Ranocchietto

di

Aquilino






GIULIA Il bel ragazzo si chiama Michele. Io sono Giulia, la sua mamma. Quella sulla poltrona è la nonna Caterina, mia madre. La ragazza è la fidanzata di Michele, Silvia. Poi c’è la mia amica Mirella e infine Dolores, la ragazzina con la pelle verde. Lei non fa parte della famiglia. Non è una persona amica e nemmeno una conoscente. È un’estranea. Ci ha portato solo guai.
MICHELE Mamma, per favore.
GIULIA Non sta a me dire certe cose... però Michele si è diplomato con il massimo dei voti.
MICHELE Mamma, per favore!
GIULIA Mentre affrontava l’orale, me ne stavo nel bar davanti alla scuola. C’erano anche i suoi amici. Vogliono tutti bene a Michele. Non fuma, non beve, non va forte in auto, non si droga, non fa sesso estremo… Signora, suo figlio è un santo, mi ha detto uno scapestrato con i tatuaggi. A me viene da piangere, quando mi parlano di Michele. Michele mi ha fatto piangere tante e tante volte, sempre di soddisfazione. Scusate. Lui è l’emozione della mia vita.
CATERINA Lo affoga nelle lacrime. E mio nipote, salame, non sa nuotare. Non chiama nemmeno aiuto. Annega in silenzio. Dovrebbe fare l’uomo di casa. Uomo! Non ce ne sono più, di uomini.
GIULIA A nove anni, gli hanno pubblicato una poesia per la festa della mamma sul bollettino parrocchiale. Un bambino speciale. Alla scuola media gli hanno dato il premio bontà per avere allevato cinque micini orfani. Al liceo l’hanno eletto rappresentante di classe. All’università l’ho consigliato io di non andare, è troppo lontana.
MICHELE Basta, mamma. Mi metti in imbarazzo.
GIULIA Hai la cravatta storta. Ecco, sistemata. Tutto tuo padre, nemmeno lui si sapeva vestire.
CATERINA Lascia in pace i morti. Beati loro che se ne sono andati. A me mi tocca stare in questa galera.
GIULIA Mamma, ti sento, sai? Non avevi da fare in cucina? Che cosa nascondi? Ancora il coltello? Dammelo. Mio marito… Voleva fare tutto lui, ma non era capace di fare niente. Un giorno lo vedo sul tetto. Gli dico: Piero, sta’ attento che cadi. E lui, che cosa mi combina?
CATERINA Si è liberato del giogo.
GIULIA Da quando non ho più un marito, Michele è la mia consolazione. Tanto buono, ma altrettanto sfortunato. Sono mesi che cerca un lavoro. Ha trovato un posto da casellante. Lui voleva accettare, ma io…
MICHELE Era un buon posto.
GIULIA Non per te. Ti sei diplomato a pieni voti. Devi aspettare l’occasione giusta. Che fretta hai di andartene? Qui hai tutto.
CATERINA A me invece vuole rinchiudermi in uno di quei penitenziari dove i vecchi vanno a morire di maltrattamenti.
GIULIA Non tirare troppo la corda, mamma.
CATERINA Mi tiene buona con i ricatti. Mi toglie la televisione. Non mi compra più i pannoloni.
GIULIA Bugie. Mente anche quando dice la verità. È l’Alzheimer. Se la lasciassi fare, ci taglierebbe la gola a tutti quanti. Michele, va’ a profumarti, tra un po’ arriva Silvia. Non mi sono nemmeno risposata, per stargli vicina.
CATERINA Lo serve come un principe. Gli stira le camicie che ce le ha ancora addosso. Lo vizia. Lo fa diventare un effeminato. La checca di casa.
GIULIA Sempre a controllarmi, sempre a criticarmi. Da quando è morto il papà...
CATERINA Il mio povero Giuseppe. Non nominarlo invano. Con quanto l’hai tormentato in vita. Il giorno della disgrazia gli dico: Giuseppe, non andare in macchina, la strada è ghiacciata. Lui vuole andare lo stesso. E adesso sono sola e mi trattano male. Nel sacchetto della spesa c’era anche il veleno per i topi. Noi non ne abbiamo, di topi.
GIULIA Ignoratela. Demenza senile. Che scelta avevo? Ho dovuto prendermela in casa. E il ringraziamento? Non mi lascia respirare, mi sta sempre addosso. E gode di ottima salute, la sfacciata!
CATERINA Quando sono arrivata, c’era tanto sporco che non ho ancora finito di pulire. E sono passati due anni.
GIULIA Le lascio credere di essere utile. Invece combina solo guai. Io sopporto. Che altro posso fare? Mi prendo cura di lei e mai un grazie. Se non vi fidate, chiedete alla mia amica Mirella.
MIRELLA La stessa sua disgrazia: la mamma in casa. Bene o male, io e mia madre andiamo d’accordo, anche se vuole sempre avere l’ultima parola. Figuriamoci. Spetta a me di diritto. È troppo chiederle rispetto e considerazione? E di stare al proprio posto e di non fare lei la padrona di casa? Come se tutto le fosse dovuto. Mio padre... Pover’uomo, è mancato l’anno scorso. Io quel giorno gliel’ho detto. Papà, gli ho detto, non uscire con questo freddo che ti prendi una polmonite. Ma lui doveva fare di testa propria, sempre. È uscito e non è più rientrato. Se i genitori ascoltassero i figli...
GIULIA Mirella, ti metto su il caffè? Mamma, lo vuoi anche tu?
CATERINA Tutti i giorni ci prova. Ostinazione omicida. Lo sai che mi prende il cuore. Lo sai che il caffè mi uccide.
GIULIA Meglio che tu vada a fare un riposino. Non dico eterno, se no si offende.
CATERINA Tutti i giorni spera nel mio eterno riposo. Ma io, cara, ho la pelle dura. Sono una donna vitale, non me ne sto a letto dalla mattina alla sera per compiacerti!
MIRELLA Non prendertela, Giulia. Sembra che la colpa sia nostra, se loro invecchiano e noi invece rimaniamo fresche e giovanili.
GIULIA Mirella è la mia migliore amica. È invadente, ma non lo fa per cattiveria. Poveretta, dovrebbe sposarsi. Sarebbe più tranquilla. Invecchia in fretta, lo vedete. Forse è la mancanza di sesso. Ne ha sempre avuto un bisogno eccessivo e i suoi fidanzati scappano spaventati. Vado a fare il caffè.
MIRELLA Michele è molto intelligente, anche se non sembra. Soffocato da Giulia, è evidente. Ma non sta a me dire certe cose. È sensibile. Un uomo non deve essere troppo sensibile. Un uomo virile, intendo. Si è fidanzato con una ragazza carina e per bene, di nome Silvia. Proprio il tipo che ci vuole per lui, con una personalità proporzionata. Fanno una bella coppia, poveretti.
CATERINA Il campanello! Giulia, non senti il campanello? Va’ ad aprire, no? In questa casa il campanello non fa che suonare. Perché nessuno va mai ad aprire? Se non volete aprire, staccate il campanello. Altrimenti, quando suona, bisogna aprire. Ci vuole tanto a capirlo?

