CABARENOIR

di

Vincenzo Buarne'



TESCHIO il fantasma maggiordomo
ZATRASIA il fantasma spaventoso
VANESIA il fantasma vanitoso
UTICA il fantasma bacchettone
ERESIO l’attore

PARTE PRIMA

SCENA PRIMA


TESCHIO
Fermati, lampo, dai luce al tempo,
qui, in questo tempio d’empie parole.
Voglio parlare, farmi capire,
dalle persone che stan qui a sedere.
Io sono Teschio, il maggiordomo,
non son cattivo, non sono buono,
viviamo in quattro in questo castello
forse sinistro, ma non certo bello,
vediamo il mondo, ma da altri cosmi,
in altre parole: siamo fantasmi
ZATRASIA
Per quanti secoli ancora dovrò resistere a questa tortura?
Ogni volta che piove è la medesima solfa: versi, poesie, trastulli eunuchi per gente senza midollo come te, Teschio.
TESCHIO
Perdonami, Zatrasia, ma nonostante siano passati oramai parecchi anni, il temporale mi fa sentire ancora bene. Non come un tempo, è chiaro, ma un po’ bene, un pochettino, un pochino, per benino.
VANESIA
Effettivamente sempre le stesse cose, le stesse cose, le stesse cose.......
UTICA
Cambia un po’, Teschio, rischi di annoiare.
ZATRASIA
Io detesto il temporale, non lo sopporto, non lo si deve nominare in mia presenza.
UTICA
Adesso esageri, Zatrasia, il temporale per noi è come una festa, che ne so, un battesimo, un matrimonio.....
VANESIA
Di più. È il momento in cui tutti ci temono, ci intravedono tra i lampi ed hanno paura di noi.
TESCHIO
E noi sappiamo di esistere. Per un momento soltanto, lo so. Domani il sole farà scordare ogni cosa, tranne i bambini e gli attori nessuno sentirà più vera quell’inquietudine che li ha fatti sentire così bene.
UTICA
Il temporale è la tregua che ci viene concessa.
VANESIA
Il temporale è luce sulla nostra vanità.
TESCHIO
Il temporale è la goccia che racchiude tutta l’acqua.
ZATRASIA
Il temporale è lavoro per noi, lavoro, lavoro soltanto.
TESCHIO
Cosa significa lavoro?
VANESIA
Che vuoi dire?
UTICA
Sii più chiara.
ZATRASIA
Significa che col temporale, da che mondo è mondo, c’è stato sempre qualche ignobile sprovveduto che ha voluto sfidare l’ira delle intemperie, e, dopo un certo vagare, arresosi, si è rivolto qui per cercare aiuto, come se noi potessimo aiutare qualcuno..... sarebbe davvero bella.
TESCHIO
Noi possiamo giusto sparire e non farci vedere per non provocare paura all’ospite.
VANESIA
Oppure apparire per farsi corteggiare, poi farlo addormentare, divenire un sogno nel suo futuro
UTICA
Oppure domandare se lui sa come fare per andarsene di qui.
ZATRASIA
La cosa più bella è comunque poterlo spaventare, farlo fuggire. Da noi? no, da se stesso, infatti non dirà mai a nessuno di essere fuggito di fronte a noi. No. Solo per suggestione.
UTICA
Ma non sarebbe meglio cercare di capire come andarcene?
VANESIA
Tu lo sapevi, a te fu rivelato perché lo svelassi a noi, ma tu te ne sei scordata.
UTICA
È vero.
TESCHIO
Certo che è vero.
UTICA
Perdonatemi, vi prego.
ZATRASIA
Mai.
TESCHIO
Che potrei fare per far sì che il tempo rimanesse confuso?
TUTTI
Il tè.
TESCHIO
Il tè per chi?
TUTTI
Il tè per te.
TESCHIO
Il tè per chi? Il tè per te. Il tè per me. Il tè per me? No, io voglio fare qualcosa per voi. Forza, ragazze, chiedetemi qualcosa.
UTICA
Ma, sai, per me va bene il tè.
TESCHIO
Ah, tu per te prenoti un tè.
VANESIA
Che male c’è.... Anche per me, se poi ce n’è, versa del tè.
TESCHIO
Quindi io vado e verso per tre un prelibato e aromatico tè.
ZATRASIA
Non ho capito se ce l’hai con me. Anch’io la voglio una tazza di tè.
Se lo prepari soltanto per tre a restar senza sarai proprio te. (Teschio esce)


SCENA SECONDA


ZATRASIA
Già me lo vedo.....
VANESIA-UTICA
Chi è che ti vedi?
ZATRASIA
Lo sprovveduto. La pioggia impazza, i lampi ghiacciano, i tuoni urlano di non uscire, ma lui, testardo, non vuol sentire.
VANESIA
Senti, ma è giovane lo sprovveduto?
ZATRASIA
Certo ch’è giovane.
UTICA
Son sempre giovani gli sprovveduti.
VANESIA
Giovani e belli.
UTICA
Sono gioielli.
ZATRASIA
C’è anche una donna.
VANESIA
Come una donna?
ZATRASIA
Ma sì, una donna, continua a pregare di non andare, di non partire,
non so se madre, sposa, sorella.
Lui non l’ascolta, scende per strada,
sale su un’auto che sembra un ombrello
tanto che al primo gesto di chiave
sembra che rida del tentativo
che fa quell’uomo di metterla in moto.
poi a poco a poco, con rassegnazione
avvia il lamento del proprio motore.
UTICA
Smettiamola di esprimerci in versi, se no poi ci viene a noia.
ZATRASIA
Sempre così, io lo sapevo, vengono a noia i versi miei. Sopporto per giorni le sparate querule di quella smorfiosa......
VANESIA
Io?
UTICA
Certo, Vanesia, parla di te, di chi se no?
ZATRASIA
In quanto a Utica io vivo nella disperazione che mi procuri l’impotenza di non poter uccidere un fantasma.
UTICA
Non vedo perché?
VANESIA
Se siamo qui lo dobbiamo a te. Tu hai sentito le istruzioni per andar via, ma la pergamena l’hai perduta, il testo dimenticato, se avrò un’altra vita, un giorno ti cercherò per ucciderti.
UTICA
Tornerò in vita per rifare il fantasma?
ZATRASIA
Basta, smettetela. Tanto più che l’atteso visitatore si sta avvicinando
VANESIA
Ma sul serio dici che un uomo giovane e bello si sta avvicinando qui?
ZATRASIA
Ho detto: uomo. Ho detto: si avvicina. Giovane, ho detto. Ma bello no. Bello l’hai detto solo tu.
VANESIA
Non ti arrabbiare, m’era sembrato di capire che fosse bello, il che non guasta, oltre che giovane e sprovveduto.
UTICA
Ma non direte sul serio.....
ZATRASIA
La pioggia inonda il vetro
UTICA
Che un uomo.......
ZATRASIA
Ansia, respiro che appanna il visibile
UTICA
Un uomo vivo per di più..........
ZATRASIA
Filo di fumo, nato dal motore, che si trasforma in nube
UTICA
Sta venendo qui?
ZATRASIA
Il gran vociare della tempesta sembra silenzio di quelli terribili
quando il motore non ne vuol più sapere.
UTICA
Dovremo renderci invisibili.
VANESIA
Se è un bell’uomo io mi farò vedere.
ZATRASIA
Vede il castello in lontananza.
UTICA
Odio restare invisibile per ore.
ZATRASIA
S’inoltra, si sfianca.
UTICA
Mi fa sentire male.
ZATRASIA
Poi giunge, la mano si tende.

(suono).

SCENA TERZA


TESCHIO
Hanno suonato?
VANESIA
Hanno suonato. Hanno suonato.
TESCHIO
Chi può mai essere?
VANESIA
Un temerario.
ZATRASIA
Un imbecille.
UTICA
Se entrano in casa ci toccherà stare invisibili chissà per quanto tempo.
TESCHIO
Per Bacco. È già un bel pezzo che nessuno si avventura qui.
VANESIA
L’ultimo ospite lo ricevemmo una ventina d’anni fa.
ZATRASIA
Quello scienziato mezzo matto.
VANESIA
Era carino, però.
UTICA
Ci toccò restare invisibili per tre giorni. poveri i miei reumatismi.
TESCHIO
Meno male che lo spaventammo.
ZATRASIA
Già, come al solito toccò a me apparirgli all’improvviso parlando in latino come una forsennata.
UTICA
Ti riesce così bene......
VANESIA
Sei un portento.
TESCHIO
Che ne sapete voi di latino?
VANESIA
Bè, si intuisce, no?
UTICA
Intanto, grazie al latino, buono o scarso che fosse abbiam tirato il fiato
ZATRASIA
Lo scienziato è fuggito a gambe levate lasciando qui tutte le sue cose
TESCHIO
Non è più tornato a riprenderle e dubito che tornerà.
(suono)
UTICA
Allora che si fa?
ZATRASIA
Si tiene il fiato
TESCHIO
Invisibili dunque?
VANESIA
Invisibili, certo.
ZATRASIA
Ho detto si tiene il fiato. Tu, Teschio, intanto, porta a compimento il tuo lavoro. Portaci questo tè.
TESCHIO
E se lui entra?
ZATRASIA
Stai tranquillo, non ti vedrà.
(suono)
VANESIA
Tra poco l’intrepido scavalcherà le mura.
ZATRASIA
Forza, sorelle, apnea.
UTICA
Poveri i miei polmoni.......

SCENA QUARTA


ERESIO
C’è nessuno? È permesso? Ma guarda se è il modo di trattare gli ospiti...... Ti aprono la porta e non trovi nessuno ad accoglierti. Bel modo di trattare i clienti. E se fosse un’abitazione...... Tanto peggio.... non si apre la porta ad uno sconosciuto lasciandogli la propria casa in balia.
(accorgendosi di Zatrasia)
Perdonatemi, signora, non vi avevo veduta. (Che donna.........)
VANESIA
Zatrasia, parla con te questo?
ERESIO
Signora, incontrare voi è la cosa più bella che mi sia capitata in tutta la giornata e sotto il sole voi siete una delle creature più incantevoli ch’io abbia mai veduto in assoluto.
ZATRASIA
Bè, non so come, ma ho l’impressione che dica proprio a me.
UTICA
Dunque ci vede?
ERESIO
Non sapete come, signora, perché non potete vedere la luce che è in voi.
ZATRASIA
Ci vede, ci vede, e a giudicare da quello che dice si può asserire che ci vede anche piuttosto bene.
VANESIA
Avevi ragione, sai, Zatrasia. Uomo, giovane, ma bello proprio non si può dire.

SCENA QUINTA

TESCHIO
Bando alle ciance, ecco il tè.
ERESIO
Oh benissimo, cameriere, mi porti qualcosa di caldo che sono intirizzito e mi prepari una camera.
TESCHIO
(Preso dalle convulsioni getta per aria il vassoio con le tazze ed urla come un forsennato)
Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh............................. Ma ci vede
TUTTE
Ci vede, ci vede
UTICA
Insomma, ora potremo perlomeno respirare, o no?
VANESIA
E respira, respira.
ERESIO
Giovanotto, perché vi spaventate tanto, non sarò così brutto da impressionare, spero.
TESCHIO
Non avvicinatevi, non toccatemi.
ERESIO
Ma che maniere sono queste? Non sono mica un fantasma......Questo non è il modo di trattare un cliente che chiede asilo per la notte.
UTICA
C’è un equivoco, signore. Questo non è un albergo, questa è la nostra casa.
ERESIO
Ma voi dite sul serio? Sono mortificato, vi chiedo perdono.

VANESIA
Non avete nulla da farvi perdonare. Il fatto che questa sia la nostra casa non vi rende meno gradito ospite.
UTICA
Non fate caso a Teschio, il nostro maggiordomo, è un po’ suonato. È convinto che il mondo sia sparito.
TESCHIO
Interessante.
ERESIO
Proprio così.
VANESIA
Alla morte dei suoi genitori lo prendemmo con noi per evitare che si perdesse nel mondo e gli venisse fatto del male
TESCHIO
Anime tenere.
ERESIO
Io mi chiamo Eresio. Sono un attore. Ero in viaggio per raggiungere un luogo che è troppo lontano oramai. La mia vecchia auto non ha avuto ragione della tempesta che ci ha accolti, in altre parole: si è fermata. Ho visto questo castello e ho creduto che fosse un albergo. Ecco perché mi sono permesso di infierire tanto duramente con il vostro maggiordomo. Me ne scuso ancora con voi e con lui. Vi chiedo di darmi riparo fino al cessare della tempesta, poi tenterò di riparare la mia auto e tornare indietro.
TESCHIO
Siete gentile, perdonate la mia reazione avventata di poc’anzi.
VANESIA
Teschio, prepara il bagno per il signore e indicagli dove sarà la sua camera. Più tardi passerò a controllare che sia tutto in ordine.
ERESIO
Passerete voi in persona, signora?
VANESIA
Naturalmente solo se questo vi procurerà piacere.
ERESIO
Non piacere, signora, il che sarebbe offensivo nei vostri confronti, ma come un rito sacro sarà per me una vostra visita.
VANESIA
Da vere maleducate abbiamo omesso di presentarci.
Io son Vanesia, detta la bella
ma non è un vanto quello che ostento
non mi dovete creder civetta
furon gli uomini, i giovanotti
che passan sotto le mie finestre
a dirmi bella per antonomasia
ma voi potete chiamarmi Vanesia.
UTICA
Io sono Utica, detta distratta
sono svampita, ma non sono matta,
dalle paure dovete esser spoglio
vedendo sogni anche da sveglio.
TESCHIO
Io sono Teschio, coltivo vischio
mi si rintraccia facendo un bel fischio
e sono buono, cattivo, carogna,
sfidi i nemici con lame di Spagna,
amo la valle e la montagna
amo la gente che ancora sogna.
ZATRASIA
Sono scontrosa, sono Zatrasia,
ho il cuore duro come l’ardesia,
sto con la gente malvolentieri
non solo voi, ma anche questi signori
perciò non seccatemi, mi fa andar fuori
io voglio solo e soltanto dei fioriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii......................
TESCHIO
Non badate a quell’isterica mangiafioridipendente.
Venite, vi accompagno
ERESIO
Che donna, però non ne fanno più. L’ho vista subito.
VANESIA
Ma avete visto solo lei?
ERESIO
L’occhio spesso si appaga facilmente e gode delle bellezze che lì intorno gli si offrono.
Ma quando avrò visto voi, signora, dopo la vostra visita, io sarò cieco temo per molto tempo.
A più tardi. Signora Utica vi lascio la buonanotte.
UTICA
Buonanotte, signor Eresio.
VANESIA
A più tardi.

