ESSERE O NON ESSERE?

Dramma in due atti di

Fabio Basilico

con la collaborazione di Giuliana Bubbico e Luciano Ballabio
adattamento dell’opera di Eleuterio De Ponti
“Kafka: ogni riferimento a fatti o persone reali, me compreso, è fittizio o puramente casuale”


PRIMO ATTO

La scena si apre su uno spazio al buio e apparentemente privo di oggetti e arredi. Nulla è visibile, neppure il personaggio presente, vestito di nero. Sullo sfondo c'è un telo bianco sul quale appariranno immagini fotografiche e video che accompagneranno la narrazione. In sottofondo, una musica particolare rende misteriosa e introspettiva l'atmosfera.

Una luce bianca illumina il volto del personaggio. Quando inizia a parlare, la musica non si arresta ma si abbassa di volume.

ELEUTERIO-ALTER EGO
Non voglio chiarire quello che neanche per me è chiaro e si situa in una specie di ambigua penombra, in cui la sfera personale e quella sociale si intrecciano e si confondono: la realtà, forse, supera l'immaginazione e l'immaginazione sembra creare una realtà. Per questo ho scelto, per il prologo, una famosa immagine di Magritte (sullo schermo appare l'immagine, con in sovrimpressione la scritta “Ceci n'est pas une pipe”): la pipa dipinta, anche se è una riproduzione fedele e minuziosamente dettagliata dell'oggetto originale, non è, e non sarà mai, una pipa reale.

La luce si spegne. La musica cessa. Dopo pochi secondi si illumina lo spazio a destra del palcoscenico all'interno del quale ci sono due poltrone attorno a un basso tavolino sul quale sono appoggiati due bicchieri riempiti di vino e una bottiglia di vino. Sulle poltrone sono seduti lo psicanalista ed Eleuterio, il cui alter ego ha poco prima presentato il prologo. Entrambi indossano abiti borghesi. Durante il loro dialogo, i due a volte verseranno e berranno vino e a volte lo psicanalista accenderà un sigaro.

ELEUTERIO
Dottore, sono venuto da lei perché, forse, sono ammalato e anche gravemente; ma non è escluso che il pazzo non sia io e che si sia scatenata contro di me una specie di psicosi collettiva. Ho letto per la prima volta Kafka a diciotto anni, ero stato colpito soprattutto dalla “Metamorfosi” e dal “Processo”. Nella “Metaformosi” si parla di un tranquillo e banale rappresentante di commercio che, una mattina, al suo risveglio, si accorge con orrore di essersi trasformato in un enorme scarafaggio.

La luce che illumina lo spazio a destra si spegne. Contemporaneamente si illumina lo spazio a sinistra, dove un attore, in piedi davanti a un leggìo, legge alcuni stralci tratti da “La metaformosi” di Franz Kafka. Vengono proiettate immagini di insetti. Musica in sottofondo.

ATTORE
“Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo. Riposava sulla schiena, dura come una corazza, e sollevando un poco il capo vedeva il suo ventre arcuato, bruno e diviso in tanti segmenti ricurvi, in cima a cui la coperta da letto, vicina a scivolar giù tutta, si manteneva a fatica. Le gambe, numerose e sottili da far pietà, rispetto alla sua corporatura normale, tremolavano senza tregua in un confuso luccichio dinanzi ai suoi occhi”.

La luce che illumina lo spazio a sinistra si spegne, la musica cessa. Si illumina immediatamente lo spazio a destra.

ELEUTERIO
“Il processo” racconta la storia di un procuratore di banca che una mattina viene dichiarato in arresto dagli squallidi inviati di un fantomatico tribunale; non gli fu mai notificata l'accusa.

La luce che illumina lo spazio a destra si spegne e si illumina lo spazio a sinistra, dove un attore, in piedi davanti a un leggìo, legge alcuni stralci tratti da “Il processo” di Kafka. Vengono proiettate immagini di catene, prigioni, tribunali, luoghi di supplizio, tribunali, torture, ecc.. Musica in sottofondo.

ATTORE
Qualcuno doveva aver calunniato Josef K. poiché senza che avesse fatto alcunché di male una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, l'affittacamere, che ogni giorno verso le otto gli recava la colazione, questa volta non venne. Ciò non era mai successo... vide entrare un tale che non aveva mai visto in quella casa... “Lei non può uscire, è in arresto”. “Pare proprio così” osservo K. “E perché mai?” domandò poi. “Non abbiamo il compito di dirglielo. Vada nella sua stanza e aspetti. Il procedimento è ormai avviato e lei saprà tutto a suo tempo”.

La luce che illumina lo spazio a sinistra si spegne, la musica cessa. Si illumina immediatamente lo spazio a destra.

DOTTORE
Eleuterio, anch'io ho letto Kafka con grande interesse e questo mi è servito per capire meglio certi casi che ho curato in tanti anni di professione. Ma la prego di raccontarmi la sua storia.

La luce che illumina lo spazio a destra si spegne. Si illumina immediatamente il centro della scena. Entrano l'alter ego di Eleuterio e una ragazza il cui costume e trucco alludono a una figura autoritaria, inquisitrice e lasciva. In mano la ragazza regge un quotidiano che reca in prima pagina la notizia della morte e ritrovamento del cadavere carbonizzato di un giovane. L'alter ego di Eleuterio, che appare sconvolto, è sempre vestito di nero.

RAGAZZA
(con rabbia e veemenza)
E' scritto qui, Eleuterio! E' scritto qui, in prima pagina! Il corpo del ragazzo è stato dato alle fiamme, hanno ritrovato i suoi resti carbonizzati! Dolore e rabbia hanno invaso i cuori di tutti i cittadini!

La luce al centro della scena si spegne e si illumina lo spazio a destra.

ELEUTERIO
(afflitto)
Io lo conoscevo molto bene e, come tutti, fui sconvolto da quella tragedia accaduta circa vent'anni fa. Nel giro di poco tempo vennero arrestati tutti i membri della banda. Un giorno, a un mese circa dall'accaduto, mi ritrovai a parlare della cosa con quella ragazza, che si addentrò in dettagli che io non conoscevo.

La luce si spegne e si illumina il centro della scena.

ELEUTERIO- ALTER EGO
“Poverino, non lo sapevo”.

RAGAZZA
Come non lo sapevi? Proprio tu? Ascolta.

La ragazza legge l'articolo sul giornale
RAGAZZA
“Gli inquirenti, in base alle informazioni raccolte da alcuni testimoni, sono riusciti a fare un identikit del presunto colpevole: uomo di media statura, magro, di mezza età, capelli scuri. Ci sono validi indizi anche in merito al suo abbigliamento: diversi testimoni hanno riferito che l'assassino indossava un impermeabile scuro. Quel che è certo, sostengono gli inquirenti, è che l'uomo risiede nello stesso quartiere dove abitava la vittima”.

RAGAZZA
Tutto questo non ti dice niente, Eleuterio? Davvero non sai niente?

ELEUTERIO-ALTER EGO
Io non lo sapevo... davvero, non sapevo nulla...

La luce si spegne e si illumina lo spazio a destra

ELEUTERIO
Una frase fu un vero e proprio “fiore di Plutone”. Il mio, ma purtroppo in seguito ce ne sarà un altro.

DOTTORE
Si spieghi meglio.

ELEUTERIO
Plutone, nella mitologia greca, è il dio che governa il regno dei morti e in astrologia rappresenta l'inesorabilità del destino.

Luce a sinistra: entra una fanciulla vestita da campagnola che esegue le azioni raccontate da Eleuterio. Musica di sottofondo.

Il mito racconta che Plutone, invaghitosi di Proserpina, volle rapirla e portarla con sé negli Inferi. L'ignara fanciulla, che si trovava su un verde prato, venne attratta da un fiore meraviglioso e si chinò per raccoglierlo, quando la terra, improvvisamente, si aprì sotto di lei e Plutone la portò via (audio terra che trema).

La luce a sinistra si spegne e la ragazza scompare. La musica cessa.

ELEUTERIO
Il fiore di Plutone indica appunto quell'incidente, spesso banale, che può dare origine a una serie di conseguenze imprevedibili, può cambiare totalmente la vita di una persona.

DOTTORE
In che modo la sua è cambiata?

ELEUTERIO
La fatidica frase “Poverino, non lo sapevo”, per me normalissima, non so come l'abbia interpretata la ragazza, che di fatto cambiò improvvisamente espressione. Comunque, al mio rientro da un breve viaggio all'estero, dopo Natale, trovai sotto la porta del mio appartamento una copia del “Corriere della Sera”. Io non ero abbonato al giornale e non c'erano altri appartamenti al mio piano. In prima pagina campeggiava il titolo: “Si cerca il basista del sequestro Rossi” (immagine artificiosamente riprodotta della prima pagina del quotidiano). Il cognome è di fantasia. Inutile dire quello che provai, ma ne parlai al mio psicanalista. Da più di due anni ero in analisi.

DOTTORE
Posso intuire quello che le disse, Eleuterio. Le avrà probabilmente detto che la cosa si spiegava benissimo: l'orrore e la rabbia erano ancora molto forti nella gente. Poi l'avrà rassicurata e le avrà detto di non pensarci più.

