Persone che potresti conoscere

di

Antonio zanetti


Personaggi:     

CARLO
LUCIA
GRETA
SONIA

Ambienti:

un bar semideserto
appartamento di Greta

     
Un bar. Pochi tavolini. Unico avventore Carlo, che si trova lì per un appuntamento. Inganna l’attesa consultando il cellulare. Il bancone è  fuori scena. Entra la cameriera.

Cameriera: Buongiorno. Cosa le porto?
Carlo:    Buongiorno.  Sto aspettando una persona. Non sono sicuro che arrivi, ma … posso ordinare qualcosa più tardi?
Cameriera: Certamente. Ripasso dopo allora.
Carlo:    Grazie (la cameriera esce e lui si rimette a consultare il cellulare. Ogni tanto guarda in direzione dell’uscita. Lucia arriva senza che lui se ne accorga. Lo osserva per qualche istante prima di palesarsi).
Lucia:    Buongiorno. Sono  Lucia. Lei è … Carlo?
Carlo:    Buongiorno. Sì, sono io. Piacere. Bene arrivata. Ma  si accomodi, prego.
Lucia:    Grazie. Non l’ho fatta aspettare troppo a lungo spero.
Carlo:    Per nulla. Lei è puntualissima. Sono arrivato io un po’ in anticipo. Come sta?
Lucia:    Bene …  Sì, bene, la ringrazio. E lei?
Carlo:    Non c’è male, grazie. Prende qualcosa? Un caffè, un succo …?
Lucia:    Un macchiato, grazie.
Cameriera: Buongiorno signori. Cosa vi posso servire?
Carlo:    Un macchiato per la signora; per me un caffè liscio.
Lucia:    Macchiato caldo, un po’ lungo per favore.
Cameriera: Senz’altro. Grazie (via).
Lucia:    Ammetto che provo un certo  imbarazzo. Non avevo mai incontrato qualcuno così, conosciuto su facebook.
Carlo:    Non ci crederà, ma è la prima volta anche per me.
Lucia:    Davvero?
Carlo:    Sì, davvero. Non l’avevo mai fatto prima. E pensavo che nemmeno l’avrei  mai fatto, se devo dirla tutta.
Lucia:    Beh, se è così … posso dirmi fortunata. Se lei non lo fa abitualmente, questo mi tranquillizza un po’.  Se ne sentono tante sugli incontri che si fanno sui social … Sono stata incerta fino all’ultimo se invitarla o meno.
Carlo:    Allora sono i ad essere stato fortunato: temevo che non sarebbe venuta davvero a questo appuntamento.
Lucia:    Veramente?  E invece eccoci qua, a dispetto di ogni … diciamo perplessità?
Carlo:    Diciamo perplessità. Ma,  se posso: crede che potremmo darci del tu?
Lucia:    Volentieri. Stavo per proporlo io; diamoci pure del tu, è meglio, direi.
Carlo:    Bene …. (silenzio).
Lucia:    Già … (silenzio).
Carlo:    Eh, sì …. (silenzio).
Lucia/Carlo: (parlano contemporaneamente e si bloccano non appena si rendono conto che anche l’altro stava parlando) Come mai hai deciso di cercare .../E così alla fine hai voluto provare questa  …    
Carlo/Lucia: (come sopra) Oh, scusami, No, dì pure … /Pardon, ti ho interrotto, no, dimmi … (ridono. Silenzio).
Carlo:    Prego. Scusami.
Lucia:    (riceve un messaggino sul cellulare) Ma di che? Figuriamoci (consulta il cellulare). Stavi dicendo?
Carlo:    Ad essere sincero non lo so. Sono in difficoltà ad iniziare una conversazione con una sconosciuta. Ti cedo volentieri l’iniziativa.
Lucia:    Ma no, perché?  Se hai delle curiosità chiedi, siamo qui per questo, per fare conoscenza.
Carlo:    Sì, è vero, però … Comincia tu. Preferisco.
Lucia:    Mmh … (pausa) E va bene. Immagino che ora dovrei chiederti qualcosa del tipo: “Che lavoro fai?” o: “Sei sposato, impegnato o single?” oppure: “Hai figli?” o roba del genere …
Carlo:    Infatti, ho fatto lo stesso pensiero. Però, se posso permettermi, sono domande che io a te non vorrei fare. Almeno non in questa occasione. Lo so che per far conoscenza di solito si procede in questo modo ma …
Lucia:    … la conversazione così assomiglierebbe ad  un’indagine, un po’ come compilare un questionario. Sono d’accordissimo con te. Allora andiamo subito al sodo: dimmi Carlo, come stai? Sei felice della tua vita? Sei soddisfatto di te?
Carlo:    Bùm! Ecco come entrare nel vivo di una conversazione in cinque secondi!
Lucia:    (ridendo) No, scusami, dicevo per scherzo. Non mi permetterei mai di essere così diretta, figuriamoci . No, dimmi piuttosto: come mai hai accettato la mia richiesta di amicizia su facebook? Non mi pare che abbiamo tanti amici in comune (riceve un altro messaggio sul cellulare). Ho oltre 600 amicizie ma ne condividiamo si e no due o tre.
Carlo:    E’ vero. (Lucia consulta il cellulare). In effetti io di contatti ne ho pochini. Non bazzico tanto sui social. Ah, ecco i nostri caffè.
Cameriera: (E’ strana, ha gli occhi rossi; serve i caffè) Prego signori … Il macchiato alla signora … al signore caffè liscio. Prego.  
Lucia:    Grazie (alla cameriera che sembra commossa, sta piangendo) Qualcosa non va?
Cameriera: No. Va tutto bene, grazie. Scusate (se ne va).
Carlo:    (Dopo aver seguito con lo sguardo la cameriera uscire) Sta piangendo. Sembrava turbata.
Lucia:    Evidentemente sì. Però dovrebbe almeno avere il buon gusto di non farlo notare ai clienti (digita qualcosa al cellulare).
Carlo:    Mah, non è così facile a volte. Speriamoo non sia nulla di troppo grave. Ma, dicevamo?
Lucia:     (Ha finito di scrivere e posa il cellulare) Stavi per dirmi cosa ti ha spinto ad accettare la mia richiesta su facebook.
Carlo:     Ah, è vero …
Lucia:    Dunque?
Carlo:    La foto che hai nel profilo: ti inquadra in primissimo piano solo gli occhi. Degli occhi molto belli. Chi ti ha scattato quella foto secondo me ha colto un attimo di infinito. Così ho voluto provare a conoscere la persona a cui appartengono.
Lucia:    Che motivazione garbata, grazie, è un bellissimo complimento … che mi imbarazza un po’ per dire la verità. Ma poi che altro?
Carlo:    Poi … è difficile dirlo … m’è sembrato che per qualche tratto tu mi ricordassi qualcuno che conosco.
Lucia:    Una ex?
Carlo:    No, che ex? Tutt’altro. E’ solo un’impressione molto vaga. Magari mi sbaglio. La memoria fa degli scherzi ogni tanto. Ma dimmi tu, ora: hai dei criteri per scegliere a chi rivolgere le tue richieste di amicizia?
Lucia:    Istinto. Anche se ho tanti amici e potresti credere il contrario, ti assicuro che non accetto e non contatto mai nessuno se non persone che ho l’impressione di conoscere … o se non c’è quel “qualcosa” che mi rende interessante un profilo.
Carlo:    E nel mio, di profilo? Cosa c’era di particolare da indurti a scrivermi?
Lucia:    Facebook ti segnalava nella categoria: “Persone che potresti conoscere”. Hai un profilo piuttosto scarno per la verità. Pochissime foto, nessun riferimento nella sezione “informazioni”, unico dato preciso la data di nascita: da lì ho visto che siamo quasi coetanei. Però devo dire che su una tua fotografia c’è qualcosa che mi accende un “click”. Non sei in posa, non ti atteggi … non so come mai, ma mi sono detta: “Perché no?” . (arriva ancora un altro messaggio al cellulare).
Carlo:    Spero non ti sia già pentita vedendomi dal vivo.
Lucia:    Perché dovrei? Non pensarlo nemmeno. (Consultando il cellulare e digitando una brevissima risposta per poi riporlo) Però guarda, te lo dico senza tanti giri di parole: non cerco avventure,  non ho secondi fini né aspettative particolari. M’incuriosiva soltanto provare l’esperienza di invitare una persona, per un puro piacere fine a se stesso. Un caffè alla luce del sole, in un luogo pubblico per provare a scambiare due chiacchiere con uno sconosciuto. Per questo prima ti dicevo che non vale la pena che ci presentiamo i reciproci curricula.
Carlo:    Ottimo direi. A parte tre contatti su facebook non so cos’altro abbiamo in comune, ma condivido la tua idea e il tuo intento. Ti dispiace se mi assento un minuto? Devo andare a mettere un po’ di monetine sul parchimetro.
Lucia:    Oh, prego, fai pure. Io ne approfitto per fare una telefonata sennò mi arrivano messaggi continuamente.
Carlo:    Certo. Cinque minuti e sono da te (esce).
Lucia:    (Compone un numero e rimane in attesa. Frattanto la cameriera entrata per pulire un tavolino e  portar via le tazze vuote, assiste alla telefonata) Pronto, Piera? …. Vuoi smetterla di mandarmi messaggi? Mi disturbi continuamente .…  Sì, sono qui con lui. E’ uscito un momento per … Sì, è proprio lui, ora ne sono sicura …. No, lui no, non credo che abbia capito chi sono. … No, scherzi? Così lo insospettirei. ….. No, preferisco entrare un po’ in confidenza  …. Non ti preoccupare, ho tutto sotto controllo. …. Sì, me lo lavoro un po’ e poi  …. Certo, ma non oggi; casomai in un incontro successivo. Adesso devo solo guadagnarmi la sua fiducia e non prendere iniziative … (la cameriera, non vista, si è trattenuta ad ascoltare. Si accorge che Carlo sta rientrando perciò esce). … Senti, devo chiudere, lui sta tornando … Sì, sì, ciao Piera … ciao. (a Carlo che rientra:) Fatto?
Carlo:    Sì, ho aggiunto un’ora.
Lucia:    Un’ora? Mi dispiace, non mi posso trattenere così tanto. Ma dimmi: quanto tempo avevi previsto sarebbe durato questo incontro? Non molto a quanto pare.
Carlo:    No, infatti. Te l’ho detto: non credevo che ti saresti davvero presentata all’appuntamento.
Lucia:    E hai fatto male. Mai essere pessimisti.
Carlo:    Hai ragione. Prendiamo qualcos’altro da bere?
Lucia:    No, grazie, sto bene così. E comunque (consulta l’ora) temo che tra non molto ci dovremo salutare.
Carlo:    Io ho sete. (Chiama in direzione della cameriera fuori scena) Scusi?.... può venire?
Cameriera: (fuori scena) Sono subito da lei.
Lucia:    Ho poco tempo perché più tardi ho appuntamento dall’estetista, ma prima devo fare un paio di acquisti qui in centro. Se non hai impegni potremmo prolungare il nostro incontro: ti va di accompagnarmi? E magari consigliarmi? Sarebbe divertente.
Carlo:    Accompagnarti a fare acquisti? No, grazie, proprio non sono tipo adatto, credimi.
Cameriera: (entra, va al tavolo. E’ gentile. Sembra meno tesa di prima) Prego signori.
Carlo:    Per favore mi porta un bicchiere d’acqua minerale?
Cameriera: Certamente signore. Frizzante o naturale?
Carlo:     Frizzante, grazie.
Cameriera: Fresca o …
Carlo:    No, non fredda. A temperatura ambiente per favore.
Cameriera: Gliela porto subito signore. La signora non desidera altro?
Lucia:    No grazie. La toilette dov’è?
Cameriera: In fondo a destra, appena sù dalle scale, la trova alla sua sinistra (esce la cameriera).
Lucia:    A quanto pare ha smesso di piangere.
Carlo:    Bene, si sarà rasserenata.
Lucia:    Mi assento  solo un momento (si alza per recarsi alla toilette).
Carlo:    Certo, fai con comodo.
Lucia:    A dopo (esce).
Carlo:    (approfitta dell’uscita di Lucia per controllare il suo cellulare. Entra la cameriera con l’acqua).
Cameriera: Ecco a lei l’acqua.
Carlo:    Grazie. Mi dice anche quanto le devo?
Cameriera: Sono tre euro e venti.
Carlo:    Come sta? Meglio?
Cameriera: Prego?
