L’ULTIMA REPLICA

di

Gianluca Fiorentini

 

PERSONAGGI
Stefano
Mauro
Sarah
Simone
Francesca
Claudia
Gianluca
Andrea
Il custode



ATTO I
SCENA I
Stefano: E’ permesso, c’è nessuno? Permesso… permesso…
Stefano cammina dal fondo della sala verso il palcoscenico, come se il teatro fosse vuoto. Sono tanti anni che non entra in quel teatro. Sale sul palcoscenico. Dal fondo della sala.
Custode: Cercava qualcuno?
Stefano cerca di vedere chi ha parlato ma non ci riesce.
Stefano: Ah, buonasera… mi scusi sono entrato senza permesso… ma ho chiesto se c’era qualcuno e siccome non ha risposto nessuno sono entrato lo stesso, passavo di qua per caso, la porta era aperta… ma dov’è che non riesco a vederla…
Il custode è ora sul palcoscenico con Stefano.
Custode: Cercava qualcuno?
Stefano: Ah è qui… no… salve, sono Stefano Acconti… sono un vecchio alunno della scuola…
Custode: Ah, la scuola…
Stefano gli porge la mano ma il vecchio non tira fuori le mani dalle tasche della sua giacca.
Stefano: Sì… passavo per caso da queste parti e… così mi sono ritrovato qui dentro… sa, un po’ di curiosità… saranno dieci anni che non ci mettevo piede, anche di più…
Custode: Tanto tempo…
Stefano: Tanto tempo… ma che è successo qui? Non c’è più niente, tutto abbandonato… la scuola non c’è più?
Custode: La scuola non c’è più da cinque anni ormai…
Stefano: Cinque anni… non lo sapevo… chissà che fine ha fatto Gianni… se è vivo… ormai avrà anche i suoi annetti… una novantina come minimo…
Custode: Come dice?
Stefano: No parlavo del nostro vecchio insegnante di recitazione, si chiamava Gianni … lui stava sempre qui dentro… alla fine ci dormiva anche… nella stanzetta lì sopra… non se la passava proprio bene…
Custode: Non ci sentiva bene?
Stefano: No dicevo che non se la passava benissimo… in effetti alla fine era diventato anche un po’ sordo… ora me ne vado, non voglio disturbarla oltre… lei che ci fa qui?
Custode: Il custode.

Stefano: Il custode… e che custodisce… qui non c’è niente…
Custode: Per ora, ma fra un po’ qui cambia tutto.
Stefano: Cioè?
Custode: Fra sei mesi qua cominciano i lavori: costruiscono una sala Bingo. Il tempo di avere i permessi dal comune.
Stefano: Una sala Bingo, qui dentro!
Custode: E già.
Stefano: Che tristezza!
Custode: Tutto questo le sembra allegro?
Stefano: Ha ragione… ma io qui c’ho passato quattro anni meravigliosi, ho fatto il mio debutto… alla fine ho scoperto il mio lavoro: si può dire che la mia carriera sia iniziata qui.
Custode: Fa l’attore?
Stefano: Veramente sì…
Custode: Bravo!
Stefano: Grazie.
Custode: Non l’avrei detto.
Stefano: Perché?
Custode: La faccia.
Stefano: La faccia…
Custode: La sua faccia.
Stefano: Che cos’ha che non va la mia faccia…
Custode: Niente per carità… è che non sembrava la faccia di un attore.
Stefano: Dice?
Custode: Quando l’ho vista sul palcoscenico, credevo fosse uno della società del Bingo.
Stefano: Però…
Custode: Un geometra.
Stefano: Addirittura… non è il primo che me lo dice… quindi una sala Bingo…
Custode: Già.
Stefano: Fra sei mesi…
Custode: Sei mesi.
Stefano: E che fine faranno tutte le cose, le attrezzature, le luci, il mix in regia, i costumi nei camerini…
Custode: Immagino che le distruggeranno… a meno che qualcuno non decida di portarsi via tutto.
Stefano: Ma qui non ci viene mai nessuno… durante il giorno… non so…
Custode: Nessuno, solo io… chi vuole che ci venga.
Stefano: Certo… ora la saluto e stia bene…
Custode: Arrivederci… merda!
Stefano si gira.
Custode: Per il suo lavoro… non si dice così agli attori?
Stefano: Sì, si dice così.
Stefano scende dal palcoscenico, fa qualche passo verso l’uscita poi si ferma a riflettere e infine si volta, torna indietro fino a risalire sul palcoscenico.
Stefano: Quindi diceva che qui non viene mai nessuno.
Custode: Ogni tanto qualcuno di quelli del Bingo… la mattina.
Stefano: Sera e weekend, nessuno.
Custode: Nessuno, a parte me.
Stefano: A parte lei. No perché mi è venuta un’idea folle che…
Custode: Dica…
Stefano: Ma no così… pensavo che non sarebbe male… insomma se questo teatro… siccome per il momento non lo usa più nessuno… ecco pensavo che è un peccato lasciare che vada tutto in pezzi e allora si potrebbe…
Custode: Mettere in scena uno spettacolo…
Stefano: Eh…
Custode: Cosa vuole portare in scena?
Stefano: Cosa… non lo so… mi è venuta in mente così…


Custode: Qual era l’ultimo spettacolo che avete fatto qui?
Stefano: L’ultimo? Non me lo ricordo… mi faccia pensare… Godot il secondo anno, Amleto il terzo… l’ultimo anno abbiamo fatto Cyrano de Bergerac.
Custode: Lei faceva Cirano?
Stefano: Io? No, Cirano lo faceva un nostro compagno… Mauro, il più bravo della scuola, aveva un grande talento… anche se poi non ha fatto l’attore, almeno che io sappia… comunque siccome questo è un periodo nel quale avevo deciso di staccare un attimo dal lavoro…
Custode: Che fa lei?
Stefano: Gliel’ho detto: l’attore.
Custode: Che tipo di attore.
Stefano: Ah… un po’ di tutto… soprattutto cinema ma anche televisione e teatro anche se ultimamente non molto…
Custode: Il teatro non le piace più?
Stefano: No, anzi mi piace sempre molto… è che… non lo so… ultimamente è andata così…
Custode: E adesso vuole fare uno spettacolo.
Stefano: Appunto le dicevo che… non so neanche come mi sia venuta questa cosa… sarà l’atmosfera, magari esco di qui e il proposito scompare…
Custode: Gli altri attori?
