Donne di morte

di

Aquilino





FABIANA Grazie per essere venuti. Grazie grazie grazie. Se c’è una consolazione, solo le persone che ci vogliono bene possono darla. E voi siete le persone più care. Eccovi qui, stretti attorno a me, per sorreggermi nella tragedia. Nemmeno questa notte sono riuscita a dormire. Si vedono le occhiaie? Periodo terribile! Ma passerà. Tutto passa.
Infatti, lui non c’è più.
Era un uomo… Oh dio, un uomo. Una persona. Un individuo. Come dire? Un uomo d’affari, ecco. Più affari che uomo. Non avanzava tempo per fare l’uomo. Non che voglia lamentarmene. L’amore non è solo un’esperienza fisica, purtroppo.
PATRIZIA L’amore è tante cose. Soprattutto, è un rapporto carnale orgiastico, di pelle su pelle, di bocca dappertutto, di mani ovunque, di gemiti e di pizzicotti che lasciano il segno. Tante cose, e molte fanno male.
FABIANA Io e Francesco siamo stati sposati per dieci anni in perfetta armonia. Mai una litigata. Mai una discussione animata. Su qualunque questione, rispondeva in modo affermativo e usciva. Mi dava sempre ragione. Io esprimevo un’opinione, lui mi dava ragione e usciva. Se gli dicevo che era un bastardo, mi sorrideva, si dichiarava d’accordo e usciva. Francesco mi amava molto. Solo su una cosa c’erano divergenze. Una cosa di poco conto. Quando gli chiedevo soldi, faceva finta di non avere sentito e usciva. Comunque, ora ho risolto la questione. Francesco sarebbe felice di sapere che sto dilapidando il suo patrimonio.
PATRIZIA Esiste anche l’amore platonico, fatto di sorrisi, di carezze e di gentilezze interessate. Lo fanno le mogli e le aspiranti mogli degli uomini ricchi e anziani. Il mio non era ricco, non era anziano. Era solo una bestia.
FABIANA Sono distrutta. Non pensavo che la morte di Francesco mi avrebbe addolorato a tale punto. Eccolo là, così morto da sembrare ancora vivo. Nondimeno è proprio morto, me l’ha assicurato il medico. Avrei voluto che gli facessero un’iniezione, per sicurezza, ma mi sono accontentata di tenergli il cuscino sulla faccia per dieci minuti. Povero Francesco. Era tanto buono.
Come sapete, vendo fiori di plastica. Sono così finti che sembrano veri. Francesco avrebbe voluto che cambiassi genere. Fiori secchi. No, no. Fanno polvere. Io odio la polvere.
PATRIZIA C’è un altro tipo di amore, quello per noia. Lo si fa con chiunque, basta che abbia qualche competenza di carattere sessuale. Lo si fa in macchina, tra gli scogli, in ufficio, nei motel… Dura poco e fin che dura vale poco. Lo si fa per noia e alla fine ci si annoia. Io ero troppo impegnata a difendermi, per annoiarmi.
FABIANA Polvere siamo e polvere torniamo. Non tutti insieme. Uno alla volta. Per adesso è toccato a Francesco. Povero Francesco. Lui è morto e io sono viva. È un pensiero consolante. Lui è morto e tra poco chiudono la cassa con tripla saldatura, la infilano in un buco stretto e buio e tappano l’apertura con cemento a presa rapida. Ho chiesto di esagerare, per togliermi ogni pensiero. Mia suocera voleva che lo facessi incenerire e che tenessi l’urna sopra il caminetto. No, no. Un’urna piena di polvere. Me la sarei sognata di notte. Polvere di Francesco dappertutto. Sui mobili, tra le lenzuola… È meglio che il mio adorato Francesco marcisca dietro una robusta lastra di marmo
PATRIZIA Quando un amore annoia, non rimane che farla finita. Un addio definitivo. Un distacco eterno. Lui non mi ha mai lasciata libera nemmeno di fare pipì da sola.
FABIANA Francesco detestava i fiori. Soffriva di allergie. Francesco soffriva di tante cose. Di allergie, di gastriti, di reumatismi, di emicranie, di fobie... Ora ha finito di soffrire e io sono contenta per lui. Povero Francesco, la sua è stata una vita di sofferenza, ma per fortuna non è durata molto. Diceva sempre: sono sicuro che appena me ne vado in pensione mi viene il tumore, così non possiamo nemmeno fare i viaggi che abbiamo progettato. È stato fortunato a non arrivare all’età della pensione, morendo prima. I viaggi li faccio senza di lui, ma lo penso e gli spedisco cartoline al cimitero. Io invece adoro i fiori. Quelli veri. Ne compro a mazzi e li metto ovunque. Lui approfittava delle mie assenze e li buttava nel bidone. Io uscivo a comprarne altri. Lui prendeva le pastiglie per l’ulcera.