SILVIA Buongiorno, signora Giulia.
GIULIA Entra, Silvia. Michele scende subito. Il caffè è quasi pronto. Fatti due chiacchiere con Mirella, mentre preparo il vassoio. Mamma, smettila di borbottare. Ho aperto, no? Tutto quello che devo fare, io lo faccio. Se il campanello suona sempre in anticipo, che colpa ne ho? Che cosa nascondi? Le pastiglie per dormire. Se la perdo d’occhio, mi combina un massacro. Vado a prendere il caffè.

MIRELLA Come va, Silvia?
SILVIA Appena Michele trova un lavoro, ci sposiamo. Lui se la prende comoda, ma per il momento stiamo bene così. Io con i miei e lui con i suoi. A intervalli regolari, io e lui insieme. Non per più di due ore, di solito. E tutto alla luce del sole. Siamo bravi ragazzi, suppongo.
MIRELLA Non c’è luogo più salutare della famiglia.
SILVIA Infatti, non abbiamo nemmeno fatto l’influenza.
MIRELLA Beati voi giovani che ve la spassate. Sai che ho un dolorino qui sotto la scapola? Non è ancora una patologia, ma sono sulla buona strada.
SILVIA Al sabato sera andiamo al cinema. Qualche volta tiriamo tardi con la pizza. Se piove, no. Sono una ragazza fortunata ad avere un ragazzo come Michele. Non ci lasceremo mai, mai, mai, mai, mai. Ce lo siamo giurato. Gliel’ho scritto sul dorso della mano, come un tatuaggio. Mai mai mai mai mai. A meno che non sia destino, ma io sono ottimista. Tendo a sorridere.
MIRELLA Anche lui è fortunato ad avere una ragazza come te. In circolazione ci sono solo oche. Se non sono oche, sono troiette. Di solito le cose coincidono.
SILVIA Molte ragazze non pensano che a divertirsi. Va contro i miei principi. Le mie fondamenta sono solide.
MIRELLA Sei una ragazza matura, per la tua età. Quanti anni hai? Non c’è bisogno che lo dica, si vedono tutti.
GIULIA Michele, non fare aspettare Silvia! Ecco il caffè. Tu lo prendi, vero, Silvia?
SILVIA È la mia unica droga.
MIRELLA Anche questo si vede. A me, per non sentirmi così tesa, basta qualche bicchierino, soprattutto di sera quando mi viene da piangere. E la televisione. Senza la televisione, sarebbe un mondo senza Dio.

MICHELE Speravo che Silvia non venisse, ma lei è sempre di parola. Puntuale come le bollette. Ormai è qui e io sono contento. È la mia ragazza! Ho una famiglia, ho una ragazza, mi manca solo un lavoro. Poi sarò felice per tutta la vita. È un pensiero che mi sconvolge.
GIULIA Michele, tu il caffè…
MICHELE No, grazie, non fumo.
GIULIA Non dai nemmeno un bacio, alla tua fidanzata?
MIRELLA Che tenerezza. Sembrano due che si sono fidanzati ieri, e invece sono già… cinque anni? Dico bene?
SILVIA Quattro anni sette mesi venti giorni nove ore e quindici minuti.
GIULIA Silvia, prendi un biscotto. Li ho fatti io con niente zucchero.
MIRELLA Hai un’aria strana, Michele. Sei preoccupato? Eh, il lavoro! Stressa più chi non ce l’ha che chi si fa otto ore tutti i giorni a volte anche di sabato. Terribile la fatica del non lavoro! Qualcuno lo trova. Non tutti. Tu sei così… riservato, quasi timido. Al giorno d’oggi vogliono giovani spavaldi. Tu, per fortuna, non lo sei. Difficile che qualcuno ti assuma.
GIULIA Verrà anche il suo momento. Non c’è fretta. C’è sempre un premio per chi si comporta bene, in questa e nell’altra vita.
CATERINA Amen.
MICHELE Io e Silvia andiamo a prendere il gelato sul lungolago. Lo facciamo ogni settimana. A Silvia piace passeggiare di fronte agli alberghi di lusso. Anche a me piace passeggiare. Mi piace anche sedermi sulla panchina. Fissiamo il lago. Qualche volta ci scambiamo un commento, sempre quello.
SILVIA Quella degli alberghi di lusso è una zona controllata. Non ci vanno i cafoni che fanno gli stupidi. Lo dicono le statistiche, uno stupro durante la passeggiata non è una cosa rara. Guai se succedesse qualcosa a Michele. Non me lo perdonerei mai.
GIULIA Michele, hai l’aria stanca.
MIRELLA Strana, non stanca.
CATERINA Lo assilli. Lo stressi. E quando ti sposi e quando trovi un lavoro e quando te ne vai di casa…! Lascialo respirare! Vuoi farti odiare anche da lui? E così siamo in quattro.
SILVIA Michele sta sempre pensando a qualcos’altro.
GIULIA Dovrebbe darsi da fare per diventare adulto, ma lui non è di quegli scapestrati. È il mio bambino e io lo amo così com’è: un parassita disoccupato e celibe.