Stefano: Come?
Custode: Non vorrà portarlo in scena da solo, il Cirano.
Stefano: Ah no, certo che no… beh ammesso che sia il Cirano, gli altri dovrebbero essere i miei vecchi compagni della scuola, quelli che lo portarono in scena allora, sarebbe magnifico. Chissà che fine hanno fatto… in realtà il vero senso della cosa sarebbe quello: rivedere tutti, passare del tempo insieme, magari la pizza dopo le prove … come allora… lo spettacolo sarebbe solo un conseguenza. Comunque, secondo lei si potrebbe utilizzare questo posto… insomma questo palcoscenico e tutto il resto… che dice?
Custode: Su un palcoscenico ci dovrebbero essere gli attori non i geometri.
Stefano: Eh...
Custode: Arrivate dopo le 6 e ve ne andate entro mezzanotte.
Stefano: Dice davvero?
Custode: La porta sarà aperta come l’ha trovata lei stasera. Ve ne andate senza chiudere. Ci penso io. Le chiavi le tengo solo io. Arrivederci.
Stefano: Ma lei sarà qui?
Custode: Non credo ma se ci sarò non ve ne accorgerete. Entro tre mesi lo spettacolo deve andare in scena. Più tardi sarebbe un problema. Ah, se vedo che viene una schifezza alle prove successive trovate il teatro chiuso.
Il vecchio scende dal palcoscenico e cammina verso il fondo della sala.
Stefano: Addirittura! Aspetti un attimo, dove va… io non so neanche se riuscirò a trovare qualcuno degli altri e soprattutto se riuscirò a convincerli a seguirmi in questa pazzia…
Custode: Ce la farà: la gente non ha vite così emozionanti.
Stefano: Sì ma devo trovare tutti numeri, è tutta gente che non vedo da anni e… mi scusi… mi scusi… è ancora lì? Andato… non so neanche come si chiama questo… un numero di telefono, un cellulare… ho fatto una cazzata.
Buio.

SCENA II
Il palcoscenico è vuoto. Si sentono due persone che entrano dal fondo della sala. Sono Sarah e Francesca.
Sarah: C’è nessuno?
Francesca: Madonna che buio, prima un altro po’ e m’ammazzavo.
Sarah: Stefano ci sei?
Francesca: Senti che odore, sono passati quindici anni ma qui sono quindici anni che non puliscono eh…
Sarah: E’ vero lo stesso identico odore, che meraviglia…
Francesca: Sì, uno spettacolo…
Sarah: Mi sembra come se dovesse spuntare Gianni da dietro le quinte…
Francesca: Quel pazzo scatenato…
Sarah: Era un mito…
Francesca: Soprattutto con te…
Sarah: Aveva un debole per me, ma era bravissimo…
Francesca: Ma non è che è uno scherzo, qua ci siamo solo noi…
Sarah: Stefano mi ha detto che ci saremmo visti tutti qui alle 6, siamo un po’ in anticipo… comunque è valsa la pena solo di venire qua a vedere la vecchia scuola, sono passata di qui centinaia di volte in questi anni e non sono mai entrata… forse è una specie di timore reverenziale, come se avessi paura di rovinare il ricordo di quegli anni…
Francesca: Sai che ricordi…
Sarah: Non fare l’antipatica…
Francesca: La cosa che mi ha fatto davvero piacere è stato ricevere la telefonata di Stefano… capirai in tutti questi anni, lo vedi al cinema e dici a tutti che è tuo amico anche se non lo frequenti da anni e poi te lo trovi al telefono… l’ho messo in viva voce così l’hanno sentito tutte le ragazze… tiè!
Sarah: Sei matta…
Francesca: Io sono venuta solo per lui, che poi questa storia delle riunioni non m’è mai piaciuta, la trovo un po’ patetica…
Sarah: Io invece sono curiosissima di vedere tutti, chissà chi è riuscito a rintracciare…
Stefano dalle quinte entra sul palcoscenico con alcune sedie.
Sarah: Stefano!
Stefano: Sarah, Francesca, mi sembrava di aver sentito delle voci!
I tre si abbracciano e si salutano.
Stefano: Che meraviglia! Grazie di essere venute.
Sarah: Figurati.
Francesca: Scherzi, a me queste cose… sì insomma, queste riunioni fra vecchi compagni, mi piacciono da morire…
Sarah guarda Francesca con aria di bonario rimprovero.
Stefano: In realtà qui c’è un po’ di più di una semplice… ma ora non voglio anticiparvi niente, aspettiamo che arrivino gli altri.
Dal fondo della sala.
Simone: Ah ma allora non è uno scherzo, qualcuno c’è davvero!
Stefano: Chi sei?
Simone: Come chi sono… il più bell’Estragone che tu abbia mai visto!
Sarah: Simone!
Simone: Saretta?
Sarah: Certo!
Simone: Ma che spettacolo! Come state bene, per voi il tempo proprio non è passato.
Sarah: Anche tu stai benissimo…
Francesca: Insomma…
Sarah: Francesca!
Simone: No, ha ragione ho messo su qualche chiletto… Stefano è un piacere.
Stefano: Piacere mio Simon e grazie di essere venuto.

Francesca: Ma che hai portato, i pasticcini?
Simone: Sì, qualcosina da mangiare dal negozio, ho una pasticceria…
Francesca: Ti credo che sei ingrassato!
Simone: Uno dei rari casi di pasticcere che continua ad essere pazzo per i dolci.
Dal fondo sala.
Mauro: “Amici, concittadini, romani... sono venuto per seppellire Cesare non per lodarlo…”
Gianluca: E non fare il buffone!
Simone: Mauro di sicuro e…
Francesca: Gianluca.
Sarah: Il gatto e la volpe.
Stefano: Il diavolo e l’acqua santa. Coraggio guitti da baraccone, appropinquatevi sulle sacri assi di questa chiesa laica… come diceva Gianni.
Mauro: Sì, il gran sacerdote…
Si abbracciano tutti.
Gianluca: Sono pasticcini? Ma chi li ha portati?
Francesca: Simone. Fa il pasticcere…
Mauro: Ma va? Buono a sapersi…
Dal fondo sala.
Andrea: C’è posto per altri due sottoprodotti del grande Gianni Rossi?