PATRIZIA Cari amici, cari parenti. In questo giorno di lutto non dobbiamo farci prendere dallo sconforto. Paolo, mio marito, è morto, ma noi siamo vive. Questo pensiero ci dà consolazione e gioia.
FABIANA Avevo rinnovato la camera da letto con una tappezzeria a primule viola e violette gialle. Mi accusò di averlo fatto diventare impotente. Io non avevo notato alcuna differenza. Mi sembrava quello di sempre. Comunque, prese a frequentare uno psicanalista. Alla seconda seduta, apparvero i tic. Quando sentiva la mia voce, starnutiva per dieci volte di seguito. Se lo chiamavo a voce alta, starnutiva e diventava rosso come se soffocasse. Ogni tanto, lo confesso, mi divertivo e gridavo il suo nome. Francesco! Francesco! Lo facevo per il suo bene, per guarirlo. Adesso sta bene. Sentite qualcuno che starnutisce? No. Guardate quanti fiori. Vi sembra che qualcuno si agiti nella tomba? No. Francesco è finalmente guarito. Sono proprio contenta per lui.
PATRIZIA Paolo era un uomo vero. Più un toro che un uomo. Appena mi vedeva, batteva il suolo con il piede e un filo di bava gli scendeva lungo il mento. Se eravamo soli, muggiva e mi dava una testata in pancia, per sbattermi a terra. Se eravamo in compagnia, faceva lo stesso. A volte era imbarazzante. Mi amava troppo, lo so. Era travolto dalla passione. È più forte di me! Mi ecciti troppo! Voglio strapazzarti! Mi sbatteva la testa sul pavimento per dimostrare la potenza del suo amore. Non trovava pace. Adesso l’ha trovata. Eterna. Povero Paolo. Era così preoccupato, quando doveva portarmi all’ospedale… Sapevo che lo faceva per amore. Anche quando mi ha rotto il braccio e mi ha sfregiata con una bottiglia rotta… tutto per amore. Soffriva per me. Adesso non soffre più.
FABIANA Altri fiori? Metteteli vicini alla bara. Spero che il suo spirito ne senta il profumo. Hai visto quanti fiori, Francesco? Sei contento?
PATRIZIA Sono felice di vedervi tutti qui, intorno alla bara dentro la quale Paolo sta così bene che è un peccato che non ci sia andato prima. Siamo distrutti dal dolore e io sono talmente distrutta che lo prenderei a pugni, per sfogarmi. Paolo! Paolo! Perché mi hai abbandonata? Non potevi farlo qualche anno fa, prima che ci sposassimo, così mi avresti risparmiato lo strazio? Ma sarò forte e non griderò e non piangerò e, anzi, brinderò al suo ricordo. Voglio ricordarlo per sempre così, disteso nella bara, morto.
FABIANA Quel giorno sono stata chiara. Francesco, ho fatto un brutto sogno. Forse è meglio che tu non esca con l’automobile.
PATRIZIA Io amo i fiori. La nostra casa aveva un balcone rivolto a sud, l’ideale per i vasi di gerani. Paolo detestava i fiori. Diceva che solo ai finocchi possono piacere i fiori. Paolo detestava i gay. Io avevo un amico gay, si chiamava Eugenio. Veniva a prendere il tè e parlavamo di tante cose. Un giorno Paolo l’ha buttato giù dal balcone. Anche i miei vasi di gerani buttava dal balcone. Non tutti in una volta. Un giorno uno, un giorno faceva finta, il giorno successivo due… e se protestavo mi faceva penzolare nel vuoto, per schiarirmi le idee
FABIANA Sapevo che aveva intenzione di prendere l’autobus. Ma per farmi dispetto prese l’automobile e sapete tutti com’è finita.
PATRIZIA Mentre penzolavo nel vuoto, al quinto piano, gridavo il mio odio. Lui rideva e voleva che gridassi ancora. Io piangevo e lui rideva. Poi mi tirava su, mi dava due sberle per farmi passare lo spavento, mi sbatteva sul tavolo con il piano di cristallo che avevo appena pulito e faceva il toro infuriato. Muggiva. Sputacchiava bava. Io allora mi concentravo sui gerani. Immaginavo di togliere le foglie secche e di zappettare la terra e di spargere il concime che un giorno mi ha costretto a ingoiare: voleva che crescessi florida. A lui piacevano le donne formose e di nascosto versava nei miei piatti non so quali intrugli ormonali, quelli che usano gli uomini per il body-building. Allora ho imparato a vomitare.
FABIANA Se mi avesse dato ascolto, sarebbe ancora qui. Ma non mi ascoltava mai. Mi spiace dirlo, ma se l’è proprio voluta.