MICHELE Apro il rubinetto della vasca per fare il bagno. Vado in camera a prendere il cambio di biancheria. Torno in bagno, sento un vagito. Nella vasca c’è un neonato che sguazza. Lo fisso allibito. Ma chi ce l’ha messo? Non è mica venuto giù dal rubinetto! Chiudo l’acqua. È un bambino come tutti gli altri, solo che ha la pelle verde. Un bel verde brillante, come quello delle ranocchie che stanno sulle piante. Mi spavento. L’acqua fuma. L’ho bollito? No, sta bene. Mi emoziono. Lo prendo in braccio.
SILVIA Andiamo, Michele?
MICHELE Scusa, sto parlando. Il bambino mi sorride. Lo asciugo, lo avvolgo in un telo. Poi mi dico: un’allucinazione. E invece no. È di carne, si muove. Forse un’allucinazione carnale. Non so che cosa fare. Se lo porto di sotto, ed è davvero un’allucinazione, mi prendono per matto. Lo sistemo nel mio letto, si addormenta. Lo fisso a lungo. È bello, così verde. Esco dalla camera, chiudo la porta. Se quando torno c’è ancora… che cosa faccio, se c’è ancora? E se non c’è più? Se non c’è più, devo prendere un appuntamento con lo psichiatra. Ma se c’è ancora… Che cosa faccio, se c’è ancora? Ci penso dopo. Il bambino dorme tranquillo, è inutile farmi venire l’ansia. E poi, c’è Silvia giù che mi aspetta. Silvia detesta aspettare.
SILVIA Andiamo, Michele?
GIULIA Guida con prudenza. Divertitevi. Voi che potete farlo. Io, ormai, con una madre sulle spalle…
MIRELLA Il lago è noioso. Ma voi divertitevi lo stesso. Dev’essere eccitante guardarlo dalla panchina.
SILVIA Andiamo, Michele?
CATERINA Una volta, chi andava andava e basta. Adesso, chi va ritorna e rimane. Infatti, io vado. Ohi ohi ohi, che cosa mi tocca fare! Perfino alzarmi dalla poltrona.
MIRELLA Giulia, scappo anch’io. Ho cento cose in agenda. Non mi ricordo quali, ma per fortuna non intendo farne nemmeno una.
SILVIA Andiamo, Michele?
MICHELE Io sono pronto. Aspettavo che tu facessi il primo passo.
GIULIA Guida con prudenza. Non fare troppe curve.
SILVIA Arrivederci. Mi saluti la signora Caterina.
GIULIA Se ci tiene, si saluta da sola.

CATERINA Il campanello! Non lo sentite, il campanello? Quando suona, è perché c’è qualcuno alla porta. Ma nessuno va ad aprire. A quest’ora? Chi va nelle case quando fa buio? I ladri! Giulia, sei diventata sorda? Telefona ai carabinieri. Digli che il campanello continua a suonare!
GIULIA Potrebbe aprire lei. Dice che non è casa sua e che non spetta a lei fare la curiosa. Arriva fino alla porta, ma non la apre. Devo pensarci io, e non importa se sono in bagno. Per fortuna, il mio spirito di sacrificio è forte. Eccomi, mamma.
CATERINA Meglio tardi che mai. Io sto pronta a chiamare la polizia, se ti sento gridare. Di notte, le persone perbene non vanno a casa degli altri!
GIULIA Non è notte. È sera presto.
CATERINA Oltre che sorda sei diventata cieca? Ho guardato dalla finestra. È buio. Tuo figlio non dovevi lasciarlo in giro di notte. Magari fa un incidente con la macchina. Magari finisce all’ospedale con la testa rotta. E la sua fidanzata magari muore. E la colpa? Tua. Perché non mi dai retta.