ELEUTERIO
Sì, ma io non ero tranquillo, tanto più che, in seguito, vidi, o mi sembrò di vedere, tipi loschi e facce strane dovunque andassi (video di persone truccate e vestite in modo strano e dagli atteggiamenti minacciosi). Lo psicanalista mi spiegò che l'analisi era in una fase molto delicata e che era possibile che insorgesse qualche forma di ansia e una leggera mania di persecuzione. Cominciai a notare strani e inquietanti fenomeni. Ricordo la prima avvisaglia della mostruosa realtà, dell'orrore che avrebbe avvolto la mia vita da allora fino al giorno d'oggi: ero appena uscito dal cancello di casa mia, quando mi vennero incontro due uomini tarchiati, che si limitarono a passare accanto a me e a guardarmi con aria minacciosa. C'erano macchine che mi seguivano, auto con le portiere e il cofano aperti e ragazzi che correvano nel luogo del rapimento che era poco lontano da casa mia (video di auto, persone che corrono, traffico). Dovunque andassi, per la strada, nei negozi, sentivo fischiare (audio fischi) e tutto questo più volte al giorno, vedevo macchine dalle targhe strane... Episodi del genere si verificavano con una tale frequenza che era impossibile attribuirli al caso e temevo che sarei stato bruciato vivo.

DOTTORE
E il suo psicanalista cosa le disse?

ELEUTERIO
Vide nel mio comportamento quello tipico di uno psicotico. Dovetti sospendere l'analisi, perché non si poteva continuare a lavorare in quelle condizioni.

DOTTORE
Cos'altro le successe?

ELEUTERIO
Ricordo un altro episodio: ero seduto in un bar con mio zio ed ero in un evidente stato di agitazione. Uno degli avventori disse, e io sentii benissimo, che ero drogato e anche questo ebbe dolorose conseguenze.

DOTTORE
Una situazione apparentemente senza via d'uscita...


ELEUTERIO
Per sottrarmi a questa persecuzione, decisi di andare in Francia, in casa di amici. Arrivammo così a Parigi, ma anche lì trovai la stessa persecuzione, che avevo subito in Italia. I casi erano due: o ero accusato, senza prove, di un crimine orrendo e quindi torturato perché “confessassi”, o ero diventato pazzo. Ad ogni modo non potevo più vivere in quella maniera. Mi sembrava di essere stato condannato a essere arrestato e bruciato vivo in carcere, ma era anche molto probabile che la mia mente fosse malata.

Si spengono le luci a destra e si illumina il centro del palcoscenico dove si trova l'alter ego di Eleuterio. Alle sue spalle viene proiettato un video con immagini della Colonna Infame.

ELEUTERIO-ALTER EGO
Mi ricordai della Storia della Colonna Infame. Un saggio storico, in cui Alessandro Manzoni ricostruisce le vicende di un celebre processo, intentato a Milano durante l'epidemia di peste del 1630 contro due presunti untori, persone che si sospettava diffondessero ad arte il contagio, ungendo con sostanze misteriose uomini e cose. Guglielmo Piazza, commissario di sanità, fu denunciato da una donna del popolo, arrestato e accusato. Sottoposto a terribili torture, finì col coinvolgere Gian Giacomo Mora, un innocente barbiere, e altre persone, che se la cavarono con minor danno. Nel Castello Sforzesco di Milano si conserva una lapide con la descrizione, in latino, delle pene inflitte ai due “criminali”...

Si spengono le luci e viene proiettato un fotogramma con la lapide. Una voce fuori campo recita il testo tradotto in italiano; musica in sottofondo. L'alter ego di Eleuterio rimane immobile in scena.

Qui, ove s'apre questo largo,
sorgeva un tempo la bottega del barbiere
Gian Giacomo Mora,
che, ordita con il commissario della pubblica sanità
Gugliemo Piazza
e con altri una cospirazione,
mentre un'atroce pestilenza infuriava,
cospargendo diversi lochi di letali unguenti
molti condusse ad un'orrenda morte.
Giudicati entrambi traditori della patria,
il senato decretò
che dall'alto di un carro
prima fussero morsi con tenaglie roventi,
mutilati della mano destra,
spezzate l'ossa degli arti,
intrecciati alla rota, dopo sei ore sgozzati,
bruciati e poi,
perché di cotanto scellerati uomini nulla rimanesse,
confiscati i beni,
le ceneri disperse nel canale.
Parimenti diede l'ordine che
ad imperituro ricordo
la fabbrica ove il misfatto fu tramato
fosse rasa al suolo
né mai più ricostruita;
sulle macerie eretta una colonna
da chiamare infame.
Lungi dunque da qui, alla larga,
probi cittadini,
che un esecrando suolo
non abbia a contaminarvi!
Addì 1° Agosto 1630

La musica cessa. Si accendono le luci a destra.

ELEUTERIO
La colonna fu abbattuta soltanto nel 1778. Un'amara e lamentosa riflessione: le sofferenze, per quanto atroci, del Piazza e del Mora durarono meno di due mesi, mentre il mio processo, se è in atto, con le relative torture psicologiche, dura da più di vent'anni.

DOTTORE
Credo che abbia ragione di lamentarsi, Eleuterio, anche se non serve a niente o forse gratifica la sua tendenza masochistica a sentirsi migliore degli altri, solo perché soffre, e ingiustamente. Si rende conto che, seppure inconsciamente, ha contribuito anche lei a scatenare questo putiferio, ammesso che esista? Una cosa del genere è possibile, ma non probabile. Anche gli inquirenti sanno benissimo che ci sono nevrotici capaci di accusarsi senza avere colpe reali. La citazione della pena inflitta a quei due poverini, poi, è un piccolo capolavoro di autotortura masochistica.

ELEUTERIO
Qui non si tratta, o almeno non si tratta più, di masochismo, ma di una lucida e serena accettazione del mio destino. Ed è proprio questo insolito destino che mi ha spinto ad approfondire sempre più la ricerca del mio “sé” attraverso la psicanalisi e anche a studiare testi di filosofia, di teologia e di astrologia, oltre che di psicologia del profondo. E mi sembra di essere approdato a qualche conclusione, anche se transitoria e precaria: sono sempre più convinto che sia vera la dottrina della reincarnazione e che alcuni uomini siano destinati a pagare nella loro vita presente colpe commesse e non scontate in vite precedenti. Oppure sono destinati a pagare colpe dei loro padri e avi.

Si spengono le luci a destra e si illumina lo spazio a sinistra dove c'è un attore davanti a un leggio. Musica di sottofondo.

ATTORE
La “maledizione” degli Atridi. Voglio chiarire il senso di una frase che ho scritto tempo fa: i figli ereditano le colpe dei padri. Guarda caso, una persona, a me molto cara e purtroppo lontana, mi ha detto recentemente che si sta occupando di una ragazza autistica. A parte il gravissimo problema che la famiglia, per il resto assolutamente normale, ha dovuto e deve affrontare, perché la bambina, proprio quella bambina, ha rifiutato di aprirsi alla vita e si è rinchiusa in un impenetrabile mondo interiore, in una realtà misteriosa e indecifrabile per noi? Perché è toccato proprio a lei che, come tutti i bambini, non ha colpe personali? E' una questione antichissima: perché Dio permette che gli innocenti soffrano? Non voglio discutere ora di questo problema, ma solo porre una domanda: il destino è “giusto”? Moira, l'inesorabile legge che domina su tutti noi e a cui, secondo gli antichi Greci, devono piegarsi anche gli dei, a quali criteri si ispira (se si ispira) nell'assegnare a ciascuno di noi la sua parte? Le Parche – Cloto, che fila il tessuto della vita, Lachesi, che ne determina le vicende e la durata, e Atropo, che al momento stabilito, taglia il filo – sono al servizio della Giustizia o sono solo ciechi strumenti della Natura crudele? Nella mitologia greca si parla della “maledizione degli Atridi”.

Immagini in sequenza di documenti archeologici e iconografici dell'Antica Grecia.

La causa della maledizione, della collera divina, è da ricercarsi nella “hybris”, nella presunzione, nell'arroganza, nella dissennata volontà di potenza che induce alcuni uomini a sfidare gli dei, a paragonarsi a loro, a superare i limiti imposti dagli stessi dei.
Gli Atridi sono i figli di Atreo, Agamennone e Menelao. Già Atreo si era macchiato di orribili colpe: assieme a suo fratello Tieste aveva ucciso il fratellastro Crisippo ed era stato maledetto dal padre; poi, scontratosi con Tieste, si era vendicato di lui in modo terribile: aveva finto di volersi riconciliare con lui, lo aveva invitato a un banchetto e gli aveva fatto mangiare i suoi tre figli. Agamennone, re di Micene, fu costretto a sacrificare a Diana la figlia Ifigenia e si attirò così l'odio di Clitennestra, sua moglie. Tornato dalla guerra di Troia, Agamennone, mentre faceva il bagno, fu fatto a pezzi con un'ascia da Clitennestra e dal suo amante Egisto. L'unico figlio maschio di Agamennone, Oreste, che era stato allevato lontano da Micene, dovette vendicare il padre e, per ordine del dio Apollo, uccise la madre. Oreste alla fine venne perdonato, perché era un umile e combattuto (l'idea del matricidio lo sgomentava) esecutore della volontà del dio e con lui la maledizione si estinse.

Ai giorni nostri si parla della “maledizione dei Kennedy”.

Immagini in sequenza di documenti relativi alla famiglia Kennedy.