SCENA SESTA

ZATRASIA
E adesso che si fa?
VANESIA
Che vuoi fare?
ZATRASIA
Ma come che vuoi fare..... Quello ci vede e tu mi chiedi che voglio fare........Voglio capire chi è, come è possibile che ci veda, da dove viene, ma soprattutto che cavolo ci è venuto a fare qui.
UTICA
Ma per rispondere a tutte queste domande ci vorrà un mese.
ZATRASIA
A proposito, c’è una domanda alla quale voglio una risposta subito. Chi è stato ad aprirgli la porta?
VANESIA-UTICA
La porta?
ZATRASIA
La porta. Avete capito benissimo.
VANESIA
Avrà scavalcato le mura.
ZATRASIA
No, Vanesia la bella per antonomasia. Ha detto: “S’è aperta la porta e non c’era nessuno ad accogliermi”.
UTICA
Voleva pure la marcia trionfale.......
ZATRASIA
Non tergiversare, Utica, la distratta. Voglio sapere chi gli ha aperto.
VANESIA
Io non lo so. Sarà stato Teschio.
ZATRASIA
Ne dubito. Comunque glielo voglio domandare.
UTICA
Stai dicendo in un bel modo che non ti fidi di noi........

ZATRASIA
Ah, l’ho detto in un bel modo?
VANESIA
Ma potrebbe esser stato chiunque, perfino io.
ZATRASIA
Ma non mi dire....... sarei sorpresa da una simile eventualità..........
UTICA
Che c’entra...... Una sente suonare e apre d’istinto senza farci caso
ZATRASIA
Certo, è un porto di mare questa casa..... In sessant’anni ci saranno passate perlomeno tre persone. Con tanta confusione uno non si ricorda se ha aperto la porta oppure no.
VANESIA
Ma veniva giù un’acqua apocalittica. Il poverino aspettava sotto quel tormento.
UTICA
Siamo fantasmi, non mostri.
ZATRASIA
Tutta questa sensibilità è commovente. la verità è un’altra. Siete curiosi in maniera stomachevole, anzi, siete stomachevoli in maniera curiosa. Ma rimane il problema principale...... quello come fa a vederci quando teniamo il fiato. Nella migliore delle ipotesi è un fantasma anche lui, e allora non capisco tutta questa farsa, lo dica e buonanotte. Ma tutte le altre ipotesi formulabili non rappresentano nulla di buono per noi.
VANESIA
E se avessimo perso la possibilità di sparire?
ZATRASIA
Allora inizierebbe per noi un calvario terribile, e capiremmo quanto sanno essere cattivi i vivi.
UTICA
Cosa consigli di fare?
ZATRASIA
Non so. Mi ritiro per il momento nelle mie stanze, cercherò tra i miei libri una risposta a questo mistero. Intanto voi usate prudenza. In quanto a te, Vanesia, non penserai davvero di condurti fino alla sua camera da letto?
VANESIA
Non lo farò. Ma mi concederai perlomeno di pensarci.
ZATRASIA
Ti ricordo che i vivi dalle donne cercano cose che tu non puoi offrire nonostante le tue smancerie.
VANESIA
È inutile che ti ostini a ricordarmi ciò che purtroppo so benissimo da me. E pensare che da vive le donne fanno tante storie.....che rabbia......
ZATRASIA
Cuociti pure a dovere nella tua rabbia A me basta che tu non ti avvicini alla sua camera.
VANESIA
Neppure per una buonanotte?
ZATRASIA
Neppure.
UTICA
Come si dice: tanto va la gatta al lardo.....
VANESIA
Ti proibisco di citare proverbi in mia presenza.
UTICA
I proverbi sono la saggezza dei vecchi, ricordatelo, e non sbagliano mai.
VANESIA
Vai a dormire, bacchettona.
ZATRASIA
Se non smettete subito i vostri latrati vi trasformerò in due pesci rossi.

UTICA
Perché proprio due pesci rossi?
ZATRASIA
Per farvi tacere a colori, befane.

SCENA SETTIMA


ZATRASIA
Forse ho trovato. Ci siamo impigriti dopo tanta inattività. Non ci siamo concentrati abbastanza e lui ne ha approfittato. Ci vuole più preparazione. Mancano ancora quattro ore all’alba, quando lui si sveglierà noi saremo in apnea da almeno due ore.
UTICA
Due ore senza respirare?
VANESIA
Sei la solita irresponsabile, Utica. Qui è in gioco la nostra dignità di fantasmi.
TESCHIO
Sono d’accordo. In duecentoquindici anni questa è la prima volta che mi sento umiliato in questo modo.
ZATRASIA
Non datevi pensiero. Quando quello si sveglierà noi saremo pronti ad accoglierlo
VANESIA
Quando volete cominciare?
TESCHIO
Per me va bene anche subito.
UTICA
Subito? Ma se mancano quattro ore all’alba, dovremo restare senza respirare almeno per otto.......
TESCHIO
Magari è mattiniero.
VANESIA
Oh, questo è impossibile. È un attore......
TUTTI
Ah già.
UTICA
io proporrei di dormire un paio d’ore. Gioverà alla concentrazione.
TESCHIO
Dormire? Mi fai ridere..... Come si può dormire di fronte ad una situazione così complessa.....
UTICA
Ora ti senti la fregola. Ma è nel momento opportuno che si deve essere svegli. Lo so anch’io che adesso non avete sonno. La sera leoni, la mattina...............................
ZATRASIA
Smettila coi tuoi ritornelli. Sediamoci intorno al tavolo e facciamo gli esercizi di concentrazione. Domani il nostro attore sarà smontato come un burattino.
TESCHIO
Lo rivolteremo come un guanto.
VANESIA
Non spaventiamolo troppo però, in fondo è un simpaticone.
ZATRASIA
Sì, come te.
TESCHIO
Forza, non perdiamo tempo.
UTICA
Quanta pazienza ci vuole.

ZATRASIA
Utica, taci. Forza, ci siete?
Chiudete gli occhi
immaginate di essere specchi
che non riflettono immagini piene
ma solo ombre che sembrano icone
vagate piano con i pensieri
che illuminandovi assomigliano a fari.
Chiudete gli occhi
state in silenzio
e il suo risveglio sarà per noi assenzio.

SCENA OTTAVA

(Mattina inoltrata. I fantasmi sono addormentati sul tavolo. Suono di campanello. Tutti e quattro si levano di scatto, si guardano ed urlano come ossessi)
TUTTI
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhh....................
ZATRASIA
No no no no (continua)
UTICA
Ci siamo addormentati, io l’avevo detto........
TESCHIO
Taci.
ZATRASIA
No no no no no
VANESIA
Abbiamo dichiarato guerra al mondo e siamo stati sconfitti da noi stessi.
TESCHIO
Come fantasmi abbiam toccato il fondo cadendo addormentati come fessi.
UTICA
Io ve l’ho detto che non son capaci di stare insieme sonno e azioni audaci.
VANESIA-TESCHIO
Taci.
ZATRASIA
No no no no no
(Suono. Silenzio)
Teschio, va a vedere chi è.
TESCHIO
Da solo? Mai.
VANESIA
Non essere sciocco. Chi vuoi che sia?
UTICA
Sarà lui.
TESCHIO
Appunto per questo non ci voglio andare.
ZATRASIA
Ho sempre sentito dire che i vivi hanno paura dei fantasmi. È la prima volta che mi capita di vedere un fantasma che ha paura di un vivo. Ti dovresti vergognare, Teschio.
VANESIA-UTICA
Ti dovresti vergognare, Teschio.
(Suono)

TESCHIO
E va bene. Vado. Ma se dovessi gridare correte in mio soccorso. Intesi?

TUTTE
Intesi.
TESCHIO
Allora vado?
ZATRASIA
E vai, vai, vaiiiiiiiii. Maledetto tu..... maledetto il campanello...... maledetto.......aahhhhhhhhhhhh..........
(Teschio esce)
Oooooooohhhhhhhhhhhhh.

SCENA NONA

VANESIA
E se non fosse lui? Se fosse un altro?
UTICA-ZATRASIA
Un altro?
VANESIA
Sì, un altro.
UTICA
Non ci vedrebbe.
VANESIA-ZATRASIA
Perché?
UTICA
Dopo tutti gli esercizi che abbiam fatto...........
ZATRASIA
Non mi sfottere.
VANESIA
Non la sfottere.
VANESIA-ZATRASIA
Non ci sfottere.
ZATRASIA
Per avere pace a questa rabbia atroce dovrei prenderti a calci da qui fino alla fine dei tempi
VANESIA
E pizzicotti come tenaglie, tanti quanti sono le gocce di cui è composto l’oceano.
ZATRASIA
E tu ti permetti di sfottere, di criticare.... Ma io dico no, dico no. Hai capito: io dico noooooooo
ERESIO
Avete detto no, signora?
ZATRASIA
No.
ERESIO
E no non dovrete dire a questo omaggio che mi sono permesso di portare per voi.
ZATRASIA
Qualunque cosa sia ve la farò mangiare.
ERESIO
Signora, non volevo offendervi recandovi questo mazzo di fiori.
ZATRASIA
Fiori?
TUTTI
Fiori?

ERESIO
Eh, fiori, che male c’è?
ZATRASIA
Ma nessun male, ma che dite, date qua. Siete gentile, signor.... non ricordo il vostro nome.
ERESIO
Eresio.
ZATRASIA
Oh, non ha importanza, non dite niente. Di fronte ai fiori io mi sento come l’Africa.
ERESIO
Come l’Africa, signora?
ZATRASIA
Come l’Africa.
TUTTI
Maledetta mangiafioridipendente.
ZATRASIA
Avete ragione. Vediamo...... quanti sono............... oooooooooohhhhhh, signor............ non mi ricordo come.
ERESIO
Eresio.
ZATRASIA
Ma non ha importanza, vi dico. Non diventate volgare. Avete avuto un’idea, non sprecatela subito.
Comunque, voglio essere generosa. ne darò uno a Teschio, anzi due, se no non dovrei darne a Utica, alla quale ne darò uno, tre per Vanesia, la bella per antonomasia. Ed ora permettiate che mi ritiri nelle mie camere, non ho assolutamente dormito questa notte.
VANESIA
Ma pensa.... la stessa cosa è successa a me.
TESCHIO
Uuuuuuuuuhhhhhhhhhh........... non ditemi niente Io poi, lo sapete, ho paura del temporale e non son riuscito a chiudere occhio. Anzi, sapete che vi dico? Anch’io vado a fare un pisolino.
VANESIA
Eh, certo, anch’io. Voglio essere in forma stasera per il nostro ospite.
UTICA
La sera leoni, la mattina............
TUTTI
Taci.
ZATRASIA
Ci vediamo più tardi. (continua)
VANESIA
A più tardi. (continua)
UTICA
La sera leoni, la mattina..... (continua)
TESCHIO
Taci. (continua)
ERESIO
Io no, anzi, ho dormito benissimo, non so come dire, era parecchio che non dormivo così. Saranno stati i materassi, sarà stato questo silenzio, che è veramente magnifico, dovreste farmi sapere da dove lo fate arrivare. Se non è troppo caro ne prenderei un po’ anch’io per me. Mi piace il silenzio, a volte. Ti permette di ascoltare. Io, in definitiva, dico che se uno dovesse guardare quello che c’è non vedrebbe niente. Davvero..... Anche voi..... se dovessi guardarvi per quelli che siete probabilmente non vi vedrei. Come degli spettri, dei fantasmi. Ma sono un attore. Quello che vedo non mi è dato d’esprimere. Lo so che pur non vedendo quel che mi sta intorno vedo quello che ho dentro, vedo quello che è dentro, ma son rimasto solo. Bè, non importa, andrò a cercare di far partire il mio motore.

SCENA DECIMA

UTICA
Dove siete stati? Siete via da tre ore.

