cran bli
e boni.
Marietta - Not scurd che lo, milord, l un poeta.
Rosina - (Sarcastica) Ah, b sl un poeta... E vr d che quand chus va a lt
cun la Cuntissina, inveci ad fe che lavor, ui lizar dal puis. Te tai
crid ?
Marietta - (Soffocando una risatina) Me no, gnaca un po
Rosina - A vleva b d. A meno che in lepa castr da zn.
Marietta - Sa vut chi lepa castr che... Nom fe scorar, nom fe scorar !
Rosina - Di, di, conta, conta.
Marietta - An pos. A gli robi dilichti.
Rosina - L su bl.
Marietta - (In tono confidenziale) Una matna so andda ad ciora a purtei la
biancar stirata, coma ch faz sempar. Parch quel, an faz par d, mo
l un lavor chul fa fe sol a me. Quand ch so intreda milord le=
ra in te camar da bagn, a ml in tlacva e cun la porta in carvaja. Me
jo fat cont ad pastruc un po al in zir e intant slungheva cl.
Quand chl st so din tla mastla nud nd... Crdum sut p, am so
duvuda mtar una man impt ala boca, sin faseva un rog chim a=
vreb sintda neca a marna.
Rosina - Mo savret mai vest, Santa Madona ?
Marietta - Savroja vest ? Ad che stasegna scurend ?
Rosina - Tvu d che t vest chin l brsul castr ?
Marietta - Vui, Rusina, al set quel chat degh ? Se quel v d sar castr, bso=
gna ch dega cun mi Faf chus fza castr neca lo, parch me un
qul acs an l mai vest no dsicur. (Sospira) E pu l bl, Rusina.
Cun chi cavel biond tot rizul, un corp ch p una sttua...
Rosina - D la varit Marietta, un pinsir ta gli fat neca te.
Marietta - Se tlaves vest coma ch l vest me, un pinsir ta glavres fat neca
te. Mo quela la j una merce che a nujetri lan stoca no dsicur.
Rosina - (Sospira) Ui n ad queli chal la j dor, ui n ad queli chal la j
darznt, e ui n ad quel chal la j chlan vl un azidnt.
Marietta - Al nostri an al vl propi un azidnt.
Rosina - Sa vut fei ? Us ved che la Cuntissina la la j dor.
Marietta - L mo us po propi d chl j nda cun la camisa. Un marid vc e p
dcvatr fena in tal budl, un amigh bl coma un nzul e par di pi
poeta. Sa pla avl ad pi dala vita ?
Rosina - El vera ch sta sempar ins ?
Marietta - Sempar sempar no. Lo quasi tot al matn to so su caval e va a
fe un zir in pgnda, sin va a caza in tal tnudi de Cont. Mo quand
chl qu in zir par ca, l lai va sempar dr coma un cagnul. Per
bsogna d la varit, j una gran bla copia.
Rosina - E marid l cuntnt ch stga sempar ins ?
Marietta - Chi lo sa ? Chil capes quel che l quel chl in tla tsta ?
Rosina - Per a me i m det che sgnor Cont un n miga ad zera banadta.
Marietta - Sl par quel, us dis neca chlepa maz una ciopa ad parson ch
gli staseva in te stmach.
Rosina - Me s fos in te milord, la nota durmireb cun un c sol. Cun una
tsta alzira coma quel, un spo miga mai sav coma chl vega a fn.
E se un d ui ciapes mat e ui fases un vadet in tla panza ?
Marietta - Sta tranquela che milord un n miga on ch durma din p, v.
E zira sempar arm neca quand chl aqu in ca. E su sarvidor,
sota la gabana, l sempar una ciopa ad pistol. A me um sa che mi=
lord lepa magn la foja. La Cuntissina la j una farlutna chlai pis
dimondi, mo an cred chlepa inciona intenzi ad fs fe un vadet in
tla panza par l.
Rosina - Mo alora parch l avn a ste qu ? Un puteva and a ste da untra
prta e avn a truv la Cuntissina una volta ogni tant ?
Marietta - Quest, la mi Rusina, l un tar misteri. Per bsogna chas mitegna
in tla tsta che i sgnur in n coma nutar, j stravaghnt, i fa dal ro=
bi che nutar an li put cap. Quest v aqu a fraghei la moi, cltar
ul t in ca coma se gnit fos... La sareb propi fata par mi Faf, che
sol che on um guerda par pi ad du sgond, a lo ui slta sobit la mo=
sca in te ns !
Fletcher - (Entrando) Good morning, Marietta.
Marietta - (A Rosina) Ecco, quest l sarvidor de milord.
Rosina - Per un n miga ml gnaca lo.
Marietta - (A Fletcher, indicando Rosina) Rosina, moglie del contadino.
Fletcher - Altra serva ?
Marietta - Nooo ! Moglie contadino. Mia amica.
Rosina - (Puntandosi un indice sul petto) Io Rosina. E tu ?
Fletcher - Io William Fletcher. Tu molto bella.
Rosina - (A Marietta) Coma chu l det b ! Dj chul dega untra volta.
Marietta - (A Rosina) Uhei, boca dolza, sat crdat che se aqu ui fos de miel da
lich te lasareb a te ? Quel ul dis cun toti ch gli bli e pu us ferma
al, punto e basta. Nujetri s bli, per... U j che per.
Rosina - Ach per ?
Marietta - O Rusina, stamatna sa stet fasend alenamnt par la corsa djindarl ?
Che per ! (Si tocca con insistenza un orecchio.)
Rosina - Ah, che per che l ! Ach fat schiv !
Marietta - Quest l det neca me la prema volta ch l sav, mo dop u si fa
labitudine.
Rosina - Un n un pch che un bl man coma quel il epa munt a larversa ?
Marietta - L che dift che l, mo par rst un n miga un catv scianz.
(A Fletcher) Alora, sa vl stavolta tu padr ? Cosa volere ?
Fletcher - Vino. Una bottiglia.
Marietta - Untra ? E cal do ch v d jarsera ind li aviv messi ?
Fletcher - San...giovese.
Marietta - Si capisce ! Come no ? Sangiovese e di prima qualit. Ma a voi in=
glesi non piace il t ?
Fletcher - (Non ha capito) Prego ?
Marietta - T molto buono, sangiovese cattivo. (Fa le boccacce.)
Fletcher - Tu Marietta capito niente. Sangiovese molto buonisimo, t puah !
Marietta - Et cap coma chj fat stjinglis ? A ca su i be t, mo quand chja=
riva in Rumagna is ataca ala tta de zansves e in la lasa pi. (D una
bottiglia a Fletcher) E tornato il tuo padrone dalla passeggiata a ca=
vallo ? (Per farsi capire si aiuta con grandi gesti.)
Fletcher - Yes, fa bagno.
Rosina - Ai andreb pu a d unucida.
Merietta - (Accennando a Fletcher) Quand chu j lo in zir, sta pu tranquela che
a milord, a linfura dla Cuntissina, un sjavsna inci. E sar neca un
fnc, mo quel l pez dun can da guergia.
Fletcher - Ciao Marietta. Ciao amica di Martietta.
Rosina - S, s, adio. (Fletcher esce) Me pruvareb pu, par avd s fases un
strap ala regula.
Marietta - Chi, quel che l ? L mei tlsa perdar, dam mnt a m.
Rosina - Sa vut chai fza ? Me so fata acs. Um pianz cor quand ch vegh
and da ml dla roba bona.
Marietta - Neca quela la j untra strambalar di sgnur. Al set quanti ch n
vest in sta ca ? E neca pi grsi ad questa.
Rosina - Te l un paz che tc a sarvizi da Cont ?
Marietta - A so avnda in sta ca chai aveva queng en, fai mo te i cont : ormai
so vcia. Am arcord che alora sera la camarira parsunla dla pre=
ma moi de Cont, la Cuntessa Placida Zinanni. Ach fata dona chl era
quela ! Grasa inquartda chl dgeva bs pi dun quintl. Lan sta=
seva mai so din te lat e me duveva sarvla da chev e veta.
Rosina - E sgnor Cont ?
Marietta - Oh, lo us ninfragheva. Lera sempar in zir da un cant e da cltar par
i su aferi. Al set quanti psi chl ? Us dis chun epa cvatarzent e
zdt.
Rosina - No, mo d chun toja untra.
Marietta - L b quel ch zerca ad fe cuntinvamnt. Quel chl u ni basta mai.
E compra sempar e un vend gnit, coma se su capitl u s duves
purt dr neca in tla tomba.
Rosina - La su prema moi la dgeva neca sar grsa inquartda e lo dgeva =
sar semprin zir, coma td te, mo alora din di scap chi si-sat fiul
chl Cont ?
Marietta - U jin faseva on tot jen la serva dalora, lAngiulina, chl fos in te
mz de paradis. La jin fas s on dri cltar. E quand che la Cuntessa
Placida la mur, lo larcnus tot i fiul e us spus lAngiulina. Che in
quel di sat lai armanz, la mur ad prt. Pra Angiulina, la jera
tanta bona. A me lam avleva un b che mai.
Rosina - Ads per bsogna ch vega, sin mi marid pinsar cham sia persa
par la str.
Marietta - Ven ogni tant a truvem. A so sempar aqu da par me.
Rosina - Sta tranquela chan pirdar lucasi. A me um pis ad fe cvatar cicar
ogni tant. E se par chs a sarvidor de milord ui ciapes voja ad fe un
strap ala regula, dam una vosa, am aracmand.
Marietta - Lsa dand, val.
Rosina - At salut Marietta.
Marietta - At salut Rusina. (Buio.)

Scena VI
(Salone di Palazzo Guiccioli. Teresa irrompe in scena seguita da Byron. Ridono
entrambi. Teresa ha un accesso di tosse, si ferma acanto a un tavolo, Byron la
raggiunge e la abbraccia.)
Byron - Non devi affaticarti, amore mio, ti fa male. Non voglio vederti soffrire.
