M I N O S S E

Commedia in tre atti di Fabio Bertarelli

 

 

 

 

Personaggi:

ELIO CARTILI funzionario e poi direttore dell'Ente di Sviluppo Speciale

FOSSI collega d'ufficio di Elio Cartili

DON TOTO capo di una organizzazione malavitosa

SOCRATE e PLATONE luogotenenti di Don Toto

YVONNE soubrette

ARTURO cameriere, segretario di Don Toto e usciere

Un direttore dell'Ente di Sviluppo Speciale

Un commissario di polizia

Un venditore di preziosi

Un viveur

 

A T T O P R I M O

 

Il palcoscenico è diviso in due parti delimitate rispettivamente da diagonali che dal punto centrale divergono verso gli angoli anteriori destro e sinistro. Due controsipari lungo le diagonali permettono, a seconda se sono aperti o chiusi, di mostrare l'una o l'altra scena, o entrambe contemporaneamente.

All'apertura del sipario è aperto solo il controsipario di sinistra. La scena mostra una semplice e disadorna camera da letto da scapolo con un letto, un armadio, uno scaffale con libri ed un tavolino da studio con sopra un telefono ed un abat-jour. Sulla parete di fronte c'è una porta a vetri smerigliati che immette nel bagno, mentre la porta d'ingresso può essere indifferentemente nella parete di fronte o in quella di sinistra.

Elio Cartili. un uomo sui trentacinque anni, è seduto al tavolino e sta studiando. L'orologio della piazza batte ventitré rintocchi.

 

ELIO - Già le undici! (Alza le braccia e buttandosi indietro sullla sedia fa un profondo respiro) E' quasi ora di andare a dormire perché se domattina arrivo tardi in ufficio quel mastino del capo mi sbrana. Chissà perché se la prende sempre e solo con me quel maledetto! A Fossi, invece, mai il minimo richiamo; quello sicuramente avrà qualche angelo custode. (Suona il telefono) Pronto?... Oh, Yvonne, cara... ciao... No, no che non disturbi. Anzi, lo sai che mi fa piacere sentirti... Al night?... Magari... Come perché? Lo sai che in questo periodo debbo studiare... Sì, stu-di-a-re... per quel concorso a vicedirettore dell'Ente dove lavoro... A mezzanotte c'è il tuo spettacolo?... Non mi tentare... Quando sarò vicedirettore sarò sempre presente per applaudirti... Lo sai che io sono un tuo fervente ammiratore... E io per te cosa rappresento?... Tu sei troppo per me, ora... Però, se riuscirò a far carriera... Domani?... Sì, mi farà piacere se vieni... Sì, sì... Certo che sto facendo tutto il possibile... Non dubitare... Ditta ESSE-ZETA... Sì, sì... Ora che faccio? Faccio il bravo ragazzo, vado a dormire. Ciao, auguroni e buona notte... Notte... (Riattacca)

Comincia a spogliarsi, poi si infila il pigiama, si mette a letto e spegne la luce. Inizia a sognare. Una tenue luce illumina il corridoio lungo il controsipario di destra. Entra in scena un uomo vestito da viveur che si incammina lungo il detto percorso cantando con charme su sottofondo di una musica d'atmosfera.

VIVEUR - Sono un viveur Habitué di night e tabarin

re della nuit con donne charmantes

raffinato gaudente voglio goder.

in cerca di piacer. Se mi deludono? Che importa!

Affogo in una coppa di

Frequento bische e casinò champagne il dispiacer.

punto al tavolo verde

ogni mio aver. Sono un viveur

Se perdo? Che importa! re della nuit

C'è sempre l'inebriante ..............

conforto di un bicchier.

 

Sono un viveur

re della nuit

..............

Il viveur è arrivato intanto vicino al letto ove dorme Elio. Lo scuote delicatamente e lo invita a svegliarsi.

VIVEUR - Svegliati, che è l'ora.

ELIO - Eh?

VIVEUR -E' ora di andare da lei.

ELIO - Ah, sì. Sì, va bene.

VIVEUR - (prende dall'armadio l'abito da sera e glielo porge) Svelto che fra poco c'è il suo spettacolo.

ELIO - Sì, subito.

Il viveur riprende a cantare la canzoncina di prima e va via ripercorrendo in senso contrario la strada che aveva percorso nell'andata.

ELIO - (assonnato, guarda l'orologio) Accidenti quanto è tardi! (Balza dal letto e indossa in fretta l'abito da sera)

Le luci della camera si spengono. Si apre il controsipario di destra. La scena rappresenta un night. In fondo un piccolo piano rialzato, delimitato da due quinte, funge da palcoscenico. Sulle pareti diversi specchi, al centro alcuni tavoli dove siedono i clienti. Il tavolo centrale è libero. Si diffonde una musica d'atmosfera. Arturo, nelle vesti di cameriere, è in attesa di clienti. Elio dalla camera va verso il night.

ARTURO - Prego, signore.

ELIO - Grazie.

ARTURO - Le ho riservato il solito tavolo. (Lo accompagna al tavolo centrale e lo invita a sedersi) Si accomodi, prego.

ELIO - Grazie. (Si siede e dà la mancia al cameriere)

ARTURO - Grazie, signore.

Il piccolo palcoscenico si illumina. Viene annunciata la soubrette Yvonne. Questa entra in scena, sale sul palcoscenico e risponde con grandi sorrisi agli applausi di Elio e degli altri avventori. Le luci si affievoliscono e Yvonne inizia a cantare.

YVONNE - Guardami Guardami

sono bella e giovane sono bella e giovane

prendimi ...............

sono calda e sensuale

amami Nell'Eden vivrem

affettuosa e romantica e una nuvola d'or

son la donna per te. sarà il nostro nido

d'amor.

Librati con me chéri Felice la tua vita sarà

tra cielo e mar con me, per l'eternità.

ebbro di gioia

e di voluttà Guardami

senza il peso dei pensieri sono bella e giovane

che il mondo ti dà. ...............

ELIO - Cameriere.

ARTURO - Comandi.

ELIO - (gli porge un bigliettino da visita sul quale scrive qualcosa) Subito, questo con un mazzo di fiori alla cantante.

ARTURO - Sì, signore.

Yvonne viene a sedersi al tavolo di Elio.

YVONNE - Grazie, chéri. Ho gradito tanto i tuoi fiori, sono molto belli.

ELIO - Sei stata brava, Yvonne.

YVONNE - Ti sono piaciuta?

ELIO - Moltissimo. Tu mi piaci moltissimo, sempre.

YVONNE - Chéri...

ELIO - Cameriere... champagne.

ARTURO - Subito, signore.

ll cameriere porta lo champagne in un secchiello e le coppe, poi serve. Elio e Yvonne brindano.

ELIO - Alla tua bellezza, alla tua femminilità, al tuo charme.

YVONNE - Alla tua carriera.

ELIO - E al nostro amore.

YVONNE - Sei molto caro... Vorrei un piccolo ricordo di te, chéri.

ELIO - Volentieri. (Fa un cenno al cameriere)

Arriva subito un signore con una valigetta tipo ventiquattr'ore. La posa sul tavolo e la apre. Dentro ci sono collezioni di preziosi.

YVONNE - Che meraviglia!

ELIO - Scegli pure, cara.

VENDITORE DI PREZIOSI - Se mi permette di consigliarla, signorina, io le suggerirei questo. (Le appoggia al collo un collier di brillanti) Oppure questa parure di anello e orecchini, oppure questo...

YVONNE - (si prova i diversi oggetti) Che meraviglia! Che ne dici chéri?

ELIO - Splendidi, come te.

YVONNE - Questo ti piace? (Gli mostra il collier di brillanti)

ELIO - Sì, ti sta benissimo.

VENDITORE DI PREZIOSI - Meraviglioso. Vede come le illumina il viso?

YVONNE - Sì, è stupendo.

ELIO - (al venditore di preziosi) Quanto?

VENDITORE DI PREZIOSI - (mostrandogli il cartellino del prezzo) Ecco.

ELIO - Va bene. (Firma un assegno e lo porge al venditore di preziosi) A lei. (A Yvonne) Posso invitarti a passare con me il week-end?

YVONNE - Dove mi vuoi portare?

ELIO - Per mare. Faccio preparare la barca. Faremo una crocieretta per il Mediterraneo.

YVONNE - D'accordo, chéri.

Elio e Yvonne brindano ancora e poi le luci si spengono. Elio ritorna nella sua camera dove c'è una leggera penombra. Si spoglia e si mette a letto. Il controsipario del night si chiude. La camera di Elio piomba nel buio. Termina il sogno. Suona la sveglia. Elio accende la luce.

ELIO - Allora è stato soltanto un sogno... un bellissimo sogno. (Guarda l'orologio) Quanto è tardi!

Elio si alza in fretta, va nel bagno a lavarsi rimanendo ben visibile attraverso la porta a vetri. Poi rientra, indossa un vestito sportivo ed esce dopo aver spento la luce. Il controsipario della camera si chiude e si apre l'altro. La scena rappresenta ora un ufficio. Sul piccolo piano rialzato che fungeva da palcoscenico del night c'è ora la scrivania del direttore. In basso e davanti ci sono i tavoli di Cartili e di Fossi. Il direttore è già al suo tavolo e Fossi gli sta deferente davanti.

FOSSI - Signor direttore.

DIRETTORE - Mi dica, caro.

FOSSI - Mia moglie le manda un sentito ringraziamento per i bellissimi fiori che le ha inviato. Ha apprezzato molto il suo pensiero.

DIRETTORE - Sciocchezze, sciocchezze. La sua signora è una donna simpatica e spiritosa. Mi sono così permesso di mandarle un omaggio floreale.

FOSSI - Sì, ma quando ha visto il pacchettino del gioielliere è rimasta proprio confusa. Non si doveva incomodare così!

DIRETTORE - Sciocchezze! Quale incomodo? Un oggettino di brillanti, una cosuccia... Meriterebbe ben altro!

FOSSI - Voleva telefonarle lei stessa per ringraziarla, ma sa mia moglie è timida ed ha incaricato me.

DIRETTORE - E' timida per quale motivo? Ha per caso soggezione di me? Ma via, Fossi! Sa allora che facciamo? Questa sera siete miei ospiti. Una cenetta in un ristorantino, così alla buona... Va bene?

FOSSI - Lei ci fa troppo onore, signor direttore.

DIRETTORE - Senta Fossi, siccome nutro una vera stima per lei, volevo comunicarle che avevo in mente di affidarle un importante incarico. Alcuni giorni di missione nella nostra filiale di Bruxelles. Le andrebbe bene?

FOSSI - Sono molto onorato, signor direttore, ma vede, ho il problema di lasciare mia moglie.

DIRETTORE - Stia tranquillo, questa sera glielo chiederò io di lasciarla andare. Vedrà che non si opporrà.

FOSSI - Lei è così gentile che vorrei pregarla di una cosa, ma... a me sembra di chiedere troppo.

DIRETTORE - Dica, dica pure.

FOSSI - Penso che lei abbia un buon concetto di me... Allora se mi potesse fare una relazioncina...

DIRETTORE - Ma certo, Fossi. Io di lei ho un ottimo concetto. Di che relazione ha bisogno?

FOSSI - Vede, signor direttore, mi servirebbe quale attestato da allegare alla documentazione al concorso per vicedirettore. Inoltre se lei potesse... ma temo proprio di approfittare della sua bontà...

DIRETTORE - Caro Fossi, non sia così timido. Io voglio aiutarla, veramente! Dica, dica.

FOSSI - Se lei potesse... darmi una mano per quel concorso...

DIRETTORE - Sì, sì, Fossi. Ci conti pure.

FOSSI - Sa, c'è anche Cartili che concorre.

DIRETTORE - Cartili? Non si preoccupi, metteremo nella sua scheda qualche nota... So io...

FOSSI - Grazie, grazie, signor direttore. (Ritorna al suo tavolo)

Entra Elio un po' trafelato e si dirige al suo tavolo.

DIRETTORE - Cartili! Venga un po' qua.

ELIO - (si porta davanti alla scrivania del direttore, composto) Sì, signor direttore.

DIRETTORE - Cartili, (prende dal taschino l'orologio e lo fa oscillare davanti ad Elio, tenendolo per la catena) ancora una volta in ritardo.