Se si ricostruisce la storia di questa famiglia, ci si imbatte in un numero impressionante di tragedie. Il fondatore della dinastia, Joseph P. Kennedy, detto Joe, era diventato, con mezzi discutibili, enormemente ricco e potente tra il 1920 e il 1930. Sua figlia Rosemary, leggermente ritardata e socialmente “imbarazzante”, fu sottoposta, per volontà del padre (e fu forse questo il suo più grave peccato di hybris), a lobotomia nel 1941, ma l'operazione andò male e Rosemary visse in una casa di cura fino alla sua morte. Il figlio maggiore di Joe, Joseph P. Kennedy Jr, morì in un disastro aereo nel 1944, a 29 anni; anche sua sorella Kathleen morì in un incidente aereo nel 1948, a 28 anni; John F. Kennedy, Presidente degli Stati Uniti, fu ucciso nel 1963 a Dallas, a 46 anni; Robert F. Kennedy, suo fratello, fu assassinato nel 1968, a 42 anni. Tralasciando molti altri esempi, mi limito a ricordare che JFK Jr (John John), unico figlio vivente di John F. Kennedy, morì in un incidente aereo nel 1999, a 38 anni.
Molti sorridono, quando si parla di maledizioni familiari, ma, almeno dal punto di vista astrologico, il fenomeno esiste. A volte, per inquadrare correttamente un tema natale, lo si confronta con quello di altri membri della famiglia e si risale alle generazioni precedenti: è impressionante constatare come certi “schemi”e tendenze si ripetano e passino da una generazione all'altra. Non c'è bisogno di scomodare la teoria della reincarnazione. Ammettiamo che un evento traumatico, ad esempio un grave delitto, si verifichi in una certa famiglia: in essa si crea una determinata “atmosfera” psicologica, che si trasmette alle generazioni successive (soprattutto per via materna), finché si concentra ed esplode, misteriosamente, in uno sfortunato “anello” della catena. In modo analogo si può trasmettere una benedizione.

Le immagini spariscono, la musica cessa, si spegne la luce a sinistra e si illumina la parte destra del palcoscenico.

DOTTORE
Davvero interessante, Eleuterio, ma l'”approdo” a queste convinzioni le serve, almeno, ad alleviare il suo disagio psicologico e il suo senso di colpa? Non contento delle sue “colpe”, benché non morali, nella vita attuale, si accolla anche il peso di colpe ereditate da vite precedenti e vuole scontare persino quelle dei suoi antenati. Molte persone si sentono migliori delle altre solo perché soffrono ingiustamente, ma il mito dell'innocenza pura e immacolata e la sindrome del martire possono degenerare in una forma perversa di penoso orgoglio e causare non pochi guai.



ELEUTERIO
Quello che dice, dottore, poteva valere per il “vecchio” Eleuterio, cioè l'Eleuterio di qualche anno fa, ma non vale per l'Eleuterio del presente. Dopo tanti anni di analisi e di autoanalisi mi sembra di aver completamente smantellato il masochismo e la nevrosi del passato. Non basta la provocazione inconscia di un masochista a scatenare una persecuzione annosa e così accanita. Occorre attribuirla al destino, a un concorso di circostanze fatali e, non ultima, a quella specie di psicosi collettiva, che è stata innescata dalla tragedia verificatasi.

Se spengono le luci a destra. Buio. Musica di sottofondo. Si illumina il centro palcoscenico dove compare l'alter ego di Eleuterio.

VOCE FUORI CAMPO
Una volta avviata, non so da chi, non è stato più possibile fermare la macchina dell'inquisizione e della persecuzione. In Francia, decisi di attuare il mio progetto di suicidio. I miei amici, marito e moglie, uscivano presto al mattino per andare al lavoro e rientravano piuttosto tardi la sera.

(mentre l'alter ego di Eleuterio compie le azioni descritte, fino a sdraiarsi a terra immobile) Rimasto solo in casa, inghiottii tutte le pillole di sonniferi, ansiolitici e antidepressivi che trovai, misi una foto di mia madre sul comodino accanto a un piccolo vaso con una rosa e scrissi poche parole, che ora non ricordo, con cui chiedevo perdono e dicevo addio a tutti.

(mentre l'alter ego di Eleuterio è ancora sdraiato a terra, infermieri e pazienti compiono le azioni descritte) Mi risvegliai nel letto di un ospedale: i miei amici erano tornati in tempo per salvarmi, avevano subito capito di che cosa si trattasse e mi avevano portato all'ospedale. Dopo una lavanda gastrica ero fuori pericolo, avevo solo bisogno di dormire. Ma la mia degenza fu tutt'altro che serena e piacevole: gli altri pazienti nella mia camera e gli infermieri mi guardavano in modo strano, direi melenso, e ogni tanto fischiavano o tossicchiavano.

(mentre un infermiere compie l'azione descritta e poi esce di scena) Nel pomeriggio del secondo giorno di ricovero, quando non c'erano più medici, un infermiere (ma forse non era un vero infermiere) venne da me e mi praticò un'iniezione; la cosa mi sembrava molto strana, ma non mi opposi.

(quattro pazienti compiono l'azione descritta e poi escono di scena) Quella notte, poi, era stato preparato per me uno spettacolino macabro: mentre io sembravo addormentato, alcuni pazienti fissarono una corda a un gancio del soffitto e, sotto, misero una sedia; pareva proprio che volessero impiccarmi, ma io riuscii a controllare la paura e continuai a finger di dormire.
Nel pomeriggio successivo tornò lo stesso “infermiere” del giorno prima e mi fece un prelievo del sangue; anche questo mi sembrava strano, ma lo lasciai fare.

(mentre l'alter ego di Eleuterio, in piedi, parla con uno psicologo che poi esce di scena) Credetti di capire quando parlai con lo psicologo dell'ospedale, prima di essere dimesso: dalle sue parole intuii che mi considerava un drogato, ma la cosa era assurda, perché io non ho mai consumato stupefacenti.

Immagini in sequenza. La musica di sottofondo acquista progressivamente un ritmo più forte. L'alter ego di Eleuterio è solo al centro del palco in evidente stato di confusione e sofferenza. Progressivamente si piega su sé stesso fino a raggomitolarsi a terra.

(mentre intorno a lui i personaggi descritti compiono gesti e tengono in mano oggetti) Fu allora che, secondo me, la Polizia cominciò ad indagare sul mio caso. Intanto, in casa dei miei amici si era creato un clima di tensione e di angoscia, tanto più che, nei giorni seguenti ricevetti precise minacce di morte: gente che si lisciava i capelli, uomini che, parlando tra loro, dicevano in modo che sentissi anch'io: (voci) “Ça va arriver”, “Sta per succedere”, e che guardavano ostentatamente l'orologio, il tutto condito con i soliti insulti e accuse per mezzo di gesti e targhe di auto. Vidi sfilare, mentre ero sdraiato in giardino, i personaggi più grotteschi per atteggiamenti e modo di vestire e soprattutto gay e travestiti; mi ricordo in particolare un ciclista: era piuttosto grosso e tarchiato, ma portava una maglietta di un rosa sgargiante, aderentissima e spingeva al suo fianco una bicicletta un po' arrugginita; fingeva di parlare tra sé e disse, tra l'altro: (voce) “Sans herbe ça ne marche pas”, “Senza erba non può proprio funzionare” e si toccava le palle. Ricordo anche la serata in un ristorante di Montmartre, dove si poteva anche ascoltare musica e ballare. Al nostro tavolo si erano seduti due giovani, che attaccarono discorso con me, poi se ne andarono; intanto nel locale cominciarono a sentirsi fischi e schiamazzi. I due ragazzi tornarono, erano in piedi vicino a me e uno disse all'altro: (voce) “On l'emmenera à Vincennes”, “Lo porteremo a Vincennes”. Come si sa, nel castello di Vincennes venne fucilata la celebre spia Mata Hari.

L'alter ego di Eleuterio, più spaventato che mai, si alza in piedi e a piccoli passi
cerca di allontanarsi. I personaggi propendono le braccia verso di lui, lo toccano, sono come vampiri assetati di sangue, del suo sangue.

Decisi di rientrare subito, in treno. Arrivai in Italia, a casa mia. Ma il peggio doveva ancora venire e molte volte ebbi la tentazione di buttarmi dalla finestra.

I personaggi escono di scena.
Col tempo mi sono accorto di essere spiato ventiquattro ore su ventiquattro, anzi mi si è fatto capire che il telefono era ed è controllato, che si sapeva e si sa esattamente che cosa faccia o dica in casa mia e anche fuori, dovunque; addirittura si poteva e si può entrare impunemente nel mio appartamento, in mia assenza: (a voce alta) come potrei oppormi a tutto questo? Chi mi crederebbe?

DOTTORE
Un momento, Eleuterio!

L'alter ego di Eleuterio esce di scena, il video si ferma, la musica cessa, la luce al centro della scena si spegne. Si illumina la parte destra del palcoscenico. Eleuterio, ancora seduto, tiene la testa tra le mani.

