La conquista del benessere

monologo di

Alberto Patelli

A centro scena il protagonista del monologo, ( un tizio di mezza età) vestito di una tunica che lo fa un po’ santone, è seduto a gambe incrociate con gli occhi chiusi in posizione di meditazione. Accanto a lui, da un lato, un piattino con una bacchetta di incenso accesa ma in esaurimento e, dall’altro, un fiasco e un bicchiere riempito per metà con del vino rosso…. Dietro, un paio di tavoli con una tovaglia a quadretti ci ricordano una trattoria più che casereccia…

Dopo una decina di secondi di assoluto silenzio, il tizio inizia il mantra…

Aaaaammmmmmm (invece di “Om”)………Aaaaaaammmmmmmmmmmmm (ora apre lentamente gli occhi..) Cari amici, vi accolgo con questo mantra che è un segno di ringraziamento per essere qui e per aver aderito al mio corso che vi porterà alfine al raggiungimento del benessere interiore ed esteriore. Se siete accorsi così numerosi è perché, è ovvio, sentite dentro di voi un malessere che purtroppo è ormai naturale conseguenza della vita di ogni giorno…Non preoccupatevi, io stavo peggio di voi…molto peggio. La parte iniziale di questo nostro primo incontro la dedicherò per l'appunto alla sintetica storia del percorso che mi ha portato qui.
Prima di cominciare però vorrei pregare quelli di voi che con eccessiva previdenza hanno portato l’incenso di non accenderlo…altrimenti Tarcisio si incazza, …giustamente, perché rischierebbe di inquinare i profumi della sua opera che tra poco si manifesterà in questo locale. Per creare la giusta atmosfera sarà sufficiente questo mio incenso al basilico che è ormai in via di consunzione. (chiude gli occhi e riparte con un altro breve mantra….) Aaaaammmmmmm Aaaaammmmmmmmmm (apre gli occhi, beve il vino dal bicchiere….) Ora chiudete gli occhi e, respirando profondamente, concentratevi sul vostro plesso solare, restateci non più di tre secondi e, sempre con gli occhi chiusi, ascoltate la mia voce…..
…..Lo stress di questa società io lo accusai molto prima che lo stress arrivasse in questa società…Avevo sette anni quando, ripetente della prima elementare, a ricreazione, sferrai un pugno ad un compagnuccio che mi aveva negato un pezzo del suo Buondì. Questa violenza improvvisa mi accompagnò anche per tutta l’adolescenza - avara di Buondì - e andò oltre….Ricordo, avevo passato da parecchio i venti anni, …ricordo, dicevo, che mi svegliavo la domenica mattina all’alba, mi preparavo un panino in fretta e furia e, senza un motivo apparente, partivo per Bergamo dove, nei pressi dello stadio, una forza misteriosa spingeva a mischiare la mia persona con gli ultrà dell’Atalanta. A me del calcio e dell’Atalanta non me n’è mai fregata una minchia eppure per la squadra meneghina ero capace di prendere a bastonate chiunque mi si parasse di fronte compresi i celerini. Ero talmente fuori di me che il “Bocia” , lo storico capo tifoso dell’Atalanta - un avanzo di galera unico al mondo - a me sembrava una mammoletta impaurita da quattro soldi con la pressione sotto ai minimi. Una domenica, mentre quello stronzo del Bocia urlava come un pazzo dalla curva, gli strappai il megafono dalle mani, glielo spaccai in testa e tentai di infilargli i pezzi in bocca…e anche altrove !....( durante questo ultimo periodo la voce si è progressivamente alterata per un crescente infervoramento e quindi il successivo mantra e conseguente bicchiere di vino è finalizzato a tranquillizzare sé stesso…) Aaaaaaammmmmmm……..
Fortunatamente, durante il viaggio di ritorno da Bergamo tornavo in me e realizzavo di avere qualche problemino……(poi, rivolgendosi ad un punto preciso della platea) …e qualche problemino lo avrà pure lei signore se non chiude gli occhi…..Meditate ma con gli occhi chiusi ! (altra sorsata di vino…) Quante domeniche incazzate allo stadio, col panino che mi andava di traverso e una lattina di coca che tiravo al guardialinee !... L’arrivo di una terribile gastrite segnò la fine delle trasferte a Bergamo ed anche della mia gioventù. Caddi in una profonda depressione: non mangiavo, passavo le mie giornate davanti alla TV sorseggiando cocktails a base di rum e plasil…sprofondato nella poltrona, manifestavo segni di vita solo quando la Domenica Sportiva trasmetteva il servizio sulla partita dell’Atalanta…solo allora scagliavo il bicchiere con tutte le mie forze contro la TV e poi piangevo disperatamente. Finii di rompere televisori solo quando questa cazzarola di Atalanta precipitò finalmente in serie B e la Domenica Sportiva decise di non occuparsene più.