PATRIZIA E adesso è morto e più nessuno mi prenderà a pugni e mi spegnerà la sigaretta sul braccio e mi farà pendere nel vuoto e mi insulterà trattandomi da donnaccia. Sarò forte e non mi farò prendere dalla disperazione. Per quindici anni mi ha fatto compagnia, torturandomi ogni giorno e facendomi passare notti horror. Non è facile farsi l'idea che Paolo non c’è più. Sembra incredibile. Eppure devo convincermi. Devo smettere di fissare la porta come se lui potesse apparire con in mano il martello che una volta ha usato per spiaccicarmi il dito con cui l’avevo salutato.
FABIANA Povero Francesco. Per estrarlo dai rottami hanno dovuto sezionare la macchina e cercare un pezzo qua un pezzo là… Gli piacevano i film in bianco e nero e lui sembrava proprio Frankenstein.
PATRIZIA D’altronde, come potrebbe tornare se non sono nemmeno riusciti a rimetterlo tutto insieme? Paolo, non usare la macchina, ho fatto un brutto sogno. Lui, per dispetto, l’ha usata. Hanno dovuto tagliare le lamiere con la fiamma ossidrica, alla ricerca dei pezzi del mio povero Paolo che hanno insacchettato senza nemmeno tentare di ricucirli l’uno all’altro. All’obitorio, l’ho riconosciuto dal segno dei miei denti sulla mano sinistra. Gliel’avevo morsa quando aveva tentato di soffocarmi con un sacchetto di plastica. Alla mano mancavano cinque dita.
FABIANA Quando sono stata chiamata all’obitorio, l’ho riconosciuto dal dito mignolo che avevano trovato incastrato nel posacenere. A dire la verità, non era il dito mignolo, ma non ho detto niente per rispetto verso il povero Francesco.
PATRIZIA Era lì, disteso sul tavolo di marmo… cioè, i suoi pezzi… disposti con ordine uno vicino all’altro… mi ricordo che il ginocchio era alla sinistra della lingua e l’ombelico stava sopra la natica destra. Sono ricordi bizzarri, frutto del dolore. Sono a casa tranquilla, do acqua ai gerani, arriva un agente di polizia, dice che Paolo è… ah, che strazio… che Paolo è morto e io dico: davvero?… e finisco di dare acqua ai gerani e chiedo a quel giovane carino se gradisce un caffè. M’informa dell’incidente e io ascolto interessata. Poi mi accompagna all’obitorio senza darmi il tempo di truccarmi e di mettermi un vestito nero. Quando arrivo, con l’abitino a fiori, mi sembra naturale mostrarmi cordiale e ringraziare tutti e congratularmi per il bel lavoro che hanno fatto. Ma non ero felice. Ero distrutta.
FABIANA Povero Francesco. Tutto rotto, sul tavolo di marmo gelido. Lui che stava sempre attento alle correnti d’aria e teneva la maglietta di lana anche d’estate. E i mutandoni di lana, sempre, anche sulla spiaggia. Povero Francesco, tutto rotto, lui così precisino e pignolino, che nel piatto separava i piselli secondo la misura, prima di mangiarli. Che giorno terribile! Suonano alla porta, corro ad aprire, dico: si tratta di mio marito? è…? Sì, mi dicono, si tratta di suo marito. È…? Sì, mi dicono, è morto. E io crollo. Corro in cucina a mettere su il caffè e imploro gli agenti di raccontarmi tutto nei dettagli, mentre apro una bottiglia di champagne e metto un po' di fondotinta per nascondere il pallore della tragedia. Gli agenti sono simpatici e trascorriamo un’ora parlando del più e del meno. Poi mi accompagnano all’obitorio e scoppio in lacrime davanti al fotografo del gazzettino parrocchiale.
PATRIZIA Povero Paolo. Non meritava una morte così veloce. Se n’è andato in pezzi senza nemmeno rendersi conto di quello che succedeva. O forse sì. Forse ha capito che i freni non funzionavano. Forse ha tentato con il freno a mano, ma nemmeno quello funzionava. Forse ha provato a uscire dall’auto in corsa, ma le portiere erano bloccate. Forse ha pensato a me. Chissà qual è stato l’ultimo pensiero. Meglio non saperlo
FABIANA Povero Francesco. Non meritava una morte cruenta, lui che mangiava solo verdure verdi e che sveniva se si graffiava. Chissà come gli sarà dispiaciuto vedere rovinati il vestito grigio e la cravatta blu e i mutandoni che si faceva fare su misura, perché aveva le gambe secche come quelle di un tavolo. E come si sarà stupito per l’automobile che faceva controllare due volte la settimana! I freni non funzionavano, le portiere bloccate… Povero Francesco, che delusione, per un tipo come lui che programmava anche i bisogni corporali e che non ammetteva mai che qualcosa potesse smettere di funzionare. Invece, è capitato a lui.