TESCHIO
Io sono stato al paese oltre il bosco. Sono entrato dentro una locanda fumosa e puzzolente trattenendo il respiro come di solito facciamo quando vogliamo sparire.
TUTTE
E allora?
TESCHIO
Allora ho avuto come la sensazione che mi vedessero tutti.
TUTTE
No.
TESCHIO
Sì.
UTICA
E che hai fatto?
TESCHIO
Mi sono avvicinato ad un tavolo occupato da un omaccione simile ad un gorilla che ruttava e rideva e bestemmiava alle mosche. Davanti a lui un boccale stracolmo della sua schifosa birra. Ed io....
TUTTE
E tu?
TESCHIO
Dopo aver sputato dentro al suo bicchiere, mi sono chiuso gli occhi e riparato il viso con le mani perché temevo di ricevere una quantità di botte che ad un fantasma non dovrebbero far male. Ma hai visto mai che di questi tempi... non so se mi spiego.... insomma, per farla breve, quando ho riaperto gli occhi quello beveva la sua birra e il mio condimento con gusto. Mi avvicinai ad un centimetro dalla sua faccia, ma lui rimaneva come un imbecille a guardare davanti....... insomma, non mi vedeva, né lui, né nessun altro lì dentro.
ZATRASIA
Anch’io non ho avuto sorte diversa. Ho passato tutte le case dei contadini: sono entrata, uscita, ho fatto disastri sempre passando inosservata. Nessuno, nessuno che abbia visto. Nessuno che abbia notato manco un’ombra di me. Eppure lasciavo il fiato di tanto in tanto per vedere, per capire. Niente, non mi vedevano, non mi ha visto nessuno.
UTICA
Sembra che ti dispiaccia.
ZATRASIA
Non mi dispiace affatto, carina, solo che ancor di più mi chiedo costui come fa a vederci. Io stessa sono entrata in un liceo, mi sono seduta sulla cattedra di un’insegnante. Niente. Quello continuava noiosamente a spiegare, pensate un po’, la materia, oltre al danno la beffa. Ho dato vita allora a un vero e proprio spogliarello di fronte a quella platea di allievi tutti giovanotti. Mi muovevo sinuosamente, mi toglievo con malizia i vestiti. Niente.
VANESIA
Scommetto che se ci fossi stata io avrebbero fischiato come treni.
ZATRASIA
Ma se ti dico che non mi vedevano.
VANESIA
Avrebbero fischiato d’istinto come sentendo nell’aria il calore della fatale Vanesia.
TUTTI
La bella per antonomasia.
UTICA
Non c’era mica bisogno di fare tanta strada per sapere se gli altri ci vedono o no. Bastava esporsi ad uno specchio.
TESCHIO
Oh, no. Mi fanno impressione gli specchi.
ZATRASIA
Taci, razza di mollicone. Che c’entrano gli specchi?
UTICA
Non riflettono le nostre immagini quando siamo invisibili.
VANESIA
Ehm.... bel problema.... come farò a restare tanto tempo senza vedermi...
ZATRASIA
Vedi se riesci a resistere, povera piccola.
VANESIA
Ci proverò.
TESCHIO
Eppure è parecchio che siamo concentrati. Ognuno di noi ha avuto la certezza che le ruggini, se di questo si trattava, ce le siamo tolte di dosso. Quando arriva se non ci vedrà....
ZATRASIA
Non ci vedrà. Non deve vederci.
TESCHIO
D’accordo, non ci vedrà. Applicheremo un classico per noi fantasmi.
UTICA
Cioè?
TESCHIO
L’aggressione.
ZATRASIA-VANESIA
Uaaaaaaahhhhhhh!!!!
UTICA
Eeeehhhh...... l’aggressione....... non me la ricordo più.
ZATRASIA
Tanto per cambiare. L’aggressione è quella forma di assalto ai vivi che può essere esternato da due o più fantasmi. Consiste nel solleticare freneticamente il malcapitato che, non capendo da cosa gli deriva quello stato, rischia di impazzire.
VANESIA
E noi lo faremo impazzire?
ZATRASIA
Lo uccideremo se sarà necessario.
UTICA
Sei spietata.
ZATRASIA
La tengo tutta per te la mia pietà, ma non basta mai.
TESCHIO
Silenzio. Sta arrivando. Concentratevi. Preparatevi all’assalto.

SCENA UNDICESIMA

(Si mettono in attesa del suo arrivo pronti ad aggredirlo, ma lui arriva alle loro spalle).

ERESIO
Buonasera a tutti.
ZATRASIA
Merda.
UTICA
Che ti succede?

ZATRASIA
Che significa che mi succede? Lo vedi anche tu quello che succede, no?
ERESIO
Spero abbiate riposato bene?
ZATRASIA
Non molto, non molto, grazie.
VANESIA
Si può sapere con chi stai parlando?
ZATRASIA
Come con chi sto parlando?
VANESIA
Io non vedo nessuno.
ERESIO
Non avete detto così, signora, ieri sera durante la vostra visita.
ZATRASIA
Ah, è andata.
VANESIA
Andata dove? Andata chi?
ZATRASIA
Dimmelo tu dove sei andata ieri sera.
VANESIA
A letto, naturalmente.
ZATRASIA
Nel letto di chi?
VANESIA
Nel mio, purtroppo.
ZATRASIA
E al nostro ospite non sei passata neppure per fare un salutino?
VANESIA
Ma per chi mi hai presa? Primavere e inverni sufficienti a polverizzare un foresta è la distanza che mi separa dalla stanza di quel tale.
ZATRASIA
E glielo dici così sulla faccia senza un minimo di pudore?
VANESIA
Qui? Perché dov’è?
ERESIO
Seguitate pure a non vedermi, signora. È giusto così. La vostra bellezza ve lo consente.
Ma ricordate quello che vi ho detto questa notte: le persone non si devono nulla. S’incontrano, si prendono per mano, fanno un pezzo di strada insieme, e poi si lasciano senza doversi nulla
ZATRASIA
Addirittura........
VANESIA
Secondo me, Zatrasia, tu vaneggi.
ZATRASIA
Capisci, Teschio? Io vaneggio. Non c’è nessuno oltre a noi in questa stanza. Sono io che vaneggio.
TESCHIO
Ma non prenderla subito così, Zatrasia. Non è che vaneggi. Sei stanca. Il nostro ospite ci ha messi in apprensione, tu non hai dormito.
ERESIO
Ah, vi ho messo in apprensione? Potevate dirmelo che ero di disturbo. Sarei andato oltre.
ZATRASIA
Ma no, signor.... non mi ricordo come vi chiamate..... voi non siete di disturbo, anzi, portate una nota di novità alla nostra vita eternamente uguale. Il fatto è che non essendo abituati a veder gente abbiam bisogno di un po’ di tempo per essere a nostro agio con gli estranei.
VANESIA
Zatrasia, smettila di fare l’isterica. Potrebbe arrivare da un momento all’altro. Poi dici che non siamo concentrati.
ERESIO
Visto che vi piacciono tanto, ho colto questi fiori per voi.
ZATRASIA
Fiori? Vi ringrazio.
TESCHIO
Chi ti ha dato quei fiori?
ZATRASIA
Lui. Non mi ricordo mai come si chiama.......
TUTTI
Eresio!
TESCHIO
Da dove siete passato?
ERESIO
Attraverso il muro. Sapete, io sono un fantasma e passo attraverso i muri. Ma da dove volete che sia passato. Sono passato dalla porta. Bè, se permettete io vado a cambiarmi d’abito. Sarò puntuale per la cena.

SCENA DODICESIMA


ZATRASIA
Ma veramente voi non lo vedevate?
UTICA
Ma veramente lui era qui?
VANESIA
Ma veramente ha sentito quello che ho detto di lui?
TESCHIO
Ma veramente ci vedeva?
ZATRASIA
Veramente, veramente, veramente. Chi è, da dove viene, dove vuole andare?
UTICA
Eterne domande.
ZATRASIA
Aaaahhhhhhhhhhhhhhhh................
TESCHIO
Stop. Ci resta solo la cena.
TUTTI
Per fare?
TESCHIO
Per spaventarlo a morte.
VANESIA
Tu dici l’horror-dinner?
UTICA
La cena dell’orrore.....
ZATRASIA
Taci. Taci. Taci. Taci. E sia per l’horror-dinner.
TUTTI
E sia per l’horror-dinner.
SCENA TREDICESIMA
TESCHIO
La sua fuga sarà tale
che il tempo di arrivare
lì, dov’è che deve andare
sarà breve e assai inferiore
di quel che dovrà servire
a un pilota, a un aviatore.
TUTTI
Horror-dinner! Horror-dinner! Brindiamo all’horror-dinner!
VANESIA
Gli toccherà vedere
quello che sanno fare
ombre come noi, serie
a chi le vuol sfidare.
TUTTI
Horror-dinner! Horror-dinner! Brindiamo all’horror-dinner!
ZATRASIA
Non ci dovrà sfuggire.
Prima ci dovrà spiegare
come mai ci può vedere,
qui che c’è venuto a fare.
Ed al sol nostro apparire
sarà pieno di terrore
che darà risposte chiare
a quel che noi vorrem sapere.
TUTTI
Dinner! Dinner! Horror-dinner! Dinner! Dinner! Horror-dinner!
UTICA
Si poteva anche aspettare
prima di intervenire
in maniera radicale.
Mi faceva divertire
perché è un po’ particolare.
TUTTI
Dinner! Dinner! Dinner! Dinner!
Horror-dinner! Horror-dinner!
ZATRASIA
Bene. Ognuno vada a prepararsi nella sua camera. Tra mezz’ora, puntuali, a tavola. Oh, Vanesia, ti raccomando di non confondere stanza. È nella tua che devi andare a prepararti.
VANESIA
A cosa devo questa raccomandazione?
ZATRASIA
A nulla la devi. Non so come dire...... le persone non si devono nulla. S’incontrano, si tengono per mano, fanno un pezzo di strada insieme, poi si lasciano, senza doversi nulla.
VANESIA
Saccaramacicobositrobistria.
TUTTI
Oohh!
VANESIA
Sto parlando per me.
TUTTI
Aahh!

PARTE SECONDA

SCENA PRIMA


(Tavola preparata per la cena. Teschio si aggira nella penombra. Ha in testa un coltello la cui lama lo trafigge da una parte all’altra.)

TESCHIO
È tutto pronto. Speriamo che questa carnevalata si consumi in fretta. La testa mi duole per un mese quando la infilzo con delle lame da una parte all’altra. Gliel’ho detto a quella fanatica: basta il coltello piantato nella schiena. No! Imperterrita lei coi suoi maledetti classicismi da fantasma bigotta. Ha dovuto piantarmi sto pugnale in testa. È vero che funziona sempre, pur essendo un rimedio gretto: è per questo solo motivo che accetto di sottopormi a quel gelo schifoso che mi procura la lama, specie quando passa dentro il cervello. Ha un bel dire Zatrasia che i fantasmi non sentono niente: io sono diverso. Sono sempre stato sensibile, fin da vivo. Comunque le urla che manderà il nostro amico vedendomi mi consoleranno di queste mie sofferenze.
(Nel frattempo Eresio è entrato e si è seduto a tavola senza badare a Teschio. Teschio voltandosi lo vede.)
Aaaaaaaaahhhhhhhhh! Aiuto!
ERESIO
Calma! Calma! Che vi prende? Sono io, Teschio, non agitatevi. Ma è mai possibile che ogni volta che voi mi vedete vi spaventate come se aveste di fronte uno spettro? Su, forza, calmatevi, non abbiate paura. Sedete qui vicino a me. Sono contento che le signore non siano ancora scese per poter parlare così, da uomo a uomo.
TESCHIO
Da uomo a uomo....... mi siedo qui........
ERESIO
Io vi vedo.
TESCHIO
Sì, di questo ce ne siamo accorti. Voi mi vedete, anzi, vedete tutti.
ERESIO
Non capisco, giovanotto, cosa vi passi per la testa.
TESCHIO
Una lama. Una lama semplice, lucida, gelida.
ERESIO
Una lama! Lo sapevo! S’intuisce!
TESCHIO
Come, s’intuisce? Ero convinto che si vedesse palesemente. Anche questo è riuscita a farmi quella maledetta. Non basta il dolore che mi causa..... fa pure in modo che gli altri non se ne accorgano.
ERESIO
Io me ne sono accorto e voglio aiutarvi.
TESCHIO
Che potete fare voi?
ERESIO
Dite la verità. È stata Zatrasia a piantarvi quella lama nella testa.
TESCHIO
Proprio lei. E non so quando riuscirò a togliermela. Dovrei odiarla già per avermi pugnalato alla schiena......
ERESIO
Posso capirlo, amico mio, non è bello prendere pugnalate alla schiena.
TESCHIO
Ma a lei non basta. No. Anche il cervello ha dovuto forarmi.
ERESIO
Tanto meno meritano, tanto più ci entrano in testa.