Claudia: Sottoprodotto sarai tu, io ero una delle favorite del maestro.
Stefano: Ma che vi siete dati appuntamento qua fuori? Siete arrivati tutti a coppie come i carabinieri…
Si salutano e si abbracciano.
Mauro: Per cortesia un po’ di silenzio… volevo spendere due parole per sottolineare l’evento… siamo qui riuniti…
Francesca: Sì… per celebrare questo matrimonio!
Andrea: Ah bene, chi si sposa? Stefano e Sarah?
Stefano: A me sta bene!
Sarah: Non dirlo troppo forte che ti prendo in parola!
Mauro: Allora, mi lasciate finire!
Gianluca: Coraggio, maestro di cerimonie…
Mauro: Dunque… siamo qui riuniti per… per… ricordare tutti insieme il luogo nel quale per quattro lunghissimi…
Claudia: E meravigliosi…
Mauro: Lunghissimi e meravigliosi anni abbiamo trascorso gran parte della nostra vita di nullafacenti giovini di belle e bellissime speranze, sotto l’ala protettrice dell’esimio maestro Gianni Rossi. Un minuto di silenzio per cortesia.
Stefano: Hai finito di fare il giullare?
Mauro: Giullare? Io sono serissimo amico mio.
Sarah: No veramente Stefano… io sono strafelice di rivedere tutti voi…
Claudia: La penso esattamente come Sarah.
Simone: Anch’io
Gianluca: Idem.
Andrea: Con patate.
Francesca: Pure io.
Sarah: Però tu prima hai parlato di qualcosa di diverso da una semplice riunione di vecchi compagni di scuola… cosa intendevi?
Stefano: Beh… in effetti credo sia il caso di darvi qualche spiegazione… a dirvi la verità non pensavo veniste tutti e già questo lo considero un bel successo… quando vi ho visto veramente tutti qui, a scuola… per un attimo ho pensato che non avrei mai avuto il coraggio di dirvi quello che sto per dirvi… però credo che… se c’è uno fra noi che più di tutti gli altri deve essere riconoscente a queste quattro mura e a tutto quello che hanno rappresentato… beh quello sono io… e… la settimana scorsa passavo di qua per caso e, quasi per caso, mi sono ritrovato davanti all’ingresso della scuola… sono entrato… credo mi abbia fatto lo stesso effetto che ha fatto a tutti voi oggi… ero anche solo… c’era un vecchio qui dentro, una specie di custode… e lui mi ha detto che qui fra sei mesi buttano all’aria tutto, costruiscono un Bingo.
Simone: No!
Francesca: Ma che schifo!
Gianluca: Che peccato!
Mauro: Un Bingo…
Andrea: Una vera merda…
Stefano: Sono più o meno le espressioni che ho usato io… e comunque questa è la vita… il business no? E allora me ne stavo andando… quando mi è venuta questa idea assolutamente folle che ora vi dico: fra sei mesi questo posto non ci sarà più e un pezzo meraviglioso della nostra vita se ne andrà con lui… avete sentito anche voi l’odore? Proprio quello, scomparirà insieme a tutto il resto.
Mauro: Ste’, sto per mettermi a piangere…
Francesca: Zitto tu!
Stefano: E allora mi sono detto: se tutto questo deve accadere, e inevitabilmente accadrà, perché non provare a fermare per un attimo il tempo… anzi a tornare indietro, di quindici anni… insomma quello che ho in mente è: mettiamo in scena uno spettacolo, diamo l’opportunità a questo palcoscenico di rivivere un’ultima volta, prima che diventi spazzatura, diamogli un ultima possibilità… io mi sento di doverlo a Gianni… ok l’ho detto. Adesso che qualcuno dica qualcosa perché io ho finito.
Tutti si guardano l’un l’altro senza sapere bene cosa dire.
Andrea: Beh…
Gianluca: Tornare in scena… ne è passato di tempo…
Francesca: Chi se l’aspettava…
Sarah: Con in lavoro…
Claudia: E’ un’idea meravigliosa…
Stefano: Eh?
Claudia: Un’idea meravigliosa!
Stefano: Grazie Claudia.
Claudia: Davvero…
Simone: Claudia ha ragione. Io ci sto.
Gianluca: Sì, anch’io… dovrò un po’ arrangiarmi coi turni, però ci sto!
Francesca: Madonna ma… recitare? Io non so mica se sono più capace?
Stefano: Ma se eri bravissima!
Francesca: Lo so, ma avevo voglia di sentirmelo dire… oddio, ho già indossato i panni della prima donna… come potrei mancare…
Sarah: Il mio cuore batte come un martello… non mancherei per niente al mondo.
Andrea: Mah… mi sembra un po’ una cazzata… ma questo d’altronde l’avevi premesso tu… però… eh, ragazzi, bisogna pure farsi due conti… siamo tutti intorno ai quaranta… da una quindicina d’anni non saliamo su un palcoscenico… ad occhio e croce dubito che esista a Milano o in qualunque altro posto al mondo un pazzo disposto a darci un’altra chance di farlo… a questo aggiungiamo che reciteremo con il meraviglioso Stefano Acconti, l’unica vera star internazionale del cinema italiano… beh direi di sbrigarci a fare questa cosa prima che il suo agente venga a prenderlo per le orecchie!
Stefano: Su questo hai ragione… Mauro… non hai niente da dire?
Mauro: Mi avete lasciato senza parole… faccio fatica a credere alle mie orecchie, soprattutto mi stupisco di te Stefano.
Stefano: Che vuoi dire?
Mauro: Ma come che voglio dire… mi sembrate tutti matti, un gruppetto ragazzotti attempati che improvvisamente mette su un’operazione nostalgia per riesumare il ricordo di quella vecchia mummia di Gianni… ma come vi viene in mente, (a Stefano) come ti è venuto in mente… recitare è il tuo lavoro, ti pagano pure e bene per farlo, che vorrebbe dire fare uno spettacolo con… con questi qui… cos’è, sei a corto di scritture? Ma fatemi il piacere, siete patetici, non ce l’avete una vita?
Sarah: Noi sì e tu?
Mauro: Oh eccola qui, ci mancava la nostra Giovanna d’Arco…
Sarah: Proprio non c’arrivi eh? Ti sfugge il senso di tutto questo… eppure è così chiaro… Stefano ci sta offrendo una seconda possibilità non lo capisci?
