PATRIOTTISMO  ORIZZONTALE

di

Maria Letizia Compatangelo


Parigi, dicembre 1945. Casa di Marthe Richard.

Scenografia minima: scrivania, sedia, poltrona, lo stretto necessario alla protagonista per muoversi sulla scena. Si fa appello all’immaginazione del pubblico, ma meglio se questi tre elementi potessero essere eleganti, come si suppone sia lo studio parigino di Marthe,

Sulle note di Je ne regrette rien cantata dalla Piaf, entra le protagonista: un’elegante signora bionda, in un impeccabile tailleur blu, guanti e cappellino bianchi.  In mano stringe alcuni fogli, che rilegge concentrata. Li posa sulla scrivania, toglie i guanti, prende una penna e apporta una correzione. Canticchia a mezza bocca il ritornello della canzone. Poi qualcosa la distoglie, forse un rumore nell’altra stanza.

Jean? Ancora qui?! Ti avevo detto di andare… Vai, vai avanti, e lavorati un po’ i giornalisti.  Ah, per favore dì all’autista che passi a prendermi tra mezz’ora. – Sto bene, non ho bisogno di niente! L’intervento?...  (scuote la testa, spazientita) Eccolo, stai tranquillo. Ci vediamo in aula. (tende l’orecchio, sente uscire Jean) Finalmente. (toglie il cappellino)
Ho bisogno di rimanere sola. Devo concentrarmi sul discorso. Avrò tutti gli occhi puntati addosso. Non aspettano altro che farmi a pezzi, lo so. Dunque… (scorre i suoi fogli, ricapitolando veloce) Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, eccetera. Saluti di prammatica, l’appello ai cittadini di Francia… poi il richiamo alla Nazione che per prima ha insegnato al mondo il rispetto per la libertà… La necessità di renderci degni della storia dei nostri padri… e alla fine l’affondo. Perché oggi, 13 dicembre 1945, dobbiamo votare per questa legge. La legge Richard. - Le hanno dato il mio nome di battaglia. (un pensiero l’impaurisce) E se mi interrompono? Se mi gridano contro? Già immagino il fango che mi getteranno addosso… Per i miei avversari sto praticamente distruggendo l’immagine della Francia, neanche stessi prendendo a picconate la prima industria nazionale! – (esasperata) Ma perché mi sono fatta trascinare in quest’avventura?! Avevano bisogno di me, il partito aveva bisogno del mio nome, ma io?! Che bisogno avevo del mio nome su una legge che forse non verrà mai approvata?! Potevo starmene tranquilla, con la reputazione intatta, circondata dall’aureola della mia fama: Marthe Richard, l’eroina della grande guerra, la spia che ha tenuto testa a Mata Hari! (preoccupata)  Forse sto invecchiando e mi sto istupidendo anch’io, come quella sciocca olandese, che a quarant’anni si era innamorata di un ragazzo. Stava ballando sull’orlo del precipizio, e non vedeva la rete che si stava stringendo attorno a lei. Non si è nemmeno accorta di me, la camerierina  che le rifaceva la stanza, al Grand Hotel di Madrid, quando si era messa a fare il doppio gioco con i tedeschi… ma sono stata io a raggirare Von Krohn, è stata me che che il poveretto ha scelto come amante! (sogghigna) A dirla tutta, è morta per niente, la grande Mata Hari. Ma sì, dopo tre anni la gente non ne poteva più della guerra, e il governo francese aveva un maledetto bisogno  di rinfocolare il patriottismo! Lei capitò come la ciliegina sulla torta. L’esecuzione di una spia traditrice è sempre un ottimo sistema per tenere buono il popolo affamato.
Diciamocelo: senza il film di Greta Garbo, sarebbe rimasta ciò che era: un’innocua buona a nulla! La grande danzatrice orientale… Non ha mai fornito una sola informazione utile, né ai francesi, né ai tedeschi! Non doveva tornare a Parigi, fosse stata furba sarebbe fuggita mille miglia lontano… ma lei voleva rivedere il suo amore!
Io invece sono sopravvissuta. E lo spionaggio non è stata la cosa più pericolosa che mi sia capitata nella vita. Io sopravvivo dall’età di quattordici anni, ho imparato a difendermi da sola.
Ho compiuto la mia missione e sono sopravvissuta, alla faccia di Von Krohn!
Era terribile, con quell’occhio di vetro e i capelli radi e unti… Sinistro. Ma molto voglioso, come tutti i brutti. Non ricordo più quanto champagne ho dovuto ingurgitare, mormorando ogni volta dentro di me “Vive la France!”, prima di… - Me l’aveva chiesto il mio Paese. Dovevo raccogliere informazioni sui movimenti della marina tedesca.
E' incredibile come gli uomini pensano di potersi fidare di te, dopo averti posseduta. Von Krohn era sicuro di avermi trasformata in un agente tedesco. Pensava di avermi plasmata. Mi mandò pure in missione, nel '17, con il compito di contaminare il grano destinato alle armate alleate... Partii per l'Argentina con otto thermos pieni di larve velenose... che ovviamente, patriotticamente  (si mette una mano sul cuore, accenna alla Marsigliese) svuotai subito nel lavandino.
E così, quando la Patria ha avuto bisogno di un’eroina francese da contrapporre a Mata Hari… ha scelto me. (ride)   Hanno anche tratto un film dal mio libro di memorie: «Ma vie d’espionne au service de la France». Un best seller. La giovane che sacrifica la sua purezza pur di sconfiggere i tedeschi, gli stessi nemici che le hanno ucciso i genitori quando era una bambina e poi  l’adorato marito al fronte! Oddio, qualcosa di vero c’era, tra tante infiocchettature… Qualcosa… È stato divertente ricostruirmi la verginità a trentacinque anni. Mi chiamavano ovunque, anche all’estero, per tenere conferenze sullo spionaggio.  A me!
(seria) Ma da allora – potenza della propaganda! –  la verità su Marthe Richard non è più stata in discussione: Ero diventata un simbolo, la nuova Marianne: la giovane francese, bella e coraggiosa, che aveva messo tutta se stessa al servizio del proprio Paese. - Naturalmente per “tutta”, si intende proprio tutta, non so se mi spiego… La guerra è un gioco per gli uomini, no?
Patriottismo orizzontale.
Lo chiamavano proprio così, il modo in cui noi donne venivamo impiegate al  servizio della Nazione. Oh, ma era per la causa!
Nessuno avrebbe mai conosciuto il mio segreto. E nessuno si sarebbe mai preso la briga di andare a scavare nel mio passato, come quel maledetto ficcanaso di giornalista, se solo non mi fossi andata a cacciare con le mie mani in questa trappola!
Forse sto invecchiando… Oh, insomma basta! Sono perfettamente in  controllo della mia vita. E a dir la verità ora sono addirittura l’eroina delle due guerre, perché a quarant’anni e… e passa,  invece di andarmi a innamorare di un ragazzotto qualsiasi – e con i soldi ereditati dal mio secondo marito, ne avevo, che mi giravano attorno! – io sono stata brava, e ho saputo rifare lo stesso giochino con i tedeschi, per la Resistenza.
Per questo mi hanno candidata e per questo sono stata eletta! - E ancora mi invitano a tenere conferenze! (ci pensa su, divertita) …Che a questo punto potrei intitolare “Spionaggio al  femminile: altra/alta forma di prostituzione di Stato?”. Le emancipazioniste impazzirebbero dalla gioia.
Ma che ne sanno, loro… Così intelligenti e istruite, così di buona famiglia… Sono brave donne, sostengono la mia legge… ma che ne sanno loro della vita in un bordello. E di come ci si può finire dentro.
Comunque, tema della conferenza: è più eroico prostituirsi per sopravvivere o per rendere, come spia, un servizio al Paese?
Qual è la differenza tra spogliarsi per un maschio che sfogherà su di te le sue voglie, che ti chiederà di essere complice delle sue fantasie più perverse, o che forse vorrà solo che tu ascolti la sua disperazione... ma poi pagherà e se ne tornerà alla sua vita rispettabile… e tu non li vedrai nemmeno, quei soldi, perché li darà allo Stato – pardon, alla maitresse...  che ti lascerà le briciole, quanto basta per illuderti che un giorno potrai comprare la tua libertà, mentre il tempo passa e ti consuma, inesorabile… -  Oppure essere comunque pagata dallo Stato, e spogliarti sempre davanti  a un “cliente”, e poi sedurlo, circuirlo, compiacere le sue voglie, fargli credere di averti in pugno,  sino a farlo aprire con te, sino a farlo illudere di potersi fidare... Ma sapendo che lui è il nemico, che quello che stai facendo ha uno scopo e soprattutto che sei tu ad usare lui?!!
Certo una spia rischia la sua vita, ma anche in un bordello si rischia la pelle. Giorno per giorno, e nessuno ti dirà mai grazie. Imprigionate, schedate, mutilate dei propri sogni. Uccelli in gabbia, con le ali tagliate.