Carlo:    Poco fa m’era sembrato di vederla un po’ scossa. Se non sbaglio piangeva.
Cameriera: Le chiedo scusa: mi perdoni se …
Carlo:    No, per carità, non c’è niente da scusare né da perdonare. Spero solo che non fosse una cosa troppo importante. Adesso ho l’impressione che sia più serena.
Cameriera: Si tratta di una cosa personale. Non sono più serena ma … sto lavorando e devo farmela passare. Spero di non avere infastidito lei e la signora col mio comportamento.
Carlo:    Ma no, nessun fastidio, almeno non per me. Lei sta lavorando e ha continuato a farlo con la massima gentilezza nonostante stesse male. Chiunque abbia un minimo di tatto non può che avere comprensione e rispetto per lei.
Cameriera: Grazie. Lei è una persona molto gentile.
Carlo:    E comunque sono io che le chiedo scusa per la mia curiosità.
Cameriera: No, non deve. Lei è … sensibile. Non è una cosa comune.
Carlo:    La gente a volte è troppo concentrata su se stessa. E così c’è poca indulgenza per gli altri. (estrae il portafogli e le porge una banconota) Ecco a lei.
Cameriera: Grazie. Ora le porto il resto (esce incrociando Lucia che ritorna dalla toilette).
Lucia:    Eccomi di ritorno. Temo che a questo punto ci dovremo salutare, ho proprio esaurito il tempo a disposizione, mi dispiace.
Carlo:    Dispiace anche a me. Però è stato un piacere incontrarti.
Lucia:    Anche per me.
Carlo:    Lo spero.
Lucia:    So già che appena uscirò mi sorgeranno un sacco di curiosità su di te. E mi arrabbierò con me stessa per non averti chiesto un sacco di cose.
Carlo:    Credo sia normale per due che si sono appena conosciuti. Del resto temo accadrà la  stessa cosa anche a me.
Lucia:    Questo significa che dovremo vederci ancora, dunque.
Carlo:    Certo, perché no?
Lucia:    Allora … ci scriviamo prossimamente su facebook per rivederci?
Carlo:    Sì, volentieri. Ci scriviamo su facebook.
Lucia:    Chiamiamo la cameriera per pagare?
Carlo:    Già fatto.
Lucia:    Grazie, che gentile. La prossima volta toccherà a me allora. Andiamo?
Carlo: Sto aspettando la cameriera con il resto. Ma tu hai da fare, vai pure, non aspettare me.
Lucia:    Non ti dispiace? La prossima volta vedrò di non prendere impegni e avremo più tempo per parlare.
Carlo:    Certo. Alla prossima volta allora.
Lucia: (uscendo) Alla prossima. Ciao (esce).
Carlo:    Ciao.
Cameriera: (ha atteso che Lucia uscisse prima di rientrare) Ecco lo scontrino e il resto, signore.
Carlo:    Grazie mille (prende il resto e si accinge ad uscire).
Cameriera: Signore?
Carlo:    Sì?
Cameriera: Vorrei dirle una cosa, ma non so se posso permettermi …
Carlo:    Sì, certo. Dica.
Cameriera: No, non fa niente. Come non detto. Non sono affari miei. Le chiedo scusa (fa per andarsene e lui la trattiene).
Carlo:    Ma no, aspetti. Di cosa si tratta?
Cameriera: (ci pensa, poi si decide)  Lei mi reputerà un’impicciona, ma il locale è vuoto, non ho potuto non sentire. Ad un altro non avrei detto nulla, ma lei è stato così gentile e …
Carlo:    Non abbia timore. Cosa vuole dirmi?
Cameriera: Stia attento a quella signora.
Carlo:    In che senso, scusi?
Cameriera: Non è vero che la signora non la conosce. La signora sa benissimo chi è lei e ha intenzione di ingannarla, temo.
Carlo:    Veramente è la prima volta che la incontro. Come fa lei a sapere che la signora sa chi sono e intende ingannarmi? Sa chi è?
Cameriera: No, non mi pare di averla mai vista prima. Però prima, quando lei è uscito, la signora ha fatto una chiamata al cellulare. Mentre sistemavo i tavoli  ho sentito che parlava di lei a una sua amica di nome Piera.
Carlo:    E …  cosa ha sentito?
Cameriera: Da come si è espressa sembrava che tutte e due sapessero che vi dovevate incontrare. La signora ha telefonato alla sua amica per dirle di smetterla di inviare messaggi.
Carlo:    Infatti continuavano ad arrivarne poco fa.
Cameriera: Ho sentito che la signora diceva: “Sì, è proprio lui, ora ne sono sicura” ed ha detto anche che non crede che lei abbia capito chi era lei. Poi ha aggiunto che non vuole insospettirla e che prima deve … come ha detto? …” Adesso devo solo guadagnarmi la sua fiducia”.  Non ha detto qual è il suo scopo, ma di certo non è stata onesta con lei. Ecco tutto.
Carlo:    Beh, se questo è quello che ha detto, effettivamente c’è da credere che la signora mi abbia attirato qui con un qualche scopo.
Cameriera: E’ per questo che l’ho voluta avvisare.
Carlo:    E mi ha pure detto che non cerca avventure e che non ha secondi fini!
Cameriera: Le ha mentito, questo è  evidente, signore.
Carlo:    Carlo. Mi chiamo Carlo. Lei è …?
Cameriera: Sonia. Piacere.
Carlo:    Piacere mio Sonia. Grazie per avermi avvertito. E’ stato gentile da parte sua.
Cameriera: Lei è una brava persona. Si vede subito. E io odio l’ipocrisia.
Carlo:    Lei è una brava ragazza, Sonia. Spero che le sue lacrime di poco fa siano dovute solo ad un momento di tristezza passeggero.
Cameriera: Purtroppo non è così. … Ma sono cose mie, mi perdoni, ma non …
Carlo:    Certo, certo. Non è necessario che me ne parli. Ci mancherebbe altro. Le auguro comunque di superare presto la cosa, qualsiasi essa sia; glielo auguro di tutto cuore.
Cameriera: Grazie. Ah, mi scusi …
Carlo:    Dica.
Cameriera: Se dovesse rivedere la signora, la prego di non dirle che le ho riferito ….
Carlo:    Ma naturalmente! Stia tranquilla, resterà un segreto tra lei e me, non si preoccupi.
Cameriera: Grazie.
Carlo:    Grazie a lei, Sonia. Beh, allora … arrivederci.
Cameriera: Arrivederci signore.
Carlo:    Arrivederci (esce).
BUIO        (17’18”)

Casa di Greta: un divano, un tavolo, due sedie, qualche pianta. Un ambiente essenziale, come può esserlo un luogo in cui vive una giovane di vent’anni che da poco è andata a vivere da sola. Carlo e Greta hanno appena finito di cenare. Lei è un po’ sulle sue perché Carlo le ha raccontato di avere incontrato una donna conosciuta su facebook ed evidentemente la cosa l’ha infastidita.
Carlo:    Cosa c’è che non va, Greta? Sei poco loquace stasera, non è da te.
Greta:    Te l’ho detto prima: questa cosa non mi è piaciuta. Mi secca sentirmi così perché so che non dovrei, ma è più forte di me. Mi passerà.
Carlo:    Ascoltami: sai bene che sono affezionato a te …
Greta:    Affezionato: è questo il punto! Io non ti sono affezionata, ti voglio bene, capisci?
Carlo:    Greta …
Greta:    No, adesso tu ascolti me! Hai accettato l’invito di una donna conosciuta su facebook: con che scopo mi chiedo io? E va bene, non voglio saperlo, ma perché me lo vieni a raccontare solo dopo che l’hai incontrata? Scusa tanto ma non ti consideravo uno di quelli che passata la mezza età cercano di rinverdire emozioni  trasgressive con coetanee prossime alla menopausa conosciute sui social!
Carlo:    Greta, ti prego di non trarre conclusioni affrettate. Stai interpretando tutto in modo assolutamente assurdo, credimi.
Greta:    Facebook! Il social più superato che ci sia in rete.
Carlo:    Sai bene che lo uso pochissimo: vi accedo di rado e ho pochissimi contatti;  e di persone che per la maggior parte conosco davvero nella vita. E poi anche tu usi i social su internet o mi sbaglio?
Greta:    Non facebook! Io uso Twitter e Instagram, è tutta un’altra cosa! Mia madre è su facebook, mio zio è su facebook, i genitori delle mie amiche sono su facebook.
Carlo:    Tutta gente della mia età.
Greta:    Senti, Carlo, Io ti voglio bene! Hai capito? Ti – voglio – bene! Se una sconosciuta ti cerca e tu accetti di incontrarla io mi preoccupo! Sto male! Non ti basto io? Non sono abbastanza matura, interessante, colta, attiva sessualmente per te?
Carlo:    Greta … Sai bene che tra noi due tutto potrebbe finire anche domani. Io ho l’età che ho e …
Greta:    Ti ha stancato la relazione con una ragazzina che potrebbe essere tua figlia? Ti stai preparando un’alternativa? E’ questa la tua giustificazione?
Carlo:    Tutt’altro, Greta, tutt’altro e lo sai bene. Non sono forse io quello che non ha mai avuto niente in contrario a  rendere palese la nostra relazione? Non sei tu invece quella che per il momento  non vuole far sapere in giro che stiamo insieme?
Greta:    Questo non c’entra per niente! E’ vero, non voglio che si sappia, per ora: tra me e te ci passano due generazioni  e dovresti pur capire che ho bisogno di tempo per …
Carlo:    Greta! Ora permetti che parli io. E’ vero che per l’età potresti essere mia figlia, e sai bene che questo è un problema che mi sono posto fin da quando ci siamo incontrati e quanti scrupoli mi sia fatto. Poi ci siamo conosciuti: per me non sei una ragazzina, sei una donna. Giovane, ma donna e da tale ti tratto. All’inizio ho temuto che la tua fosse solo infatuazione, che non sarebbe durata …
Greta:    Non è così!
Carlo:    Lo so bene. Credevo però di essere io quello che dovrà rassegnarsi a perderti prima o poi. Tu hai tanti amici, frequenti  tanti ragazzi in gamba della tua età. Con gli anni, se questa nostra relazione dovesse durare …
Greta:    Certo che durerà, almeno per quanto riguarda me!
Carlo:    … tra non molto ti accorgerai di essere una donna nel pieno della sua vita e allora non sarà facile stornare dalla tua mente il pensiero di aver buttato i tuoi anni migliori con …
Greta:    Stop! Ti proibisco di ritornare per l’ennesima volta su questo argomento. Non sto buttando niente. Sto bene, so quello che faccio, fattene una ragione. A me sembra che tu stia divagando però. Perché non mi dici perché sei andato ad incontrare quella donna invece?
Carlo:    Curiosità. Sono un uomo del novecento, che ci posso fare: per me di solito sono gli uomini a chiedere gli appuntamenti alle donne. M’è sembrato singolare che una donna volesse incontrare me. Mi ha incuriosito, forse anche un po’ lusingato, lo ammetto. Ho voluto vedere se fosse vero o se fosse tutto uno scherzo. Ero convinto di fare un giro a vuoto.  Invece poi lei si è presentata sul serio. Abbiamo preso un caffè e non ci siamo detti niente di importante perché lei aveva delle commissioni da fare e se n’è dovuta andare di lì a poco. Ci siamo salutati ed è finita lì.
Greta:    Non ti ha chiesto il tuo numero di telefono? O non l’hai chiesto tu a lei?
Carlo:    No. Ci siamo lasciati dicendo che se ce ne fosse venuta voglia ci saremmo scritti su facebook, per un eventuale altro appuntamento.
Greta:    Ah, lo vedi? E com’è? Una bella donna?
Carlo:    Direi di sì, colta …
Greta:    Colta? Perché, ti ha fatto una “lexio magistralis”?
Carlo:    (gli viene da ridere per la gelosia della compagna) Ma no; lo dico perché ad un certo punto ha detto: “Non vale la pena che ci presentiamo i reciproci curricula”.
Greta:    E allora?
Carlo:    E allora chi usa correttamente: “i curricula” per il plurale, in luogo di: “i curriculum”, come dice la maggior parte della gente, generalmente possiede una buona cultura.
Greta:    Una “donna colta” dunque?
Carlo:    Sì, anche piacevole nei modi. Per quanto …
Greta:    Per quanto … ?
Carlo:    Pensavo che lei non mi conoscesse. Invece ho motivo di dubitare che non sia così.
Greta:    Come, come? Spiegati meglio.