PATRIZIA E adesso siamo qui.
FABIANA E loro sono là.
PATRIZIA Sole e disperate, vedove inconsolabili.
FABIANA Morti al cento per cento e tra poco sepolti per sempre.
PATRIZIA Che cosa faremo della nostra vita?
FABIANA Che cosa faremo senza di loro?
PATRIZIA Quale futuro ci aspetta?
FABIANA Sicuramente diverso dal passato.

PATRIZIA Cari parenti, siete venuti tutti. Non ci siamo visti per quindici anni, ma adesso siete qui, a darmi conforto. Non piangete, vi prego. Sono sicura che Paolo non vorrebbe che noi soffrissimo. Preferirebbe essere ricordato nella gioia.
FABIANA I veri amici si vedono ai funerali e voi siete amici veri e siete venuti tutti e non avete ancora smesso di confabulare a bassa voce e di scuotere la testa con aria triste. Fatevi coraggio. In fondo, è solo morto.
PATRIZIA Se fosse stato in coma, sarebbe stato peggio, per noi e per lui.
FABIANA Invece, per fortuna, è morto.
PATRIZIA Francesco è morto… Paolo è morto… ma noi siamo vive e quindi perché le facce scure?
FABIANA Avete avuto la rara occasione di presenziare a due funerali in un pomeriggio solo, con risparmio di tempo, possibilità di fare nuove conoscenze e un’organizzazione che non troverete in nessun’altra cerimonia funebre.
PATRIZIA Fabiana, vedo arrivare i musicisti.
FABIANA Hanno una divisa fantastica, di raso rosso con il gilet giallo.
PATRIZIA Prendete posto, ragazzi. Cominciate a suonare.
FABIANA Ecco i furgoni del rinfresco. Prego, servite l’aperitivo.
PATRIZIA Arrivano anche i ballerini.
FABIANA Vestiti di giallo con la fascia rossa.
PATRIZIA Mancano solo i fantasisti.
FABIANA Ci sono anche loro… e c’è anche un pagliaccio.
PATRIZIA Ci ho pensato io, per i bambini.
FABIANA Che la festa cominci!
PATRIZIA Divertitevi, amici e parenti cari!

