QUATTRO BRIGANTI
1898

tre atti di

Paolo Cappelloni



Personaggi
Don Eugenio – Parroco
Sandrone – Sacrestano
Maria - Parrocchiana
Filomena - Parrocchiana
Martina - Parrocchiana
Fosco - Brigante
Orlando - Brigante
Ubaldo (detto Orecchio) - Brigante
Giuditta (la Diavola) – Brigante

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Primo Atto

La scena rappresenta la sacrestia di una piccola chiesa cittadina ma che Don Eugenio usa un po’ per tutto. C’è una porta a destra che da in chiesa, una a sinistra verso l’appartamento del Parroco e una centrale che da all’esterno. In un angolo della sacrestia c’è un tavolino su cui Don Eugenio mangia e una credenza che usa come piccola dispensa. Siamo nell’inverno del 1898.
All’aprirsi del sipario Don Eugenio entra, di ritorno dalla celebrazione della S. Messa, seguito da Sandrone, il sacrestano, che eseguirà le stesse azioni di Don Eugenio: entrambi si inginocchiano davanti al crocefisso poi, mentre il prete si toglie il camice e la stola e la bacia riponendola in bell’ordine, Sandrone si toglie la sua veste da chierichetto.

Don Eugenio - Ecco fatto, Sandrone. Vai a dare una messa a posto in chiesa, ora, dopo puoi andare. (Mentre Sandrone è girato gli da inaspettatamente una “amichevole zampata” sul sedere rimproverandolo) Ma se ti vedo ancora una volta a succhiare dall’ampollina del vino ti faccio ripulire ogni giorno la cera da tutti i candelieri della chiesa!
Sandrone - (A voce alta) Ma voi dite sempre: “Servite Domino in laetitia” dite, voi!
Don Eugenio – Sì, ma non con le sbornie! Hai capito?
Sandrone - (Guadagnando velocemente l’uscita, a voce alta) Sì, sì, Don Ugenio… Ho capito, ho! Christus regnat!
Don Eugenio - (Risponde con un sorriso a Sandrone che è già fuori) Semper! (Tra sé, mentre prende un piatto e un tovagliolo che mette sul tavolo a mo’ di tovaglietta) Poi mi viene a dire che alla fine delle funzioni è tanto pieno di spiritualità che barcolla… Gli do io la spiritualità!
Maria - (Si affaccia dalla porta che da alla chiesa) Posso entrare, Don Eugenio?
Don Eugenio - Oh, Maria! La messa è finita, non vai a casa?
Maria - Sì, volevo solo sapere se avevate bisogno di qualcosa: una mano in cucina, qualcosa da mettere sul fuoco…
Don Eugenio - No, grazie Maria, c’è Carlino di San Pietro che m’ha fatto avere tre uova già sode e un po’ d’insalata, perciò c’è poco da cuocere.
Maria - (Delusa) Ah, allora non avete bisogno di niente. In caso potrei dare una spazzatina in chiesa…
Don Eugenio - No, ti ringrazio, per queste cose c’è Sandrone, lo sai. Vai a mangiare tranquillamente in grazia di Dio.
Maria - (Si avvia, indugiando, verso l’uscita) Sì, andrò tranquillamente… in grazia di Dio.
Don Eugenio - (Capendo il problema, le si rivolge con noncuranza) Cosa mangi oggi, Maria?
Maria - (Avviandosi) Oh, non so, ancora. Vedrò di rimediare qualcosa.
Don Eugenio - Vieni qui, ascoltami: da quanto tempo non c’è più tuo marito?
Maria - Da due anni, Don Eugenio, sono due anni che non c’è più, requeschiatti in pace.
Don Eugenio - Amen. Bè, sarebbe ora che ti trovassi un onest’uomo che ti facesse compagnia e che ti aiutasse economicamente, sei ancora tanto giovane!
Maria - Eh, lo so ma non è facile, Don Eugenio!
Don Eugenio - Lo so ma sai che le vie del Signore sono infinite e se tu ti dai da fare e io pregherò Santa Francesca Romana vedrai che qualcosa si rimedierà.
Maria - Dite che rimedierò?
Don Eugenio - Rimedierai, rimedierai…
Maria - Vi ringrazio.
Don Eugenio - E i tuoi bambini?
Maria - Sono a casa che aspettano.
Don Eugenio – Ho capito. (Dopo un sospiro) Pensi che gradirebbero un uovo sodo?
Maria - (Sorridendo) Credo proprio di sì, Don Eugenio! Grazie!
Don Eugenio - (Prende un uovo da un cartoccio e glielo porge) Ecco qui! Questo dà energia... eh? Quanti anni ha Faustino, adesso? Il più grande.
Maria - Dieci anni, Don Eugenio.
Don Eugenio - San Girolamo Emiliani! Già dieci anni! (Consegnandole anche il fagotto con l’insalata) Allora portagli anche questo cespo d’insalata. Questo viene direttamente da San Pietro.
Maria - (Meravigliata) Proprio da lassù??
Don Eugenio - Sì. (Capisce il qui pro quo) Non dall’apostolo del Signore, Maria! Dalla vicina frazione di San Pietro!
Maria - (Prendendolo senza pensarci due volte) Ah, ecco. Grazie Don Eugenio, grazie!
Don Eugenio - Vai, adesso, vai. (Maria guadagna l’uscita continuando a ringraziare). (Don Eugenio prende il secondo uovo e lo osserva) Ma tu guarda cosa deve essere la natura: una cosa così buona e perfetta che viene fuori da… mah! Le vie del Signore sono davvero infinite! (Si siede a tavola e con soddisfazione si accinge a romperlo quando bussano alla porta) Ecco… Avanti!
Filomena - (Affacciandosi) Don Eugenio… posso?
Don Eugenio - Oh, qual buon vento, Filomena?
Filomena - Eh, un filo di scirocco, Don Eugenio! Stamattina tra una cosa e l’altra non sono riuscita ad assistere alla funzione allora mi sono detta se potevo essere utile in qualche maniera…
Don Eugenio - E come potresti essere utile, figlia mia?
Filomena - (Sbirciando l’uovo sodo) Vi potrei pulire la tavola, vedo che state sgusciando un uovo…
Don Eugenio - Eh? (Capisce a cosa allude) Ah, lascia perdere, non è una gran fatica. (Dedicandosi con rassegnazione a Filomena) Tuo marito dov’è?
Filomena - E’ in fonderia ma combina poco e niente perché sapete, Don Eugenio, che fa spesso confusione tra la fonderia e l’osteria!
Don Eugenio - Lo so, lo so! (Prende il secondo uovo e si rivolge a Filomena con noncuranza) Ti andrebbe un uovo sodo? A me rimangono sempre un po’ pesanti!
Filomena - Grazie! Grazie Don Eugenio!... (Uscendo) Siete sicuro che non avete bisogno di niente??
Don Eugenio - No, Filomena, non ho bisogno di niente, io. Vai, vai tranquilla. Eh, poveretti noi! Pater noster… vedete di dare a tutti il pane quotidiano e di allontanarci da questa miseria stabile! E speriamo che il nuovo anno sia migliore di questo! (Prende il terzo uovo sodo e si accinge a mangiarlo).
Sandrone - (Si affaccia dalla porta della chiesa, a voce alta) Don Ugenio, Don Ugenio!.
Don Eugenio - Cosa c’è, Sandrone?
Sandrone - (A voce alta) Io ho finito.
Don Eugenio - Va bene, grazie.
Sandrone - (A voce alta) Allora torno per la prossima funzione, torno, allora.
Don Eugenio - Sì, va bene.
Sandrone - (Fissando l’uovo, a voce alta) Io andrei a mangiare qualcosa, andrei…
Don Eugenio - Andresti…
Sandrone - (A voce alta) Andrei…
Don Eugenio - (Guarda l’uovo e Sandrone) Invece…?
Sandrone - (A voce alta) Invece… niente, Don Ugenio… niente. Sono in miseria completa, sono!
Don Eugenio - (Prende l’ultimo uovo e con estrema rassegnazione lo mette in mano a Sandrone) Prendi… ma non mi venire anche a dire che ti si impunta, eh?!!
Sandrone - (Uscendo, felice, a voce alta) No, no! Grazie Don Ugenio! Grazie!
Don Eugenio - (Tra sé, volgendo gli occhi al cielo) Signore… Vi avevo parlato del pane quotidiano, non dell’uovo sodo! (Tra sé, rimettendo a posto il tovagliolo, il piatto e la ciotola) Secondo Voi adesso dovrei essere felice! Eh, Signore dei poveretti quanta fatica! (Prendendo il suo libro delle preghiere) Chissà se il Novecento porterà un po’ di pace, di tranquillità e di prosperità a tutti quanti. Mah… (Apre il libro e legge)… “justitia ejus manet in saeculum saeculi…”
Fosco - (Compare alla porta con atteggiamento e postura spavalda e minacciosa) Amen!
Don Eugenio - (Colto alla sprovvista) E tu chi sei??
Fosco - Il diavolo!! Ahahahahaha!
Don Eugenio - Ah, può essere! Infatti il diavolo non bussa come tutte le personcine educate!
Orlando - (Compare allo stesso modo) E io sono Satanasso!! Ahahahah!
Don Eugenio - (Ironico) Ah, ecco. E cosa vorrebbero questi due diavoli da un prete?
Fosco - (Estraendo un grosso coltellaccio e puntandoglielo contro mentre Orlando rovista fra le poche cose della Sacrestia) Te cosa dici?
Don Eugenio - Non mi viene in mente niente.