ELIO - Non sono in ritardo, signor direttore. Mancano ancora alcuni minuti. Il suo orologio va male.

DIRETTORE - Allora vorrebbe dire che sono io che sbaglio.

ELIO - Non ho detto questo, ma solo che è il suo orologio che non è a posto.

DIRETTORE - (sorride sarcasticamente) Ma il mio è un cronometro di precisione e non può far sbagliare un direttore.

ELIO - Chiedo scusa.

DIRETTORE - Che bella parola: scusa. Arriva in ritardo, chiede scusa ed è tutto sistemato, vero? Invece non è vero per niente! Questa sera rimarrà a lavorare un'ora di più senza che venga conteggiata come straordinario.

ELIO - Va bene, signor direttore. Come vuole lei.

DIRETTORE - E ora vada!

Elio va a sedersi al suo tavolo e inizia a lavorare. Suona il telefono sul tavolo del direttore.

DIRETTORE - Sì...sì, signorina, me lo passi.

Carissimo, dimmi... Tutti bene, grazie. I tuoi?... Ah, te la spassi. Io invece inchiodato qui. Che vuoi, il lavoro è quello che è... Dimmi, dimmi pure... Ah... Sì... sì... Vedi, io sto approfondendo la cosa proprio in questi giorni... capisco, certo... Ma dai primi sondaggi mi risulta che questa ditta ESSE-ZETA... Certo, certo... Chi c'è dietro?... La solita storia... Tutti o molti si interessano, ma nessuno sa niente. Io ad essere sincero ho dei dubbi, non mi sembra una ditta affidabile... Certo tu non c'entri... Comunque se non sono sicuro della assoluta affidabilità, mi capisci... Si tratta di un appalto consistente... di molti miliardi... Comunque se ha i requisiti... Bene, mi ha fatto piacere sentirti... Altrettanto. Ciao. (Riattacca) E' un altro che mi segnala questa ESSE-ZETA. Chi ci sarà dietro? Certamente qualche pezzo da novanta. Cartili, venga qui.

ELIO - Comandi, signor direttore.

DIRETTORE - Cartili, senta. Se ben mi ricordo, qualche tempo fa per il nostro mega appalto, lei aveva caldeggiato la ditta ESSE-ZETA. E' così, vero? Siccome si avvicina l'ora di decidere, ha qualche referenza o qualche informazione riservata in merito?

ELIO - So che è una ditta del settore. Per quanto riguarda le referenze e le notizie necessarie, esse si possono vedere nella domanda di ammissione alla gara d'appalto.

DIRETTORE - Di questo sono capace anch'io! Volevo sapere se lei, dato che se ne è interessato, era in grado di fornirmi notizie utili.

ELIO - No, purtroppo non ho questo genere di notizie.

DIRETTORE - Ma lo sa che la sua posizione è per lo meno equivoca? Lei è un funzionario di questo Ente e come tale prende posizione per favorire una ditta partecipante in una nostra gara d'appalto senza la pur minima giustificazione tecnica, professionale o economica. Lo sa che io ho moltissimi dubbi su questa fantomatica ditta ESSE-ZETA? Mi dica francamente: se stesse a lei il giudizio ultimo per l'assegnazione di questo appalto, darebbe la preferenza a questa ESSE-ZETA?

ELIO - Prima farei le opportune valutazioni, certamente.

DIRETTORE - Ecco, vede? Un buon funzionario prima fa le valutazioni e poi esprime un giudizio positivo o negativo. Lei ha espresso un giudizio, o meglio, si è schierato a favore di un concorrente senza la minima ponderazione oggettiva!

ELIO - Sì, forse avrei dovuto agire come dice lei.

DIRETTORE - Senta, aldilà della facciata giuridica, che a me sembra di comodo, chi ha il potere economico di questa ESSE-ZETA?

ELIO - Non lo so.

DIRETTORE - Non lo sa? Ma lei mi sorprende sempre di più. E pensare che fino a qualche tempo fa la ritenevo un funzionario integerrimo e fidato. Non posso e non voglio pensare che qualcuno si sia servito di lei, ma... mi dica... che collegamenti ha con questa ditta?

ELIO - Nessuno, le giuro.

DIRETTORE - Beh, ora basta! Non voglio essere preso in giro. Non si caldeggia una cosa di questo genere, a questi livelli, a livelli di miliardi se non si hanno interessi diretti o indiretti.

ELIO - Le posso assicurare che non ho alcun interesse diretto con la ditta ESSE-ZETA.

DIRETTORE - Aspetti un momento. Forse potrebbe esserci di mezzo qualcuno che le sta particolarmente a cuore, non so, un amico... una donna...

ELIO - Beh, ad essere sincero, si tratta di una donna.

DIRETTORE - Ecco, lo immaginavo. E' molto grave! Quando permettiamo alle donne di mettere il naso nei nostri doveri d'ufficio, la nostra china morale e professionale è inarrestabile. Tutto questo non è serio e non è corretto. Rimango veramente stupito. Si rende conto che questo potrebbe danneggiare la sua carriera? E si tolga anche dalla testa che la ditta ESSE-ZETA possa essere favorita in qualche maniera. Sono stato chiaro? Ora vada.

Il direttore esce. Elio torna al suo tavolo di lavoro e trova a grossi caratteri la targa: Elio Cartili - Vicedirettore.

ELIO - (Stracciando la targa) Spiritoso!

FOSSI - Come, non vai già dicendo in giro che sarai tu il nuovo vicedirettore? Allora io intanto ti ho messo la targa sul tavolo.

ELIO - Ce la vedremo all'esame, collega.

FOSSI - Pensi di essere tanto più bravo e preparato di me?

ELIO - No! Voglio solo dire che sarà l'esame a stabilire chi è il migliore... e non il resto.

FOSSI - Spiegati, cosa vuoi insinuare?

ELIO - Che io non ho una moglie come la tua, intelligente, "simpatica"... giovane, e...

FOSSI - Sei un meschino e un'invidioso. Tu, a proposito, ti senti sicuro perché hai l'appoggio della ditta ESSE-ZETA.

ELIO - Tu per quel posto venderesti anche l'anima se ci fosse qualcuno disposto a comprarla.

FOSSI - E tu nemmeno quella potresti vendere perché non ce l'hai.

ELIO - E' meglio che la smettiamo perché sei un verme.

FOSSI - E' meglio, sì, anzi, vogliamo andare al bar? Vieni, ti offro da bere.

ELIO - No, grazie.

FOSSI - Allora se permetti, vado a far colazione.

ELIO - Prego, prego.

Elio si mette a lavorare con impegno. Dopo un po' arriva Arturo nelle vesti di usciere.

ARTURO - Dottor Cartili, c'è una signorina che vuole parlarle.

ELIO - Chi è?

ARTURO - Una certa signorina Yvonne.

ELIO - Ah, falla accomodare, subito.

Yvonne entra ed Elio le va incontro. Si vengono così a trovare al centro del palcoscenico.

ELIO - Cara Yvonne, ciao.

YVONNE - Chéri, ti disturbo?

ELIO - Che dici? Mi fa tanto piacere vederti.

YVONNE - Lo so che mi vuoi bene.

ELIO - Lo puoi credere. In cosa posso esserti utile?

YVONNE - Lo sai che stanno organizzando uno show e debbono scegliere la protagonista?

ELIO - Allora sceglieranno sicuramente te.

YVONNE - Magari! Io ci spero moltissimo. Sai potrebbe essere per me l'occasione del lancio che aspettavo da tanto tempo.

ELIO - Io te lo auguro di tutto cuore.

YVONNE - Ti ringrazio, ma sai nella scelta è determinante il parere di una persona alla quale debbo ricambiare il favore.

ELIO - Che tipo di favore?

YVONNE - Ti avevo parlato, qualche tempo fa, di una ditta che ci teneva moltissimo ad avere un appalto...

ELIO - La ESSE-ZETA.

YVONNE - Esatto, la ESSE-ZETA. Ebbene questa persona, penso mi farà ottenere la scrittura se riesco a farle avere questo appalto.

ELIO - Mi credi se ti dico che ho impegnato in questo anche il mio onore? Ne ho parlato anche poco fa con il direttore generale, ma lui ha cominciato a dire che le garanzie che può offrire questa ditta non sono sufficienti per quel tipo di appalto, e altre cosucce, per cui allo stato attuale mi sono trovato davanti ad un muro. Comunque per te, Yvonne, non lascerò nulla di intentato.

YVONNE - E' allora il direttore che si oppone?

ELIO - Diciamo che considera la ditta ESSE-ZETA poco affidabile per i motivi che ti ho detto prima.

YVONNE - Tu non potresti fare una relazione...

ELIO - Avrei bisogno di elementi convincenti. Che informazioni mi puoi dare di questa ditta? Informazioni che smontino o ammorbidiscano la posizione rigida del direttore generale.

YVONNE - Io non so dirti molto. Io ti dico soltanto che è una cosa importante per lo sviluppo della mia carriera, per questo, se mi vuoi un po' di bene, mi devi aiutare.

ELIO - Te lo prometto. Farò il possibile e l'impossibile, mia cara.

YVONNE - Ma tu quanto comandi qui dentro?

ELIO - Sono un funzionario, ora però c'è il concorso per vicedirettore e spero di riuscire ad avere quel posto.

YVONNE - E se diventi vicedirettore potrai far avere quell'appalto alla ESSE-ZETA?

ELIO - Beh, avrei più voce in capitolo. Anch'io, vedi, ho i miei problemi. Ho tanto bisogno di rilassarmi un po'. Anche tu ne hai bisogno. Senti, perché non andiamo a trascorrere il week-end insieme?

YVONNE - E dove, chéri?

ELIO - Possiamo andare al mare.

YVONNE - (ride) Poi faremo una crociera con il pattino?

ELIO - Che c'entra! Ci serve per passare un fine settimana diverso.

YVONNE - Lo sai che io non so remare.

ELIO - Potremo affittare un motoscafo.

YVONNE - Lascia stare, chéri. Un'altra volta.

ELIO - Io non posso offrirti di più, ora. Ma se divento vicedirettore... Lo faccio anche per te, cara. Per questo sto studiando con tanto impegno.

YVONNE - Come sarebbe a dire, che stai studiando?

ELIO - Sto studiando perché per accedere a quel posto si dovrà sostenere un esame che non è per niente facile. Se vedessi il programma...

YVONNE - Bambino mio, come sei ingenuo.

ELIO - Perché sono un ingenuo? Forse tu non conosci la prassi.

YVONNE - La conosco, la conosco... Perciò ti dico che sei un ingenuo.

ELIO - No, no. Tu vivi in un altro ambiente. Il nostro è un Ente ove ci sono norme precise. Il titolo di vicedirettore si ottiene solo con concorso. Capisci?

YVONNE - Che persona candida che sei! Per questo mi piaci. Hai un'aria così da bambinone...

ELIO - Ti dico che quel posto viene assegnato sulla base di un concorso. Ecco perché sto studiando con il massimo impegno.

YVONNE - E ti ripeto che sei un ingenuo, chéri. Tu non sarai mai il vicedirettore se pensi che questa sia la strada giusta.

ELIO - Non dire così! Mi sto sacrificando con ore e ore di studio e poi arrivi tu che mi dai dell'ingenuo e del bambinone e mi dici che quello che faccio non serve a niente. Ma che ti vuoi burlare di me?

YVONNE - No, no, chéri. Non volevo offenderti. Fidati di me. Io voglio solo farti mettere i piedi per terra. Ma tu dove vivi?

ELIO - Come dove vivo?

YVONNE - Seguimi: L'esame è un sipario. Sei mai stato a teatro?

ELIO - Certo che ci sono stato.

YVONNE - Ebbene quando arrivi a teatro trovi il sipario chiuso. Quando il sipario si apre puoi trovare la soubrette Yvonne o puoi trovare un'altra soubrette. E' l'impresario che decide quale dovrà essere la soubrette che dovrà andare in scena. Capisci?

ELIO - Certo, il sipario serve a coprire momentaneamente la scena, ma è l'impresario che decide chi dovrà recitare, mi sembra logico.