(riprende in mano i suoi fogli) Devo concentrarmi, tra poco  sarò nella fossa dei leoni. L’importante è l’attacco, poi posso anche leggere. Jean  ha fatto un ottimo lavoro. (divertita) E sennò, che si pagano a fare i segretari? Mi piace Jean. È giovane, entusiasta, volenteroso… pronto  a farsi sfruttare. Sono convinta che lavorerebbe anche gratis, è così appassionato, lui, alla politica… E io lo sfrutto. Ma pago. Mi piace poter pagare un uomo. Pagare… Forse è questo il punto. Tutto si può comprare, ma… sino a che punto? Cosa si può pagare senza ledere la dignità di un individuo? I suoi sogni? Le sue speranze? La sua debolezza?
Forse dovrei rispondere così a chi mi accuserà. Perché lo faranno, ed io devo essere pronta.
Ma sì, forse quel dannato giornalista mi ha fatto un favore: niente più segreti da nascondere, niente più scheletri nell’armadio. Aria! Aria libera, finalmente, aria pura! Vivere alla luce del sole, come quando volavo, sul mio piccolo aeroplano, nel silenzio, oltre le nuvole, nel cielo azzurro… sola con mio marito, che sapeva tutto di me, e mi aveva voluto sposare lo stesso. Il mio primo marito, Henri, l’unico uomo che ho amato. Per lui sono rinata. Henri ha aperto la mia gabbia,  ha curato le mie ferite e mi ha insegnato a volare.
(chiude gli occhi, sorridendo al ricordo)  Sette anni.
Solo sette anni di felicità. Poi la guerra mi ha portato via Henri ed è iniziata la mia terza vita. La mia vita “d’espionne au service de la France”.. Non potevo credere che che il comandante Ladoux mi stesse chiedendo proprio – che lo Stato, a tutti gli effetti,  mi stesse chiedendo... di rifarlo! Come quando vivevo chiusa nella casa di rue de Mauroy… - E non  avrei mai immaginato che un giorno sarei arrivata a questo. Prendere la parola nel Consiglio Municipale di Parigi, il cuore stesso della Francia, per combattere una battaglia che porta il mio nome.
Forse sono pazza. Forse tutta la mia vita è stata la follia che mi ha condotto a questo.
- … E se in fondo non avessi aspettato altro? Ho un credito da riscuotere!
(prende nuovamente in mano i fogli del suo discorso, decisa) «Oggi, 13 dicembre 1945, siamo qui per riportare Parigi e la Francia all’altezza della loro storia gloriosa di lotta contro la schiavitù, la sopraffazione, l’umiliazione dell’individuo. Oggi dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità e di dirla! A Parigi esistono 190 maisons e dentro queste vivono più di 1500 prigioniere! Ma le donne non sono schiave e nella Francia liberata, nella nuova Francia in cui le donne hanno finalmente diritto di voto, noi dobbiamo dire no, una volta per tutte, alla vergogna delle case chiuse! Alla vergogna della prostituzione di Stato… Allo Stato manut… (si blocca, cadendo comicamente di tono)  Manutengolo?» (sospira, poggia i fogli) Come vorrei poter dire tutto quello che penso!
Guardatemi, direi, onorevoli colleghi, donne e uomini di Francia, guardatemi bene: sono Marthe Richard, la vostra eroina di guerra, e sono una ex prostituta! Tanto tempo fa sono riuscita a tirarmi fuori dalla melma con le unghie e coi denti, e ho volato! Ma non potrò mai scordare l’essere stata schedata, accusata di infettare di sifilide e sbattuta in una casa chiusa a quattordici anni. Ero soltanto un’orfana, una bambina affamata e ignorante… Non potrò mai scordare le umiliazioni. E non potrò mai scordare le mie compagne lì dentro. Anche a nome loro, oggi, vi chiedo di votare per questa legge. La legge Richard.