Carlo:    Durante l’incontro abbiamo convenuto di evitare le solite informazioni sullo stato civile, famiglia, lavoro, ecc … i rispettivi “curricula”, insomma. Ci siamo solo chiesti in generale le ragioni che ci hanno indotti a far conoscenza su facebook e che hanno fatto sì che ci incontrassimo.
Greta:    E quali sono le sue?
Carlo:    Lei ha detto curiosità, desiderio di fare un’esperienza nuova; ma in realtà non so quanto credito darle. Come ho detto prima io ero convinto che l’appuntamento fosse un bidone e che non si sarebbe presentata.
Greta:    Invece la signora colta è venuta.
Carlo:    Esatto. Ad un certo momento sono dovuto uscire dal bar per andare a mettere monete sul parchimetro per prolungare la sosta. Son tornato, abbiamo scambiato altre due chiacchiere, poi ci siamo salutati e lei se n’è andata.
Greta:    Non mi stai dicendo niente: che c’entra il particolare che tu sei andato al parchimetro?
Carlo:    C’entra invece. La cameriera del bar ha aspettato che lei si allontanasse, e nel darmi il resto dopo che avevo pagato le consumazioni, con un certo tatto mi ha messo in guardia nei confronti della signora che avevo appena incontrato.
Greta:    E perché l’ha fatto, la conosceva? Chi è?
Carlo:    No, non la conosceva. Ma in buona sostanza è avvenuto questo: il locale era deserto perciò lei …
Greta:    La cameriera?
Carlo:    Sì, la cameriera. Aveva  sentito la nostra conversazione. Ma quando io sono uscito, la signora ha chiamato una sua amica al cellulare e da quanto si sono dette sembra che lei avesse già idea di chi io fossi e l’incontro l’avesse combinato per accertarsene. Pare che il suo intento sia quello di entrare in confidenza con me senza destar sospetti .
Greta:    Ah … e a che scopo?
Carlo:    Non lo so. O meglio: la cameriera non me l’ha saputo dire. In ogni caso ha avuto l’impressione che le intenzioni di quella donna riguardo a me non fossero tanto trasparenti ed ha sentito il dovere di avvisarmene. Questo è quanto.
Greta:    E ora cosa intendi fare?
Carlo:    Ti dirò … sulle prime ho pensato di indagare o di provare a darle corda per capire che piano avesse in mente. Poi ci ho riflettuto e credo che farò meglio a non accettare altri appuntamenti. Questa donna, o si diverte a far di questi giochetti con uomini raccattati in rete per non so quali scopi, o pensa di potermi carpire delle informazioni per poi ricattarmi o roba del genere.  Magari crede che sia sposato …
Greta:    Sono sbalordita. Però mi piacerebbe scoprire cosa sta tramando.
Carlo:    Mah, se devo essere sincero l’unica cosa che mi chiedo è perché abbia scelto proprio me.
Greta:    Hai provato a fare una ricerca su internet? Se è una che bazzica in rete sicuramente si possono trovare informazioni su di lei.
Carlo:    No, non ci ho provato.
Greta:    E fallo, diamine! Perché non proviamo?
Carlo:    Greta, non mi interessa impelagarmi in storielle sordide. Mi chiedo perché mi sono lasciato coinvolgere da questa sciocchezza. Basta, non ne voglio  più sapere, domani cancello il mio account su facebook e la chiudo qui.
Greta:    Ma no, perché mai?
Carlo:    L’hai detto tu che facebook è una porcheria da matusalemme, no?
Greta:    Non ho detto proprio così …
Carlo:    Parola più, parola meno, il senso è quello.
Greta:    Vabbè, sono cose che si dicono. Ero arrabbiata, ma adesso mi stuzzica l’idea di affrontare questa cosa insieme. Sarebbe divertente! Come si chiama lei?
Carlo:    Non te lo dico. E non voglio più parlarne.
Greta:    Ti prego … (gli si avvicina, dolce, lo coccola, lo sbaciucchia, fa un po’ di moine per convincerlo) Perché non me lo vuoi dire come si chiama?
Carlo:    Perché so che se lo faccio setacceresti internet per sapere chi è, chi non è, che fa, con chi,  e poi mi faresti una testa così per convincermi a rivederla per attuare un piano che sicuramente già ti frulla in testa per castigarla. Quella donna da cacciatrice diventerebbe preda in men che non si dica.
Greta:    E non è quello che si merita? Dare una lezione a una che approfitta della buona fede tua e di chissà quanti altri non sarebbe una cosa ben fatta? Pensa a cosa ti sarebbe successo se quella cameriera si fosse fatta i fatti suoi e tu fossi rimasto all’oscuro dei suoi piani.
Carlo:    Lasciamo perdere tutta questa storia, per favore. Magari quella poveretta sta solo cercando di reagire ad un brutto momento della sua vita, che ne sappiamo noi?
Greta:    Ma sentilo! Tu sei di animo troppo buono; hai comprensione per tutti, trovi una giustificazione anche a chi probabilmente non ne ha … (lo guarda compiaciuta; poi gli si avvicina e lo bacia con trasporto)  Ecco perché mi sei piaciuto subito: hai la calma e l’equilibrio dei forti!
Carlo:    Esagerata!
Greta:    E’ così. Io lo so (gli si accoccola vicino). Ti fermi a dormire qui da me stanotte?
Carlo:    No, mi spiace. Domattina devo alzarmi presto e devo ancora preparare alcuni documenti per un incontro che mi impegnerà tutta la mattinata.
Greta:    Che peccato … avrei voluto che restassi.
Carlo:    Staremo insieme domani se vuoi: da me oppure qui, come preferisci.
Greta:    Non sarà che vuoi andare a casa per chattare con quella, eh?
Carlo:    Vado a casa e cancello l’account. Ok?
Greta:    Mi lasci con una curiosità che non mi farà dormire stanotte!
Carlo:    Ancora?
Greta:    (torna alla carica con le effusioni) … Ti prego, proviamo solo a fare una piccola ricerca ... dimmi come si chiama quella tizia …
Carlo:    Lasciami, è inutile che mi coccoli per ottenere informazioni. Ora me ne devo proprio andare.
Greta:    Aspetta ancora un po’, è presto per andare a dormire. Dimmi: sul tuo profilo facebook ci sono amici che io non posso vedere? O post che io non dovrei leggere?
Carlo:    Che cosa stai dicendo? Certo che no. Le amicizie che ho le possono vedere solo gli amici, ma non c’è niente che tu non possa sapere.
Greta:    Niente niente niente? Tutto alla luce del sole?
Carlo:    Te l’ho detto, sì.
Greta:    Quindi se io ti chiedessi username e password per accedere al tuo account di facebook e vedere cosa c’è dentro, tu non avresti niente in contrario?
Carlo:    (serio) E’ così importante per te conoscere quella donna?
Greta:    Vorrei  almeno vedere che faccia ha, farmi un’idea per capire chi è. Ti fidi di me?
Carlo:    Se la metti su questo piano …
Greta:    Non sto più scherzando, Carlo. Ti fidi di me?
Carlo:    Certo che mi fido. Se mi garantisci di non fare sciocchezze, sì, mi fido di te.
Greta:    Posso sbirciare sul tuo profilo facebook?
Carlo:    (la guarda per un lungo istante) Sì. Ma un’altra volta. Ora devo proprio andare, Greta (si accinge ad uscire. Lei lo ferma).
Greta:    Aspetta! (prende il suo pc, lo accende e lo porge a Carlo) Non voglio la tua password, voglio solo vedere il tuo profilo. Puoi fidarti. Accedi al tuo account per favore?
Carlo:    (digita sulla tastiera, poi la rivolge a Greta) Ecco fatto. Vedi tutto quello che vuoi. Hai detto che mi posso fidare, giusto?
Greta:    (posa il pc sul tavolo, poi va da Carlo, si baciano, poi lo abbraccia) Grazie. Buona notte Carlo.
Carlo:    Buona notte, tesoro (fa per uscire).
Greta:    Carlo?
Carlo:    Sì?
Greta:    Come si chiama la donna?
Carlo:    Greta, ti ho detto che …
Greta:    Hai detto che ti fidi di me.
Carlo:    Certo che mi fido, ma …
Greta:    Hai detto che ti fidi.
Carlo:    (dopo una esitazione) Si chiama Lucia.
Greta:    Ah, Lucia. E di cognome?
Carlo:    E’ l’unica Lucia che c’è tra i miei contatti.
Greta:    Grazie.
Carlo:    Mi raccomando, eh? Buonanotte
Greta:    Certo. Ti aspetto domani sera. Buonanotte (Carlo esce; Greta lo segue con lo sguardo, poi fissa il computer, si precipita al tavolo e inizia a consultare il profilo).
BUIO        (14’00”)

Bar.
La cameriera sta rassettando i tavoli. Entra Lucia che si guarda intorno per vedere se ci sia qualcun altro nel locale.
Lucia:    Buongiorno.
Cameriera: Buongiorno signora. (Lucia si siede). Cosa le porto?
Lucia:    Ah, veramente … preferirei attendere se non le dispiace. Aspetto una persona che a quanto vedo non è ancora arrivata, ma sarà qui a minuti.
Cameriera: Certo, va benissimo. Aspettiamo che arrivi il signore. Ritorno più tardi (fa per andarsene).
Lucia:    Il signore? Che signore?
Cameriera: Oh, mi scusi. Credevo dovesse attendere quel signore di ieri …
Lucia:    E anche se fosse, lei di che s’impiccia, scusi? Non le sembra di essere un po’ troppo disinvolta con i clienti, signorina?
Cameriera: Le chiedo scusa, signora. Non so perché m’è venuto in mente di associarla al signore di ieri. Non succederà più, mi scusi.
Lucia:    Me lo auguro. Ieri mi arriva a servire grondando lacrime, oggi si permette di disquisire su chi sto aspettando … con chi pensa di avere a che fare, con una donna equivoca?
Cameriera: Ma no, signora, sta scherzando? Non è assolutamente così. Le chiedo scusa.
Lucia:    Ma dico io … E’ abituata a far così con tutti i clienti?
Cameriera: Signora, le ripeto rispettosamente che mi scuso. Cosa posso fare di più?
Lucia:    Impari a stare al suo posto, tutto qui.
Cameriera: (ha un impulso a ribattere, ma si trattiene). Va bene signora. Vado di là. Le lascio il listino, quando ha bisogno chiami e sarò subito da lei (esce).
Lucia:    Senz’altro. (squilla il cellulare). Ciao Piera …. No, non è ancora qui, sono io in anticipo. … Sì, Piera, me lo ricordo: ce lo siamo ripetute e straripetute, so come procedere … beninteso ….. Non lo so … come ti ho detto avevo capito che ….. Eh, sì, ma poi per caso ho incontrato quella sua amica e … sì, lei credeva che io ne fossi al corrente …. Ti pare? Mi ha dato appuntamento qui … eh, sì di nuovo qui, coincidenza. Ma adesso voglio andare a fondo della cosa ... Certamente … sì, va bene. Ciao cara, ciao (chiude. Entra, con fare disinvolto, Greta).
Lucia:    Ah, eccoti qui finalmente.
Greta:    Ciao. Cos’è questo “finalmente”? Sono in orario mi pare.
Lucia:    Sì, sei in orario, va bene. Siediti. (chiama la cameriera) Signorina …?
Greta:     Sei nervosa?
Lucia:    Non dovrei esserlo?
Greta:    Non ne vedo il motivo.
Lucia:    (accennando alla cameriera che sta entrando) Eccotene uno in arrivo.
Greta:    (sottovoce) La ragazza del bar?
Cameriera: (formale) Prego signore.
Lucia: (Con ostentato distacco) Ci porti per me un succo all’ananas senza zucchero e per la signorina …
Greta:    Per me un ginger con prosecco. Metà e metà.
Cameriera: Succo ananas e ginger con prosecco. Altro?
Lucia:    No. E senza zucchero il succo, mi raccomando.
Cameriera: Certo signora, ho capito (se ne va).
Greta:    Brrr… che gelo! Ma è successo qualcosa prima che io arrivassi?
Lucia:    E’ successo che quella ragazza è un’insolente, tutto qui.
Greta:    Mi spieghi?
Lucia:    Lascia perdere, ho voluto vederti perché ti devo parlare.
Greta: Va bene, dopo ne parliamo, ma prima dimmi: che ti ha fatto quella ragazza?