Mauro: Ma di che parli…
Sarah: Non so come dirlo… ti è mai successo di svegliarti ed essere arrabbiata perché hai interrotto un sogno meraviglioso, allora provi a richiudere gli occhi e riaddormentarti per cercare di continuarlo ma… non c’è niente da fare, il sogno è andato e dopo un paio d’ore neanche ti ricordi cosa sognavi, rimane solo quella sensazione di felicità svanita…
Simone: A me succede un sacco di volte…
Francesca: A me no: sogni così belli non li faccio mai… sarà la cervicale…
Sarah: Beh quello che voglio fare stavolta è riaddormentarmi e riprendere a sognare e poi svegliarmi e ricordarmi tutto il sogno e avere la possibilità di ricordarmelo ogni volta che ne avrò voglia, tutte le volte che avrò bisogno di stare bene, tutte le volte che la vita vera non mi basterà. Stefano ha detto che dobbiamo farlo per il teatro, per Gianni… dobbiamo farlo per noi, per ricordarci cosa possiamo essere. Il lato magico che è in noi…
Mauro applaude sarcasticamente.
Mauro: Complimenti… ho la pelle d’oca, ma d’altronde non si diventa l’allieva prediletta del grande Gianni Rossi per niente… talento cristallino, lo diceva sempre, ricordate? Anche se lui amava inserire la scena madre alla fine dello spettacolo… l’importanza del finale… sei fuori tempo massimo dolce Saretta, in tutti i sensi… ma non ti preoccupare, sei in buona compagnia qui dentro… tutti matti siete, (a Stefano) e tu più degli altri, anzi sei proprio uno stronzo… ma non vedi? Non li senti? “Il lato magico che è in noi…”, li hai già rapiti… il pifferaio magico che convince tutti i topi a seguirlo per poi affogarli. E questo perché? Perché sono insoddisfatti della loro vita e vorrebbero rifugiarsi nei sogni… ma sì, perché no, c’è chi lo fa con la droga, chi con l’alcol (mostra la sua bottiglia di birra), voi col teatro… in fin dei conti è la fuga più salutare che conosco. Ma sappiate che la vita vera tornerà presto, ogni volta che uscirete da quella porta e quando dopo lo spettacolo tornerete lì fuori, starete peggio di prima. Date retta a me, sono un esperto.
Sarah: Mauro, forse farai fatica a credermi ma… io amo la mia vita e amo il mio lavoro e tutto questo non ha niente a che fare con la droga… ma solo con la voglia di stare insieme. Tu e tutte le persone che vedo ora intorno a me fate parte di un mondo che credevo fosse finito per sempre… smettila di farci del male e smetti di farne a te stesso e rimani con noi…
Mauro scuote la testa e se ne va.
Francesca: Ma che gli è preso… è diventato cattivo, cinico, un vero stronzo…
Gianluca: Non è uno stronzo, è che si sente un fallito e si sente solo.
Stefano: Ma tu lo frequenti?
Gianluca: Lo sapete che lavoro fa?
Stefano: Non con precisione…
Gianluca: Nemmeno io… non lo sa nessuno, neanche lui. In realtà non ha mai avuto niente di stabile, un lavoro vero. Appena finita la scuola ha provato per un po’ a fare l’attore, come molti di noi in effetti. Poi si cresce e si trovano altre strade… è normale e a teatro non ci si va più, neanche da spettatori. Invece lui questo scatto non l’ha avuto, non se n’è mai fatto una ragione, non s’è mai veramente messo l’anima in pace. Ha cominciato a fare qualche lavoretto… prima il cameriere, poi vendeva non so che aggeggio porta a porta, poi qualcos’altro. Ma non andava. Finché è tornato qui, alla scuola. Sarà stato il ’98, ’99… è Gianni l’aiutò, sapete cosa pensava di lui e allora gli trovò qualcosa da fare. Lavorava in segreteria e come assistente di Gianni, finché alla fine diventò uno degli insegnanti. Sembrava che le cose si fossero sistemate finalmente ma la morte di Gianni incasinò le cose…
Stefano: Gianni è morto?
Gianluca: Non lo sapevi? Voi lo sapevate?
Gli altri annuiscono.
Stefano: Ah, ero l’unico…
Gianluca: E’ successo sei anni fa. Mauro provò a portare avanti la scuola ma non ce la faceva e così dopo un anno la scuola chiuse. Da allora non ha più combinato granché, anzi le cose sono decisamente peggiorate. Ha cominciato a bere un po’ troppo, a fumare… un paio di volte è finito anche dentro per piccoli reati e io gli do una mano, come posso.
Stefano: Stai ancora in polizia?
Gianluca: (Gianluca annuisce) Ma più che altro parlo con sua madre. Vi ricordate suo padre? Se n’è andato l’anno scorso, praticamente di crepacuore, aveva appena compiuto settant’anni e Mauro s’è preso anche questo fardello sulle spalle, forse non con tutti i torti… comunque ora è come lo vedete: irascibile, cinico… alla fine anche un po’ stronzo… del ragazzo che sprizzava energia da tutti i pori non è rimasta traccia.
Stefano: Non sapevo niente…
Sarah: Di Mauro non sapeva niente nessuno, a parte Gianluca.
Lungo silenzio imbarazzato.
Simone: Qualcuno vuole assaggiare?
Tutti lo guardano con fare interrogativo.
Simone: Odio questi lunghi silenzi, non li sopporto.
Francesca: C’è un cannolo?
Simone: Il migliore che tu abbia mai assaggiato.
Francesca: Guarda che i miei sono di Catania…
Simone: Assaggia, assaggia...
Francesca: Buonissimo…
Simone: Eh!
Andrea: Vabbè ma noi niente?
Simone: Accomodati!
Claudia: Pure io… m’è venuto un certo languorino…
Tutti si avvicinano al vassoio che Simone tiene fra le mani e mangiano. Si stempera la tensione.
Sarah: (a Stefano) Allora, che si fa?
Stefano: Che si fa?
Andrea: Sì, i pasticcini di Simone sono fantastici ma ‘sto spettacolo lo facciamo o no?
Stefano: Se ci state tutti lo facciamo sì!
Simone: Allora è fatta!
Claudia: Qui ci vuole un brindisi.
Francesca: Assolutamente.
Andrea: Con che lo facciamo il brindisi…
Gianluca: Non abbiamo neanche una bottiglia d’acqua…
Claudia: I pasticcini!