CATERINA Chi c’è con te? La conosco, questa ragazza? Mi pare di no. Tu la conosci? Non fare entrare in casa gente che non conosci. Ma dove ce l’hai, la testa?
GIULIA Sta cercando il fratellino.
CATERINA La solita scusa. È una ladra. Si vede subito. Sta’ attenta a dove ficca le mani. Svelte, queste ladruncole. Giri gli occhi e ti portano via la credenza.
DOLORES Fammi passare, vecchia.
CATERINA L’hai sentita? Fai entrare in casa una che mi insulta?
GIULIA Dov’è la tua mamma? Perché sei pitturata di verde?
DOLORES Non sono pitturata.
GIULIA Ma la tua mamma dov’è?
DOLORES Non ce l’ho, la mamma.
CATERINA Dove crede di andare? Giulia, fermala. Telefona alla polizia.
DOLORES L’ho visto entrare qui. Volete portarmelo via. Dove l’avete nascosto?
CATERINA Se non è una ladra, è una matta. Via! Via! Questa è una casa privata. Non si entra senza permesso.
DOLORES Non toccarmi!
GIULIA Ascolta, ragazzina. Quanti anni ha il tuo fratellino?
DOLORES Un mese.
GIULIA Non può essere entrato qui. Un bambino di un mese non cammina.
CATERINA Ladra, matta e bugiarda. Fuori da casa nostra!
DOLORES Se fate del male a Ranocchietto, io...
CATERINA Minaccia, anche. Ma dove va? Fermala!
GIULIA Oh, insomma! Adesso basta. Mamma, sta’ calma. Tu, ragazza, fuori, per favore. Non sei a casa tua.
CATERINA Valle dietro! Te l’ho detto che vuole rubare! Non sei capace di buttarla fuori?
GIULIA Smettila, mamma. Ti viene l’infarto, grazie al cielo. Lascia fare a me.

CATERINA Io lo so che tipo è. Furba. Lo so come fa. Osserva la disposizione delle stanze e poi i suoi genitori vengono di notte e ci portano via tutto.
GIULIA Hai visto? Non c’è nessuno. Puoi cercarlo altrove, il tuo fratellino. Tieni. Compragli qualcosa.
CATERINA Brava. Anche la mancia.
DOLORES Siete come tutti gli altri.
CATERINA Ecco il ringraziamento. Gli tendi la mano, ci sputa sopra.
GIULIA Adesso te ne vai o chiamo davvero i carabinieri.
CATERINA Era ora. Che cosa aspetti? Che ci pianti un coltello nella schiena?

GIULIA Che bambina strana.
CATERINA È una ladra.
GIULIA Forse sta solo facendo un gioco. Pitturata in quel modo... Non è Halloween, domani?
CATERINA Io torno a letto. Sono sicura di non riuscire a dormire. I ladri d’oggi non solo rubano, ma violentano le anziane. Halloween? Ma che cosa mi racconta! Armageddon. Apocalisse. La fine del mondo. Non mi dispiace. Ce la siamo meritata. Meglio se mi addormento e non mi sveglio più.

GIULIA Non insistere! Non ti faccio più entrare. Va’ da un’altra parte a fare dolcetto scherzetto.
MICHELE Sono Michele!
GIULIA Sei grande per fare dolcetto scherzetto. Non sei nemmeno in maschera. E Silvia?
MICHELE Aveva mal di testa.
GIULIA Bene, sta diventando una donna.
MICHELE Mi sembri strana, mamma.
GIULIA Sono stravolta. Ci sono in giro le bambine lucertole. Siediti che ti racconto. Anzi, mi siedo io.

MICHELE La mamma mi racconta tutto. Corro in camera per controllare Ranocchietto. Dorme tranquillo nel cassetto delle camicie. Pipì verde. Otto camicie da lavare. Chi è la ragazzina lucertola? Sua sorella? Il bambino è nato qui. È mio. Se gli porgo il dito, lo stringe. Sa che sono il suo papà.
Mamma, devo dirti una cosa.
GIULIA Dimmi, caro. Imbarazzami pure. Sono la tua mamma.
MICHELE Ho un figlio.
GIULIA Non dire sciocchezze, Michele. Sei ancora un bambino.
MICHELE Mamma, sono diventato papà.
GIULIA Mi stai facendo uno scherzo?
MICHELE Si chiama Ranocchietto.
GIULIA Michele, mettiti seduto. Mi rimetto seduta anch’io. Mi tremano le gambe. Stai parlando sul serio? Mi batte forte il cuore. Mi stai dicendo che tu sai come si fanno i bambini? E che ne hai fatto uno? Ti ha insegnato Silvia? Contro la tua volontà, magari? Ha abusato di te?
MICHELE Sono papà, mamma.
GIULIA Oh, Signore!
MICHELE Quando lo guardo negli occhi, anche lui mi guarda. Nessuno mi aveva mai guardato così. Mi guarda e fa: ghè! ghè!... Proprio come un ranocchio. Mi piace un sacco. Finalmente ho qualcosa di mio. Ah, mamma, un’altra cosa. Il bambino ha la pelle verde. Verde erba, verde smeraldo, bellissimo.
GIULIA Oh, Signore Signore! La ragazzina… la ragazzina con la pelle verde… tu non la conosci, vero? Giura che non la conosci! È minorenne, Michele! In questa famiglia non c’è mai stato uno scandalo!
MICHELE Io non la conosco, mamma.
GIULIA Ti hanno rubato l’innocenza, bambino mio. È questo che fanno le persone verdi? Corrompono i puri di cuore? Verde muffa, verde melma. Sono infetti. Un virus morale. Infestati. Sono verdi perché hanno il diavolo nel sangue. Forse ci vuole un prete.