DOTTORE
Basterebbe quello che ho sentito per diagnosticare una vera e propria psicosi, e delle più gravi e pervicaci: secondo lei, per tormentarla, si mobiliterebbe una miriade di persone, ogni giorno, ogni ora e ogni minuto e tutto questo per più di
vent'anni? E a che scopo? Se sono convinti della sua colpevolezza, possono costringerla a “confessare” o, semplicemente, eliminarla e, a quanto pare, i mezzi non mancano a quella gente. Se invece, com'è ovvio, non la ritengono responsabile di nulla, perché continuare con questa tragicommedia? Sinceramente, non è mai stato ricoverato in qualche ospedale psichiatrico, non ha mai avuto crisi di panico, agitazione maniacale, oppure momenti di rigidità catatonica? Non ha mai dovuto interrompere il suo lavoro per ansia, depressione, incapacità di concentrarsi? E poi, per spiarla in quel modo, dovrebbero avere accesso a una tecnologia sofisticatissima ed estremamente costosa: e chi si accollerebbe tutte queste spese? Solo Dio, se ci crede, la vede istante per istante e sa tutto di lei!

ELEUTERIO
Sono d'accordo con lei, Dottore, ma io, in tutti questi anni ho sempre lavorato e, a quanto pare, bene. Avevo un ottimo rapporto con i miei studenti ed erano riconosciute da tutti la mia umanità, la mia serenità di giudizio: nessuno ha mai messo in dubbio che io fossi un docente equilibrato e competente. Non solo, avevo anche moltissimi amici e conoscenti, che mi dimostravano simpatia e stima.

DOTTORE
Allora, proprio non capisco: tutta la gente che le stava intorno e, come sembra, la rispettava, non sapeva che lei era sotto “accusa” oppure non ci credeva, oppure ancora, fingeva e si prestava a un gioco terribile e criminale? E non è mai stato convocato, neppure una volta, dalla Polizia o da un Giudice?

ELEUTERIO
Vede, Dottore, per me capire e comprendere sono due cose diverse. Si può percepire un insieme di parole, coerente dal punto di vista grammaticale e sintattico e coglierne il senso, quindi capire il messaggio, ma comprendere significa spingersi oltre i limiti della logica e vedere le cose in un contesto più ampio. Anch'io “capisco” che è assurdo quello che le racconto, ma mi pare di “comprendere” che può essere vero. Per questo ho accennato a una psicosi collettiva e al mio Karma. Aveva un senso, secondo lei, processare il Piazza e il
Mora e “dimostrare” che erano colpevoli? Che senso aveva condannare al rogo donne innocenti, perché erano ritenute streghe? E potrei continuare con tutta una serie di argomenti del genere.

DOTTORE
Ma i tempi sono cambiati: la superstizione, almeno da noi, è stata spazzata via dalla scienza e dalla tecnica. Per quanto riguarda il Piazza e il Mora, l'esaltazione della gente era dovuta al particolare clima psicologico, creato dalla peste. Forse però, nella sua cittadina, c'era una specie di pestilenza: è questo che vuole dire? Non le pare più ovvio ammettere che per qualche colpa “spaventosa” e ignota, annidata nel suo inconscio, lei si sente, come Oreste, inseguito dalle Erinni, le dee del rimorso e della vendetta, che vogliono punirla e farla impazzire? Non le sembra di calarsi, inconsciamente, in qualche mito greco? A che cosa le serve, psicologicamente, immedesimarsi in un personaggio tragico?

ELEUTERIO
Non so più cosa dire a questo proposito, Dottore, ma, la prego, abbia la pazienza di continuare ad ascoltarmi. Subito dopo il mio rientro, dunque, mi rivolsi a uno psichiatra molto noto ed esperto, che mi prescrisse un potente farmaco antipsicotico. Ho seguito la cura scrupolosamente, per tanti anni; le medicine mi hanno aiutato a sopportare la mia situazione, ma il mio “delirio” non è ancora cessato e continuo a notare misteriose e strane “coincidenze”. Ad esempio, una volta, mi sono accorto che i miei studenti sapevano i titoli dei temi che avrei assegnato l'indomani come compito in classe e di cui avevo parlato, in casa mia, con un fidatissimo collega. Non c'era dubbio: lo stile dei singoli allievi era troppo diverso dal solito e anche i peggiori erano riusciti a svolgere il lavoro in modo eccellente. Dovetti comunicare al Preside che avevo smarrito i compiti in classe. Al telefono poi mi è capitato di tutto: rumori di fondo, interruzioni improvvise e frequenti della conversazione, interferenze; naturalmente ho segnalato, abbastanza spesso, questi inconvenienti alla società dei telefoni, ma il problema non è mai stato risolto.
Tutte coincidenze, magari spiegabilissime, dirà lei. Ma ascolti un altro esempio di queste “coincidenze”. Una mattina dovevo tagliare i rami secchi di alcune piante di fiori, che tenevo sul terrazzo, e ho chiesto a mia sorella di passarmi le forbici col manico rosso, che si trovavano nel cassetto in basso di un mobile. Verso mezzogiorno sono andato a prendere l'aperitivo con i miei amici; il parcheggio era delimitato da una rete metallica, oltre la quale c'era una siepe e poi si estendeva un vasto prato. Due giardinieri stavano potando la siepe e io potevo vedere e sentire benissimo quello che dicevano: uno dei due chiese all'altro di passargli le forbici, e quando l'altro gli tese un paio di cesoie, il primo spiego: “No, voglio le forbici col manico rosso, sono lì, per terra”.

DOTTORE
Lei mi frastorna e mi confonde, ma sono preparato a queste situazioni. Le concedo che una psicosi può, in particolari circostanze, essere contagiosa, partire da un soggetto qualsiasi e poi diffondersi in modo irrazionale, ma, nel suo caso, parlare di assurdità è ancora il meno; e poi mi ha detto che anche fuori casa, all'aperto, per la strada o dovunque si trovi lei è controllato!

ELEUTERIO
Certo, e lo ripeto. Un giorno, con una mia cara amica, mi trovavo a Milano, precisamente nel quartiere di Brera; volevamo trovare un ristorante, in cui festeggiare il suo compleanno, e abbiamo chiesto informazioni e prezzi in vari locali, quattro per l'esattezza. Quella sera mi ha telefonato una Signora, che io conosco e che la mia amica non conosce affatto; molto abilmente e fingendo di parlare del più e del meno, con la nonchalance di un'attrice consumata, mi ha descritto per filo e per segno tutto il nostro itinerario del pomeriggio, ha citato i ristoranti e ha persino ripetuto, anche se in contesti diversi, frasi simili o uguali ad alcune di quelle pronunciate da noi. Non diceva di sapere dove fossimo
andati, ma, ad esempio, di essere stata a Milano la settimana prima e di aver incontrato un amico in una tal via, proprio davanti al tal ristorante, e così via. Potrei fare altri esempi di casi come questo, numerosi e sempre più frequenti, soprattutto dopo la “svolta”, che si è verificata circa tre anni fa e di cui poi vorrei parlarle.

DOTTORE
Tutto questo è molto inverosimile. Che “prove” ha, poi, per dire che qualcuno entra in casa sua in sua assenza?

ELEUTERIO
Un lunedì sono andato al supermercato. Ho sentito una commessa parlare di pulizia dell'argento, e io, proprio prima di uscire, avevo pulito un portacenere d'argento. Poco dopo, una cliente le ha chiesto, a voce più alta del necessario, dove si trovassero le ciabatte. Di ritorno a casa, sono entrato in camera da letto per togliermi le scarpe (è una cosa che faccio sempre, quasi automaticamente) e mettermi le pantofole; ma non le ho trovate nel posto dove le lascio sempre. Le ho cercate a lungo, in tutte le stanze e in tutti gli angoli, e solo quando sono uscito sul terrazzo, le ho viste, in bella mostra, vicino al vaso del mio acero
rosso. Il giorno dopo, poi, si è verificato un caso simile: sono rientrato dopo una breve passeggiata con la mia cagnolina, volevo fumare una sigaretta, ma non riuscivo a trovare l'accendino, che abitualmente lascio accanto al pacchetto. Non c'era proprio; altra ricerca, infruttuosa. Nel pomeriggio, al mio ritorno dopo un'altra passeggiata, l'accendino mi si è come materializzato davanti agli occhi, al suo solito posto. Mi dica sinceramente, Dottore, secondo lei, ho avuto allucinazioni visive e uditive?

DOTTORE
Questo lo escludo e parlerei piuttosto di distrazione, ma in che cosa consiste la “svolta”, a cui ha accennato prima?

ELEUTERIO
Per parecchi anni le cose sono andate avanti così. Circa tre anni fa, nel periodo pasquale, un terribile “affondo”; ma prima devo informarla di un altro evento traumatico, che si è verificato nella mia cittadina pochi mesi dopo il rapimento e l'uccisione del ragazzo: un altro giovane, di buona famiglia, studente universitario, venne ritrovato morto in un luogo fuori mano; in città circolarono le voci più disparate e non poche illazioni, poco benevole invero, nei suoi confronti, ma alla fine prevalse la tesi del suicidio. Io conoscevo molto bene quel ragazzo e la sua famiglia. Orbene, circa tre anni fa, mi è stata attribuita, non so in che misura, la responsabilità della sua morte e questo mi è stato comunicato con i soliti metodi. Ero terrorizzato e pieno di vergogna, temevo che avessero creato
prove false e mi aspettavo di ricevere un avviso di garanzia da un giorno all'altro o di essere ucciso, tanto più che parenti e amici del giovane mi mandavano chiare minacce di morte; mi sembrava infatti di vedere postini e impiegati dell'ufficio postale negli orari più strani e mi è persino stata recapitata una lettera di sabato, quando non si fanno consegne della corrispondenza.