Teresa - Che faresti se io morissi ?
Byron - Mi ucciderei sulla tua tomba. Che senso avrebbe la mia vita senza te ?
Teresa - Stringimi forte George, ho paura.
Byron - (La solleva sulle braccia, la posa su un divano e le si inginocchia accan=
to) Di che hai paura ?
Teresa - Sono troppo felice. Temo che tanta felicit non possa durare.
Byron - Ma la felicit, gioia mia, non un dono, una conquista. Noi labbiamo
conquistata, ora dobbiamo difenderla. Ma non temere cara, siamo in=
vincibili. Nulla e nessuno riuscir a ferire i nostri cuori, finch a difen=
derli ci sar lamore.
Guiccioli - (Entrando) Oh, eccovi qua mylord, vi stavo cercando.
Byron - (Si alza) La signora Contessa si sentita poco bene.
Guiccioli - Mangia poco, per forza poi si sente poco bene. Deve nutrirsi come si
deve se vuole sentirsi in forma. Guardate me : sessantanni suonati e
tutte le mattine tiro ancora di scherma come un giovanotto. Ho no=
tato, mylord, che tirate poco di scherma. Cos, non vi piace ?
Byron - Preferisco allenarmi al tiro con la pistola.
Guiccioli - Peccato, vi avrei sfidato volentieri.
Byron - Il duello, signor Conte, ha un suo fascino anche con la pistola.
Guiccioli - Un vero duello, si. Ma io intendevo un duello da palestra, tanto per
misurarci. Con le pistole non possibile, uno dei due potrebbe farsi
male.
Teresa - Con il vostro permesso, vado a distendermi sul letto.
Guiccioli - Volete che vi accompagni ?
Teresa - Non necessario. Se avr bisogno chiamer Marietta.
Guiccioli - (La bacia sulla fronte) A dopo, cara moglie.
Byron - (Si inchina) Contessa.
(Teresa esce.)
Guiccioli - Le donne ! Guai a cadere nelle loro trappole. Sembrano fragili, ep=
pure quando vogliono sono capaci di fare di un uomo, magari un
colosso, un miserabile privo di volont. Il sesso debole siamo noi,
caro Byron. Grazie a Dio siamo riusciti a costruirci un mondo su
misura in cui siamo noi a prevalere. Altrimenti non saremmo che un
branco di schiavi in balia di virago prive di coscienza.
Byron - Voi non credete allamore ?
Guiccioli - Alla mia et ? Volete scherzare ! Se mai un giorno vi ho creduto,
ad aprirmi gli occhi ci hanno pensato una coppia di coniugi che si
chiamano Tempo ed Esperienza. Lamore una favola inventata da
voi poeti e alimentata dalla debolezza umana. Un mero argomento
per scorribande in mondi inesistenti. A che serve lamore ? A dare
da mangiare a un affamato ? A migliorare i raccolti ? A riscaldarci
quando fa freddo e a dissetarci quando abbiamo sete ?
Byron - Lamore il nutrimento dellanima.
Guiccioli - Aria fritta, Lord Byron. Scusate, non dovrei contraddirvi, dal mo=
mento che siete mio ospite. Per non me la sento di lasciarmi coin=
volgere dal vostro modo di vivere. Voi vivete in un mondo in cui
prevalgono atteggiamenti sognanti e parole valutate pi per il loro
suono che per il loro contenuto.
Byron - Posso ricordarvi che in altri momenti le vostre dichiarazioni erano di
tuttaltro genere ?
Guiccioli - Amico mio, spesso sono le circostanze a determinare i nostri atteg=
giamenti. In questo, voi poeti siete maestri.
Byron - Si direbbe che li disprezzate i poeti.
Guiccioli - Io ? ! Ma Lord Byron, i poeti sono i miei migliori amici. Voi stesso
ne siete la prova evidente. Non vi ho forse messo a disposizione tut=
to ci che posseggo ?
Byron - Non credete che questa conversazione stia diventando imbarazzante per
entrambi ?
Guiccioli - Non colpa mia se la verit vi imbarazza.
Byron - Conte Guiccioli...
Guiccioli - Non fate loffeso, sarebbe fuori luogo. Non siete su un palcoscenico
e io non sono nella disposizione danimo per applaudirvi. So bene
che in casa mia vi trovate a vostro agio.
Byron - Ci non significa che debba sopportare...
Guiccioli - Sopportate, sopportate. Tutti dobbiamo sopportare qualcosa o qual=
cuno. Io stesso... Lasciamo andare. La vita non come la vorremmo,
ma come ce lhanno data, perci siamo condannati a sopportare.
(Mima con le mani i due piatti di una bilancia) Sopportazione, torna=
conto. Ora i nostri due piatti sono livellati, dipende da voi mantenerli
sullo stesso piano.
Byron - Vi chiedo il permesso di ritirarmi.
Guiccioli - Permesso non concesso. Ho bisogno di voi, devo chiedervi un fa=
vore.
Byron - Un favore... voi a me ?
Guiccioli - Precisamente. Una richiesta da nobile a nobile. Un favore non come
poeta, ma come Pari dInghilterra.
Byron - Ditemi cosa posso fare per voi.
Guiccioli - Desidero essere nominato Console dInghilterra a Ravenna. Conosco
bene la lingua, sono una persona stimata e rispettata. Come vedete
ho tutte le carte in regola.
Byron - Console... a Ravenna. Ma un incarico che non esiste.
Guiccioli - Ragione di pi per crearlo.
Byron - A Ravenna vengono pochissimi inglesi.
Guiccioli - Non importa. Ho bisogno di quel titolo. Siete nelle grazie di Sua
Maest, siete membro della Camera dei Lord, nessuno vi potr ne=
gare quelle credenziali per me.
Byron - Non capisco a cosa possa servirvi. Oltre tutto sarebbe una carica del
tutto onoraria.
Guiccioli - Mi metterebbe al riparo da brutte sorprese. Nessuno azzarderebbe
muovere un dito verso un rappresentante della Corona Britannica.
Byron - Mi stupite. Non pensavo aveste nemici.
Guiccioli - E chi non ne ha ?
Byron - Intendo nemici tanto forti da mettervi in pericolo. Voi siete un uomo
potente.
Guiccioli - Ebbi, a suo tempo, il torto di schierarmi dalla parte di Napoleone.
Ora il Governo papale prenderebbe che io...
Byron - Voi... con Napoleone ? Ma incredibile. A meno che... (Mima i due
piatti della bilancia) Come lo chiamate voi, tornaconto ?
Guiccioli - Napoleone sembrava eterno. Tutti abbiamo banchettato alla sua ta=
vola. Ogni giorno una requisizione. Avevamo carta bianca, soprat=
tutto per quanto concerneva i beni ecclesiastici. Capite ? Napoleone
aveva bisogno di denaro per mantenere il suo esercito in Italia. Per=
ci requisiva e poi vendeva a noi.
Byron - A prezzi di favore, immagino.
Guiccioli - Credetemi, una vera cuccagna. Per pochi franchi entravamo in pos=
sesso di intere tenute.
Byron - Ed ora, se ho capito bene, il Papa pretende la restituzione del maltolto.
Guiccioli - Maltolto un cappero ! Avevamo la legge dalla nostra parte. Che ci
stanno a fare le leggi, se il primo che si alza la mattina pu cambiarle
a suo piacimento ? Ci che ieri era legale, oggi considerato un fur=
to. Ieri ero un benefattore, oggi potrei essere impiccato.
Byron - In ogni caso, non so se potr aiutarvi.
Guiccioli - Oh, voi potete. Sono certo che voi potete. Vedete, Lord Byron, in
Romagna abbiamo un proverbio : Se vuoi che lamicizia si manten=
ga, un panierino vada e un panierino venga. Il contenuto del mio
panierino lo conoscete, mi permetto suggerirvi cosa mettere nel vo=
stro : una nomina che non vi costa nulla.
Byron - Spero vi renderete conto che mi state offrendo un baratto spregevole.
Guiccioli - Chi va per certi mari, certi pesci prende, caro Lord Byron. O vo=
gliamo considerare la moralit delle persone coinvolte nellaffare ?
Io ?... Voi ?... Mia moglie ? Qui, come si dice, il pi pulito ha la
rogna.
Byron - Ora posso ritirarmi ?
Guiccioli - Fate come se foste a casa vostra. (Byron si avvia) E non dimenticate
che essendo a conoscenza dei loschi traffici che intrattenete con ne=
mici del Governo, avrei potuto risolvere i miei problemi semplice=
mente denunciandovi.
Byron - (Si inchina freddamente) Conte Guiccioli.
Guiccioli - (Con un inchino ostentato) Lord Byron. (Buio.)

FINE PRIMO TEMPO


SECONDO TEMPO

Scena I

(Byron scrive.)

Caro Hobhouse,
qui siamo alla vigilia di uno scontro. Ieri notte hanno scritto sui muri
della citt Viva la Repubblica, a morte il Papa. Questo non signifi=
cherebbe nulla a Londra, dove abitualmente i muri vengono utilizzati
per scopi del genere. Ma qui la situazione diversa, non sono abitua=
ti a scritte politiche cos violente, per cui il Governo sospetta tutti di
terrorismo e compie arresti a destra e a manca, creando i presupposti
per uno scontro decisivo. C stoffa buona nel popolo romagnolo e
una nobile energia. O meglio, ci sarebbero se fosse ben guidato.
(Buio.)

Scena II
(Casa dei Conti Gamba. In scena il Conte Ruggero e sua figlio Pietro.)
Ruggero - Alora, i det ch v tot ?
Pietro - E Marches Puglisi l det chun po avn parch l un impegn chun po
propi fe dmanch.
Ruggero - Al so me limpegn chl lo. Quel quand chus trata dand a zugh
a taj lasareb neca la su ca in te mz da fugh.
Pietro - L det ch fasegna nutar, che lo l dacord cun al decisi ch cia=
par. Insoma, ch fasegna coma se lo fos presnt.