FABIANA Patrizia veniva nel mio negozio e acquistava enormi mazzi di fiori di plastica, con i quali sostituiva quelli veri che suo marito Paolo buttava dal balcone.
PATRIZIA Preferisco i fiori veri, ma era troppo doloroso vedere Paolo che li uccideva senza pietà. Quelli di plastica non soffrivano, quando lui li calpestava sotto i piedi o li bruciava con l’accendino. Adesso posso riempire la casa di fiori naturali.
FABIANA Un poco per volta siamo entrate in confidenza. Ci facevamo portare il caffè dal bar e trascorrevamo ore e ore a chiacchierare.
PATRIZIA E a ridere.
FABIANA Un giorno è entrato un uomo. Patrizia era andata via da nemmeno dieci minuti. Un bell’uomo, un tipo maschio, niente a che vedere con Francesco. All’inizio l’ho giudicato sgarbato e grossolano, poi mi è sembrato brusco e virile e infine mi è apparso in tutto il suo fascino selvaggio. Abbiamo fatto l’amore solo cinque volte perché aveva fretta, ma i giorni successivi…
PATRIZIA Un giorno, uscita dal negozio, ho incontrato un uomo. Non aveva niente di particolare. Anzi, era piuttosto insignificante. Un tipo anonimo, tranquillo. Mi ha guardata, gli ho sorriso, siamo andati a bere qualcosa, ma non al bar vicino al negozio, un bar tre strade più in là. Lui era agitato.
FABIANA Lo incontravo quando andavo dal grossista a rifornirmi di fiori. Ci davamo appuntamento sul viale di fianco al cimitero. Non facevo in tempo a parcheggiare che balzava fuori dall’auto e montava sul furgone dal portellone posteriore, emettendo muggiti di desiderio. Mi davo una controllata nello specchietto e lo raggiungevo, fingendo di volere frenare la sua frenesia animalesca.
PATRIZIA Quindici giorni dopo il primo incontro, ci siamo baciati sulle labbra. Mi dava appuntamento nei luoghi più strani. Il primo bacio ce lo siamo scambiati sulla vetturetta della giostra dell’amore. Lo adoravo. Non tentava mai di toccarmi e sobbalzava se lo chiamavo tesoro. Di lui mi piaceva ogni cosa, ma più di tutto l’assoluta indifferenza per il sesso. Per me era molto rilassante. Peccato che non amasse i fiori. Era allergico.

FABIANA Cari amici e parenti, in questa ricorrenza di lutto e di dolore, perché non approfittare dell’orchestra? Dichiaro aperte le danze!
PATRIZIA Avvicinatevi ai tavoli del rinfresco e servitevi da bere.
FABIANA Che cosa grida quella signora?
PATRIZIA È mia suocera. Mi sta lanciando maledizioni.
FABIANA Si agita troppo. Alla sua età, rischia un infarto.
PATRIZIA Stia tranquilla, mamma. Il suo bambino ora fa parte di un coro d’angeli e sta meglio di prima.
FABIANA Anche mia suocera è in agitazione.
PATRIZIA Loro hanno perso i figli, ma noi i mariti. Non ci pensano?
FABIANA Sono egoiste.
PATRIZIA Oh, bene, le stanno portando via.
FABIANA Non capisco perché non si mettano anche loro a ballare.
PATRIZIA Eppure ci troviamo a un funerale, non a una veglia funebre

FABIANA Non amavo lo sconosciuto che aveva detto di chiamarsi Giacomo e che invece era Paolo, il marito di Patrizia, come scoprii molto presto. Ero solo annoiata. La vita con Francesco mi aveva spenta e avevo bisogno di qualche scintilla. Paolo era un lanciafiamme.
PATRIZIA Non si trattava di amore. L’uomo, che aveva detto di chiamarsi Romeo e che invece era Francesco, il marito di Fabiana, mi faceva da rassicurante ninna-nanna, dopo la navigazione tempestosa con Paolo. Essendo meno di un uomo, per me lo era molto di più.
FABIANA Ricordi un pomeriggio, quando sei entrata come una furia nel negozio e ansimando mi hai confessato: Fabiana, ho una relazione con tuo marito?
PATRIZIA Allora tu mi hai detto: Patrizia, anch’io ne ho una con il tuo.
FABIANA E ci siamo raccontate tutto.
PATRIZIA Forse non avremmo dovuto ridere come due matte.
FABIANA Ce la siamo goduta per un’ora e abbiamo anche ordinato una bottiglia di vino bianco al bar.
PATRIZIA Abbiamo riso di loro, ma anche di noi.
FABIANA Ogni tanto fa bene ridersi addosso.
PATRIZIA La nostra unica avventura. Tutta in famiglia.
FABIANA Ne avremo altre.
PATRIZIA Adesso sì.

FABIANA Perché ve ne andate? Il funerale è appena cominciato. Che sciocchi. Vi si offre l’occasione per stare in allegria e scappate con la faccia scura lanciando insulti.
PATRIZIA Prendete uno scartoccio di dolci per i bambini.
FABIANA Non volete fare nemmeno un brindisi?
PATRIZIA Lo facciamo alla salute di Paolo e Francesco.
FABIANA Non abbiamo niente contro di loro, adesso che riposano in pace.
PATRIZIA Fabiana, meglio che non dici più niente. Ogni volta che apri bocca, si arrabbiano di più.
FABIANA Non dico niente di male.
PATRIZIA Eppure se ne stanno andando proprio tutti.