Andrea: I pasticcini…
Claudia: I pasticcini di Simone…
Francesca: Non s’è mai visto un brindisi con i pasticcini...
Claudia: Lo facciamo noi…
Sarah: Claudia ha ragione. Facciamo il primo brindisi della storia con i pasticcini: meglio dello Champagne!
Stefano: Allora, amici miei, in alto… i pasticcini e al nostro spettacolo!
Tutti: Allo spettacolo!
Francesca: Fermi tutti!
Simone: Che c’è!
Francesca: Mancano due cose fondamentali.
Claudia: Cioè?
Francesca: Primo: il nome della compagnia…
Gianluca: Vabbè ora ci pensiamo…
Francesca: Secondo: il titolo.
Andrea: In effetti… che spettacolo portiamo in scena?
Sarah: (a Stefano) C’avevi pensato?
Stefano: Beh, veramente io avrei pensato all’ultimo spettacolo che abbiamo fatto qui dentro...
Andrea: Aspettando Godot?
Sarah, Claudia e Francesca: Cyrano de Bergerac!
Andrea: Ah già, oh scusate… mi sono confuso, è passata una vita!
Stefano: Comunque avevo pensato a questo perché se non sbaglio eravamo proprio noi otto in scena, giusto?
Andrea: Che anno era? Il ‘95 mi pare o era il ‘96?
Tutti, in particolare Sarah, Claudia e Francesca lo guardano con fare “minaccioso”.
Francesca: Ma come ti funziona il cervello? Mangia un po’ di pesce figlio mio!
Andrea: Non era il ‘96…
Sarah: Era il ’93 Andrea, ma non ti preoccupare ti vogliamo bene lo stesso.
Claudia: Ci occuperemo noi te, stai tranquillo…
Andrea: Sì ragazze, statemi vicino…
Gianluca: Eravamo noi otto ma ora siamo sette…
Stefano: Ah già Mauro…
Claudia: Beh vorrà dire che lo sostituiremo…
Simone: Faceva Cirano!
Francesca: Appunto. Direi che a distanza di quindici anni il protagonista lo possa fare tranquillamente Stefano che fra l’altro è l’unico professionista tra noi. E che professionista…
Stefano: Ma io facevo Cristiano…
Francesca: E adesso farai Cirano!
Sarah: Pensi di potercela fare? In effetti è un po’ che non fai teatro…
Stefano: Perfida!
Claudia: Fra l’altro dovrai fare anche il regista.
Stefano: Io veramente pensavo di ricalcare fedelmente la regia di Gianni.
Claudia: Questo sì, però ci dovrà comunque essere qualcuno che ha l’ultima parola. Non è che ogni volta possiamo metterci lì a ricordarci cosa aveva detto Gianni.
Francesca: Sì magari andiamo a riguardarci il DVD…
Stefano: Quello lo farò di sicuro! Comunque per Cirano vedremo…
Simone: Per il nome della compagnia io avrei un’idea…
Gianluca: Cioè?
Simone: L’ultima replica.
Andrea: L’ultima replica…
Simone: La Compagnia dell’Ultima Replica.
Claudia: Bello.
Sarah: Indicato.
Francesca: A pennello. Anche perché più di una di sicuro non ne facciamo!
Gianluca: Vai a sapere…
Stefano: Allora è deciso!
Andrea: Abbiamo la Compagnia, abbiamo il testo, abbiamo il regista, abbiamo il teatro. Cos’altro manca?
Gianluca: Il pubblico!
Stefano: Quello ci sarà, fidatevi di me…
Sarah: Ci fidiamo…
Gianluca: Un’ultima domanda: quando andiamo in scena?
Francesca: Già quanto tempo abbiamo per le prove?
Stefano: Tre mesi. Il vecchio ha detto che fra tre mesi al massimo ce ne dobbiamo andare.
Gianluca: Il custode? (Stefano annuisce)
Claudia: Non è poco ma neanche tantissimo.
Sarah: Ci sarà da lavorare…
Andrea: Parecchio…
Stefano: Quindi?
Francesca: Quindi decidiamo subito quando ci si vede per le prove che siamo già in ritardo!
Simone: Sì però prima lo vogliamo fare questo brindisi che lo zabaione mi sta colando da tutte le parti!
Buio. Musica

SCENA III
Simone: Sono stato il primo ad iscriversi a questa Scuola: il corso iniziava ad ottobre, il 21 agosto ero già iscritto… la segreteria era ancora chiusa, praticamente la scuola era deserta come Milano che nell’89 d’estate ancora si svuotava davvero… non c’era nessuno, a parte Gianni. Lui stava sempre qui, poi ho scoperto che non aveva altri posti dove andare… niente parenti, niente amici, solo il teatro… e la Scuola. Io non avevo capito che lui era il direttore artistico e soprattutto che quel vecchietto sarebbe stato il mio insegnante di recitazione per 4 anni. Fu molto gentile e cordiale… ma al tempo stesso austero… mi guardava sempre negli occhi e parlava lo stretto necessario… io gli occhi li abbassavo sempre, era un mio difetto… che lui mi tolto completamente a forza di urlacci… quasi completamente… è stato anche per questo che mi sono iscritto. Il teatro, il cinema mi hanno sempre affascinato, un po’ come a tutti del resto, ma in realtà quello che volevo era smettere di essere così schifosamente timido, impacciato… un vero strazio insomma. Beh non è che sono diventato proprio un mattatore però in confronto a prima… sapevo che non avrei mai fatto l’attore professionista anche se dopo 4 anni in un angolino del tuo cervello si forma una… boh non so neanche come chiamarla… sì insomma, una specie di speranza… qualcosa meno di una speranza … come quando gioco al Super Enalotto: so che non vincerò mai… ma continuo a giocare… per carità, un euro a settimana, niente di che… io la chiamo la tassa della speranza… quella rimane sempre… pensi alla casa, alle Maldive, alla macchina, le solite cose… e allora vale la pena di giocare. Beh col teatro era lo stesso: sicuramente non succede ma pensa se mi vede qualcuno che mi propone di fare cinema o televisione… poi ho conosciuto Paola, ci siamo sposati e ora lavoro nella pasticceria dei suoi… che praticamente ormai è diventata la mia… la nostra… e sono arrivati Luca, il più grande che ormai ha 12 anni e Valentina la più piccolina… 9 anni… sono molto felice… mi è andata bene… la mia è proprio una bella famiglia… certo per venire a fare le prove dovrò rubare un po’ di tempo a tutti loro e anche al negozio, Paola non sarà contenta… però quando mi ha chiamato Stefano… è come se si fosse aperta una porta che era rimasta chiusa da una vita, da quindici anni… e io non vedevo l’ora di riaprirla…
Buio.