YVONNE - Vedi? Allora nel tuo caso l'esame è il sipario, ma chi decide chi sarà il vicedirettore non sarà sicuramente il sipario, cioè l'esame.

ELIO - Allora che dovrei fare, lasciar perdere tutto?

YVONNE - No, devi andare dietro il sipario. Dopo chi lo apre lo apre, l'importante che dietro ci sia tu.

ELIO - Devo andare dietro il sipario?

YVONNE - Certo. vedi che cominci a capire come funziona una messinscena.

ELIO - Ma che capire? Io non sono un uomo di spettacolo e con questo sipario, questo impresario e questa messinscena non riesco proprio a seguirti.

YVONNE - Cercherò allora di essere ancora più esplicita. Se non capisci adesso, caro Elio, è meglio che lasciamo perdere questo discorso. Dunque, dovresti affidarti a qualche persona influente che sta dietro il sipario. Capisci ora?

ELIO - Ah, la raccomandazione! Certo, se avessi qualche santo in paradiso potrei avere una maggiore sicurezza, ma io non conosco nessuno, purtroppo, di quelli che contano veramente...

YVONNE - Lo so, tu sei una persona candida. Io potrei aiutarti, ma... non è la strada maestra.

ELIO - Tu mi puoi aiutare? Yvonne, io per te sono pronto a tutto.

YVONNE - Non dire mai così ad una donna, potrebbe essere pericoloso.

ELIO - (prendendole le mani) Ma io ti voglio bene.

YVONNE - Tu vuoi bene alla tua carriera, come del resto è giusto. Poi per l'immagine esterna, farsi vedere con una donna carina, non solo non guasta, ma è necessario. Io sono sincera con te, chéri. Anche tu devi essere sincero con me. E' vero che sei ambizioso e ci tieni a far carriera?

ELIO - Certamente. E' nella logica delle cose.

YVONNE - Bravo, chéri. Quando sarai vicedirettore potrai passare qualche week-end con la Yvonne, alla Yvonne farai avere qualche scrittura di prestigio ed anche Yvonne sarà appagata della sua ambizione. Questi sono i nostri destini. Tu sei ancora con la mentalità dell'impiegatuccio piccolo borghese. Un po' d'amore, un lavoro, qualche diversivo... piccolo piccolo però!

ELIO - Forse hai ragione tu, Yvonne. Sai che sei saggia?

YVONNE - Certo chéri. Se vuoi diventare vicedirettore devi anche cambiare mentalità. E' bene che ti ci abitui fin d'ora.

ELIO - Ora però hai messo in dubbio tutte quelle che per me erano certezze. Io studiavo con impegno per superare il concorso, pensando che da esso potesse derivare la designazione. Invece tu mi stai ventilando l'unica possibilità per riuscire: affidarmi a qualcuno che sta dietro il sipario. E' così?

YVONNE - Certo che ciò ti comporterà qualche compromesso con la tua coscienza. Ma dovrai entrare in un livello ove non è più possibile rimanere candidi. Vedrai, quando sarai vicedirettore, o addirittura direttore, quanti compromessi sarai costretto a fare.

ELIO - No, non è sempre così. Il nostro direttore generale è un uomo tutto d'un pezzo.

YVONNE - E' molto rischioso. Potrà rimanere tutto d'un pezzo, come dici tu, finché non ostacolerà i disegni di gente che conta.

ELIO - Ma... tu come fai a sapere tutte queste cose? E' strano, ne sai più tu che vivi in tutt'altro ambiente, che io che son qui da diversi anni.

YVONNE - Te l'ho detto. Tu fino ad ora sei stato ad un livello ove -si può- rimanere candidi. Noi, nel nostro ambiente, abbiamo modo di avvicinare persone che sono al livello nel quale tu aspiri ad entrare. Ecco perché lo conosciamo alla perfezione.

ELIO - Yvonne, io aspiro a quel posto di vicedirettore. Ormai ne ho fatta una ragione di vita. Conosci veramente qualcuno che possa aiutarmi?

YVONNE - Con il nostro lavoro, ti dicevo, abbiamo la possibilità di conoscere anche persone importanti.

ELIO - No, no... Se questo ti costa qualche onerosa contropartita, è meglio di no. Non posso chiedertelo.

YVONNE - Una contropartita è quella che devi dare tu appoggiando la ditta ESSE-ZETA.

ELIO - Te l'ho detto, farò quello che posso.

YVONNE - Per ora nessun'altra contropartita, ma solo un patto. Quando hai bisogno tu... c'è chi ti aiuta, quando qualcun altro ha bisogno, devi essere tu ad aiutarlo.

ELIO - E se io non sarò in grado di aiutare questa persona che ha bisogno?

YVONNE - No, questo non avverrà perché l'aiuto che ti si chiederà, riguarderà un settore, un campo, dove tu avrai la possibilità di fare qualcosa.

ELIO - (sospira) Questo sì, ma la cosa mi impensierisce un po'...

YVONNE - La vera preoccupazione che dovresti avere è quella di rimanere un isolato... Se invece farai parte di un gruppo, non avrai più nulla da temere perché quando ti troverai in difficoltà ci sarà sempre chi ti darà una mano. L'unica cosa è che dovrai rispettare sempre e totalmente le regole che governano il gruppo.

ELIO - Ritieni allora che esista questa persona talmente influente da garantirmi l'elezione a vicedirettore?

YVONNE - Diciamo che c'è qualcuno che ha molto a cuore che l'appalto bandito dal tuo Ente venga assegnato alla ditta ESSE-ZETA. Io ti presenterò come la persona che gli potrà risolvere questo problema... capisci? Lui allora ti darà una mano per l'esame, poi tu gli darai una mano per l'altra faccenda... Mi sbaglio o sei contrariato?

ELIO - Mi trovo un po' a disagio, ho la sensazione che non sia una cosa pulita... (La guarda fisso) Ma tu, chi sei? Perché fai questo?

YVONNE - Io sono soltanto quella che cerca di darti qualche buon consiglio. E lo sporco poi si fa presto a lavarlo via. Lo dice anche il proverbio: una mano lava l'altra e... tutto ritorna pulito. Sei convinto ora, chéri?

ELIO - Sì.

YVONNE - E allora lascia fare a me.

 

A T T O S E C O N D O

 

A destra, dove al primo atto c'erano il night e l'ufficio, ora è rappresentato un locale come un sotterraneo, una grotta. Sopra il piccolo piano rialzato c'è un'ara con dietro una poltrona imponente, quasi un trono. I luogotenenti di Don Toto stanno aspettando il loro capo.

 

SOCRATE - Sei riuscito a far assolvere il 2B-82?

PLATONE - Non è conveniente intervenire per le pedine insignificanti. Se farà qualche mesetto, imparerà a non farsi beccare.

SOCRATE - Eppure ci avrei scommesso che era uno che poteva fare carriera; capace, abbastanza furbo, ligio al dovere. Comunque hai ragione tu. Tutto è utile per fare esperienza. Nel nostro settore non è mai abbastanza.

PLATONE - Ma soprattutto noi non possiamo intervenire sempre per salvare tutti. I nostri debbono sapere che nel nostro lavoro ci sono dei rischi, almeno finché non si raggiunge un certo grado nell'organigramma, come dice Don Toto.

Entra Don Toto. E' un uomo sui sessant'anni che incute rispetto. I due luogotenenti scattano quasi sull'attenti, poi dimostrano la loro sottomissione con un profondo inchino e con entrambe le mani sul petto. Don Toto si porta dietro l'altare e si siede.

DON TOTO - Siete pronti?

SOCRATE E PLATONE - Sì, Don Toto.

DON TOTO - Allora possiamo iniziare la relazione settimanale?

SOCRATE E PLATONE - Sì, Don Toto.

DON TOTO - Settore numero uno.

PLATONE - Purtroppo c'è stata una flessione del 3,2%. (Prende da una ventiquattr'ore una scheda) Comunque ho controllato ed effettivamente c'è stato un calo nel flusso turistico dell'identica percentuale, o quasi.

DON TOTO - Che significa quel quasi?

PLATONE - Nella zona "C" il calo è dovuto in parte ad una eccessiva indulgenza di un nostro esattore nella riscossione delle quote.

DON TOTO - Chi è questo esattore dal cuore tenero? E' da pollice verso?

PLATONE - E' il 2B-74, che ha ricevuto il primo avvertimento.

DON TOTO - Soltanto un avvertimento? Signori, niente debolezze, niente sentimentalismi. Lo sapete come la penso. La paura, oltre al rispetto, è il collante della struttura che regge tutto l'edificio.

PLATONE - Va bene, Don Toto. (Porgendogli la scheda) Questa è la scheda riassuntiva con tutti i dati giornalieri e per zone.

DON TOTO - Andiamo avanti. Settore numero due.

PLATONE - Sta andando abbastanza bene. I nostri croupiers ci sanno fare e i guadagni aumentano al ritmo previsto.

DON TOTO - Ci sono seccature da parte della polizia?

PLATONE - No, anzi c'è riconoscente da quando intorno alle nostre bische garantiamo anche l'ordine pubblico.

DON TOTO - Riusciremo ad impiantarne qualcuna anche nel settore "F"?

PLATONE - Stiamo guadagnando spazio anche in quel settore. Il vecchio padrone ha capito che è meglio per lui se...

DON TOTO - Allora la solita politica, prima una specie d'accordo, poi...

PLATONE - Certo, Don Toto. Ecco la scheda del settore numero due.

DON TOTO - Va bene. Settore numero tre.

PLATONE - La solita ciclica flessione dovuta alla fine del campionato. Purtroppo un nostro bookmaker che aveva già avuto il primo avvertimento non ha saputo resistere all'ingordigia dei soldi ed è scappato con la cassa. E' stato allora ripreso e sfamato a dovere. Per un po' ha ingoiato i soldi che gli venivano cacciati con forza in bocca, poi, una volta sazio e con la bocca strapiena, ha stralunato gli occhi ed è stramazzato a terra. Così è stato sotterrato.

DON TOTO - Benissimo. Le punizioni debbono essere esemplari.

PLATONE - Ecco la scheda del settore numero tre.

DON TOTO - Il settore quattro suppongo che vada bene.

PLATONE - Sì, ottimamente. Il mestiere più vecchio del mondo è quello dove non c'è mai flessione. Anche il contraccolpo dell'AIDS è stato ormai superato e le nuove signorine di colore si sono inserite ottimamente. Ecco la scheda.

DON TOTO - Bene, Platone! Ora tocca a te, Socrate.

SOCRATE - Il mio settore non sembra, almeno per ora, aver risentito della nuova legge, anzi, ci ha permesso di aumentare il prezzo della merce asserendo che è aumentato il rischio. I diversi tipi di "roba" si piazzano secondo i piani previsti, aumentando o diminuendo la quantità a seconda della situazione. Quelli che non hanno rispettato le regole sono nella percentuale di sicurezza e comunque adeguatamente puniti. Ecco la scheda.

DON TOTO - Bene, ora passiamo all'assistenza.

PLATONE - Il 2B-82 si è fatto beccare e dovrà fare qualche mesetto.

DON TOTO - Quanti sono in famiglia?

PLATONE - Sono cinque. La moglie, tre figli piccoli ed un padre molto vecchio.

DON TOTO - Il solito contributo per i mesi che non potrà lavorare. Vi debbo comunicare che il settore che attualmente più mi preoccupa è quello degli appalti. I nostri concorrenti sono agguerriti su questo settore e noi dobbiamo per forza di cose avere la nostra fetta. Sembra che la cara Yvonne sia riuscita ad agganciare una persona che potrà farci ottenere l'appalto dell'Ente di Sviluppo Speciale. Ho fissato la cerimonia di affiliazione per oggi perché non c'è tempo da perdere. Questo è tutto.

Suona impaziente e compare subito Arturo nelle vesti di segretario di Don Toto.

DON TOTO - Arturo, prendi le schede sopra il tavolo e memorizzale nel calcolatore. Prima però portaci lo scatolone del puzzle e da bere.

Arturo esce e poi ritorna subito con quanto gli è stato comandato.

DON TOTO - Arturo, non voglio essere disturbato per nessun motivo.

ARTURO - Va bene, Don Toto.