Orlando - Ci vogliamo confessare! (Fosco ride sguaiatamente. Orlando mima sarcasticamente l’atto della confessione) Confessatemi, padre!!! Ho molto peccato!! Ahahahahah!
Don Eugenio - (Serio) Ne sono convinto.
Fosco - (Facendosi serio e minaccioso) Poche storie, su! Dacci tutto quello che hai!
Don Eugenio - (Facendosi più serio e minaccioso di Fosco) “Poche storie” lo dico io! Prima di tutto toglietevi il cappello, visto che siete nella casa del Signore! Brutti maleducati che non siete altro! Non vi ha insegnato nessuno la buona creanza?
Orlando - (Dopo aver scambiato un’occhiata con Fosco, si toglie il cappello) Certo che togliamo il cappello! Per farci mettere dentro i quattrini! Ahahahah! (Fosco lo imita).
Don Eugenio - (Squadrandoli) Ah! I quattrini! E cosa vorreste fare con i quattrini?
Fosco - Mangiare e bere!!
Don Eugenio - Mangiare e bere, eh? Ma toglietemi una curiosità: da dove venite, voi? Dal mondo della Luna?? Eh?... Sedetevi!!
Fosco - (Alza la voce) Oh! Prete! Noialtri non siamo venuti qui per fare le conversazioni!
Don Eugenio - (Alza la voce) V’ho detto di mettervi seduti! (I due si guardano e obbediscono con un sorrisino di condiscendenza mentre Don Eugenio cambia tono della voce). Ma voialtri vivete davvero fuori del mondo?? Non sapete, ragazzi, come siamo ridotti in Italia? (A Fosco) Come ti chiami, tu?
Fosco - Fosco.
Don Eugenio - Fosco… (Riprende il discorso) Dove eravate quando la gente è andata in piazza a protestare per l’ultima stangata del prezzo del pane che è arrivato a cinquanta centesimi al chilo? Eh? E non sapete che anche a Milano e in altre città è stato tutta una sommossa perché la povera gente non sa più a che santo rivolgersi? (Rivolgendosi ai governanti) Brutti delinquenti e lazzaroni che non sono altro! Ho saputo che hanno addirittura preso a cannonate un convento e hanno arrestato dei poveretti che stavano mangiando un piatto di minestra avuto dai frati! Sentite?
Orlando - Infatti voialtri avete sempre qualcosa da mangiare!
Don Eugenio - Noialtri cerchiamo di fare il possibile per aiutare chi ha bisogno ma quando non ce n’è… cosa si può fare? Io non ho più nemmeno le ostie per la Santa Comunione! Poi in caso le cose si chiedono per piacere, non con un coltellaccio puntato alla gola! E che diamine!
Fosco - (Sta per reagire) Ma porc…
Don Eugenio - (Lo interrompe bruscamente) Eh!!?? (A Orlando) E te come ti chiami?
Orlando - Orlando.
Don Eugenio - (Con fare da cospiratore) Sai, Orlando, il nostro Santo Padre, come ha chiamato quelli che stanno al governo? Li ha chiamati “banda di de.. delin…
Orlando - (Preso dal discorso di Don Eugenio) …quenti.
Don Eugenio - Bravo, Orlando! Di delinquenti! Capeggiata dal re che è il capo dei delinquenti! Perché ha occupato Roma in una maniera ingiusta, invalida e vio…? vio…?
Orlando - (C. s.) …lenta.
Don Eugenio - …lenta!”! Hai capito? E voialtri volete essere come loro? Siete grandi e grossi e invece di essere compassionevoli con i bisognosi fate ancor più i prepotenti? Vergogna!
Fosco - Ma questa è una guerra dove vince il più forte!
Don Eugenio - Ah, bravi! E voi vorreste fare come le bestie della jungla! Ma noialtri siamo cristiani o no? (Nessuno risponde) Oh!
Fosco - Cosa c’è?
Don Eugenio - Rispondete! Siamo cristiani o no?
Orlando - (Titubante) Sì.
Fosco - (Titubante) Sì ma…
Don Eugenio - Che ma? Che ma? O siamo o non siamo cristiani! (Fosco e Orlando si guardano perplessi) E se siamo cristiani dobbiamo comportarci come Dio co…? Co...?
Orlando - …manda.
Don Eugenio - Come Dio comanda! Altroché! (Li scruta) Cosa avete mangiato oggi?
Fosco - (Arrabbiato) Un paio di…
Don Eugenio - (Lo interrompe alzando la voce minaccioso) Eh??
Orlando - Un paio di… pifferi!
Don Eugenio - Ah, ecco, Comunque anche io non ho mangiato niente! Sapete? (Con un leggero rammarico) Avevo tre uova sode ma… (Con fare complice) Ma deve essere rimasto un culetto di pane con un goccio di vino… cosa dite di dividercelo da bravi cristiani??
(I due si guardano interdetti, poi accettano)
Fosco - Va, bene… ma poi parleremo del resto!
Orlando - Certamente!
Don Eugenio - Certamente! Dopo parleremo anche del resto. (Va verso la credenza da cui prende un cartoccio contenente un tozzo di pane, una bottiglia con un po’ di vino e 3 bicchieri). Ecco qua. Sarà un po’ duro ma col vino andrà giù che è una bellezza. (Sta per spezzare il pane quando si sente bussare alla porta. I due si alzano mettendosi in posizione di difesa con le mani sui coltelli). E dagli… Sentiranno l’odore… Avanti!
Martina - (Affacciandosi alla porta, ha in mano una boccetta con due dita di olio) Don Eugenio… (Vede i due) Oh Madonna Santa!
Don Eugenio - Entra, entra, Martina! Vieni senza paura! (Ai due) E voialtri cosa fate in posizione di battaglia? Fate i briganti e avete paura d’una ragazza?
Martina - I… i briganti??
Don Eugenio - No, Martina, dicevo per dire! Di cosa hai bisogno?
Martina - (Guardando Orlando di sottecchi che ricambia lo sguardo) Di niente; anzi, stamattina mio zio m’ha portato un po’ d’olio avuto per un lavoro che ha fatto e ve ne ho portato due dita, se lo volete.
Don Eugenio - (Prendendole la boccetta con l’olio) Oh! Grazie, grazie, Martina! (Ai due) Vedete come si fa tra cristiani? Sono andate via tre uova sode ma sono arrivate due dita d’olio! Così tutti mangeremo in grazia di Dio!
Martina - Amen.
Don Eugenio - (Guardando i due) Allora?
Fosco - Allora cosa?
Don Eugenio - (Ripete scandendo le parole) Così mangeremo tutti in grazia di Dio!
Martina - Amen.
Fosco - (Imbarazzato) Amen.
Orlando - (Imbarazzato) Amen.
Don Eugenio - Bene.
Martina - Allora io vado, Don Eugenio.
Don Eugenio - Sì, Martina, ti ringrazio tanto per il tuo pensiero e ringrazia anche tuo zio.
Martina - Riferirò (Gettando una fugace occhiata a Orlando) Christus regnat. (Esce).
Don Eugenio - Semper.
Orlando - (Guardando verso la porta da cui è uscita Martina) Che razza…
Fosco - (Idem)… di pezzo…
Orlando - … di…
Don Eugenio - (Lo interrompe) Come??
Orlando - (Si riprende)… di spirito caritatevole ha quella ragazza.
Don Eugenio - Ah, sì, è un po’ farfallina ma di buon cuore. Su, via! Non fate complimenti e mangiate ringraziando il Signore! (Andando a prendere un barattolino con del sale) Allora, ditemi un po’ di voi… (A Orlando, mentre cominciano a mangiare) Di dove sei, tu, Orlando?
Orlando - Sto dalle parti di Porta Collina.
Don Eugenio - (A Fosco) E te, Fosco?
Fosco - Io sto vicino a Porta Sale.
Don Eugenio - Beh, non abitate molto lontano. Allora, ascoltatemi, vorrei farvi una proposta… (Bussando alla porta. I due scattano in piedi. Don Eugenio li guarda) Ma quando bussa qualcuno vi mettete sempre sul piede di guerra? (Ad alta voce) Avanti!
Filomena - (Entra. E’ malconcia, con un occhio livido) Posso?
Don Eugenio - Filomena!! Cos’hai fatto?
Filomena - (Piagnucolosa) Vedo che siete occupato, tornerò più tardi. (Fa per andarsene).
Don Eugenio - Aspetta Filomena! (Ai due) Fatemi un piacere, ragazzi: prendete tutta questa grazia di Dio e andate a mangiarla in santa pace qui sopra le mura. Adesso parlo un momento con questa povera donna e poi riprenderemo il discorso, va bene?
(I due si scambiano un’occhiata, poi prendono pane, vino e olio e si avviano sospettosi).
Don Eugenio - Ah! Orlando! Fosco!... Christus…?
Orlando – (Riluttante) Regnat.
Fosco - (Riluttante) Regnat.
Don Eugenio - Semper. (Orlando e Fosco escono). Filomena, cosa t’è successo?
Filomena - (Piagnucolosa) Don Eugenio… (Pausa).
Don Eugenio - Sì, sono io. Non mi riconosci?
Filomena - Sì, vi riconosco. Volevo dire: Don Eugenio… (Pausa).
Don Eugenio - Sì, sono Don Eugenio ma se non vai avanti…! (Filomena si asciuga le lacrime) Allora ricominciamo da capo: Filomena, cosa t’è successo?
Filomena - (Piagnucolosa) Don Eugenio… (Pausa).
Don Eugenio - Adesso sono curioso di sapere quanto durerà questa litania.