(pausa -  pensierosa Marthe indossa il cappellino, infila i guanti con calma) No. Troppo melodrammatico. Così forse puoi far commuovere le donne, ma loro sono già dalla tua parte. No Marthe. Ricordati che sei sempre una spia. Una che è sopravvissuta. Ciò che stai per demolire non è l’immagine della Douce France, della Ville Lumiere… e neanche il gigantesco giro d’affari che gravita intorno alla prostituzione. Stai toccando la corda profonda della cultura del potere. Devi restare fredda, e condurre tu il gioco. Tu sai chi è il nemico.  E hai un credito da riscuotere.  
(controlla rapidamente il rossetto, sistema una ciocca dei capelli) Voilà. Sono pronta.  (prende con sé i fogli del discorso) Si va in scena.
Per tre volte il mio Paese mi ha chiesto di prostituirmi… (ride) e ora io chiederò al mio Paese di essere  casto!

Buio.   

Sulle note di Milord, cantata da Edith Piaf, voce registrata:

«La legge Richard, sull’abolizione delle case di tolleranza, venne approvata per il municipio di Parigi il 13 dicembre 1945. Quattro mesi dopo, il 13 aprile 1946, venne estesa a tutto il territorio nazionale. L’Italia riuscì solo dodici  anni dopo a seguire l’esempio francese, con l’approvazione, nel 1958, della legge Merlin».


Nota sulla protagonista

Marthe Richard è una donna sui cinquant’anni, molto giovanile. Un’icona della vivacità e della gioia di vivere francesi, sempre spiritosa e pronta alla battuita. Anche quando parla di cose serissime, non è mai arrogante o supponente; quando si appassiona non riesce a diventare retorica perché immediatamente si affaccia l’ironia, persino  quando ricorda il suo terribile passato di orfana costretta a prostituirsi, non precipita mai completamente nella tristezza e nella rabbia, ma con un colpo di reni è già di nuovo spumeggiante e sopra le righe, con un guizzo divertito nello sguardo. Come lei stessa dice, è una «che è sopravvissuta», e la recitazione, l’essere dentro e fuori le cose, è ormai nella sua natura.
… D’altra parte una buona spia dev’essere per forza  un’ottima commediante!