MIRELLA Sembrava una ragazza tanto brava...
CATERINA Una gattamorta. Ha violentato il mio Michele. Povero nipote. Lui del sesso conosceva solo la pornografia.
MIRELLA Non mi sono mai interessata, perché... insomma, non era affare mio... però, una volta che ho visto come lo baciava... per caso, eh, per caso... ho pensato: quella è una Messalina. Insomma, c’è modo e modo. Mi scusi questi discorsi, Caterina, ma quando il sesso esce dagli argini…
CATERINA Lo ha alluvionato, il mio nipotino. Chissà se la chirurgia può ridargli la verginità. Alla televisione fanno vedere di quelle cose!
MIRELLA Quello che mi domando è: come ha fatto a partorire un bebè, se non l’abbiamo mai vista con il pancione?
CATERINA Al giorno d’oggi, una pastiglia e la donna non ingrossa nemmeno. Tutto contronatura! I figli li fanno con la chimica.
MIRELLA Partorirlo qui, in bagno!
CATERINA Intanto che impastavo gli gnocchi. Michele mi sembra che diventa sempre più magro e mia figlia non è capace. Adesso ho capito perché deperisce. Esaurimento da parto.
MIRELLA Quella Silvia...
CATERINA Ragazze come lei consumano gli uomini, figurarsi uno come Michele che uomo lo è così così.
MIRELLA Quello che è ancora più... più sconvolgente... la pelle verde!
CATERINA Lei è vegetariana.
MIRELLA Ah!
CATERINA Insalata insalata insalata... mai una bistecca. Non mangia nemmeno gli gnocchi.
MIRELLA Dice che resterà verde?
CATERINA Magari no. Magari, insistendo...
MIRELLA Insistendo?
CATERINA Candeggina.
MIRELLA Candeggina?
CATERINA Silenzio! Se ci sente Michele!... Lui non vuole.

MICHELE Chi ha messo Ranocchietto nella candeggina?
CATERINA Non è il caso di arrabbiarsi. Fa’ un bel sorriso, dai.
MICHELE Hai messo tu Ranocchietto nella candeggina?
CATERINA Sono qui che parlo con Mirella della Clorinda... sai la vedova che si è risposata con il poveretto che ieri è caduto dall’impalcatura... e lei glielo aveva detto: sta’ attento...
MICHELE Non m’interessa. Voglio sapere della candeggina.
CATERINA Quale candeggina?
MICHELE Nonna! Non farmi gridare! Sono già nervoso!
CATERINA Che modo è, di rispondere alla tua nonna? Che cosa ti succede? Non diventerai come tua madre!
MICHELE Se tocchi ancora Ranocchietto... io... io...
CATERINA Michele, io non ho fatto niente. Solo il mio dovere.

MIRELLA Proprio un esaurimento nervoso.
CATERINA Che sia radioattivo?
MIRELLA Michele?
CATERINA Il coso verde.
MIRELLA Magari, a furia di insalata... Come a Cernobil. Se la ricorda la verdura radioattiva?
CATERINA Non sarà pericoloso?
MIRELLA Io ci starei attenta.
CATERINA L’ho anche toccato, per sfregarlo con la spazzola di crine.
MIRELLA Sarà meglio che si disinfetti.
CATERINA È la prima volta che Michele ci dà un pensiero. Si stava così bene, ma così bene... senza il brutto rospo.

GIULIA Vieni, Silvia, mettiti seduta. Mi metto seduta anch’io. Mi tremano le gambe.
SILVIA È successo qualcosa? Qualcuno sta male? Michele?
GIULIA Michele sta bene.
SILVIA Sabato sera ha voluto una birra e io gli ho detto: sta’ attento, è fredda, rischi una congestione.
GIULIA Sta bene, sta bene. Sono io che sto male.
SILVIA Ha bevuto una birra anche lei?
GIULIA No, solo un marsala, per tirarmi su. Silvia, sta’ bene attenta e non spaventarti, perché non ce n’è motivo.
SILVIA Sono già spaventata.
GIULIA Non è successo niente. Solo che Michele ha un bambino.
SILVIA Lo sapevo! Michele non aveva mai bevuto la birra! Ha trovato un’altra! E adesso io che cosa faccio? Ho ventiquattro anni e non conosco nessuno. Non mi sposerò mai!
GIULIA Mi giuri che il bambino non è tuo?
SILVIA Non sono mai stata incinta, come faccio ad avere un bambino?
GIULIA Che ne so… Una di quelle gravidanze invisibili.
SILVIA Io e Michele non abbiamo… Non mi va di parlare delle nostre cose.
GIULIA Tu e lui…?
SILVIA No. Mai. Dopo sposati. Forse. Potrei anche fare un voto.
GIULIA Ragazzo padre e padre vergine. Come si fa a non amare un figlio così?
SILVIA Di chi è il bambino?
GIULIA Non si sa. L’ha trovato nella vasca da bagno.
SILVIA E chi ce l’ha messo?
GIULIA Non si sa.
SILVIA Ce l’avrà messo lui. Quell’altra voleva abortire. Lui che è tanto buono e stupido ha deciso di tenerselo. E adesso io devo lasciarlo! Solo per colpa di un mancato aborto!
GIULIA Sono sicura che non è figlio suo.
SILVIA Come fa a dirlo?
GIULIA Ha la pelle verde.
SILVIA La pelle verde? Forse una speranza c’è. Forse è moribondo.
GIULIA Michele non farebbe mai un bambino con la pelle verde, con tutto quello che gli abbiamo insegnato. Michele è un ragazzo perbene, di sani principi. È stato educato con i valori, lui.
SILVIA Verde verde?
GIULIA Come una rana. Tale e quale.
SILVIA Una malattia?
GIULIA Oh, Signore, spero di no.
SILVIA Una malattia infettiva?
GIULIA Oh, Signore, non ci avevo nemmeno pensato.
SILVIA Michele lo ha toccato?
GIULIA Sì.
SILVIA Può trattarsi di un morbo raro, di quelli che non perdonano.
GIULIA Anch’io l’ho toccato, per sfregarlo con l’acquaragia.
SILVIA Con l’acquaragia?
GIULIA Ma il verde non è venuto via.
SILVIA Ci vuole un acido.