Ruggero - A vreb avd neca chun fos dacord. E v al riuni sol quand chui fa
cmud, quand ch scor sareb mei ch stases zet, ui mancareb sol=
tant ch truves da discutar sora al nostri decisi. E chjtar ?
Pietro - I duvre sar aqu da un mumnt a cltar.
Ruggero - Neca milord ?
Pietro - Lo am in faz chs chun sia za ariv. Al av pu vest neca vo coma ch
fa quand chus scor ad rivoluzi : cipa sobit fugh coma un canarl.
Dis coma lo e a Ravena ai avrsum za fat la Ripoblica.
Ruggero - Che me pu sora sta Ripoblica pens chui sia incora da discutar un
bl po. An avreb chas imbariaghesum incora prema ad be.
Pietro - Parch, an si dacord bab ?
Ruggero - Un n chan sia dacord, per prema vreb cap b ad che chus
trata. Al parol gli fati dria, mo la j la sustanza quela chl con=
ta. Sa vol d Ripoblica. Che dop cmandar tot pracis ? Che i puret
javr i stess diret di sgnur ? Guerda che se la st acs, at degh sobit
che me an so dacord propi par gnit.
Pietro - Coma cmandar tot pracis ? E cmandar chi chl da cmand. Ui sa=
r un presidnt, ui sar un sent, ui sar...
Gaetano - (Annuncia) Il Conte Parisi.
Parisi - (Entrando) S segna tot aqu ?
Pietro - Nimporta chav preocupva, chjtar i sta arivend.
Parisi - Basta chis la specia, parch me j neca qul tar da fe. Inc an n
gnaca incora magn.
Ruggero - Par avn aqu ?
Parisi - Mocch. Par una quisci che san la miteva a post an durmeva gnaca
la nota. Me quand chi zerca ad tum in ti rzal, um slta sobit la mosca
a ns e an so cuntnt intant chan n ms a post al robi coma ch
gli da and.
Ruggero - Av capes, av capes. Neca me so acs.
Parisi - Un qul insans dun mi cuntad ad Castelbugnes al savv quel ch
faseva ? Quand chum avdeva ariv da luntan gnascundeva un quelch
fiol, e me an avdeva sempar sol du-tri al in zir par lra. Mo sicoma
me j la vesta longa e la memoria bona, e an so brsul rimbamb coma
chlavleva fem crdar cla tsta ad cpar, lultma volta chai so and,
us ved chu sera sbagli e tra i burdel chlaveva las al in zir, ui ne=
ra on chan laveva mai vest. Alora, soja fat ? Inc ai so and digna=
scst, j ciap ad travers e ai so capit in ca che tot la fameja la era
dr a magn. Basta, par fla curta, j scupert che che moramaz di
fiul u n s.
Ruggero - Azidenti ! Mo par moi sal una cuneja ?
Parisi - L quel ch degh me. I met a mond di brench ad fiul e pu in sa coma
sfami. Va b che ogni tant us in mor un qualcad, mo s fiul j sempar
s fiul.
Ruggero - Ui avr pu d cumi.
Parisi - Us caps. L st prem qul ch j fat. An sar miga la Cungregazi
ad carit. S burdel chi magna tot i d e in lavora, par un puder coma
quel j pez dla timpsta.
Pietro - (Sarcastico) Zert che i burdel al broti abitudini i li cipa sobit. A vlv
chjepa da impar da zn a magn tot i d ?
Parisi - Lutar ch fza quel chui p, mo me in te mi ni voi no dsicur.
Ruggero - E fas b. L un po dtemp che i cuntad j gvint un problema par
tot. Za che quand ch po it rubareb neca fom dal pep. Mo chjepa
neca da mtar a mond di brnch ad burdel, sol par fe cuntrri ad
quel chai dg nutar, quest ne put propi tuler.
Parisi - Mo insoma, i padr i lutar o segna nutar ? Aqu ormai un si capes
pi gnit. Mo se tot i fases coma me, vlv scumtar che al robi glan=
dreb in tuntra manra ? Me so on che la smana ch and j spach
la tsta cun parpgnan dla frosta a un mi cuntad chun sera cav ca=
pl in mi presza. Quajoni ! Mo chis credi dsar ?
Gaetano - (Annuncia) Il Marchese Orlati.
Ruggero - (Andando incontro al nuovo venuto) E nostar Marchs ! L mo
tant chan savd. Un sar miga ste mal ?
Orlati - A d la varit, in stjultum temp j av un po da fe.
Pietro - A chvsa de prucs ?
Ruggero - Ach prucs ? An n miga sav gnit.
Orlati - Gnit, gnit, una sciuchezza.
Ruggero - (A Pietro) Te tal savvta e tan m det gnit ?
Pietro - An v det gnit appunto parch, coma ch dis Marches, us trateva
duna sciuchezza.
Ruggero - Su j st un prucs la dgeva sar una sciuchezza fena un zert pont.
Un prucs l sempar un prucs.
Orlati - Una mosca chi la j avluda fe gvint par forza un elefant. Un qul da
gnit che un qualcad u l avl ingrand par mtum in imbaraz. Un mi
sarvidor ad tsta dura l avl fe quel chu j prs e me j pers la pa=
zzia. A voi neca amtar dsar pas par dl, per la ras la era la mi.
Infatti l and a fn gnacvl in tuna bola ad sav. Chum scusa, Rug=
gero : lo lera mi sarvidor, me ai aveva bsogn duna camarra, quindi
j truv una moi adata a lo.
Ruggero - Coma ch faz neca me dal volt.
Orlati - A ste pont che qu, al oja o an loja diret ad pas la prema nota cun
l ?
Parisi - Pardio s l ! U j neca una lez chlal stabiles. Una lez chlas ciama...
las ciama... Ads un um v in tla mnt, mo so sicur chl j una pa=
rola in lat.
Pietro - Jus primae noctis.
Parisi - Bravo Pietro. Las ciama propi acs : jus primae noctis. La j una lez
che me an la j mai druvda, per la j.
Ruggero - B, e i j fat un prucs parch u s sarv dun su diret ?
Orlati - A d la varit, prucs im l fat parch che sarvidor l mort. Insoma,
l mort... j d do sciupt.
Ruggero - Ah, per.
Orlati - A gli ddi parch u li avludi. Slaves tolt mond coma ch sta e
laves fat mucna, un sareb sucs gnit. Inveci l intr in tla mi cambra
da lat rugend coma un mat, e me sa duvevi fe ? Lo rugeva, l la ru=
geva, me j ciap in tla scipa e l fat sech. S duvevi tn da ste
chum mites al man ads ?
Parisi - Me so dlupign che quand chlai v, lai v. (Ammiccando a Orlati)
E la spusna cumrla ? Erla bona da lat ?
Orlati - An n miga av temp ad fei gnit. A mi sera ms apena a torna quand
chl intr che pataca de marid. E dop a fat j duv mandla vi. An
putr miga tnm par ca ona che inveci ad lavur lan faseva tar che
pianzar ?
Ruggero - Comunque j chra che la quisci las sia risolta in su favor. Ads
me direb ad dbei sora. (Chiama) Ghitan !
Gaetano - (Entrando) Sgnor Cont.
Ruggero - Do bc ad zansves e si-sat bichir. (Gaetano esce, mentre entra il
dottor Spada.)
Spada - Questi gli parol !
Parisi - Oh, propi lo dutor Spda. Se inc un fos avn, on ad sti d sareb avn
me a ca su. A j bsogn dla su sciza.
Spada - Un stratar miga dun tar scol.
Parisi - A j propi paura ad s.
Spada - San um sbai l za quert in du en. Mo lo, sgnor Cont, parch un v
d mnt ? Bsogna chu la smeta dand cun tot queli chui cpita. Bso=
gna ch fza una selezi : questa s e questa no. Un putr miga dur
tot la vita a purts a ca un scol ogni si mis.
Parisi - Lo dis b, mo comas fal a sav se ona la l o lan l brsul ? An al l
miga scret in tla fronta.
Orlati - (Rincara la dose) E al verginli gli sempar pi rdi.
(Gaetano entra con vino e bicchieri, posa tutto sul tavolo ed esce. Ruggero ver=
sa da bere per tutti, poi alza il calice.)
Ruggero - Ala faza ad qui chis v ml !
Pietro - B, vest mutiv ch s riun acqu, me direb ad brind ala libart e
ala fratelanza.
Orlati - Un bastareb sol la libart ? A me la fratelanza lam armza un po indi=
gsta.
Parisi - E pu nimporta chas scurdegna che cun sta fratelanza de cpar, a Pa=
rigi la ghigliutna la lavureva ad d e ad nota. Pi dla mit ad qui coma
nutar i j scurt ad tot la tsta.
Ruggero - S, s, la libart la basta e la avanza.
(Bevono.)
Spada - Chi manca incora ?
Pietro - Byron e Alvisi.
Orlati - An putrsum cminz sza lutar ? La rivoluzi la sar un bl qul, an voi
miga d, per se a i mi aferi ni bd me, chjtar i ni bda no dsicur.
Pietro - Ai av da ciap dal decisi ch sareb mei chai fsum tot. Questa la j
una part chla va zughda fena in fond e ign bsogna chus toja al su
respunsabilit prema ch cminzegna. Dop sareb trop trd.
Parisi - Mo sl di mis chan scur sza ch segna bo ad cav un ragn din tun
bus. Un n incora ora chai dasegna un tai cun al cicar ? Fasegna una
bona volta quel chu j da fe e chun sin scora pi. Chjtar i dacord ?
Ruggero - Chjtar, chi ?
Parisi - E ppul, la msa. Va b che Fza e Furl j dacord cun nutar, mo a
Ravena an putr miga fe la rivoluzi da par nutar, no ?
Ruggero - Par quel chum risulta, lutar jaspta soltant che nutar fasegna la
prema msa. A deghi b, Pietro ?