DOTTORE
Cosa decise di fare allora?

ELEUTERIO
Non ne potevo proprio più e decisi di farla finita. Per un'intera giornata passai in rassegna vari modi di uccidermi; alla fine decisi di gettarmi sotto un treno della metropolitana. L'indomani mi alzai presto, salutai con le lacrime agli occhi la mia cagnolina e uscii; a Milano feci un lungo giro a piedi, poi andai a pregare nella Basilica di Sant'Ambrogio. Era una mattinata tiepida e chiara di maggio e questo rendeva ancora più difficile per me dire addio alla vita. Raggiunsi comunque la stazione di Lanza, dove avevo deciso di attuare il mio tragico proposito; a questo punto tutto mi sembrò così assurdo e così ingiusto, che mi trattenni all'entrata della stazione: sentii in me nuove forze e la fiducia in un destino migliore, in una soluzione, magari inaspettata. In fondo non ero colpevole di nulla e tra l'altro, se un treno mi avesse travolto, avrei causato non pochi inconvenienti al macchinista e ai passeggeri.

DOTTORE
E dopo?

ELEUTERIO
Comperai una Sacher, la mia torta preferita, in una pasticceria del centro e rientrai, accolto con grande calore dalla mia cagnolina. Con indicibili sforzi riuscii a reggere quel terribile colpo e tirai avanti, giorno per giorno, tra
insulti, umiliazioni, oscure e inquietanti minacce. Ma, qualche mese fa, un nuovo, mostruoso “affondo”; stavolta però, malgrado l'impatto devastante e crudele della nuova situazione, neanche per un momento ho avuto intenzioni o pensieri suicidi. Era come se quella provocazione estrema avesse risvegliato e chiamato a raccolta forze e energie profonde, celate nell'intimo del mio essere. Mi sono accorto che avevo imparato ad accettare il mio destino e a contare su me stesso. Pur provando talvolta paura, dolore e rabbia, ero e sono sostanzialmente sereno e in pace. Questo è il frutto dei tanti anni di lavoro, che ho fatto su me stesso per portare alla luce i fantasmi del mio inconscio. Parallelamente alle conquiste psicologiche, avevo anche affinato la mia spiritualità ed ero approdato alla fede religiosa, anche se non è molto “ortodossa” e la vivo in modo del tutto personale.

Calano le luci a destra e si alzano quelle sul proscenio. Cinque attori entrano in scena reggendo ciascuno un leggìo. Si posizionano uno accanto all'altro. Sono vestiti con pantaloni neri e maglie di diverso colore: verde, rosso, blu, arancione e bianco. Musica di sottofondo.

PRIMO ATTORE
“The only wayout is down”: questa frase riassume, a mio avviso, il pensiero di Alexander Lowen, medico e psicoterapeuta, allievo dello psichiatra austriaco Wilhelm Reich. Esprime il principio ispiratore dell'analisi bioenergetica da lui ideata e praticata. Siccome per “down” si intende la terra (humus), credo che sia corretto tradurla così: la sola via d'uscita è l'umiltà. Per umiltà non intendo una virtù, che si debba professare con l'esercizio e la forza di volontà, ma una condizione psicofisica, il radicamento nella realtà concreta del proprio corpo e della terra. L'umiltà è il contrario non della superbia, ma del narcisismo, tanto diffuso, a vari gradi, nell'attuale società dell'immagine, e di tutto quello che il narcisismo comporta: mania di grandezza e negazione dei sentimenti, lotta per il potere, tendenza a manipolare gli altri. La “professione” di umiltà può portare a forme di moralismo bigotto, che anche il cattolico Manzoni stigmatizza. Forme più o meno accentuate di moralismo non sono una prerogativa dei fedeli della Chiesa cattolica o di altre Chiese in generale, ma si ritrovano “mutatis mutandis” anche in società fondate su principi laici, materialisti, socialisti, o comunque non religiosi; allignano e serpeggiano nell' “homo normalis” forse di tutti i tempi, nell'uomo comune come nei più sofisticati ambienti accademici, alimentano quella che Reich chiama la “peste emozionale”, si traducono a volte nella persecuzione, più o meno larvata e pretestuosa, di chi è considerato deviante.

SECONDO ATTORE
“Umiltà significa anche essere immuni da quella malattia che si può chiamare, forse un po' retoricamente, avidità di potere e di denaro. E non è facile sottrarvisi: la storia si può leggere, anche, come un progressivo incremento del controllo dell'uomo sulla natura. L'umanità, in genere, è fiera del progresso raggiunto. Ma in base a quale parametro si può stabilire se c'è un progresso, un regresso o una stasi? Mi rifiuto di accettare come parametro quello del benessere materiale. Ad esempio, l'addomesticamento degli animali e la rivoluzione agricola del neolitico sono stati un progresso? Anche dal punto di vista strettamente economico c'è da metterlo in dubbio. Uno studioso ha calcolato che l'economia fondata sulla caccia e la raccolta era più vantaggiosa, se si considera il rapporto tra energie spese e risultati raggiunti, di quella fondata sull'agricoltura. Una cosa però è certa: che con la rivoluzione agricola è iniziato un processo di controllo e di sfruttamento della natura (e con esso la convinzione dell'uomo di essere quasi onnipotente) senza precedenti.

TERZO ATTORE
Non definirei progresso quello che ci ha portati alla società attuale. Avrei preferito vivere tra gli aborigeni dell'Australia, naturalmente prima che arrivassero i colonizzatori europei. Gli aborigeni hanno una cultura profondamente legata alla terra e al rispetto dell'ambiente naturale, senza considerare che non sanno neppure cos'è il complesso di Edipo e la nevrosi. Vivevano sereni in un mondo incontaminato e poetico, impregnato di sacralità. Confesso che ho una certa nostalgia di un mondo primitivo, popolato di dei e di forze misteriose, in cui ogni atto della vita aveva un significato profondo, ma mi è capitato di vivere in questi tempi, e accetto la cosa. La volontà umana di dominare la natura e la pretesa dell'anima di controllare il corpo sono la stessa cosa o, perlomeno, si implicano a vicenda.

QUARTO ATTORE
A Socrate e a Platone risale, nel mondo occidentale, la fondazione del concetto di anima. Secondo Platone, l'anima è distinta dal corpo, è il possesso più prezioso dell'uomo, è invisibile, immortale ed è superiore al corpo. Questa concezione dualistica riappare nel neoplatonismo, in Sant'Agostino, in Cartesio e così via, fino ai giorni nostri. Su questa dicotomia è stata elaborata una cultura e una civiltà i cui esiti e, spero, epigoni, sono evidenti: viviamo per lo più in un clima di irrealtà, di disagio esistenziale. Platone non nega che il corpo eserciti un'influenza sull'anima : “L'uomo malvagio diviene tale per le cattive abitudini del corpo” (Timeo). A maggior ragione si deve ricorrere alla forza di volontà per dominarlo. Dominare il corpo significa reprimerne i bisogni, imbrigliarne la vitalità, la spontaneità, costruirsi una “corazza”. I bambini, che vengono al mondo sani, a poco a poco sono “domati” e si chiudono in una “armatura caratteriale”, che si struttura nel corpo con tensioni e blocchi muscolari. Infatti, c'è identità funzionale tra mente e corpo, per cui, nel corpo, è inscritta la storia, il vissuto psichico di una persona.

QUINTO ATTORE
Nella terapia bioenergetica all'analisi di contenuti verbali, onirici, si associano esercizi del corpo. Irrigidendosi mentalmente e somaticamente, l'essere umano recide, o tenta di recidere, i suoi legami con la natura e crea i presupposti della sua infelicità, della nevrosi. Il buon funzionamento della società richiede proprio la rinuncia alla gioia di vivere, o non è vero invece il contrario: cioè che l'infelicità diffusa sia nel contempo conseguenza e causa dei mali della società attuale, piuttosto violenta, alienante e prossima, forse, al collasso? Il “disagio della civiltà” è inevitabile o Freud, almeno in questo, si sbagliava? Esiste una “wayout”, una “via d'uscita”? Forse sì, almeno a livello individuale; non so se è l'unica ma è l'umiltà. Diventare “umili” comporta un cammino lungo e faticoso, e la motivazione per intraprenderlo deve essere molto forte, perché bisogna essere disposti a cambiare e a rinunciare a convinzioni, che possono sembrare ovvie. Bisogna metter in discussione il proprio “carattere”. Si tratta di smantellare le difese che il bambino ha elaborato per sopravvivere nell'ambiente in cui è nato. E' necessario risalire alle radici dei propri condizionamenti psico-mentali, ricostruire una storia spesso dolorosissima e rivivere emozioni che si ritenevano morte e sepolte. Il corpo non dimentica nulla; persino una goccia d'acqua ha una memoria; e la memoria è anticipazione del futuro.

PRIMO ATTORE
Non parlo solo della memoria genetica (in una cellula sono contenute tutte le informazioni che determinano lo sviluppo dell'embrione, cioè il suo futuro; in
ogni nuovo essere si ripetono, forse, le vicende dell'intero universo, in una specie di eterno ritorno), mi riferisco anche e soprattutto alla memoria umana, all'enorme serbatoio dell'inconscio, collettivo e personale: la coscienza è solo la punta di un iceberg, quasi interamente sommerso. E questa memoria inconscia è, appunto, anticipazione del futuro. Si sa che, se un contenuto psichico rimosso
non viene rivissuto, portato alla luce della coscienza, si tende a ripetere le stesse esperienze del proprio passato (cioè dell'infanzia), naturalmente in contesti diversi, in situazioni diverse. Per interrompere questo circolo vizioso, per sottrarsi a questo destino nevrotico, spesso è necessario un trattamento psicanalitico.