Lucia:    Beh, ieri dovevo incontrare un amico e sono venuta qui …
Greta:    Hai incontrato un amico? Qui? Allora sei una habitué …
Lucia:    Non dire scemenze! Ci siamo dati appuntamento qui per caso, non c’ero mai venuta. Beh, ieri la “signorina” ci ha portato le consumazioni piangendo come una Maddalena …
Greta:    E allora? Le sarà successo qualcosa di brutto.
Lucia:    Sì, e lo deve ostentare con i clienti? Già questo non mi era piaciuto. Poi poco fa arrivo, le dico che avrei ordinato dopo, dato aspettavo una persona, e lei mi dice: “Ah, sì, allora aspettiamo il signore di ieri e poi vengo”!
Greta:    (ride)
Lucia:     Che c’è da ridere? Ma l’ho rimessa a posto! Cosa pensa che io sia una di quelle che danno squallidi appuntamenti agli uomini?
Greta:    Beh, ce ne sono tante sai? (Con intenzione) Chattano su facebook, conoscono uomini e si danno appuntamenti al buio nei luoghi più diversi.
Lucia:    Che … che c’entra facebook adesso?
Greta:    No, dicevo così. Ma … allora?
Lucia:    Allora basta, si è scusata, ma dovevi sentire con che tono: sembrava lei l’offesa!
Greta:    Mi dispiace mamma. Se lo sapevo (mente), quando hai detto che volevi vedermi ti avrei dato appuntamento in un altro locale. Invece guarda che combinazione, siamo finite proprio qui.
Cameriera: (porta il ginger e prosecco ma non il succo) Sono spiacente, signora, ma non abbiamo più succo all’ananas.
Lucia:    E ti pareva?
Cameriera: Mi dispiace. Vuole qualche altro gusto?
Lucia:    Mi faccia una spremuta, allora.
Cameriera: Purtroppo si è rotto lo spremiagrumi, mi dispiace.
Lucia:    Pure! (vorrebbe sbottare, ma si controlla) Un succo di pompelmo.
Cameriera: Abbiamo anche Mango, Lime, Kiwi e Papaya, oltre ai succhi tradizionali …
Lucia:     No. Mi porti un pompelmo.
Cameriera: Succo di pompelmo. Senza zucchero?
Lucia:    Naturale! Se volevo senza zucchero il succo d’ananas, perché pensa che quello di pompelmo lo dovrei volere con lo zucchero?
Cameriera: Io non penso, signora. Prendo solo le ordinazioni. Glielo porto subito. Ah, lo vuole fresco o …?
Lucia:    Fresco, sì, fresco. Grazie!
Cameriera: Benissimo (esce).
Greta: (che si è trattenuta per tutta la scena dal ridere) Sei buffissima!
Lucia:    Greta! Non ti ci mettere anche tu, ti prego, sennò mi alzo e me ne vado!
Greta:    Va bene, la smetto. (con una certa malizia:) Ma, dimmi: chi è questo tuo amico con cui ti sei vista ieri?
Lucia:    Un … amico. Non lo conosci. Una persona che ho … che ho visto per un caffè, niente di più.
Greta:    Ti ha invitato lui?
Lucia:    Sì …. No … cioè, veramente …
Greta:    Mamma, sembri un po’ confusa o sbaglio? E dove l’hai conosciuto?
Lucia:    (e’ imbarazzata e reagisce) Eh … dove, chi … Greta! Sei venuta a fare l’interrogatorio a tua madre?
Greta:    Calmati! I tuoi amici li conosco, sono sempre i soliti. Mi dici che incontri un amico, non mi dici chi è, potrò avere una curiosità o no?
Lucia:    No!
Greta:    No? Mamma … cosa stai combinando?
Lucia:    Senti … tuo padre ci ha lasciato tre anni fa. Non ho legami e non tradisco la fiducia di nessuno. Devo rendere conto a te di chi incontro?
Greta:    Allora è di questo che mi volevi parlare: hai deciso di cercarti un compagno, mamma? E’ il tipo che hai incontrato qui ieri?
Lucia:    No, no, che caspita vai dicendo? Credi che se volessi un uomo, me lo andrei a cercare su ….
Greta:    Su …? Dove, mamma? “Su” dove?
Lucia:    Su niente! Ci sono cose che tu non puoi capire e che forse capirai un giorno. Non ne voglio più parlare.
Greta:    No? E va bene. Di cosa vuoi parlare allora? (la cameriera aveva atteso qualche istante prima di interromperle per servire il succo di pompelmo; ora lo posa sul tavolo).
Cameriera: Chiedo scusa signore. Ecco il succo (esce).
Lucia:    Grazie.
Greta:    Di cosa vogliamo parlare, mamma?
Lucia:    Di te.
Greta:    Di me? A che proposito?
Lucia:    Ho saputo che hai un compagno, da qualche tempo. E me ne hai tenuta all’oscuro..
Greta:    (accusa il colpo) E … allora?
Lucia:    Un uomo.
Greta:    Già, non sono lesbica, perciò sto con un uomo.
Lucia:    Dell’età di tuo padre.
Greta:    Più o meno, sì.
Lucia:    Mi spieghi?
Greta:    Che ti devo spiegare? Stiamo insieme.
Lucia:    Ma fammi il piacere!
Greta:    Ci sto bene insieme. (c’è un lungo silenzio in cui tutte e due si guardano: sembrerebbe dovessero litigare, invece il tono della conversazione cambia).
Lucia:    Greta, tesoro, non voglio litigare con te. Ammetterai che non è una circostanza comune e che non è nemmeno una situazione facile. Tu hai 23 anni, lui ha superato i cinquanta: che futuro ha una situazione del genere? Che vita ti immagini con lui? Non nego che i tuoi sentimenti siano sinceri, ma …
Greta:    Come l’hai saputo?
Lucia:    L’ho saputo. Non voglio mettere in imbarazzo chi me l’ha fatto scoprire. Del resto credeva che io fossi al corrente di tutto perciò da parte sua non si è certo trattato di delazione, semmai di ingenuità.
Greta:    Poco male. Tanto era mia intenzione parlartene prima o poi.
Lucia:    Sono qui, parlami allora.
Greta:    Ci siamo conosciuti sei mesi fa, in un locale dove ero andata ad ascoltare un concerto di musica jazz. Io ero insieme a Pippo e a Tina; abbiamo incontrato per caso, lì nel locale, un mio docente con sua moglie e un loro amico: era lui. Non c’era posto, il locale era affollato, così loro ci hanno offerto di accomodarci al loro tavolo stringendoci un po’ e abbiamo trascorso la serata insieme. Così ci siamo conosciuti.
Lucia:    E poi?
Greta:    Poi abbiamo parlato … credevo fosse anche lui un docente, invece era solo un amico del prof. L’ho trovato una persona interessante. In più di un’occasione gli ho sentito esprimere in termini chiari dei concetti e pensieri che anch’io avevo in testa, ma con tanta confusione … ascoltandolo tutto mi diventava più chiaro.
Lucia:    Concetti e pensieri di che genere?
Greta:    Ma di tutto: sulla vita, sui rapporti tra le persone, sui valori … Una persona che ho percepito ricca dentro, capisci?
Lucia:    E da questo ti è nata l’infatuazione.
Greta:    No, mamma, non è infatuazione. Forse in principio si, ma poi ci siamo rivisti, l’ho conosciuto meglio e ho capito che lui è per me l’uomo giusto al momento giusto.
Lucia:    Ma fammi il piacere!
Greta:    Tu non puoi capire.
Lucia:    (Perdendo la calma) Capisco benissimo invece! Sei sempre stata un’ingenua. Un uomo di mezza età, figurati! Ha trovato la ragazza che si è fatta ammaliare dal fascino dell’uomo maturo, protettivo, paterno! Chissà quanto sarà fiero di sé ad aver trovato la ventenne da portarsi a letto! E’ sposato?
Greta:    No.
Lucia:    (ironica) Te l’ha detto lui?
Greta:    Sì. Vado spesso a casa sua, mi ci fermo anche a dormire a volte. Non credo sia un santo, ma quando ci siamo conosciuti era libero. Non sto rovinando nessuna famiglia.
Lucia:    E non ti sei chiesta perché non è mai riuscito a farsi una famiglia? Mi piacerebbe proprio saperlo.
Greta:    Quando lo conoscerai glielo chiederai tu stessa. Fra poco verrà qui.
Lucia:    (dopo un silenzio) L’hai … gli hai detto di venire qui? Perché?
Greta:    Avevo le mie buone ragioni. Non era previsto, ma … del resto anche tu hai le tue. Sarà qui a minuti.
Lucia:    Non mi troverà (si alza in fretta e si accinge ad andarsene)!
Greta:    Dove vai?
Lucia:    Non voglio vederlo. Non adesso, non così! (si avvia) Paga tu per favore. Io me ne vado. Ciao (esce).
Greta:    (la segue fin sull’uscita) Mamma … Torna qui, non fare l’isterica …. Scherzavo ....
La ragazza del bar entra con un vassoio, si avvicina al tavolo e lo libera dai bicchieri. Greta rientra.
Greta:    Quanto ti devo per le bibite?
Cameriera: Sono cinque euro e sessanta.
Greta:    (le dà una banconota da venti euro) Ecco a te.
Cameriera: Torno subito con il resto (esce).
Greta:     (Silenzio. Poi si rivolge alla cameriera che è fuori scena) Bella scena, vero? E’ mia madre. Hai capito che tipo è?
Cameriera: (rientrando) Il simbolo dei baristi è quello delle tre scimmiette.
Greta:     Le tre scimmiette? Cioè?
Cameriera: Tre scimmiette una accanto all’altra: una con le mani si copre gli occhi, un’altra si copre le orecchie e la terza si tappa la bocca. Non vedo, non sento, non parlo. Tardi, ma l’ho capito. Ecco il resto (le dà il denaro e lo scontrino).
Greta:    Ah già, è vero. Le ho viste una volta. Ma con me non devi farti problemi, non sono come mia madre anzi, ti chiedo scusa per il suo comportamento di poco fa. Quando vuole essere odiosa e classista ci riesce benissimo.
Cameriera: Grazie. Ma non c’è bisogno: sono gli incerti di questo lavoro.
Greta:     Sarà così, ma lei ha esagerato. Credo ti avrebbe divertita vedere la sua faccia se davvero fosse arrivato il mio compagno.
Cameriera: Non … non capisco. Perché?
Greta:    Tu … ma com’è che ti chiami?
Cameriera: Sonia.
Greta:    (porgendole la mano) Piacere, Greta.
Cameriera: Piacere.
Greta:    Beh, Sonia, tu ieri hai visto mia madre incontrarsi qui con un uomo, giusto? Un incontro tra due persone che si sono conosciute tramite facebook …
Cameriera: Greta, scusami, ma non sono affari miei.
Greta:    Certo, certo, stai tranquilla che non ti voglio chiedere niente. Solo … che quell’uomo è lo stesso di cui parlavo io poco fa. Non dirmi che non hai sentito, anche se eri di là.
Cameriera: Il tuo compagno?
Greta:    Esatto. Ti immagini la faccia che avrebbe fatto mia madre se fosse davvero capitato qui?
Cameriera: Vuoi dire che l’uomo che tua madre ha conosciuto via facebook è il tuo attuale compagno?
Greta:    Proprio così.
Cameriera: Ecco perché … questo spiegherebbe tutto.
Greta:    Che intendi dire?
Cameriera: (si riprende) No, nulla. Un pensiero mio. Non voglio impicciarmi degli affari altrui. Ti auguro buona giornata (si avvia per uscire. Greta la trattiene).
Greta:    No, aspetta! Per favore: dimmi solo cosa intendevi con: “questo spiegherebbe tutto”. Resterà tra me e te, ti puoi fidare.
Cameriera: (dopo aver esitato) Se ho ben capito, tua madre ha saputo da poco che tu stai insieme a un uomo … un uomo non più giovane insomma. Forse chi le ha detto di te le ha anche riferito come si chiama. Così lei ha fatto una ricerca su facebook e una volta che l’ha trovato, ha fatto in modo di incontrarlo per indagare. Questo spiega anche le sue parole al telefono con quella sua amica …
Greta:    In teoria potrebbe essere. Ma non è detto. Secondo me, molto meno romanticamente, mia madre ha cercato qualcuno su facebook per conto suo. Succede tutti i giorni, sai? Gente di mezza età che si mette a chattare con lo scopo di trovare compagnia … o sesso. Tutto ciò è squallido: mio padre ci ha lasciate solo tre anni fa.