Pietro - Par me in aspta tar. E san sl spic, u ni v gnit chi partsa neca
sza nutar.
Orlati - A segna pu sicur che dop is vegna dr ? Parch, scurmas cier, tra
dnutar as cap b, s tot quent pi o mach dla stessa raza. Mo
chjtar, ppul, la plebe, j znta chi fa prest a cambi idea. In n
miga la cultura e leducazi chai av nutar.
Pietro - Un mumnt, un mumnt, questa la j una quisci ch bsgna ch la
mitegna in cier sobit. Sora fat che al robi acs coma chal sta an al
psa dur s tot dacord, nutar e lutar. Quest ui v poch a capl :
tanta miseria in zir lan gn mai stda, una giustizia chl rogia ven=
deta, i pulizai chj pez di brighnt. Cun Ppa un spo rasun, par=
ch par lo mond inveci dand avanti duvreb and indr. Ai av pu
vest coma ch fa : che bisin che cun Napule segna riusc a purtei
vi, ads ul avreb indr e cun jintaress.
Spada - Sora quest a me um p chu ni sia gnit da d : vutar a difind la vostra
roba e par difndla s dispost neca a fe la rivoluzi. Chi chuv po d
tort. Se Ppa v la gura, chl sia pu gura fena in fond e cun tot
al su cunsegunz. Mo chjtar, ppul, sai da difndar ? In n gnit ads
e sl va b javr poch neca dop. A lai capda che quand ch s ala f
a lutar ui tucar gls dla pulnta ?
Ruggero - O dutor, mo sa stasegna zughend a cirimla ? J lutar ch s moss
par prem. J st lutar chj ms car zo par la calda. E sora che
car u j una bandira cun sora scret Libert. Nutar vl salt sora
che car par guidl ind chus p a nutar. Parch sin al sal quel ch
sucidreb ? Lutar i fareb coma cun al zris, che ona la tira cltra. Dop
la libart, i vreb neca luguaglianza e quest nutar ne put parmtar
par inciona ras. A deghi b,Pietro ?
Pietro - In pratica, par mantn quel chi av bsogna ch segna nutar a fe zir
la giostra, sin chjtar al robi i li cambia dadb. E alora gls dla pu=
lnta al stucareb a nutar. E nimporta chas scurdegna che ppul u
la putreb neca fe da par s la rivoluzi. A s nutar chai av bsogn ad
lutar. E no cuntrri.
Orlati - Va b, va b, questa la j capda. Mo a sta znta, par cunvzla a st
cun nutar, sai avegna prumess ?
Ruggero - La libart. Sl poch ?
Parisi - E dipend. Quanta libart ?
Ruggero - Un po pi ad quela chj ads e un po manch ad quela chi vreb av.
An sar miga piant cun cavei. Ai cav la murdecia, per ai mit
mors.
Gaetano - (Sulla porta) Il Conte Alvisi.
Alvisi - (Entrando) Scus par riterd, mo propi an gli fata a avn prema A
soja lultum ? (Stringe la mano a tutti.)
Pietro - No, manca incora milord.
Alvisi - Bo quel !
Ruggero - Parch, sal fat ?
Alvisi - Ah, a ne sav ? Stavolta mo u la j propi fata fura dlurinri. L prumes
a Cont Guzar ad fel gvint Consul dInghiltra a Ravena.
Parisi - E quest savrbal d ?
Alvisi - E vreb d che cun nutar fa rivoluziunri, per quand chl fura us
d da torna par salv la riputazi ad che bcamort de Cont Guzar.
Orlati - Ul avr fat par tns da cont la Teresa. Scus Ruggero, mo intignamod al
sav neca vo coma chal sta al robi tra Byron e la vostra fiola. Un n
miga un segret, ul sa tot Ravena.
Ruggero - La mi fiola la j padrona ad fe quel chui p. E al savv quel chav
degh ? Che se a un marid coma quel la ni fases al cran, lan avreb
cap gnit dla vita. Quel chan capes l lingles. Ach bsogn l ad fa=
vur un marid chl dimustr fena da prem prinzipi ad truves b in
tla cundizi ad bech cuntnt ?
Spada - A meno che, un lepa fat par tn i p in do staf.
Pietro - Quest ne cred gnaca s vegh. Cun nutar l sempar ste cier coma un
bichir. U l dimustr pi duna volta e pi ad do dav spus in pina la
nostra chevsa.
Parisi - Comunque, l sempar un ingles.
Pietro - E cun quest ?
Parisi - Cun quest un n brisul un rumagnol. I su sentimnt in po sar coma i
nostar.
Pietro - Andegna Parisi, ads fas di scurs chin taca gnit ins. Se un n ru=
magnol ad nascita, l coma sul fos, da mumnt chu s ufert lo,
ad su vulunt, ad cumbtar ins cun nutar par la nostra chvsa.
Parisi - (A Ruggero) Vo, Ruggero, am duvrsuv fe pias ad d cun vstar
fiol chui toja lamsura prema ad scorar. Parch a me ch faz di scurs
chin taca gnit ins un um l mai det inci. E an so brsul dispst a tu
la cavala in te gran.
Ruggero - Zarchegna ad ds una calmda tot quent. Savlegna ragn tra nutar ?
A s aqu par prapar la rivoluzi, ui mancareb sol chas mitsum a
fe al scran.
Pietro - Scus Parisi, an aveva inciona intenzi dufnduv. Sol che a me quand
chim toca Byron um va sobit sangv ala tsta.
Parisi - Acs la va un po mei.
Gaetano - (Sulla porta) Lord Byron.
Byron - (Entrando) Cattive notizie signori. (Stringe la mano a tutti) Temo che
dovremo rivedere i nostri piani. Faenza e Forl ci hanno fatto sapere che
non sono ancora pronte.
Spada - Gnaca chal fos dal bl don chal s incora da truch.
Byron - Dicono che hanno subito degli arresti importanti.
Pietro - Anche noi abbiamo subito degli arresti, ma se non ci muoviamo sar
anche peggio. Non posiamo aspettare i comodi di tutti.
Alvisi - Quest per cambia una masa ad robi. An putr miga fe la rivoluzi
da par nutar. (A Byron) Non potremo mica fare la rivoluzione da per
nojaltri.
Pietro - Perch no ? Chi ce lo impedisce ? Mettiamoci in marcia e vedrete che
gli altri ci seguiranno.
Orlati - E sis lsa da par nutar ? Me an n miga inciona intenzi ad fem slun=
gh col cun una corda par gnit.
Spada - Io direi che giacch siamo in ballo non ci resta che ballare. Se aspettia=
mo che tutte le condizioni ci siano favorevoli, non faremo mai nulla.
Ruggero - A che punto siamo con le armi ?
Byron - Ho acquistato duecento fucili e le relative munizioni. E tutto nascosto
nelle cantine di Palazzo Guiccioli.
Ruggero - E Guiccioli lo sa ?
Byron - Qualche cosa deve aver capito perch, a modo suo, mi ricatta. Tenta di
estorcermi una nomina a Console inglese. (Sguardo dintesa fra Pietro
e Alvisi.)
Parisi - Alora, sa tnegna da st ? Cosa aspettiamo ? Fissiamo la data e vada la
barca indove va il battello.
Ruggero - Per la data dovremo metterci daccordo con i capi del popolo.
Pietro - Loro sono sempre pronti. Al primo colpo di fucile saranno tutti per le
strade.
Alvisi - A me um p ch la fasiva tropa fcila. Comunque, an sa zert me a ti=
rem indr.
Spada - Dobbiamo scegliere un giorno significativo. Andrebbe bene una solen=
nit : la gente alla processione, i militari nelle osterie a ubriacarsi...
Ruggero - Cunfusi la crea cunfusi. Lam p una bona idea.
Parisi - Par la fsta de Redentor in tal ca un gnarmanza gnaca i ghat.
Pietro - Mo su j incora du mis prema dla fsta de Redentor.
Parisi - Alora, quela dla Madona di Fiur, la j sttra smana.
Orlati - Sttra smana an ps, j bsogn dand a Roma par un afri.
Alvisi - Me direb una dmenga qualsiasi. Sl bl temp la znta la j tota in zir
lists. (Byron si siede sconsolato in disparte.)
Parisi - E s piov ?
Alvisi - S piov alarmandar. An av pu miga fugh in te pajer.
Pietro - A me um p dsugn. Mo av rindv cont ch stas scurend ad fe una
rivoluzi ? (Buio.)





Scena III
(Stanza di Palazzo Guiccioli. Teresa sta ricamando al telaio.)
Guiccioli - (Entrando) Signora moglie.
Teresa - Signor marito.
Guiccioli - Cosa state facendo di bello ?
Teresa - Come potete vedere, ricamo.
Guiccioli - Un modo piacevole per passare il tempo.
Teresa - Trovate ?
Guiccioli - Sembrate serena.
Teresa - Mi distende i nervi.
Guiccioli - Allora, ben venga il ricamo, se pu rendervi felice.
Teresa - Ho detto che mi distende i nervi, non che mi rende felice.
Guiccioli - E curioso, da qualche tempo sembra che interpreti in modo sbaglia=
to tutto ci che dite.
Teresa - Eppure, credo di esprimermi in buon italiano.
Guiccioli - Certo, certo. Le buone monache del collegio di Santa Chiara vi han=
no insegnato, fra le altre cose, ad esprimervi correttamente. Chi lo
mette in dubbio ? Sar io che capisco fischi per fiaschi. E non po=
trebbe darsi invece che capisca pi di quanto dite ?
Teresa - E da quando, di grazia, vi sareste scoperto questa qualit divinatoria di
leggermi nel pensiero ?
Guiccioli - Da quando avete perduto labitudine di dirmi con sincerit tutto ci
che pensate. Non crediate sia stato facile, ho dovuto allenarmi dura=
ramente per raggiungere questo risultato.
Teresa - Dovrei ammirarvi ?