SECONDO ATTORE
Lowen paragona il percorso terapeutico, l'analisi bioenergetica, al viaggio di Dante attraverso l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso: l'inferno delle sofferenze rivissute del bambino, il purgatorio della speranza di giungere alla libertà e, forse, il paradiso del ritrovamento del proprio sé e della gioia di vivere, la pace dello spirito. Parlo di spiritualità e non di misticismo. Il fanatismo religioso, autoflagellante, distruttivo e sessuofobico, e il materialismo radicale, il rifiuto pregiudiziale di ogni forma di religiosità sono, a mio parere, due facce della stessa medaglia. Non condivido la concezione di un universo-macchina, costituito unicamente di materia in movimento e regolato dalle leggi della meccanica, e non considero il corpo una macchina. Ho piuttosto una visione olistica del mondo e penso che il macrocosmo e il microcosmo (l'uomo e, semplicemente, una cellula) funzionino allo stesso modo, come, del resto, ha dimostrato Reich. L'uomo sano è “religioso”, cioè si sente legato all'universo, a una realtà che lo trascende e, nello stesso tempo, è immanente in lui. Essere sani significa sentire l'energia vitale che fluisce liberamente nel proprio corpo, senza incontrare blocchi nevrotici. L'uomo sano ha la capacità di abbandonarsi, fino ad uscire dai confini dell'io. Non parlo di delirio ma, ad esempio, dell'orgasmo sessuale o di particolari momenti in cui si ha l'impressione di essere in contatto con lo “spirito”.

TERZO ATTORE
L'approdo alla dimensione dello spirito presuppone il ritrovamento e la riappropriazione di “virtù” umane naturali, il superamento di schemi mentali e rigidità caratteriali, il recupero di una sana sessualità naturale, ben diversa dalla pseudolibertà sessuale oggi assai diffusa: mi riferisco alla sofisticazione sessuale, alla pratica del sesso senza amore, al dilagare della pornografia e della prostituzione.

QUARTO ATTORE
Una psicoterapia riuscita dovrebbe condurre alla capacità di vivere emozioni e sentimenti profondi, a una serena accettazione del proprio destino biologico, fisico, affettivo. La fuga, illusoria, dalla paura, dal dolore e dalla morte, l'ossessione della sicurezza, del controllo e del potere, alimentano la volontà di reprimere emozioni e sentimenti, il tradimento delle proprie esigenze più profonde e conducono all'elaborazione di un'immagine di sé falsa e fragile. A volte bisogna lavorare per anni sulla mente e sul corpo per liberarsi di una volontà ostile alla vita, nemica della propria felicità ed autenticità.

QUINTO ATTORE
Il mio concetto di umiltà non ha nulla di mistico, non ha niente a che vedere con la falsa modestia e tanto meno con l'automortificazione. La vera “umiltà” alimenta anzi un sano amor proprio e un profondo senso della propria dignità; e questa dignità non è quella senza fondamento di chi si crea un'immagine “grandiosa” di sé, una facciata, costruita sul vuoto interiore, per compensare il senso di impotenza, di mancanza di amore e di considerazione, che tanti, troppi
bambini sperimentano e rimuovono poi, crescendo.

Buio e silenzio.
Sipario.

FINE PRIMO ATTO

ESSERE O NON ESSERE?

SECONDO ATTO

Sipario.

La scena è illuminata nella sua totalità. L'unico oggetto presente è una scala con i gradini da entrambe le parti, posizionata sulla destra. In cima alla scala, seduto, c'è lo psicanalista. In mezzo al palcoscenico c'è l'alter ego di Eleuterio, sempre vestito di nero. L'alter ego in realtà ora non rappresenta più la seconda identità del protagonista ma il protagonista stesso.

DOTTORE
Davvero, Eleuterio, lei mi sconcerta: ero già pronto a prescriverle una cura, ma, d'altra parte, lei dimostra tanto buon senso e lucidità.

ELEUTERIO
Le ho già accennato a un terribile “affondo”, a un’altra spaventosa calunnia: mi si accusava di essere un pedofilo. E' facile capire perché io sia giunto a questa conclusione: ho ricevuto “segnali” eloquenti: clienti del supermercato, soprattutto donne, che fissavano in modo strano articoli per bambini e si voltavano al mio passaggio. Ricevetti parecchie telefonate “significative”: mi si chiedeva se conoscessi il ragazzo che avevano arrestato pochi giorni prima per possesso di materiale pedopornografico, che cosa ne pensassi...
Stavolta quelle voci erano giunte anche ai miei amici e, credo, ai miei parenti. Dovevano essere voci terribili, perché il loro atteggiamento nei miei confronti cambiò. Apparentemente erano sempre cordiali e gentili, ma trovavano sempre il modo di alludere alla pedofilia e al resto; mi sentii tradito da loro e da vecchi compagni di scuola, da conoscenti che mi avevano sempre stimato, da ex- alunni ed ex- colleghi; un vero e proprio inferno, tanto più che tutti, benché li pregassi di essere chiari, dicevano di non aver mai sentito nulla di male sul mio conto. Invece mi si parlava spesso di bambini rovinati dagli adulti e di pervertiti che recitavano la parte di buoni cittadini. Dovetti troncare i rapporti con molte persone, con la scusa che avevo bisogno di stare solo, e non le ho più
frequentate. Mi è giunta però voce che loro non capiscono il mio atteggiamento, che, secondo loro, devo essere malato e che sono pronti a riaccogliermi, quando la “crisi” mi sarà passata. Ora sono praticamente solo, non so proprio su chi contare.

DOTTORE
Quello che mi dice è allarmante, Eleuterio, e incomincio a preoccuparmi seriamente per lei. Mi sembra che lei abbia deciso di non avere più una vita sociale e di ritirarsi in solitudine, come un eremita, e questo non va bene.

ELEUTERIO
In questo si sbaglia, Dottore, non mi sono mai sentito meglio, anche se, a volte, mi pesa uscire o parlare al telefono; ho un buon appetito, dormo serenamente e non ho problemi fisici. Mi rendo conto che avrei bisogno, anche, di parlare con qualcuno e sono sicuro che, passato questo particolare periodo, tutto tornerà alla “normalità”.

Viene illuminata dall’alto solo la parte centrale del palcoscenico, dove è presente solo Eleuterio. La luce è di colore blu, a simboleggiare la ricerca di una condizione di calma. Sullo schermo vengono proiettate immagini psichedeliche. Primo motivo musicale di sottofondo.

Mi alzo molto presto, come al solito, ed è ancora buio. Esco sul terrazzo e
guardo il cielo, che è di un blu intenso ed è stellato. Rivolgo a Dio la preghiera del mattino, lo ringrazio di avermi tenuto in vita fino ad ora e di avermi dato, ogni giorno, il pane necessario al mio sostentamento. A volte mi capita, come oggi, di spingermi col pensiero al di là della volta celeste e di addentrarmi nel mare di energia luminosa, che anima l'universo e da cui, per vie misteriose, passando attraverso i miei avi, i miei nonni e i miei genitori, la vita è giunta fino a me. E mi chiedo che senso abbia la mia presenza nel mondo, in un ristretto angolo dello spazio e del tempo e tra le persone, che il destino ha messo sulla mia strada. E mi sembra che Dio mi risponda e mi rassicuri: nessuna esistenza è vana e anche la mia ha un significato, che forse scoprirò solo dopo la morte. Lui ci guida nella tentazione, soprattutto quando siamo presi da quella di reprimere la Natura in noi e di inseguire certe pretese assurde dell'Io, e ci libera dal Male. E quando uso il pronome “ci”, penso all'umanità, nessuno escluso; forse, più assurde e più dannose ancora delle pretese dell'Io, sono le pretese del “noi”, inteso come insieme di eletti, detentori esclusivi della Verità e del Bene; del resto, Verum et bonum convertuntur, cioè la Verità e il Bene convergono, sono la stessa cosa, come ci insegna la filosofia Scolastica.

DOTTORE
Eleuterio!

La musica si interrompe, le immagini scompaiono, la scena si illumina per intero.

E' inutile che io le faccia notare come questo atteggiamento si possa spiegare in
tanti altri modi, ma glielo dico lo stesso. Ma vada avanti, la prego.

ELEUTERIO
In questi ultimi tempi sono molto attratto da libri di carattere religioso. Sto, per esempio, leggendo le opere di Meister Eckhart. Sto però molto attento a tenere i piedi per terra; ogni giorno faccio esercizi di respirazione e di grounding: passo in rassegna tutto il mio corpo, lo “ausculto”e mi rendo conto se ci sono tensioni muscolari, se, ad esempio, il cuore è aperto o chiuso, se ci sono “blocchi” agli occhi, alla mascella e così via. Lavoro poi su queste tensioni e spesso riesco a liberare emozioni e sentimenti latenti, “sottocutanei”, oserei dire. Ma chissà che cosa penserà, quando le racconterò dei miei incontri con un esorcista e con un' esperta di Astrologia Karmica!