FABIANA Nel frattempo, io e Patrizia avevamo fatto dei progetti. Un’attività commerciale tutta nostra, un negozio di fiori veri.
PATRIZIA Un sogno che sta già diventando realtà. Quante cose belle sono successe in questi ultimi giorni!
FABIANA Sì, il destino ci è stato favorevole.
PATRIZIA Avevo assunto un ragazzo. Un bravo giovane. Non trovava lavoro perché era stato coinvolto per errore in una rapina ed era stato messo ingiustamente in prigione.
FABIANA Bravo, proprio bravo. Un vero esperto di meccanica.
PATRIZIA Quando gli abbiamo chiesto di farci un favore e non si è tirato indietro, lo abbiamo preso in società.
FABIANA Se non si dimostra all’altezza, troviamo una soluzione.
PATRIZIA C’è sempre una soluzione per ogni problema.
FABIANA Infatti, oggi festeggiamo due funerali.

PATRIZIA Se ne sono andati tutti? Bene, possiamo cominciare. Cari amici musicisti, ballerini, fantasisti e caro pagliaccio, vi preghiamo di non farvi prendere dalla malinconia, perché non è proprio il caso.
FABIANA Anzi, direi di mettere da parte ogni ipocrisia.
PATRIZIA Il nostro dolore è stato sfogato e ormai appartiene al passato. Ora provvediamo a seppellire i nostri cari e pensiamo al futuro.
FABIANA Mi sembra doveroso.
PATRIZIA Chi è morto giace e chi resta non ha pace.
FABIANA Infatti, siamo eccitate. Finalmente si comincia a vivere!

PATRIZIA Si faccia avanti il pagliaccio. Apre il corteo, perché è giusto che la morte abbia il suo divertimento. Osservate l’espressione del viso nascosto sotto il giallo e il rosso del cerone. Non è tragicomica? Mi sembra la maschera più adatta per un funerale.
FABIANA Caro pagliaccio, rivolgi smorfie buffe ai curiosi che fanno ala e che possono sbizzarrirsi a commentare con indignata incredulità.
PATRIZIA Poi vengono i fantasisti. Si cimentano in salti mortali e capriole. Tengono piatti in equilibrio e fanno comparire dal nulla mazzi di fiori sgargianti.
FABIANA Cari fantasisti, vi affido il compito di strappare un sorriso alle persone indignate. Fate dimenticare l’espressione macabra della morte.
PATRIZIA Seguono i ballerini. Volteggiano da un lato all’altro della strada, simili a un volo di farfalle.
FABIANA Cari ballerini, rivolgete inchini leggiadri agli spettatori, circondateli con vortici di veli fluttuanti e diffondete aromi floreali.
PATRIZIA Dopo di loro i musicisti, con un repertorio ora allegro ora romantico.
FABIANA Cari musicisti, infondete nelle gambe il desiderio di balli sfrenati.
PATRIZIA Infine, veniamo noi.
FABIANA Vestite di nero.
PATRIZIA Silenziose e composte.
FABIANA Spargendo petali di fiori.
PATRIZIA Con il viso sereno rivolto al cielo.
FABIANA Facciamo una gran bella figura.
PATRIZIA Giunti ai cancelli del cimitero…
FABIANA … il pagliaccio, i fantasisti, i ballerini e i musicisti…
PATRIZIA … fanno ala al nostro passaggio…
FABIANA … e noi incediamo lente…
PATRIZIA … varchiamo la soglia della dimora eterna…
FABIANA … spargendo gli ultimi petali di crisantemo…
PATRIZIA … e ci avviciniamo alla tomba a due posti…
FABIANA … sulla cui lapide abbiamo fatto incidere…
PATRIZIA … le consorti che tanto non avete amato, con oblio…
FABIANA … e scarichiamo nella tomba i due cadaveri e sette quintali di fiori di plastica…
PATRIZIA … senza una lacrima…
FABIANA … senza scene di disperazione…
PATRIZIA … diciamo addio con la mano…
FABIANA … aspettiamo che la lastra di marmo sia cementata…
PATRIZIA … deponiamo una rosa gialla e una rosa rossa…
FABIANA E PATRIZIA … e dimentichiamo. Evviva le vedove!