TESCHIO
Proprio così. Ma non cominciamo a citar proverbi come fa Utica. Non lo sopporterei da voi.
ERESIO
No, non lo farò. È giusto però che vi parli col cuore aperto.
TESCHIO
Avete il cuore aperto? No. Non voglio vederlo. Mi fa impressione. Aiuto.
ERESIO
Ma smettetela di fare l’isterico. D’altra parte anch’io sono stato trafitto da quella donna.
TESCHIO
Trafitto? Dove?
ERESIO
Nel cuore.
TESCHIO
Dunque è lei che vi ha aperto il cuore.
ERESIO
Lei.
TESCHIO
Quando?
ERESIO
Ancor non ero entrato in questa stanza che già lei mi aveva aperto il cuore.
TESCHIO
Quindi ancor prima di vedere noi?
ERESIO
Vi posso dire che è così.
TESCHIO
Ma dunque si spiega tutto. È questo il motivo per cui ci vedete. Lei vi ha aperto il cuore, e per chi sa quale combinazione voi avete preso a vedere cose che non esistono.
ERESIO
Proprio così, amico mio. Ho preso a vedere cose che non esistono per una combinazione mistica che si chiama amore. Ma voi non dovete temere. Se voi amate Zatrasia, io mi ritirerò nel silenzio senza infastidirvi.
TESCHIO
Io non amo Zatrasia. Ma devo starle appresso fino a che non si verifichi un certo evento.
ERESIO
Vi deve dei soldi?
TESCHIO
Ma lasciate andare....
ERESIO
Voi ditemi quanto vi deve ed io vedrò se potrò sistemare la cosa.
TESCHIO
Ma che volete sistemare.... smettetela..... Mi fate venire mal di testa.
ERESIO
Insomma, non volete parlare con me, vi spaventate ogni volta che mi vedete, oggi siete arrivato perfino a dire che ho creato apprensione. Devo arguire da tali argomentazioni che non sono gradito ospite per voi.
TESCHIO
Ma che dite? Ma figuratevi se non siete gradito. È che in questo momento abbiamo problemi familiari che ci fanno apparire alquanto strani. Ecco sì, problemi familiari, è la parola giusta. Io trovo sempre la parola giusta.... problemi familiari...... mi piace..... problemi familiari.


SCENA SECONDA

(Suono di pendolo. Entrano con fare circospetto, fantasmesco, se mi passate il termine, Utica, con un lenzuolo da fantasma classico, Zatrasia, cosparsa di molti spilli giganti e sanguinanti in ogni contatto, Vanesia, avvolta da un gigante serpente comicamente simile ad una parodia della valle dell’Eden e da vari serpentelli che le escono da ogni dove)

ZATRASIA
È una notte terribile quella che stiamo per vivere, una notte terribile.
ERESIO
Non c’è nulla che mi possa sembrare troppo terribile, signora, se voi siete così bella.
VANESIA
Siete un impostore.
ERESIO
Ah, voi mi vedete ora. Non sapevo cosa la vostra bellezza avesse deciso per stasera. Ma vedo, dalla mia umile dimora, che ha deciso di esprimersi nel modo migliore, nella forma più splendida.
ZATRASIA
Voi mi trovate bella, signore?
VANESIA
Voi mi trovate splendida?
ERESIO
Che ho detto? Bella! Splendida! Mi avrete preso forse per un bugiardo? Io, che tra poche ore me ne andrò, quale motivo avrei per dirvi cose che non mi gioveranno? Voi, Vanesia, siete femmina che non ha eguali in nessun luogo Voi siete la passione, siete il desiderio, siete...... ohh, non io posso dir chi siete. Ci vorrebbe un poeta che sapesse rimare con amore, allora sì che potrei dire chi siete voi.
In quanto a voi, donna Zatrasia, bè, voi mi avete tolto il gusto di amare ancora. Dopo avervi veduta, dopo essere stato gomito a gomito con voi ed avere ascoltato il vostro respiro, mi è passata la voglia, la passione che avevo per le donne. Più non ardo, amo soltanto voi e amo voi che non rivedrò. Questo è un amore che di più sinceri non si può inventare.
ZATRASIA
Chi siete voi? Parlate!
ERESIO
Vorrei poter dire di essere un nobile, un imperatore.... ma ahimè, signora mia, sono un attore.
VANESIA
Come fate a vederci?
ERESIO
Non dovrei? Ma nient’altro che d’essere vista domandate voi.
VANESIA
Questo è vero.
UTICA
Sei sempre tu la pietra dello scandalo.
TUTTI
Taci.
ERESIO
Sono un attore. Né più, né meno che quest’ardua cosa: essere attore. Ed ho provato a essere tante altre cose.... niente. Mi davano da vivere, mi rinfrancavano dalle miserie: ma non erano me. Io sono un attore. Non posso e forse non voglio essere qualcosa di diverso da questo: un attore.
TESCHIO
Tutto il problema sta nel fatto che tu, Zatrasia, gli hai aperto il cuore. Per questo egli ci vede, per questo non si scuote.
ZATRASIA
Cosa gli ho fatto io?

TESCHIO
Ma sì, dai. Quando sei andata ad aprirgli la porta.....
ZATRASIA
Io?
TESCHIO
Ah, non sei stata tu?
ZATRASIA
Io no. È stata Vanesia.
VANESIA
Io? Io non ho aperto niente a nessuno. Tutto chiuso dalle mie parti. Andiamo a vedere un po’ dalle parti di chi fa sempre la morale.
ZATRASIA
Ah, io farei la morale? Hai sentito, Teschio? Io faccio la morale.
TESCHIO
Io ora non saprei se fai la morale oppure no. Quello che so è che gli hai aperto il cuore: me l’ha detto lui.
ERESIO
Effettivamente, signora, il cuore me lo avete aperto voi.
ZATRASIA
Quando?
VANESIA
Ma quando gli hai aperto la porta, cara.
ZATRASIA
Io non ho aperto proprio niente.
ERESIO
Effettivamente io non so chi abbia aperto la porta. Sarà stato il vento.
TESCHIO
Un vento maggiordomo.
ZATRASIA
Non permettetevi di sospettare. Io, nella lotta contro costui, sono quella che più si è data da fare.
TESCHIO
Bei risultati..... Ci vede perfino quando non ci siamo. La lama che mi hai piantato in testa l’ha intuita.... capisci? Non l’ha vista, no, l’ha intuita! A te che sembri un fico d’India ha avuto il coraggio di dirti bella.... per non parlare di Vanesia: l’hai conciata peggio di te, sembra un koala che cerca di farsi fotografare dai protezionisti.
ERESIO
Vi prego, basta, smettetela di litigare.
ZATRASIA
Vogliamo dirla tutta?
VANESIA
E diciamola.
ZATRASIA
E allora chi è che c’è finita in camera dopo mezz’ora a dargli la buonanotte? E chissà poi in che modo.... Non vi chiedete se quel modo non sia la chiave di tutto?
VANESIA
Che vuoi dire? Parla chiaro.
ZATRASIA
Voglio dire che da quella notte si sono sconvolte le giuste dinamiche nei suoi confronti.
VANESIA
Guarda che questo ci vedeva anche prima.
ERESIO
Certo che vi vedevo. Non son mai stato cieco.
ZATRASIA
Allora ci sei andata?

VANESIA
Avrei dovuto farlo.
TESCHIO
Certo che ci vedeva: gli hai aperto il cuore. Mi ha spaventato col cuore aperto in quel modo..... lo vedevo pulsare.... quelli son metodi! Altro che pugnalate in testa o coltellate alla schiena.....
VANESIA
Te l’ha fatto vedere?
TESCHIO
Sì, ma solo per un attimo, poi io ho iniziato a gridare.
ZATRASIA
Hai gridato con coraggio.
TESCHIO
E tu che gli hai aperto il cuore rendendolo pericoloso più di noi?
ZATRASIA
E fatecelo vedere questo cuore infranto.........
ERESIO
Ma che dite? Infranto metaforicamente. Ma smettetela di litigare a causa mia.
ZATRASIA
Metaforicamente, hai capito? Eppure lo avevi visto tu sto cuore, no? Che pulsava.... e batteva...... Io gli ho aperto metaforicamente il cuore e le lenzuola gliele ha aperte praticamente Vanesia. Così come la porta: magari metaforicamente potrei averla aperta io, ma è in pratica che vorrei sapere chi l’ha aperta.
TESCHIO
Non chiederlo a me.
VANESIA
Credimi, non sono stata io. Cosa mi costerebbe ammetterlo, dopo aver ammesso di essere stata nella sua camera?
TESCHIO
Lo chiediamo a te, Zatrasia.
ZATRASIA
Lo chiedete a me? Chiedetelo a questo buffone chi gli ha aperto la porta.
ERESIO
Non sono un buffone, signora, sono un attore, e questo non per scelta, ma per destino. Fossi un buffone, forse, in questa situazione giocherei il ruolo di chi dissacra l’ospitalità. Proprio come state facendo voi.


SCENA TERZA


UTICA
Sono stata io!
ERESIO
Aaaaaahhhhh! Un fantasma!
TUTTI
Dove?
ERESIO
Ah! Ah! Ah! .... ci siete cascati come tonni. Ehi...... ma dove siete finiti?
TUTTI
Qui!
ERESIO
Ehi .... venite fuori, stavo scherzando. Ma non mi direte che avete paura dei fantasmi? Non bisogna averne paura, credetemi. I fantasmi sono buoni, son gente allegra.
TESCHIO
Non ci vede più?
UTICA
Si direbbe di no.
ZATRASIA
Potrebbe essere un trucco.
TESCHIO
Un trucco per fare che?
ZATRASIA
Perché si fanno i trucchi?
TUTTI
Per truccare.
ERESIO
Smettetela con questi trucchi.........
VANESIA
Non vede, ma sente. Ha sentito che si tratta di un trucco.
UTICA
Ma se è lui a truccare.
TESCHIO
Ma no, lui dice trucco riferendosi alla nostra sparizione: è convinto che si tratti di un trucco, capite? È convinto di non essere lui a ordire il trucco fingendo di non vederci, ma noi che ci nascondiamo e quindi ci prendiamo giuoco di lui con un volgare trucco.
ZATRASIA
Noi facciamo i trucchi? Mi vien da ridere. Noi facciamo i fantasmi, finalmente. Non siamo spariti, ma è lui che non ci vede, come è giusto che sia. Si era preso troppa confidenza, altro che trucchi. Sarà lui a far trucchi da prestigiatore. Ha detto d’essere un prestigiatore, no?
UTICA
Ha detto d’essere un attore.
ZATRASIA
Che differenza fa? Sempre di bugiardi si tratta. Di ciarlatani che ti mostrano quello che non è.
VANESIA
No. Un prestigiatore ti può illudere con un falso vedere, ma un attore non può.... un attore può solo raccontare, proporti un sogno .... però sei tu che sogni.... sei tu che ti illudi.... Sei tu che menti. Lui, l’attore, è solo un mezzo che si fa cavalcare da te che vuoi illuderti, che vuoi sognare.
ERESIO
Insomma, basta. Dove siete? Se si tratta di uno scherzo vi assicuro che non è divertente. Se invece è un modo per non dirmi, ma solo per farmi capire che me ne devo andare, bè, allora credo che ci fossero modi meno vigliacchi e certamente più consoni a cotanta casa.
VANESIA
Ci ha dato dei vigliacchi.
UTICA
Bè, dal suo punto di vista come dargli torto? Eravamo qui, si parlava, salamelecchi, fiori, visite in camera.... e all’improvviso gli ospiti, che poi saremmo noi, spariscono senza dir nulla, dopo averlo preso a male parole.
ZATRASIA
Come sarebbe a male parole?
TESCHIO
Eh bè, quando hai detto che nella lotta contro di lui eri la più accanita gli hai fatto sostanzialmente capire due cose.
TUTTI
Cosa?
TESCHIO
Che era in atto una lotta contro di lui, e che tu eri la più accanita.
ZATRASIA
Sono sempre io.... sempre io.....
VANESIA
Certo. Gli hai anche dato del buffone.
ZATRASIA
E tu? Che dopo essere andata in camera sua gli hai detto in faccia che il cammino che ti divide da lui è lungo il tempo che occorre a una foresta per incenerirsi?
VANESIA
Polverizzarsi, ho detto. E poi... non vale.... io non lo vedevo.
ERESIO
Coperti di un manto, di una coltre dorata, ma maleodorante perché ricopre gente che si nasconde in casa propria. Diffido sempre di chi non ha dignità.
TESCHIO
Dice che non abbiamo dignità.
UTICA
Se ti guardo attentamente non riesco proprio a dargli torto.
TESCHIO
Proprio tu che gli hai aperto.
UTICA
Ebbene sì, gli ho aperto. Ero curiosa, lo volevo vedere.
VANESIA
Hai capito!
ZATRASIA
Utica la distratta.
UTICA
Vi assicuro che m’è giovato........
TESCHIO
Diccelo pure.
UTICA
No, dico davvero: m’è giovato alla memoria.
TESCHIO
T’è ritornata in mente la formula?
UTICA
Non ancora, ma qualcosa si muove.
TUTTI
Si muove?
UTICA
Sì, per esempio: ho capito perché lui ci vede.... o meglio ci vedeva.
ERESIO
Cieco sono stato! Come ho potuto non vedervi per quello che eravate?
VANESIA
Non ci ha visti? Ma cosa sta dicendo?
ZATRASIA
Ve l’ho detto che è un trucco.
UTICA
No. È solo amareggiato. Non ha ancora capito chi siamo.
ERESIO
Vado in camera a prendere i miei quattro stracci. Me ne andrò, non temete. Non recherò altro disturbo a questa nobile compagnia.