Cameriera: Non dico che tu abbia torto … Ma tu come hai saputo che lei lo aveva incontrato qui?
Greta:    Come? E’ stato un colpo per me. Carlo, il mio compagno, mi ha raccontato dell’incontro di ieri. Mi ci sono pure arrabbiata e gli ho chiesto chi fosse la donna con cui si era visto. Lui, devo ammettere, è stato molto onesto e quando gli ho chiesto di poter accedere al suo profilo facebook per vedere la foto di lei, mi ha dato l’account e se ne è andato, lasciandomi curiosare. Quando ho visto che la donna in questione era mia madre mi ha preso un colpo.
Cameriera: Credo sia comprensibile. E … poi?
Greta:    L’ho chiamata e le ho dato appuntamento scegliendo proprio questo locale. Lei mi ha detto che a sua volta aveva qualcosa di cui intendeva parlare con me; non voleva venire qui, ma io ho insistito e l’ho fatto apposta.
Cameriera: Non dovresti essere così dura con lei …
Greta:    Che fai? La difendi? Proprio tu?
Cameriera: Non mi è simpatica, certo no, però se la cosa è andata come credo io, potrei anche capirla. E anche se fosse come dici tu … perché non dovrebbe rifarsi una vita? Magari questo Carlo è uno che pensa di aver conosciuto in gioventù.
Greta:    No. Non è possibile. Lei e mio padre si sono messi insieme da molto giovani.
Cameriera: E adesso cosa intendi fare?
Greta:    Tu cosa mi consiglieresti?
Cameriera: Io sono la meno adatta a distribuire consigli; nei sentimenti faccio sempre le scelte sbagliate. Giusto ieri mi sono vista dare l’ennesimo benservito.
Greta:    Per questo piangevi?
Cameriera: Te l’hanno detto? Beh, ho pianto tutto il giorno.
Greta:    Durava da tanto?
Cameriera: Quasi due anni. Un record. Forse dovrei fare come te: dovrei trovare un uomo maturo, uno che badi meno al sesso e si interessi di più a me come persona. I nostri coetanei oggi come oggi non sono in grado di prendersi la responsabilità di un’unione duratura. Meglio uno più vecchio ma che abbia esperienza della vita. Beata te, almeno tu hai un rapporto stabile.
Greta:    Beh, stabile … per il momento. Poi vediamo.
Cameriera: Ma, mi sembrava avessi detto di amarlo.
Greta:    Amarlo … sì, gli voglio bene, per ora va bene così, ma poi sai, anche l’occhio vuole la sua parte e lui non è un Adone. Non credo che vorrò restare tutta la vita legata a lui. Per il momento mi torna anche utile, ma poi …
Cameriera: Utile?
Greta:    Carlo è molto amico di un prof dell’università, col quale ci tengo a preparare la mia tesi. E’ importante per il mio futuro laurearmi col massimo dei voti e sai com’è: essere la compagna del più caro amico del tuo prof può aprire molte strade, anche dopo l’università.
Cameriera: Ma fammi capire: con quest’uomo ti ci sei messa insieme per amore o per calcolo?
Greta:     Un po’ e un po’. Amore è una parolona …  affetto direi. Lui è … mi fa star bene, ecco. Ma sto con lui anche per un certo tornaconto, sì, se devo essere sincera. Mi biasimi per questo?
Cameriera: Sincerità per sincerità un po’ mi dispiace sentirti dire questo. M’ero immaginata un rapporto diverso. Ma io sono una romantica, che ci posso fare?
Greta:    Grazie per la tua franchezza. Sei sincera, mi piace.
Cameriera: Vuoi bere qualcosa? Offro io. Un altro ginger con prosecco?
Greta:    Grazie. Berrei un succo. Ananas non ce l’hai, quindi … un altro succo qualsiasi va bene.
Cameriera: Vado a prendertelo (esce).
Greta: Sai? Credo che inviterò mia mamma a casa mia e cercherò con calma di chiarire tutta questa faccenda.
Cameriera: (da fuori scena) Ti auguro di riuscirci. E col tuo compagno? Che hai intenzione di fare? Loro due si dovranno incontrare prima o poi.
Greta:    Troverò il modo di spiegare tutto anche a lui. Ci devo pensare.
Cameriera: (rientra con sul vassoio due bicchieri di succo d’ananas) Ti conviene pensarci bene: ciascuno di loro due potrebbe scoprire che l’altro non è chi credeva che fosse. Ecco il succo.
Greta:     Che succo è?
Cameriera: Ananas.
Greta:    Ananas? Ma non avevi detto di averlo finito?
Cameriera: Per tua madre, era finito.
Greta:    (divertita) Accidenti! Ti sei vendicata!
Cameriera: Nel mio piccolo … o preferivi una spremuta?
Greta:    (ride) Incredibile! Sei più stronza di me!
BUIO         (19’12”)

Casa di Greta: Madre e figlia stanno prendendo insieme una tisana insieme. Sembra che abbiano fatto pace.
Greta:    Ti piace?
Lucia:    Sì, molto buona.
Greta:    Bene. Metto un po’ di musica, ti va?
Lucia:    Ma no, lascia stare. Non ho voglia di musica. Ho voglia che noi due parliamo.
Greta:    D’accordo. Di cosa vuoi parlare?
Lucia:    Parlami del tuo compagno. Di questa tua storia così … così …
Greta:    … inconsueta? … fuori del comune?
Lucia:    … strana.
Greta:    Perché la definisci strana?
Lucia:    Perché lo è. Ma non lo dico per criticarti, no … Mi sta a cuore che tu sia felice, anche se diventare la suocera di un mio coetaneo non è esattamente ciò che mi aspettavo …
Greta:    Piano, piano … “suocera”: non ti sembra di correre un po’ troppo?
Lucia:    Ah! Non diventerò sua suocera? Credevo che aveste dei progetti  per il futuro. Non è così?
Greta:    Un po’ si, un po’ no. Intanto stiamo insieme.
Lucia:    Senti Greta: io so che incontrare un ragazzo, innamorarsi, andare a vivere insieme per una ragazza di vent’anni è una bellissima cosa … francamente, anche se con questo non ti voglio criticare, che questo succeda tra una ragazza di vent’anni …
Greta:    Ventitre.
Lucia:    Sì, va bene: tra una ragazza di ventitre anni e un ultracinquantenne, beh, la cosa mi suscita una discreta perplessità. Cos’ha di tanto particolare quest’uomo per averti convinta a metterti con lui?
Greta:    Mamma, non è comune, me ne rendo conto, ma nemmeno così inaudito: ci sono molte coppie con delle differenze di età anche più consistenti.
Lucia:    (dissente) Beh … beh .. non mi pare di conoscerne molte. Se non nel mondo dello spettacolo o tra i vip. Ma lì è tutta un’altra cosa: lui vecchio e ricco, lei giovane spregiudicata e mantenuta. Non mi pare che sia il vostro caso. No, perché tu abbia fatto una scelta del genere, lui deve avere qualcosa di speciale.
Greta:    E’ un grande amico del professore con cui ho intenzione di far la tesi. Un bell’aggancio, non credi?
Lucia:    Non sarà solo per questo che ci stai insieme!
Greta:     No, non solo … ma anche! (ridacchia) Ti piacerebbe conoscerlo?
Lucia:    Spero che prima o poi me lo presenterai. Si, sarei curiosa di conoscere l’uomo che ha fatto innamorare mia figlia.
Greta:    Mamma, “innamorare”! …. Lui mi piace, tutto qui!
Lucia:    Non sei innamorata? E lui di te?
Greta:    Lui … mi è affezionato.
Lucia:    Ma che mi stai dicendo? Se non siete innamorati, cosa siete? Amici? Si tratta di un’amicizia allora! Questo mi rincuorerebbe: non mi fa gioire, ma almeno saprei che tu non sei proprio perduta …
Greta:    Mamma, io e lui siamo una coppia. Stiamo insieme come tutte le coppie.
Lucia:    In che senso?
Greta:    In tutti i sensi,mamma!
Lucia:    Quindi anche non platonico, immagino (è turbata, ma cerca di non lasciarsi sopraffare). E va bene, va bene Greta, purché tu sia felice. Ha un nome quest’uomo? Non mi hai ancora detto come si chiama.
Greta:    E’ vero. Non te l’ho detto. (pregustando l’effetto:) Si chiama Carlo.
Lucia:    Carlo? … Ma guarda …
Greta:    (finta ingenua) Cioè?
Lucia:    No, niente, è …  un nome comune. Immagino che lui invece non lo sia.
Greta:    No, te lo assicuro.
Lucia:    E … Cosa ti piace di lui?
Greta:    E’ buono.
Lucia:    Buono?
Greta:    Sì, è decisamente buono. Una persona colta ma non uno di quegli intellettuali noiosi e pieni di sé anzi, molto alla mano, simpatico, spiritoso a volte. Non c’è argomento che non si possa affrontare con lui. Tranne le chiacchiere frivole, naturalmente. Per usare una sua espressione: non di “aria fritta”!
Lucia:    Ne stai facendo un ritratto interessante.
Greta:    Sì, te l’ho detto: è un uomo interessante, anche se credo che non ne sia consapevole. Ama la musica jazz, legge molto, e quanto a me, con lui posso dire e fare quello che voglio e non mi sento mai giudicata. Non è facile trovare chi ti accetta come sei e ti apprezza perché tu sei tu, difetti compresi.
Lucia:    Già … Adesso basta però. Se continui a illustrarmi tutti questi pregi, finirai per farmelo diventare antipatico.
Greta:    A volte parliamo per ore.
Lucia:    E di che?
Greta:    Ma di tutto. Di un sacco di cose. Di me, di solito.
Lucia:    Dicono che quando una ragazza si innamora di un uomo maturo, lo fa perché cerca la figura paterna. Ci hai mai pensato?
Greta:    Lui è completamente diverso da come era papà.
Lucia:    Da come lo descrivi sembra proprio di sì.
Greta:    Papà era papà. Gli ho voluto molto bene. Anche se con lui non ho mai parlato molto di me. Sì, mi chiedeva della scuola, parlavamo di cose futili … Papà era bellissimo, da bambina me lo immaginavo un attore del cinema. Piaceva molto a tutte le mie amiche … e anche alle loro mamme.  Ma non mi ha mai chiesto: “come stai?”. Non ho mai avuto un vero dialogo con lui.
Lucia:    E il tuo Carlo? Com’è fisicamente?
Greta:    Comune. Un uomo comune, né bello né brutto. Nella media.
Lucia:    Non è un bell’uomo?
Greta:    (Non risponde. Guarda sua madre con un sorrisetto malizioso. Poi prende il cellulare e digita un numero) Te lo faccio conoscere.
Lucia:    (Preoccupata) Ma che fai? Stai chiamando lui?
Greta:    Sento se è libero e gli chiedo se può passare di qua. (al telefono:) Pronto? Ciao Carlo … Bene, grazie. Senti: sei impegnato adesso? Dove sei? ….. Ah, benissimo. Volevo chiederti se ti andrebbe di passare da me …. Sì adesso ….  C’è qui mia mamma, vorrei fartela conoscere … (Lucia fa segno di no)  … No, niente di formale, solo, lei era qui, le ho parlato di te e mi è sembrata una buona idea che tu finalmente la conoscessi. Ti va? … Va bene, allora ti aspettiamo. A dopo (chiude).  Sarà qui tra non molto.
Lucia:    Tu sei impazzita!
Greta:    Perché?
Lucia:    Ma così? Senza preavviso? Io non sono preparata … Se almeno lo sapevo avrei …
Greta:    Mamma, non ti agitare, Carlo è una persona normalissima. Non credi sia meglio che vi conosciate, così, semplicemente, senza tante formalità?
Lucia:    Ma sì, però …
Greta:    “Però” va bene così. Ora mettiti tranquilla che fin che aspettiamo ho anch’io qualcosa da chiedere a te.
Lucia:    Qualcosa da chiedere a me?
Greta:    Sì, una curiosità.
Lucia:    Beh … va bene. Di cosa si tratta?
Greta:    Chi era l’uomo del caffè?
Lucia:    L’uomo del …? Ah, l’uomo del caffè?
Greta:    Quello che hai incontrato l’altro ieri, sì. E’ qualcosa che non devo sapere o puoi parlarmene?
Lucia:    No, non c’è niente di segreto anche se, veramente, speravo di poter tenere la cosa per me, almeno per ora.
Greta:    Mmh, la cosa si fa interessante!