Filomena - Don Eugenio aiutatemi voi!
Don Eugenio - Oh! E’ già qualcosa! Vai avanti.
Filomena - Mio marito…!
Don Eugenio - (Intuisce e scatta) Oh Signore!! Ti ha picchiato un’altra volta!!
Filomena - Sì, appena finito il turno in fonderia è passato a bere qualche bicchiere all’osteria e quando è tornato a casa…
Don Eugenio - T’ha suonato l’avemaria! (Guardandole l’occhio gonfio) Ma guarda te che razza di sberla!
Filomena - Non è stata una sberla.
Don Eugenio - E come ha fatto a ridurti un occhio così??
Filomena - Con l’uovo sodo.
Don Eugenio - Oh Signore! Questa non la volevo sentire! Adoperare in questa maniera la grazia di Dio!!… (Riguardandole l’occhio) Te l’ha fatto all’occhio di bue! Ah ma questa volta andrò io a dirgliene quattro, a tuo marito!
Filomena - No per carità! Non ditegli niente!
Don Eugenio - Allora cosa dovrei fare?
Filomena - Non lo so… Magari solamente dirgli di non menarmi…
Don Eugenio - Ma io vorrei sapere almeno il perché! Ti picchia così senza alcuna ragione?
Filomena - Bè… tira sempre fuori il discorso di Vittorio.
Don Eugenio - Vittorio? Quello che abita vicino a voi?
Filomena - Sì.
Don Eugenio - E lui cosa c’entra?
Filomena - Perché dice che fra me e lui…
Don Eugenio - Oh Signore! Ma sentite che roba!
Filomena - Eh già…
Don Eugenio - Ma, dimmi la verità, Filomena: tuo marito ha qualche motivo per dirti una cosa del genere?
Filomena - In che senso?
Don Eugenio - (Si altera) Filomena, parliamoci chiaro…
Filomena - Sì, Don Eugenio.
Don Eugenio - Tu e Vittorio…
Filomena - Siamo in confessione, Don Eugenio?
Don Eugenio - Sì, Filomena.
Filomena - Sì, Don Eugenio.
Don Eugenio - Sì cosa?
Filomena - Io e Vittorio…
Don Eugenio - (Reprimendo l’ira) Ecco!... Ma perché, figlia mia?? Perché ti butti così sulla via della perdizione?? E dura da molto, questa storia?
Filomena - Da quando mio marito ha cominciato a menarmi.
Don Eugenio - Sei sotto confessione, Filomena: ha cominciato a menarti lui perché l’ha saputo o hai cominciato tu perché lui ti menava?
Filomena - La prima che avete detto, Don Eugenio.
Don Eugenio - (Alza una mano come per picchiarla) Io te ne darei altrettante!! Guarda un po’…! (Brusco) Mettiti in ginocchio! (Filomena esegue) Adesso dovrai pentirti e promettere di non cadere più in tentazione!
Filomena - Lo prometto, Don Eugenio, perché non voglio più prendere le bastonate!
Don Eugenio - No! No! Non devi promettere per paura delle bastonate! Ma perché sei pentita sinceramente!! Hai capito?
Filomena - (Poco convinta) Va bene, Don Eugenio.
Don Eugenio - Mm. Adesso va’ di là in chiesa, recita l’Atto di dolore e sei… dod… ventiquattro Avemarie e… dieci Pater Noster!! Poi vai a casa a chiedere scusa a tuo marito! E se ti vedo un’altra volta con un occhio nero io ti faccio nero anche l’altro! Hai capito??
Filomena - Sì, Don Eugenio. (Esce verso la chiesa).
Don Eugenio - Ma guarda te cosa dovevo imparare oggi! (Va a inchinarsi davanti al crocefisso).
Fosco - (Compare all’ingresso insieme ad Orlando e vede Don Eugenio inginocchiato) Siamo qua! Cosa avete, il mal di pancia?
Don Eugenio - Non ci si piega solo per il mal di pancia… Avete già finito di mangiare?
Orlando - Anche masticando piano piano, un culo di pane fa presto a finire.
Fosco - (Mettendo mano al coltello) Adesso vogliamo il resto!
Don Eugenio - Ah, ma allora siete duri di comprendonio! Siete proprio dei testoni! Prima vi ho detto di riprendere il discorso, mica la mangiata o il repulisti che vorreste fare nella casa del Signore!
Fosco - E che discorso vorreste fare con noi?
Don Eugenio - Bè, più che un discorso vorrei farvi una proposta.
Orlando - (A Fosco, con un ghigno complice) Stai a vedere che vuole mettersi con la nostra banda!
Don Eugenio - (Alza la voce facendoli sobbalzare) Toglietevi il cappello!! E sedetevi! (Entrambi eseguono controvoglia) Allora non siete solamente voialtri due, siete proprio una banda.
Fosco - (Arrogante) Certo! Siamo in quattro!
Don Eugenio - Ah, allora più che una banda siete un quartetto di tromboni! (Fosco scatta in piedi minaccioso) Stai fermo lì! (Abbassando la voce, in modo complice) La mia idea sarebbe questa: siccome l’unica maniera… (Bussano alla porta) Avanti!
Martina - (Affacciandosi alla porta) Posso?
Don Eugenio - Martina, cosa c’è?
Martina - (Guardando Orlando di sottecchi, contraccambiata) Niente, Don Eugenio, sono venuta solamente… a riprendere la boccetta dell’olio, se non vi serve più.
Don Eugenio - Ah, no, no, credo di no, (Ai due) l’avete voi, vero?
Orlando - (Estraendola dalla sua sacca) Sì, ce l’ho io. (La porge con garbo a Martina, con un sorriso impacciato) Grazie.
Martina - (Imbarazzata) Prego.
Orlando - (C. s.) Non c’è di che.
Martina - (C. s.) Figuratevi.
Orlando - (C. s.) Ma nemmeno a parlarne.
Martina - (C. s.) Siete molto gentile.
Don Eugenio - Dureranno ancora molto questi salamelecchi?
Martina - (Riprendendosi) Scusate, Don Eugenio, Christus Regnat! (Esce di corsa).
Don Eugenio - Semper. (Riprendono la posizione da “congiura” che avevano prima) Allora… Cosa stavo dicendo?
Orlando - Che l’unica maniera…
Don Eugenio - Ah sì! (Riprende il discorso) L’unica maniera per tirare avanti dignitosamente in un mondo così è mettersi insieme ed usare la collabo…? La collabo…?
Orlando - … razione!
Fosco - Come abbiamo fatto noi!
Don Eugenio - No! No! Voialtri vi siete messi insieme per fare delle prepotenze! Per rubare! E magari anche assassinare la povera gente!
Filomena - (Rientrando dalla chiesa) Chi parla d’assassinare la povera gente?
Don Eugenio - (Voltandosi verso Filomena, brusco) Hai finito??
Filomena - Sì, Don Eugenio.
Don Eugenio - Allora vai a casa e fai quello che t’ho detto, se no ti dico io chi assassino!
Filomena - (Uscendo in fretta) Christus Regnat.
Don Eugenio - Semper. (Riprende il discorso) Dove ero rimasto?
Orlando - Assassinare la povera gente.
Don Eugenio - Ah sì. E’ proprio quello che non si deve fare! Io invece vi voglio proporre di metterci tutti insieme per lavorare! Per produrre qualcosa che porti un po’ di benessere ai poveretti che hanno bisogno… e anche a noi!
Fosco - E come?
Don Eugenio - Organizzandoci! Io conosco un certo Carlino di San Pietro che poveretto è vecchio ormai e non ce la fa più a stare dietro al suo orto.
Orlando - E cosa dovremmo fare?
Don Eugenio - Potreste aiutarlo ogni tanto, dividendo così i prodotti tra di voi e donandone un po’ ai parrocchiani indigenti! Avreste così la soddisfazione di fare qualcosa di buono… la gioia di dare invece che di prendere! Poi Carlino ne sarebbe contento! (Pausa) Cosa ne dite?
Orlando - Insomma ci sarebbe da lavorare!
Don Eugenio - Sì, ma senza padroni! Vi sembra poco? Anzi, i padroni sareste voi! Imparereste a coltivare, a raccogliere i frutti, a bere il vino prodotto da voi…
Fosco - (Colpito) Perché, c’è anca una vigna?
Don Eugenio - Certo, è piccola piccola ma c’è.
Orlando - E… cos’altro c’è?
Don Eugenio - Pomodori, cetrioli, carciofi, un susino e un albicocco… più quello che vorrete piantare voi. Naturalmente quando poi verrete qui ci sarà sempre un letto e un piatto di minestra insieme alla mia benedi…? Benedi…?
Orlando - …zione!
Don Eugenio - Bravo Orlando! (Fosco allarga le braccia con un moto di scoramento).
Orlando - (A Fosco) Te cosa dici?
Fosco - Della benedizione?
Orlando - No, della proposta del Don.
Fosco - A me puzza un po’… poi in caso dovremmo riunirci e sentire anche il parere del resto della banda.
Don Eugenio - E’ giusto! E potreste fare la stessa proposta anche ai vostri compagni.
Orlando - Per lavorare tuti e quattro nell’orto?
Don Eugenio - No! Ci sono tante cose da fare a seconda delle proprie inclinazioni! Chi sa pescare può andare a pescare, chi sa usare la pialla può fare lavori di falegnameria, chi vuole giocare può stare con i piccoli della parrocchia…
Fosco - Te, prete, mi sa che la sai lunga! Con la scusa di fare queste cose tutti insieme te ordini e noi lavoriamo!