(esce)

SCENA QUARTA


ZATRASIA
Ebbene?
UTICA
Ebbene cosa?
ZATRASIA
Perché ci vede, o meglio ci vedeva?
UTICA
Perché è un attore. Anche Teschio lo diceva nella sua canzone.
TUTTI
Quale canzone?
UTICA
Ma sì, dai, quella della tempesta. Quando dici che solo gli attori e i bambini conservano il ricordo dell’angoscia dolce che procura il temporale.
TESCHIO
È vero, l’ho detto, ma per far poesia. Non credevo davvero un attore capace di vedere le ombre.
VANESIA
Se è solo per questo neppure i bambini.
UTICA
Ebbene, non è poesia. È tutto scritto sulla pergamena che ho smarrito. I bambini vedono le ombre e non sanno distinguere i vivi dai non vivi.
ZATRASIA
Posso capire i bambini, ma che c’entrano gli attori?
UTICA
Ma la pergamena non dice quale età abbiano i bambini. E gli attori che sono?
TUTTI
Che sono?
UTICA
Sono bambini contenuti da involucri di adulti, senza conoscerne i segreti, ma sapendoli ancora usare. I segreti contenuti dagli involucri delle persone si disperdono man mano che l’individuo cresce dentro al suo involucro occupando pian piano tutti gli spazi in un’evoluzione che non lascia posto a quello che c’era prima. Ma chi resta bambino dentro al proprio involucro, lascia spazio alle ombre di galleggiare nel suo mondo, capite? I bambini non hanno età.
ZATRASIA
E adesso come mai ha smesso di vederci? Il bambino è cresciuto di colpo? Maturità precoce?
TESCHIO
Tanto gli abbiamo insegnato in una notte?
VANESIA
È tutto merito mio.......
UTICA
Ma quale merito...... Cosa vuoi insegnare tu...... Quale maturità precoce......... Ha avuto paura. Gli abbiamo fatto paura. Ma non perché siamo fantasmi, no. Questo credo che non l’abbia ancora capito. Ha avuto paura per noi, per i nostri litigi, per la nostra indegna ospitalità. Gli siamo parsi banali, come i vivi, come coloro che non vuol vedere.

SCENA QUINTA


ERESIO
Ecco fatto. Ancora non siete usciti dai vostri nascondigli? Bene, non importa. Spero che siate perlomeno in ascolto. Io me ne vado. Preferisco affrontare gli spettri della notte e le ombre inquietanti del bosco piuttosto che stare in balia di persone attaccate avidamente alle proprie passioni terrene. Siete troppo materiali, ecco tutto. Ma nonostante questo voglio lasciare un fiore per colei che il cuore me l’ha aperto veramente.
TESCHIO
Visto? Che vi dicevo? L’ho visto con i miei occhi.
ERESIO
Se pur metaforicamente. Lascio un pensiero anche per gli altri: la dolce Utica, la fiera Vanesia, il possente Teschio..... addio esseri avidi, non vi rivedrò mai più.
TESCHIO
Ed ora che si fa?
ZATRASIA
Come vuoi fare?
VANESIA
Abbiamo faticato tanto, ora che va lasciamolo andare.
UTICA
Non siamo noi che scegliamo di non essere visti. È lui che non ci vede. Pensateci.
TESCHIO
Non potrò dirgli dunque il rispetto che nutro per lui?
UTICA
Non potrai.
VANESIA
Non potrò dirgli quanto mi attraesse?
UTICA
Non potrai.
ZATRASIA
Non potrò dirgli che l’amo?......... A mio modo, certo, ma l’amo.
UTICA
Non potrai.
TESCHIO
Non si potrebbe convincere gridando insieme
VANESIA
Gridando tutti forte, a squarciagola.
ZATRASIA
Percorsi dall’angoscia per ciò che siam sembrati.
UTICA
Forza, gridate.
TUTTI
Fermati Eresio. Non andare via.

SCENA SESTA


ERESIO
Eccovi finalmente. Vi siete degnati, sì? Ora che siete certi che sto per andare via decidete di venirmi a salutare.
TESCHIO
No, signore. Non abbiate sospetti su di noi, benché non si sia dato adito ad averne. Ospite siete e, come tale, sacro per noi, dovete credermi.
UTICA
Siamo oppressi da un grave enigma, signore. Ma questo non deve farvi credere che voi non ci portiate gioia e sollievo.
VANESIA
Gioia e sollievo.... veramente. Come si addice ad un ospite gradito, come voi siete. Perdonate il nostro atteggiamento, ve ne prego con tutto il cuore, Vi abbiamo coinvolto, senza volere, nel marasma delle nostre contraddizioni.
ERESIO
Non ho nulla da perdonare. Chi sono io per lamentarmi. Io, che giungo nel cuore della notte a violentare un’armonia ch’è fatta di equilibri che si spezzano come un soffio. Scusate voi, la mia invadenza, il mio lamento. Ma se pure dalle vostre parole un’offesa fosse provenuta in precedenza, e vi assicuro che non è successo, s’è cancellata nel momento che avete pronunciato il mio nome. M’avete chiamato per nome, come degli amici. Lei m’ha chiamato per nome, signora, anche lei.
TESCHIO
Che momento commovente..... sono commosso davvero...... che ne dici, Zatrasia?
ZATRASIA
Dico....... dico...... dico basta! In tavola si fredda. Svanita ch’è la cena dell’orrore?
TUTTI
Horror dinner.
ZATRASIA
Perlomeno mettiamoci a sedere.
TUTTI
Horror dinner.
ZATRASIA
Mangiamo caldo il nostro desinare.
TUTTI
Horror dinner.
ZATRASIA
Il cibo freddo mi fa proprio orrore.
TUTTI
Horror dinner.. Horror dinner.
Brindiamo all’horror dinner.
Dinner! Dinner! Dinner! Dinner!
Horror dinner. Horror dinner.
(buio)


PARTE TERZA

SCENA PRIMA


TESCHIO
Spero che abbiate mangiato bene, nonostante le rivelazioni che vi abbiamo fatto.
ERESIO
Ho mangiato benissimo. Ma la cosa che ha reso ancora migliore la cena ed il vino è stata la compagnia.
ZATRASIA
Insomma, avete capito o no che siamo fantasmi?
ERESIO
L’ho capito, l’ho capito. Pensate che c’è stato un momento che ho persino avuto paura. Pensavo che foste.... che ne so...... qualcosa di orribile. Di oscuro. Per questo stavo per andarmene.
VANESIA
Invece come fantasmi.....
ERESIO
Come fantasmi?..... No...... non vedo perché dovrei. Le ombre sono dolci, oltreché suggestive.
ZATRASIA
Suggestiva sarei io?
VANESIA
Questo o ci piglia per pazzi e si diverte, oppure è pazzo lui, ma io non lo trovo divertente.
TESCHIO
Calmatevi, calmatevi.
ZATRASIA
Io non tollero d’esser detta suggestiva!

VANESIA
Non mi va d’esser presa in giro da un vivo!
UTICA
Chi di lingua ferisce........
TUTTI
Taci!
ERESIO
Non siate sempre così in guardia contro di me, signore. Io non intendevo certo offendervi. No, ci mancherebbe altro. Dopo la cena, l’ospitalità, le confidenze intime che mi avete fatto...... ci mancherebbe altro...... Quel suggestiva che vi ha offeso tanto, signora, è il nome che io do’ a un sentimento che mi avvolge di nostalgia e di dolcezza. Quel che ho temuto che voi foste è proprio quello che non siete, per fortuna. Per questo motivo non vi temo e sto bene in vostra compagnia.
TESCHIO
Non badate. È l’età. È la più antica qui tra noi. È sempre nervosa a causa della sua stramaledetta fame di fiori.
ERESIO
Non è dunque un piacere, ma un bisogno quello dei fiori?
VANESIA
Proprio così. Per i fantasmi i fiori sono nutrimento. Man mano che passano i secoli, questo bisogno si fa più forte. Per questo Zatrasia, che è la più vecchia fra noi, ne è maggiormente attratta.
ZATRASIA
Io non sono affatto la più vecchia, gallinaccia! Sono morta più giovane di te, anche se prima. Puoi dire che sono più antica, caso mai.
ERESIO
Come tutto ciò che merita rispetto, signora.
ZATRASIA
Proprio così, signor, non mi ricordo mai il vostro nome.
ERESIO
Eresio, mi chiamo Eresio.
ZATRASIA
Ma lasciate andare, cosa volete che m’importi, cosa volete chiamarvi........
UTICA
Insomma, per farla breve, Zatrasia fu la prima ad arrivare.
ERESIO
Da dove?
UTICA
Da dove era stata in vita. Chi può dire dove.... cosa importa. Forse neppure voi, che pure siete un vivo, potete dire con precisione da dove venite.
ERESIO
Già, ora che me lo dite mi rendo conto che forse davvero non saprei dirlo. E comunque non importa. Ma continuate il vostro racconto, vi prego.
UTICA
Zatrasia arrivò e ricevette le consegne. Da chi non si può dire poiché all’inizio è tutto nebuloso. Non ci par vero quel che ci succede.
ZATRASIA
Non cercare scuse per giustificare la tua immensa colpa. Nebulose o no, io le consegne me le ricordo, eccome.
UTICA
Ma non cercavo di giustificarmi, cercavo solo di spiegare al nostro ospite che non sappiamo mai da chi ci vengono lasciate le consegne.
ZATRASIA
Io so soltanto che per giungere allo stadio successivo dovevo attendere Vanesia e te..... e che tu avresti dato la soluzione!
ERESIO
E Teschio?

ZATRASIA
Oh...... Teschio.....
VANESIA
Oh..... Teschio......
TESCHIO
Sono un incidente di percorso....
ERESIO
Che significa?
TESCHIO
Sono giunto non previsto e sono morto per un incidente. Visto che non avrei saputo come andarmene mi sono affidato a loro, ma dopo l’arrivo di Utica non ho più speranze d’andar via. Non so come dire...... farò il fantasma a vita.
ERESIO
Quale incidente provocò la vostra morte?
TESCHIO
Io non lo ricordo.
VANESIA
Ingerì del cibo che gli fece male..... nella notte ebbe una congestione.... e la mattina dopo la frittata era fatta.
TESCHIO
Era una sera come questa.... Eravamo allegri, avevamo cenato, io non sapevo che si trattava di fantasmi. D’altra parte i fantasmi dei cibi sentono soltanto il gusto..... non può fargli bene o male.... Ve l’ho detto: solo i fiori hanno una qualche influenza su di noi.
ERESIO
Capisco, era una serata allegra, horror dinner..... horror dinner..... come questa....
TESCHIO
Proprio così.
ERESIO
E poi durante la notte........
TESCHIO
Zac. Secco.
ERESIO
Secco.
TESCHIO
Senza accusare un sintomo, un disturbo, niente!
ERESIO
Quindi questa notte anch’io potrei..... come dire..... zac.
TESCHIO
Non sarebbe mica male se vi fermaste anche voi. Qui c’è tanto posto.... E poi avete già iniziato ad ambientarvi.
ERESIO
Non ci tengo affatto!
ZATRASIA
Ma non preoccupatevi. Teschio non morì a causa del cibo. Fu avvelenato.
TESCHIO
Avvelenato? Avvelenato da chi?
VANESIA
Ecco.... sì.... in un primo momento s’era pensato ad un avvelenamento.
ZATRASIA
Poi se ne ebbe la certezza.
VANESIA
Giuro che questa volta te la farò pagare.
TESCHIO
Sei stata tu!

VANESIA
Fu un errore, Teschio, ti giuro, un fatale errore.
TESCHIO
Un errore di chi?
VANESIA
Ricordi quel cognac che bevemmo al chiaro di luna?
TESCHIO
Era avvelenato?
ZATRASIA
Oh, non prima che Vanesia lo aggiustasse......
UTICA
Dunque ci fu premeditazione!
VANESIA
Taci tu, che ancora non c’eri!
TESCHIO
Invece tu purtroppo c’eri!
VANESIA
Ceri! Ecco cosa manca in questa casa: ceri!
TESCHIO
Non cambiare discorso, malaombra!
VANESIA
Questo mi pare troppo......
TESCHIO
Troppo qualcosa che è solo cominciato? Pensa tra 1000, tra 2000 anni......
VANESIA
Esagerato!
TESCHIO
Esagerato o no io ti farò gridare di dolore.
UTICA
In quale modo?
TESCHIO
Con il fuoco!
TUTTE
No! Questo non lo puoi fare!
TESCHIO
E perché mai?
TUTTE
È vietato!
TESCHIO
Tante sono le cose vietate in questo stato di ombre che ci possiede..... Ma tra queste cose, ditemi un po’, uccidere non è cosa vietata forse? Che fate? Non rispondete?
UTICA
È vietato quando si uccide per uccidere, non per errore.
TESCHIO
Vietato è dare fuoco a lei, non al suo vestito.
ZATRASIA
Col fuoco le bruceresti l’anima, non potrebbe avere più futuro.
TESCHIO
Non ce l’avrebbe comunque un futuro perché l’anima se l’è bruciata uccidendo me.
VANESIA
Non se tu mi perdoni!
TESCHIO
Perdonarti? Dovrei essere impazzito!