Arturo esce. Don Toto serve da bere, poi prende lo scatolone, lo agita per bene e getta tutte le tessere del puzzle per terra.

DON TOTO - Ora, cari amici, possiamo finalmente dedicarci al nostro gioco.

I tre cominciano a costruire il puzzle.

DON TOTO - (a Socrate) Dammi quella tessera che hai in mano, non vedi che è una parte del viso che sto facendo io?

PLATONE - Quest'oggi mi riesce abbastanza bene. Guardate quanto ne ho già fatto.

SOCRATE - (a Platone) Ma tu prendi anche le tessere mie. Dammi quella.

PLATONE - (a Socrate) Non accampare scuse, tanto io sono più bravo di te.

DON TOTO - (guarda l'orologio) Bene, bene. Stiamo andando molto bene. Probabilmente oggi batteremo il record.

Entra Arturo, allarmato.

ARTURO - Don Toto, mi perdoni.

DON TOTO - (brusco e senza guardarlo in faccia) Ti ho ordinato che non voglio essere disturbato per nessun motivo.

ARTURO - C'è di là il commissario! Gli ho detto che lei non voleva essere disturbato, ma mi ha ribattuto che vuole parlarle, subito.

DON TOTO - E' solo?

ARTURO - Sì, ha lasciato gli sbirri in macchina.

DON TOTO - E va bene, fallo passare.

COMMISSARIO - (entra deciso) Buongiorno. Che state facendo?

DON TOTO - Il puzzle, commissario.

COMMISSARIO - Il puzzle? E' per fare questo giochino che non voleva ricevermi?

DON TOTO - Lo chiama un giochino?... Il puzzle significa assembleare frammenti di sogni che tessera dopo tessera si concretizzano in una immagine che appaga i nostri più o meno inconsci desideri. Non è un gioco da sottovalutare... Provi... Socrate, fai un po' di posto al commissario.

COMMISSARIO - La debbo considerare una provocazione o una presa in giro?

DON TOTO - Se la prende su questo tono, allora mi dica: a che debbo l'onore della sua visita?

COMMISSARIO - Antonio Serpa, deve venire con me in commissariato perché la debbo interrogare.

DON TOTO - Cosa ha di tanto importante da chiedermi a cui non possa rispondere qui?

COMMISSARIO - Non faccia l'ingenuo, Antonio Serpa.

DON TOTO - (ai due luogotenenti) Voi che fate, vi fermate? Platone, tu continua con lo sfondo sopra la testa e tu Socrate, la parte destra e sinistra.

COMMISSARIO - Allora vogliamo andare?

DON TOTO - Commissario, io se non termino il puzzle, divento nervoso.

COMMISSARIO - Che sta dicendo? Badi che sto per perdere la pazienza.

DON TOTO - (fa un cenno di disapprovazione schioccando la lingua) No, no... non andiamo mica bene!... Io divento nervoso, lei sta per perdere la pazienza... Dia retta a me, mettiamoci a fare il puzzle, ci farà bene ad entrambi.

COMMISSARIO - Senta Antonio Serpa, qui c'è poco da scherzare. Lei ora viene con me senza fare tante storie.

DON TOTO - Vuole per favore dirmi il motivo di questo suo pressante invito?

COMMISSARIO - C'è sopra il mio tavolo un voluminoso fascicolo a suo nome e lei deve chiarirmi molte cose.

DON TOTO - Sicuramente c'è un equivoco, commissario. Io sono una persona rispettabile... Non ci possono essere fascicoli sul mio conto: io non ho mai problemi con la giustizia.

COMMISSARIO - C'è una confessione che lo inchioda alle sue responsabilità in maniera inoppugnabile.

DON TOTO - Ah, una confessione... Una delle solite vostre trovate per farvi un po' di pubblicità.

COMMISSARIO - Nient'affatto! La confessione esiste ed è dettagliata e circostanziata. Non ha più scampo, Antonio Serpa, e non faccia colpi di testa perché la casa è sorvegliata.

DON TOTO - Questa che lei chiama confessione sarà uno di quei soliti racconti generici scontati e senza valore di prova, che lei ha estorto a qualcuno di quelli che chiamate pentiti con le lusinghe o con le minacce. Quello che ha cantato non può essere che un falso o un invidioso al quale lei, da persona intelligente, farebbe bene a non dare alcun credito.

COMMISSARIO - Purtroppo per lei, la confessione lo accusa in maniera indiscutibile di una serie di reati che ha commesso e soprattutto di una turpe azione che supera tutti i limiti: il commercio di uomini.

DON TOTO - Io faccio il commercio di uomini? Vede che quella confessione è pura fantasia?

COMMISSARIO - Lo può negare?

DON TOTO - Lo nego fermamente! Io compro, io compro soltanto, ma non vendo. Allora come si fa a dire che si tratta di commercio?

COMMISSARIO - Benissimo! Lei stesso allora ammette che fa acquisto di uomini.

SOCRATE - Don Toto, mi scusi, venga un po' a vedere se va bene?

DON TOTO - Mi perdoni, commissario, questi ragazzi... (Va a vedere il puzzle) Benissimo! Seguitate pure mentre io spiego al commissario l'abbaglio che ha preso. No, no... non si affligga commissario. Capita a tutti e specialmente nel suo mestiere. Poi non è il primo e non sarà l'ultimo.

COMMISSARIO - Di quale abbaglio parla se lei stesso ammette che compra uomini?

DON TOTO - E con questo? Cade completamente l'accusa di "commercio".

COMMISSARIO - Ma che li compra, sì.

DON TOTO - Le ho già detto, io li compro soltanto.

COMMISSARIO - Allora lei fa la tratta degli schiavi.

DON TOTO - Piano, commissario! (Ride) La tratta degli schiavi... Che parolone!

COMMISSARIO - Proprio così. lei li compra per renderli schiavi alla sua organizzazione utilizzandoli in attività malavitose. Prendo questa sua dichiarazione come prova a suo carico.

DON TOTO - Ma quale prova! Fatti ci vogliono. Riguardo poi al fatto che io li compri, sappia che non faccio alcuna violenza.

COMMISSARIO - Questo si dovrà vedere.

DON TOTO - Glielo posso garantire. Viene qui uno che si vuole vendere e se ci mettiamo d'accordo sul prezzo facciamo l'affare. Questa per lei è la tratta degli schiavi? Mi dica, dov'è la violenza?

SOCRATE - Don Toto, manca una tessera.

DON TOTO - Commissario mi scusi. (Va a cercare la tessera) Erano tutte, perciò deve essere qui. Commissario ci aiuti per favore, ci dia una mano...

COMMISSARIO - Io vi sbatto in galera tutti e tre così avrete tutto il tempo di fare i puzzle.

DON TOTO - Eccola qui! Socrate, cerca di fare più attenzione, no?

COMMISSARIO - Antonio Serpa ed anche voi due per l'ultima volta vi intimo di seguirmi prima che usi la forza.

DON TOTO - Ma lei deve prima convincermi e quindi dimostrare che quello che faccio è una cosa illegale. Le sarà capitato sicuramente anche a lei di sentire qualcuno suonare alla sua porta, andare ad aprire e trovare non so, un venditore di tappeti. Se a lei piace il tappeto e si accorda sul prezzo che fa? Lo compra. E' illegale questo? Io faccio la stessa cosa.

COMMISSARIO - Ma lei non compra tappeti, lei compra degli uomini.

DON TOTO - Io non vedo nessuna differenza.

COMMISSARIO - Questo lo deciderà il giudice. Andiamo allora.

DON TOTO - Io le debbo dire una cosa, commissario: anche se volessi, non potrei venire. La coscienza non mi consente di lasciar morire tutti quei poveretti.

COMMISSARIO - (allarmato) Che sta dicendo? Quali poveretti possono morire?

SOCRATE - Don Toto, il puzzle è finito. Anche con un buon tempo. Siamo stati bravi?

DON TOTO - Bravi, bravi! Ora appendetelo. (Il puzzle rappresenta il volto di Don Toto sopra una carta geografica che rappresenta il suo territorio) Guardi commissario, il mio sogno che è diventato realtà...

COMMISSARIO - Sì, sì... bella roba! Di quali poveretti stava parlando? Forse di questi due? Non si preoccupi, vengono con noi anche loro.

DON TOTO - No, no. Intendevo quelli che stanno dentro Minosse.

COMMISSARIO - Chi è questo Minosse?

DON TOTO - Come! Non sa chi è Minosse? Nella mitologia Minosse è il giudice del regno di Ades che decide se le anime debbano seguire la sorte dei giusti o dei reprobi. I giusti li invia ai Campi Elisi dove saranno eternamente felici, i reprobi nel Tartaro ove mostri infernali li tortureranno. Così il mio Minosse è in grado di far vivere felici i miei amici e di mandare all'inferno i miei nemici.

COMMISSARIO - Che mi sta facendo una lezione di mitologia?

DON TOTO - No, commissario, la sto onorando di un grosso privilegio: le sto per svelare un gran segreto. Guardi. (Preme un pulsante e nella parete si solleva un pannello che scopre un potente calcolatore) Questo è Minosse, commissario.

COMMISSARIO - Ma questo è un calcolatore!

DON TOTO - Adesso le spiego: ogni volta che faccio un acquisto, ne inserisco i dati là dentro quella macchina.

COMMISSARIO - Ah, adesso capisco perché lo chiamano Don Toto " 'o scienziato". Benissimo! Ora quella macchina mi permetterà di conoscere tutti i componenti della sua banda criminale. La ritenevo più furbo, signor Serpa.

DON TOTO - Ora che le ho presentato Minosse posso anche venire con lei sempre che lei se la senta di assumersi la responsabilità della morte di tutte le persone che sono inserite là dentro.

COMMISSARIO - Che sta dicendo? Ah, lei sta barando, ma con me non attacca.

Don Toto preme un pulsante per chiamare Arturo. Questi entra subito.

DON TOTO - Arturo, che sigla hai?

ARTURO - 1B-164.

DON TOTO - (va al computer e sigla 1B-164 ed un'altra parola segreta. Poi rivolto al commissario) Lo vede quel tasto rosso? Lo prema se ha il coraggio.

ARTURO - No, signor commissario, non mi faccia morire.

COMMISSARIO - Che buffoni!

DON TOTO - Prema allora quel tasto rosso e diventerà un omicida.

ARTURO - Commissario, non è una finzione. (Cade in ginocchio e l'implora a mani giunte) Non mi uccida, la supplico! Ho famiglia!

COMMISSARIO - Vai via! (L'usciere esce)

DON TOTO - Allora? Che faccio, annullo la morte dell'usciere?

COMMISSARIO - E annulli! (Poi come preso da un raptus prende una sedia e la rotea come per rompere il computer) Maledetto!

DON TOTO - (lo blocca) Fermo, fermo! E' matto? Se lo rompe moriranno tutte le persone che sono state inserite lì dentro.

COMMISSARIO - Ora ho tutti gli elementi per arrestarla e cacciarla in galera sino alla fine dei suoi giorni!

DON TOTO - Ma non capisce che non mi può arrestare? Non mi può arrestare perché ogni tot tempo debbo digitare un codice segreto. Se non lo faccio, scaglione dopo scaglione moriranno tutti. Come vede ho preso le mie piccole precauzioni.

COMMISSARIO - Lei non la passerà liscia così facilmente.

DON TOTO - Non si faccia illusioni... Dentro Minosse ci sono anche persone molto importanti: non penso vogliano correre rischi a causa di un commissario di polizia troppo zelante. Non le pare?

COMMISSARIO - Bene, se la mette sotto questi termini so io quello che debbo fare, poi ci rivedremo.

DON TOTO - Ci rifletta sopra, commissario, ci rifletta bene. (Gli dà una pacca sulla spalla) Cerchi di essere realista... Qualcuno di quelli là dentro potrebbe non gradire la sua eccessiva solerzia... Anche lei ha famiglia, dei figli. Aspirerà a fare carriera...

COMMISSARIO - Basta! Che vuole impaurirmi?

DON TOTO - Era semplicemente un consiglio... Volevo dimostrarmi amico...

COMMISSARIO - Non si permetta di parlare di amicizia fra me e lei perché siamo su due fronti opposti. Io sono la legge e lei la legge l'ha infranta.