Don Eugenio - (Si arrabbia) Se la pensi così buttiamo tutto a monte e non se ne fa niente! (Volta loro le spalle, offeso).
Orlando - (A Fosco, sottovoce) Io, a dir la verità, mi sarei rotto un po’ di andare per le case a sbaraccare tutto e non rimediare mai un baiocco!
Fosco - (Guarda, sorpreso, Orlando, ed ha uno scatto d’ira) Ma andare tutti a morire d’un colpo! (Esce).
Orlando - (A Don Eugenio, come per scusarsi) Perdonatelo… è carattere! (Esce, imbarazzato. Poi si riaffaccia per un momento). Christus Regnat.
Don Eugenio - (Sempre di spalle) Semper. (Tra sé) Quanto è difficile con questi ragazzi mezzo sbandati che credono di risolvere i problemi con la violenza! «Beati omnes qui timent Dominum, qui ambulant in viis ejus». (Esce verso la chiesa).
Sandrone - (Entra,a voce alta) Don Ugenio, Don Ugenio, Don Ugenio… Don Ugenio! C’è nessuno in chiesa? C’è nessuno? (Nota il breviario di Don Eugenio, lo prende e comincia a sfogliarlo, incuriosito, poi si siede e cerca di leggere e tradurre) “Miseria meam”… sarebbe a dire: miseria mia… eh sì, è abbondante! (Legge) “Deus secundum magna”: devo mangiare il secondo… magari! Io non mangio nemmeno il primo, non mangio! (Legge) “mi-si-ricorda-tua”… (Riflette) “mi-si-ricorda-tua”… cosa vuol dire che si ricorda della mia? (Legge)… et secundum multitudinem…” (Chiudendo il breviario) Eh sì, ho mangiato a malapena un uovo sodo, figuriamoci la moltitudine del secondo, figuriamoci!
Don Eugenio - (Rientra dalla chiesa) Sandrone! E’ già ora della funzione??
Sandrone - (A voce alta e allarmata, chiudendo il breviario) No, Don Ugenio, è che ho bisogno d’un vostro consiglio, ho bisogno.
Don Eugenio - Dimmi pure, stai calmo però.
Sandrone - (A voce alta) Appena uscito da qui ho incontrato il mio padrone di casa e m’ha detto che mi darà lo sfratto, mi darà! E fra una settimana dovrò prendere baracca e burattini e cavare le tende, dovrò!
Don Eugenio - Oh, Sant’Anna aiutateci voi!
Sandrone - (A voce alta) Dove posso andare adesso? Dove posso andare??
Don Eugenio - T’ho detto tante volte che quando vuoi puoi venire qui in parrocchia! Così faresti casa e chiesa!
Sandrone - (A voce alta) No, no, Don Ugenio, io voglio stare da solo, voglio stare.
Don Eugenio - Allora potresti andare nel nuovo Ospizio, lì ti troveresti bene.
Sandrone - (A voce alta) All’Ospizio? Con tutti quei vecchi?? No, no!
Don Eugenio - Allora cosa vorresti da me?
Sandrone - (A voce alta) Io vorrei una casa solo per me, vorrei.
Don Eugenio - Ah, mi chiedi niente, Sandrone!
Sandrone - (Cita sforzandosi di ricordare, a voce alta) “Miseria mea deu secundu magna mi-si-ricorda-tua”.
Don Eugenio - Cosa stai borbottando?... Ah! “Misericordiam tuam”! Eh, sì, Sandrone, (Guardando in cielo) speriamo nella misericordia Sua perché le vie del Signore sono infinite!
Sandrone - (A voce alta) Allora avrà anche una via che passa da queste parti, con una casa per me!
Don Eugenio - (Disarmato) Speriamo! Comunque se vengo a sapere qualcosa te lo dirò, va bene?
Sandrone - (A voce alta) D’accordo, ma…
Don Eugenio - Ma…?
Sandrone - (A voce alta) Ma se io andassi in una casa, andassi… dove non c’è nessuno, dopo mi manderebbero via, mi manderebbero?
Don Eugenio - Come sarebbe a dire?
Sandrone - (A voce alta) Perché… so che c’è una casa dietro le logge del Corso dove non c’è nessuno, non c’è. E’ del tutto disabitata, è del tutto.
Don Eugenio - Sì ma non è tua!
Sandrone - (A voce alta) Lo so ma io sto zitto! Faccio pianino pianino, faccio! Ci vado soltanto per dormire, ci vado, soltanto per dormire.
Don Eugenio - Ah, lo so ma non è una cosa onesta! E poi è pericoloso!
Sandrone - Al massimo mi manderanno via, al massimo!
Don Eugenio - (Allargando le braccia) Cosa vuoi che ti dica… Basta che tu stia attento e che non faccia stupidaggini!
Sandrone - (A voce alta) Va bene! Allora io vado!
Don Eugenio - Dove?
Sandrone - A suonare le campane!
Don Eugenio - Perché, c’è bisogno di farlo sapere a tutti?
Sandrone - No! Perché è l’ora della funzione, è l’ora!
Don Eugenio - Oh Santa Maria dell’Arzilla me ne sono dimenticato completamente! Vai a suonarle! Svelto!
Sandrone - (Uscendo) Sì, Don Ugenio.
Don Eugenio - (Preparandosi a celebrare la Messa) Ma guarda te… con tutti questi impicci mi va via la testa! Signore, perdonatemi per il ritardo! (Si sente il suono della campana. Don Eugenio inizia a declamare) In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen. Introibo ad Altare Dei… (Esce).
Sipario
Fine del primo atto


Secondo Atto

Sono passati due mesi. Al riaprirsi del sipario c’è Sandrone in scena che spazza. Entrano quindi Fosco e Orlando, stanchi dal lavoro, e vanno a sedersi.
Fosco - E io sarei venuto qui per spaccare la legna? Sono due mesi che stiamo con questo prete e non abbiamo fatto altro! (Vede Sandrone) Ecco Sandrone.
Sandrone - (Ad alta voce) Si vede che voi non avete mai faticato, non avete.
Orlando - Però qualcosa stiamo raccogliendo! (Mette due cartocci nella credenza).
Sandrone - (Ad alta voce) E qualcosa andrà anche per i poveri che hanno bisogno più di noi, che hanno bisogno.
Fosco - Mm. Io voglio vedere con questi miei occhi se hanno bisogno! Se no prendo una scure e faccio dei ciocchi con la testa loro e con quella del prete!
Orlando - Stai tranquillo! Io riconosco a vista d’occhio i poveri! La miseria la sento da lontano, io!
Sandrone - (Ad alta voce) La sento anche io, la sento.
Fosco - Dov’è il prete?
Sandrone - (Spazzando si avvicina alla porta che da alla chiesa) E’ andato all’ospedale a far visita agli ammalati, è andato. Dovrebbe tornare fra poco, dovrebbe tornare, Don Eugenio.
Fosco - Ma Sandrone, mi spieghi perché ripeti sempre le cose due volte?
Sandrone - Le cose due volte? Cosa vuol dire che ripeto le cose due volte? Cosa vuol dire?
Fosco - Va beh, lasciamo perdere.
(Sandrone esce verso la chiesa sempre spazzando)
Martina - (Si affaccia. E’ mesta in volto) Don Eugenio… (Vede i due) Oh, scusate (Fa per andarsene).
Orlando - (Scatta in piedi) Non andate via! Don Eugenio tornerà presto.
Martina - (Vergognosa) Ah, no grazie. Ripasserò!
Orlando - No! Non andate via.
Martina - No, devo andare.
Orlando - Perché dovete andare?
Martina - Perché devo andare.
Fosco - (A Orlando) Deve andare…
Orlando - (A Martina) Dove dovete andare??
Martina - A casa.
Orlando - Non potete aspettare Don Eugenio qui?
Martina - (Mesta) No, non è il caso…
Fosco - (A Orlando, prendendolo in giro) Non è il caso…
Orlando - (A Martina) Solamente due minuti.
Martina - Allora solamente due minuti.
Fosco - Ho capito… Io vado a buttarmi due minuti sul letto. (Esce verso le camere).
Orlando - Io mi chiamo Orlando.
Martina - Sì, lo so.
Orlando - E voi Martina…
Martina - (Confusa) Sì, lo so.
Orlando - Cosa?
Martina - Volevo dire: sì.
Orlando - E cosa fate, Martina?
Martina - Aspetto Don Eugenio.
Orlando - No, volevo dire nella vita.
Martina - Ah, per ora niente ma mi hanno promesso che forse mi prenderanno a lavorare in filanda.
Orlando - Sono contento!
Martina - Grazie. E voi cosa fate?
Orlando - Io prima facevo il bri… cioè…
Martina - Il bri…?
Orlando - Chi ha detto il bri…?
Martina - L’avete detto voi.
Orlando - Ah no, volevo dire… il bra.
Martina - Il bra?
Orlando - Il bra… il bracciante.
Martina - Ah.
Orlando - Adesso invece lavoro nell’orto di Carlino di San Pietro. Magari qualche volta ci potremmo vedere…
Martina - A San Pietro?
Orlando - No, qui da Don Eugenio, o da qualche altra parte…
Martina - (Mesta) Mah, non so… vedremo.
Ubaldo - (Entrando) Posso entrare?
Orlando - (Ad alta voce) Ehi! Orecchio! Ti sei deciso a venire anche te da Don Eugenio??
Ubaldo - Ancora non so. (Vede Martina) Buongiorno.
Martina - (Avviandosi) Buongiorno, io vado.
Orlando - Allora non aspettate Don Eugenio?
