SE RIESCE SIAMO RICCHI

Commedia brillante in tre atti di

Rocco Chinnici



Personaggi

Francesco capo famiglia (barbiere)
Rosalia moglie
Germano figlio
Ignazio padre di Francesco
Frenz zio di Francesco
Padre Luigi
Suor Concetta
Sebastiano scemo del paese
Luana
Placido
Notaio
Giuseppa
Caterina


( Ambientata in una bottega di barbiere ).


FRANCESCO
( Barbiere, è intento a servire un cliente ) Lo ha sentito, compare la legge che han fatto per aiutare i poverelli?

PLACIDO
Che dice? Ho capito bene? Una legge per aiutare i poveri… (Ride) non mi faccia ridere; questa, poi!

FRANCESCO
Rida si; come si vede che è ignorante.

PLACIDO
Ah, io sono ignorante! No lei, baciapile che non è altro! Sciocco persino a credere a tutto ciò che dicono i politici... o meglio, allevatori di polli!

FRANCESCO
Allevatori di polli! Di cosa sta parlando, compare?

PLACIDO
Lo vede? E poi sono io l’ignorante; si svegli! Deve sapere che Dio, a l’uomo, non l’ha chiamato pollo a l’epoca, perché era intento a fare una pecora, e siccome era troppo concentrato, ecco che creò l’uomo che sa di pollo e di castrato. (Francesco non capisce) …Non capisce, eh? vengo e mi spreco …

FRANCESCO
Ignorante! Mi spiego!
PLACIDO
No no, ha capito bene: mi spreco; perché con lei continuo solo a perder tempo. Allora gli stavo dicendo… a si, il pollo! Lei pensa che il pollo, se sapesse di essere ingrassato per poi esser cucinato e mangiato, non pensa, che preferirebbe morir di fame? E noi, noi non siamo senza cervello come il pollo? Perché... pur sapendo di esser presi in giro, continuiamo a fare come la pecora: béé, béé, béé; appena sentiamo la campana del capo branco suonare, tutti dietro. Compare, gli allevatori di polli la sanno lunga, e allora voi, come tanti altri … scemi, sentite suonare la campana e andate.

FRANCESCO
Però non credo che pure ai poveri …

PLACIDO
E insiste! Al povero, solo la morte lo può aiutare.

FRANCESCO
Ma la legge…

PLACIDO
E continua! Ah, ma allora è duro a comprendere; e il pollo è veramente più scaltro di lei! Eh, compare! stia attento che i denti sono grossi (facendo il gesto) così. Ha sentito che i dentisti si sono messi a fabbricare denti d’acciaio?

FRANCESCO
D’acciaio? E perchè?

PLACIDO
Come perché, compare! Ma per i politici, gli allevatori di polli! dicono che la dentiera è diventata quasi d’obbligo per i nuovi eletti, hanno come poter mangiar meglio, ha capito?.

FRANCESCO
La finisca, su! Lei, oggi, non avendo niente da fare, si diverte a raccontar fandonie.

PLACIDO
Così dice? S’nformi, s’informi e poi vedrà. Allora, me la fa, sta barba? (Si sente suonare una chitarra e canticchiare. E’ Sebastiano, lo scemo del paese che va chiedendo l’elemosina. Entra)

SEBASTIANO
(E’ importantissimo se pronunzierà male tutto ciò che dirà: la c per t e tante altre parole) Me la fate l’elemotina, matto Fantecco?

FRANCESCO
Entra entra, Sebastiano, e siedi qua….. che appena mio compare Placido mi paga la barba ti do qualcosina…, ancora non ho guadagnato nulla.

SEBASTIANO
E lei, tio Platido, niente mi da?

PLACIDO
E che devo darti io? Se potessi ti riempirei di soldi, ma… (Fa segno di non averne) Di, intanto che aspetti, ce la fai sentire una canzoncina?

FRANCESCO
Si, si, siedi, siedi e ci canti quella di … Ciuri ciuri.

SEBASTIANO
Turi turi?

FRANCESCO
Si, Alfio Alfio! (Quasi sillabato) Ciuri ciuri.

SEBASTIANO
Ma te (che) ha tentito matto Platido? Pettè (perché) io te ho detto, non ho detto turi turi ?

FRANCESCO
(Un po’ adirato) Quanto mi faccio il segno della croce di buon mattino! (Rabbia contenuta) Tu hai detto… tu…

SEBASTIANO
No tu! Tu; lo tenti? Tu, tu.

FRANCESCO
Mi sta sembrando il discorso dei tre sordi.

SEBASTIANO
I tre tordi! Che dite?

FRANCESCO
Si, i tre merli! Va beh, va beh! Lasciam perdere, canta ciò che vuoi.

SEBASTIANO
(Fa come per accordare la chitarra) La devo tantare in tol, (sol) in mi o in ti (si)?

FRANCESCO
Senti, cantala (indicando Placido) in luì, basta che canti.

SEBASTIANO
(Accorda la chitarra e poi canterà stonato) Vitti ‘na tozza tupa (supra) ‘nu tannu uuunì, fui turiutu (curiusu) e ti voti ppiaaari! (spiari). Idda... (Interviene Placido)

PLACIDO
Senti, quanto vuoi per andartene?
SEBASTIANO
(A Francesco) Te (che) ha detto?

FRANCESCO
Niente, dice che… gli fa male la testa. (Attimo di silenzio).

SEBASTIANO
E tte devo fare allora? Mi tò titto (zitto)? (Nessuno risponde) Allora tanto (canto)? (Silenzio) Oh, con te pallo (parlo)! (Placido dice qualcosa all’orecchio a Francesco. Francesco fa segno a Sebastiano di aspettare; va a prendere della bambagia, e mentre Sebastiano è intento ad accordare la chitarra, a sua insaputa se la mettono a tappo negli orecchi. Francesco fa cenno a Sebastiano di riprendere a cantare).

FRANCESCO
E ora mi raccomando canta ben forte. (E quello ricomincia a squarcia gola).

SEBASTIANO
Vitti ‘na totta (crozza) tupa (supra) nu tannu uuuni; (Francesco gli fa segno che non si sente e quello canta con quanto fiato ha in gola) Vitti ‘na totta tupa (supra) nu tannu uuuni. (Francesco gli fa ancora segno che non si sente niente, e Bastiano canta da farsi scoppiare i polmoni). Vitti ‘na totta tupa nu tannu uuuni. (Francesco gli fa ancora segno di non sentire, e mentre Sebastiano prova a cantare ancora più forte, entra Rosalia con una mano in fianco, mentre nell’altra tiene un un mattarello che fa roteare guardando Sebastiano, il quale, intuendo di prenderle, subito smette di cantare ed apre e chiude solo la bocca. Rosalia esce. Placido e Francesco non la vedono perché sono di spalle. Francesco si gira e guarda Sebastiano, e, intuendo che qualcosa non va, si toglie la bambagia da un orecchio, poi dall’altro, mentre Sebastiano continua a cantare in silenzio aprendo e chiudendo solo la bocca). Tinnieru (sinnieru) tinnieru li me aaanni, tinnieru tinnieru un tattiu (sacciu) uuuunni. (Francesco gli si avvicna e si mette la mano all’orecchio per sentire, ma…).

FRANCESCO
E allora? Com’è finita?

SEBASTIANO
Te tanto (canto) fotte (forte) pendo toppi.

FRANCESCO
(Non capisce) C’è tanto forse, e prendi topi? Ma cosa dici Sebastiano? Ch’è successo? il forte fiato ti ha succhiato il cervello? Canta bene canta! Bene, affinché ti sentiamo.

SEBASTIANO
Tanto (canto)? Tanto Totì? (Canta quanto si sente appena). Vitti ‘na trotta tupa, nu tannu uuuni….

FRANCESCO
Che c’entra così! Devi cantare come cantavi prima; che c’è, t’è finita la voce?

SEBASTIANO
Tome pima, tome pima? Fotte fotte (forte)? E te… (fa segno di prenderle).

FRANCESCO
(Non capisce) E te... che? Ah, ma allora cocciuto sei! E facci sentire, su!

SEBASTIANO
(Riprende a cantare normale; Francesco si rimette la bambagia e va facendo segno a Sebastiano di aumentare, e, mentre quello alza di tono, rientra Rosalia col legno in mano. Sebastiano, mentre Francesco gli fa sempre segno di aumentare, gli indica che ha di spalle sua moglie) Ora io tuono (suono) e tu balli.

ROSALIA
(Adirata) Ora dico io, queste maniere sono? Dove siamo, al nachite clebs? Al caraocas? (Placido si pulisce la faccia ancora piena di schiuma ed esce di corsa), al disco dancise? Ma neanche rispetto per tuo padre hai? Come! ora ora s’è addormentato, dopo tante stoltezze, e tu... (lo insegue attorno a sedie e banchi. Poi si rivolge, sempre adirata a Sebastiano che ancora suonava e canticchiava) E tu, che ci suoni ancora, non t’è bastato?

SEBASTIANO
Veda te (che) io non ho nettuna (nessuna) toppa (colpa), lui mi ha detto: tanta fotte, tanta fotte! (A Francesco) Lo ttai vedendo? Adetto (adesso) arrantiati (arrangiati)! Lo tai te fai,mattiti un catto (casco), pettè... te ti da un toppo di legno….., (Esce cantando) Vitti ‘na totta tupa ‘nu tannu uuuni… (Mentre Rosalia insegue Francesco, entra padre Luigi e suor Cocetta).

PADRE LUIGI
Cosa fate, donna Rosalia?

ROSALIA
Oggi è giorno di penitenza e gli sto facendo scontare tutti i peccati.

PADRE LUIGI
Cosa dite? Non credo proprio che Francesco abbia dei peccati, si è confessato ieri l’altro! (Francesco annuisce).

ROSALIA
Con lei, no con me!

PADRE LUIGI
Su via, Rosalia!

ROSALIA
Padre, lei è troppo buono, e chissà quanti vengono a prenderla in giro raccontandogli ciò che vogliono. (Facendo la voce d’altri) “Padre Luigi, lo sa, stamattina sono andata a pulire il signor Giovanni … poveretto che pena mi ha fatto, solo, senza una persona accanto, mi ha fatto proprio pietà”. Padre Luigi, sto venendo da casa della signora Clara, sa, sono andata a farle le pulizie…poverina che tenerezza mi ha fatto... le ho pure pulito il di dietro; che pena!” Ma non è che glielo racconta la Signora, che ha suo padre, il proprio padre…. e a sua madre, coricati in un fondo di letto, e da diversi mesi non va a trovarli; ma… siccome lei è troppo buono, crede a tutto ciò che le dicono. Se invece lei nel confessionale tenesse nascosto un bel pezzo di legno, e glielo darebbe sul muso ogni volta che sbagliano, vorrei proprio vedere se, la… signora, appena s’appresta a confessarsi, non le dica la verità (ironica).

PADRE LUIGI
Ognuno sbaglia nei confronti di Dio.

ROSALIA
Padre Luigi, prima di tutto, ognuno sbaglia verso il proprio padre e la propria madre, che con tanto amore ci han messi al mondo e con tanto sdegno noi li abbandoniamo a letto aspettando che muoiano.

PADRE LUIGI
Sante parole sono; e qualcuno, un giorno, risponderà per quello che fa. Ora la prego donna Rosalia, suor Concetta vorrebbe parlare con Francesco, ha da dirgli qualcosa.