Guiccioli - Voi che ne pensate ?
Teresa - Se fosse vero sareste da biasimare. Non leale frugare nei pensieri del=
la gente.
Guiccioli - Lealt ! Che strana parola. Visti i tempi in cui viviamo, pensavo fos=
se stata cancellata dal vocabolario.
Teresa - (Posa lago) Fine dellintroduzione. Ora sentiamo il motivo.
Guiccioli - Quale motivo ?
Teresa - Non mi direte che questa vostra visita ha per scopo una conversazione
sulla lingua italiana.
Guiccioli - Vi dispiace che sia venuto a trovarvi ?
Teresa - Ma no. Certo che no.
Guiccioli - E pi che naturale che un marito desideri qualche volta passare un
po di tempo con la propria moglie. Certo che se questo desiderio
fosse reciproco...
Teresa - Abbiamo abitudini e tempi diversi.
Guiccioli - Non potremmo essere pi estranei se vivessimo in due citt diverse.
Teresa - Non so che farci.
Guiccioli - Siete cambiata. Un tempo eravate diversa.
Teresa - Pi ingenua, forse.
Guiccioli - E anche pi gentile.
Teresa - Pu darsi.
Guiccioli - Vi costerebbe tanto essere pi gentile con me ?
Teresa - (Sospettosa) Pi gentile, in che modo ?
Guiccioli - Oh, no, non in quel modo. Non pretendo tanto. Potreste, per esem=
pio, cercare di aiutarmi..
Teresa - Aiutarvi ?
Guiccioli - Ricordatevi che i miei affari sono anche vostri. Anzi, pi vostri che
miei, dal momento che siamo marito e moglie e voi siete tanto pi
giovane di me.
Teresa - Gli affari ? Ma quando mai me ne avete tenuta al corrente ?
Guiccioli - Forse perch non era necessario. Quando le cose vanno per il verso
giusto non c motivo di coinvolgere altre persone.
Teresa - Devono andare molto male i vostri affari, se siete costretto a parlar=
mene.
Guiccioli - Diciamo che sono fermi e avrebbero bisogno di una spinta.
Teresa - Sono curiosa di sapere in quale modo io possa spingere i vostri affari.
Guiccioli - Vedete, cara moglie, il Governo mi ha imposto pi tasse di quante
ne possa pagare.
Teresa - E voi non pagatele.
Guiccioli - Benedetta testolina. Se il Governo ordina noi dobbiamo ubbidire,
non c scampo.
Teresa - Allora pagatele.
Guiccioli - Non ho denaro sufficiente.
Teresa - Siete dunque diventato tanto povero ? Che fine hanno fatto gli immen=
si possedimenti di cui vi siete sempre vantato ?
Guiccioli - Quelli stanno bene dove sono. Sono miei e tali resteranno fino alla
mia morte. E se potessi anche oltre.
Teresa - Insomma, siete ricchissimo, per non avete soldi per le tasse.
Guiccioli - Complimenti. Avete centrato il bersaglio.
Teresa - E che volete da me, un consiglio ?
Guiccioli - I consigli non sono denaro.
Teresa - Che altro potrei darvi ? Sapete bene che posseggo soltanto il mensile
che mi passate per le spese di casa.
Guiccioli - Dovreste essere tanto gentile da chiedere un prestito per me.
Teresa - A chi ? A mio padre ?
Guiccioli - Vostro padre me lo negherebbe.
Teresa - Non sono molto brava con gli indovinelli. Volete dirmi per favore cosa
pretendete da me ?
Guiccioli - Pretendere una parola molto grossa. Diciamo che sollecito una vo=
stra intercessione.
Teresa - Il punto : presso chi dovrei intercedere ?
Guiccioli - Dopo lunghe riflessioni sono giunto alla conclusione che la persona
giusta Lord Byron.
Teresa - Lord Byron ? !
Guiccioli - Siete sorpresa ? Non vedo cosa vi sia di male. Da molti mesi vive in
casa mia e non mi ha mai versato un bajocco che un bajocco.
Teresa - Non possibile. Voi scherzate.
Guiccioli - Quando si tratta di denaro non scherzo mai. Dovreste saperlo.
Teresa - Dimenticate che per averlo vostro ospite lo avete pregato in ginoc=
chio ?
Guiccioli - Tutti commettiamo degli errori. L invitato, si, ma non intendo
mantenerlo a vita.
Teresa - E una questione che riguarda voi. Io non voglio entrarci.
Guicioli - Eh, no, cara moglie. Non siamo a teatro e voi non potete starvene se=
duta a guardare. Vi piaccia o no, siete coinvolta nella faccenda quanto
me.
Teresa - Avete gi chiesto un favore a Lord Byron. Non vi basta ?
Guiccioli - Vedo che siete informata, ve lha detto lui ? Allora saprete anche che
la mia richiesta di nomina a Console non ha avuto alcun esito. Pro=
babilmente il vostro Byron non lha nemmeno inoltrata. Sono stanco
di essere preso in giro. Non pu continuare a prendersi tutto quello
che ho in cambio di niente. Questo lo capite ?
Teresa - Se siete uomo fatevi valere.
Guiccioli - Se sono cosa ? Ma io ti spezzo il collo, sai. Prova a ripeterlo e ti
strangolo con queste mani com vero Dio.
Teresa - Non temo le vostre minacce. Tutto ci che proviene da voi mi lascia
del tutto indifferente.
Guiccioli - Ma chi ti credi dessere ? Tu andrai dal tuo amante e ti farai dare il
denaro che mi occorre.
Teresa - Fate come volete. Vi ho ascoltato abbastanza. (Fa per andarsene.)
Guicioli - (La prende per un braccio e la scaraventa sul divano) Tu mi ascolterai
fino a quando parr a me, puttanella figlia di puttana. Eccola l la san=
tarellina, la verginella che biascica il rosario due volte al giorno, per
poi comportarsi come lultima delle prostitute. E sotto lo stesso tetto
del proprio marito. Credi non sappia come ti rivolti fra le lenzuola ler=
ce di quel puttaniere ? Di quel debosciato che ha ingravidato anche
sua sorella ? Incestuoso e tanto lascivo da farsela perfino con i ragaz=
zini. Non ti basta avermi reso ridicolo davanti al mondo intero ? Che
altro vuoi dame ? Che sopporti in silenzio per tutta la vita la mia con=
dizione di becco consenziente ? Ah, no, perdio ! Se il signorino vuole
mia moglie come amante, la paghi.
Teresa - Non mi fate nemmeno pena. Un altro al vostro posto avrebbe chiesto
soddisfazione, voi ne fate una squallida questione di denaro. In ogni
caso sappiate che non sono in vendita.
Guiccioli - Ti far murare viva. Finirai i tuoi giorni in un covento. Non credere
di passarla liscia. Ho prove sufficienti per farlo. La legge dalla mia
parte, non dalla tua. Tu in covento e lui in galera.
Teresa - Sar sempre meglio che starvi accanto.
Guiccioli - Stupida sgualdrina. Hai sporcato tutto quello che hai toccato e an=
cora non sei contenta ? Cosa ti mancava ? Avanti, dillo, cos che
ti mancava ?
Teresa - Laria mi mancava. Laria per respirare, per sentirmi viva. I vostri in=
sulti non mi toccano. La colpa di quanto accaduto vostra e solo
vostra. Per voi contano solo i vostri interessi, non vimporta nulla dei
sentimenti degli altri. Mi avete messo accanto Lord Byron, sollecitan=
do la mia simpatia nei suoi confronti. Perch lo avete fatto ? Perch
Lord Byron vi dava prestigio, vi faceva brillare di luce riflessa e ci
vi agevolava nei vostri affari. Questo avete fatto. E non avete pensato
che la simpatia potesse tramutarsi in amore. Non lavete pensato per=
ch il vostro cieco egoismo non lascia spazio ad alcun sentimento
umano. Siete un vecchio arido, per questo mi siete indifferente. Se do=
vessi provare un qualsiasi sentimento nei vostri confronti, credo che vi
odierei.
Guiccioli - (La schiaffeggia pi volte) Piccola, stupida sgualdrina da quattro
soldi. Baldracca. Ti far rimpiangere di essere nata. Stupida...Stu=
pida... Tu e quel porco inglese dovrete strisciare ai miei piedi.
Teresa - (Si sottrae come pu alla furia del marito) Vigliacco ! Vigliacco !
Vecchiaccio maledetto ! Hai finito di torturarmi. Quando lo sapr mio
padre verr qui e ti uccider. Maledetto ! Maledetto ! (Esce di corsa.)
Guiccioli - Vai, vai, corri dal tuo amante. Digli che giunta lora della resa dei
conti. E digli anche che Alessandro Guiccioli non quellimbecille
che credavate. Lo far impiccare. E tu finirai in covento. Chuv
avnes un cancar a tot du. (Buio.)

Scena IV
(Studio del Cardinal Legato Rusconi.)
Canonico - Dobbiamo fermarli Eminenza. Dobbiamo soffocare la scintilla prima
che provochi un incendio.
Cardinale - Non oseranno sollevarsi contro la potenza della Chiesa.
Canonico - Sono teste calde, Eminenza. Quando scrivono sui muri A morte il
Papa non possiamo avere dubbi sulle loro reali intenzioni.
Cardinale - E la polizia che ci st a fare ? Se non sono capaci di arrestare i col=
pevoli, cancellino almeno per tempo quelle scritte ignominiose. Se
nessuno avr la possibilit di leggerle, sar come non fossero mai
apparse. Non le pare Canonico ?
Canonico - Con tutto il rispetto, Eminenza, il suo mi sembra soltanto un mero
sofisma. Le scritte sui muri sono avvertimenti, messaggi, rozzi
quanto si vuole, ma chiari. Quelle scritte ci dicono...
Cardinale - Lo so anchio cosa ci dicono. Non necessario che lei mi tenga una
lezione sulle invettive murali. Daltra parte non potr mica mettere
un poliziotto di guardia davanti a ogni muro di Ravenna.