MICHELE Se qualcuno di voi... te compresa, mamma... se qualcuno osa fare del male a mio figlio... io... io...
GIULIA Quando fai così, Michele, meglio che me ne vada. Mi chiudo in cucina a smaltire l’ingratitudine.
SILVIA Michele, non mi dai un bacio?
MICHELE Silvia, che cosa fai qui?
SILVIA Dobbiamo andare al centro commerciale. Ci sono i saldi.
MICHELE Scusa, mi sono dimenticato di telefonarti. Non posso uscire.
SILVIA Va bene, restiamo qui a guardare la televisione.
MICHELE Mi spiace, Silvia. Sono impegnato.
SILVIA Se vuoi, posso aiutarti. Starti vicino. Consigliarti.
MICHELE Davvero lo vuoi fare?
SILVIA Lo sai che ti amo.
MICHELE Possiamo cambiare i pannolini insieme.
SILVIA Michele, sii ragionevole. Il bambino...
MICHELE Ah, ma non te l’ho ancora detto. Ho un figlio. Ranocchietto. Mi somiglia, a parte il colore.
SILVIA Ascolta. I figli non si fanno da soli. Tu e la cameriera della birreria…?
MICHELE Non so nemmeno chi è.
SILVIA È la cameriera della birreria. Tu hai bevuto, lei è una troia…
MICHELE Stai forse insinuando…
SILVIA Non insinuo, traggo conclusioni. Se tu per sbaglio e senza volerlo mi hai tradita…
MICHELE Non sono mai stato con nessun’altra donna.
SILVIA Nemmeno con me, per la precisione.
MICHELE Sei la mia fidanzata. Come posso tradirti?
SILVIA Dato che c’è chi lo fa…
MICHELE Il bambino è solo mio. L’ho fatto io. Nella vasca da bagno.
SILVIA Ragiona, Michele. Il ranocchio non è tuo. Magari è malato, infettivo e pericoloso.
MICHELE Ranocchietto è sano, forte, intelligente, affettuoso e... mio.
SILVIA Michele! Non puoi!
MICHELE Perché?
SILVIA Non puoi tenerlo! Che cosa diranno in paese?
MICHELE Non lo so. Quello che vogliono.
SILVIA Non posso essere la fidanzata di un ragazzo che ha un bambino con la pelle verde!
MICHELE Eppure è il tuo colore preferito.
SILVIA Michele, io ti amo!
MICHELE Scusa, devo preparargli la pappa.
SILVIA Non piantarmi qui in questo modo! Devi ascoltarmi! Non trattarmi così! Io sono la tua fidanzata ufficiale! Ho dei diritti precisi e insindacabili! Tu i bambini puoi farli solo con me! E solo se lo decido io! Michele!

MIRELLA Avete litigato?
SILVIA Michele non mi ama più.
MIRELLA Gli passa.
SILVIA E se non gli passa?
MIRELLA Ti pianta.
SILVIA E io? Come posso farmi vedere in giro? Ridono tutti alle mie spalle.
MIRELLA Sì, ma poi gli passa.
GIULIA Mirella, lasciala stare. Silvia, è inutile che piangi. Bisogna fare qualcosa, altro che piangere.
SILVIA Voi non capite. È il mio fidanzato.
GIULIA È mio figlio, prima di essere il tuo fidanzato.
CATERINA E si vede.
GIULIA Che cosa vuoi dire?
MIRELLA Io te lo dicevo. Sposalo, prima che cambi idea.
GIULIA Mamma, che cosa intendi dire?
SILVIA Ha detto che non mi sposa più?
MIRELLA A me non ha detto niente, però...
CATERINA Non farmi parlare. Ci sono già abbastanza guai, in questa casa.
MIRELLA Vi sembra il momento di bisticciare?
SILVIA Però che cosa?
GIULIA Adesso dirà che la colpa è tutta mia.
MIRELLA Però niente. Se non le capisci tu, queste cose...
CATERINA Se lo avessi curato come si deve...
GIULIA Ma sentila! Mi sono dedicata a lui giorno e notte.
SILVIA Che cosa dovrei capire?
CATERINA Ieri avete litigato.
GIULIA Fammi il piacere! Gli ho solo detto che i capelli lunghi non vanno bene per un tipo come lui.
CATERINA Ha sbattuto la porta.
GIULIA Un attimo di nervosismo. Gli è passato subito. Quando mette il muso con te, invece...
CATERINA Io e Michele siamo sempre andati d’accordo.
SILVIA Mi spieghi che cosa intendevi dire?
MIRELLA Io? Niente.
GIULIA Magari aveva litigato con te, Silvia.
SILVIA Gli ho solo detto che la birra gli fa male.
CATERINA E lui se l’è presa. Ci credo. È un uomo, ormai. Non so di che tipo, ma l’altezza ce l’ha.
GIULIA Sei stata dura, con lui?
SILVIA Per niente. Gli ho detto che non voglio che il mio fidanzato si comporti come i giovinastri dei pub.
CATERINA E lui se l’è presa. Forse per dispetto s’è ingravidato da solo.
MIRELLA Se vuole tenersi il bambino, lui e Silvia potrebbero sposarsi.
SILVIA Io non voglio un bambino verde! E se la gente pensa che l’ho fatto io?
MIRELLA Magari, crescendo, cambia colore.
SILVIA Io non lo voglio! Non so nemmeno di chi è. E se Michele mi avesse davvero tradita?
MIRELLA Sì, con una rana.
GIULIA Il mio bambino? Con una donna?
CATERINA Michele non fa certe cose. Non con le donne.
GIULIA E non alla sua età.
SILVIA E adesso che cosa facciamo?