ROSALIA
Glielo lascio, glielo lascio, è tutto suo, suor Concetta. (A Francesco) Ah, ma non pensare che finisce qua? (Al parroco uscendo) Arrivederci padre; pace bene sorella.

PADRE LUIGI
Che Iddio ti benedica! Dì, ti… (facendo segno di bastonate) confessa spesso tua moglie?

FRANCESCO
Padre Luigi, uno di questi giorni, mi metto una bella tonaca e la confesso io la confesso; gliene darò così tante da farle leccare le unghie! (suor Cocetta si fa il segno della croce guardando in alto). Mi perdoni suor Concetta; ma... ci son donne che fanno perdere il lume della ragione.

PADRE LUIGI
Su, smettila, Francesco! certe cose non dovresti proprio pensarle!

FRANCESCO
Giusto, ha detto giusto, non dovrei proprio pensarle; avrei solo da chiudere gli occhi e dare bastonate da orbi.

PADRE LUIGI
… Francesco! Come? Mi ricordo del giorno, quando pronunziasti quel dolce “si”, e ora…

FRANCESCO
E non mi poteva seccare la punta della lingua, quel giorno? O…uno svenimento, una paralisi, uno shock….

SUOR CONCETTA
Attento Francesco, che il male che ci auguriamo spesso accade che lo troviamo addosso.

FRANCESCO
Suor Concetta, io a me dicevo solo sulla punta della lingua; le altre cose erano riferite a mia moglie.

PADRE LUIGI
Su, smettila adesso e senti quanto deve dirti suor Concetta. (Padre Luigi si congeda dai due) Io vado sorella, ci vediamo per l’ora del rosario. (P. Luigi esce).

SUOR COCETTA
Andate pure padre Luigi, sarò breve con Francesco. Ascoltami Francesco, io… anche se so di non doverlo fare, dovrei confidarti un segreto; una cosa insomma che tu… non dovresti sapere, mentre io…

FRANCESCO
Suor Concetta mi sta facendo confondere tutto senza nemmeno cominciare, non parli a monosillabe, mi dica; io non ho niente da nascondere… Aspetti che chiudo la porta, perché le mura hanno orecchie lunghe.

SUOR CONCETTA
Dimmi; tu sai… cantare? Perché, se no… (fa segno di pulirsi il muso).

FRANCESCO
Ah, ma allora oggi è proprio la giornata! E come! Non l’ha vista, poc’anzi, quella capra di mia moglie, con quel pezzo di legno in mano, che voleva prendermi a legnate per quanto si stava cantando un pò?

SUOR CONCETTA
E… cantavi intonato?

FRANCESCO
L’ha presente la campana della Chiesa Madonna Del Rosario, che sta cadendo a pezzi con tutto il battente? Ecco, proprio così, tutto per intero … ma non ero io che cantavo, era Sebastiano lo scemo.

SUOR CONCETTA
Io parlo di te… sei tu che devi saper cantare! E’ questo che conta, perché si avveri quanto sto per svelarti.

FRANCESCO
Sorella, mi dica una cosa, non è che lei, oggi, in chiesa non ha nessun da fare e…

SUOR CONCETTA
E va bene, forse è meglio che me ne vada, tanto ho capito che non t’interessano proprio… un milione di dollari.

FRANCESCO
(Sbalordito) Un milione… di cosa?

SUOR CONCETTA
Di dollari!

FRANCESCO
(Sbalordito) Di dollari? E che c’entro io col cantare e con i… dollari, comu dice lei?

SUOR CONCETTA
Se mi lasci parlare, ti renderai subito conto che c’entri… e come, se c’entri!

FRANCESCO
E…Parli, parli!

SUOR CONCETTA
Dimmi. Tu, in America non hai uno zio di nome Frenz?

FRANCESCO
Glielo dicevo io, suor Concetta, che c’è stato uno sbaglio. Questo signore che lei dice non lo conosco proprio; io, l’unico zio che ho in America si chiama come me: Francesco.

SUOR CONCETTA
Ah, quindi si chiama Francesco! E dimmi una cosa, tu, come pensi che si chiami lui all’anagrafe?

FRANCESCO
All’Africa, come lo chiamano? Un’altra ora! Prima l’America ora l’Africa, avanti che è sera lei mi farà girare mezzo mondo.

SUOR CONCETTA
(Meravigliata, si fa il segno della croce) Quanto sei ignorante! E pensare che questo tuo zio ti crede: colto, alla moda, ricco di talento canoro, mentre, invece… Io dicevo anagrafe, no Africa! Anagrafe; tu sai cos’è l’anagrafe? (Francesco fa segno di non capire) Lo sapevo; solo un miracolo può farti diventare ricco.

FRANCESCO
Sorella mi deve scusare, ma continuo a non capir niente, anzi mi viene sempre più difficile acchiappare il concerto.

SUOR CONCETTA
Il concerto, si! Tu, più parli e più ti è difficile “acchiappare”… come dici tu, il milione di dollari.

FRANCESCO
Senta Sorella, io per un milione di dollari... come dice lei, mi farei persino cucire la bocca con un fil di ferro...

SUOR CONCETTA
Questo tuo zio, di nome Frenz che in italiano significa Francesco, devi sapere ch’è rimasto sin da piccolo molto legato alla chiesetta delle Anime Sante, in quanto vi fece l’asilo, lo frequentò insomma, e quindi spesso ci scrive inviandoci qualche dollaro in beneficenza alla chiesetta, e, ieri l’altro, mi ha inviato una lettera sigillata, dove mi confessava, giacché sono la madre superiora, di volere fare testamento, donando tutti i suoi averi… che ammonterebbero appunto a un milione di dollari, a l’unico suo nipote ed erede Francesco Sciortino abitante a Belmonte Mezzagno in via principe Ventimiglia, il numero a dire la verità non si capisce bene…

FRANCESCO
E niente ci fa; ci son tante cose che non si capiscono bene in questo paesino. Dico, questo Principe Ventimiglia che ha formato il nostro paese, avere una strada dove non c’è neanche un numero; però le strade più importanti le danno a gente che nemmeno conosciamo; ora non è lo stesso discorso di quella che và a pulire il di dietro a donna Clara, lasciando sporco quello del proprio padre? Eh, cara suor Concetta, ciò che si semina si raccoglie! Ma, ritorniamo al discorso di prima, io, su quanto ha detto, solo di una cosa sono certo, che questo Sciortino come lei dice, sono veramente io; la mia persona.

SUOR CONCETTA
Oh, sia lodato Gesù Cristo!

FRANCESCO
(Non capisce) Oggi e sempre sia lodato. Ch’è, se ne va, sorella?

SUOR CONCETTA
Vuoi star zitto e ascolta? Allora, visto che cominci a capire, senti quanto egli esprime nella sua volontà. Dunque, come prima cosa, vorrebbe che tu fossi molto, ma molto colto…

FRANCESCO
(Non essendo di statura bassa e capendo male) E allora cominciamo male! Come faccio ad accorciare, mi stringo?

SUOR CONCETTA
Vedo che abbiamo proprio cominciato bene, meglio di così… L’altra cosa è che devi darti alla moda bizzarra, in altre parole, vestire con indumenti sui generis…

FRANCESCO
E allora, dciamo che già abbiamo finito, abbiamo concluso, non possiamo fare più niente, insomma!

SUOR CONCETTA
Perché? Ti viene forse difficile vestire diversamente?

FRANCESCO
Suor Concetta, le ho già detto che io per tutti questi dollari sarei disposto a qualsiasi cosa, anche a quella di camminare nel corso del paese col culo di fuori … mi scusi; ma mettermi i vestiti dei miei generi no, io solo un figlio ho, e maschio per giunta… se maschio lo posso chiamare; ha quella disgrazia di essere (facendo segno di gay).

SUOR CONCETTA
Cosa c’entra tuo figlio e i generi! Io ho detto ”sui generis”… per stare ad indicare un tipo tutto a sé, che veste in modo particolare insomma! E l’altra cosa è che dovresti saper cantare; tutto qui.

FRANCESCO
(Ironico) Ah, tutto qui, e meno male! In poche parole io dovrei essere: istruito, vestirmi... ai “generi” e saper cantare. E tutto questo in quanti giorni, dovrebbe esser pronto?

SUOR CONCETTA
Al più presto possibile; tuo zio mi ha specificato di voler venire per l’ultima volta in occasione della festa del patrono del paese, la festa del SS. Crocifisso, insomma.

FRANCESCO
Quale, quella di quest’anno?

SUOR CONCETTA
Certo! E quale se no, quella dell’anno prossimo?

FRANCESCO
E come faccio, sorella? Siamo a Giugno, mancano appena tre mesi, ma neanche facendo un viaggio col culo di fuori a Santa Rosalìa… scusi ancora, mi posso salvare.

SUOR CONCETTA
Lascia stare Santa Rosalia e questo tuo… culo (si fa il segno della croce) di fuori, qui è la volontà quella che conta, volontà e soprattutto pasienza, e… se vuoi veramente diventar ricco, devi averne tanta di pasienza. Io vado; il rosario mi attende.

FRANCESCO
Ih, ora lei se ne va! Prima viene, accende il fuoco e ora… “chi la prende questa capra al buio? …Io non so nemmeno da dove iniziare; dove metter le mani, insomma. E poi, suor Concettina bella, con questa famiglia difettosa che mi trovo ad avere; ignorante come l’asino di zio Pietro! Come arriva mio zio che può dire? Non vede che è tutta una falsa, un trucco? Io che cerco di parlare in modo perfetto, raffinato, vestito con… i generi, coma dice lei; la voce con l’ugola d’oro… che può pensare mio zio, che voglia prenderlo in giro? E i dollari… (fa segno di pulirsi il muso).

SUOR CONCETTA
Caro Francesco, io quello che dovevo fare l’ho fatto, anche se… non dovevo; capisci? Neanche a padre Luigi ho detto niente. Il resto è compito tuo. Sia lodato Gesù Cristo, e… che Iddio te la mandi buona (esce).

FRANCESCO
Me la manda? Me li (facendo segno di soldi) mandi! (Pensieroso) Ih, e ora, come faccio? Da dove incomincio? (Prova a schiarirsi la gola e cantare. Canterà sempre stonato) Diciticcillu a sta cumpagna vostra, c’aggiu pirdutu u sonnu e a fantasia, e a vogghiu beni, chiossà da vita mia… (ci pensa un po’; poi soddisfatto, come se la platea, applaudendo, inneggiasse il suo nome) a te caro zio: Francesco! Francesco! Francesco! E qui cadranno i dollari, cara sorella! E in questo primo esercizio siamo apposto, quella della voce va benissimo, sembra che sia appena uscito dal conservatoreo, non me lo aspettavo proprio; poi mi mangerò quattro sardine salate ed è fatta; in quanto a istruirmi vado per un paio di mesi nella maestra Ribbaudo, e per vestirmi andrò a Palermo, li qualcosa troverò di sicuro; mi sembra che tutto sia apposto. (Riprende a canticchiare molto soddisfatto) Discitincillu a sta cumpagna vostra… (Come se gli spettatori inneggiassero il suo nome) Francesco! Francesco! Francesco! (Entra Caterina che sorregge Giuseppa, la suocera, la quale ha un fortissimo mal di denti e si lamenta tanto).

CATERINA
Buon giorno mastro Francesco, ch’è, si sta allenando per cantare durante la Festa del Signore? Eh, oramai poco manca.