Canonico - Il che, fra laltro, non servirebbe a nulla, Eminenza. I colpevoli, i
veri colpevoli, non sono coloro che scrivono di notte sui muri, ma
i loro mandanti. Personaggi che tramano nellombra, i cui nomi
corrono di bocca in bocca infiammando cuori e cervelli. Dobbiamo
recidere la testa se vogliamo impedire al corpo di vivere. Come si
fa con i serpenti.
Cardinale - Andiamo Canonico, dovrebbe saperlo anche lei che tagliare teste
un metodo che non usiamo pi per amministrare la giustizia. Tutto
quel sangue...
Canonico - Il mio era solo un modo di dire, Eminenza, una metafora. So bene
che la ghigliottina stata soppressa. Per possiamo sempre impic=
carli.
Cardinale - Questo si. Ma chi dovremmo impiccare ?
Canonico - I capi, Eminenza. Ne prendiamo tre o quattro e li facciamo penzo=
lare per qualche giorno appesi per il collo in piazza, sotto il naso
di tutti. Sono convinto che lodore del capestro abbia un forte po=
tere dissuasivo.
Cardinale - Non mi piace fare la parte del cattivo.
Canonico - E forse cattivo il padre che di tanto in tanto somministra qualche
sberla ai propri figlioli, per insegnare loro leducazione ?
Cardinale - Qualche sberla va bene, ma...
Canonico - A mali estremi, estremi rimedi, Eminenza. Sacrificare pochi per il
bene di molti non malvagit, ma saggia politica.
Cardinale - Il fine giustifica i mezzi, direbbe... (Non gli viene il nome.)
Canonico - Machiavelli, Eminenza.
Cardinale - (Pensieroso) Machiavelli, si, Machiavelli. (Dopo una pausa) Imma=
gino che lei, naturalmente, abbia gi una lista pronta.
Canonico - (Trae un foglio da una tasca interna) Qualche nome, Eminenza. So=
lo qualche nome da sottoporre al suo illuminato giudizio.
Cardinale - (Rassegnato) Li legga con calma, voglio riflettere su ciascuno.
Canonico - Il Conte Ruggero Gamba e suo figlio Pietro.
Cardinale - Quel Gamba sempre stato un eretico. Non mi dispiacerebbe ve=
derlo impiccato. Ma suo figlio ?
Canonico - Mi risulta sia una delle menti del complotto. Ha partecipato alla
rivoluzione di Napoli ed tornato a Ravenna con la testa piena di
idee giacobine.
Cardinale - (Dopo una pausa) Chi altri ?
Canonico - Il Conte Parisi.
Cardinale - (Con una smorfia) Uno stupido innocuo.
Canonico - Il Marchese Orlati.
Cardinale - Quello che ha sparato al domestico per fottergli la moglie ? Non
credo che il popolo lo piangerebbe. Impiccarlo sarebbe nientaltro
che un tardivo atto di giustizia.
Canonico - Il tribunale lo ha assolto.
Cardinale - Il nostro tribunale, non il loro. Se l cavata perch nobile, fosse
stato un plebeo sarebbe stato condannato alla forca e subito giu=
stiziato. In quella lista ci sono solo nobili ?
Canonico - Temo di si, Eminenza.
Cardinale - Sa cosa accadrebbe se li mandassi tutti al patibolo ? Glielo dico io
cosa accadrebbe. Accadrebbe che il Cardinal Legato Rusconi, che
sono io, passarebbe alla storia come il Robespierre della Romagna.
Per lamor di Dio, Canonico, stracci quella lista e dica al Capo della
polizia di stare con gli occhi pi aperti. Faccia tutte le retate che
vuole, ma non mi porti dei nobili da giustiziare. Se per il popolo noi
siamo quelli del bastone, per i nobili non possiamo che essere quel=
li della carota. Altrimenti chi ci paga le tasse ?
Canonico - Lasci che le faccia un ultimo nome, Eminenza. Il nome di uno che
il popolo sarebbe disposto a seguire a occhi chiusi anche allinfer=
no. Dio mi perdoni. (Si segna) Se tagliamo quella testa, in modo
metaforico sintende, sono certo che per molto tempo potremmo
dormire sonni tranquilli.
Cardinale - E chi sarebbe questo campione ?
Canonico - Lord Byron, Eminenza.
Cardinale - Lord Byron ? E per quale motivo avrebbe tanto ascendente sul po=
polo ?
Canonico - Parch poeta. Perch pur essendo ricchissimo sta dalla parte dei
diseredati. Parch un donnaiolo insaziabile...
Cardinale - Questultima non mi sembra una buona ragione.
Canonico - Siamo in Romagna, Eminenza. Gli uomini lo ammirano, le donne lo
adorano. Prima ce ne liberiamo e meglio .
Cardinale - Ma lei si sente bene, Canonico ? Lord Byron un Pari dInghilterra,
mica un nobile qualsiasi. Torcergli un capello, soltanto torcergli un
capello, creerebbe un casus belli che potrebbe scatenare una guerra,
non soltanto religiosa, fra la Gran Bretagna e lo Stato della Chiesa.
Dio ce ne scampi ! Mi dia quella lista. (La straccia) E dimentichi di
avermene parlato. Vediamo di risolvere le nostre beghe in altro mo=
do, se ci teniamo alla pelle. Non ho nessuna intenzione di finire i
miei giorni in una segreta di Castel Santangelo. (A un cameriere che
entrato dopo aver bussato discretamente) Che c ?
Cameriere - Il Conte Alessandro Guiccioli chiede udienza alla Eminenza Vostra.
Cardinale - (Infastidito) Domani. Oggi non ho tempo.
Canonico - Se permette Eminenza, penso non sarebbe male riceverlo subito.
Cardinale - Dice ? (Al cameriere) Fatelo aspettare qualche minuto, poi fatelo
entrare. (Il cameriere esce) Centra anche lui nel complotto ?
Canonico - Indirettamente, Eminenza. Ma seppure indirettamente sempre par=
te in causa.
Cardinale - Vuole smetterla di parlare per enigmi ? Centra o non centra ?
Canonico - Vede, Eminenza, sappiamo tutti che Lord Byron venuto a Raven=
na per la giovane moglie del Conte Guiccioli. E non un mistero
che fra i due esista un legame, diciamo cos, non del tutto platonico.
Cardinale - Se vogliamo chiamare le cose con il loro nome, diciamo pure che
sono amanti. Ma il marito, oltre le sue corna, cosa avrebbe da met=
tere in questa faccenda ?
Canonico - Le corna, Eminenza, possono essere unarma micidiale, se usate con
criterio. Abbiamo una moglie adultera, un marito tradito e un aman=
te di cui vogliamo sbarazzarci senza apparire in prima persona. Eb=
bene, aiutando il marito in questo, chiamiamolo cos, frangente, in
realt vorrebbe dire fare il nostro gioco. Non crede, Eminenza ?
Cardinale - Mi dica, Canonico, oggi il Conte Guiccioli venuto qui di sua
spontanea volont ?
Canonico - Mi sono permesso di convocarlo, Eminenza. Ufficialmente egli
qui per discutere il contenzioso delle terre. Quelle terre di cui si
appropri quando eravamo in disgrazia. E che ancora non ci ha
reso.
Cardinale - (Assume una posa severa e suona un campanello) Stavolta lo concio
per le feste.
Guiccioli - (Si affaccia sulla porta e corre subito a inginocchiarsi ai piedi del
Cardinale) Eminenza !
Cardinale - (Rifiutandogli sgarbatamente il bacio dellanello) Enrico Quarto si
rec a Canossa con il capo coperto di cenere. Dov la vostra cene=
re, Conte Guiccioli ?
Guiccioli - Imploro umilmente perdono, Eminenza. Se ho sbagliato sono pronto
a pentirmi.
Cardinale - Se avete sbagliato ? Vi siete comportato con noi in modo sacrilego,
violando almeno met dei dieci comandamenti, e ancora vi chiedete
se avete sbagliato ? Sapete dove vi trovereste ora se fosse ancora in
funzione il mai abbastanza rimpianto Tribunale della Santa Inquisi=
zione ? In cima a una catasta di fascine, avvolto dalle fiamme di un
rogo purificatore. Con nostro sommo gaudio.
Guiccioli - Sono qui per espiare, Eminenza.
Cardinale - Allora rendeteci le nostre terre.
Guiccioli - E nei miei propositi, Eminenza.
Cardinale - (Al Canonico) Canonico, carta e penna.
Guiccioli - Prima per avrei una preghiera da rivolgere alla Eminenza Vostra.
Cardinale - Osereste dettare delle condizioni ? Sappiate che non siamo disposti
a scendere a patti.
Guiccioli - Si tratta di poca cosa Eminenza. Uninezia per voi, ma che per me
avrebbe grande importanza.
Cardinale - (Sempre Burbero) Avanti, sbrigatevi, di che si tratta ?
Guiccioli - Desidero che il Tribunale Ecclesiastico annulli il mio matrimonio con
la Contessa Teresa Gamba.
Cardinale - (Rabbonito, gli fa cenno di sedere) E voi chiamate uninezia lo scio=
glimento di un vincolo matrimoniale ? Dimenticate forse la sacralit
di tale vincolo ? (Una pausa) Non facile. Vero Canonico ?
Canonico - Soprattutto fra nobili. Lannullamento matrimoniale comporta divi=
sioni di beni, assegnazioni di rendite...
Cardinale - Senza contare che occorrono motivi tangibili inoppugnabili.
Guiccioli - Mia moglie mi tradisce sotto il mio stesso tetto. Ho le prove.
Cardinale - Motivo validissimo, non c che dire. Da quando vi tradisce ?
Guiccioli - Da oltre un anno.
Cardinale - E voi lavete appena saputo ?
Guiccioli - Lho sempre saputo, potrei dire fin dal primo giorno. Egli, lamante,
il traditore, per mia disgrazia mio ospite.