ZATRASIA
Dovresti esserlo a non farlo visto che senza di lei di qui non si va via.
TESCHIO
Perché mai?
ZATRASIA
Perché è un anello di congiunzione. Se si potessero estinguere gli anelli di congiunzione di questa nostra penosa catena, da tempo avrei dato fuoco a Utica, come tu potrai ben immaginare, ma purtroppo non si può. Senza di te, forse, visto che non eri previsto e non sei congiunzione, ma aggiunta, senza di te si può andar via, ma noi tre siamo indispensabili.
TESCHIO
Ah, ve ne andreste via senza di me......
VANESIA
Solo dopo averti dato fuoco!
ZATRASIA
A meno che tu non la perdoni.
TESCHIO
Non posso.
ZATRASIA
Lei lo farebbe, ne sono certa. Appare frivola per rallegrarci, a volte sembra superba, altera, ma sotto sotto è buona la nostra piccola Vanesia. È generosa come nessuno. Ne sono certa, lei ti perdonerebbe. Non è vero, Vanesia?
VANESIA
Certo che lo farei. Io ero disperata. Non volevo vederti andare via così. È stato per amore, capisci?
ZATRASIA
Amore fisico, ma sempre amore.
TESCHIO
Ma se i fantasmi non possono.....
VANESIA
Già, ma io allora non lo sapevo ancora. Ci volevi tu per scoprirlo!
TESCHIO
Io questa la brucio davvero, altro che perdonarla.....
ERESIO
Ma via, calmatevi, signor Teschio, le donne son tutte uguali, devono avere sempre l’ultima parola.
TESCHIO
Qui si sta parlando del mio assassinio, altro che donne tutte uguali.....
ERESIO
Sì, questo lo capisco e ve ne do’ ragione, ma ormai, che volete farci? Perdonatela, lei vi avrebbe perdonato.
TESCHIO
State attento voi piuttosto a non dover perdonare qualcuno di qui a un po’. Si fa presto quando tocca a un altro a dire: ”Io perdonerei”, ma quando poi si va a toccar con mano..... voglio vedere dove va a finire tutta ‘sta voglia di perdono.
VANESIA
Ch’io diventi rogo qui all’istante e sotto i vostri occhi se non avrei perdonato. Se non credete alla mia parola datemi fuoco, ma non tu solo, Teschio, fatelo tutti.
TESCHIO
E va bene, va bene, ti perdono.


SCENA SECONDA

ZATRASIA
Torna di nuovo la felicità ed il mio cuore si libera di un peso che mi opprimeva ormai da più di 600 anni.

ERESIO
E quale peso, se è lecito, opprimeva il vostro cuore, signora?
ZATRASIA
E infine è giunto il momento di svelare un antico segreto.
VANESIA
Quale segreto?
ZATRASIA
Vedi, Vanesia....
VANESIA
Sììììììì??
ZATRASIA
Ricordi quella scala di legno vicino al ripostiglio....... ma sì, dai, quella vecchissima scala di legno.......
VANESIA
Certo che la ricordo, caddi da quella quando morii.
ZATRASIA
Bè, lo scalino che cedette, lo segai io.
VANESIA
Tu?
ZATRASIA
Io.
VANESIA
E perché?
ZATRASIA
Oh bella, per ucciderti.
VANESIA
Ah!
ZATRASIA
Sai, mi sentivo sola, volevo qualcuno con cui parlare, e poi eri stata scelta, no? È vero che saresti arrivata 32 anni dopo senza il mio aiuto, ma io ti vidi lì, fu più forte di me.
VANESIA
Ora il fuoco lo accendo io.
ZATRASIA
Non puoi, mia piccola Vanesia, non puoi, anzi, mi dovrai perdonare da buona sorella.
VANESIA
Mai! Non ti perdonerò mai! E quando verrà il momento, se verrà, vorrò sentirti implorare.
ZATRASIA
Imploreremo in due, mia cara.
VANESIA
E perché mai?
ZATRASIA
Ti ricordo che non è lecito sciogliere giuramenti tra le ombre.
VANESIA
Non scioglierò nessun giuramento io.
ZATRASIA
Allora sarai bruciata.
UTICA
È vero. Hai detto “Ch’io sia bruciata da tutti voi se non avessi perdonato.
VANESIA
Ho detto così?
TUTTI
L’hai detto.
VANESIA
Sicuri?

TUTTI
Sicuri.
VANESIA
Dovrei bruciare la mia lingua allora. E lo farei, ah se lo farei, se solo non fosse lo strumento indispensabile per baciare, e in fondo in fondo baciare è un po’ bruciare, diciamo la verità.
TUTTI
Diciamola, diciamola questa verità....
UTICA
La verità grida la sua evidenza.
TUTTI
Ma stai zitta.
ZATRASIA
Taci, usa la tua memoria per ricordarti la formula invece dei tuoi stramaledetti proverbi ammuffiti. Impara ad essere più seria. Prendi esempio dalla divina Vanesia.
TESCHIO-UTICA
La bella per antonomasia.
ZATRASIA
Non permettetevi di sfotterla.
VANESIA
Ma quanta solidarietà tutto d’un tratto. Mi viene il dubbio che non sia vero che le ho dette quelle cose....
TUTTI
Le hai dette, le hai dette.
UTICA
Hai detto: ”Ch’io diventi rogo.....”
VANESIA
Aahhhhh...........
TUTTI
E sta un po’ zitta.
VANESIA
Quindi sicuri?
TUTTI
Sicuri. Sicuri.
ZATRASIA
E bastaaaaaaa........ Sicuri, sicuri, sicuri. Si curi lei se è deficiente e non ha ancora capito che non voglio un perdono di comodo..... come dire.... costretto, così, come quello di Teschio. io voglio un perdono che giunga dal cuore.
TESCHIO
Perché? Cos’ha il mio perdono che non va bene?
ZATRASIA
Non giunge dal cuore.
VANESIA
Carogna!
TUTTI
Vergogna!
VANESIA
Vergogna!
TUTTI
Carogna!
VANESIA
E perché lo vuoi proprio dal cuore questo perdono?
ZATRASIA
Perché ti voglio bene.... ma non ha importanza.
VANESIA
Certo che ne ha, perché ti voglio bene anch’io.
TESCHIO
Epica, epica. Commovente ed epica questa scena.
VANESIA-ZATRASIA
Ma tu s’i proprio scemo, ‘o sai?
ZATRASIA
Vieni, Vanesia. Andiamo in camera a cambiarci.
VANESIA
Andiamo.

SCENA TERZA


ERESIO
Bè, credo che sia meglio non indagare oltre.
TESCHIO
Come? Non vi interessa sapere da dove è piovuta Utica?
ERESIO
Non vorrei esser causa di altri disordini.
TESCHIO
Ma niente di niente. Non preoccupatevi, di cosa avete paura?
ERESIO
No, di nulla, solo non vorrei l’aveste ammazzata voi. Non so se mi spiego.....
TESCHIO
Io? Ma volete scherzare? Io non ammazzerei neppure una mosca in là con gli anni, non ne sarei capace. Ma non per bontà, credetemi, no. Fosse solo per la bontà ci si camminerebbe sopra alle mosche che avrei ammazzato io. No, il problema sta nel fatto che la violenza mi fa impressione.
ERESIO
Ma se un attimo fa volevate dar fuoco a Vanesia?
TESCHIO
E voi ci avete creduto?
ERESIO
Bè, in un certo senso....
TESCHIO
State pur certo che Vanesia non c’ha creduto. Sapeva che l’avrei perdonata e tutto il resto.
ERESIO
Voi dite?
TESCHIO
Ma certo. È un gioco che facciamo di tanto in tanto...... per passare il tempo..... È terribile aspettare che il tempo passi quando il tempo non ha più motivi per passare.
ERESIO
Quindi tutto ciò che mi avete raccontato è falso?

TESCHIO
No! È tutto vero, ma una verità giunta alla sua milionesima replica, come dire..... un po’ annacquata, non brucia, non scioglie, non fa bene.... non fa male...... non vive! Ecco: “non vive”. È la parola giusta.
TESCHIO-ERESIO
Aaaaaaaaaaahhhhhhhhh..........
UTICA
Bè, che succede?
TESCHIO
Aiuto! Aiuto!
ERESIO
Ma state calmo, è Utica. Signora, abbiate la bontà di togliervi questo lenzuolo di dosso.
UTICA
(gli da’ uno schiaffo) Screanzato! Mi avete preso forse per Vanesia? Se avete voglia di vedere spogliarelli, caro giovanotto, sappiate che avete sbagliato casa!
TESCHIO
Sbagliato cosa?
UTICA
Ha sbagliato casa!
ERESIO
Ma vi chiedo scusa!
UTICA
(gli da’ uno schiaffo) Screanzato!

SCENA QUARTA

ERESIO
...............................................E da dove dicevate che è piovuta Utica?
TESCHIO
E da dove volete che sia piovuta?
ERESIO
E che ne so?
TESCHIO
Dal cielo!
ERESIO
Dal cielo?
TESCHIO
Sì, una morte banale. Si trovava in gita su una mongolfiera quando ad un tratto i venti, i gas o che so io, cominciarono a non funzionare più a dovere ed il pallone prese a perdere quota. Allora ci fu l’esigenza di buttare zavorra per cercare di riprendere quota....
ERESIO
E gettarono lei?
TESCHIO
Ma che dite? No, fu lei stessa che, nel tentativo di sollevare una pesante cassa, sfondò la base e si ritrovò nell’aria, in picchiata sopra la nostra casa, sfondò il tetto e si schiantò sulla tavola apparecchiata finendo sul vassoio della porchetta.
ERESIO
Questo mi pare troppo!
TESCHIO
Suppongo sia quello che ha pensato la porchetta.

SCENA QUINTA

VANESIA
Zatrasia?
ZATRASIA
Dimmi!
VANESIA
Non abbiamo provato col latino......... che ti riesce così bene........
ZATRASIA
Hai ragione!
VANESIA
Sei un portento!
UTICA
Latino....... latino......... Santa polenta! Non me lo ricordo mica......
(Zatrasia e Vanesia la sollevano prendendola per la testa)
ZATRASIA
Calidior sorbitio fastidium movet
VANESIA
Movet
ZATRASIA
Frigidior sorbitio eundem effectum habet
VANESIA
Habet
TESCHIO
Come ti riesce bene...........
ZATRASIA
Calidior sorbitio fastidium movet
VANESIA
Movet....movet.....
ZATRASIA
Frigidior sorbitio eundem effectum habet

SCENA SESTA

(Entra Eresio)

ERESIO
Deligite pro inde opportunissimum tempum ut eam edatis.
TUTTI
Cosa?
ZATRASIA
Ma come vi permettete?
VANESIA
Bifolco!
UTICA
Libertino impostore!
TESCHIO
Ma cosa vi ha detto?
TUTTE
E che ne so?
ERESIO
Scusate, signora, voi dite "La minestra troppo calda è immangiabile"
TESCHIO
Gli hai detto così?
ERESIO
"La minestra troppo fredda anche"
ZATRASIA
Impostore canaglia!
ERESIO
Solo perché vi ho risposto: "Scegliete dunque il tempo più conveniente per mangiarla"?
TESCHIO
Ma no. Si è arrabbiata perché il latino non lo sa.
ERESIO
Come sarebbe che non lo sa?
TESCHIO
Come dire..... lo parla, ma non lo capisce.

ERESIO
Ma davvero? E si è arrabbiata per questo
VANESIA
No! Si è arrabbiata perché nessuno deve intromettersi tra le e la cuoca!
UTICA
E la cuoca dovrei essere io?
TUTTI
Taci!