FRANCESCO
A dir proprio la varità, tanto buono, questo giorno non mi sembra proprio che sia cominciato, e lasci stare questa festa del paese, che se iniziasse più tardi, sarebbe la miglior cosa; ma, mi dica…

CATERINA
E cosa devo dirgli, non lo vede? Anzi, non sente che musica?

GIUSEPPA
Ahi, sto morendo! La bocca, la bocca mi sta saltando! Ahi, ahi muoio, muoio muoio!!!

FRANCESCO
(Si ricorda della moglie che non vuol sentir cantare e si preoccupa al pensiero di vedersela spuntare davanti e col bastone in mano) Piano, piano signora Giuseppa, si calmi che ora le passa.

GIUSEPPA
Che nottata, che nottata! Non ho chiuso occhio. (Riprende a gridare lamentandosi) Ahi, ahi! Non ce la faccio più, non ce la faccio più!!

FRANCESCO
Stia zitta signora Giuseppa e non gridi per l’amor di Dio! Perché se scende mia moglie ci prende tutti a bastonate, ha capito? Si sieda, che controllo. (Si siede e continua a lamentarsi). Stia zitta le ho detto, Dio Santo! (Giuseppa si calma un po’) E allora, apra questa bocca (non appena apre la bocca, Francesco fa come per sentirsi male dal brutto odore che fuoriesce) Mamma mia, stavo soffocando! Sembra quasi che abbia aperto il gabinetto! E che ha mangiato gatti morti?

GIUSEPPA
Ahi, ahi, sto morendo?

FRANCESCO
E stia calma, così vedo meglio, e zitta le ho detto! (Si mette al naso una molletta da stendere la biancheria e le guarda la bocca) Accidenti che denti sporchi che ha! La candegina ci vuole!

GIUSEPPA
Aih, aih, ahi che dolore, che dolore! Le stelle, le stelle sto vedendo!
FRANCESCO
Le stelle? Quali stelle, se devo ancora iniziare! E stia zitta le ho detto! (Guardando se entra sua moglie) Allora, mi dica qual’è questo dente che le duole nel frattempo che io vado toccandoli.

GIUSEPPA
(Senza che Francesco le abbia toccato niente riprende a gridare) Ahi, ahi, ahi, ahi muoio! (A questo punto entra Rosalia col bastone).

ROSALIA
E allora? Che dobbiamo fare, oggi?

CATERINA
(Meravigliata) Che vuol dire, maestro Francesco?

FRANCESCO
Come che vuol dire? (Cerca d’inventarsi qualcosa) vuol dire che… insomma la mia cara mogliettina… in questo caso la mia odontotecnica, o meglio infermiera, e scesa da sopra con l’anestetico (Rosalia mostra il bastone). Quindi… decida, dobbiamo estrarlo a vivo o con l’anestetico? (Giuseppa in silenzio ed impaurita, guarda caterina meraviglita) Signora Giuseppa, basta che la mia infermiera le da un colpo qua, sulla nuca, che (indicando un punto sulla nuca di donna Giuseppa), l’anestetico fa subito il suo effetto, e lei non sentirà più nulla, passerà all’altro mondo senza sapere come…, ah ma poi ritorna, con questa bocca che si ritrova, appena la vede san Pietro sicuramente gli si rizzano i capelli e la ributta giù! Allora, (Rosalia alza il bastone mentre Giuseppa la sta a guaedare) che dice?

GIUSEPPA
No, no, ferma, ferma! Ahi, sto morendo! A vivo, a vivo me lo deve cavare! (Rosalia se ne va e Caterina la guarda stupita).

FRANCESCO
(Le riguarda la bocca) E allora, qual è questo dente che le fa male? (Giuseppa non risponde) Ho capito, aspetti che li vado toccando ad uno a uno (prende una pinza e va per incominciare).

GIUSEPPA
Non scippi, non scippi se prima non glielo dico io!

FRANCESCO
(A Caterina) Dico… vuol tenere sua suocera, prima che le tolgo i denti sani? (Giuseppa si calma e Francesco comincia a toccare i denti uno per uno) Mi dica quando le faccio male. (Comincia a toccare) Questo?

GIUSEPPA
(Dimenandosi e lamentandosi) Ahi, ahi! Questo, questo!

FRANCESCO
E questo?

GIUSEPPA
Aih, ahi! Si si questo, questo!

FRANCESCO
E quest’altro?

GIUSEPPA
Bih, bih, forse questo è, lo sento!

FRANCESCO
E quest’altro ancora!

GIUSEPPA
Aih, aih, aih! Forse ci siamo; questo è!

FRANCESCO
(Cattedratico a Caterina) Ecco, lo vede? Come volevasi dimostrare! Cara donna Caterina, sua suocera non ha proprio niente, niente di niente.

CATERINA
Niente! Come niente? La bocca le sta saltando!

FRANCESCO
Guardi; (tocca la mandibola di Giuseppa e quella grida sempre più forte) vede? (Si tocca con l’indice la tempia come a voler significare fissazione) E’ solo una leggera forma di “impressionite”.


CATERINA
(Che non capisce) Impressio…che?

FRANCESCO
No che; nite, ni-te. E’ una leggera infezione alla impressione. In poche parole, la impressione è una sensazione fisica che spinge la mente… o meglio il cervelletto, a farci sentire quello che non c’è, e siccome non c’è che dobbiamo sentire? Ma… però, l’impressione, che è piena d’infezione, ci convince che lo sentiamo… e invece… (Fa segno di niente, mentre le due si guardano meravigliate).

GIUSEPPA
Si, ma io il dolore lo sento forte, forte!

FARNCESCO
Ecco, lo vede? E’ normalissimo! Questo, cara donna Giuseppa, è perchè nella impressione ci ha troppo infezione.

CATERINA
(Preoccupata) E allora che c’è, che si può fare?
FRANCESCO
Ci sono due cose che si possono fare.

CATERINA
E quali, quali?

FRANCESCO
La prima, e la può fare solo lei, è quella di convincersi che il dolore non c’è, non esiste, non ne ha proprio; ma... per fare questo ci vuole forza di volontà.


GIUSEPPA
(Lamentandosi forte) Ahi, ahi sto morendo!

FRANCESCO
(A Caterina) Mi sembra che a peggiorare andiamo; secondo me sua suocera ha pure un poco di infezione alla volontà, vede che il dolore lo sente sempre?

CATERINA
(Giuseppa sta sempre a lamentarsi e Caterina la rimprovera) E basta mamma, ancora! Stia zitta per favore, non ha sentito a mastro Francesco, che non ha nulla. (a Francesco) E… mi dica, l’altra cosa quale sarebbe?

FRANCESCO
Quella di andare da uno psicoccolo che riesce a tirarle fuori i vermicelli dalla pancia per vedere qual’è quello che le infeziona la impressione e curarsi questa impressionite. (Giuseppa continua a lamentarsi). Su, su, si alzi, che non ha niente; ora sua nuora l’accompagna dallo psicoccolo e subito vedrà che ritornà qui ringraziandomi. Forza, forza sbrigatevi, prima che l’impressione si impressiona di più.
CATERINA
(Sorreggendo la suocera ed avviandosi ad uscire) Sia ringraziato Dio! Grazie, grazie mastro Francesco, lo sa solo Dio come dovevamo fare senza di lei. Su avanti si alzi mamma, e basta le ho detto! Non ha sentito che non ha niente! (A Francesco) Quanto viene il disturbo, mastro Francesco?

FRANCESCO
Niente, niente, cosa volete che venga..., vuol dire che vi accetterò qualche cesta di uova fresche e un gallo giovane, di quelli di quest’anno.

CATERINA
Grazie, grazie, mastro Francesco, prima che è sera sarà servito a dovere (escono mentre Giuseppa va sempre lamentandosi).

FRANCESCO
Credito e credito, sempre credito in questo paese, la maestrìa del sapere non ha mai compenso … a saperlo le avrei scippato qualche dente, almeno prendevo di sicuro qualcosina. (Si sente provenire dalla strada un bel canto) E di chi è questa bella voce? (S’affaccia alla finestra e, dopo un po’, chiamando) Signorina, signorina, si avvicini qua. (Tra se) Quanto vediamo, se con questa bella voce… anche se non ne ho proprio di bisogno, mi può aiutare per questo discorso di mio zio americano.

LUANA
(Entrando. Parlerà quasi con perfetta dizione) Permesso, permesso, si può?

FRANCESCO
Si accomodi!

LUANA
Buon giorno. Ha chiamato me?

FRANCESCO
Proprio così, ella, ella si. Mi scuserebbe (errori voluti per la difficoltà che ha il personaggio nel volersi esprimere parlando in italiano) ma è di questo paese? Di quale famiglia è? Lo sa che ha una bella voce?

LUANA
Grazie, grazie; sa, io sono una cantante, e sto laureandomi in architettura. Non sono di questo paese, ma di Palermo; mi trovo ad essere qui soltanto perché studio lo stile barocco, e, siccome la scalinata di questa vostra stupenda chiesa è meravigliosa, vengo spesso a Belmonte Mezzagno per studiarne i particolari. Ma... , come mai la chiesa, spesso è chiusa; è strano, non dovrebbe essere sempre aperta?

FRANCESCO
Lasciamo stare, che se per questo, di cose strane in questo paese…; Però devo dirle che è un bel paesino.

LUANA
E’ bellissimo! Ci sono dei posti stupendi; alle spalle della chiesa madre poi… solo che questi meravigliosi posti avrebbero bisogno d’essere… come dire…

FRANCESCO
Mi ascolti, è meglio che non ci pesa troppo, tanto… Mi dica invece, lei ha detto che è una cantante, e vedo anche che è istruita e….. sicuramente saprà cosigliarmi come trovare i vestiti dei generi… non è che mi potrebbe aiutare a…?

LUANA
(Più confusa che persuasa) Mi creda non ho capito niente di quanto mi ha appena detto, si spieghi meglio… e non si sforzi di parlare questo suo... italiano, forse la capirò meglio.

FRANCESCO
E va bene. (Quasi sillabando) Io avessi…

LUANA
(Lo corregge subito) Ho, vuol dire ho; io ho.

FRANCESCO
No, non ce l’ho! Magari! Lo volessi!

LUANA
E cosa, cosa “volesse?”

FRANCESCO
Che lei mi darebbe una mano tre volte.

LUANA
Continuo a non capire.

FRANCESCO
Glielo spiego meglio. Mi dovrebbe insegnare a istruirmi, cantare e a vestire coi generi; in quanto a istruire, io direi pure a tutta la mia famiglia.

LUANA
Mi pare d’incominciare a capire. E lei, mi scusi sa, ma io vorrei entrare nella privacy…

FRANCESCO
(Le si para davanti) No, non può entrare, il gabinetto è solo per gli uomuni.

LUANA
Il gabinetto?

FRANCESCO
Lei ha detto: entro… e prima che entra, glielo dico, che…

LUANA
(Stupita) Mi sembra di sognare. A raccontarlo ai miei amici ti voglio!

FRANCESCO
Cosa, del gabinetto?

LUANA
Che gabinetto e gabinetto! (Pensando d’essere presa in giro) Senta, non è che lei… col suo… diciamo… modo di fare, vuol prendersi gioco di me?

FRANCESCO
Glielo giuro signorina! Il gabinetto è solo per gli uomini! (La invita a seguirlo) Venga, venga così glielo faccio vedere.

LUANA
Oddio, sto sognando! Io dicevo privacy, nel senso di prendermi confidenze, entrare nel suo privato insomma! E volevo capire, come mai non ha pensato prima ad istruirsi?