Martina - No, è una cosa importante, magari un’altra volta. Arrivederci. (Esce)
Orlando - (Soprapensiero rivolto verso Martina) Semper.
Ubaldo - Cosa hai detto?
Orlando - (Ad alta voce) No, niente, mi sono sbagliato.
Ubaldo - Ehi, non è che qui ti fanno studiare da prete? Io sono allergico all’incenso!
Orlando - (Ad alta voce) No, no. Siamo appena tornati dall’orto! Pensa che abbiamo fatto una quintalata di legna poi abbiamo raccolto anche i ravanelli e un po’ di bietola!
Ubaldo - Di cosa…?
Orlando - (Ad alta voce) Di bietola!
Ubaldo - Ah! La bietola mi piace ma i ravanelli mi rinfacciano.
Orlando - (Ad alta voce) Orecchio…
Ubaldo - Eh.
Orlando - (Indicando la porta con un movimento della testa, ad alta voce) Quanto mi piace!
Ubaldo - La bietola?
Orlando - (Ad alta voce) No! Quella ragazza che è uscita adesso!
Ubaldo - E’ uscita con la bietola?
Orlando - (Ad alta voce) No! La bietola non c’entra niente!
Ubaldo - E i ravanelli?
Orlando - (Ad alta voce) Orecchio!
Ubaldo - Eh!
Orlando - (Ad alta voce) Ma va’ all’inferno!
Don Eugenio - (Entra parlando tra sé) Eh, Signore mio quanta sofferenza si deve vedere in questo mondo… (A Orlando) Oh, siete tornati? (Vede Ubaldo) E lui chi è?
Orlando - Lui è il terribile Ubaldo detto Orecchio!
Don Eugenio - (A Ubaldo) Ah, tu saresti il terzo trombone della banda…
Ubaldo - (Non ha sentito) Come?
Orlando - Don Eugenio, dovete parlare ad alta voce, con lui, perché è rimasto un po’ sordo da quando gli è scoppiato un fucile vicino al ceppo dell’orecchio, ecco perché lo chiamiamo così.
Don Eugenio - (A Ubaldo, ad alta voce) Allora sei venuto anche tu a dare una mano ai tuoi compagni?
Ubaldo - (Che non ha capito bene) Sì, per me è compagno ma io non voglio fare il prete e non voglio zappare l’orto!
Don Eugenio - (Ad alta voce) Vorrà dire che farai qualcos’altro. Cosa sai fare?
Ubaldo - Niente.
Don Eugenio - Ecco… è già qualcosa.
Orlando - (A Don Eugenio) Lui gioca bene col pallone, da ragazzo era un fulmine!
Don Eugenio - Benissimo! Allora tu, Ubaldo, metterai su una squadra di pallone con i ragazzi della parrocchia!
Ubaldo - Che pannocchia?
Orlando - (Ad alta voce) Della parrocchia! Ha detto che metterai su una squadra di pallone con i ragazzi della parrocchia!
Ubaldo - E cosa mi date in cambio?
Don Eugenio - (Ad alta voce) Pane e soddisfazione!
Ubaldo - Ma la soddisfazione non si spalma sul pane!
Don Eugenio - No, ma ti riempie lo stesso! (A Orlando) Avete combinato niente nell’orto?
Orlando - Sì, ci siamo fatti un cu…
Don Eugenio - (Lo interrompe) Come???
Orlando - … un cumulo di legna…
Don Eugenio - Ah!
Orlando - Poi abbiamo mangiato qualcosa con Carlino e abbiamo portato i ravanelli e le bietole!
Don Eugenio - Oh! Sono contento! Anche io ho piluccato qualcosa all’ospedale perciò siamo tutti a pancia piena e possiamo andare a ringraziare il Signore (A Orlando) con un’o… con un’o…
Orlando - (Ad alta voce) …razione.
Don Eugenio - Bravo!
Ubaldo - Io non ho avuto nessuna razione, è da ieri che non mangio!
Don Eugenio - Ecco, allora, Orlando, dagli i ravanelli e portalo a vedere il campetto dove potrà organizzare le partite con i ragazzi.
Ubaldo - (A Orlando) Cosa ha detto…?
Orlando - (Dandogli il sacchetto con i ravanelli. Ad alta voce) Vieni con me.
Ubaldo - (Uscendo con Orlando) Ma a me non piacciono i ravanelli!
Don Eugenio - (Fra sé) Signore, aiutatemi voi a sgrezzare un po’ queste pecorelle che sarebbero da prendere a calci nel… “cumulo”! (Guardando verso la credenza) Certo che due bietole con un filo d’olio e un po’ di limone… (Bussano alla porta) Ecco, questo è per il peccato d’ingordigia… Avanti!
Maria - (Affacciandosi, con aria spaventata) Posso, Don Eugenio?
Don Eugenio - Entra, entra, Maria. Cosa t’è accaduto?
Maria - Una cosa spaventosa, Don Eugenio!
Don Eugenio - Siediti e raccontami tutto.
Maria - Una cosa dell’altro mondo!
Don Eugenio - Stai calma! Riprendi fiato e dimmi tutto.
Maria - Voi, Don Eugenio, dovete venire a portare una benedizione!
Don Eugenio - Oh, Signore! C’è qualcuno che ha bisogno dell’Estrema Unzione??
Maria - No! Non è una persona… è una casa!
Don Eugenio - (Sospettoso) Come sarebbe a dire… una casa?
Maria - Sì!! E’ ormai una ventina di giorni che ogni notte, nella casa di fronte alla mia, girovagola…
Don Eugenio - Come?
Maria - … girovagogola…
Don Eugenio - (La corregge)… girovaga!
Maria - Sì, girovaga… un fantasma!!
Don Eugenio - Un fantasma??
Maria - Sì!! E io credo che sia una cosa che riguarda il diavolo!!!
Don Eugenio - Il diavolo??
Maria - Sì!! O qualcuno molto vicino a lui!! Dovete sapere che la casa davanti alla mia è disabitata e in quelle stanze fredde e vuote vedo tutte le notti una specie di anima in pena che cammina nel buio!
Don Eugenio - Una casa disabitata… eh?
Maria - Sì! Prima lo vedo in una finestra, dopo poco in un’altra, poi ritorna in quella di prima… sempre con una candela in mano!
Fosco - (Compare all’improvviso alle spalle di Maria) Dov’è Orlando?
Maria - (Con un sobbalzo) Oh Maria Vergine Santissima!
Don Eugenio - Stai tranquilla Maria! Fosco è selvatico ma non è un fantasma! (A Fosco) E’ nel campetto dietro la chiesa.
Fosco - Mm. (Esce seguito dallo sguardo impaurito di Maria).
Don Eugenio - (A Maria) Continua…
Sandrone - (Entra dalla chiesa con un candeliere della chiesa in mano attraversando la scena) Buongiorno signora Maria. (Esce dalla parte opposta).
Maria - (A Sandrone) Buongiorno. (Riprendendo il discorso) E’ un’ombra lunga lunga…
Don Eugenio - (Osservando Sandrone mentre esce) Già…
Maria - … cammina sempre avanti e indietro, a volte si allunga, a volte si accorcia…
Don Eugenio - Mm, e questa casa è dietro alle logge del Corso?
Maria - Sì, Don Eugenio, proprio di fronte alla mia!
Don Eugenio - (Tra sé, guardando dalla parte in cui è uscito Sandrone) Devo dirgli qualcosa.
Maria - Come?
Don Eugenio - Niente, ti garantisco, Maria, che non devi avere paura di niente perché lì ci sarà anche un’anima in pena ma un fantasma no di certo. (Prende una scatolina da un cassetto). Ecco, prendi queste pillole per la tua anemia, e trovati un marito che non ti faccia vedere più le… ombre. Hai capito?
Maria - Allora non serve la benedizione?
Don Eugenio - Le benedizioni fanno sempre bene. (La benedice) Vai, adesso… e pensa a quello che t’ho detto.
Maria - Sì, Don Eugenio, grazie… Christus Regnat! (Esce).
Don Eugenio - Semper. (Ad alta voce) Sandrone… stammi un po’ a sentire... (Esce dalla parte in cui è uscito Sandrone).
(Entrano, dall’esterno, Fosco, Orlando e Ubaldo)
Fosco - (A Ubaldo, ad alta voce) Ma allora te, Orecchio, ci sai fare col pallone!
Ubaldo - Diamine! Mi chiamavano “piede di sguincio” perché segnavo sempre così.
Orlando - (Ad alta voce) Ma hai voglia di insegnare a quei ragazzi?
Ubaldo - Boh, io non ho tanta pazienza con i bambini… In caso adopererò lo stesso metodo che hanno adoperato con me.
Fosco - (Ad alta voce) Sarebbe?
Ubaldo - Con gli allenamenti e i calci in culo!
Orlando - (Ad alta voce) Mi sembra una tecnica buona!
Fosco - (A Orlando, mentre Ubaldo si accosta per sentire) Orlando… Ho parlato di questa faccenda del prete anche con la Diavola…
Orlando - (A Fosco) Ah! Gliel’hai proposto??
Fosco - Io non le ho proposto niente. Le ho solamente detto che ci siamo imbrogliati in questa faccenda e se vuole venire a dare un’occhiata anche lei.
Orlando - E cosa t’ha risposto?
Fosco - Mah. Anche lei vede i preti come il fumo negli occhi ma ha detto che è curiosa di vedere e parlare con qualche donna di queste parti per capire in che condizioni sono. Sai, lei, com’è strana… adesso s’è messa anche a studiare ed è convinta che le donne debbano avere gli stessi diritti degli uomini!