DON TOTO - Non se la prenda così... non sarà lei che fermerà il mondo.

COMMISSARIO - Farò un dettagliato rapporto alla magistratura. E si ricordi, Antonio Serpa, non finirà così, non finirà!

Il commissario esce infuriato.

DON TOTO - Quando mi scocciano quando faccio il puzzle mi vengono certi nervi... Quasi quasi ho voglia di ricominciare da capo. (Fa il gesto di staccare il puzzle dalla parete)

SOCRATE - Non è possibile, Don Toto, è quasi ora della cerimonia.

DON TOTO - Già. (Chiama Arturo) Arturo, noi andiamo a vestirci. Tu prepara per la cerimonia e attiva tutti i canali per conoscere il nome di quello che ha cantato.

ARTURO - I nostri lo hanno individuato e me lo hanno comunicato un momento fa. Si tratta di Cosimo Rei, sigla 6C-47.

DON TOTO - Benissimo! (Va al computer e digita il numero) Amici, il verdetto? (Tutti e tre indicano pollice verso. Digita allora sul computer la sigla segreta di condanna) All'unanimità abbiamo decretato: morte. Questa volta tocca a te, Platone, a premere il pulsante rosso che lo spedirà all'inferno.

PLATONE - Con grande piacere. Addio Cosimo Rei! (Preme il pulsante rosso)

Don Toto ed i due luogotenenti escono. Arturo porta un teschio con una pistola infilzata e lo posa sopra l'altare. Ai lati dell'ara mette due poltrone. Accende le torce che stanno ai lati e stende un tappeto al centro. Ritornano Don Toto con un gran mantello rosso ed i due luogotenenti con mantelli azzurri. Don Toto si porta al centro, dietro l'altare, gli altri due ai lati.

DON TOTO - (ad Arturo) Fai entrare.

Arturo esce. Si diffonde una musica solenne. Poco dopo entra Elio accompagnato da Yvonne lungo la guida. Giunto a metà si ferma. Yvonne gli è al fianco.

YVONNE - Don Toto, ho l'onore di presentarti Elio Cartili che intende stipulare l'atto di affiliazione alla nostra famiglia.

DON TOTO - Siamo contenti di accoglierti nella nostra famiglia e che sia Yvonne la tua madrina. La nostra famiglia, devi sapere, impone alcuni obblighi che poi ti dirò, ma ha anche la funzione di proteggere e di privilegiare i suoi membri rispetto ai doveri che la società e lo Stato impongono a tutti. Pertanto cosa chiedi che la famiglia faccia per te, figliolo?

ELIO - Voglio diventare vicedirettore dell'Ente dove lavoro.

DON TOTO - Vicedirettore?

ELIO - Sì, questa è la condizione.

DON TOTO - Tu non sarai il vicedirettore, ma il direttore generale dell'Ente di Sviluppo Speciale.

ELIO - Il direttore generale?

DON TOTO - Non sei contento? Don Toto vuole che i membri della propria famiglia siano più che soddisfatti.

ELIO - Sono confuso... Non chiedevo tanto.

DON TOTO - E' importante che in quell'Ente ci sia un direttore generale nostro amico.

ELIO - Ma il posto di direttore generale è coperto dal titolare.

DON TOTO - Purtroppo la sua vita è appesa ad un filo...

ELIO - Ha un male incurabile?

DON TOTO - No, ma in quella strada che percorre ogni giorno dalla sua villa all'ufficio c'è una curva pericolosissima... Un giorno o l'altro... un incidente...

ELIO - Come, un incidente?

DON TOTO - Sì, un incidente. Tu vincerai il concorso per vicedirettore e dapprima farai anche le mansioni di direttore generale, poi verrai ufficialmente insediato in quel posto.

ELIO - E' una previsione, oppure...

DON TOTO - E' lo sviluppo logico della tua carriera. Sei d'accordo?

ELIO - Eh, sì.

DON TOTO - Allora procediamo con la cerimonia. Elio Cartili, l'affiliazione consente di ottenere certi vantaggi, di poter arrivare a soddisfare certi desideri, ma comporta anche e soprattutto doveri. Doveri ai quali si deve sottostare sempre e dovunque. Pertanto devi essere consapevole e cosciente di quello che stai per compiere, anche perché l'atto è (sillabando) ir-re-vo-ca-bi-le.

ELIO - Sono consapevole di tutto questo e liberamente accetto di diventare membro di questa famiglia.

DON TOTO - Ti metto al corrente che tutti i miei affiliati sono legati a me da un congegno elettronico. Questo comanda l'azione di un microproiettile che ti verrà inserito nella scatola cranica. Io posso distruggere in qualsiasi momento ed in ogni luogo, tramite il congegno, chi infrange il giuramento. E' una forma di garanzia che io esigo. (Più conciliabile) Non aver paura, non ti succederà niente se sarai sempre leale con me... Accetti?

ELIO - Sì, accetto anche questo.

DON TOTO - A titolo di informazione ti dico che tale microproiettile non può essere rimosso in alcun modo e non è rilevabile da alcun esame diagnostico. Ora, se sei d'accordo, la tua madrina leggerà l'atto ufficiale di affiliazione sul quale apporrai la tua firma, e la formula del giuramento.

YVONNE - Io sottoscritto Cartili Elio, nel pieno delle facoltà mentali e in piena libertà, vendo il mio corpo ad Antonio Serpa in cambio di una perenne amicizia e incondizionato aiuto.

Il documento viene sottoposto ad Elio che lo firma.

DON TOTO - Ed ora il giuramento solenne.

YVONNE - (legge) Io, Cartili Elio, giuro:

- di essere sempre e ovunque fedele e leale nei confronti del capo della famiglia e di obbedire in maniera totale ed assoluta ai suoi ordini;

- di aiutare con ogni mezzo gli altri membri della famiglia e di vendicare anche con il sangue le offese ricevute;

- di non tradire mai perché è un crimine contro il sangue della famiglia;

- di conservare il segreto assoluto su tutto ciò che ho visto e ho udito.

Poni la mano sopra il teschio e ripeti: lo giuro.

Elio esegue.

DON TOTO - Socrate, prendi la pistola e tu, Platone, il microproiettile.

I due eseguono.

DON TOTO - Platone, la sigla.

PLATONE - (guardando un piccolo schedario) 8C-20.

Don Toto digita la sigla su Minosse.

DON TOTO - Prova. (Digita una parola su Minosse ed il microproiettile emette un sibilo) Perfetto.

Don Toto prende la pistola e la carica con il microproiettile, mentre Elio viene fatto sedere.

DON TOTO - (ad Elio) Non aver paura, non sentirai alcun male.

La musica è in crescendo. Don Toto appoggia la pistola sulla testa di Elio e spara.

DON TOTO - Ecco fatto. Vero che non hai sentito alcun dolore? (Elio fa cenno di no) Elio Cartili, (gli mette le mani sopra le spalle) da questo momento mi appartieni e su di te ho diritto di vita e di morte.

ELIO - (annuisce) La debbo chiamare padrone?

DON TOTO - No, semplicemente Don Toto. Con rispetto però. Come dicevano una volta: berretto in mano ed occhi a terra. Io esigo il rispetto perché nella vita è il bene più grande. Le donne, i soldi, la salute, vanno e vengono. Il rispetto, quando si è perso, non lo si può avere più. Ora potete andare.

YVONNE - Posso restare, dovrei parlarti.

DON TOTO - Va bene.

Tutti escono ad eccezione di Yvonne.

YVONNE - Spero di averti reso un buon servizio agganciando questo Cartili.

DON TOTO - hai fatto un ottimo lavoro. L'uomo giusto al momento giusto. Solo che mi sembra che ci sia da lavorare per farlo crescere. E' un immaturo. Ha accettato perché è ambizioso, non si rende conto del patto che ha sottoscritto. Ha creduto che il giuramento fosse una promessa di essermi fedele per sempre quando invece è la minaccia che se non lo sarà morirà. Comunque ora a noi serve quell'appalto e con lui questo appalto lo avremo. Poi, se vorrà inserirsi veramente, dovrà cambiare radicalmente mentalità. Dovrà capire quali sono i comportamenti, più che le norme che regolano il funzionamento della nostra famiglia. Dopo che ci avrà fatto ottenere quell'appalto lo sottoporremo al primo fondamentale test. Sei d'accordo?

YVONNE - Debbo essere sempre d'accordo con te perché non mi hai conficcato il microproiettile in testa, ma una bomba nel cuore ed è mio figlio. (Con ansia) Che notizie mi dai di Michele?

DON TOTO - Sta bene, sta bene... e soprattutto sta facendosi onore. Il direttore del collegio è molto contento di lui.

YVONNE - Quando me lo fai vedere?

DON TOTO - Quando sarà il momento... Non aver fretta.

YVONNE - Perché non mi vuoi dare l'indirizzo del collegio dove sta? Io voglio andarlo a trovare. E' mio figlio, capisci?

DON TOTO - Un uomo deve diventare. Le madri rallentano sempre la maturazione dei figli con le loro smancerie. Lui dovrà avere un carattere di ferro e dove sta attualmente glielo stanno forgiando.

YVONNE - Io sto soffrendo lontana da lui. E' mio figlio...

DON TOTO - Quando me lo hai affidato, non era tuo figlio?

YVONNE - Avevo bisogno di qualcuno importante che si fosse preso cura di lui. Io da sola che avvenire gli potevo dare?

DON TOTO - Di' piuttosto che volevi essere libera di fare la tua carriera di artista, ma anche quella la decido io. In quanto al ragazzo ne sto facendo il mio erede e di questo dovresti esserne orgogliosa. Con la sua cultura e con Minosse non sarà solo un capo come lo sono io, ma un manager. Oggi bisogna anche saper bene amministrare quello che si guadagna.

YVONNE - Gli svelerai anche tutti i segreti di Minosse?

DON TOTO - Lascia fare a me. So io quello che debbo fare.

YVONNE - Certo che sei stato formidabile. Con la tua passione per la scienza sei riuscito a realizzare una macchina che ti ha reso potente, temuto e invulnerabile...

DON TOTO - E' stata l'idea vincente del microproiettile. Un microproiettile reale o psicologico non importa, ma che gli affiliati devono avere conficcato in testa con lo scopo che venga loro inculcata la paura. Devono sapere che se non fanno quello che debbono fare o fanno quello che non debbono, in ogni luogo e in ogni momento possono morire e moriranno.

YVONNE - Pensavo comunque di meritarmi già una ricompensa... Don Toto, ti prego, fammi vedere mio figlio. E' una madre che te lo chiede.

DON TOTO - Sì, quando avrai portato a termine l'operazione Cartili. Cioè dopo il test.

YVONNE - Quando sarà?

DON TOTO - Te l'ho già detto, dopo che ci avrà fatto ottenere l'appalto. Ti istruirò su tutto ciò che dovrai fare e se lo farai bene potrai stare un po' con tuo figlio e ci sarà anche una interessante scrittura per te.

YVONNE - Grazie, Don Toto, grazie... (Gli bacia le mani)

DON TOTO - Sì, sì... Ma ora vai che debbo lavorare.

Yvonne esce e Don Toto si siede davanti a Minosse dove digita alcune operazioni. Poi accende la radio che sta trasmettendo un bollettino di notizie.

VOCE DELLA RADIO - Un'altra morte misteriosa. Un certo Cosimo Rei mentre camminava in una via centralissima, è stato ucciso con un colpo in testa. Il colpo deve essergli stato sparato da lontano con un'arma di precisione perché i presenti non hanno visto il killer nei paraggi dell'agguato. Si pensa che la vittima sia stata messa a tacere da qualche organizzazione malavitosa perché sembra fosse un confidente della polizia.

Don Toto annuisce soddisfatto e spegne la radio. Poi continua a lavorare con il computer.

 

A T T O T E R Z O

 

Al levarsi del sipario è aperto soltanto il controsipario di destra. La scena rappresenta lo stesso ufficio del primo atto al momento vuoto. Cartili e Fossi passeggiano nervosamente nella parte del proscenio davanti ai controsipari.

 

ARTURO - (Entrando) Signori candidati, mi è stato detto di comunicarvi che l'esame si terrà regolarmente e che inizierà tra poco.