FRANCESCO
Ah, ma guarda un pò che entrate ed uscite dal gabinetto per una parola mal capita ! E perché, perché, perchè… ora si è presentato questo mio zio!

LUANA
Che… prima non c’era?
FRANCESCO
C’era, c’era; solo che adesso è appena entrato… cascato dal cielo; (Luana non capisce) nel mentre che non me lo aspettavo insomma, e siccome se io non imparo queste tre cose lui non mi lascia i dollari,allora io li dovrei fare. Ah, ma a lei la pago, la strapago, non si prenda pensieri per i soldi. Capito adesso?

LUANA
(Incerta) Forse si e forse no. E chi sono gli altri componenti della famiglia?

FRANCESCO
Dunque, sono: mio figlio che è un poco diciamo… insomma che non è per lei… no perché lei è brutta, ma perché non gli piacciono le ragazze va! Poi c’è pure mio padre, il quale è un po’ per i fatti suoi, un poco sfasato, capito? Con i freni rotti! Mentre poi c’è la mia mogliettina, che è un generale di battaglione, e per casa va camminando sempre con un pezzo di legno, come se fosse di guardia (entra Rosalia col pezzo di legno in mano).

ROSALIA
Sentiamo, sentiamo che ti sei fatto impaccare questa volta!

FRANCESCO
(Luana è meravigliata) Senti, dico io ti vuoi… (poi a Luana) La scusi, signorina, lei…

ROSALIA
Lei! Lei cosa? (A Luana) Senta signorina se ne vada perché noi non dobbiamo comprare niente di ciò che lei vende, né pentole, né ferro da stiro, né coperchii e nemmeno lenzuola… insomma niente di quello che lei vende.

LUANA
Io…

ROSALIA
Tutti così dite, io, io! La colpa non è sua, ma di questo citrullo di mio marito, che con la scusa di essere barbiere e anche “tutto fare”: barba, cavare denti, mettere mignatte; insomma in questo negozio fa entrare a tutti quelli che passano per strada. Se invece…

LUANA
Senta, signora, io sono stata chiamata da suo marito; ero in giro per i fatti miei, e mi ha raccontato di suo zio che dovrebbe donargli i dollari. (Francesco vorrebbe fermarla di parlare).

ROSALIA
Mio zio? I dollari? (a Francesco) Quali dollari?

FRANCESCO
Se chiudessi cinque minuti questa bocca, potrei spiegare anche a te la storia per filo e per segno. E meno male che stiamo in Italia, perché se stessimo in Turchia o in Arabia, con quella storia di harem che usano lì, ne avrei di spiegarlo a tutte quelle mogli, e se per disgrazia fossero tutte come te, di sicuro avrei preferito sedermi in una bella sedia elettrica.

ROSALIA
Pure! Hai persino il coraggio di dire d’aver ragione. Come, prima racconti questa storia alla prima che incontri, e che neanche conosci! (A Luana) Mi ascolti signorina, se ne vada, non vede che mio marito da i numeri? Lei, se avesse una cosa da raccontare… un segreto, dica, lo racconterebbe al primo che incontra per la strada, anzichè ad uno di casa?

LUANA
Sentite, io mi sto trovando ad essere coinvolta in discorsi da comare, e, per i molteplici impegni che mi trovo ad avere, non ho proprio tempo da perdere con queste vostre idiozie, quindi scusatemi ma ho proprio urgenza d’andare; ci mancava anche questa. (si avvia).

FRANCESCO
Aspetti signorina. (Alla moglie) Dico io, ma mai ti si asciuga la gola, mai ti secca questa linguaccia biforcuta, mai ti viene una paralisi, grandissima pesca pelosa e ingiallita che non sei altro! (Alla signorina) Scusi signorina, è il momento del rosario… (si sente Ignazio, papà di Francesco che dormiva, gridare).

IGNAZIO V.F.S.
Vieni qua! Dove stai andando? Portami il cervello ti ho detto; ah lo hai perso?

FRANCESCO
(Alla moglie) Vai a dargli il tuo, corri, può essere che così finalmente si sistema una testa del tutto.

IGNAZIO V.F.S.
Corri ti ho detto, e portamelo, hai capito?

GERMANO
(L’unico figlio di Francesco e Rosalia, entra lamentandosi di non poter dormire. Ha i pantaloni strappati, alla moda. E’ gay e parlerà di conseguenza) Ho un sonno, ma un sonno che non vi dico, mentre il nonno…! E poi… un sogno, mi trovavo al lago con Umberto, stavo pescando un pesce (indicando la misura col braccio) così…

FRANCESCO
(A Luana) Eh, che le dicevo? La testa l’ha sempre al formaggio, mai una volta sentirgli dire di aver pescato una cozza o che so una seppia, un molluschetto, no! Sempre pesce, pesce e pesce!
ROSALIA
Almeno ne portasse un po a casa di questo pesce, farei il cuscuss.

FRANCESCO
(A Rosalia, con rabbia contenuta e a denti strettui) Il cuscusso! Vagli a rattoppare questi pantaloni, invece… il cuscusso! Non ti sembra male far uscire tuo figlio conciato in questa maniera?

GERMANO
Quanto sei arretrato, sei proprio un matusalemme; si usa oramai portarli così i pantaloni, è la moda! Svegliati papy.

FRANCESCO
Ah, è la moda! Quindi, quello che prima era vergogna, ora è diventato moda. Cosa vogliamo di più! Allora tutto ciò che si vede per strada: i bacini, i ba-cio-ni… il munge munge... noi con questa specie di moda, uno di questi giorni ci troveremo ad avere il corso del paese come una corsia d’ospedale piena di lettini, ma non lettini pieni di malati, ma con lettini pieni di porci, e a noi l’amministrazione comunale dovrebbe costruirci una bella variante, in modo da prendere alla larga da loro e non disturbarli nelle loro concentrazioni. Ah, che tempi, che tempi!

GERMANO
Signorina, non noti mio padre, egli è… come dire… molto arcaico e i suoi discorsi sono rimasti fermi a quei tempi.

LUANA
E no! Anch’io sono e mi sento d’esser moderna, ma queste cose che dice tuo padre non mi sognerei mai di farle, eh, scusa. Il volersi bene è una cosa intima, non aperta al pubblico.

IGNAZIO V.F.S.
Ti ho preso finalmente, e questo cos’è? Dov’è il mio cervello? Ah, te lo sei venduto? Figlio di ttana!

LUANA
Forse voleva dire Gaeatana?

FRANCESCO
E chi è quest’altra?

ROSALIA
Chi vuoi che sia! E’ tuo padre che ogni tanto si mangia le parole.

IGNAZIO V.F.S.
Se ti prendo! Vieni qua, qua devi venire, figlia di ttana! (Entra Ignazio con un lenzuolo a mantello, un paio di anfibi e un colapasta in testa. Inseguirà tutti attorno al tavolo, dando colpi di legno a terra mentre si va chiudendo il sipario).

Fine Primo Atto



Secondo Atto

(Scena medesima.)


FRANCESCO
(Luana alle prese con Francesco per insegnargli a cantare, canterà sempre stonato) Disciticcilu a sta…

LUANA
‘Ncillu, ‘ncillu! Discitincillu a sta cumpagna vostra… capito? Dico io, con tante belle canzoni, proprio di questa dovevi innamorarti?

FRANCESCO
Signorina, è che questa mi fa pensare tante cose, ha tanto significato: (Canta) livammunni sta maschera… lo ha capito? E’ bello essere la propria persona senza sforzarsi di apparire ciò che non si è. Levarci la maschera… cioè essere noi stessi… belle parole! E poi la canto perchè me la ricordo tutta. Allora posso?

LUANA
Ah guarda su questo hai perfettamente ragione, anche se tu vuoi apparire diverso. (Francesco fa segnale di soldi) Ah, ho capito! E va bene, dai, su.

FRANCESCO
Discitincillu a sta cumpagna vostra, c’aggiu…
LUANA
Più dizione, più sentimento, più… pathos, ci vuole più pathos per cantare bene! Hai capito?

FRANCESCO
Ah, più… toss ? E me lo poteva dire prima! Ma… è sicuro signorina? (Luana annuisce) Pa toss… boh!

LUANA
Si, si, pathos!

FRANCESCO
(Che non aveva capito bene, canta e tossisce) Discitincillu (tosse) a sta cumpagna (tosse), vostra (tosse)…

LUANA
Ma cosa fai l’accompagnamento pure?

FRANCESCO
Come, prima dice con la tosse! E ora…

LUANA
(Adirata) Ma che… tosse! Pathos, pathos! Come si fa?

FRANCESCO
Signorina, ora s’incazza? Come incomincia ad istruire il resto della famiglia!

LUANA
Quando mai! Io me ne vado, e tuo zio pensi pure ciò che vuole di voi tutti; così rischio d’impazzire!

FRANCESCO
E io, allora, cosa dovrei dire che vivo con tutti?

LUANA
Tu sei come loro, scusa! Quasi Irrecuperabile.

FRANCESCO
Irrecu… cosa? Allora vuol dire che mio zio, i … dollari…

LUANA
Mi spiace dirtelo, ma credo proprio che tu i dollari non li erediterai mai. Sempre che…

FRANCESCO
Sempre che…

LUANA
Dì, tuo zio è da tanto che non viene?

FRANCESCO
Da quando ero piccolo.

LUANA
Allora non ti conosce? (Continua ad annuire) Ah, ma allora è fatta! Quindi non conosce nessuno della famiglia?

FRANCESCO
A dir la verità, conoscie mio padre, eh, è suo fratello!

LUANA
Ah, è suo… fratello? Si ma egli è come dici tu…

FRANCESCO
Sfasato?

LUANA
Certo! Quindi non capisce niente! E se non capisce niente, allora…

FRANCESCO
Signorina, si può sapere cosa le frulla nel cervello?

LUANA
Forse ho trovato la soluzione giusta a questo caso… solo che tu…

FRANCESCO
Io! Io cosa?

LUANA
Dovresti diventare... monaca… suor Concetta insomma! Colei che ha gli stretti rapporti con tuo zio.

FRANCESCO
Che cosa? Io… una femmina? E Suora per giunta? No, no, no, no!!!

LUANA
Si, si, si, si!!! Proprio così invece, tuo zio non conosce nemmeno suor Concetta… o meglio la conosce solo attraverso le lettere, dico bene? (Francesco annuisce) Quindi tu sarai quello che aiuterà tuo zio a capire la necessità di donare il milione di dollari al proprio nipote, anche se egli non è ne colto, ne canterino ecc. ecc. Hai capito? Sono un milione di dollari, lo capisci che fortuna sarebbe?

FRANCESCO
E se suor Concetta…

LUANA
A lei daremo un po’ di soldi perché possa restaurare la chiesa delle Anime Sante… lei capirà, vedrai, e il resto è fatto.

FRANCESCO
E… il mio me? Il mio Francesco insomma chi è che lo fa?

LUANA
Lo faremo fare… a padre Luigi! Cosa credi che lui non sappia niente, cioè che suor Concetta non glielo abbia nemmeno accennato? Io, intanto è bene che vada a parlargli subito, anche lui avrà sicuramente dei lavoretti da fare alla chiesetta Madonna dei Poveri. (esce).