Cardinale - Quindi, per tutto questo tempo siete stato, come dire ?, consen=
ziente.
Guiccioli - Le sono grato per leufemismo, Eminenza. Ma la prego di credere
che pur essendo a conoscenza della tresca, non mi sono mai sentito
becco contento, come sbrigativamente si potrebbe supporre. Bens
un marito infelice e rassegnato.
Cardinale - Che sarebbe come dire : se non zuppa pan bagnato. Dico bene,
Canonico ? (Il Canonico ride sotto i baffi) In ogni caso, becco o
rassegnato, il tempo che avete trascorso in silenzio non depone a
vostro favore. Avete accettato il tradimento di vostra moglie, ren=
dendovene, in un certo senso, complice. Ed ora vorreste ribellarvi.
Per quale motivo ? Vostra moglie vi tradisce pi di prima ? Dovre=
ste enumerare, provandole, le fornicazioni giornaliere, settimanali,
o che so io... I giudici del Tribunale Ecclesiastico non saccontenta=
no di parole, vogliono prove. Il di lei amante ha cominciato a mal=
trattarvi ? Benissimo, prove e contro prove.
Guiccioli - Posso dimostrare che Lord Byron, lamante, congiura contro lo
Stato.
Cardinale - Lord Byron straniero, quindi intoccabile. Se fosse vostra moglie
a congiurare...
Guiccioli - Sono tutti cospiratori : mio suocero, mio cognato, Lord Byron, co=
me si pu escludere che anche mia moglie faccia parte della con=
giura ?
Cardinale - Prove, caro Conte, occorrono prove.
Guiccioli - Conosco i nomi e la data della prossima rivolta. So dove nascondono
le armi. Eminenza, posso offrirle tutto si un piatto dargento.
Cardinale - Comprese le nostre terre ?
Guiccioli - (Con un sospiro penoso) E sia.
Cardinale - (Al Canonico) Carta e penna.
(Buio.)

Scena V
(Cucina di Casa Guiccioli. Lampi e tuoni. Marietta e Rosina entrano di corsa con una cesta piena di panni.)
Marietta - (Ansando) Madona, ach fata corsa ! An in ps pi.
Rosina - Ai av fat apena in temp. Guerda, piov za. E coma chui d.
Marietta - Mo par furtona che tc avnuda te a dm una man, sin la ciapeva
tota. (Un tuono. Si segna) Quest mo l propi un timpurl cun i fioch.
Rosina - Lera da d chui avreb d la mla, u la cuveva za da du-tri d. Tan l
sint chld ad stanta ? Ui era unria mrza che a me um pareva ad
rispir de pur dpatt.
Marietta - Me stanta ai aveva qul tar da fe.
Rosina - Ohi, beata te.
Marietta - Mo set cap ? A j pas quasi tot la nota in bianch parch j duv
d una man a sarvidor de milord.
Rosina - Parch, va vi neca lo ?
Marietta - Us capes.
Rosina - Eh, za... Dop a tot quel chl sucs.
Marietta - Tra bavoll, vals e cas ai av ms a post una muntagna ad roba. A so
qu ch so un fas ds. Tot chi lvar... Mo sa sin faral ad tent l=
var ?
Rosina - Zert che in tuna cipa dmis t av neca te tu daf. Du sgombar i
sciantareb la schna a chiunque. Prema la Cuntissina, ads milord...
Marietta - Cun la Cuntissina sa vut ch sia st ? Un zocar in cunfront a quest.
La j tolt so soltant stret necessri : un quelch vst, un po ad bian=
car, quasi gnit.
Rosina - A scumet che cla carogna de Cont, slaves u lavreb mandda vi nuda
nda. Rab coma chl.
Marietta - Mo no, st bona. Chis quel chu j ciap. Ui avreb d neca pi tant,
miga una masa v, per quel chui tucheva par lez u glavreb d.La
j stda l chlan avl tu so gnit.
Rosina - La j fat b. Chus la tegna la su roba smardosa. Per la roba ad valor :
al culan, i brazalet, janel...
Marietta - No, no, sta tranqula, la roba ad valor la la j tolta so tota, immanch
quel chui spiteva. Ci, mo se tpns che lo u s ms in tla saca tot
la su dta pi tot quel chl avn dop, cun l un gn miga arms. In
fond la j tolt so sol quel chui aveva rigal su bab e su fradl. Am
arcord che quand che su fradl turn da Napoli, ui purt un anl
che Cont quand chu lavd dg .Cun chi bajoch chl spes,
sareb ste mei chlaves cumpr do psi.
Rosina - Do psi ?
Marietta - At degh che sora laveva un ss grs coma un v dpiz.
Rosina - (Si guarda le mani sconsolata) Me par un anl acs an avreb gnaca al
man adti. E ads indla andda ? A j sint d chl j andda a Fir=
za. L vera ?
Marietta - No, no, la j pasda da Firza, mo ads la j za a Pisa, in ca ad di su
amigh. Ins cun su bab e su fradl. Ta l sav che neca su bab e
su fradl j duv and vi ala svelta.
Rosina - A l magari sav. Ach fati robi ! I m det, sempar sl vera, che sin
sl spiceva a fe fagt, i javreb impich in piaza.
Marietta - Impich forsi no. Per u jin sareb stda dla bagnda neca par lutar.
La mi Rusina, a mtas contra i prit de guadagn u sin fa poch. J lu=
tar ch fa bl e catv temp ad qua e ad l. Se tai ve dr cun al boni
chis chin tlsa camp ad qua e che in tmenda in paradis adl. Mo
se ta ti met contra... (Taglia laria con le mani) u j linfran sia ad
qua che ad l.
Rosina - Quest l vera. Per, neca lutar... a fs ciap in te cvc !
Marietta - Ach cvc ? In aveva miga fat gnit, v.
Rosina - Ohi, a me i m det che quand ch j ciap i staseva parparend la ri=
voluzi.
Marietta - Mo sa vut ch stases parparend chi pol ingambarl ? Qui, da par s in
sareb b gnaca ad sufis ns, d ch te degh me. Pnsa che che d
ch duveva fe la rivoluzi, i pi jera and a caza in vala. A Ravena ui
era armast sol milord e fradl dla Cuntissina, chjaveva un gvul
par cavel. Qui, la rivoluzi in sa gnaca ind chl stga ad ca. Magari
i la fa fe a chjtar e intant i sta ala finstra. E pu sl va b, i dis chj
st lutar a fla, e sl va ml i ciud la su finstra e chi s visto, s
visto.
Rosina - Alora parch i j mand vi da Ravena ?
Marietta - Quist, la mi Rusina, j un tar per ad brag. T da sav che milord
a la Cisa ui staseva coma la bresa sora bgul. Alora sl pins
Cardinl Rusconi, chl on che quand chl durm l poch son ? U
s ms dacord cun Cont Guzar par fe and vi da Ravena la Cun=
tissina e tot la su fameja. Insoma l fat piza pulda. Via i Gamba,
via la Cuntissina, milord sa vut ch fza a Ravena ? E va vi neca
lo. Acs Cardinl Rusconi cun una fva l cip tot i piz chi j
scagarlva sora capl.
Rosina - E milord ads ind val ?
Marietta - Ind vut ch vega ? Landr a Pisa neca lo. I su amigh j l, la Cun=
tissina la j l, aqu la tra la cmza a scutei sota i p neca a lo...
(Entra Don Liborio.)
Don Liborio - El permesso ?
Marietta - Oh, Don Libori ! Cumla chl da stal prt ?
Don Liborio - A d la varit, me inc duveva and da untra prta. Per, pa=
send da qu impt, am so det : quasi quasi vegh a truv la Ma=
rietta. La pureta, la j sempar al da par s.
Marietta - (Scettica) E av saresuv ciap tot ste sturb sol par me ?
Don Liborio - E par chi, se no ? A ne saveva miga che inc ui fos neca la Rusi=
na a fet cumpagn.
Rosina - Me pu staseva propi par and vi.
Don Liborio - E parch pu tduvres and v ? Me e la Marietta an av miga gnit
da nascndar. La mi la j sol una visita ad curtes. Neca parch
sta vsta e sti cavel biench in um parmitareb tar. Un bichir ad be
su j, cvtar cicar ala bona sal spo fe, e me so in pian coma
una tavla.
Marietta - (Gli versa da bere) Quest l be. Per bsogna chav dega un qul,
Don Libori. Coma busdar an s gran che.
Rosina - (Sottovoce a Marietta) Mo sat vnal in tla mnt ? Tan sar miga
gvintda mata ?
Marietta - Don Libori l cap quel ch voi d. Vera chai av cap quel ch
voi d, Don Libori ?
Don Liborio - Effettivament... (Si raschia la gola) Effettivament, un n ch
sia avn propi sol par avd coma tst.
Marietta - Ads la va un po mei. E avlv scumtar che me cnos neca mutv
dla vostra visita ? Vo si ste mand aqu da on ch sta pi in lt ad
vo. E ch v sav se milord l incora aqu o l za and v. A de=
ghi b, o soja bla ?
Don Liborio - Td b, td b. Cun quest an voi miga d che tan sia bla. Tot
tar.
Marietta - Andegna Don Libori, lasegna perdar i cumplimnt e avnegna a
dunque. E milord l za fat al vals e prema ad sera sar fura da
vostar cpar. A siv cuntnt ?
Don Liborio - Guerda Marietta che me an n miga gnit contra che zovan. Anzi,
at dir che in tun zert sns al trov neca simptich. E fat l che
da quand chl avn a Ravena un n fat tar che cumbin di di=
sstar.
Rosina - Scus, mo me bsogna propi ch vega.
Marietta - Aspta immanch ch smta ad pivar.
Rosina - Not preocup. Sa staghi a ariv a ca ? Al salut Don Libori. (Piano a
Marietta) An voi truvm in di pastrocc. Te tscor trop par mi cara=
tar.