SCENA SETTIMA


ERESIO
Ascoltatemi. Parlando poc’anzi con Teschio che, nonostante tutto, mi sembra il più attendibile tra noi...
TESCHIO
Che significa “nonostante tutto”?
ERESIO
Ma... per dire...
TESCHIO
No, non ne uscite tanto facilmente... Io esigo una spiegazione.
ERESIO
Avete ragione. Diciamo allora che, considerando il tutto, non siate attendibile per niente. Così va bene?
TESCHIO
Accetto le vostre scuse. Potete continuare il vostro discorso.
ERESIO
Bene. Ho riflettuto a lungo sul vostro stato.
ZATRASIA
E ne avete dedotto?
ERESIO
Nulla.
TUTTI
Ah.
ERESIO
Non deduzioni, ma soluzioni.
VANESIA
E cosa avete risolto?
ERESIO
Nulla.
TUTTI
Ah.
ERESIO
O meglio: non ho risolto nulla per quel che riguarda l’epilogo. Quella è una soluzione che potete dare solo voi. Io no. Io sono un vivo. La soluzione che ho trovato io è atta solo ad alleviare la vostra permanenza.
VANESIA
Mio Dio! Un’opera buona! Non sarete mica un boy- scout?
ERESIO
No. Sono un attore.
TUTTI
Ah già.
ERESIO
E come tale vivo e penso. Ecco mi permetto di suggerirvi di darvi al teatro.
(Tutti ridono sguaiatamente)
Certo. Ridete. Ma intanto pensate alla vostra condizione di persone che stanno sospese in un limbo...... Se lo sapesse chi dico io, ne avrebbe già fatto una commedia di questa storia. Voi siete come Edipo, come Orfeo..... Solo il teatro vi permette di esistere, solo il palcoscenico
ZATRASIA
Esistono solo se indossati da qualcun altro.
VANESIA
Però, mica male farsi indossare da qualche bel giovanotto....
UTICA
Smettila con queste ciance, ombra leggera. È per colpa tua che questo si è messo in testa strane cose.
TUTTI
E cosa si è messo in testa?
UTICA
Voleva che mi spogliassi.
TUTTI
No......
UTICA
Sì.
ERESIO
Io?
UTICA
C’era anche Teschio. Lo può testimoniare.
TESCHIO
Le aveva chiesto soltanto di togliersi il lenzuolo poiché vedendola all’improvviso ci aveva preso un colpo.
UTICA
Proprio così.
TUTTI
Ma stai un po’ zitta.
ERESIO
Sì, state zitta, signora Utica. Lasciate parlare me.
TESCHIO
Lascia parlare lui.
ERESIO
Cos’è che dicevo più?........ Ah, il teatro.
(Tutti ricominciano a ridere)
Sì, ridete, ridete...... fatevi beffe di me. ...., ma riflettete su quanto vi dico. Toglietevi di dosso questa coltre, datevi al pubblico. Questo vi permetterà di essere reali nella testa della gente.... non più ombre finché l’ombra non vi reclamerà. Ma poi pensate al vantaggio che vi offre la vostra condizione: voi non entrate in scena, no, apparite! Così come quando dovete andarvene. Pensate allo stupore degli spettatori! Pensate a voi che tra prove e rappresentazioni avrete dato nuovamente senso al tempo.... al vostro tempo....
TUTTI
Il nostro tempo?
ERESIO
Certo, il vostro tempo, poiché ne avrete nuovamente uno da donare a qualcuno.
ZATRASIA
Che ci farà qualcuno col tempo nostro?
ERESIO
Lo rimpiangerà. Lo ricorderà per qualche tempo finché il vostro tempo non diventi tutt’uno col suo. Così sognano gli uomini: col tempo che gli vien donato.
TESCHIO
Secondo voi, noi abbiamo tempo da donare?
VANESIA ZATRASIA
Ma fateci il piacere....
UTICA TESCHIO
Ma fateci il piacere.......
ZATRASIA
Signor non mi ricordo come.....
ERESIO
Eresio
(Tutti sbuffano)
Io già mi vedo l’insegna.
TESCHIO
Che insegna?
ERESIO
L’insegna al portone!
UTICA
E che segna l’insegna al portone?
ERESIO
L’insegna segna che c’è una rassegna, uno spettacolo.
TUTTI
Al portone? Benone! (ricominciano a ridere)
ERESIO
Cabarenoir! Locale d’intrattenimento per viandanti in sosta. Spettacolo di giochi d’ombre in tre parti. Ingresso: un fiore.
TUTTI
Fiori?
ERESIO
È certo! Fiori, ceri, lampade...... ciò che vi occorre, insomma. Bisogna sempre unire l’utile al dilettevole.
TESCHIO
Bè, vedendo le cose da quest’angolazione cambia tutto.
UTICA
Purché non si tratti di cose immorali.
VANESIA
Cabarenoir..... cabarenoir....... già mi piace! Che ne dici, Zatrasia?
ZATRASIA
Dico zorpa zorpa zorpazorpapa!
TUTTI
Oh...... non t’arrabbiare.....
ERESIO
No, non arrabbiatevi, signora, riflettete.
ZATRASIA
E sia, d’accordo, ci rifletterò.
(Eresio fa per uscire, poi torna e da’ un fiore a Zatrasia)
ERESIO
Rifletteteci dunque, vi prego.
ZATRASIA
Ma certo, certo. Ci rifletterò.
TUTTI
Ma certo, certo, ci rifletterà.

ERESIO
Se deciderete di accettare, ci vedremo domattina alle 9 nel salone per decidere i dettagli.
TUTTI
Ma certo, certo, ci rifletteremo.
(Eresio esce)



SCENA OTTAVA

UTICA
Io sono d’accordo con Zatrasia.
ZATRASIA
Ah sì?
UTICA
Certo. Bisogna mandare all’aria il progetto di questo screanzato che vuole ridurre la nostra onesta casa in un bordello.
VANESIA
Magari fosse un bordello questo mortorio, almeno si eviterebbe d’incontrare delle megere bacchettone come te.
UTICA
Non ti permettere!
ZATRASIA
Fate silenzio! Io non voglio mandare all’aria proprio niente.
VANESIA
Avremo veri spettatori.
TESCHIO
Avremo di nuovo dei ceri.
ZATRASIA
Ma soprattutto dei fiori.
UTICA
Stramaledetta mangiafioridipendente!
TUTTI
Taci!
ZATRASIA
Ebbene sì: ci daremo alle scene!
VANESIA
Ammalieremo il pubblico, lo avvolgeremo.
TESCHIO
Scriveremo pagine indimenticabili.
UTICA
Purché non ci sia nulla d’immorale.
VANESIA
Oh, questo è impossibile.
TUTTI
Perché?
VANESIA
Bisognerebbe impedire a Utica di partecipare.
UTICA
Sei spregevole!
ZATRASIA
Zitta tu!
Vi raccomando la puntualità domani. Il teatro la esige.
TESCHIO
Miracoli e misteri delle prospettive!

(Buio)





SCENA NONA


VANESIA
Sono già le nove e trenta.
ZATRASIA
Questo è un comportamento che non tollero.
UTICA
Cacciamolo via, vi dico. Maledetto il momento in cui gli ho aperto.
TESCHIO
Non ne combinerai mai una giusta.
UTICA
Tu pensa per te, pappone. Vi siete messi in sintonia tu e il tuo amico. Per questo lo difendi.
VANESIA
Sono già le nove e trentacinque.
ZATRASIA
Mai ho permesso a qualcuno di farmi aspettare, né da viva, né da ombra.
UTICA
Bisogna cacciarlo via, datemi retta. Non ci porterà niente di buono.
TESCHIO
Non ci sarà bisogno di cacciarlo via. Se ti ricorderai la formula ce ne andremo via e buonanotte.
UTICA
Non accetto rimproveri da te, essere equivoco!
VANESIA
Sono già le nove e quaranta.
ZATRASIA
AAAaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh
TUTTI
AAaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhh
(Entra Eresio stiracchiandosi e sbadigliando)
ERESIO
Aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh


SCENA DECIMA


ERESIO
Buongiorno a tutti.
ZATRASIA
Cominciamo male.
VANESIA
Cominciamo molto male.
TESCHIO
Cominciamo malissimo
UTICA
Per questo io dico finiamola.
TUTTI
Taci!
ERESIO
Fatemi capire, prima di finire, cos’è che abbiamo cominciato così male.
TESCHIO
Bè, c’avete fatto una proposta ieri sera.
ERESIO
È vero..... Ma siete ostinati.
VANESIA
Ci avete chiesto di pensarci.
ERESIO
È vero, ma so di non avervi convinto. Siete ostinati. Siete così ostinati da avermi indotto a credere che in fondo abbiate ragione voi.
ZATRASIA
E se vi foste sbagliato?
ERESIO
E cosa sto dicendo? Prendo atto di essermi sbagliato.
VANESIA
Lei intendeva che il vostro sbaglio potrebbe star nel fatto che crediate di esservi sbagliato.
TESCHIO
Qui c’è uno sbaglio che induce ognuno di noi a sbagliare.
UTICA
Nessuno sbaglia, vi dico.
ERESIO
Uno sbaglio ci dev’essere per forza, perdonatemi.
UTICA
Quale sbaglio?
ERESIO
Bè, diciamo che: o sbagliavo prima nel credere di non sbagliarmi facendovi la mia proposta, oppure sbaglio ora nel pensare d’aver sbagliato a credere di non sbagliare.
TUTTI
Giusto!
UTICA
Questo sarà il più grande sbaglio che abbiamo commesso.
TESCHIO
Tu sei uno sbaglio! Anzi, uno sbadiglio!
UTICA
Caprone impaurito, ti renderò difficile la vita.
TESCHIO
Ma io non sono vivo.
VANESIA
Già, ma lei ci rende difficile anche questa visto che a causa sua siamo imprigionati qui.
UTICA
Pur di scombinare i vostri guai mi farò tornare in mente tutto quanto. (esce)


SCENA UNDICESIMA


ZATRASIA
Bè, non dite niente?
ERESIO
Che devo dire?
VANESIA
Che vi succede, Eresio, non vi vedo più molto entusiasta.
ERESIO
Non io, voi dovete esserlo.
VANESIA
Noi lo siamo, non è vero Zatrasia?
ZATRASIA
Come no!
TESCHIO
Il problema sarà convincere Utica.
ERESIO
A quello posso pensarci io.
TESCHIO
Voi?..................... Bravo!............. Avete del coraggio!
ZATRASIA
E come la convincerete? Se è lecito saperlo.............
ERESIO
Dandole ragione, cara signora non-mi-ricordo-come.
ZATRASIA
Zatrasia!
ERESIO
Ma non ha importanza, lasciate andare, cercate di non diventare volgare.
ZATRASIA
Spero che Utica vi scortichi!
TESCHIO
Come dandole ragione?
VANESIA
Non mi verrete a dire che ammetterete di aver voluto che si spogliasse?
ERESIO
Proprio così.
VANESIA
Ma siete matto. Bigotta com’è vi ucciderà.
TESCHIO
Sssssssssssssssssshhhhhhhhhhhhhhh....................... Sta arrivando. Sono proprio curioso di vedere.
ZATRASIA
Gli strapperà gli occhi.



SCENA DODICESIMA

UTICA
Bè? Cosa avete da fare quella faccia?
ERESIO
Sì, lo so. Il problema sarà farlo capire alla signora Utica. Probabilmente non accetterà più di lavorare con me, ed ha ragione. Tra breve me ne andrò, ma prima dovrei trovare il coraggio di dirle che è stato solo un momento di follia.
UTICA
Avete visto? Lo ammettete dunque d’essere un farabutto.
ERESIO
Era lì, conturbante, esotica......
UTICA
Io?
ERESIO
Ed io non ho saputo frenare l’impulso di chiedere di più a quella creatura che stava lì di fronte a me....... Era come se solo noi camminassimo sul mondo.... e che fosse lecito domandare: non per avere, ma per conoscere...... e perché eravamo soli.
TESCHIO
Scusate Eresio, ma ricordatevi che c’ero anch’io.

ERESIO
Perdonate voi, Teschio, ma in quell’attimo non siete esistito, purtroppo.
UTICA
Ma di cosa straparla questo qua?
ERESIO
Se avessi avuto ancora coscienza di voi, la mia giovinezza avrebbe saputo frenare il sangue che a volte ci fa brutti scherzi facendoci apparire più o meno di quel che siamo.
TUTTI
Parla di te.
UTICA
Di me?
TUTTI
Di te.
UTICA
Davvero? Bè, in fondo non è un cattivo giovane. Son tutte quelle riviste che rovinano i ragazzi d’oggi.
ERESIO
Sento che non la rivedrò.
UTICA
Sono qui, scioccone.
ERESIO
Diteglielo voi, vi prego.
TUTTI
Ma se è lì.
ERESIO
Lì? Qui? Dove?
UTICA
Oh bella, non mi vede più?
TUTTI
Non la vedete più?
ERESIO
No.
TUTTI
No.
ERESIO
Certo, capisco: è ancora adirata e senza il suo perdono non potrò più vederla.
TUTTI
Non potrà vederti se non lo perdonerai.
UTICA
E allora vorrà dire che lo perdonerò.
TUTTI
Vi ha perdonato.
ERESIO
Eppure non succede niente.
TUTTI
Non succede niente.
UTICA
Ho sentito da me. È lui che non mi vede e non mi sente, non io.
TESCHIO
Hai visto mai.......
UTICA
Taci!
ERESIO
Ora mi è chiaro. È per via dello spettacolo. L’ha tanto in astio che questo diventa un ostacolo tra noi.

TUTTI
Lo spettacolo diventa ostacolo.
UTICA
Ma quale ostacolo dello spettacolo: non vedo l’ora di leggere il copione.
ERESIO
Signora Utica, eccovi ancora........ volevo dirvi..........
UTICA
Lasciate stare, ragazzo, ho sentito tutto.
ERESIO
Oh, felicità, fatevi abbracciare.
UTICA
Dico, non ricominceremo....
ERESIO
Ma no, state tranquilla.
UTICA
Sono tranquilla. Tant’è vero che vi concederò un bacetto.
ERESIO
Davvero?
TUTTI
Si sa, si sa, il cuore non ha età (questo va avanti finché Eresio non da’ un bacetto a Utica)
UTICA
Sia ben inteso: è un bacio di perdono, non mettetevi in testa strane idee.
ERESIO
D’accordo, ci proverò. Spiegatemi una cosa. Perché tanta avversità per il teatro.......................
UTICA
Bè, sapete, io con la memoria.....
TUTTI
Lo sappiamo, lo sappiamo.
ERESIO
Il teatro non è un fatto di memoria. Voi tutto il giorno non fate altro che giocare e nei vostri giochi non vi curate affatto della memoria, pensate solo a divertirvi.... Questo è il teatro, divertirsi trasmettendo il divertimento al pubblico che si divertirà.
ZATRASIA
Bè, dovremo pur seguire un copione.
ERESIO
Non voi. Voi siete personaggio: il copione siete voi.
TESCHIO
Io? Io non ho mai copiato niente da nessuno!
ERESIO
Bravo! Diteglielo. Non so come spiegarmi.... Voi non siete attori contaminati dalla vanità che comporta l’essere attori..... Voi avete superato la fase ipocrita dell’interpretazione: siete veri.... eppure non esistete. Non avrete l’obbligo di mescolare il sacro che raggiungerete a quel profano che finisce sempre col prendere il sopravvento...... non voi!
ZATRASIA
E cosa racconteremo agli eventuali spettatori?
ERESIO
Racconterete voi stessi, senza timori. In palcoscenico è lecito dire tutto perché potrebbe non essere vero.
VANESIA
Con le nostre storie ci si può solo fare una tragedia.
ERESIO
Divertiteli allora con ciò che vi diverte!
TESCHIO
Ma il pubblico vuole la tradizione.... vuole rigore......... professionisti.