FOSSI - Non si rispettano più nemmeno i morti.

ELIO - (ad Arturo) Sono state appurate le cause dell'incidente?

ARTURO - Hanno fatto i rilievi di legge. Poi hanno rilasciato il nulla osta per la sepoltura senza alcun rilievo.

FOSSI - Un incidente strano. Non mi spiego come sia potuto accadere.

ELIO - Perché lo ritieni un incidente strano?

FOSSI - Quella strada la percorreva diverse volte al giorno e sapeva che quella curva era pericolosissima.

ARTURO - Sicuramente un malore.

ELIO - Non c'era nessun segno di frenata, vero?

FOSSI - No, nessuno. In quella curva maledetta, l'auto è andata dritta, ha divelto il guardrail ed è precipitata giù nel burrone accartocciandosi come un fazzoletto.

ARTURO - Non si esclude infatti nemmeno un guasto ai freni. Stanno facendo i rilievi tecnici.

FOSSI - Povero direttore, che brutta fine! Il corpo era quasi irriconoscibile.

ELIO - Eh, sì... poveretto...

FOSSI - E' stata una perdita irreparabile per l'Ente e per tutti noi.

ARTURO - Beh, ora non ci pensate... e concentratevi per l'esame. Io dico ad entrambi: in bocca al lupo e vinca il migliore.

Entrano i due esaminatori e si siedono dietro la scrivania principale. I due sono Socrate e Platone vestiti con giacca e cravatta sui toni del grigio. Posano sul tavolo alcune cartelle e iniziano l'esame chiamando il candidato Fossi. Questi si siede davanti al tavolo e inizia il colloquio.

ELIO - Arturo, ma lei non è?...

ARTURO - E', chi? Sono l'usciere.

ELIO - E quelli non sono?...

ARTURO - Sono, chi?

ELIO - Quelli che erano da Don Toto.

ARTURO - Ma è proprio sicuro?

ELIO - Mi sembrano proprio loro.

ARTURO - Se io fossi in lei non direi di conoscere gli esaminatori.

ELIO - Forse ha ragione, sono solo due che somigliano a quelli.

ARTURO - Bravo. Anche se fossero, lei deve far finta di niente.

Si vede intanto Fossi che parla e parla.

ELIO - (ad Arturo) Mi sembra che a Fossi l'esame stia andando bene.

ARTURO - Non sarei così sicuro. Ho l'impressione che si stia fregando con le sue stesse mani. Sta parlando troppo.

ELIO - Perché?

ARTURO - La parola migliore è quella che non si dice...

ELIO - Se parla significa che è ben preparato.

ARTURO - Dimostra di non essere adatto per fare il direttore. Il direttore deve parlare poco e ascoltare molto. Deve avere cioè quattro occhi, quattro orecchie, ma niente bocca.

ELIO - Ma come sarebbe a dire, questo è un esame! (Arturo scuote la testa ed egli si corregge) Forse potrà essere anche come dice lei, ma sono preoccupato: quello dimostra di saperne troppa!

ARTURO - Le do un consiglio che le potrà essere utile per questo esame e per sempre. Quando qualcuno lo interroga non deve parlare mai. Mai, mai! (Esce con sussiego)

Fossi intanto ha terminato il colloquio. Si alza ed esce dalla scena.

UN ESAMINATORE - Cartili, venga lei.

Cartili va a sedersi davanti alla scrivania. Il candidato per tutto il tempo del colloquio rimane muto alle domande degli esaminatori che muovono soltanto la bocca..

Terminata la prova di Cartili, gli esaminatori confabulano tra loro ed esaminano certi documenti. Poi chiamano i due candidati ed emettono il giudizio.

UN ESAMINATORE - Visti i curriculum dei due candidati e giudicato confacente al posto messo a concorso il colloquio sostenuto da Cartili Elio, la Commissione dichiara quest'ultimo idoneo a ricoprire il posto di vicedirettore con le mansioni di direttore generale dell'Ente di Sviluppo Speciale. Venga dottor Cartili, si accomodi.

I due si alzano ed Elio si porta a lato della poltrona di direttore generale.

I DUE ESAMINATORI - Complimenti e felicitazioni. E... buon lavoro! (Escono)

ELIO - Caro Fossi, credo che tu non ce l'abbia con me. C'è stato un esame regolare ed uno di noi due doveva vincere.

FOSSI - Purtroppo per me, questo uno sei risultato tu.

ELIO - Io voglio che la nostra amicizia rimanga intatta, pur se ora i nostri ruoli sono ormai diversi. Da oggi in poi dovremo darci del lei...

FOSSI - (poco convinto) Certo, certo...

ELIO - Caro Fossi, lei gode di tutto il mio apprezzamento e la mia stima.

FOSSI - La ringrazio. Ora, se permette, vorrei uscire un momento a prendere un po' d'aria.

ELIO - Vada, vada pure. (Fossi esce)

Elio si siede ed inizia ad esaminare alcune pratiche che ha sul tavolo. Poi entra Arturo che annuncia Don Toto.

ARTURO - Dottor Cartili, c'è il signor Antonio Serpa. Chiede di essere ricevuto.

ELIO - Fallo accomodare subito.

DON TOTO - (entra con una valigetta in mano) Caro direttore, come va?

ELIO - Va benissimo, grazie. (Deferente) Si accomodi. Mi è stato appena comunicato che sono risultato il vincitore del concorso a vicedirettore con le mansioni di direttore generale.

DON TOTO - Congratulazioni, figliolo. Ti avevo detto che saresti riuscito.

ELIO - Le sono molto obbligato. Solo che mi ha sconvolto la disgrazia capitata al direttore generale.

DON TOTO - Che ci vuoi fare... Tu stesso l'hai detto, è stata una disgrazia.

ELIO - Lei aveva previsto anche quella.

DON TOTO - Io ho molta più esperienza di te, figliolo... e so che possono capitare certe disgrazie... Se vuoi un consiglio non scavare mai nel passato, ma pensa sempre e solo al futuro. E' un modo per allontanare da sé possibili disgrazie.

ELIO - Ha ragione. E' stato molto gentile da parte sua venire qui per farmi le congratulazioni. Ne sono molto onorato.

DON TOTO - Con l'occasione volevo anche chiederti quando pensi di espletare quella gara d'appalto...

ELIO - I termini per la presentazione delle offerte sono scaduti da qualche giorno. Poi c'è stata la disgrazia del direttore... Comunque è per oggi.

DON TOTO - E quante sono le ditte che hanno presentato le offerte?

ELIO - Sono quattro: la ABC, la KAO, la CYN e la ESSE-ZETA.

DON TOTO - (perentorio) Bene! Quell'appalto deve essere vinto dalla ESSE-ZETA.

ELIO - Ma... le offerte sono state presentate in busta chiusa e le buste verranno aperte da una commissione...

DON TOTO - Ma tu sei il presidente di questa commissione e allora sta a te saperla pilotare.

ELIO - Beh, oltre a Fossi ci sono due membri esterni. Speriamo che questi ultimi siano malleabili e non siano soprattutto di quei fanatici formalisti che fanno del rispetto della legge una bandiera.

DON TOTO - Rispetto della legge... (Ride) Ma che cosa credi che sia la legge? E' una volontà astratta e lontana dallo Stato che non può corrispondere alle vere esigenze della gente perché voluta e codificata da uomini che dicono di voler fare soltanto gli interessi del popolo ma che in realtà fanno solo i propri. E allora lo Stato che da madre provvida dovrebbe prendersi cura di tutti i suoi figli attraverso una saggia azione politica e sociale, diventa una matrigna capace di sfruttare i più deboli e i più indifesi in maniera indegna.

ELIO - Ma le leggi sono necessarie perché senza di esse ci sarebbero soltanto caos, ingiustizia...

DON TOTO - Certo! Ma qui si tratta di sottostare ad uno Stato matrigna, esigente e despota, che vuol sembrare giusto solo perché si veste della legge. Ebbene noi abbiamo scelto di essere orfani stringendoci l'uno all'altro, aiutandoci a vicenda come fratelli e giurando di non tradirci mai. Questa famiglia che non ha niente a che vedere con lo Stato, deve provvedere ai bisogni di tutti con ogni mezzo e ad ogni costo.

ELIO - Certo, certo. E' che sui giornali a volte queste organizzazioni vengono accusate di essere un... antistato.

DON TOTO - Purtroppo molti ancora pensano questo, ma ogni giorno che passa sono sempre di più quelli che hanno più fiducia in noi che nello Stato perché garantiamo la sicurezza nel reciproco aiuto. Questa è la vera legge.

ELIO - Come membro della famiglia sono pronto a dare tutto il mio aiuto nel far assegnare l'appalto alla ditta ESSE-ZETA. Non nascondo tuttavia di essere molto preoccupato di non potercela fare.

DON TOTO - E pensi che io ti lasci da solo a risolvere un simile problema? Devi sapere che i due membri esterni della commissione saranno ciechi.

ELIO - Come sarebbe a dire che saranno ciechi?

DON TOTO - Cartili, quanto hai da imparare! Se di più non ti ho detto, significa che di più non volevo dirti. Non ti sembra? Allora niente più domande inutili. In quanto a Fossi, provvederà Arturo che è già stato istruito in merito. Altra cosa che ti devo dire è che la lettera dell'offerta della ESSE-ZETA è compilata in ogni sua parte, manca solo l'importo che ce lo metterai tu. L'importo sarà naturalmente quello strettamente necessario per vincere la gara.

ELIO - Ma non le sembra rischioso? La mia calligrafia potrebbe essere facilmente individuata.

DON TOTO - Ho pensato anche a questo. (Gli porge la valigetta) Tieni, qui dentro c'è una macchina da scrivere. La stessa macchina da scrivere con la quale è stata compilata la lettera dell'offerta della ESSE-ZETA. Va bene?

ELIO - Cercherò di fare il possibile.

DON TOTO - No, no, figliolo. La ESSE-ZETA deve vincere in modo certo. Sappi che io ho già firmato tutti i subappalti.

ELIO - D'accordo, la ESSE-ZETA avrà quell'appalto.

DON TOTO - Bravo, figliolo. Sei un ragazzo intelligente, vedo che impari subito come ci si deve comportare. Allora, (si alza) di nuovo le mie congratulazioni e buon lavoro. (Gli stringe la mano ed esce)

Elio nasconde la macchina da scrivere dietro la scrivania. Si siede e riprende l'esame di alcune pratiche.

ARTURO - (entra) Signor direttore, sono arrivati i due membri esterni della commissione per la gara d'appalto.

ELIO - Va bene, falli entrare.

Entrano i due membri della commissione. Sono sempre Socrate e Platone che hanno cambiato vestito. Convenevoli di presentazione. Poco dopo rientra anche Fossi.

ELIO - Bene, signori. Possiamo accomodarci. Fossi, vuole prendere la pratica relativa alla gara d'appalto?

Tutti si siedono intorno al tavolo del direttore.

ELIO - Ecco le buste delle quattro ditte che hanno presentato le offerte. Come potete vedere sono integre. Prego controllate. Fossi, faccia lei il verbale. (Fossi si dispone a compilare il verbale) Allora, oggi ecc. ecc... Vista l'integrità dei plichi presentati dalle ditte ecc. ecc... si procede alla loro apertura. (Prende la busta della ABC. La apre con un tagliacarte. Poi legge) Ditta ABC, sconto concesso sulla base d'asta 5,52%, cinque e cinquantadue per cento... (Allo stesso modo procede con la ditta KAO) La ditta KAO concede uno sconto del 3,98% (E con la ditta CYN) La ditta CYN concede uno sconto del 6,01%. La ESSE-ZETA... (Prende la busta della ESSE-ZETA e in quel momento entra Arturo che si avvicina a Fossi e gli sussurra qualcosa all'orecchio)

FOSSI - Scusate, debbo allontanarmi un attimo per una cosa urgente.

ELIO - Prego, prego. Noi aspettiamo, non c'è fretta. (Fossi esce)

Appena uscito Fossi, Elio passa la mano davanti agli occhi dei due commissari che rimangono impassibili come se fossero realmente ciechi. Elio apre allora la busta della ESSE-ZETA, prende la macchina da scrivere e scrive nell'offerta il ribasso d'asta del 6,15%. Poi rimette la lettera dentro la busta e la macchina da scrivere dietro la scrivania. I commissari rimangono sempre immobili e impassibili. Dopo un po' ritorna Fossi.