SCENA IV
Gianluca è solo in scena che legge il giornale. Arriva Claudia.
Claudia: Sei il primo?
Gianluca: Altri non se ne vedono. A quanto pare sono riuscito a battere persino Simone…
Claudia: A quanto pare…
Gianluca: Vieni accomodati, ti presto la pagina della cultura…
Claudia: Già letta. Grazie.
Gianluca: Siediti lo stesso…
Claudia: Ok.
Gianluca: Allora, che ne pensi?
Claudia: Di cosa?
Gianluca: Del Cirano.
Claudia: Te l’ho detto: è una cosa meravigliosa. Stefano è stato un grande. Sono contenta come una ragazzina.
Gianluca: Sì eh?
Claudia: Tu no?
Gianluca: Sì sì sono contento anch’io… è che…
Claudia: Sì?
Gianluca: Mi sto cagando sotto!
Claudia: Ma smettila…
Gianluca: Dico sul serio!
Claudia: Davvero?
Gianluca: Davvero…
Claudia: Perché?
Gianluca: Perché… ma hai idea della gente che verrà qui?
Claudia: Non più di quanti ne entrano. E quindi le stesse persone che venivano ai nostri spettacoli.
Gianluca: Lo stesso numero di persone ma non le stesse persone!
Claudia: Che vuoi dire?
Gianluca: Tu pensa uno spettacolo con Stefano Acconti per una sola serata, con altri sette illustri sconosciuti… la stampa c’andrà a nozze! Allora era un pubblico di amici e parenti… era un’altra cosa…
Claudia: Hai ragione, non ci avevo pensato… però chi se ne frega: primo, non è il nostro lavoro e quindi sai che risate a leggere le critiche sui giornali? Secondo, il giorno dopo io tornerò a scuola e tu in questura. Terzo, il pubblico alla fine è pubblico: vedi solo un mare di teste nere; quindi stai tranquillo che se cominci a stare male ora quando saremo in scena sarai uno straccio… e poi non vorrai far stressare anche me che ora sono così contenta!
Ridono.
Gianluca: Non sei cambiata per niente…
Claudia: Avrei dovuto?
Gianluca: Tutt’altro… anche allora facevi la mia spalla consolatrice e mi proteggevi dai miei attacchi di panico… e non solo da quelli… mi sei mancata… davvero… mi è capitato di pensare a te… a noi… a quei tempi insomma…
Claudia: Sì?
Gianluca annuisce.
Claudia: Beh, avere rimpianti per i vecchi tempi è normale…
Gianluca: E’ normale certo… ma non è questo che intendevo… e lo sai…
Claudia: Lo so?
Gianluca: Parlavo di noi… di quello che è stato…
Claudia: E’ stato bello…
Gianluca: Bello sì…
Claudia: E comunque è capitato anche a me… (Gianluca sorride).
Claudia: Potresti almeno far finta di essere felicemente sospreso!
Gianluca: Sono felicemente sorpreso…
Claudia: Oh… e…
Gianluca: Non sto con nessuno, libero come il vento!
Claudia: Ah… e come mai?
Gianluca: Non saprei, forse è come dicono nei polizieschi americani: è molto difficile stare con uno sbirro…
Claudia: Anch’io non sto con nessuno
Gianluca: Lo so.
Claudia: Lo sai… (Gianluca annuisce).
Claudia: Scommetto che radio Francesca ha colpito ancora…
Gianluca: Sai che per i poliziotti gli informatori sono fondamentali e vanno protetti a tutti i costi…
Claudia: Sì, quando l’acchiappo mi sente…
Gianluca improvvisamente la bacia. Claudia inizialmente si ritrae e poi accetta. Poi si separano e si guardano. In quel momento entra in scena Stefano seguito da tutti tranne Simone.
Stefano: Vabbè le parti sono la cosa più facile. Allora ricapitoliamo: Sarah è Rossana, Claudia è la governante di Rossana, Francesca la moglie di Ragueneau, del pasticcere.
Francesca: La rompipalle…
Stefano: Esatto! Per le parti maschili abbiamo qualche problemino vista la defezione inattesa di Mauro. Con Gianni, Mauro era Cirano, io Cristiano, Andrea il Conte de Guiche, Simone… ma dov’è Simone… vabbè comunque, Simone era … non ci posso credere… ma vi rendete conto? Simone era Ragueneau!
Sarah: Il pasticcere… incredibile…
Andrea: E’ il destino cinico e baro…
Stefano: Infatti e tu (a Gianluca) eri Le Bret, l’amico di Cirano. Ora chi lo fa Cirano? Proposte?
Francesca: Ribadisco che secondo me dovresti farlo tu.
Sarah: Concordo.
Andrea: Una scelta precisa anche dal punto di vista di marketing: l’unica stella che abbiamo in compagnia deve fare il protagonista!
Stefano: Lascia stare la stella...
Francesca: Sì, lasciala stare però se c’è qualcuno che deve fare Cirano quello sei tu, mi pare evidente.
Gianluca: Sì però lui faceva Cristiano mica una parte piccola, tappiamo un buco e si apre una falla. Cristiano chi lo fa?
Claudia: Secondo me c’è un’altra soluzione, che era poi quella di riserva anche per Gianni, se vi ricordate bene.
Sarah: Gianluca.
Claudia: Esatto.
Gianluca: Che c’entro io…
Stefano: Sarah ha ragione: eri tu che dovevi sostituire Mauro in caso di assenza del protagonista.
Gianluca: Ma era perché avevo la parte più piccola…
Sarah: Non è assolutamente vero, figurati se Gianni ti sceglieva solo per un motivo così.
Andrea: E comunque, con qualche modifica al copione, la parte di Le Bret non è così difficile da eliminare…
Gianluca: Non so… non mi sento a mio agio…
Francesca: Regista?
Stefano: Gianlu, comincia a sentirti a tuo agio perché mi sa che faremo proprio così.
Gianluca: Lo sapevo!