Orlando - Sì, lo so, la Diavola è sempre stata un po’ strana!
Fosco - Insomma ha detto che quando le girava bene sarebbe venuta giù.
Ubaldo - Ma cosa state dicendo??
Orlando - (Ad alta voce) Fosco dice che dovrebbe venire la Diavola!!
Ubaldo - Ah! Sono contento!!
Don Eugenio - (Entrando dalla chiesa) Allora? E’ tutto a posto?
Orlando - Abbiamo fatto vedere il campo a Orecchio.
Don Eugenio - (A Ubaldo, ad alta voce) Allora? Cosa ne dici?
Ubaldo - (A Fosco) Te, Fosco, cosa ne dici?
Fosco - Dovrai decidere te se stare con i preti o no! Io comincio a rompermi abbastanza!
Ubaldo - Come?
Martina - (Si affaccia) Don Eugenio… ‘giorno signor Orlando…
Orlando - ‘Giorno signorina Martina…
Don Eugenio - (Guarda Martina e Orlando con sospetto) Martina, entra pure... (La vede triste) Cosa t’è successo??
Martina - Dovrei parlarvi…
Don Eugenio - (Agli altri) Andate via, ragazzi, ci vediamo più tardi.
Fosco - (A Don Eugenio, non accettando gli ordini da un prete) Tu, “Andate via” lo dici a tua sorella! (Tra sé) No, no, basta, basta! (A Don Eugenio) Prete: io mi sono stufato di te e di questo cavolo di lavoro! (Rivolto agli altri) Andiamo via…
(Fosco e Orlando escono, Orlando esce guardando Martina e lasciando la sua giacca in scena. Ubaldo, che non ha sentito resta in scena).
Don Eugenio - (Si accorge di Ubaldo ed alza la voce) Ubaldo!
Ubaldo - Eh?
Don Eugenio - (Ad alta voce) Il tuo capobanda t’ha detto di andare con lui!
Ubaldo - Ah, sì. (Esce).
Don Eugenio - Allora: cosa t’è successo, Martina?
Martina - Don Eugenio…
Don Eugenio - Ecco un’altra che non mi riconosce! Sì, sono io!
Martina - Devo dirvi una cosa… grave.
Don Eugenio - Ah. E quanto sarebbe grave, questa cosa?
Martina - Bè, è una cosa di una certa gravidanza.
Don Eugenio - (La corregge) Si dice “di una certa gravità”.
Martina - No, no, volevo dire proprio così, Don Eugenio: “gravidanza”.
Don Eugenio - Oh, Signore!!! Martina!!! Ma come è potuto accadere??
Martina - Eh, lui ha cominciato a baciarmi, poi…
Don Eugenio - (La interrompe) Martina!! Non volevo conoscere i particolari! Volevo sapere perché una ragazza come te si è potuta mettere in un impiccio simile! Santa Camelia aiutateci voi! E chi sarebbe quello che t’ha fatto una cosa così??
Martina - Uno.
Don Eugenio - Uno… Vorrei anche vedere che fossero stati in due!!
Orlando - (Entrando) Scusate, ho lasciato la giacca… (Orlando e Martina si guardano. Don Eugenio se ne accorge e fa 2 + 2).
Don Eugenio - (Furioso, verso Orlando che è ignaro di tutto) Oh brutto… Tu, dove vai appoggi il cappello!!!!???
Orlando – (Inconsapevole) No, la giacca.
Martina - Don Eugenio…
Don Eugenio - (A Martina) Tu stai zitta! (A Orlando) Come si fa ad approfittarsi d’una ragazzina così?? Eh?? E io che t’ho ospitato qui come un figlio!
Martina - Don Eugenio…
Don Eugenio - (A Martina) Tu stai zitta! (A Orlando) E’ questo il ringraziamento?? Io t’ho tolto dalla strada della delinquenza e tu vai a… infilarti in un’ altra??
Orlando - Don Eugenio…
Don Eugenio - (A Martina) Tu stai zitta!
Martina - Ma io non ho fiatato!
Orlando - Di cosa mi accusate?
Don Eugenio - (A Orlando) D’essere stato un fedifrago e un lazzarone! Spariscimi da davanti agli occhi! Ma non andare tanto lontano perché dovrai assumerti le tue responsabilità, brutto delinquente che non sei altro!
Orlando - Ma, Don Eugenio…
Don Eugenio - (Interrompendolo, perentorio) Via!
Orlando - Era impossibile che ci fosse un prete fatto con la grazia! Ma vattela a prendere…
Don Eugenio - Dove??
Orlando - (Uscendo, confuso e deluso) Dove dico io!
Don Eugenio - (Torna a rivolgersi a Martina che piange) Perché? Perché, figlia mia??
Giuditta - (Entrando) E’ questa la tana del bacherozzo?
Don Eugenio - E voi chi siete?
Giuditta - Sono Giuditta ma chiamatemi Diavola, compare di Fosco e protettrice dei più deboli!
Don Eugenio – Ecco, ci mancava la rivoluzionaria!
Martina - Io, Don Eugenio, vado via…
Don Eugenio - No! Tu rimani qui!
Giuditta - (Inveisce contro Don Eugenio) Ah! Oltre ad essere un pretaccio trattate anche malamente le donne??
Don Eugenio - (Inveisce contro Giuditta) Chi sei, tu, per giudicare e condannare senza sapere niente, signora diavola! Se la vuoi sapere tutta, il tuo compare s’è approfittato di questa povera ragazzina!!
Giuditta - Chi?? Fosco??
Don Eugenio - No, Orlando!
Giuditta - (Ridendo sguaiatamente) Ahahahah! Non è possibile!!
Martina - Don Eugenio…
Don Eugenio - Zitta!
Giuditta - Lasciatela parlare, invece! (A Martina) Dimmi: è stato davvero Orlando??
Martina - No, il signor Orlando non c’entra niente con questa faccenda!
Giuditta . Volevo ben dire... se no gli strappavo le budella con queste mie mani!
Don Eugenio - (A Martina) Allora chi è stato?
Martina - (Piangendo) Non lo posso dire!
Don Eugenio - Perché non puoi dirlo?
Giuditta - (Prendendo a cuore la situazione di Martina) Lascia fare a me, prete. (A Martina) Senti a me, piccola: Se noialtre donne continuiamo a mandare giù magoni e a sopportare in silenzio i soprusi degli uomini non faremo mai notte! Allora occorre che noi reagiamo e che ci facciamo sentire! Mi capisci??
Martina - Sì.
Don Eugenio - (A Martina) Allora…?
Giuditta - (A Don Eugenio) State zitto! (A Martina) Allora…?
Martina - E’ uno… sposato!
Don Eugenio - Oh Signore!!
Giuditta - Brutta canaglia!
Martina - Ed è un signore… di quelli ricchi.
Giuditta - La razza peggiore!! Che scoppiassero tutti quanti!
(Martina si avvicina a Don Eugenio e gli sussurra il nome).
Don Eugenio - Oh Madonna Santa!
Martina - Mi ha abbindolata con delle moine e dei regalini e io ci sono cascata come una pera cotta! (Piange).
Don Eugenio - Signorino metteteci una mano voi!
Giuditta - Se mi capita sotto gli metto io le mani! Tutte e due intorno al collo! (A Martina, dolcemente) Come ti chiami?
Martina - Martina.
Giuditta - Non devi preoccuparti così, Martina. Vedrai che in qualche maniera risolveremo questa faccenda.
Don Eugenio - (Sospettoso) Ah, e in che modo vorreste risolverla, signora Diavola?
Giuditta - (A Don Eugenio, con fare combattivo) Sicuramente aiutando questa povera ragazza e il bambino che deve nascere! Magari menando anche le mani ma ce la faremo perché dovete sapere, signor scarafaggio, che noialtre donne abbiamo lo stesso cervello ma molto più cuore di voialtri uomini e in questa società schifosa pretendiamo di avere gli stessi diritti di voialtri! E’ ora di far basta con i soprusi e le discriminazioni! Viva le suffragette! Viva il nuovo Comitato Femminista!
Martina - (Tra le lacrime) Brava!
Giuditta – Grazie!
Martina - Prego.
Don Eugenio - (A Martina) Vedi, Martina, la… Diavola, qui, a suo modo ha ragione, ormai la frittata l’hai fatta e si deve cercare di risolvere questo problema. (A Giuditta) Ma senza schiacciare nessuno scarafaggio!
Giuditta - Questo si vedrà.
Don Eugenio - Sicché tu saresti l’amica di Fosco.
Giuditta - Precisamente, mi ha detto di venire a dare un’occhiata da queste parti.
Don Eugenio - Sì ma adesso è andato via lui… e sbattendo la porta!.
Giuditta - Io non dipendo da lui e sono venuta a buttare un occhio lo stesso.
Don Eugenio - Ho capito, allora visto che prendi così a cuore i problemi delle altre donne… questo potrebbe essere un buon lavoro per te da fare qui in parrocchia.
Giuditta - (Focosa. Rivolta a Don Eugenio) Quando i problemi riguardano le prevaricazioni e le mascalzonate di voialtri uomini le cose le risolviamo tra di noialtre, non con la gente come voialtri!
Don Eugenio - Ecco, stai a vedere che adesso la colpa è mia.
Giuditta - (A Martina) Vai, Martina, stai tranquilla e se hai bisogno chiama pure me!
Martina - Grazie, Giuditta! (A Don Eugenio, uscendo) Christus regnat.
Don Eugenio - Semper. (A Giuditta che sta per uscire insieme a Martina, ad alta voce) Insomma a te piace fare la padrona del vapore!