FOSSI - Scusatemi. (Si risiede)

ELIO - Qualcosa di grave?

FOSSI - No, no. Continuiamo pure.

ELIO - Sì, va bene... (Fa finta di aprire con il tagliacarte la busta della ESSE-ZETA) Ribasso d'asta 6,15%, sei virgola quindici per cento. Allora il ribasso maggiore mi sembra quello della ESSE-ZETA con il 6,15% che pertanto si aggiudica l'appalto. Ha verbalizzato, Fossi? Benissimo, allora firmiamo il verbale così possiamo ufficializzare il risultato.

Si spengono le luci, si chiude il controsipario dell'ufficio e si apre quello di sinistra della camera di Elio. Poco dopo questi entra e accende la luce.

ELIO - Ora, cari libri, mettete le ali e preparatevi a fare un bel volo. (Lancia alcuni libri che erano sul tavolo verso lo scaffale. Poi si toglie la giacca e l'appende dentro l'armadio) C'è anche da rinnovare il guardaroba ed anche questi mobili sono pronti per andare dal rigattiere!

Si lascia cadere sul letto, soddisfatto.

ELIO - La mia carriera potrebbe non fermarsi qui. Qualche annetto parcheggiato come direttore, qualche favore a Don Toto, e chissà quali sviluppi potrà avere.

Scampanellata lunga e insistente. Elio si avvicina alla porta sospettoso.

ELIO - Chi è?

YVONNE - (da fuori, concitata) Sono io.

Elio apre ed entra di scatto Yvonne visibilmente agitata.

ELIO - Yvonne? Che succede?

YVONNE - (si lascia cadere su una sedia, esausta) Sono perduta, chéri.

ELIO - Come sei perduta? Spiegati.

YVONNE - Sono riuscita ad avere quella scrittura che ho sempre desiderato.

ELIO - E allora brindiamo! Mi hai fatto prendere un'accidente!

YVONNE - Ti dico che sono perduta. Quella scrittura l'ho potuta ottenere non per merito di Don Toto, ma di un altro.

ELIO - Ah!

YVONNE - Sono dovuta entrare nelle grazie di quest'altra persona, capisci? Don Toto non me lo perdonerà mai.

ELIO - Se hai trovato una persona che ti ha dato una mano nella tua carriera... Don Toto capirà, vedrai.

YVONNE - Allora tu non lo conosci, se parli così. Non è uno che perdona tanto facilmente. Anzi, non capisco come mai non mi abbia ancora uccisa!

ELIO - Ma allora anche tu hai... (Indica la testa)

YVONNE - Purtroppo sì.

ELIO - Se sapevi di rischiare tanto, perché l'hai fatto?

YVONNE - la carriera ci rende ciechi. Tu mi puoi capire. Don Toto mi aveva promesso quella scrittura ed io mi ero illusa... (Singhiozzando) Poi stava sfumando quando mi si è aperta quest'altra possibilità ed io ne ho approfittato.

ELIO - Ti capisco, e come ti capisco!

YVONNE - Quando si fa del successo una ragione di vita, si è disposti a tutto pur di arrivarci. Ecco perché ho rischiato.

ELIO - Ma dimmi, Don Toto era il tuo amante?

YVONNE - Chéri, le donne senza ambizione diventano mogli e spengono nell'ambito della famiglia ogni loro potenzialità. Quelle come me che vogliono diventare qualcuno, hanno un destino segnato. Salgono tanto più in alto quanto più sono disposte a scendere in basso.

ELIO - (penosamente) Così ora sei diventata l'amante di quest'altra persona e Don Toto si è arrabbiato. Non è così?

YVONNE - Sì, ma speravo che lui non lo venisse a sapere. Invece sono stata scoperta e se Don Toto non mi ha uccisa con il microproiettile significa che mi vuol punire in modo molto più pesante.

ELIO - Può darsi, invece, che di te non gliene importi più niente.

YVONNE - Non può essere come tu dici, perché quest'altra persona è un suo concorrente molto potente e io so tantissime cose sull'organizzazione di Don Toto... Ho paura, ho paura!

ELIO - Estrarre il microproiettile pensi non sia possibile?

YVONNE - Nemmeno a pensarci. Tutti quelli che ci hanno provato... Bang!... Alcuni sono andati da chirurghi famosi, ma non c'è stato niente da fare. Se non mi ha uccisa significa che mi vuol catturare viva. E questo mi fa avere tanta più paura... Viva, capisci?

ELIO - Ma questo tuo nuovo "amico" non può proteggerti?

YVONNE - Non vuole aprire un altro fronte di guerra con Don Toto per una donna.

ELIO - Allora come pensi di cavartela? Io posso fare qualcosa per te?

YVONNE - Sì, dovresti ospitarmi tu qui, chéri. Solo poche ore...

ELIO - Ma Don Toto non immaginerà che sei qui da me? Ti cercherà in ogni angolo della città.

YVONNE - Stai tranquillo, ancora non lo sa nessuno. Il tempo di prendere il primo aereo per fuggire all'estero. Ti sarò riconoscente, chéri, per sempre. (Gli tende le braccia)

Si apre il controsipario di destra e si illumina la grotta di Don Toto.

Da questo momento i due controsipari saranno sempre aperti e le scene avverranno simultaneamente.

Don Toto è seduto al suo tavolo. Fa un numero al telefono e suona quello di Elio che va a rispondere.

ELIO - Sì, sono io. Chi parla?

DON TOTO - Sono Don Toto.

ELIO - Dica.

DON TOTO - Ho urgente bisogno di parlarti.

ELIO - Dica pure.

DON TOTO - Non per telefono. Dobbiamo guardarci negli occhi.

ELIO - Quando?

DON TOTO - Ora.

ELIO - Ora?

DON TOTO - Sì, devi venire subito da me.

ELIO - Va bene.

DON TOTO - Subito, ho detto.

ELIO - Il tempo di fare la strada.

DON TOTO - Bene, ti aspetto.

ELIO - Buonasera. (Riattacca)

YVONNE - (allarmata) Chi era?

ELIO - L'ufficio. Mi vogliono in ufficio.

YVONNE - A quest'ora?

ELIO - Un affare urgentissimo... Spero di far presto... Accomodati, fai come a casa tua. Distenditi pure, se vuoi, anche sul mio letto. Scusami, ma non posso fare a meno di andare. (Si infila la giacca ed esce)

Le luci si oscurano, poi ritornano normali. Yvonne è seduta sul letto con il capo tra le mani. Dall'altra parte Elio entra nella grotta di Don Toto.

DON TOTO - Bravissimo. Sei stato svelto. Mi piacciono quelli che ubbidiscono così.

ELIO - Dica, Don Toto, qualcosa che non va in quell'appalto?

DON TOTO - No, no... Ci hai saputo fare... Ti ho chiamato per un'altra cosetta che mi sta particolarmente a cuore.

ELIO - Dica.

DON TOTO - Una persona ha tradito. Lo sai che succede a chi tradisce?

ELIO - Deve morire...

DON TOTO - Sì, deve morire. Questa è la nostra legge perché il tradimento è l'atto più vile e iniquo che si possa commettere. Questa persona è riuscita a far perdere le proprie tracce. Dobbiamo scovarla e tu ci aiuterai.

ELIO - Chi è questa persona?

DON TOTO - E' Yvonne.

ELIO - Yvonne? Ha tradito?

DON TOTO - Sì, ha tradito e deve morire.

ELIO - E non può ucciderla con Minosse?

DON TOTO - Caso unico, Minosse non ha funzionato. Altrimenti a quest'ora sarebbe già... (Fa un cenno per dire che sarebbe stata già distesa)

ELIO - Che ha fatto di tanto grave?

DON TOTO - Ha tradito. Ti basti sapere che ha tradito e che deve morire. E' una delle regole non scritte, ma assolute come un precetto divino.

ELIO - Va bene, Don Toto.

DON TOTO - Ti ho chiamato con urgenza perché ritengo che prima o poi Yvonne verrà a nascondersi a casa tua. Tu allora mi avvertirai ed io provvederò a far eseguire la condanna.

ELIO - Pensa davvero che verrà da me?

DON TOTO - Non so perché, ma ne sono certo. L'uomo per il quale se ne è andata da me non ha alcuna convenienza a proteggerla allora lei cercherà rifugio presso qualche altro amico. Chi meglio di te? E' stata la tua madrina e pensa che tu non puoi rifiutarle questo favore.

ELIO - Mi chiede di tradire una persona che cerca rifugio nella mia casa?

DON TOTO - (categorico) Mettiti bene in testa che tutti i componenti della famiglia debbono essere leali solo con me. E' una regola fondamentale... Trasgredirla comporta la massima pena.

ELIO - Tradire una donna mi sembra fuori del senso comune di comportamento.

DON TOTO - Non ci facciamo scrupoli di questo genere. Lei si è fatta scrupoli di tradire un uomo?

ELIO - Le confesso che mi ha messo in serio imbarazzo.

DON TOTO - Ti ripeto che ti conviene essere fedele solo a me. Mi sono spiegato? Anzi ti voglio mettere in guardia verso quella donna perché lei è una brava attrice. E' possibile che si presenti a casa tua con le lacrime agli occhi, ti faccia un po' di scena... ti racconti non so cosa... Non ci cascare! Hai capito? Non ci cascare. Significherebbe trasgredire... Capisci?

ELIO - E va bene.

DON TOTO - Vedi, figliolo, ti voglio un po' parlare di Yvonne. Devi sapere che lei era una morta di fame, una ragazza madre che io ho tolto dalla strada. L'ho ripulita e siccome era bella ed aveva una discreta voce l'ho fatta diventare una cantante in uno dei miei night. Ho provveduto anche a suo figlio e l'ho fatto studiare. Ora sta in un ottimo collegio. E' un ragazzo in gamba e sta venendo su bene. Avevo grandi progetti per lui... Per questo Yvonne è stata una traditrice schifosa e io non glielo perdonerò mai. Erano cose che dovevi sapere affinché tu possa comportarti come si deve. Ricordati che il favore più bello che si può fare ad una persona è insegnarle a non sbagliare mai. Io ti ho voluto fare questo favore, figliolo. Ora vai e comportati bene.

Elio esce e Don Toto si siede davanti a Minosse e inizia a dialogare con il computer. Yvonne è sempre seduta sul letto. Entrano nella camera di Elio Socrate e Platone armati di pistole.

PLATONE - Eccola là la traditrice.

SOCRATE - (a Yvonne) Lo sai cosa ti aspetta?

YVONNE - Pietà, non mi ammazzate.

SOCRATE e PLATONE - Ti raccomandi? Potevi pensarci prima.

YVONNE - Io sono stata amica vostra! Se siete luogotenenti di Don Toto lo dovete a me. Se mi risparmierete io so come farvi salire ancora di grado. Io conosco i codici segreti di Minosse. Anche voi potreste essere arbitri della vita e della morte degli affiliati.

SOCRATE - Chi ci assicura che non menti?

PLATONE - Se non eseguiamo l'ordine di Don Toto lo sai che fine ci aspetta.

YVONNE - Se questo vi preoccupa, io potrei disattivare i vostri microproiettili, così non sarete più alla mercé di quel pazzo.

SOCRATE - che prova ci puoi dare di quello che dici?

YVONNE - E voi che garanzie mi date di non uccidermi una volta che vi ho dato i codici segreti?

PLATONE - Socrate, non fidiamoci di questa donna. E' una serpe! Tu sai quanti sono caduti nella sua trappola e che fine hanno fatto.

SOCRATE - Sono d'accordo con te.

YVONNE - Aspettate! Solo io e Don Toto conosciamo i codici di Minosse. Se mi ucciderete sarete per sempre in balia di quell'uomo.

SOCRATE e PLATONE - Noi ci fidiamo di più di Don Toto e pertanto... (I due si danno uno sguardo di assenso e sparano)

Yvonne si accascia a terra. Socrate e Platone escono.

Le luci si spengono e poi ritornano normali. Don Toto è sempre seduto davanti a Minosse. Elio entra nella sua camera e trova Yvonne agonizzante.