Claudia: Ma non sei contento? Farai il Cirano con Stefano Acconti, quando ti ricapita…
Gianluca: Sì vabbè…
Stefano: Perfetto, mi sembra che ci siamo no?
Claudia: Praticamente, a parte Gianluca che fa Cirano al posto del desaparecido… sono esattamente le parti che avevamo quindici anni fa.
Gianluca: Sì tu ci scherzi ma io questa cosa di fare Cirano non l’avevo messa in preventivo, non sono mica contento sai? Già me la facevo sotto prima… ognuno doveva fare la sua parte, io che centro con Cirano.
Andrea: Su quello ti do ragione: che c’entri tu con Cirano…
Gianluca: Guarda che io non dicevo in quel senso… perché secondo te io non posso fare Cirano…
Andrea: Certo che lo puoi fare… figurati se non sei in grado di fare Cirano… certo Mauro…
Gianluca: Lo so anch’io che Mauro è un Cirano perfetto e io ero felicissimo di fare le Bret: lo so fare benissimo le Bret. Facevo le Bret e finiva lì. Invece Cirano…
Sarah: Ma sì che lo puoi fare Cirano, sarai un Cirano meraviglioso. Andrea si diverte a stuzzicarti, ti prende in giro…
Francesca: E’ così, è così… e tu non t’inventare niente sulla regia eh, che io mi ricordo tutto per filo e per segno quello che m’aveva detto Gianni. Ora se cambiamo…
Stefano: No, no… stai tranquilla: non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di inventarmi qualcosa. Qui dentro si fa solo quello che ha deciso Gianni.
Francesca: Bravo, così mi piaci!
Stefano: Anche se…
Francesca: Anche se cosa?
Stefano: No dicevo anche se… certe cosette, piccole sfumature… no?
Andrea: (Si avvicina a Stefano e gli prende il braccio all’altezza del gomito) Ti posso toccare? Ma vaff…
Stefano: Vabbè, dicevo così per dire… con voi non si può innovare, vi manca il coraggio di osare…
Simone: (Entra in quel momento in scena con un vecchio quaderno) Pensa, è esattamente la frase che ha usato Gianni nei tuoi confronti: “gli manca il coraggio di osare”.
Sarah: Dov’eri finito?
Stefano: Come “gli manca il coraggio di osare”?
Francesca: Cos’è quel quadernetto? Dove l’hai trovato?
Simone: E’ una specie di diario… l’ho trovato in una delle stanze dopo i camerini, dove ci sono un po’ di costumi, e le scenografie…
Gianluca: Beh?
Simone: Beh dietro una delle scenografie c’era una specie di baule pieno di oggetti della scuola, alcuni proprio appartenuti a Gianni…
Francesca: Certo che sei un bel ficcanaso: vai a guardare dietro le vecchie scenografie, apri i bauli di Gianni…
Stefano: No, hai fatto bene: tanto qui distruggono tutto, se si riesce a salvare qualcosa, tanto meglio…
Simone: Comunque qui ho trovato un diario, interessantissimo: è pieno di riflessioni di Gianni sugli spettacoli, sugli allievi, sulla scuola, sul teatro, anche sulla vita in generale … tutto scritto in quella sua scrittura microscopica che non ho mai capito come facesse a scrivere così che era mezzo cieco… è mezz’ora che me lo sto leggendo di sotto: ci sono delle parti molto interessanti…
Sarah: Leggi qualcosa…
Simone: Per esempio qui: “Quello di quest’anno è forse il migliore gruppo che la scuola abbia mai avuto…” parla di noi eh…
Claudia: Davvero?
Simone: “Il primo anno non promettevano niente di buono. In questo caso il buon giorno non s’è visto dal mattino. Pensavo che dei dieci iscritti non ne arrivasse in fondo nessuno. Invece dopo quattro anni sono quasi tutti qui…” Come si chiamavano quei due?
Andrea: Chi?
Simone: Quelli che se ne sono andati il primo anno…
Claudia: Il secondo.
Simone: Il secondo…
Gianluca: Matteo e Alessandro?
Claudia: Mattia e Alessandro.
Gianluca: Mattia e Alessandro è vero.
Francesca: Che poi fu un vero peccato che Mattia lasciò…
Stefano: Era bravo? Non me lo ricordo…
Sarah: No, era molto ma molto carino.
Stefano: A bè…
Claudia: Continua Simon.
Simone: “Quest’anno preparare il saggio si sta rivelando un’esperienza molto stimolante: gli allievi attori…
Andrea: Gli allievi attori...
Sarah: Questo era da lui…
Francesca: Sì per lui non diventavi attore finché non vincevi un Oscar…
Gianluca: Oscar? No roba troppo commerciale…
Claudia: E’ vero…
Simone: “Gli allievi attori sono molto attenti e concentrati e mostrano tutti un’attitudine fuori dal comune. E’ bello passare il tempo con loro. Queste vecchie mura ammuffite non sono mai state così accoglienti. Mi dispiacerà lasciarli andare… forse sto solo diventando troppo vecchio. Ma mi piace lavorare con loro. Con due più di tutti gli altri. Gli allievi migliori: una per capacità di concentrazione ed applicazione. Un’anima malleabile se si fida di chi la dirige. Dotata di profondo senso critico… caratteristica che s’incontra di rado sul palcoscenico ma che può rivelarsi importante per un’attrice. Parlare di futuro da professionista per lei non è esagerato.”
Gianluca: Wow!
Simone: “L’altro: talento allo stato puro. Talento. Odio questo termine. E’ dozzinale e non dice niente. Tranne quando viene utilizzato per i veri geni, come lui. Un animale nato per il palcoscenico. Morirebbe altrove. Incapace di cogliere il senso vero delle cose. E’ vivo solo nella finzione scenica ma è sincero e fragile. Spero non si perda. Io non ci sarò per sempre. Serve fortuna.”
Francesca: Questo è tipico di Gianni.
Sarah: Cosa, scrivere così bene?
Francesca: No, scrivere così di due persone senza dire i nomi!
Gianluca: Lo sappiamo tutti di chi sta parlando…
Sarah: Non è quello il punto.
Gianluca: E qual è, il punto…
Sarah: Il punto è che Gianni era solo, è stato solo in tutti questi anni, la sua casa era la scuola e non solo perché non ne avesse un’altra… la sua famiglia erano gli allievi, eravamo noi… non fraintendetemi: non voglio colpevolizzare nessuno… la vita è così… credo… però forse si poteva fare qualcosa…
Gianluca: Per Gianni?