FRANCESCO
Io, faccio… suor Concetta e me; e l’altro me… padre Luigi? E io come faccio a far due facce? Anche se pensandoci bene, c’è tanta gente che fa tante facce, e riesce persino a prendersi i pensieri di tutte queste facce, così… magari per il semplice gusto di farloi; e io per un milione di dollari vado girandogli attorno. Però, vedete l’ignoranza che razza di scherzi che combina; se fossi stato istruito c’era bisogno di questi sotto e fuggi? (Errori voluti. Si sente suonare la chitarra; è Sebastiano. Lo guarda dalla finestra). Il migliore sei tu che non hai pensieri…. i soldi? Che gli importa a lui dei soldi, s’è ricco o è povero! Lui basta che suona e canta… diciamo canta, però non gli importa nulla se è stonato o meno… che è, perché è scemo? E allora? Che sono meglio io che sentendomi d’essere scaltro devo risolvere tutte queste storie: i dollari, il canto, i vestiti la… come dice quella, e ora per giunta devo fare la suora, e quell’altra pesca pelosa e inaridita di mia moglie, sempre col bastone in mano appena uno spiccica una parola più forte?

SEASTIANO
Talutiamo tio Frantecco; non t’è… (Come a significare bastonate, in riferimento a Rosalia).

FRANCESCO
Non c’è, non c’è, entra. Certo che di come canti e di come suoni ne meriteresti un bel pò ogni cinque minuti.

SEBASTIANO
A ti? E te devo fare allora, ah, lo ttemo (scemo)?

FRANCESCO
No, no, continua a fare lo scaltro! (tra se) Questo sembra prendermi in giro.

SEBASTIANO
Tio Frantecco, mi prendi per pitta?

FRANCESCO
Pure! Che dici per pizza? No, no, per focaccia!

SEBASTIANO
Per cota (cosa)?

FRANCESCO
Dico io, è mai possibile che con tutti questi problemi che ho, devo pure prendermi cura di te?

SEBASTIANO
Lei è tempe incattato (incazzato), è! Lo ta come deve fare, quando è cotì, guardi: (fanno un gioco di movimento con la mano destra e con la destra di Francesco, poi, dopo aver cantato la strofetta, le congiungono battendole l’una contro l’altra gridando più forte la parola finale) Incatto vattene di dove tei venuto, pecchè oramai tardi tei arrivato! Arrivato, arrivato, arrivato! (Battono le due mani). Lo hai tapito? E’ fatile fatile. E ora me lo diti cota avevi? Te ti hanno fatto?

FRANCESCO
Se sapessi cosa ho!

SEBASTIANO
Tentiamo, tentiamo.
FRANCESCO
Ho: una moglie che mi tiene a martello, un padre che da numeri, quest’altro zio e i suoi… un figlio che non so se è maschio o femmina!

SEBASTIANO
Non lo ta? Vero? Io lo to come ti vede te è mattio o femmina. Lo tai come ti fa? Ti apri le gambe e guardi, te ha il pendolo è mattio; te non ha il pennolo è femmina! Lo hai tapito?

FRANCESCO
(Ironico) Ah, se ha…

SEBASTIANO
Il pennolo.

FRANCESCO
Certe volte vorrei essere proprio come te, riuscire a sgranare la marcia della ragione e divertirmi a pensare a tutt’altro, fregandomene di tutto, così da poter volare con la mente libera, sopra gli alberi o i tetti delle case, a sentire i discorsi fatti dagli uccellini nei loro nidi o dalle colombe tra le travi dei soffitti. (Si sente in strada parlare con l’accento americano).

VOCE F.C.
Oh jes! Jes, capito! Tenkiu!

FRANCESCO
(Meravigliato, s’affaccia) Oh, dio! E chi è questo? Che forse… è arrivato… mio zio? E ora? Come farò adesso!

FRENZ
(Entrando) Good morning! Who you are?

FRANCESCO
Se voglio giocare? A quest’ora? (tra se) Cosa vuole quest’altro? Scusi, ma lei chi è? Chi cerca?

FRENZ
I look for… as to say…

FRANCESCO
No, no non lo so.

FRENZ
No so? No, no so! I look for… for…Francesco!

FRANCESCO
(Meravigliato, a Sebastiano) Oh cacchio, lui è; adesso sono cominciati i guai!

FRENZ
Cosa essere successo? Conoscere tu Francesco?

FRANCESCO
Francesco… Francesco...! (A Sebastiano che non sa come rispondere) E chi è questo Francesco?

SEBASTIANO
Tu, tei Fantecco! Tu!

FRENZ
Cosa dire? E che lingua parlare illo?

FRANCESCO
No niente… lui dice… (Va a mettersi accanto a Frenz per far paragone alla corpulenza) tu più secco, tu! Ecco, appena lei è entrato, ha fatto subito il paragone basandosi sul nostro peso! Ecco, si! Lui è…. come dire dietologo, è fissato con la dieta, insomma!

SEBASTIANO
Che diti tio (zio) Fantecco!

FRANCESCO
Lo sente? Cosa le avevo detto? Lui… insomma, ha una linguagite, che significa, in termini medici, un’infezione al linguaggio, in poche parole non riesce a pronunziare bene le parole.

FRENZ
Illo essiri di ‘nautro stato? Orraits?

FRANCESCO
Orrait! Orrait… che?

FRENZ
Altro stato? Not understood?

SEBASTIANO
(Meravigliato, non capisce e chiede a Francesco) Te (che) ha detto?

FRANCESCO
(Più confuso che persuaso) Niente, dice… not understood!

SEBASTIANO
E te tignifica?

FRANCESCO
Boh! Sarà sicuramenti qualche nuova marca di sigarette, ne fanno tante in America. Anzi… vuoi fumare?

SEBASTIANO
Ti, ti, ti!

FRANCESCO
(A Frenz) Ellò! Dice lui che vorrebbe dare due tirate… (facendo il segno) fumare, va! Dare tu sicaret?

FRENZ
(Che non fuma) Nix!

FRANCESCO
(A Sebastiano) Hai sentito che ha detto? Li ha di un’altra marca, va bene per te?

SEBASTIANO
Lo tetto (stesso) è, batta che fumo.

FRANCESCO
(A Frenz) Dice lui, va bene nix, (allunga la mano).

FRENZ
Cosa capire? Nix volere dire che io non avere sicarette; io non fumare! Conoscere allora tu questo Francesco?

FRANCESCO
Senta, io e questo mio amico… (indicando Sebastiano) straniero, non essere di questa casa, noi aspettiamo il barbiere che ci dovrebbe tagliare i capelli, ma visto che non c’è e ha tre ore che lo aspettiamo, è meglio che ce ne andassimo. (Errori voluti).

FRENZ
Anche tu straniero?

FRANCESCO
Oh jess day! (tutti gli errori che s’incontrano, saranno voluti) Noi intraprendere viaggio, ce lo saluta lei il barbiere. (A Bastiano) Su forza andiamo Sebastiano.

SEBASTIANO
Ma te diti, tio Fantecco?

FRANCESCO
Andiamo ti ho detto, che durante la strada ti spiego tutte cose, e ti dico cosa devi fare, perché tu d’ora in poi mi devi dare una mano, capito?

SEBASTIANO
Ti, ti, ti! (Ripetono quel giochino delle mani ed escono). Incatto vattene da dove tei venuto, pecchè oramai tardi tei arrivato! Arrivato, arrivato, arrivato!

FRENZ
(Ripete le ultime parole dei due che escono) Arrivato, arrivato, arrivato. Non ci stare capendo nix. ‘Ntanto (guardando la stanza) essere quisto lo salune di barbiere che mi avere indicato. (Comincia a chiamare) Francesco, Francesco! Nipote mio! Where are you? There is no anybody! (Si sente parlare Rosalia col suocero e si mette ad origliare).

ROSALIA
(Al suocero) Piano, piano che dalla scala voliamo!

IGNAZIO
(Che ha capito male) Che cosa? Alla scala cantiamo? Quale, quella di Milano? Che sono contento! (Cantato con un motivetto) Cantiamo alla scala di Milano! Cantiamo alla di Milano!

ROSALIA
Guardi dove mette i piedi gli ho detto! La scala di Milano! Prima che contiamo tutti i gradini!

IGNAZIO
Cosa, cantiamo coi cretini?

ROSALIA
Si,si ! Attento!!! (Si sentirà una grandissima caduta dalla scala).

IGNAZIO
Ahi! Ahi! Ahi, la schiena, sono morto!

ROSALIA
Che c’è, ha smesso adesso di scherzare?

IGNAZIO
La schiena, la schiena, non me la sento più la schiena!

ROSALIA
(Chiama Francesco perché corra a darle una mano) Francesco! Francesco! Francesco, vieni qua! (Silenzio). Non c’è, lo sapevo! Da poi ch’è arrivata la notizia di quel suo bel zio d’America, non c’è mai!

FRENZ
(Che ha capito qualcosa) Io, essere bello?

ROSALIA
Forse era meglio che moriva là in America (Frenz si tocca facendo scongiuri) senza che noi ne sapevamo niente… ma chi glielo ha fatto fare a quest’altro becco! (Frenz vorrebbe reagire ma si tiene dal farlo)

FRENZ
Io, essere becco?
ROSALIA
E perchè, perché ha i dollari? Di sicuro sarà un vecchio rimbambito, appassito… un broccolone all’inpiedi, e che vuole magari esser servito a bacchetta: datemi quisto, datemi quillo… Ok? E dovrò sentire pure quest’alltra musica di Ok! (Entra sorreggendo il suocero che va lamentandosi; si gira, e vedendo Frenz vestito in quel modo si spaventa lasciando ricadere il suocero che riprenderà a gridare) O madonna, un fantasma!

IGNAZIO
Ahi! Ahi! Ahi! Non ce la faccio più, ahi! Muoio, muoio!

ROSALIA
(Ancora spaventata) E lei, chi è? Cosai fa vestito da carnevale?

FRENZ
Carnevale? Cosa essere, carnevale?

ROSALIA
Si, si scherzi… (tra se) non facciamo ch’è fuggito da qualche manicomio?

FRENZ
Cosa dire? (Guarda Ignazio a terra che si lamenta e gli si avvicina meravigliato) Ma tu… non essere Ignazio, mio fratello?

ROSALIA
(Sbalordita, capisce e sviene) Suo… suo… frate… Oh Cristo, vero lui è! Oh, nooo!!!

FRENZ
Ignazio! Fratello mio!

IGNAZIO
(Che si era lentamente alzato, lo minaccia col bastone) E tu chi sei? Di quale congregazione sei?

FRENZ
Congregazione? Io no congregazione! Io sono Frenz, tuo fratello Francisco (va per abbracciarlo ma Ignazio non vuol sentirne).

IGNAZIO
Non mi toccare ti ho detto! Io sono figlio unico di madre vedova e dello spirito santo per giunta! Hai capito?

FRENZ
(Tra se) Non avere per caso sbagliato casa? (Indicando Rosalia a terra ancora svenuta) lei, poco fa, sembrare parlasse di me!

ROSALIA
(Rinvenendo) Ahi, ahi, ma dove sono? (Entra Francesco vestito da suor Concetta, Rosalia lo guarda meravigliata) Tu? Oh no!!! (Sviene di nuovo mentre Francesco le fa il segno della croce e Sebastiano la soffia con la talare).

FRENZ
Perché questa donna svenire every moment? E voi chi essere? …Non mi sembrare viso nuovo… essere…

FRANCESCO
(Interrompendolo e cercando di camuffarsi la voce ) Sia lodato Gesù Cristo!