ERESIO
No, il pubblico vuole solo divertirsi, credetemi, a volte se lo dimentica, glielo fanno dimenticare........ ma alla fine torna sempre a galla questa voglia di sognare.......
ZATRASIA
Dateci almeno un consiglio........ un’idea......... vi prego, Eresio, ora che ci avete stimolato in questo viaggio non potete abbandonarci a noi stessi....
ERESIO
Lo farò, Zatrasia...... ricordate quella pantomima che ordiste per il mio risveglio qualche giorno fa?
TUTTI
Come no!
TESCHIO
Non è una pantomima, ma il risveglio che i fantasmi riservano a certi ospiti. È una cosa seria.
ERESIO
Non la scorderò mai!
VANESIA
Davvero? L’ho inventata io.......
UTICA TESCHIO ERESIO
Dindindindindindindindin dindindindindindindindin dindindindindindindindindi
VANESIA ZATRASIA
Sveglia! Sveglia!
È l’ora del caffè.
Sveglia! Sveglia!
Che fuori il sole è già alto.
Sveglia! Sveglia!
È l’ora del caffè.
Sveglia! Sveglia!
La luce bacia il tuo volto.
Ti svegli oppure no!

Preparerò per te
asciugamani soffici
che ti accarezzeranno.
Saran per te benefici.
E poi la colazione
fumante sulla tavola.
E la consolazione
di un cielo senza una nuvola.
UTICA TESCHIO ERESIO
Dindindindindindindindin dindindindindindindindin dindindindindindindindindi
VANESIA ZATRASIA
Ma adesso sveglia! Sveglia!
È l’ora del caffè.
Sveglia! Sveglia!
Che in cielo il sole è già alto.
Sveglia! Sveglia!
Se no questo caffè.
Fa da sveglia!
Perché ti arriva sul volto.
Ti svegli oppure no!
TESCHIO
Quasi quasi lo bevo io. (beve)
TUTTE
No!

TESCHIO
Ma non è caffè, è cognac!
TUTTE
Nac.
TESCHIO
Sic! Hic.
ERESIO
Ottimo! Ottimo! Questo è quel che si dice un colpo di genio! Bravi. Voi ora continuate a provare. Ci rivedremo questa sera e cercheremo di trovare un filo che unisca questi vostri attimi di arte pura. A più tardi!
ZATRASIA
Ah, dimenticavo..... nel vecchio ripostiglio potrete trovare arnesi che vi saranno utili a riparare la vostra auto.
ERESIO
Oh.......... questa è una buona notizia. Andrò subito a dare un’occhiata. (Esce)



SCENA TREDICESIMA

ZATRASIA
Che ne dite?
TUTTI
Mah.....
TESCHIO
Ma siamo sicuri che questo ne capisca?
VANESIA
È un attore.
UTICA
Questo l’ha detto lui.
ZATRASIA
È vero, ha detto d’essere un attore, ma ha parlato da spettatore.
VANESIA
Che significa?
ZATRASIA
Significa che non ha detto ciò che vorrebbe fare, ma ciò che vorrebbe vedere. Questo mi sembra onesto.
(Utica sta cercando di uscire inosservata)
TESCHIO
Utica, dove vai?
UTICA
Io?
ZATRASIA
Utica la distratta.......
VANESIA
Utica la bigotta......
TESCHIO
Non andrai mica in cerca di bacetti?
UTICA
Delinquente!
ZATRASIA
Allora dicci dove vai.
TESCHIO
Avanti, parla, dicci dove vai.
VANESIA
Si sa, si sa, il cuore non ha età.
TUTTI
Si sa, si sa, il cuore non ha età.
UTICA
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh. (Fa il segno che vuole andare al WC)
(Tutti ridono finché Utica è uscita)


SCENA QUATTORDICESIMA

TESCHIO
Ma sapete che era buono davvero quel cognac?
VANESIA
Già, lo immagino.
TESCHIO
Era una vita che non ne bevevo uno così buono.
ZATRASIA
Più di una vita.
VANESIA
Già, potremmo dire che non solo nella tua vita l’hai bevuto una volta, ma che addirittura è stata l’ultima volta che hai bevuto.
TESCHIO
Il cognac al chiaro di luna!
VANESIA
Proprio così.
TESCHIO
Dunque era avvelenato!
ZATRASIA VANESIA
Proprio così.
TESCHIO
Perché?
ZATRASIA
Chi ci aiuterà dopo che sarà andato via?
VANESIA
Senza di lui non si realizzerà Cabarenoir!
TESCHIO
Non ci avevo pensato.
VANESIA
E quando mai pensi a qualcosa? Te lo sei bevuto tu e lui è più vivo di prima.
TESCHIO
L’ho bevuto io....... è vero, l’ho bevuto io.......... sono in pericolo.
ZATRASIA
Non morirai.
ZATRASIA VANESIA
Purtroppo.
VANESIA
Ucciderti è un piacere che si può provare solo una volta.
VANESIA ZATRASIA
Purtroppo.
TESCHIO
Bisognerà trovare qualcos'altro.
ZATRASIA
Già fatto.
VANESIA TESCHIO
Davvero?
ZATRASIA
Certo. Non ricordate dove l’ho mandato?
TESCHIO VANESIA
Nel ripostiglio.
ZATRASIA
Dopo aver preparato a dovere lo scalino.
VANESIA
Come facesti con me?
ZATRASIA
Sì.
VANESIA
Uuuuuuuuuuuuhhhhhhhhhhhhh!
ZATRASIA
Messo in modo che salendo non succede nulla, ma appena si discende cede a trenta metri di vuoto.
TESCHIO
Speriamo che funzioni.
VANESIA
Funzionerà, funzionerà. Ha funzionato con me, figuriamoci con lui...........(Si ode un boato)
TUTTI
Ha funzionato! Yuhuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu.............................

SCENA QUINDICESIMA

(Utica entra completamente fasciata)

ZATRASIA
E tu cosa ci facevi sulla scala del ripostiglio?
VANESIA
Andava in cerca di bacetti.
UTICA
Controllavo che non combinasse guai.
TESCHIO
E come al solito hai finito per combinare tu il guaio.
UTICA
Un vero guaio: ho dolori dappertutto.
VANESIA
Ti sta bene.
TESCHIO
A proposito, non avete detto che non c’era pericolo per noi?
ZATRASIA
Non c’è pericolo di morire, visto che siamo già morti. Utica si è solo rotta l’osso del collo.
UTICA
E sei vertebre..... e il femore..... e.....
VANESIA
Basta! Abbiamo altro a cui pensare. Mettiamoci a provare.

SCENA SEDICESIMA


VANESIA
Domani ci sarà la prima.
TESCHIO
Ci sono già molte prenotazioni.
ZATRASIA
Son già tutta emozionata.
TESCHIO
E lui?
ZATRASIA
Lui.... se ne andrà.... è giusto.
VANESIA
Ha fatto molto per noi.
UTICA
Già, ne so qualcosa io.....
ZATRASIA
È stato un sogno..... e come tale è giusto che lo porti via il mattino e che non siamo noi a spegnerlo.
TESCHIO
Tutto questo è nobile, molto nobile.
UTICA
Io invece sarò immobile, molto immobile.
TESCHIO
Ti rimetterò in sesto questa sera. Sentirai un po’ male, ma domani sarà tutto a posto e potrai cavalcare le scene come si conviene ad una vera attrice.
VANESIA
Quando se ne andrà?
ZATRASIA
Dopo la generale, prima di andare in scena.
VANESIA
Non vedrà la prima?
ZATRASIA
Dice che un regista, così come un autore, muoiono dopo la generale. Il palcoscenico appartiene agli attori, poi solo al pubblico, poi all’oblio che conserva ogni cosa, ogni storia, ogni racconto, tragedia.......... la conserva l’oblio.

SCENA DICIASSETTESIMA


ERESIO
Bene! Direi ch’è un’ottima prova. Teschio dovrà badare ancora ai ritmi, Utica a non mandar la voce in testa, Vanesia a veder senza guardare, Zatrasia a non correr troppo..... ma nel complesso è uno spettacolo divertente.... bravi! Il mio compito è finito. Vorrei quasi accadesse qualcosa per non andare.... un pretesto per continuare, ma......... ognuno di noi si deve arrendere al finale, si sa. Non arrendersi al finale è un po’ spezzare tutto ciò ch’è stato.... è come smettere d’amare.... ed io vi ho amato più di quanto non so ancora dire.... più di me stesso, a volte, credetemi..... per questo vado: perché il mio amore non sia stato vano. L’autore e il regista muoiono sempre dopo la prova generale.
TESCHIO
Spero di rivedervi....... ma sento che è così.... qualcosa vi ha legato a noi.... ritornerete un giorno.
ERESIO
Lo farò, ma il più tardi possibile, non sembri cattiva educazione........
VANESIA
Addio, seduttore. Mi mancheranno i vostri sguardi che fan rizzar la pelle.... In ogni momento sappiate che qualcuno vi pensa ed è Vanesia.
ERESIO
La bella per antonomasia.
UTICA
Un bacio prima che ve ne andiate, ve lo siete meritato.
ZATRASIA
Ma quanti sforzi, Utica la distratta.
TUTTI
Si sa, si sa, l’amore non ha età.
ZATRASIA
Non voglio dirvi addio. Non voglio veder la vostra auto che si allontana. Voglio soltanto andare in scena in memoria di coloro che sono morti dopo la prova generale........ solo così potrà continuare questo amore. Se piangerò, e lo farò, sarà dopo la rappresentazione.
TUTTI
Anch’io.
ERESIO
Addio! (Esce)

SCENA DICIOTTESIMA

(Rumore d’auto che si allontana)

UTICA
Oh Dio.... ho paura!
ZATRASIA
Paura di che?
UTICA
Come di che? Non senti di là già le voci del pubblico?
TESCHIO
È vero! Cominciano ad entrare!
VANESIA
Mi sento dentro una strana sensazione: un misto di dolcezza e di terrore.
ZATRASIA
Eresio disse che se non fosse per quella sensazione che si prova un attimo prima di andare in scena non varrebbe neppure la pena di recitare.
(Si ode un’esplosione)
Avete sentito?
(altra esplosione)
TESCHIO
Di nuovo.
(altra esplosione)
VANESIA
Cosa sarà stato?
(altra esplosione)
ZATRASIA
Lui che manda l’ultimo saluto.
TUTTI
Addio, regista, autore, amico amato.
ZATRASIA
Adesso sì che se n’è proprio andato.
(Suono di campanello)

EPILOGO

TESCHIO
Hanno suonato?
TUTTE
Hanno suonato! Hanno suonato!
TESCHIO
Chi mai può essere?
VANESIA
Un temerario?
ZATRASIA
Un imbecille?
UTICA
Un rompipalle?
TESCHIO
Se non è Ovidio, Catullo o Cartesio,
Chi mai può essere se non
TUTTI
L’Eresio!
(Entra Eresio tutto bruciacchiato)
ERESIO
Toglietemi una curiosità. Chi è stato a mettere la dinamite nel cofano della mia auto?
UTICA
Sono stata io.
TUTTI
Hai capito!
ERESIO
Bene........ E..... nella portiera sinistra?
TESCHIO
Io.
TUTTE
Tu?
ERESIO
Ma bravo! E.... in quella di destra?
VANESIA
L’ho messa io, ma poi me ne son pentita.
ERESIO
E certo che ve ne siete pentita....... e quanto ancora ve ne pentirete..... fino alla fine dei tempi!
ZATRASIA
Esagerato!
ERESIO
A voi immagino di dover i candelotti sotto al sedile...............
ZATRASIA
Proprio così. Non siete stato voi a dire che regista e autore muoiono prima di andare in scena?
ERESIO
Non posso negarlo. E non siete stata voi a dire che piangerete dopo la rappresentazione?
ZATRASIA
L’ho detto!
TUTTI
Anch’io!
ERESIO
Certo, certo. L’avete detto tutti che avreste pianto, ma senza immaginare quanto.
ZATRASIA
Ma non sentite il pubblico? Bisogna andare in scena!
ERESIO
Andiamo pure in scena, ma dopo faremo i conti.
UTICA
Aspettate, aspettate..... aveva ragione Eresio: non si deve cercar di ricordare, basta essere quel che si deve e tutto va a posto.
TESCHIO
Cosa stai farfugliando?
UTICA
La formula, m’è ritornata in mente la formula!
VANESIA
Davvero?
UTICA
Ora potremo andarcene!
VANESIA
E il nostro spettacolo?
UTICA
Ma che spettacolo.......... è ora d’ andare
TESCHIO
Ma il pubblico aspetta..... è venuto per vedere Cabarenoir!
VANESIA
C’è sempre tempo per partire.
UTICA
Chi ha tempo non aspetti tempo.
ZATRASIA
Taci! Domani poi ci penseremo.
UTICA
Non rimandare a domani quel che puoi fare oggi.
TUTTI
Taci!
ZATRASIA
Via col sipario!
TESCHIO
Via con la musica!
VANESIA
Via con le luci!
UTICA
Sì, ma.............
TUTTI
Pour vous, ce soire, Cabarenoir!