Marietta - Sa vut chai fza ? Me quel ch j in te cor, l in tla lengua.
(Rosina si copre la testa alla meglio ed esce.)
Don Liborio - (Dopo una pausa) E as sal ind ch va ?
Marietta - S fos un segret, stas pu tranquel chan uv direb gnit. Mo dato che
un n brsul un segret, parch il sa tot, a ve ps neca d. E p ch
sia dirt a Pisa.
Don Liborio - Parch propi Pisa ?
Marieta - O Don Libori, s stasegna zughend a i cvtar cant ? Landr a Pisa
parch a Pisa u j la su dona, no ? Via l, via lo, ads sar pu cun=
tnt.
Don Liborio - Us capes ch so cuntnt. Per tduvres sar cuntnta neca te,
parch un po ad puliz ogni tant l quel chui v. Queli gli
parson chal sporca tot quel chal toca. E al met da glidei stram=
paldi in tla tsta dla znta.
Marietta - A glidei chan al va dacord cun al nostri, chis parch al sp sem=
par strampaldi.
Don Liborio - U j dal rgul chal va rispetdi, specialmnt pu da qui ch du=
vreb d bon esempi. Se tot al don al fases quel chl j fat la
Cuntissina, mond sa gvintarbal ? Un mond sza murla, sza
timor ad Dio. E lo ? Sa jntral lo cun i problemi chai av in
Rumagna ? Lo lera un ospite ; e un ospite un n inci diret ad
cambi al regul dla ca dun tar. Za che on ch porta vi la moi
a on chu l tolt in ca coma amigh, un duvreb av gnaca diret
ad scrar. Lo mo inveci pritindeva ad fe la rivoluzi. Ai sarl
de fundamnt.
Marietta - Al savv Don Libori cham pias ? Am pias parch dg tot gna=
cvl da par vo. Av fas al dmandi e pu av das a glarspsti, acs
s sicur dav ras.
Don Liborio - Parch, forsi an n ras ?
Marietta - Coma no ! An av zent dal ras. U j sol un particulr ch fas cont
ad scurdval : nostar Signor u s d un zarvl a tsta. A me um
n d on, a vo uv n d un tar...Slaves avl ch rasunsum tot
a una manra, puteva fe dmanch ad dsan on pron. Av pral ?
Don Liborio - Che Signor um pardna, mo quel l st un grand sbi.
Marietta - Chi lo sa ? E sul aves fat parch l avl che ognon pnsa cun la
su tsta ?
Don Liborio - U s d un zarvl pron, quest l vera, per u s d neca dal
regul. Guerda janiml : in n inciona regula, per j djaniml.
Jman j difarnt. Prema ad tot, par janiml matrimoni un e=
sest e quindi al fmni al po and cun chi chui p. Anzi, a un
quelch masc u j ms in tla tsta al cran za fati : Mo ach fat
scurs am fet fe neca te ! E sar mei cham aveja, sin aqu chis
ind chand a fn. At salut Marietta.
Marietta - Al salut Don Libori. Al vest ? L sms ad pivar. Us ved che Si=
gnor l cuntnt neca lo dla ciacarda chai av fat. (Don Liborio la
guarda male ed esce in fretta) L pu avn a snasarl. Untra volta
limpra a tn ns a ca su.
(Buio.)

Scena VI
(Byron seduto a tavolino sta scrivendo. Entra Pietro.)
Byron - Pietro ! (Gli va incontro e lo abbraccia) Come sono contento di rive=
derti. Hai fatto buon viaggio ?
Pietro - Ho sfiancato due cavalli. Non vedevo lora di arrivare.
Byron - Allora, hai buone notizie ?
Pietro - Questa volta i romagnoli non mi hanno deluso. Un centinaio di uomini
pronto per partire per la Grecia.
Byron - E pi di quanto mi aspettassi. Hai fatto un buon lavoro, Pietro. Te ne
sono grato.
Pietro - La mia ricompensa lho gi avuta. Vedere che il seme che abbiamo
sparso in Romagna non andato perduto, ma ha germogliato nellani=
mo della gente, per me una gioia straordinaria. Capisci Byron ? Par=
lare di libert ed essere compresi, non incredibile ? Un popolo op=
presso che accetta di lottare, e morire se necessario, per un altro po=
polo di cui non sa nulla, tranne che anchesso anela alla libert, pi
di quanto un rivoluzionario possa desiderare.
Byron - Mi pare di vederlo il buon Russeau agitarsi nella sua tomba. Si, vec=
chio Jean Jacques, certe idee sono uragani che sconvolgono il mondo.
Passano sibilando sui confini posti dalla grettezza dei potenti e spazza=
no con la violenza di unalluvione i santuari delle tirannidi. La luce
squarcia le tenebre. Tremate sepolcri imbiancati, anche le pietre si sol=
leveranno contro di voi. Al lavoro Pietro, abbiamo ancora molte cose
da fare prima di partire. La nave sar pronta fra due settimane. Dob=
biamo radunare gli uomini, imbarcare armi e provviste...
Pietro - E Teresa ?
Byron - (Dopo una pausa) Vorrebbe partire con noi.
Pietro - Loimmaginavo.
Byron - E assurdo. Non posso portarla in Grecia con noi, in mezzo a pericoli
di ogni sorta. Dovrei badare pi a lei che a me stesso.
Pietro - Hai pensato che ne sar di lei ?
Byron - Ha minacciato di chiudersi in convento.
Teresa - (Entra e subito corre ad abbracciare il fratello) Pietro ! Quando sei ar=
rivato ?
Pietro - Ho ancora addosso la polvere del viaggio.
Teresa - Sono stata in pensiero per te. E stata una pazzia andare in Romagna.
E se ti avessero preso ?
Pietro - (Tra il serio e il faceto) Non potevano prendermi, c tanta gente che
ha ancora bisogno di me. Ora, se permettete, vi lascio. Avrei fame. A
pi tardi. (Esce.)
Teresa - (Dopo una pausa) E andata bene la missione di Pietro ?
Byron - (E ritornato alle proprie carte) Si, certo. Ha reclutato pi uomini di
quanti potessimo sperare.
Teresa - Questo significa che la partenza vicina.
Byron - Partiremo fra due settimane.
Teresa - Due settimane, il limite della mia felicit.
Byron - Anima mia, non sar un partenza definitiva. Fra qualche mese sar di
ritorno.
Teresa - Forse.
Byron - Appena possibile, te lo giuro. E come se dovessi andare in Inghilterra
a sbrigare un affare. Il tempo di andare, sistemare le cose e ritornare.
Sarebbe davvero un povero amore il nostro, se non sapesse resistere a
una breve lontananza.
Teresa - E lo scopo della mia vita questo povero amore.
Byron - Anche della mia. Ma devi capire che un uomo fatto anche di ideali.
Deve lasciare una traccia del suo passaggio su questa terra, o sar co=
me non fosse mai nato.
Teresa - Quando vedr crescere intorno a me lerba gialla della completa soli=
tudine, lultima cosa che vorr abbracciare sar il marmo del tuo mo=
numento.
Byron - E questo che vedi nel nostro futuro ?
Teresa - (Si stringe le braccia, quasi avesse freddo) Vedo le nostre vite giunte
a un bivio. E noi abbiamo scelto la strada che conduce allabisso. Do=
ve saremo fra un anno ? (Buio.)

Scena VII
(A destra la stessa scena dellinizio : Byron nel lettino, il I soldato addormentato
su una sedia. A sinistra, in un cono di luce, Teresa legge lultima lettera di By=
ron.)
Voce di Byron - Mio carissimo bene,
arrivata la primavera , oggi ho visto una rondine ; era tempo,
linverno stato umido anche qui in Grecia. Anima mia dol=
cissima, vivo per te sola, la tua immagine nel mio cuore ed
diventata una parte della mia vita, della mia anima. E se ci
fosse una vita dopo questa, anche nellaltra mia saresti mia.
Senza di te dove sarebbe il paradiso ? Piuttosto che il cielo
privo di te, preferirei linferno purch tu fossi con me. Bene
mio dolcissimo, io tremo scrivendoti, come tremai la prima
volta che ti vidi. E il mio cuore ha gli stessi palpiti. Amami,
amore mio, ma non come ti amo io perch ti renderebbe trop=
po infelice, nemmeno come merito perch sarebbe troppo po=
co ; amami come ti comander il tuo cuore. Quanto pi bea=
to di me questo foglio che tra pochi giorni sar nelle tue ma=
ni e forse potr essere portato vicino alle tue labbra ! Con que=
sta lusinga lo bacio prima di chiuderlo. Addio, anima mia.
(Il cono di luce si spegne. Resta in luce solo la parte destra del palcoscenico.)
II Soldato - (Entra e va a svegliare laltro) Vui...Vui... Svegiat chu s fat d.
I Soldato - (Insonnolito) Sl st ?
II Soldato - S vut ch sia st ? U s fat d neca inc.
I Soldato - E cun quest ?
II Soldato - Te fa coma chut p, me vegh avd s j chicosa da mtar sota
dnt.
I Soldato - Aspta ch vegn neca me.
II Soldato - (Accenna a Byron) E lo, com stal ?
I Soldato - Moh... E durmir. An l sint smases tota nota.
II Soldato - (Si avvicina a Byron) Par forza tan l sint smases. L mort.
I Soldato - Mort ? !
II Soldato - Viv un n no dsicur, un rispira pi.
I Soldato - E ads s fasegna ?
II Soldato - Quel ch fas ? A ciap la corsa e as farm soltant quand ch s
a ca nostra.
I Soldato - E lo al las aqu ?
II Soldato - Tan avr miga purttal dr ?
I Soldato - Al set che quasi quasi um fa cumpasi ? I dis chlaves un grand
inzegn.
II Soldato - E dgeva neca av un grand inzegn, mo ads landr neca lo a fe
la tra par i chvul coma tot chjtar. In fond la vita la j questa.

FINE