FRENZ
Sorella Concetta, essere? E lui? (Indicando Sebastiano che cerca di dargli le spalle per non farsi riconoscere, vestito da chierico che, dalla catinella, sorregge il piccolo contenitore d’incenso che va muovendo a destra e a manca).

FRANCESCO
Sono, sono, suor Concetta sono! E questo essere padre Luigi, lui essere…

FRENZ
Anche lui sembrare viso conoscente; e voi, come mai parlare straniera e con voce… come dire… catarrata? Nella lettera avere scritto in taliano ok…

FRANCESCO
(Bastiano incensa Ignazio il quale lo mianaccia col bastone) Lei deve sapere che una cosa è la teoria e una cosa è la pratica (Frenz non capisce); non ha capito? Vengo e mi spreco: la teoria è quella qualcosa che diciamo noi, serve a fare apparire bene la nostra cultura insomma; invece la pratica è quell’altra cosa che serve per aiutarci a vivere meglio, a non morire di fame, a capirci tutti… neanche? Insomma, se io a questi paesani, devoti alla chiesa delle Anime Sante, non gli parlassi… con questa voce catarrata, non mi capirebbero… perché sono broccoloni, zucconi va…!

SEBASTIANO
Le ttucche, (zucche) và! no però le ttucche quelle lunge cotì (facendo il gesto), ma quelle cotì (facendo il gesto di rotonde) grotte, (grosse) grotte; lo hai tapito?

FRENZ
Non avere capito. Nix! Capito nix?

BASTIANO
Ti, ti, tignifica tigarette di un’altra macca! (marca).

FRENZ
Altra marca! (A Francesco) Cosa dire padre Luigi? Latino parlare? Non capire nemmeno una parola. Orraitt?

FRANCESCO
Orraitt? Di nuovo! Allora vuole che gli scrivo tutto quello che abbiamo detto?

BASTIANO
(Continuando ad incensare Ignazio) Tieni tattiati (sazziati), cotì te ne vai in paradito con tutte le ccarpe (scarpe) e le catte (calze)! (Ride) Ih! Ih! Ih!

FRENZ
Mi stia a sentire sorella… Concetta, io da quando essere arrivato in quisto posto dove ora anche lei si trovare, non avere capito bene se essere in manicomio o bottega di barbiere. (Indicando gli altri) Quillo, che penzo essere mio fratello Ignazio, dire di essere figlio di spirito santo; quilla svenire ogni two minutes; lei… cosine bella, ma con questa sua parlata come dire… piena di catarro come dice lei, e quillo… là, col cosa in mano che assomigliare più a due villani zappatori di terra che a monaca e parrino; io non avere troppo tempo da perdere qui, paese pure trasformato, troppa gente che non conoscere più, io volere ritornare in America. Volere lei aiutarmi a sistemare tutto? Altrimenti, tutto lo mio avere lo donare in beneficenza a vostro convento. Orraitt?

FRANCESCO
Quale convento e convento! Che gatto frettoloso!

FRENZ
Tu voce molto accaldata, (mezzo cotto) molto passionale, se tu non essere sorella io avere altro futuro per te… America! Venire tu America con me?

FRANCESCO
(Gli fila un pò, facendo lo sdolcinato) Magari Dio!

FRENZ
Si, allora tu dire?

FRANCESCO
Mamma mia… che sono confuso, cioè confusa; mi sta salendo una vampata di calore..

FRENZ
Ok, allora? Io to have a good time, fareti fare bella vita, quale tonaca… troppu sacrifices! America vita… without pains, spinserata!

FRANCESCO
(Accarezzandolo) Oh, quanto sei caro, Frencise!

FRENZ
Su, dai ancora accarezzare. Tu essere no monaca, ma… come dire… una tarantola, una tarantola che mi stringe nella sua ragnatela.

FRANCESCO
Si, si una tarantola sono, una tarantola ballerina.

FRENZ
Volere ballare tu con me?

FRANCESCO
(Sempre più sdolcinato) Ma quale ballare! Se si sveglia la signora Rosalia, altro che ballare! Col bastone ce li suona. E poi lei è troppo focoso; vede che nel mentre che non se l’aspetta si sistemeranno tutte cose.

FRENZ
Anche tu e io sistemare?

FRANCESCO
(Tra se) O cacchio! E ci torna! Io sono monaca e sono sposata con Dio, eh! E vedi che lui già se ne è accorto che fai lo scemo con me, e se non la finisci, sicuramente, ti troverai subbito all’altro mondo, rincorso dai diavoli con le corna tese e con i tridenti in mano. Ora pentitene e non mi torturare più, che io quando dirò le mie prieghere al mio sposo, ne dirò una per te.

FRENZ
(Impaurito) Si, si grazie sorella Concetta; non dite niente a nessuno di questo mio essere debole alla tua carne…

FRANCESCO
(Tra se) Ecco da chi ha preso mio figlio!

FRENZ
Cosa dire? Io donare pure qualcosa per vostra piccola chiesetta. Io America tanti dollari! E dica almeno, (indicando Rosalia e Ignazio) loro chi essere? Questa non essera casa del mio nipote Francesco? E lui dove essere? Volere aiutarimi a capire, se no… io donare tutto in America, se voi non volere!

FRANCESCO
E batte ancora! Quando mai! Lei dovrebbe sopportare di più se volesse davvero bene a suo nipote, che, fra l’altro, lui… suo nipote gliene vuole assai assai.

FRENZ
E lei come sapere? Lui detto?

FRANCESCO
No, io dico!
FRENZ
Come, tu dire?

FRANCESCO
No, io come essere io! Come lui va! In pratica me lo ha confessato ieri l’altro in chiesa.

FRENZ
Vero tu dire?

FRANCESCO
(Facendo segno di giuramento) Ma com’è! certo! Glielo giuro! Gridava, si tirava i capelli… a questo mio zio io lo amerei ancora di più, se venisse a stare in Belmonte Mezzagno, a casa mia; io gli farei il servo, gli andrei a comprare spesso il giornale, il sigaro… (ha capito d’avere sbagliato)

FRENZ
Lo sigaro ha detto? E come fa illo a sapere che fumo lo sigaro?

FRANCESCO
Vero è! Lo sa che non avevo fatto caso nemmeno io? Come si viene a confessare di nuovo, dico a Padre Luigi di fargli fare una bella penitenza a questo imbroglione (entra Germano).

GERMANO
Buon giorno suor Concetta (Francesco si gira). E questo bel (indicando Bastiano) giovane col coso in mano chi è? E’ un nuovo prete? E quest’altro spaventapasseri? (S’accorge di sua madre a terra) Padre Luigi, ma cosa fa la mamma a terra? Mi sembra di sognare.

FRANCESCO
(Cambiandosi la voce) Non muoverti e non toccar niente! E non immischiarti che stiamo provando una parte della commedia: “Se riesce siamo ricchi!” Quindi esci e lasciaci provare.

GERMANO
“Se riesce siamo ricchi?” E’ un titolo che non conosco. E di chi è questa commedia?

FRANCESCO
E’ uno scrittore nuovo, improvvisato.

GERMANO
Suor Concetta, che voce strana che ha!

FRANCESCO
E’ la voce del personaggio della commedia. E ora esci e sparisci di corsa; hai capito?

GERMANO
(Prova a chiamare il nonno che si era già addormentato) Nonno, nonno! Sembra davvero addormentato! E la mamma? Mamma, mamma! Non sapevo che recitaste così bene! (A Frenz che stava muto) Neanche tu parli… hai battute? Su, dai, fammi sentire.

FRENZ
(Adirato) Questo essere veramente un teatro! E io volere finire di fare parte di buffone!

GERMANO
(Battendo le mani) Ho capito, ho capito ch’è teatro, non adirarti! Sai che sei veramente bravo! E poi… una pronunzia… sembra proprio quella d’un americano! A proposito, sa che a breve dovrebbe arrivare un mio zio dall’America? Poteva aspettare e darla a lui la parte, suor Concetta.
FRENZ
(Che stava per andare via) Uno che?

FRANCESCO
(Va a prendere Sebastiano e se lo trascina fuori) Andiamo, andiamo, Sebastiano che a momenti (alludendo) arriva la burrasca (escono).

GERMANO
(Meravigliato di quanto sta succedendo, cerca di chiamare Francesco che già è uscito con Sebastiano) Che mi venga un colpo se ho capito una parola! E lei chi è? Come mai non è andato con suor Concetta? E il nonno e la mamma perché continuano a recitare?

FRENZ
Sentire, io non sapere tu chi essere, ma… avere strana impressione che in questa casa qualcosa non andare.

ROSALIA
(Rinvenendo) Che mi sento strana, sembra…

GERMANO
Su mamma, alzati, avete finito di provare. Suor Concetta è già andata via. Lo sai che sei veramente brava a recitare! Anche il nonno. E questo signore, che recita con voi chi è?

ROSALIA
Suor chi? Di cosa stai parlando?

GERMANO
No, suor chi, suor Concetta! Non hai provato la parte della commedia “Se riesce siamo ricchi?”

ROSALIA
(Confusa) Se riesce siamo… ah, c’è pure la commedia! E chi l’ha scritta, tuo padre?

GERMANO
Ho capito, oggi volete proprio prendervi gioco di me. Sono di la, a studiare.

PADRE LUIGI
(Entra sconvolto e vestito da uomo comune, senza talare. Saluta Frenz e poi si avvicina a Rosalia e le parla sottovoce). Si può sapere dov’è andato a finire tuo marito? Ho da dire la messa e mi mancano le due talari, due talari! (rabbia contenuta) Scusa, lui non doveva… fare suor Cocetta? Non sto più raccapezzandomi.

FRENZ
Scusate, io andare via di corsa, tanto capire che qui non mi volere nessuno, e il milione di dollari darlo in beneficenza America. A mio fratello già averlo visto, peccato che lui essere come dire… confused, grown foolish, quindi non può più riconoscere me. Addio! (Si avvia).

ROSALIA
(Si fa risconscere e ne inventa una nuova) Zio Frenz, aspetta…

FRENZ
Zio Frenz, hai detto? Allora non avere sbagliato! E lui essere veramente mio fratello Ignazio… e tu Rosalia mia nipote… moglie di Francesco?

ROSALIA
Si zio, Rosalia sono. Quello (indicando Ignazio) è tuo fratello Ignazio, e questo… (indicando padre Luigi) è… Francesco, mio marito e tuo nipote.

PADRE LUIGI
(Che non vorrebbe fare quella parte) Io…

FRENZ
Francesco? Tu essere Francesco? Vieni da zio tuo, nipote mio caro!

PADRE LUIGI
Io non sono… (Guarda Rosalia).

FRENZ
Cosa non essere?

ROSALIA
(Intervenendo) No, niente zio, ancora non ti conosce, è troppo timido e dice… io non sono… pronto, va, cioè che non è preparato per questo miracolo; eh, i soldi tutti d’un colpo, lasciano… (facendo la faccia da rimbambito, senza espressione) così, come quelli antichi che si guardaron le pancie e scoprirono gli ombelichi.

FRENZ
Ma lui essere lo mio nipote! Non dovere sembrare male, (a Francesco) capito? Forse io avere sbagliato a scrivere questa confidenza a Sorella Concetta, e tu triste?

ROSALIA
(Irrompe il silenzio) Eh!

FRENZ
Si, forse avere veramente sbagliato, tu essere troppo… troppo educato, e anche se non sapere cantare e tutte le altre cose che io pretendere, essere lo stesso; capito?