…Ero comunque in uno stato pietoso. Un vecchio amico, quello delle elementari e del Buondì si prese cura di me…purtroppo, oggi posso dire. Mi convinse a scuotermi dicendo che l’unico modo per salvarmi dal baratro era trovare un qualunque interesse…preferibilmente la politica, mi suggerì. Effettivamente per qualche tempo presi passione ; assistevo con attenzione alle sedute parlamentari e, non volendo perdere neanche il più insignificante intervento per formarmi una precisa opinione, ero molto più presente degli stessi deputati e senatori che presero a osservarmi con una certa ansia. Ansia pienamente corrisposta perchè nell’arco di un quinquennio notai che nonostante politicamente esistessero destra, sinistra, centro destra, centro sinistra, estrema destra ed estrema sinistra tutto era fondamentalmente ambidestro in quantochè nulla cambiava nel nostro paese e questo mi dava enormemente ai nervi e al fegato avendo oltretutto ripreso la vecchia abitudine di pranzare facendomi andare un panino di traverso. Il giorno precedente alla caduta dell’ennesimo governo, in preda ad un attacco isterico, svenni nella bouvette di Montecitorio stringendo tra i denti un mini tramezzino tonno e carciofini. Fui salvato , ironia della sorte, da un rappresentante del Sudtiroler Volkspartei -gruppo del quale non condividevo neanche la ricetta della polenta coi funghi -che chiamò subito l’ambulanza. Durante la degenza in ospedale mi venne a trovare il solito vecchio amico fijo de na’ mignotta del Buondì che, nel frattempo, era diventato un mezzo sindacalista. Disse che aveva la ricetta giusta per me: il suo sindacato organizzava un corso di filosofia orientale finalizzato alla pace interiore… proprio quella di cui io avevo bisogno. Mi ci iscrisse prima che fossi dimesso dall’ospedale e versai pure una quota piuttosto consistente...l’animaccia sua ! (di nuovo mantra per calmarsi) Aaaaaaammmmmmmmmmmmm ! (beve un sorso di vino col quale fa un veloce gargarismo…) In quel corso si facevano un casino di cose perché ste’ filosofie orientali non consistono solo in filosofie ma pure in annessi e connessi…che vi devo dire…ci facevano fare pure l’arte di disporre i fiori, la cerimonia del tè, la potatura dei bonsai...insomma due palle che non vi dico ma, soprattutto, ci introdussero alla dieta macrobiotica alla quale io malauguratamente aderii nella sua versione più integralista. In pratica mi alimentavo solo di alghe e tofu, una specie di derivato della soia il cui sapore è la quintessenza del concetto del “nulla”. Nel giro di due settimane ero ridotto ad un cencio, avevo perso quindici chili e mi avevano esonerato anche dalla cantilena dei mantra perché perdevo i sensi dopo il primo OOOOOmmmmmmmm o addirittura prima di pronunciare la emme ! Disteso su una stuoia di canapa indiana, assolutamente privo di forze, ero tuttavia consapevole che una ulteriore mezza chilata di alghe e tofu avrebbe segnato la mia dipartita da questo mondo. Coll’ultimo soffio vitale rimasto, riuscii a telefonare ad una mia vecchia zia che non vedevo da decenni pregandola di venire a prendermi immediatamente ricorrendo, se necessario, anche alla forza pur di strapparmi via da quel corso in cui non credevo più. La zietta, un tipetto molto giovanile nonostante l’età, fu eccezionale: dopo meno di mezz’ora dalla chiamata mi aveva già caricato sulle spalle e, imprecando contro quella sottospecie di santone-maestro del corso, mi aveva portato in salvo a casa sua.
Lì, per farmi riprendere, mi rimpinzò per diversi giorni di torte della nonna e uova al marsala non abbandonandomi mai… a parte la notte che passava in discoteca con le sue amichette. Appena ripresi una condizione accettabile le raccontai la mia vita e lei si commosse…mi fece notare che avevo passato i quarant’anni e non avevo né una relazione sentimentale e, facendomi l’occhietto, nemmeno una compagnia con la quale sfogare i miei istinti naturali…..Istinti che, devo dire, sentivo particolarmente presenti dopo tutti quei zabaioni che mi aveva fatto ingurgitare . “Ci penso io!” esclamò piena di entusiasmo, spiegandomi che l’indomani mi avrebbe presentato alle sue amichette che pare fossero tutte molto disponibili. La cosa mi sembrò una minaccia…voglio dire che non mi solleticava affatto l’idea di accoppiarmi con delle ultraottantenni !... ma il pericolo fu subito scongiurato perché la zietta mi mostrò una foto di quelle che credevo terribili vegliarde…macchè, incredibile ! , si trattava di un gruppo di bonone senza fine la più anziana delle quali avrà avuto si e no quarant’anni portati splendidamente…insomma l’unica fuori quota fortunatamente era mia zia. Ero eccitatissimo e, come potete immaginare anche ad occhi chiusi, non vedevo l’ora che arrivasse l’indomani. Ma quella stessa sera si presentò a casa della zia un imprevisto sotto forma di frate missionario, tale Frà Geronzio. Stò Frà Geronzio era appena rientrato da