DOTTORE
Un dubbio mi sfiora, adesso: non è che lei, come Gesù Cristo, si sente votato al sacrificio, ad addossarsi tutti i peccati del mondo e a salvarlo?

ELEUTERIO
Mi è già stato chiesto e la rassicuro: no, e farei volentieri a meno di soffrire. Certo se, come fissazione maniacale, potessi scegliere tra Gesù, Napoleone e, magari, Hitler o Stalin, sceglierei sicuramente Gesù. Sono convinto però che ciascuno di noi, io, lei o anche un mio eventuale persecutore, è al servizio di un compito che lo trascende; e il nostro libero arbitrio consiste proprio nel liberarsi della volontà dell'Io per aderire, il più possibile, alla volontà di Dio; questo richiede, spesso, un duro lavoro, ma è l'unico modo per trovare pace e serenità.

Viene illuminata dall’alto solo la parte centrale del palcoscenico, dove è presente solo Eleuterio. La luce è verde, colore rilassante che favorisce la riflessione, la calma, la concentrazione. Sullo schermo vengono proiettate immagini psichedeliche. Secondo motivo musicale di sottofondo.

ELEUTERIO
(mentre esegue l'azione mimando oggetti e facendo gesti)
Stamattina parlo col mio intimo, come tante alte volte, in questo modo: dispongo
su un tavolo tutte le lettere dell'alfabeto, più altri quattro foglietti con le scritte “Lo so”, “Non lo so“, “Sì” e “No”. Formo così un cerchio, al centro del quale colloco un piattino, su cui metto un dito, e mantengo questo contatto, che deve essere molto leggero: il piattino potrà spostarsi liberamente; il dito e la mano si limiteranno a seguirlo, senza forzarlo. Voglio comunicare con il mio inconscio e far emergere contenuti profondi della mia anima, che magari, in quel momento, premono contro la superficie della coscienza e che, con questo sistema, affiorano. La prego di non sorridere, Dottore. Forse è proprio la sua scienza
“positiva”, che le impedisce di accettare realtà, diciamo un po' insolite. Comunque mi sono servito spesso di questo metodo per interpretare sogni o vedere più chiaramente certi fatti e situazioni, e devo dire che funziona. Dopo i consigli preliminari della mia voce interiore, di solito ci vuole qualche minuto: mi concentro con calma e, quando sono “pronto”, il piattino si muove e va a sfiorare le singole lettere, componendo parole e frasi significative. A volte
formulo, mentalmente, una domanda, altre volte no.


DOTTORE
Mi permetta di intervenire, Eleuterio.

La musica si interrompe, le immagini scompaiono, la scena si illumina per intero.

Ho studiato Jung, forse non così approfonditamente come lei, ma so che si può essere “posseduti” da un archetipo, come il Sé oppure Anima, e scivolare, quasi inavvertitamente, nella psicosi: Jung stesso mette continuamente in guardia
contro questo pericolo. Non so se è il suo caso, ma il rischio, quando si ha a che fare con l'Inconscio e con forze incontrollabili, esiste. Non sto dicendo
che lei è “pazzo”, è un termine troppo generico e non le rende giustizia; ma la
fantasia e l'immaginazione possono essere insidiose e trascinarla in una specie di “sogno, o incubo, realistico”, e mi conceda l'ossimoro.

ELEUTERIO
E io le ribadisco , Dottore, che conduco una vita “normalissima”. La mia dovrebbe essere una forma di “pazzia” particolare, molto particolare: dovrei comportarmi in modo del tutto regolare in società e, nel privato, coltivare una mostruosa ideazione paranoica, magari per punirmi di una colpa inesistente, magari per pagare il fio di un “delitto” (sempre immaginario o perlomeno non previsto dal Codice Penale), commesso nella mia infanzia.

DOTTORE
Vedo che lei difende, e con accanimento, la tesi della sua perfetta salute mentale, e non aggiungo altro. Ma mi parli piuttosto dell'esorcista.

Viene illuminata dall’alto solo la parte centrale del palcoscenico, dove è presente solo Eleuterio. La luce è di colore arancione che avrebbe un'azione liberatoria sulle funzioni fisiche e mentali. Lo schermo vengono proiettate immagini psichedeliche. Terzo motivo musicale di sottofondo.

Poco tempo fa la mia voce interiore mi ha suggerito di rileggere un breve e drammatico racconto di Kafka, “La sentenza”: un padre, ormai anziano e bisognoso di aiuto, nutre un sordo e malcelato rancore nei confronti del figlio, giovane e all'apice del successo in affari e in amore. In seguito a una discussione con lui e per un motivo, a mio avviso, futile, il vecchio esplode in una tremenda frase: “Io qui ti condanno a morire annegato”. Qualcosa di irrazionale, e forse di atavico, misterioso, sacro, scatta nella mente del figlio, che corre, con terribile e improvvisa determinazione, a morire, a gettarsi nel fiume della sua città. E mi sono venuti in mente anche i famosi versi dell'Egloga IV di Virgilio:

cui non risēre parentes,
nec deus hunc mensa,
dea nec dignata cubili est.

Colui, al quale i genitori non hanno sorriso, né un dio lo ha degnato della sua mensa, né una dea del suo letto.

In quel periodo in particolare, sentivo pesare su di me, a torto o a ragione,
una maledizione analoga, la sensazione che la mia nascita non fosse stata salutata con gioia, la convinzione di essere stato un figlio non desiderato. Tengo a sottolineare che nessuno, in famiglia, me l'ha mai detto esplicitamente e che sono stato allevato con le stesse cure, con cui sono stati cresciuti i miei fratelli; anzi, siccome ero il più piccolo, ero considerato il beniamino (non da me, però). Mi è stato anche detto che, pochi mesi dopo la nascita, per settimane avevo pianto in continuazione e mia madre, disperata e non sapendo più a quale
santo votarsi, era giunta alla conclusione che avessi bisogno di una benedizione particolare. Per questo mi aveva portato dal Parroco, che aveva compiuto un rito di “purificazione”. Mi ritrovai quindi, a tantissimi anni di distanza da allora, in una magnifica chiesa, un celebre santuario splendidamente affrescato. L'esorcista, un vecchio prete simpaticamente scorbutico, volle prima che mi
confessassi e io, senza riserve, gli dissi tutto quello che mi turbava. Mi condusse poi in una sagrestia vasta e disadorna. Il sacerdote volle premettere che non avrei dovuto aspettarmi miracoli da quel rito e io ero perfettamente d'accordo con lui. Eravamo seduti, l'uno di fronte all'altro, a un tavolo lungo e stretto, su cui si trovava un bellissimo crocifisso d'argento. Il prete aprì un libro quasi antico, almeno questa era la mia impressione: le pagine erano sgualcite e avevano una leggera patina giallognola; tenendomi una mano sul capo e l'altra sul crocifisso, recitò una specie di litania insistita e ritmata, e mi invitò a ripetere, a un suo determinato cenno, una formula, che ora non ricordo. Senza aggiungere ulteriori dettagli, dirò che, alla fine, dopo una ventina di minuti, mi sentii pervaso da una nuova, forse infondata speranza e tornai a casa come sollevato, più leggero.

La musica si interrompe, le immagini scompaiono, la scena si illumina per intero.

Che cosa pensa di tutto questo, Dottore?

DOTTORE
Non mi permetto di commentare e tanto meno di assumere un qualsiasi atteggiamento di riprovazione. Ma mi ha accennato all'incontro con un'esperta di Astrologia Karmica e non le nascondo che sono veramente curioso di sentire anche questa storia.

Viene illuminata dall’alto solo la parte centrale del palcoscenico, dove è presente solo Eleuterio. La luce è di colore rosso, che ha valenze sia positive che negative: amore, forza, vitalità ma anche passioni violente. Sullo schermo vengono proiettate immagini psichedeliche. Quarto motivo musicale di sottofondo.

ELEUTERIO
Le spiegai la mia situazione e Agnese, l'astrologa, mi espose le sue considerazioni.

Entra da sinistra Agnese. E' una donna matura che veste in modo normale.

AGNESE
L'odio contro di te esiste veramente, Eleuterio, e, prima ancora della tua nascita, gravava sulla famiglia di tua madre. Da lei ti è stata trasmessa, inconsciamente, la sensazione di subire una specie di “ostracismo”. E' probabile che un tuo avo sia stato, per qualche motivo, escluso dalla comunità e persino dalla sua famiglia. In situazioni di questo genere un discendente tende a prendere il posto dell'escluso; solo se ci si rende conto di questo “irretimento”, ovviamente inconscio, e si tributa all'escluso il dovuto rispetto, riaccogliendolo, ci si libera dei legami col passato e della sofferenza.

ELEUTERIO
Il mio nonno materno era socialista e, forse, visse nella paura, dopo che il fascismo si affermò e consolidò il suo potere in Italia. Non so se per questo o per altri motivi, sta di fatto che, a un certo punto, cominciò a dare segni di squilibrio mentale e fu rinchiuso in una casa di cura, dalla quale uscì solo pochi giorni prima della sua morte. Di lui non si parlava quasi mai in casa e i rari accenni alla cosa, da parte di mia madre, lasciavano trasparire la sua vergogna e il suo dolore. Mio nonno è stato il grande “escluso” e tu sembri suggerirmi
che io avrei preso il suo posto.