ROSALIA
Quando mai! Che dici, zio! Lui è come volerlo tu! Bravo pure a cantare; faglielo sentire Franceschino.
FRENZ
Davvero tu dire?

PADRE LUIGI
Io…

ROSALIA
Vedi zio, che ti dicevo, è troppo… timido. (se lo porta in disparte) Padre Luigi se lo è dimenticato il discorso della chiesa della Madona dei Poveretti? Il tetto, i candelabri, l’organo da riparare… eh!

FRENZ
Cosa dire a bassa voce a lu mio nipote?

ROSALIA
Non, niente zio, gli parlo così basso per ricordargli… che la canzone la deve prendere di nota bassa, altrimenti possiamo rassegnarci, è vero Franceschino? Su, fagliela sentire allo zio.

PADRE LUIGI
Allora… canto?

ROSALIA
Eh!

PADRE LUIGI
(Canterà una canzone di chiesa) Ti salutiamo vergine, (Ignazio si fa la croce e continuerà a pregare a mani giunte) colomba tutta pura, nessuna creatura è bella come te. Prega per noi Maria…

GERMANO V.F.S.
(Da fuori scena) Mamma, hai acceso radio Maria? Spegni per favore, ho da studiare!

ROSALIA
Non ti preoccupare Germano che già l’ho spenta.

FRENZ
Questa canzone essere andata a san… remo?

ROSALIA
A san Remo proprio no, ma sempre coi santi ha a che fare, eh! Allora zio, che te ne pare? Non è bravo?

FRENZ
Sembrare… nenti, forsi essere lo genere di canzone che…

IGNAZIO
Rosalia (infilando la mano in tasca e tirando qualcosa) tieni, questi li metti appena passa il signore col cestino. E ora accompagnami a casa così mi vado a coricare un pochino.

ROSALIA
(A Frenz) Vede? Poverino, il cervello gli fa dire di sentirsi in chiesa. Su, andiamo Francesco, dammi una mano a portare tuo padre dentro casa.

FRENZ
Rosalia, avrei bisogno di andare… (Facendo capire in bagno).

ROSALIA
Qui, entra qui dentro! (Gli indica dove, e Frenz esce).

PADRE LUIGI
Iio… (a Rosalia, sottovoce) ho la messa d’andare fare alle Anime Sante! Lo capisci in che casi… che Iddio mi perdoni. Cosa diranno i miei fedeli?

ROSALIA
Io ho una strana impressione che i suoi fedeli… come dice lei, ne avranno sicuramente tante cose da dire, ma non per lei, ma per la messa che di sicuro se la sentiranno in un modo strano… ha capito di cosa sto parlando? E i due talari che le mancano, penso pure di sapere chi le ha indossate per fare il prete e il …

PADRE LUIGI
No, non credo!!!

ROSALIA
Padre, allora mio marito non lo conosce proprio, quello appena ha carta bianca è fatta?

PADRE LUIGI
Fatta? Fatta cosa?

ROSALIA
Come fatta cosa? Pure la messa in questo caso. Lei… con quella signorina la, non gli avete dato il permesso di fare la suora e di mettere piede in chiesa, e lui vi ha presi in parola; lei non è qui? E lui è in chiesa, e di sicuro sta pure dicendo la messa, e… l’altra talare… non vorrei sbagliarmi, penso di sapere pure chi l’ha messa e sta facendo il chierichetto.

PADRE LUIGI
Se-se Se-se, Se-sebastiano…

ROSALIA
Si, si, proprio lui.

PADRE LUIGI
(Adirato esce di corsa) Oh, nooo!!! (Rientra Frenz).

ROSALIA
Che il signore gliela mandi buona.

FRENZ
Cosa, il Signore, a Francesco?

ROSALIA
No a Francesco, a padre Luigi!

FRENZ
E dove andare Francesco?

ROSALIA
Da Francesco! (Capisce d’avere sbagliato; lo zio non ci capisce più niente) No da Francesco … Francesco, ma da… zio non ho capito più nulla. Andiamo, aiutami, aiutami a portare tuo fratello in casa, così ti faccio conoscere Germano…

FRENZ
(Sorreggendo Ignazio e conducendolo con Rosalia nell’altra stanza) Io sorella Concetta preferire conoscere, solo che ella…

ROSALIA
Cosa? Suor Concetta? L’hai guardata bene? Non hai visto che sembra un maschiotto? Si può sapere da dove ti saltano fuori certe idee? Su forza andiamo, andiamo la dentro, che ti faccio conoscere Germano.

FRENZ
Cosa Germano, paese tedesco? Meglio sorella Concetta!

ROSALIA
Si, si scherza. Meno male che sei scherzoso… Suor Concetta (Si avviano), da dove le prendi, dal sacco?


Fine Secondo Atto


Terzo Atto

(Scena medesima. Francesco cerca di persuadere Sebastiano a non dire d’aver servito la messa e di dimenticarsi tutto di quanto è successo).



FRANCESCO
Allora, Sebastiano, tu non mi hai visto, non abbiamo fatto niente assieme, niente di niente; tanto di com’eravamo truccati nemmeno le nostre madri che ci hanno messo al mondo avrebbero potuto riconoscerci, hai capito? Qual messa, quale benedizione! E ora siediti in strada e mi dici, quando vieni lo zio o padre Luigi, va bene?

SEBASTIANO
Ti, ti! Però mi è piatiuto, tio Frantetto; tolo te il vino tembrava ateto (aceto); e a mio cugino Vintento gliene ho dato tette comunioni, per tutta la tettimana, e la tia Frantetta, (Francesca) te la voleva metta nella mano, non gliene ho data nettuna; te cot’è in mano? Il Tignore in mano ti mette? Maleducata!

FRANCESCO
Hai fatto bene. E ora vai là, vai a controllare, corri. Come arriva…

SEBASTIANO
Qua tiamo (siamo)!

FRANCESCO
Ah, allora vero bravo sei fatto! Vedo che tutti questi movimenti ti hanno fatto davvero bene. Su, su, che prima di finire questa commedia, tu diventerai uno scienziato. E… mi raccomando.

SEBASTIANO
Ti, ti. (Esce).

FRANCESCO
Certo che è stata pure una bella esperienza quella di confessare, vuol dire nemmeno uno c’è ne da salvare! e il confessionale si dovrebbe disinfettare spesso: “Padre Luigi ho fatto questo, io ho fatto quest’altro, io ho rubato, io mi sono messo con la signora Francesca, io mi sono messa col signor Nicola, con Vittorio…” insomma è sembrato di trovarmi in paradiso… un vero paese di angeli. (Fa cendo il gesto di sputare) Sput! Cornuti! E quell’altro Padre Luigi con quella faccia… ah come arriviamo la sopra da san Pietro: (fa il verso di san Pietro) “Tu, da dove vieni?” Che gli dico, glielo possa dire da Belmonte Mezzagno? Eh, poviri scemi, è quando moriremo che comincerà il Bello!

PLACIDO
(Entrando) E’ permesso? La saluto, compare!

FRANCESCO
Entri, entri. In cosa la devo servire sta volta? Barba o capelli?

PLACIDO
Barba, facciamo, barba. Senta; qui davanti ho visto Sebastiano, non è che si mette a cantare e così arriva la comare col bastone in mano?

FRANCESCO
Cosa dice compare? Se per ogni cliente dovesse venire mia moglie, potrei, allora, chiudere il negozio, eh, scusi!

PLACIDO
Compare, faccia finta che non le ho detto nulla; ha sentito invece che voce gira in paese? Sostengono che è arrivato un prete nuovo, e che però nessuno sa da dove viene, e ha portato la novità di dire la messa in un modo molto strano. Lei niente ne sa?

FRANCESCO
Io, e che devo saperne io! A dir la verità, lei è il primo ad informarmi.

PLACIDO
Sa, che son tutti molto contenti di quasto discorso? E che questo prete è già entrato nel cuore di tutti?

FRANCESCO
(Quasi tra se) Ah, cretino che sono stato! Sarei potuto divenir Papa!

PLACIDO
Chi, questo prete?

FRANCESCO
E chi, se no, mia sorella?

PLACIDO
Scusi, se nemmeno lo conosce!

FRANCESCO
Chi glielo ha detto? Meglio di me vuol saperlo!

PLACIDO
Lei? Perché… mi scusi, lei chi è? Si spieghi meglio… (alludendo) Non è che lei…

FRANCESCO
Io! io, cosa? Dico che sarebbe potuto diventare Papa, se anziché venire in questo paese di … (ironico) angeli, sarebbe...

PLACIDO
E perchè utilizza questo tono per dire (ironizzando) angeli? Che forse lei si crede d’esser santo?

FRANCESCO
Quale santo, compare, avessi tempo di scontare tutti i miei peccati! Certo, se questo prete… di cui lei parla, fosse divenuto Papa mi sarebbe piaciuto per lui, per la sua persona, per la sua tranquillità, per la sua felicità, per la sua… insomma, per non avere più discorsi con nessuno.

PLACIDO
Compare, non le sembra di preoccuparsi troppo per uno che nemmeno conosce? Strano, veramente strano. E i compaesani, sa cosa dicono? Che la messa, in questo modo la capiscono meglio, tant’è che già qualcuno vuole che questo prete rimanga in paese.

FRANCESCO
Questo perché sono falsi.

PLACIDO
(Meravigliato) Cosa dice, compare?

FRANCESCO
Si, si Falsi, falsi e amanti di estranei; già padre Luigi non serve più! Eh, appena ci apre la porta San Pietro, lì voglio vedere…..

SEBASTIANO F.S.
(Entrando) Qua tiamo! (Francesco, che aveva già fatto la saponata a Placido, non sa che fare).

FRANCESCO
(Toccandosi la pancia) Oh, madonna santa! Proprio ora doveva… (ha una trovata) lamentarsi lo stomaco!

PLACIDO
Che c’è, cosa l’è successo?

FRANCESCO
E’ successo che devo lasciarla… così; era da tanto (non sa cosa inventarsi) che… ieri sera mi sono dovuto prendere una… (alludendo ad un purgante) e ora devo andare a…

PLACIDO
Come (pausa e ironizzando) parla compare? Che mi sembra strano!

FRANCESCO
Se non l’ha capito, caro compare, devo andare là…. (ed esce lasciandolo in tredici e tenendosi la pancia).

PLACIDO
(Meravigliato, guarda Sebastiano. Poi ironico.) Ah, là! Ora si che ho capito! Che… una… a… là! Vedi che discorso completo è intelligente. E poi, dico io, è mai possibile ogni volta che vengo per far la barba, devo sempre rimanere così, con la schiuma in faccia? (Sebastiano ride) E tu che hai da ridere?

SEBASTIANO
Le legnate allo tio Frantetto gli fanno mmuovere (smuovere) lo ttomaco (stomaco) ed è ccappato a tatare (cacare).

PLACIDO
(Preoccupato alludendo alla moglie di Francesco) Perché… sta arrivando sua moglie col bastone?

SEBASTIANO
Magari fotte (fosse) tua moglie!

PLACIDO
(Fraintendendo) Pure! Sai che sei un grandissimo porco? Si puo’ sapere da dove le prendi certe trovate? E poi… come fai a saperlo?

SEBASTIANO
Tio Platido, te ha tapito? Io ho detto: magari fotte tua moglie…

PLACIDO
Di nuovo! Ah, ma allora sei vero un porco di quello porco.

SEBASTIANO
No fotte, fotte, fotte! (fosse).

PLACIDO
Ah, no fotte fotte, ma… fotte e basta.