Lucia:    Ecco … vedi Greta, io dopo la scomparsa del tuo papà, non ho frequentato altre persone. Da un po’ di tempo a questa parte però ho cominciato a provare un senso di solitudine. Tua sorella studia in un’altra città, tu sei andata a vivere per conto tuo e io … a cinquantacinque anni  non ho praticamente una vita sociale.
Greta:    Hai le tue amiche, no? Il lavoro, gli zii …
Lucia:    E credi che bastino, Greta? A non farmi sentire sul viale del tramonto? Sono stata sempre considerata una bella donna, ero consapevole di esserlo e me ne sono sempre compiaciuta. Due lauree, una famiglia senza problemi, grazie a Dio, eppure … assistere al comparire delle prime piccole rughe, di quei segni che indicano l’inizio di un declino, mi ha fatto temere che il tempo a disposizione stia per finire.
Greta:    Ma cosa stai dicendo? Hai una vita davanti!
Lucia:    Che vita, Greta? Lavoro, le solite tre o quattro amiche, qualche parente … e io? Quando avevo la tua età pensavo che una a cinquant’anni fosse vecchia. Adesso io li ho passati i cinquanta. Con tuo padre sono stata bene. E’ l’unico uomo che ho amato nella vita. Ma ora lui non c’è più e io sono sola, con nessuno che si interessa a me, per la donna che sono.
Greta:    Vuoi dire che hai bisogno di un nuovo compagno?
Lucia:    No … O forse sì. In verità non lo so nemmeno io, forse. Ma quello che vorrei è uscire dalla mia quotidianità, dal consueto giro di persone che ho intorno e ricominciare a vivere prima che la vecchiaia o magari una malattia mi precludano tutte le possibilità.
Greta:    Cosa stai dicendo mamma … cosa stai dicendo?
Lucia:    Prima, quando mi descrivevi il tuo Carlo pensavo: “Ma sì, forse non lo ama davvero, forse fra due mesi sarà tutto finito … ma che bello per lei avere accanto una persona così, che la stima, la ascolta, la fa sentire bene”. Io non cerco nuovi amori, Greta, nessuno sostituirà tuo padre; ma un’amicizia sì, un uomo che apprezzi quel che di bello e buono mi rimane, questo sì, penso di avere il diritto di desiderarlo.
Greta:    E tutta questa premessa per dirmi che cosa?
Lucia:    So che mi biasimerai, ma te lo dirò lo stesso: ho consultato un bel po’ di profili su facebook in cerca di qualcuno con cui provare a uscire dal mio isolamento. Non credevo che l’avrei fatto davvero, ma per caso mi è capitato sotto gli occhi un profilo che mi ha incuriosito ed ho provato a chiedergli l’amicizia. Sai come si fa, no? Invii la richiesta, se lui risponde positivamente si dice che si è amici.
Greta:    E lui ha accettato, naturalmente.
Lucia:    Sì, dopo un po’. Pensavo che mi avesse ignorato, invece poi mi ha risposto. Non so come, ma mi è sembrato che ci fosse qualcosa di familiare in lui, come se ci fossimo già conosciuti in un’altra vita. Così ho agito d’istinto e gli ho mandato un messaggio.
Greta:    E che gli hai scritto, nel messaggio?
Lucia:    Gli ho scritto più o meno: “Ciao. Mi giudichi male se ti propongo di evitare di conoscerci solo virtualmente per incontrarci nel mondo reale e prendere un caffè insieme uno di questi giorni?”.
Greta:    E lui ti ha risposto subito?
Lucia:    Dopo dieci giorni. Mi ha risposto che era la prima volta che riceveva un invito così singolare e perciò accettava. Mi ha detto quando era libero lasciando a me lo scegliere il momento e il luogo dove vederci. E così l’altro ieri ci siamo incontrati.
Greta:    E se fosse sposato? O un balordo, un malvivente? Magari un maniaco?
Lucia:    Greta! Mi credi proprio così ingenua? Nella foto lui aveva un che di familiare, come ti ho detto, chissà perché mi sono persuasa che quegli occhi li avevo già visti. Ne ho parlato con Piera e l’ho messa al corrente di dove mi sarei recata e con chi. Ho voluto incontrarlo anche per accertarmi che la mia non fosse solo una sensazione. Magari a vederlo dal vivo mi sarei ricordata dove lo avevo già visto.
Greta:    E quando l’hai visto hai capito chi era?
Lucia:    Credo proprio di sì. Ma per il momento non chiedermi nulla.
Greta:    E lui ? Gli hai chiesto se si ricordava di te?
Lucia:    Non mi è sembrato opportuno farlo così, al primo incontro. E poi me l’avrebbe detto, penso.
Greta:    Quindi avresti intenzione di rivederlo suppongo (riceve un messaggi. Lo legge senza smettere la conversazione).
Lucia:    Non lo so. Tu che mi consiglieresti?
Greta:    Non saprei. Se tu fossi un’altra ti direi di cercare di rivederlo, di provare a ritrovare quegli stimoli che cerchi. Ma sei mia mamma.
Lucia:    E tua mamma non ha diritto a provare a sentirsi viva?
Greta:    Sì, certo. Ma mi rende inquieta pensarti fra le braccia di un uomo diverso da papà. Anche se riconosco che è un tuo diritto perciò … ti consiglio, prima di prendere delle iniziative, di appurare che lui non sia già impegnato; potresti trovare una sorpresa diciamo … spiacevole.
Lucia:    Non prenderla così …
Greta:    Devo uscire a portare le chiavi di scorta a Luisa; si è di nuovo chiusa fuori di casa. Abita qui a dieci minuti, non starò via molto (si avvia).
Lucia:    Ma come? E mi lasci qui con … con lui che sta arrivando?
Greta:    Faccio in tempo a tornare, non ti preoccupare. E poi mica ti mangia.
Lucia:    Ma così, senza essere nemmeno presentata … che gli dico?
Greta:    Mamma, hai cinquant’anni suonati, non sei una bambina. Se arriva fallo accomodare, fai gli onori di casa. Io arrivo tra non molto. Ciao (esce).
Lucia rimane sola. E’ evidentemente a disagio. Prova a curiosare in giro, consulta il suo cellulare, insomma dà l’impressione di essere un’anima in pena. Poi decide di telefonare.
Lucia:    (al telefono) Piera? … Ciao, sono io. Sono a casa di Greta e a momenti conoscerò  il suo compagno, dovrebbe arrivare a momenti. …. No, lei è uscita in questo momento, spero rientri prima che arrivi lui. …. Beh, anche per lui: trovare me qui ad aspettarlo senza Greta che ci possa almeno presentare … Vedremo, sono curiosa, sì, naturalmente … E che ci posso fare, Piera, che ci posso fare? Io spero che … appunto, e che si renda conto. … Gliel’ho detto, sì, gliel’ho detto. (suona il campanello) Oddìo, questo è lui! Devo … devo andare ad aprire. Ciao, ciao Piera (chiude. Esita ad andare ad aprire. Il campanello squilla ancora. Infine si fa coraggio e va ad aprire e rimane sbigottita nel trovarsi davanti Carlo).  Tu?
Carlo:    (entra al seguito di Lucia. Anche lui è molto sorpreso). Buonasera. Greta non c’è?
Lucia:    No, è uscita, ma tornerà a momenti .(lungo silenzio in cui entrambi non sanno che dire). Sono … sono molto sorpresa. Scusami ma ho bisogno di riavermi … Tu saresti il compagno di Greta?
Carlo:    Pare che sia così. Ma tu …?
Lucia:    Greta è mia figlia.
Carlo:    Ah! … Non ci posso credere.
Lucia:    Eppure è così. Non avrei mai immaginato possibile il verificarsi di una simile coincidenza.
Carlo:    (dopo una pausa) Immagino sia stato questo il motivo che ti ha spinta a contattarmi su facebook, chiedermi un appuntamento …
Lucia:    No, assolutamente.
Carlo:    Scusami ma mi è difficile crederti. Lei era d’accordo con te, naturalmente.
Lucia:    Non è così. Sapevo che mia figlia si era messa insieme ad un uomo di molto più anziano di lei, ma non credevo assolutamente che fossi tu il suo compagno. Come vi siete conosciuti? Tu hai circa la mia età e lei …
Carlo:    E’ successo, tutto qui. Immagino che la cosa non ti faccia piacere.
Lucia:    Sinceramente no, non posso dire di essere contenta che mia figlia a ventitre anni abbia un compagno che per età potrebbe essere suo padre.
Carlo:    Lo capisco. Invitarmi qui e trovare te, scoprire che sei sua madre: bello scherzo, non c’è che dire. (un lungo silenzio). Forse è meglio che ci salutiamo e che io me ne vada. (si avvia per uscire) Saluta Greta da parte mia.
Lucia:    Carlo no, aspetta …
Carlo:    Solo una cosa vorrei sapere: perché cercare me su facebook.
Lucia:    Non per via di mia figlia, te lo giuro. E’ stato un caso. Le mie intenzioni, devi credermi, erano buone. Pensavo … speravo sotto-sotto che ti saresti ricordato di me.
Carlo:    E’ così infatti. Non subito, ma dopo il nostro incontro mi sono ricordato e ho capito chi sei, Lucia.
Lucia:    Davvero? E non m’hai detto niente? Su facebook, vedendo la tua foto, avevo sospettato  che fossi tu. Per questo ho voluto incontrarti. Sei molto cambiato. Quanti anni sono trascorsi?
Carlo:    Tantissimi. Anche tu sei molto cambiata. Ora che ci penso Greta ha molto di te. Avrei dovuto accorgermene
Lucia:    Si, in effetti è così.
Carlo:    Questo forse spiega tante cose.
Lucia:    Forse.
Carlo:    Già, forse (vorrebbe trattenersi,ma si costringe ad andarsene).  Vado via. Saluta Greta da parte mia. Non credo ci vedremo più. Spiegale tu … capirà. Buona serata Lucia (esce).
Lucia:    No, Carlo, aspetta … (Si ferma sulla porta. Torna sui suoi passi. Cerca affannosamente il telefono nella borsa. Lo trova e prova a chiamare). Rispondi Greta, rispondi …. (cessano gli squilli. Rifà il numero) … E rispondi, accidenti a te … (rinuncia a telefonare. Si siede. E’ molto amareggiata) .
Greta:    (entra, molto agitata) Che cosa è successo?
Lucia:    Oh. Greta, finalmente! Ho provato a chiamarti e ….
Greta:    Si può sapere cos’è successo qui? Che gli hai detto? Giuro che questa me la paghi!
Lucia:    Che … che è successo? E’ successo che lui era …
Greta:    Che gli hai detto, si può sapere? L’ho incrociato sul pianerottolo che scendeva! Gli ho chiesto perché se ne stava andando. Mi ha detto: “Fatti spiegare tutto da tua madre” e se n’è andato!
Lucia:    Sì, è stata una terribile coincidenza, ma che ne potevo sapere io?
Greta:    Spiegati, mamma!
Lucia:    Sì, ma ora calmati per favore. Mettiti seduta.
Greta:    Metticiti tu seduta! Io me ne sto in piedi. Avanti, fatti uscire il fiato.
Lucia:    Va bene, va bene ma stai tranquilla. E’ stato un colpo anche per me …
Greta:    Parla!
Lucia:    Carlo … è l’uomo che avevo trovato su facebook … quello che avevo incontrato l’altro ieri in quel bar.
Greta:    Lo so. E allora?
Lucia:    Lo … sai? E come fai a saperlo?
Greta:    Lo so perché la sera stessa lui mi ha raccontato di aver incontrato una donna conosciuta tramite facebook. Gli ho chiesto di farmi accedere al suo account per vedere chi fosse questa donna e così ho scoperto che eri tu.
Lucia:    Ma come …? E lui?
Greta:    A lui non l’ho detto che eri mia madre.
Lucia:    Ma Greta, come hai potuto? Hai fatto finta di niente anche con me? Perché non dirmelo, scusa? Perché non dirlo a lui? E per quale sadico motivo lo hai fatto venire qui?
Greta:    Macché sadico motivo! Volevo farvi uno scherzo, a tutti e due! E’ stato un caso fortuito che tu incontrassi in rete uno sconosciuto che, guarda caso, a tua insaputa, è proprio il mio compagno!
Lucia:    Scherzo? E lo chiami scherzo!
Greta:    Sì, uno scherzo! Pensavo che ritrovandoci qui tutti e tre, scoprendo le vostre reciproche identità ci saremmo fatti quattro risate! E invece no: l’ho visto, era turbato e io non l’ho mai visto così! Perciò adesso tu mi fai il santo piacere di dirmi cos’è successo tra voi per suscitare una reazione del genere!