Giuditta - (Rientra) E a voialtri scarafaggi no? Ficcate il naso negli affari di tutti, giudicate, assolvete, fate e disfate come vi pare… Anche le monache devono dipendere da voialtri!
Don Eugenio - Oh! Signora Satanassa! Come ti permetti di fare certi discorsi blasfemi senza alcun timor di Dio??
Giuditta - Io il timor di Dio ce l’ho, è di voialtri scarafaggi che non ho paura! Io non ho paura né di voi né dei ricchi signoroni che si approfittano delle donne indifese!
Don Eugenio - Eh, invece di quelli bisogna proprio aver paura!
Giuditta - Perché siete dei “puzziglianimi!” Ah, ma aspettate un altro po’ e vedrete che se continuano a punzecchiarci noialtre donne ci stufiamo ben bene e faremo un subbuglio sociale che voialtri uomini nemmeno vi sognate! Dovete stare attenti perché (Declama) è più difficile che un fuscello passi per la cruna di un ago che un ricco si prenda una trave su per…
Don Eugenio - (La interrompe) Diavola!!
Giuditta - E con questo ho detto tutto! (Uscendo) Addio, bacherozzo!
Don Eugenio - (Da solo, affranto per il fallimento del suo progetto e delle sue speranze). Eppure mi sembrava proprio una bella pensata. Si vede che doveva andare così. Sarebbe stato troppo bello portare dei ragazzi sulla retta via e fargli fare del bene alla povera gente in modo che fossero tutti felici. Ho voluto troppe cose. Speravo di cambiare un po’ alcune vite e invece: loro sono rimasti una banda di sbandati e io mi ritrovo con ‘una parrocchiana incinta, una che per solitudine vede i fantasmi e un’altra… Miserere nobis Domine!
Sandrone - (Entra) Don Eugenio, le candele sono quasi finite, sono quasi.
Don Eugenio - Qui è quasi finito tutto, caro Sandrone.
Sandrone - Perché?? E’ finito anche il vino, è finito??
Don Eugenio - A proposito di candele… hai capito, Sandrone, che non puoi girare per quella casa come un’anima in pena con una candela in mano?!
Sandrone - E come faccio a vedere se non adopero la candela? Se non adopero? Se non altro per andare al cesso, per andare! V’immaginate… fare certe cose a lumi spenti?? Ci vorrebbe una grande attenzione e precisione, ci vorrebbe!!
Don Eugenio - Lo so, ma c’è pericolo che si veda!
Sandrone - Cosa si vede? Che sono al cesso, si vede?
Don Eugenio - No! Si vede che stai occupando una casa abusivamente! Qualcuno potrebbe accorgersene!
Sandrone - Chi vuole che mi veda, chi vuole??
Don Eugenio - (Alzando gli occhi al cielo) C’è sempre qualcuno che ci vede, caro Sandrone.
Sandrone - (Alzando gli occhi al cielo) Questo è vero, Don Eugenio, ma al Signore cosa importa se sono abusivo?
Don Eugenio - C’è anche Maria…
Sandrone - (Preoccupato) Ma la Madonna non guarderebbe mica me!!
(Don Eugenio fa un gesto sconsolato mentre si chiude il
Sipario) Fine del secondo atto

Terzo Atto

C’è in scena Sandrone che sta spazzando.
Maria - (Entra) E’ permesso, signor Sandrone? C’è Don Eugenio?
Sandrone - Don Eugenio c’è ma oggi è intrattabile ed è meglio stargli lontano, è meglio, e anche a me non gira bene per niente, non gira!
Maria - Perché, cosa v’è successo?
Sandrone - (Ad alta voce) Niente… Don Eugenio vuole per forza che venga a dormire qui, vuole, ma io voglio stare in una casa per conto mio, voglio stare!
Maria - Perché, non va bene dove state adesso?
Sandrone - (Ad alta voce) Don Eugenio non vuole perché dice che la sto occupando abusivamente, la sto occupando.
Maria - (Sorpresa) E perché Don Eugenio dice una cosa così?
Sandrone - Perché è vero, perché!
Maria - Ah, ecco. Allora ha ragione lui!
Sandrone - Parlate bene, voi, signora Maria, voi una casa ce l’avete, una casa!
Maria - Ah, questo sì! Ed è anche grande. Troppo…!
Sandrone - (Interessato) Grande quanto?
Maria - Oh, ha la sua bella terrazza, una bella cucina, la sala da pranzo, due camere da letto per i figli e una più grande… per me.
Sandrone - (Interessato) Grande come?
Maria - Oh, ci sta comodamente il letto matrimoniale con il comò, l’armadio, la toletta e una poltroncina!
Sandrone - (Interessato) Ma non avete paura a stare in una casa così grande, a stare?
Maria - Bè, a volte sì.
Sandrone - Io ho sempre sognato, ho, una casa grande!
Maria - (Civettuola) Se volete venire a vederla…
Sandrone - (Galante) La vedrei volentieri, la vedrei.
Maria - Mi farebbe piacere, mi farebbe.
Sandrone - E di preciso dov’è, di preciso?
Maria - Sto dietro le logge del Corso, sto.
Sandrone - (Avviandosi con Maria) Ah! Quando si dice il destino, quando si dice.
Maria - (Seguendolo ed uscendo con Sandrone per la porta principale) In che senso?
Don Eugenio - (Entra dalla chiesa, triste e pensieroso, prende dalla credenzina un tovagliolo e un uovo sodo) Poveretti noi… Non vedo l’ora che finisca questo secolo! L’anno scorso c’è stata la carestia, poi il terremoto, quest’anno le sommosse in piazza! Cosa mancherà mai? (Si accinge a sbucciare l’uovo sodo quando bussano alla porta). Avanti!
Filomena - (Si affaccia, ha un occhio nero) Posso…?
Don Eugenio - Filomena!!! O Santa Flaminia Martire!! Non dirmi che siamo un’altra volta da capo a dodici!! Adesso sarò io a farti nero anche l’altro occhio!!
Filomena - No, Don Eugenio! Non infierite così su di me! Questa volta non è stato mio marito.
Don Eugenio - Allora chi è stato??
Filomena - E’ stato… Vittorio!
Don Eugenio - Perché?
Filomena - Perché sono andata da lui a dirgli che io voglio stare solamente con mio marito! E lui m’ha fatto questo regalino!
Don Eugenio - (Combattivo, rimboccandosi le maniche) Brava Filomena! Brava! Hai fatto bene! Così si comporta una brava cristiana! Adesso vai pure a casa che io andrò a fare un discorsetto a Vittorio! (Escono entrambi).
(La scena resta vuota per qualche secondo, poi Orlando si affaccia con circospezione)
Orlando - (Sottovoce, dietro di sé) Orecchio… (Nessuno risponde) Ore… Eh, sì, domani! (Grida) Orecchio!!
Ubaldo - (Affacciandosi vicino a lui) Oh.
Orlando - (Ad alta voce) Non c’è nessuno, possiamo entrare. Allora, sei sicuro di quello che abbiamo deciso di fare?
Ubaldo - Sì!
Orlando - (Ad alta voce) Guarda che dopo quello che è fatto è fatto!
Ubaldo - Certo!
Orlando - (Sottovoce) Allora vai e fai come t’ho detto.
Ubaldo - Come?
Orlando - Porca vacca non posso urlare! (Gli parla attaccato all’orecchio) Vai e fai come t’ho detto io!
Ubaldo - Ah, sì. (Esce incrociando Martina che entra).
Martina - (Sorpresa) Signor Orlando! Cosa fate qui?
Orlando - Martina! E voi cosa fate qui?
Martina - Io aspetto.
Orlando - Chi?
Martina - (Indicando mestamente la pancia) Eh…
Orlando - Ah!
Martina - Già, ormai è andata così…
Orlando - Già, ormai è andata così… Comunque ha ragione Giuditta.
Martina - Su cosa?
Orlando - Bè, se quel mascalzone non vuole sapere niente dovrete cavarvela da sola.
Martina - Credo proprio di sì.
Orlando - Già, ormai è andata così…
Martina - Già, ormai è andata così…
Orlando - Martina…
Martina - Sì?
Orlando - Comunque se voi voleste…
Martina - Cosa?
Orlando - Volevo dire… se voleste una mano da me, io sarei contento di aiutarvi.
Martina - In che modo?
Orlando - Restando vicino a voi.
Martina - Guardate che mi potete dare anche del tu.
Orlando - Infatti ti stavo dando del tu…
Martina - Ma avete detto: “voi”!
Orlando - Appunto: con… con voi due.
Martina - Orlando…
Orlando - Martina… (L’abbraccia).
Martina - Cosa sei venuto a fare qui da Don Eugenio?
Orlando - Vieni fuori con me che ti spiego tutto. (Escono).
(La scena resta vuota per qualche secondo)
Sandrone - (Entrando dall’esterno insieme a Maria, ad alta voce) Don Eugenio!... Don Eugenio!
Maria - Sarà il caso di dirglielo subito?
Sandrone - Certamente! Però tu devi esserne sicura, però.
Maria - Io ne sono sicura, ne sono… e tu??
Sandrone - Anche io. Allora non c’è niente di male, non c’è! (Chiama) Don Eugenio!
Don Eugenio - (Entra dalla chiesa, battagliero, con le maniche ancora rimboccate. Tra sé) E anche Vittorio è sistemato! (Vede Sandrone) Sandrone, Maria…
Sandrone - (Ad alta voce) Vi devo dire una cosa importante, vi devo dire!
Don Eugenio - Dì pure, Sandrone.