SEBASTIANO
Lei è fittato, è malato di qua (indicandosi il pisello). Io volevo dire te non è tua moglie a venirei, capito?

PLACIDO
(Non ha capito ed ironizza) Pure! Ah, quindi non è sua moglie a… venire, ma… ora ho capito…! (Entrano Frenz e padre Luigi).

FRENZ
Good morning, (A Sebastiano) Still oyu?

SEBASTIANO
Te ha detto?

FRENZ
What you say?

SEBASTIANO
No, no (giurando), non lo tò! (sò)

FRENZ
Toch? Cosa essere tò?

PADRE LUIGI
No, niente; tò, lui vuole dire: sò, che non lo sa… ecco. (In disparte e con rabbia contenuta) Mentre io so quello che avete combinato con… tu mi capisci vero? Ma andrete all’inferno!

SEBASTIANO
Tenti, come ti pemmetti! Vedi te io non né tò niente, fotte… fotte, lo ta tio Frantetto.

PLACIDO
(Riconosce padre Luigi) Buona sera, padre, ma è senza tonaca oggi? (padre Luigi gli fa segno di stare zitto) Che fa, si caccia le mosche? Ch’è curioso. Si è venuto a fare la barba? Francesco ha detto che… si è dovuto prendere una… ed è dovuto andare (alludendo in bagno) là! Capito? E io sono rimasto qua; vede come? (indicandosi la faccia).

FRENZ
(A padre Luigi) Francesco, cosa dire illo?

PLACIDO
(A padre Luigi cercando di non farlo sentire a Frenz) Padre Luigi, ma chi è quest’altro? Ha sentito come lo ha chiamato?

FRENZ
(Meravigliato) Dire a te padre Luigi?

PADRE LUIGI
No, lui… vorrebbe dire… insomma… vorrebbe sapere chi è quest’altro, prete, oltre a padre Luigi, che c’è in paese. Ecco si, proprio così! (A Placido con rabbia contenuta) E’ vero?

SEBASTIANO
(A Frenz ch’è più confuso che persuaso) Ch’è, ti tei confuto? Potevi rettare (restare) nel tuo paete, petto di mintone! (minchione).

FRENZ
(Non capisce e si rivolge a padre Luigi) Mintone! Cosa essere, mintone?

PADRE LUIGI
Mintone, mintone… (ha una trovata) Come, cosa essere? La menta! Un bella pianta di menta grossa, ecco!

SEBASTIANO
(Intervenendo) No, menta te fa (finta di odorare) odore!

PADRE LUIGI
(Quasi perdendo la calma) Ah, quella… no? Senti, ma dov’è Francesco? (S’accorge d’avere sbagliato) Cioè il barbiere? (Portandoselo in disparte. Adirato) Vuoi andare a chiamare subito la signora Rosalia?

SEBASTIANO
Tubito, tubito! E lei non ti incatti! (incazzi) (Finta d’accordare la chitarra).

PADRE LUIGI
Non hai capito quanto ti ho detto?

SEBASTIANO
E ti, ti! Fai tonto (conto) te arriva. (Inizia a cantare a squarcia gola) Vitti ‘na crotta tupa nu tannu uuuunni…

ROSALIA V.F.S.
Ah, ma allora questo vero dice! Ora glielo faccio levare io il vizio per una volta e per sempre di cantare e buttare voci! (Placido si ripulisce la faccia e scappa di corsa).

SEBASTIANO
(Esce di corsa) Arrangiatevi ora.

ROSALIA
(Entra sempre col pezzo di legno in mano, ma s’accorge che c’è lo zio e padre Luigi) Voi qua? Non era la voce di… Sebastiano, quella?

FRENZ
Rosalia, cosa succedere? Troppe cose strane vedere in giro; in America niente crazy, follies, persone tutto normale. Io volere sbrigare e andare via! Quando venire lo notaro?

ROSALIA
Ora, dovrebbe arrivare a momenti, l’ho mandato a chiamare con Germano. Così speriamo di chiudere tutto, e tu, se vuoi, puoi ritornare in America.

PADRE LUIGI
Ed io di riprendermi finalmente la veste! (Frenz Meravigliato).

FRENZ
La vesta!? I pantaloni volere dire? (Si sentirà la voce di Germano che parla col notaio).

GERMANO
Si accomodi, prego. (Entrano i due).
NOTAIO
Buon giorno a tutti! Come vedo… sono in anticipo?

FRENZ
Quale anticipo! A voi aspettare.

NOTAIO
Non vedo i testimoni.

FRANCESCO
(Che si trovava dietro di loro, vestito sempre da suor Concetta) Com’è? Che dice questo?

NOTAIO
(Meravigliato) Come si permette? Ed è pure una suora!

FRANCESCO
Sia lodato Gesù Cristo. (Poi si rivolge al notaio) E speriamo che Dio, prima di concludere questo contratto, le facci un bel regalo! (Il notaio si tocca meravigliato).

FRENZ
Che sorella! Lei essere… come dire… molto mancipata! (Gli si avvicina sdolcinato) Avere pensato a quel discorso?

FRANCESCO
(S’accorge che Rosalia ha capito) Signora Rosalia, ma cosa dice questo? Di quale discorso parla? Vogliamo sbrigarci che al convento mi aspettano?

NOTAIO
Sa che non ho ancora capito bene di quale convento è? Non mi sembra un viso nuovo!

FRANCESCO
Ancora il regalo non gli è arrivato?

GERMANO
(Stupito comincia a capire tutto) Ma… mamma, ora comincio a capire! Lei… (indicando Francesco) anzi tu… (Rosalia gli molla un calcio senza farsi scoprire dagli altri). Aih! Cosa fai, mamma?

ROSALIA
E che ne sò? Mi è venuto un tic, così, come quando ti vengono i crampi, e si stira di corsa la gamba; e ora statti zitto che anche nell’altra sento il formicolio. Ch’è, oggi non hai nulla da studiare?

GERMANO
E va bene, forse è veramente meglio se me ne vado di la a studiare, tanto ho capito che questa… matassa va diventando sempre più ingarbugliata, e districarla mi verrebbe difficile farlo (esce).

NOTAIO
(Cominciando a tirare fuori dalla borsa i documenti che corredano il contratto) Allora, io direi di dare lettura al testamento, dopodichè firmare e pagare; ho altri atti d’andare a fare.

FRANCESCO
Che ha quest’altro inviperito? I notai dicono sempre soldi, ma mai si persuadono a darne un po’ a noi monachelle.

NOTAIO
Dico! E meno male che indossa quest’abito, se no… altro che soldi! Ve li potevate sognare voi monache!

FRANCESCO
(Quasi tra se) E che ero scemo a non mettermi quest’abito?

FRENZ
Cosa dire sorella?

FRANCESCO
Niente, dicevo al notaio che se non mi mettevo quest’abito, rimanevo… (alludendo all’eredità; ma lo zio capisce altro) nuda; capire, nuda?

FRENZ
Meglio, meglio se tu essere nuda!

FRANCESCO
(Al notaio meravigliato e confuso) Guarda qust’altro sporcaccione? Dico! A una monachella?

NOTAIO
Io, più la guardo e più mi sembra…

FRANCESCO
Io, più parlate e più prego il buon Dio di fargli recapitare quel pacco al più presto. (Il notaio continua a toccarsi e poi riprende a preparare la stesura del testamento).

NOTAIO
Allora, io sottoscritto Frenz Sciortino, abitante in America in via… ecc. ecc. dichiaro di donare al signor Sciortino Francesco abitante in via Principe di Belmonte, numero… senza numero, i miei averi che ammontano alla somma di un milione di dollari…

FRANCESCO
(Esplodendo di gioia) E sono ricco!!! (S’accorge d’avere sbagliato mentre tutti lo guardano) Direbbe (indicando padre Luigi) lui, ma… siccome lui è troppo timido, io, contentandomi… contendonandomi, contendonissimamente… insomma ho gridato per lui!
FRENZ
(Al notaio) Su, notaio, non fare caso, ella essere troppo… come dire…

ROSALIA
Zio, non ti sforzare che non li trovi le parole giuste.

FRENZ
Rosalia, anche tu mortificare sorella Concetta?

FRANCESCO
Guarda, guarda, che quasi quasi vorrei vero venire in America (guardando Frenz)…

FRENZ
Con me venire? (Al notaio) Dai, notaro, finiamo di finire quisto atto che io dovere andare via con … lei (fa gesti amorosi a Francesco).

NOTAIO
Mi scusi mister Frenz, ma ha pensato che lei è una monaca, e… (guardando gli altri)

ROSALIA
Eeeh!? Come lo zio allunga la mano ti voglio! Salterà giù dal letto come uno scoiattolo! (Il notaio rimane meravigliato) Notaio sbrighiamoci, altrimenti facciamo notte.

NOTAIO
Io a dire la verità ho già finito, è solo da firmare e dopo di che siete ricca! Cercate di farne buon uso dei soldi (firmano tutti, mentre fuori si sente cantare).

V.F.S.
Discitincillu a sta cumpagna vostra, c’aggiu pirdutu u sonnu e a fantasìa…
FRANCESCO
(Continua la canzone) E a vogghiu beni chiossà ra vita mia…

V.F.S.
Livammunni sta maschera, dicimmu a virità…

FRANCESCO
(Capendo cosa vogliano dire quelle parole, si persuade d’avere sbagliato tutto e comincia a spogliarsi) Si, forse è vero, e questa canzone ha proprio ragione, è inutile fingere, e per perchè, per cosa? Per i soldi? (Si guardano tutti meravigliati) E devo sforzarmi di apparire quello che non sono? Meglio esser povero e desiderare, che ricco e mal godere.

LUANA
(Entra, invitando sorella Concetta ad entrare) Si accomodi sorella Concetta.

SUOR CONCETTA
Pace e bene… (Si guardano meravigliati il notaio e Frenz) Siamo venuti, perché abbiamo ritenuto… (s’accorgono di Francesco che stava spogliandosi) vedo però che già Francesco…

FRENZ
(A Francesco) Tu, essere Francesco… quello vero?

FRANCESCO
Si, zio. (Frenz va ad abbracciarlo).

ROSALIA
Guarda, guarda! Non facciamo che pure allo zio … gli piacciono… ecco da chi ha preso il mio Germano! (si sentono voci in strada, sono Caterina e Giuseppa che ne vuole di conto è ragione).

GIUSEPPA
(Entra con Caterina. Ha un bastone in mano e che andrà roteando dalla rabbia) Dovè, dov’è il medico stregone?

CATERINA
(Cerca di persuadre la suocera) E basta, non ci pensi più!

GIUSEPPA
La impressionite, lo piscoccolo! Pezzo di Becco! Siete voi che soffrite di impressionite, gran pezzo di imbroglione e medico selvaggio! (Lo insegue dandogli colpi di borsetta. Gireranno tutti attorno al tavolo mentre si sente da fuori scena il grido di Ignazio) Qua, qua deve venire!

IGNAZIO F. SCENA
Vieni qua, dove sei? Lo hai trovato il cervello? Portamelo t’ho detto! Scappi? Vieni, vieni qua! (Si sente cantare a squarciagola Sebastianuo).

ROSALIA
Eh, no, pure questo no! (Va a prendere il bastone, mentre entra Sebastiano che va suonando pure la chitarra. Rosalia, rientrando, insegue tutti fuoriscena, mentre si va chiudendo il sipario) Via, via, tutti fuori, è arrivato finalmente l’ora di tornare ognuno nelle proprie case.

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