AGNESE
Non posso esserne sicura, ora, ma è possibile. Un altro elemento salta subito agli occhi: il tuo particolare Giove. Giove, come tu ben sai, è collegato col potere, con la parola, la cultura e anche la fede. Da questo e da altri indizi ho dedotto che tu, in una delle tue vite precedenti, sei stato un importante filosofo, uno studioso o un eminente religioso; però hai usato il tuo potere, la tua straordinaria capacità di “persuadere”, in modo disonesto e te ne sei servito per plagiare, se non addirittura deformare, le menti.

ELEUTERIO
Sembra che tu abbia colto nel segno, Agnese. Nelle mie “regressioni” rivivo episodi, situazioni e sensazioni della mia infanzia, ma, circa una settimana fa, per la prima e unica volta, sono affiorati “ricordi” di una mia vita precedente: ero un monaco e “governavo” una ricca abbazia nell'Inghilterra del quattordicesimo secolo. Godevo di un enorme prestigio e tutti ammiravano la mia vasta
cultura e la mia saggezza. Però nessuno sapeva che coltivavo studi proibiti, tanto che, se avessi dichiarato pubblicamente il mio pensiero, sicuramente sarei stato condannato dalla Chiesa. Ero troppo amante degli agi e del potere per rinunciarvi e, spesso, deridevo in segreto le dottrine che io stesso insegnavo. Tra i miei vari compiti c'era anche quello di educare e istruire i novizi. Un giorno entrò in convento Lorenzo, un giovane di nobile famiglia, dagli occhi verdi, grandi e dai lineamenti dolcissimi, quasi femminei; mi sentii irresistibilmente attratto da lui. Sapevo che stavo giocando col fuoco, ma cercai e trovai ogni
occasione buona per restare solo con lui. A poco a poco riuscii a conquistarmi la sua piena fiducia e, reso audace dalla adorante simpatia che mi dimostrava, cominciai ad abbracciarlo e a baciarlo amichevolmente sulle guance. Nel contempo insinuavo nella sua mente idee quasi eretiche e la convinzione che l'amore fisico tra noi due non solo non sarebbe stato proibito, ma addirittura benedetto da Dio. E commisi un errore fatale: successe infatti quello
che era inevitabile e che entrambi desideravamo. Lorenzo, però, fu preso da terribili scrupoli e rimorsi e si confidò con un amico, che però non seppe mantenere il segreto. Lorenzo fu espulso dal convento e ritornò dai suoi, a testa bassa e spaventato; dopo tre giorni lo trovarono morto: si era impiccato. Lorenzo non aveva rivelato il mio nome né mi aveva addossato la responsabilità del suo terribile gesto. Ma io non ebbi più pace e molti sospettavano di me. Decisi allora di ritirarmi in un eremo, nella solitudine più assoluta, e, purtroppo, vissi così fino a tarda età.

AGNESE
Questa storia è davvero eloquente e significativa, Eleuterio, e spiega, forse, il tuo
desiderio di espiazione e la tua apparente freddezza, la tua solitudine, che è sempre una forma di autopunizione. Ma tu sei nato con un' enorme carica affettiva, con un tenero desiderio di abbracci e di calore umano; purtroppo tua madre, pur così attenta a soddisfare i tuoi bisogni materiali ma sempre in balia delle sue paure e della sua infelicità, era piuttosto rigida e tutt'altro che espansiva. In termini karmici è stata lo strumento della tua espiazione, ma è ormai ora che ti stacchi da lei, emotivamente e affettivamente, in modo definitivo, e i tempi sono propizi per questo: lasciala andare, Eleuterio, una volta per tutte. Anche con tuo padre hai avuto un potente legame karmico: probabilmente era un uomo che tu avevi oltraggiato e terribilmente umiliato in
un'altra vita: è ora di lasciar andare anche lui, è giunto il tempo della riconciliazione, della pace e del perdono.

ELEUTERIO
E' proprio quello che desidero, Agnese: ma che cosa ha scatenato la persecuzione?

AGNESE
Nel periodo in cui tutto è iniziato, Urano passava sul tuo Nodo lunare, legato alle vite precedenti, ed era in una posizione infausta, cioè in opposizione, rispetto all'altro Nodo lunare, quello connesso con la tua attuale incarnazione: una situazione esplosiva e imprevedibile, come tutti i fenomeni uraniani; questo ha reso “attiva” e particolarmente esigente, in quel periodo, gran parte del debito karmico accumulato. E i risultati si sono visti. Quando tu, prima di nascere, hai scelto il percorso della tua vita attuale, sapevi a che cosa andavi incontro, ma eri mosso dall'urgenza di pagare, tutti insieme, molti debiti karmici; sapevi anche, però, che avresti potuto sopportare tutto quel peso. Ora il tuo compito è quello di usare il tuo sapere in modo utile e costruttivo, e il tuo passato di buon insegnante lo dimostra. Ma non è ancora finita: tu devi dare ancora e di più, in che modo non lo so. Devi riprendere a lavorare, in qualche maniera. Lo devi al tuo prossimo e lo devi a te stesso.

La musica si interrompe, le immagini scompaiono, Agnese esce di scena e questa si illumina per intero.

Immagino, Dottore, che questo racconto l'abbia lasciato esterrefatto: come si può credere, dirà lei, a tante panzane, che non hanno alcun fondamento scientifico? Ma le filosofie orientali, e non solo quelle, ci mettono in guardia contro i pericoli di una scienza troppo “positiva”. Forse ha già sentito dire che “l'Intelletto uccide la Realtà”, o qualcosa di simile. E' una frase su cui riflettere. La Realtà, quella vera e profonda, non si presta, almeno per me, a rigide delimitazioni concettuali e non si adatta a schemi meccanicistici.

DOTTORE
Prima di tutto lei non sa quale sia la mia concezione del mondo e, in secondo luogo, sono io a metterla in guardia contro certi eccessi, contro una certa inflazione “spiritualistica”, da cui lei mi sembra tutt'altro che immune e, anzi, pericolosamente attratto. Aggiungo inoltre che non mi dispiacerebbe discutere con lei anche di questioni “metafisiche”, ma non in questa sede. Qui e ora il mio compito è quello di stabilire se lei abbia bisogno o meno di cure psichiatriche e non è un compito facile, glielo assicuro.

ELEUTERIO
Anch'io non so se mi sento in colpa per la “maledizione” del padre , o della madre, o di tutti e due, e, quindi, mi rinchiudo in una specie di prigione, circondata da un muro di ossessioni, di diffidenza e di paure; o, se, davvero, un'ira impalpabile impregna e ammorba il tessuto sociale e si concentra, abbattendosi poi, con violenza, contro chi, per qualche misterioso motivo, è “predisposto” a subirla; oppure sono io a proiettare fuori di me il mio odio represso, che finisce col pervadere l'ambiente, in cui vivo, può contagiare gli animi e tradursi, se viene accesa una miccia, in una persecuzione reale.

DOTTORE
Comunque sia, una cosa è certa: lei soffre e vive in una condizione di disagio, un disagio acuto e penoso. Le prescrivo, quindi, una cura, che, in ogni caso, non le farà male; la segua con fiducia e pazienza almeno per un mese. Poi, se lo vorrà, ci rivedremo.

Buio. Una musica in sottofondo introduce il finale. La scena si illumina. Entra da destra Eleuterio, che ora indossa un completo bianco. Si muove calmo e rilassato per il palcoscenico, guardandosi in giro. Poi esce a sinistra. Si spengono le luci e sullo schermo viene proiettata un immagine di luce celestiale, luminosissima, bianca, a simboleggiare la purezza. Eleuterio entra in scena dal centro, in controluce, e si posiziona al centro del palcoscenico.

ELEUTERIO
Guardo fuori dalla finestra e, improvvisamente, mi si stringe il cuore, ho voglia di piangere: rivedo il bambino dagli occhi luminosi e dai riccioli neri, che guarda in adorazione sua madre e non riesce a capire suo padre. Rivedo l'adolescente triste e solo, innamorato della filosofia. Rivedo il giovane uomo, sempre solo, che interpreta il suo ruolo sociale senza passione. E mi ritrovo infine con un Eleuterio quasi vecchio, non più così lontano dalla morte. E sento la solita voce interiore, un'amica, una fedele compagna. Mi invita a pregare.

(rivolgendosi alla fonte luminosa)

DIO, PADRE E MADRE; TU, DALL'ALTO DEI CIELI,
ASSISTI ALLE NOSTRE INSENSATE VICENDE.
IO CONDIVIDO LA NOSTRA FOLLIA QUOTIDIANA,
MA TU CONOSCI IL SENSO DELLA NOSTRA FATICA
E DEL NOSTRO DOLORE.
IL TUO SOFFIO TRASCORRE PER MONDI INFINITI,
DA' LUCE ALLE STELLE E SOSTIENE I NOSTRI
CUORI; E GIUNGE FINO A ME, CHE, OGNI
MATTINA, VEDO NASCERE IL SOLE E RESPIRO
CON GIOIA L'ARIA MUTA.
POI, COME SMARRITO, MI RITROVO TRA I MIEI
COMPAGNI DI VIAGGIO E MI SEMBRA DI ESSERE
IN UN TEATRO ASSURDO E VUOTO.
MA TU CI ILLUMINI E CI GUIDI: MI AFFIDO
A TE, IN ATTESA DI VARCARE LA SOGLIA DELLA
VERITA' E DELLA PACE.
ABBI PIETA' DI NOI.

Sipario.

FINE