MIRELLA Portiamolo in un istituto.
CATERINA Lasciamolo davanti alla porta dei vicini.
GIULIA Magari i bambini verdi a qualcuno piacciono. Se mettiamo un’inserzione...
SILVIA Ma lui non vuole che lo portiamo via!
MIRELLA Mentre dorme...
CATERINA Si può dire che è sparito durante la notte.
MIRELLA Come è arrivato, così se n’è andato. Puf! Un incantesimo. Michele crede ancora alle favole? A me pare di sì.
CATERINA Allora è deciso. Il bambino deve scomparire.
GIULIA È per il suo bene, povero Michele.
SILVIA Ecco, è scesa la notte.

Per la strada
tanta gente
ma nessuno
dice niente.

Noi chiediamo
da mangiare
ma nessuno
vuole dare.

Bambini vagabondi
di questi e di altri mondi
bambini senza fiato
gliel’hanno soffocato.

DOLORES Ho camminato per tutto il giorno e sono stanca. Posso fermarmi qui? Di solito mi mandano via. Non faccio che domandare: avete visto un bambino piccolo, verde come me? Mi mandano via. Ridono o gridano e mi mandano via. Se non trovo Ranocchietto... Come faccio senza di lui? Ranocchietto, dove sei?
GIULIA Ragazzina.
DOLORES Sì, signora?
GIULIA Sei tu quella che cerca il bambino verde, vero?
DOLORES Sono io.
GIULIA Ti ricordi di me? Ti ho accolta in casa e ti ho dato dei soldi.
DOLORES E con questo?
GIULIA Vuoi riavere il tuo fratellino?
DOLORES Dov’è?
GIULIA Qui. Lo vuoi?
DOLORES Ranocchietto! Non dobbiamo separarci mai mai mai più. Perché me l’avete rubato? Che cosa vi abbiamo fatto di male?
GIULIA Tieni altri soldi. Compragli un succhiotto. E i pannolini.
DOLORES Con questi spiccioli non ci compro neanche le caramelle.
GIULIA Non devi comprare le caramelle per te. Devi pensare a lui.
DOLORES Con quali soldi?
GIULIA Sei anche avida, oltre che verde.
DOLORES La roba costa, signora.
GIULIA Non hai una mamma e un papà?
DOLORES Siamo io e lui, e basta.
GIULIA Ti pare una buona idea scappare di casa con un neonato? Se non detestassi i coinvolgimenti, dovrei chiamare la polizia.
DOLORES No, signora!
GIULIA Tieni anche questi, ma sono gli ultimi. Non voglio che ti abitui a essere mantenuta.
DOLORES Gli comprerò un bicchiere di latte.
GIULIA Sei una brava ragazzina. Purtroppo, sei verde. La tua strada è già tracciata. È destino. Va’, va’ e non tornare più.
DOLORES Sì, signora. Grazie di tutto.

MIRELLA È andata bene? L’ha preso?
GIULIA L’ha preso.
SILVIA Non c’è il rischio che lo riporti indietro?
GIULIA Non credo proprio. Quelli con la pelle verde mostrano un attaccamento morboso gli uni per gli altri.
CATERINA C’era bisogno di darle i soldi? Prima o poi torna per chiederne altri.
GIULIA Non torna. Ha la pelle verde. Noi ce l’abbiamo del colore giusto. Che cosa torna a fare?
MIRELLA Bene, possiamo andare a dormire.
GIULIA Sì, è tardi. Mi sento così stanca!
CATERINA Per quello che hai fatto!
SILVIA Michele farà un po’ di scena, ma poi la mattana gli passa. Se non gli passa, ci penso io a fargliela passare. Deve rendersi conto di che cosa significhi il fidanzamento.
CATERINA Domani gli preparo la pasta al forno, così gli passa prima.
SILVIA Buonanotte. Io ho una cosa da fare, prima di andare a dormire. Dite a Michele che lo amo tanto, dato che è il mio fidanzato.

DOLORES È il mio fratellino, lo giuro. L’avevo perso, poi le signore di quella casa l’hanno ritrovato nella vasca da bagno. Io lo volevo. Ha solo me al mondo. Alla fine me l’hanno dato. Non l’ho rubato, lo giuro. Me l’hanno dato loro!
SILVIA Ora le frugo nelle tasche. Voi siete testimoni.
DOLORES Signorina, lei può dire che cosa è successo. Era là, nella casa. Glielo dica che il bambino me l’avete restituito voi. Io non l’ho rubato. Come si fa a rubare il proprio fratellino?
SILVIA Soldi. Ve l’ho detto. È venuta per rubare. La storia del fratellino se l’è inventata. Un pretesto per entrare.
DOLORES I soldi, signorina, me li avete dati voi. Io li ho accettati solo perché me li avete dati per il bambino. Non mangia tanto, ma gli ci vuole un vestitino di lana, adesso che rinfresca. Ma che cosa fate? Ridatemi i miei soldi!
SILVIA Come ti chiami?
DOLORES Dolores.
SILVIA Sono soldi rubati, Dolores.
DOLORES Bugiarda. Sono soldi regalati.
SILVIA In quella casa abitano persone oneste. Nessuna di loro infrange la legge dandoti dei soldi.
DOLORES Quale legge?
SILVIA Vietato dare soldi agli individui di pelle verde.
DOLORES Sono solo pochi spiccioli.
SILVIA Vietato. Lo dice la legge.
DOLORES Ma chi l’ha fatta una legge tanto stupida?
SILVIA Quelli sono soldi rubati.
DOLORES Sono soldi regalati. Sono miei!
SILVIA Sono soldi rubati. Tu sei una ladra.
DOLORES Bastarda.
SILVIA La legge protegge gli onesti. I ladri vanno in prigione.
DOLORES E il mio bambino?
SILVIA Pensa a te, non al tuo bambino.
DOLORES Voglio sapere del mio bambino.
SILVIA È fortunato. Basta con la vita di strada. Crescerà in un ottimo istituto.
DOLORES È mio. Lo voglio.
SILVIA Non puoi avere niente. Sei una delinquente.
DOLORES Ma io ti ammazzo!
SILVIA Mi aggredisce! Sparate! Sparate!