Sandrone - Non sono pió abusivo, non sono!
Don Eugenio - Come sarebbe a dire?
Sandrone - (Ad alta voce) Ho trovato una casa, ho trovato! E non è disabitata, non è!
Don Eugenio - Spiegati meglio.
Sandrone - La signora Maria, qui…
Don Eugenio - (Guarda tutti e due e lo interrompe, allarmato) Non mi dire più niente che ho capito tutto!! Ho capito tutto!! (Si altera) Ma figli miei! Questo è un concubinaggio!
Maria - No, no! Non abbiamo concombinato niente di male, non abbiamo!
Don Eugenio - Voglio dire che vivere sotto lo stesso tetto senza essere sposati è peccato mortale!
Sandrone - Ah! Ma io e la signora Maria abbiamo parlato anche di questo, abbiamo parlato!
Don Eugenio - E…?
Sandrone - Eh! Io sono solo, sono…
Maria - Anche io sono sola, sono…
Don Eugenio - Ragazzi, tagliate corto, tagliate!!
Sandrone - Insomma, avremmo pensato di sposarci, avremmo! Con la vostra benedizione!
Don Eugenio - Oh! Dio sia lodato! Almeno una cosa che va per il verso giusto! (Benedicendoli) Bravi, ragazzi! Avete la mia benedizione!
Sandrone - (Uscendo) Grazie, Don Eugenio!!
Maria - (Uscendo) Grazie, Don Eugenio!!
Don Eugenio - (Tra sé) Perché non ci ho pensato prima? Mi sembrano fatti davvero l’uno per l’altro. Eeeh, se tutto combaciasse sempre così!!
(Orlando compare sulla porta di fondo insieme ad Ubaldo, Orlando è orgoglioso ma piuttosto impacciato).
Don Eugenio - E voi cosa volete?
Ubaldo - (A Orlando) Cosa dice…?
Orlando – (A Ubaldo) ‘Spetta… (A Don Eugenio, tra lo spavaldo e il rispettoso) Voi mi avete giudicato male, Don Eugenio.
Don Eugenio - Sì, è vero, Orlando, e ti chiedo scusa, ma tu mi hai mandato a prenderla nel… dove dicevi tu!
Ubaldo - (A Orlando) Cosa dice…?
Orlando - (A Ubaldo) ‘Spetta… (A Don Eugenio) Sì, è vero, Don Eugenio, e vi chiedo scusa ma voi avete dato un giudizio affrettato!
Don Eugenio - Sì, è vero, Orlando, ma avevo notato certe occhiate tra te e Martina che mi avevano fatto pensare male.
Ubaldo - (A Orlando) Cosa dice…?
Orlando - (A Ubaldo) ‘Spetta… (A Don Eugenio) Sì, è vero, Don Eugenio, ma solo perché a me Martina piace molto, anche se ha sbagliato.
Don Eugenio - Sì, è vero, Orlando, tutti quanti possiamo sbagliare ma noi, del nostro sbaglio non ci ricorderemo più, fra nove mesi!
Ubaldo - (A Orlando) Cosa dice…?
Orlando - (A Ubaldo) ‘Spetta… (A Don Eugenio) Sì, è vero, Don Eugenio, ma non bisogna condannarla per questo.
Don Eugenio - Sì, è vero, Orlando, perché Martina è una ragazzina cresciuta da sola, tra la miseria e l’ignoranza… e io ce l’ho con quel farabutto delinquente e purtroppo non ci posso fare niente!
Ubaldo - (A Orlando) Cosa dice…?
Orlando - (A Ubaldo) ‘Spetta… (A Don Eugenio) E’ vero, Don Eugenio?
Don Eugenio - Cosa?!
Orlando - E’ proprio un pezzo grosso?
Don Eugenio - Sì! Troppo per le mie possibilità! (Ad alta voce, facendo un gesto che Ubaldo interpreta diretto a lui) Che gli venisse un accidente!
Ubaldo - Ma che venisse a te!
Orlando - (A Ubaldo) ‘Spetta! Non sta dicendo a te!! (A Don Eugenio) Allora posso dire che anche tra gli scarafaggi ci sono delle personcine a modo!
Don Eugenio - Grazie! Ma alla fine: cosa vorreste da me?
Orlando - Bè, io e Orecchio avremmo deciso di restare qui con voi. (A Ubaldo, ad alta voce) E’ vero, Orecchio?
Ubaldo - (Arrabbiato) Se non mi dite di cosa parlate…!
Orlando - (A Ubaldo, ad alta voce ed alterata) Vuoi allenare quei ragazzi, sì o no?
Ubaldo - Sì, sì, ho appena parlato con loro e metterò su uno squadrone di campioni con due pa…
Don Eugenio - (Lo interrompe, ad alta voce) Eh?!!
Ubaldo - (Si riprende) Con due partite solamente!
Orlando - (A Don Eugenio) E io vorrei continuare a lavorare qui… insieme a Martina.
Don Eugenio - Ma le vuoi bene davvero?
Orlando - Sì, Don Eugenio.
Don Eugenio - (Rivolto al cielo) Sia lodato il Signore!
(Fosco e Giuditta compaiono all’entrata di fondo in tutta la loro presenza scenica)
Fosco - Amen!
Don Eugenio - E voi?? Siete tornati per fare manbassa??
Giuditta - Ci sarebbe da fare manbassa tra gli scarafaggi?
Don Eugenio - Allora Cosa volete? Gente senza Dio!
Fosco - Prete: Io e la Diavola ci siamo riuniti, abbiamo ragionato e ho deciso…
(Entrano anche Martina e Filomena).
Giuditta - … Abbiamo deciso di stare da voialtri a darvi una mano ma le decisioni si dovranno prendere insieme: noialtre donne comprese! (A Martina e Filomena) E’ giusto?
Martina - Sì, Diavola.
Filomena - E’ giusto!
Don Eugenio - (A Filomena) E te cosa c’entri?
Filomena - La Diavola mi ha finalmente aperto gli occhi!
Don Eugenio - (A Filomena) Beh, con quelle quattro sberle vedevi poco sì!
Fosco - Sì, però…
Giuditta - (A Fosco) Te stai zitto! (Continua) Perché noialtre donne siamo stufe di sopportare le decisioni di voialtri uomini! (A Martina e Filomena) Giusto?
Martina - Sì, Diavola.
Filomena - E’ giusto!
Orlando - Sì, però…
Martina - (A Orlando) Stai zitto! (Con fervore) Perché noialtre donne siamo capaci…
Filomena - …di fare le stesse cose che fanno gli uomini! (A Giuditta) Giusto?
Giuditta - Sì, Filomena!
Ubaldo - Come?
Giuditta - (A Ubaldo) Te stai zitto! E perché gli uomini sono tutti della stessa razzaccia e non c’è da fidarsi per niente di loro! (A Martina e Filomena) Giusto?
Martina - Sì, Diavola!
Filomena - Giustissimo!
Don Eugenio - Sì, però…
Giuditta - (A Don Eugenio) Eh…??
Don Eugenio - Volevo dire: Sì, mi va bene, è giusto anche questo. Però io ti vorrei chiamare Giuditta e non Diavola!
Giuditta - Questo ve lo posso concedere… Eugenio.
Don Eugenio - Meno male!
Sandrone - (Entra con Maria al fianco)
Fosco - Allora siete d’accordo con la mia…
Giuditta - (Lo interrompe bruscamente)… la nostra!
Fosco - (Si corregge) …con la nostra decisione?
Sandrone - Don Ugenio…
Don Eugenio - (A Sandrone) Aspetta un momento. (A Fosco) Certo che sono d’accordo! Certamente! Metteremo su una comunità che sarà d’aiuto a tanta povera gente che cercheremo di rendere più felice!
Sandrone - Don Ugenio…
Don Eugenio - (A Sandrone) Aspetta un momento. (Si esalta) I nostri sforzi comuni potranno alleviare i patimenti, risolvere i problemi grandi e piccoli e così diventeremo un punto di riferimento per tutti i parrocchiani! E anche noi saremo…
Sandrone - Don Ugenio, io non vorrei dire ma…
Don Eugenio - Cosa c’è, Sandrone?
Sandrone - E’ passata l’ora della funzione, è passata.
Don Eugenio - (Allarmato) Oh Signore! E me lo dici adesso?? (Indossando la stola) Va’ subito a suonare le campane!... E suonale con tutta la forza che hai perché ci devono sentire fino a lassù!!
Tutti – Amen!
Ubaldo - (Che non ha sentito) Come?
Don Eugenio - In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen. Introibo ad Altare Dei… (Esce mentre, al suono delle campane, si chiude il
Sipario)
I personaggi e i loro accadimenti sono puro frutto della fantasia dell’autore. Realmente accaduti sono solamente i fatti storici citati da Don Eugenio.

Arredi di scena per “Quattro briganti – 1898”

Un fagotto con tre uova sode più un altro uovo sodo
Un fagotto con un po’ d’insalata
Un libro di preghiere
Un piatto
Una ciotola per l’insalata
Un tovagliolo
Una boccetta con un po’ d’olio
Una caraffa con un po’ di vino
Un barattolino con del sale
Un cartoccio con ravanelli
Un cartoccio con bietole
Una scatolina per i glomeruli
Una scopa

Appunti
Santa Francesca Romana è la Santa protettrice delle vedove.
San Girolamo Emiliani è il Santo protettore degli orfani.
Sant’Anna è la Santa Ausiliatrice contro la miseria.
Santa Camelia è la Santa protettrice della maternità.
Santa Flaminia è la Santa protettrice degli occhi