Lucia:    Lui non era uno sconosciuto per me … né io per lui.
Greta:    Che storia mi stai raccontando? Sapevo che tu avevi l’impressione di averlo già visto, ma da qui a …
Lucia:    E’ vero, da principio non ero sicura che fosse lui, ma il volto mi sembrava familiare. Fino a quando non l’ho incontrato di persona.
Greta:    Oh, mamma, chi è? Il conte di Montecristo?
Lucia:    Avevo quindici anni, o sedici forse … Lui era un ragazzo che frequentava il mio stesso istituto alle superiori, ma era in un’altra classe di un’altra sezione. Mi ero accorta di piacergli anzi, lui si era proprio preso una cotta per me. Però era estremamente timido … si limitava solo a guardarmi, mi seguiva, me lo trovavo in tutti i posti che frequentavo.
Greta:    E perché non t’è venuto in mente di parlargli tu?
Lucia:    Lui non era un granché, non mi suscitava nessun interesse. Io frequentavo dei ragazzi più grandi, stavo bene con loro. Perché avrei dovuto dargli corda? Me lo sarei poi ritrovato sempre tra i piedi, pensavo. Sulle prime mi infastidiva vederlo. Poi, quando se ne accorsero anche i miei amici, lui diventò oggetto del nostro divertimento. I miei amici lo prendevano in giro, ridevamo di lui …
Greta:    Che stronzi! Loro e soprattutto tu!
Lucia:    Sì, col senno di poi ti do ragione: eravamo stronzi. Ma infine che ci potevo fare? Dargli retta sarebbe servito solo ad illuderlo. E poi da adolescenti non si è così razionali da ragionarci su, erano altri tempi. Per noi lui era ridicolo: non aveva un motorino, solo una vecchia bicicletta sgangherata; si vestiva in modo bizzarro, fuori moda completamente, era pieno di brufoli … Non so nemmeno se avesse degli amici. Se gli avessi rivolto la parola sarei diventata io lo zimbello di tutta la mia compagnia.
Greta:    Ma che brava. Eri proprio una ragazza in gamba! E quanto durò tutto questo?
Lucia:    Oh, moltissimo. Credo almeno  un anno se non di più.
Greta:    E poi come fini?
Lucia:    Poi  cominciai a non vederlo più, se non raramente, per caso. Infine sparì del tutto e non ne seppi più nulla. Pensa, ho saputo solo l’altro ieri che si chiama Carlo.
Greta:    Sbaglio o poco fa mi hai detto che anche lui ti aveva riconosciuta?
Lucia:    Sì, me l’ha detto solo poco fa, qui. Io non credevo che avesse capito chi ero.
Greta:    Posso immaginare perché abbia reagito così … ma che ti ha detto?
Lucia:    Che mi ha detto … non crede che tutto questo sia una coincidenza, pensa che io l’abbia cercato per divertimento forse …
Greta:    E non sarà facile convincerlo che io ero del tutto ignara del vostro passato e non sapevo niente delle tue intenzioni quando lo hai cercato su facebook e invitato a quell’appuntamento. Non crederà mai che l’ho invitato a venirti a conoscere essendo all’oscuro di tutto! Mamma, ti odio! Ora lui disprezzerà anche me!
Lucia:    Sarebbe comprensibile. Posso solo immaginare quanto abbia sofferto allora a causa mia. Ed essersi  innamorato di una ragazza che tutt’a un tratto scopre essere figlia mia. E in questo modo …
Greta:    Ti rendi conto che questo può aver messo la parola fine al mio rapporto con Carlo, mamma?
Lucia:    Sì, temo di sì.
Greta:    Perché, se avevi il sospetto di chi fosse, lo hai voluto cercare, incontrare, me lo spieghi? Non te ne fregava nulla di lui da ragazzi, perché cercarlo ora? Per ricordargli un tempo doloroso della sua vita? Perché? E poi sarei io la sadica?
Lucia:    Non è come credi.
Greta:    La vedo difficile convincermi che non è come la penso.
Lucia:    Greta, io fino a che era vivo tuo padre stavo bene, non pensavo ad altri. Da qualche mese a questa parte però, inspiegabilmente, ho cominciato a pensare a lui …
Greta:    A Carlo?
Lucia:    A quel ragazzo che mi guardava con quegli occhi. A quel ragazzo che sopportava le risate, gli sfottò, lo scherno pur di vedermi. Un pensiero che mi si insinuava nella mente nei momenti più inaspettati.
Greta:    Sensi di colpa? Un tantino tardivi direi.
Lucia:    Mi detta anch’io la stessa cosa. Ma non era questa la vera ragione, l’ho capito solo dopo.
Greta:    E qual’era la ragione che ti faceva pensare a lui?
Lucia:    Sembrerà incredibile, ma credo sia perché se penso a tutti coloro che mi hanno fatto il filo, adulata, corteggiata - e ci hanno provato in molti, ti assicuro – lui è l’unico che mi viene in mente. L’unico che credo fosse davvero stato innamorato di me.
Greta:    A parte papà … spero.
Lucia:    Beninteso. Immaginavo che se lo avessi rivisto ora, a distanza di tanti anni, avrei potuto scusarmi con lui, risarcirlo in qualche modo delle sofferenze che gli ho cagionato in gioventù. Speravo che lui avrebbe potuto capirmi … perdonarmi … e diventare un buon amico. Così quando ho visto quel profilo su facebook ho creduto che mi si presentasse un’occasione unica e insperata.
Greta:    Posso chiederti una cosa? E ti prego di rispondermi sinceramente.
Lucia:    Certo.
Greta:    Cercavi solo di rimettere a posto il tuo passato nei suoi confronti o speravi  anche in qualcos’altro?
Lucia:    Capisco cosa intendi. Ma non è stato per calcolo. Solo per speranza: ho sperato che lui conservasse almeno in parte un briciolo d’amore per me, o almeno di rimpianto.  
Greta:    Così incontrandoti e riconoscendoti lui ti avrebbe gettato le braccia al collo e tu avresti finalmente trovato qualcuno che si interessasse a te “per la donna che sei”! Che bell’intento da parte tua!
Lucia:    Io non lo sapevo che era il tuo compagno, Greta! E poi, scusa, lui ha la mia età, non la tua: che c’è di male ad aver desiderato di trovare con lui un rapporto di … affetto?
Greta:    Sei incredibile mamma. Ora se non ti dispiace …
Lucia:    Me ne vado, ho capito. Credi che riuscirai a … sì, insomma … a far pace con lui?
Greta:    Non lo so. Ma nel caso non ci riuscissi ti telefonerò. Così saprai di avere via libera.
Lucia:    Sei ingiusta con me, Greta.
Greta:    Non lo so. Forse è così. Ora per favore vattene. Voglio restare sola.
Lucia:    Va bene. Se lo senti, scusami con lui: digli che non era mia intenzione ferirlo e che sono pronta a dargli tutte le spiegazioni che vorrà.
Greta:    Puoi sempre farlo da sola via facebook.
Lucia:    E’ vero. Proverò a scrivergli e spero che sia disposto a darmi un’altra possibilità.
Greta:    Ecco, brava. Ritenta e sarai più fortunata!
Lucia:     Allora io … vado.
Greta:    Arrivederci.
Lucia:    (esita, poi si decide) Arrivederci (esce mentre Greta se ne sta immersa nei suoi pensieri).

BUIO    (23:00)

Bar. Sei mesi più tardi. La cameriera è seduta ad un tavolino. Non è in tenuta da lavoro ed ha accanto a sé un trolley ed un borsone. Sembra in procinto di partire. Sta leggendo un opuscolo. Entra Greta.
Greta:    Ciao Sonia! Che fai, sciopero? (vede i bagagli) Stai partendo?
Cameriera: Ciao Greta. No, niente sciopero. Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro. Fra una mezz’oretta chiudo tutto, consegno le chiavi su al signor Corrado e me ne vado. Come mai da queste parti?
Greta:    Passavo. Ti ho vista attraverso i vetri e ho pensato di entrare per un saluto.
Cameriera: Grazie! E’ un bel po’ che non ti si vede.
Greta:    Già. Dopo quel casino con Carlo e mia madre.
Cameriera: Veramente per un po’ avevi continuato a farti viva. Poi sei sparita.
Greta:    Sì, è vero. Venivo perché speravo di incontrare Carlo. Non ci siamo lasciati bene e lui mi ha chiesto di non andare più a casa sua. Sapevo che a volte bazzicava ancora da queste parti, così speravo di beccarlo qui e provare a parlarci.
Cameriera: Non ti sei ancora rassegnata?
Greta:    Ma sì, per quello sì. Non è che la nostra storia potesse avere un gran futuro. Capirai: io ho ventiquattro anni e lui ha l’età di mia madre. Se non finiva così, sapevo che prima o poi ci avrei pensato io a troncare. Ma avevo comunque bisogno di lui per via di quel suo amico, così se riuscivo a farci pace e tirare avanti ancora per un po’ …
Cameriera: Per il professore dell’università? Quello per la tua tesi?
Greta:    Sì, proprio lui. E’uno che di solito non accetta l’impegno di portare studenti alla tesi, non ne ha il tempo, dice. Ma Carlo mi aveva assicurato che gliel’avrebbe chiesto come favore personale e senz’altro non gliel’avrebbe rifiutato. E’ un pezzo grosso e far la tesi con lui è un ottimo lasciapassare anche per dopo l’università.
Cameriera: Ma allora tu stavi con Carlo solo per arrivare a far la tesi col suo amico professore?
Greta:    Non farmi la moralista, Sonia! Ci stavo insieme perché tutto sommato mi piaceva, è una bella persona e con lui stavo bene. Ma anche perché mi tornava utile, perché no? In fin dei conti anche lui se l’è spassata spupazzandosi una ragazza di vent’anni per un po’! Tutto sommato, nello scambio sono io quella che ci ha perso di più.
Cameriera: Perdonami la sincerità, ma tutto ciò mi sembra un po’ cinico da parte tua.
Greta:    Cinico? Sì, può darsi. Ma oggi come oggi o ti metti l’orgoglio sotto i piedi e cogli queste occasioni oppure, scusa se te lo dico, ti ritrovi a fare la cameriera a pochi soldi al mese come te per pagarti gli studi! Senza offesa.
Cameriera: Figurati.
Greta:    Come mai hai con te i bagagli?
Cameriera: Trasloco. Come hai detto tu, per pagarmi gli studi fuori sede ero costretta a fare la cameriera. Ora però ho trovato alloggio gratis: ospitalità in cambio di qualche ora la settimana di lavori domestici,  perciò mi trasferisco. Con la borsa di studio mi pago l’università, spese di affitto non ne avrò più, quindi … potrò dedicarmi completamente allo studio.
Greta:    Benissimo! Mi fa piacere per te. Ma … (guarda fuori. Ha visto che sta arrivando Lucia) .. Accidenti! Mia madre sta venendo qui!
Cameriera: (si gira e guarda) Sì, è lei. Si direbbe diretta qui. E’ un problema?
Greta:    Non voglio incontrarla. C’è un modo per uscire dal retro?
Cameriera: Veramente no. Nel retro c’è un cortile chiuso, non puoi andare da nessuna parte.
Greta:    Non voglio parlarle! Non c’è un posto dove nascondermi finché non se ne va?
Cameriera: C’è il locale dietro il bancone, di là, ma è un bugigattolo, serve da piccolo magazzino ..
Greta:    Andrà benissimo. Fammi vedere dov’è.
Cameriera: Come vuoi. Da questa parte, vieni (esce seguita da Greta, appena in tempo prima che Lucia entri nel locale).
Lucia:    (Si guarda intorno; nota i bagagli. Poi si avvicina ad un altro tavolo) C’è nessuno?
Cameriera: (rientra) Buonasera signora.
Lucia:    Posso accomodarmi, o state chiudendo?
Cameriera: Si accomodi pure, chiudiamo alle 20:00. Cosa le posso portare?
Lucia:    Un succo senza zucchero. Pompelmo, o ananas, quello che ha.
Cameriera: Mango oppure kiwi. Non abbiamo altro, mi dispiace.
Lucia:    Come mai?
Cameriera: Il locale con stasera  chiude l’attività, signora, stiamo andando ad esaurimento.
Lucia:    Ah, capisco. Si può avere allora un caffè lungo macchiato caldo?