una missione in Canada dove aveva fatto scavare una serie di pozzi per cavare acqua. A cosa servissero sti’ pozzi in una regione piena d’ acqua come quella dei grandi laghi non l’ho mai capito, ma questo non ha importanza ...il fatto è che cominciò a parlottare con la zietta e finì la mattina successiva quando la vecchia mi comunicò che doveva partire subito per seguire il frate intenzionato ad aprire una nuova missione vicino ad un Casinò di Las Vegas. La supplicai di rimandare la partenza almeno di un giorno…insomma dopo avermi presentato le amichette,...ma non ci fu nulla da fare e quella farabutta non mi volle passare neanche qualche numero telefonico. L’ acchiappai per la gola e lei la considerò una reazione esagerata… ma che ne poteva sapere di cosa stavo passando,…in quale stato fossi ! Avevo trascorso tutta la notte in una condizione di crescente agitazione nell’attesa del delirio dei sensi nel quale mi sarei gettato il giorno dopo. Volevo prepararmi a puntino e, smarrito di nuovo un minimo di equilibrio avevo, al solito, esagerato. Mi ero pappato una decina di uova sbattute, tre pillole di Viagra e quattro etti di penne all’arrabbiata condite con un peperoncino messicano e-splo-si-vo ! I miei ormoni, anche i più innocui, circolavano nelle vene come le scuole di samba al carnevale di Rio e in tale stato afrodisiaco se ne fregavano altamente di quelle caspita di missioni di Frà Geronzio! Dovevo sfogare subito quelle pericolose energie e, staccatomi dal collo della zia, uscii di casa correndo urlante per le vie della città. Purtroppo, proprio nei pressi della stazione, la frenesia che avevo in corpo facilitò la ricaduta nell’antica patologia. Salii al volo sul direttissimo per Bergamo e la psiche, seppur malata, realizzò che era anche il giorno giusto: domenica. “Benissimo”, architettò la mia mente perversa, “mentre gli uomini stanno allo stadio coll’Atalanta, io mi trombo tutte le bergamasche !” Ma, appena arrivato a destinazione, il piano andò in fumo. Sceso al binario 3, il caso volle che incrociassi il Bocia, ormai un vecchio incanutito, il quale riconoscendomi con terrore scappò dalla polizia ferroviaria per denunciare il mio arrivo. Ancora non avevo commesso alcunché di illecito o indecente ma evidentemente la bava alla bocca ed i miei occhi iniettati di libidine convinsero le forze dell’ordine a fermarmi somministrandomi per di più una endovena di bromuro per raffreddare i bollori. Messo di lì a poco sul treno di ritorno in compagnia di un appuntato incaricato della mia sorveglianza, solo alle porte di Roma riuscii a sfuggire alla sua guardia buttandomi dal finestrino nella campagna sabina e…caddi come corpo morto cade. Ma non ero morto anzi, il cielo mi venne in aiuto e, dopo aver vagato senza meta tra frasche, dolci declivi e campi di erba medica o broccoletti, arrivai qui, alla trattoria di Tarcisio. Aaaaaammmmm (mantra e sorso di vino)
Sono passati quasi dieci anni da quel giorno benedetto e da allora, la mia anima ha cessato di essere in pena. Perché , vedete, ho scoperto miracolosamente che per trovare l’armonia con sé stessi e con il tutto non bisogna andare lontano, basta poco…ma è un poco che ha in sé una grandezza tale da essere compresa attraverso una crescita interiore che solo le grandi tribolazioni fanno raggiungere. …Ed ora, miei cari, potete lentamente riaprire gli occhi perché è arrivato il momento di quell’immenso poco che segna per me, ora come allora, quella che io chiamo l’ “illuminazione”. (allarga con enfasi le braccia ed esclama…) Vieni Tarcisio ! (un GONG precede di poco l’entrata di un uomo con parannanza con in mano un piatto coperto da un coperchio a cupola che posa di fronte al protagonista ) Grazie Tarcisio! (l’uomo esce)… Ecco, qui dentro c’è il vuoto e il pieno, il sole e la luna, l’alfa e l’omega , lo yin e lo yang, qui c’è la fonte dell’energia interiore, la culla del rilassamento della mente e la felicità dell’anima perché qui ci sono (alza il coperchio e appare un fumante piatto di pasta al sugo) le fettuccine di Tarcisio ! (respira beato l’odore del piatto) Fettuccine al ragù, …un soffritto leggero, una ricetta semplice, senza complicate e cervellotiche elaborazioni, il cui squisito sapore frutto di componenti genuine e di una cura nella preparazione che altro non è che amore, ci conferma che è la semplicità la via per arrivare al buono, al vero…la via per la quale, cari amici, vi condurrò per mano fino al giorno in cui anche voi arriverete a gustare la straordinaria essenza
( nuova “inalazione” dell’odore delle fettuccine) della pace e della beatudine assoluta. (alza una forchettata di fettuccine; fa un brevissimo mantra) AAAAmmmmmm (e, ad occhi chiusi, la infila in bocca).