GIULIA E tu gli hai detto tutto?
CATERINA Che cosa dovevo fare?
GIULIA Raccontargli una storia.
CATERINA Ci ho provato. Ho detto che il bambino si è trasformato nel principe dei rospi e che il gatto se l’è mangiato.
GIULIA E ci ha creduto?
CATERINA No.
GIULIA Non dovevi dirglielo.
CATERINA Aveva una faccia! Una faccia da matto! Ho avuto anche paura. In questa casa, mi vogliono tutti morta.
GIULIA Un po’ di nervosismo. Gli passa.
CATERINA Che cosa sta facendo?
GIULIA Si è chiuso in camera. È ancora agitato. Sta buttando tutto all’aria.
CATERINA Meglio, se si sfoga.
GIULIA Eccolo. Facciamo finta di niente.

MICHELE Brave, fate finta di niente. Me l’avete combinata grossa.
GIULIA Per il tuo bene, Michele.
MICHELE Sì, sì.
CATERINA Quel coso ti faceva diventare verde come lui.
MICHELE Me ne vado.
GIULIA Esci da solo? Non aspetti Silvia? Ha detto che...
MICHELE Me ne vado da casa.
GIULIA Non dire sciocchezze, Michele. Sei ancora un bambino.
MICHELE Mamma, sono un uomo.
GIULIA Mi stai facendo uno scherzo?
MICHELE No, mamma.
GIULIA Michele, mettiti seduto. Mi metto seduta anch’io. Mi tremano le gambe. Michele, stai parlando sul serio? Senti come mi batte il cuore.
MICHELE Porto via poca roba. Se ho bisogno di altro, mi faccio vivo.
GIULIA Oh, Signore!
CATERINA Io te l’avevo detto...
GIULIA Sta’ zitta, mamma!
MICHELE Non è una tragedia. Ormai sono un uomo e vado in cerca della mia vita.
GIULIA Tu vai a cercare il mostriciattolo!
MICHELE Si chiama Ranocchietto.
GIULIA Dillo! Dillo, che vai a cercarlo!
MICHELE Certo. È mio figlio.
GIULIA Non è tuo figlio!
CATERINA Sta’ attento alle radiazioni.
GIULIA Aspetta! Non puoi...
MICHELE Posso, mamma.
GIULIA E dove vai?
MICHELE Tra i bambini verdi. Hanno bisogno di qualcuno che li protegga. Mi piace l’idea di proteggere qualcuno. E anche di andare in giro... qua e là... dove capita. Sono sicuro che prima o poi lo trovo.
GIULIA Ma che cosa c’entri, tu?
MICHELE L’ ho trovato nella vasca da bagno.
CATERINA Sarà venuto su dallo scarico.
GIULIA Sta’ attento. Non fidarti. Non prenderti responsabilità. Non dire la verità, che se ne approfittano. Digli di no, qualunque cosa ti chiedano.
MICHELE Torno presto a trovarvi.
GIULIA Quando?
MICHELE Appena trovo il mio Ranocchietto.
GIULIA Non è tuo!
MICHELE Non è di nessuno, quindi è anche mio.

GIULIA Contano qualcosa i sacrifici di una madre? Scende le scale, dice: me ne vado… e se ne va sul serio. Senza nemmeno una scenata. Tre parole, me ne vado, e se ne va. Tutto qui. Vent’anni di sacrifici e alla fine un dramma senza tragedia. Era meglio se l’abortivo, un figlio così.
CATERINA Forse era meglio dirgli che il bambino… Meglio così. Uno con la pelle verde meglio che viva da morto.
GIULIA Vuole andarsene? Vada, vada. Scoprirà da solo che quando uno se ne va di casa non può scoprire che una cosa: che l’illusione è morta.
CATERINA Anche se aveva la pelle verde.
GIULIA Lascia che vada. In mezzo ai bambini verdi. Ah, l’ingenuo! E dove sono i bambini verdi? O morti ammazzati o rinchiusi dove aspettano di morire.
CATERINA Nemmeno di ragazzine se ne vedono più in giro.
GIULIA E lui, mio figlio, con tutto quello che gli ho insegnato, ma dove crede di andare?
CATERINA Nei postacci pieni di disgraziati.
GIULIA Con l’educazione che gli ho dato!
CATERINA Meno male che non l’hai mandato all’università.
GIULIA Diventerà verde anche lui?
CATERINA Dai, non piangere, vieni qua, vieni qua dalla mamma.
GIULIA Che cosa faccio se diventa verde? Ho paura, mamma.
CATERINA Gli passa. Sono sicura che gli passa.
GIULIA Davvero?
CATERINA C’è Silvia, con lui. Non lo molla mica. Tempo tre giorni e ce li vediamo qua. Anzi, domani preparo la pasta al forno.
GIULIA Vado a pulirgli la camera. Gli cambio le lenzuola.
CATERINA Aspetta. Sta’ qui tranquilla. Ricordi la canzoncina che ti cantavo da bambina?
Per la strada
tanta gente
ma nessuno
dice niente.
C’è chi mente
e non si pente
ma nessuno
mai lo sente.