ELIO - Yvonne, Yvonne cara... (La prende tra le braccia sollevandola leggermente) Chi è stato?

YVONNE - (con un filo di voce) Vigliacco! Mi hai tradito.

ELIO - No, non ti ho tradita. Credimi, io ti voglio bene, ti ho voluto sempre bene. Sono stati loro?

YVONNE - Sì, Socrate e Platone.

ELIO - Yvonne, io non ti ho tradita!

YVONNE - Se mi hai tradita hai fatto bene perché anch'io ti ho... tradito.

ELIO - Che dici? Quando mi hai tradito?

YVONNE - Ti ho tradito quando ti ho portato da Don Toto. Ho tradito la tua integrità morale.

ELIO - Non parlare. Chiamo un dottore, ti salverà.

YVONNE - No, non c'è più bisogno del dottore. Ciao Elio, buona... fortuna.

Yvonne muore tra le braccia di Elio.

ELIO - Assassini, assassini!!

Elio va al telefono e chiama la polizia.

ELIO - Pronto, polizia? Vorrei parlare con il commissario... Sì, con il commissario in persona. E' urgente!... Commissario, sono Elio Cartili... E' successa una cosa gravissima, un omicidio... Le spiegherò a voce, venga subito... Via Galileo, 11.

Elio riattacca e si mette seduto sulla sedia con la testa tra le mani, piangendo.

Dall'altra parte Socrate e Platone entrano nella grotta di Don Toto.

DON TOTO - (perentorio) Allora?

SOCRATE - L'abbiamo sistemata.

PLATONE - Come ci avevi comandato.

DON TOTO - Bravi.

SOCRATE - Ci ha provato a far leva sui nostri sentimenti di pietà...

PLATONE - Ma non ci siamo caduti.

DON TOTO - Eh, la Yvonne... Era molto abile ad utilizzare tutte le sue armi.

SOCRATE - Ora speriamo che la polizia non venga a seccarci.

PLATONE - Io temo che potrebbe venire proprio da noi.

DON TOTO - Avete paura della polizia? Forse tu Socrate hai firmato la pallottola con la quale l'hai ammazzata? E tu Platone hai lasciato sul luogo del delitto la tua foto? Voi dovete solo aver paura se perdete la mia fiducia. La polizia quando si accorge che dietro ci siamo noi cercherà di archiviare il caso prima possibile. Ve lo dico io!

SOCRATE - Come ha fatto con tutti i casi precedenti.

DON TOTO - Bravo, come ha fatto con tutti i casi precedenti.

PLATONE - Se non ha prove e sa che non le avrà, non può comportarsi diversamente, altrimenti ci fa anche una figuraccia di fronte all'opinione pubblica.

DON TOTO - Certo! D'altro canto le prove non le potrà avere mai perché mai nessuno è disposto a fornirle o a testimoniare, a meno che non sia un aspirante suicida senza il coraggio di ammazzarsi da solo. (Ridacchia) Ora signori andiamo ad esaminare le schede di quelli che dovranno andare a ricoprire alcuni posti che si sono resi vacanti nell'organigramma.

Don Toto ed i due luogotenenti si siedono intorno al tavolo ed iniziano ad esaminare le schede.

Nella camera di Elio entra il commissario di polizia.

COMMISSARIO - Dov'è la vittima?

ELIO - Eccola là, commissario. L'hanno ammazzata con due colpi quegli assassini!

Il commissario va verso Yvonne, la osserva un momento poi si avvicina ad Elio.

COMMISSARIO - Ha toccato niente?

ELIO - No.

COMMISSARIO - Bene, lasci tutto così. (Indicando Yvonne) Ma chi era?

ELIO - La donna di Antonio Serpa.

COMMISSARIO - Ah, Antonio Serpa!... La vittima era anche sua amica? (Lo guarda costernato)

ELIO - Sì.

COMMISSARIO - Su andiamo, mi dica tutto quello che sa.

ELIO - Sì, le dirò tutto affinché lei possa fare giustizia.

COMMISSARIO - Coraggio, allora.

ELIO - Gli assassini sono Socrate e Platone, i due luogotenenti di Antonio Serpa e quest'ultimo è il mandante.

COMMISSARIO - E come mai la vittima è in casa sua?

ELIO - Adesso le spiego.

COMMISSARIO - Aspetti un attimo che verbalizziamo. Con quel delinquente poi ho anche un conto aperto. (Dalla cartella prende un registro per verbalizzare)

ELIO - (inizia la confessione mentre il commissario scrive) Dunque, ho conosciuto Yvonne qualche tempo fa quando faceva la cantante in un night. Poi anch'io divenni, tramite lei, amico di questo Antonio Serpa. Oggi Yvonne è venuta qui a casa mia stravolta, chiedendomi di darle asilo perché era preoccupata della reazione del Serpa che aveva abbandonato per mettersi con un altro. Antonio Serpa, poco dopo, mi ha convocato a casa sua per chiedermi di collaborare alla ricerca della donna. Al rientro a casa ho trovato Yvonne agonizzante ed in punto di morte mi ha detto il nome degli assassini: Socrate e Platone, i due luogotenenti del Serpa. Tutto qui.

COMMISSARIO - Bene. Allora, firmi qui. Ora andrò ad arrestare Serpa e gli altri due assassini. Lei non si muova da qui per nessuna ragione. Può essere pericoloso. Penserò io a mandare il medico legale ed un paio di agenti.

ELIO - Va bene, commissario. Ora mi prendo un calmante, ma faccia presto.

Il commissario esce.

ELIO - (si guarda intorno spaurito) Oddio, che disastro! (Prende dal cassetto una scatola di tranquillanti e va nel bagno. Attraverso la porta a vetri si vede Elio che attinge mezzo bicchiere d'acqua e ingoia una pillola)

Appena Elio è uscito dalla stanza Yvonne si alza, si copre la camicetta sporca di sangue con un golfino che aveva dentro la borsa ed esce.

Elio rientra un po' barcollante e si ferma di scatto quando si accorge che Yvonne non c'è più. Capisce ora di essere caduto in un tranello e viene preso dal panico. La musica crea un'atmosfera drammatica. Elio apre l'armadio, prende una valigia e mette dentro confusamente un po' di biancheria. Poi si ferma.

ELIO - No, no!! (Si stringe la testa tra le mani, la sbatte di qua e di là come volesse liberarla di qualcosa. Poi si calma e si distende nel letto coprendosi il viso con l'avambraccio come in attesa)

Suona il telefono da Don Toto.

DON TOTO - Pronto, chi parla?... Ah, tutto a posto?... Sono stati leali?... Bene, bene... Quel bastardo invece ha tradito?... Male, molto male... Ha avvisato il commissario?... Ah, sta venendo qui?... Sì, sì... Anche tu... Sì, cerca di arrivare subito... Ciao cara. (Riattacca. Poi rivolto a Socrate e Platone) Era Yvonne.

SOCRATE e PLATONE - Come, "era Yvonne"?

DON TOTO - Era Yvonne, sì. Le vostre pistole erano state caricate a salve. Ogni tanto debbo verificare la lealtà dei miei collaboratori. Ho messo alla prova anche voi e vi siete dimostrati fedeli. Questo vi permette di avere la mia stima e di salire di grado. Bravi! Quel cane di Cartili, invece, ha tradito. Ci ha denunciati al commissario di polizia che sta venendo qui. (I due fanno l'atto di impugnare le pistole) No... Niente paura, amici. Finché aspettiamo il commissario vogliamo emettere il verdetto? (Tutti e tre indicano pollice verso) Benissimo, all'unanimità, morte. (Va da Minosse digita una parola segreta) Elio Cartili sigla 8C-20. Addio traditore, vai all'inferno. (Schiaccia il pulsante rosso)

Dall'altra parte si vede Elio che ha un sussulto e poi ricade inanimato sul letto.

Nel covo di Don Toto entra il commissario frenato inutilmente da Arturo.

COMMISSARIO - Antonio Serpa, Salvatore Caruso e Cosimo Lillo, vi dichiaro in arresto per l'omicidio della signorina Adele Macchia detta Yvonne. Lei, Serpa, quale mandante e gli altri due quali esecutori materiali del delitto.

DON TOTO - Commissario, di quale delitto parla?

COMMISSARIO - Antonio Serpa, la vittima prima di morire ha fatto i vostri nomi quali mandante e assassini. Ho qui la confessione firmata di Cartili. Guardi!

DON TOTO - Lei sta sognando, commissario, oppure è uscito pazzo.

COMMISSARIO - Basta! Io vi dichiaro in arresto per omicidio. (Tira fuori le manette)

DON TOTO - Piano, piano, commissario. Noi non abbiamo ucciso nessuno. E se non la smette di perseguitarmi con le sue allucinazioni, sarò io che la manderò in galera.

Il commissario si avvicina e fa l'atto di mettergli le manette.

DON TOTO - Lei sta male... Comincia a vedere cadaveri in giro...

COMMISSARIO - Dovrò allora usare la forza... (Cerca di mettergli le manette)

DON TOTO - (sarcastico) Usi il cervello, commissario, questo! (Si indica il capo) Lei viene qui, dice di aver visto un cadavere, ci vuole arrestare... Lei è sicuramente esaurito... Aspetti, non peggiori la sua posizione. (Chiama) Yvonne, vieni qui, il commissario ti vuole vedere.

Appare Yvonne camminando lentamente.

YVONNE - Sì?

DON TOTO - Il commissario dice che ti abbiamo uccisa. Di' tu stessa al commissario, ti abbiamo uccisa?

COMMISSARIO - Cos'è questo imbroglio?

DON TOTO - Quale imbroglio, commissario? Lei viene qui, arresta, fa esposti alla magistratura, fa un casino!... per fortuna che noi le vogliamo bene. Pensi se lo avessi lasciato fare... Avrebbero pensato che lei fosse diventato pazzo. Lo avrebbero sottoposto a visita psichiatrica e può darsi che non sarebbe più risultato idoneo a fare il commissario.

COMMISSARIO - Eppure io l'ho vista morta, colpita con due pallottole al petto. Ho già dato ordine al medico legale di recarsi là con la pattuglia...

DON TOTO - Questo spiacevole incidente nel quale è incorso non trapelerà da questa stanza. Glielo assicuro. Il medico legale una volta là, troverà qualcosa da fare... In quanto a lei, non crederà, ma io la stimo e vorrei tanto che lei diventasse amico mio perché io sono amico suo. Non ci crede? Glielo dimostrerò. Intanto... mi ascolti: faccia un po' di riposo perché ne ha bisogno, poi, ritemprato, rientrerà e potrebbe trovare pronta la promozione a questore.

COMMISSARIO - Come questore?

DON TOTO - Questore, certo. Io ce la vedo bene... lei, così intraprendente, dinamico... e ci diventerà. Vede, Arturo sta preparando la stanza perché tra poco ci sarà una cerimonia di affiliazione. Se lei volesse approfittare... (Arturo sta preparando la stanza per la cerimonia con il teschio, il tappeto, le torce, ecc.) Anzi, deve approfittare. Se diventerà questore, suo figlio potrà avere molte più probabilità di entrare in quell'accademia... Sua moglie potrà ritornare ad essere affettuosa con lei come un tempo... Con il marito che sarà un pezzo grosso, si sentirà realizzata anche lei... E lei soprattutto eviterà quel trasferimento per cui si sta tormentando...

COMMISSARIO - Ma... ma cosa dice? Chi le ha detto tutte queste cose?

DON TOTO - Noi sappiamo, sappiamo...

COMMISSARIO - E poi il posto di questore non è vacante.

DON TOTO - Io ho dei presentimenti che si avverano quasi sempre. Sulla strada che collega la casa del questore all'ufficio c'è una curva pericolosissima. Un giorno o l'altro... (Lo prende sottobraccio ed escono seguiti da Socrate e Platone)

Arturo porta le poltrone ai lati dell'ara e accende le torce. Rientrano Don Toto con il mantello rosso ed i due luogotenenti con i mantelli azzurri. Don Toto si porta al centro dietro l'altare, gli altri due ai lati.

DON TOTO - Arturo, fai entrare il primo.

Molto lentamente si chiudono i sipari.