Cameriera: Senz’altro, quello sì .. (guarda verso l’ingresso: entra Carlo). Buonasera.
Carlo:    Buonasera (passa uno sguardo tra la cameriera e Carlo. Poi tra Carlo e Lucia). Ciao Lucia.
Lucia:    Ciao Carlo. Che … piacere rivederti.
Carlo:    Già. Ci accomodiamo? (siedono Carlo e Lucia).
Cameriera: Cosa ti … cosa le posso portare?
Lucia:    (ha notato che la cameriera stava per dare del tu a Carlo, ma a parte un guizzo nello sguardo,non reagisce) Il locale chiude, mi diceva poco fa la signorina. Io ho preso un macchiato.
Carlo:    Un caffè, per favore.
Cameriera: Va bene. Pensate di ordinare altro dalla caffetteria? Altrimenti io approfitterei per spegnere la macchina, se non vi dispiace.
Lucia:    Io non prendo altro.
Carlo:    Nemmeno io.
Cameriera: Bene. Vado a preparare i caffè (esce).
Lucia:    Mi ha fatto piacere che tu abbia accettato di vedermi.
Carlo:     Mi hai scritto tante cose su facebook. Sarebbe stato brutto da parte mia rifiutare.
Lucia:    Ero fiduciosa che non l’avresti fatto, anche se in fondo io e te non ci conosciamo.
Carlo:     Ho capito un po’ di cose di te leggendo i messaggi che mi hai scritto.
Lucia:    Sì, ti ho scritto molto in questi sei mesi. Spero che tu mi creda e abbia compreso che volerti incontrare dopo tanti anni fu una decisione che presi ignorando il tuo rapporto con mia figlia.
Carlo:     Sì, ti credo. Fu tutto frutto di una serie di circostanze fortuite. Mi dispiace di aver reagito in quel modo quel giorno a casa di Greta. Ma sul momento, ti assicuro, era difficile non credere di essere stato vittima di un disegno premeditato.
Lucia:    Certo, lo capisco. A ripensarci anch’io lo avrei pensato, al posto tuo. Comunque spero ora sia tutto chiaro.
Carlo:     Sì. Come saprai non vedo più tua figlia.
Lucia:    L’ho saputo. Anche se da allora nemmeno io la vedo più.
Carlo:     Mi dispiace. Ma perché?
Lucia:    Mi ritiene responsabile della vostra rottura. Inoltre, credo, non tollera che io, sua madre, abbia l’ardire di cercare amicizie maschili su facebook.  
Carlo:     Lo hai fatto?
Lucia:    Solo con te, te lo giuro.
Carlo:     Perché, Lucia? Che t’è saltato in mente?
Lucia:    Te l’ho scritto, no …?
Carlo:     Sì. Ma vorrei che me lo dicessi.
Lucia:    Con l’età si capiscono tante cose, Carlo. Io credo di essere sempre stata una ragazza leggera, viziata, prima da adolescente e poi da donna sposata. Mi è sempre andato tutto bene: ho sposato l’uomo che volevo, mi sono laureata, ho potuto scegliere il lavoro che mi piaceva, ho avuto due splendide figlie e una vita agiata. Ho avuto tutto. E così sono vissuta su una nuvola, serena, fino a quando una malattia improvvisa mi ha portato via Federico, nel giro di tre mesi.
Carlo:    Questo lo sapevo. Greta mi ha raccontato di come ha perso suo padre.
Cameriera: (entra. Serve i caffè, poi esce) Prego, i caffè.
Lucia:    Quando manca la persona con cui hai condiviso la vita, ti senti persa, come se fosse una parte di te che se ne è andata. Sono trascorsi tre anni e io non ho più saputo arginare il senso di solitudine che avevo dentro. Guardando indietro non riuscivo a ricordare nessuno, tra coloro che avevo frequentato,  che avesse lasciato un segno.
Carlo:    E hai pensato a me.
Lucia:    Oh, sì. Molte volte mi sono vista quei tuoi occhi fissarmi. Mi sono chiesta che fine avessi fatto e d’un tratto una sera ho visto il tuo profilo in facebook. Sapevo di essere stata stronza con te, ho immaginato quanto ti avessi fatto soffrire; così ho pensato di accertarmi che quel profilo fosse proprio il tuo per poi tentare di risarcirti in qualche modo, offrendoti anche se tardivamente, la possibilità di instaurare un rapporto almeno amichevole con me.
Carlo:    E’ passato tanto tempo, Lucia. Io non sono più quello che tu ricordi.
Lucia:    Lo immagino. Se sono qui è perché anch’io sono cambiata. Ho sentito Greta parlarmi di te, prima che succedessero quei fatti. Il ritratto che me ne faceva era quello di una persona adorabile, profonda, di grande bontà. E quelle sue parole mi sono rimaste dentro. Ora che sei qui, qualcosa mi dice che aveva ragione e che ho fatto bene ad insistere e ad invitarti qui stasera.
Carlo:    Cosa posso fare per te, Lucia?
Lucia:    Perdonami per come ti ho trattato quando eravamo ragazzi. E ora accetta di essermi … amico.
Carlo:    (le prende la mano; dopo un lungo silenzio). Quello che è successo quasi  quarant’anni fa ormai è passato, Lucia. Quanto al resto …
Non vista, Greta entra seguita dalla cameriera e assiste immobile alla scena
Lucia:    Io ho bisogno di riprendere a vivere, Carlo … Non posso continuare a sentirmi sola così.
Carlo:    E hai pensato a me per colmare questo vuoto?
Lucia:    Devo sentire di essere importante per qualcuno.
Carlo:    Perché io?
Lucia:    Te l’ho detto: non ho nessun’altro … (Si alza e fa alzare anche Carlo. Sono l’uno di fronte all’altro). Permettimi di risarcirti con un gesto, non negarmelo … (lo abbraccia e gli dà un lungo bacio a cui Carlo non rimane insensibile. Greta ha un moto di stizza ma la cameriera la dissuade. D’improvviso lui si ritrae).
Carlo:    Lucia, è tardi adesso: a diciassette anni avrei dato la vita per un tuo abbraccio, per un tuo bacio. Ma poi ho guardato avanti. Apprezzo moltissimo il tuo gesto nei miei confronti e la tua volontà di scusarti ora per allora. Ma abbiamo preso strade diverse, siamo praticamente due estranei.
Lucia:    Non è vero! Facciamo parte l’uno della vita dell’altro, che ci piaccia o no. Ti prego, non vendicarti adesso negandomi la tua amicizia. Io sono certa di esserti rimasta dentro per tutti questi anni! Hai avuto una relazione con mia figlia perché lei ti ricordava me!
Carlo:    Ma no, Lucia, cosa dici, non è così.
Lucia:    E’ così, ne sono certa! Ogni volta che hai baciato lei è me che baciavi; ogni volta che hai fatto l’amore con lei è me che stringevi tra le braccia, ammettilo.
Greta:    Basta, mamma! Smettila! Basta …
Lucia:    Greta! … tu?
Carlo:    Greta!
Greta:    Vergognati, Sei una … una …
Lucia:     Avanti, dillo: puttana?
Greta:    Peggio! Non esitare a riaprire una ferita dolorosa in una persona che ha sofferto a causa tua solo perché ora non sei più la principessa e ti senti sola è peggio che essere puttana!
Lucia:    Allora buon sangue non mente!
Greta:     Che intendi dire?
Lucia:     Che non sei migliore di me.
Greta:    Avanti, sputa!
Lucia:    Darsi a un uomo che ha trent’anni più di te per ottenere di essere raccomandata al suo amico professore per curare la tesi è tanto diverso? Non è prostituirsi?
Greta:    Sei ignobile! Non è vero!
Lucia:     Me l’hai detto tu stessa, non negarlo adesso qui, davanti a lui!
Carlo:    (imperioso) Basta! (Figlia e madre si girano verso di lui). Ora basta. State sgretolando la vostra dignità. Mi vergogno io per voi. Vi prego di smettere di accapigliarvi così.
Greta:    Dillo a lei, non a me. Non sono io quella che si sente sola!
Lucia:    No, tu sei solo un’arrivista senza scrupoli!
Carlo:    Vi prego! Non aggiungete altro. E’ meglio che ciascuno se ne vada per la sua strada.
Lucia:    Va bene, è inutile star qui a dare di questi spettacoli. I panni sporchi si lavano in famiglia.
Greta:    Sì, levati dai piedi che è meglio. (a Carlo): Carlo, la porta di casa mia è sempre aperta per te. Non dar retta alle calunnie di mia madre, io lo so che non era a lei che pensavi quando eri tra le mie braccia: eri mio, solo mio!
Lucia:    Ci mancava solo il melodramma. Carlo, mi dispiace per questa scenata indegna. Proseguiremo la nostra conversazione in altra sede …
Carlo:    Sentite …
Cameriera: (interviene in aiuto di Carlo) Veramente non credo proprio.
Lucia:    Prego?
Cameriera: Signora, Carlo non ha bisogno di lei, né di te, Greta …
Greta:    Che stai dicendo?
Cameriera: Vedete, qui ci sono un trolley e un borsone da viaggio: contengono tutte le mie cose. Quando uscirò di qui le caricherò sull’auto di Carlo per portarle a casa sua.
Lucia:    Che …? (guarda Greta)
Cameriera: Sì, nessuna di voi due si faccia illusioni nei suoi confronti, perché io da stasera andrò a vivere insieme a lui.
Greta:    Allora era questa la sistemazione che dicevi di aver trovato … alloggio gratis in cambio di …? (rivolta a Carlo) E’ vero quello che sta dicendo?
Carlo:    Sì, è vero. Ho conosciuto Sonia sei mesi fa, in occasione del nostro incontro, Lucia; Sonia è una ragazza pulita, disinteressata. Mi è piaciuta subito.
Cameriera: E lui è piaciuto a me, mi ha conquistata con i suoi modi e le sue parole buone. Quindi … visto che ci amiamo, perché non vivere insieme?
Lucia:    Dici di amarlo? Uno che ti potrebbe essere padre?
Greta:    Già, che bella coppia!
Cameriera: Beh, tu non dovresti avere difficoltà a capirmi, Greta. Quanto a lei, signora, le sarò grata se eviterà di contattare ancora Carlo. Il passato è passato. Ora io sono il suo presente .. e il suo futuro spero.
Lucia:    ( a Carlo) E tu? Che hai da dire?
Carlo:    Ti dico addio, Lucia; e lo dico anche a te, Greta.
Cameriera: Il locale chiude, signore. Vi invito ad uscire, se non vi spiace.
Lucia e Greta si guardano. Poi, indispettite, ciascuna per suo conto, se ne vanno senza salutare borbottando tra sé. Carlo si rivolge alla cameriera.
Carlo:    Grazie! Sei stata grande.
Cameriera: Mi sono sentita di intervenire … forse non avrei dovuto?
Carlo:    Al contrario: hai fatto benissimo. Te ne sarò grato per sempre. Credi se la siano bevuta?
Cameriera: Dalle facce che hanno fatto direi di sì. Tu che ne pensi?
Carlo:    Spero che se ne facciano una ragione e non mi cerchino più.
Cameriera: Eppure ho temuto che per un attimo quella donna avesse ripreso un certo ascendente su di te.
Carlo:    Lucia? E’ vero: è riuscita a farmi vacillare. Ha detto bene Greta: ha riaperto una ferita dolorosa che mi sono portato dentro per tanto tempo.
Cameriera: Rimpianti?
Carlo:    No. Ho capito chi è veramente. Magari lo avessi saputo allora! Ma tu? Dove ti trasferisci?
Cameriera: Ho trovato una sistemazione presso una signora anziana. Lei ha bisogno di qualcuno che le faccia qualche piccolo lavoretto di pulizia in casa e di un po’ di compagnia. In cambio mi offre vitto e alloggio gratis.
Carlo:     Ottima sistemazione, sei contenta?
Cameriera: Molto. Così non ho più bisogno di far la cameriera per pagarmi il soggiorno in città.
Carlo:    Vuoi un passaggio?
Cameriera: Magari! Me lo daresti?
Carlo:    Certamente! E’ il minimo che io possa fare, per te.
Cameriera: Allora (si avvicina ai bagagli, prende il trolley e scherzando)… “Andiamo, tesoro, partiamo per il nostro nido d’amore” ….
Carlo:    (prendendo il borsone e avviandosi con lei) “Certo gioia mia, andiamo. Chi cucina stasera?”
Cameriera: “Tu naturalmente …” (escono ridacchiando).