Sarah: Sì… voglio dire: odio pensare che fosse tutta finzione.
Andrea: Cosa?
Sarah: Il nostro affetto, il legame che ci univa… cos’era, continuavamo a recitare anche quando le prove erano finite?
Claudia: Non è così.
Andrea: Beh oddio il fatto che in tutto questo tempo i nostri contatti siano stati praticamente inesistenti, non depone proprio a nostro favore…
Francesca: Ma che vuol dire scusa: è come diceva Sarah: la vita è così. Si fanno amicizie che a volte durano e a volte si perdono ma questo non vuol dire che il sentimento che ci univa fosse falso.
Andrea: Falso no, non particolarmente solido…
Gianluca: Secondo me ora parli per partito preso. Non capisco questo tuo gioco a massacrare la nostra amicizia, il nostro passato, noi stessi in fin dei conti. Da dove spunta tutto questo cinismo…
Andrea: Nessun cinismo, è solo realismo ma a quanto pare è una malattia che in questi anni ha colpito solo me.
Simone: No, tu ce l’avevi anche prima.
Andrea: Forse è così, o forse Saretta ha messo il dito nella piaga e ha colto nel segno: forse stiamo ancora recitando: non appena abbiamo varcato quella porta abbiamo creduto di essere tornati tutti amici… ammesso che lo siamo mai stati veramente, o addirittura che avremmo dovuto salvare Gianni, ma salvare da che poi?
Claudia: Nessun salvataggio: forse potevamo solo regalargli un sorriso in più…
Andrea: Ma perché, è questo l’effetto che fate sulla gente? Li rendete felici? Ma fatela finita: la nostra amicizia sopravvisse quattro anni perché eravamo qua dentro, al sicuro, protetti, era un ambiente ideale. E’ la fuori che è difficile e appena finirà tutto questo torneremo lì ad affrontare la solita vita e i soliti problemi… da soli… come era solo Gianni… (scende dal palco e va verso l’uscita) Tranquilli, vado solo a fumare: il conte De Guiche tornerà presto fra voi…
Francesca: (a Gianluca) Dai una mano anche lui?
Gianluca: No, i casi senza speranza li lascio al loro destino.
Stefano: Vabbè ragazzi, il copione ce l’avete tutti, io direi che in questi casi la cosa più giusta da fare è lavorare, quindi cominciamo con una lettura della prima scena. Allora siamo a Palazzo Borgogna, il teatro dove si svolgerà la messa in scena del… (sale la musica che copre le parole di Stefano e dei ragazzi; le luci si affievoliscono fino al buoi. Luce solo sotto il proscenio).

SCENA V
(Dal fondo della sala)
Andrea: Mi dispiacque quando finì la scuola, come a tutti qui dentro. Ormai era diventato anche un’abitudine, una piacevole abitudine. Ma da una parte fu anche una liberazione: l’università stava diventando sempre più importante e richiedeva i suoi spazi. Poi avere finalmente tutti i weekend liberi, senza prove fu veramente una libidine… perché è chiaro che io non ho mai pensato che la recitazione potesse diventare un mestiere vero… fare l’attore… ma va… per carità, se ci riesci è pure una bella vita, anche dal punto di vista del grano… ma devi esserci portato, come Stefano, anche se io avrei scommesso più su Mauro. Se c’era uno che nella vita poteva fare solo l’attore era lui… l’attore non l’ha fatto ed è diventato uno sbandato… peccato… io qui mi divertivo ma la Bocconi era un’altra cosa… ho sempre saputo che la mia vita era quella… qualcosa di più solido… e infatti un anno dopo la fine della scuola mi sono laureato e sei mesi dopo era già in azienda. Settore elettronica. In quasi quindici anni ne ho cambiate tante. Non mi sono neanche fatto mancare l’esperienza all’estero. Sei anni passati tra Londra, Bruxelles e New York. Da due anni sono tornato a Milano: presidente della filiale italiana di una multinazionale americana. Casa, macchina, stock option… le cose mi stanno andando bene, quella che si dice una bella carriera, ancora tutta da vivere, sono in rampa di lancio… detto senza falsa modestia non avevo grossi dubbi in proposito… mi sono sposato e separato nel giro di un anno, senza figli… mi piace la mia vita… sono contento di quello che ho… non ci sono grandi emozioni, nel senso di grandi sentimenti… ci sono gli amici sì… ma non come loro, si condivide solo i divertimenti, la solitudine e le zone buie si lasciano a casa o si affogano nei caipiroska alla fragola… è la regola e non mi dispiace, portafoglio gonfio e sorriso pronto e il tuo nome in lista nei locali giusti in corso Como ci sarà sempre… è una vita superficiale, me ne rendo conto, ma non è detto che sia un male… l’amore, l’amicizia… roba da sbarbati o per chi ha tempo per la nostalgia.
Sipario.

ATTO II
SCENA I
Stefano è in scena con un foglietto in mano. Entrano gli altri chiacchierando del più e del meno.
Francesca: Allora regista, siamo pronti?
Stefano: Prontissimi… ci siamo tutti?
Simone: Ci siamo tutti sì.
Stefano: Pazzesco…
Gianluca: Cosa…
Stefano: Vi ricordate la vecchia bacheca?
Sarah: Dove gli insegnanti mettevano le comunicazioni…
Stefano: Brava, però stavolta la comunicazione non credo sia di un insegnante…
Andrea: Cioè?
Stefano: Leggo… virgolettato: “Neanche un principiante assegnerebbe al poliziotto una parte sì importante. Non è la giusta soluzione per il ruolo del guascone.”
Francesca: Ma chi è?
Stefano: Non lo so. A parte noi qui ci viene solo il custode
Sarah: Dici che è lui?
Andrea: Il custode che scrive in rima…
Simone: E da’ anche indicazioni di regia…
Stefano: Non è tutto: “Fate attenzione a non scivolare dalla padella alla brace, neanche il professionista sarebbe la scelta più efficace”. Capito Gianlu? E così ha sistemato anche me!
Gianluca: Beh è consolante…
Stefano: Aspettate che c’è il finale: “Ma non v’amareggiate il Dio del teatro troverà la soluzione prima che non crediate”.
Claudia: Ma che tipo questo…
Simone: Un mito…
Francesca: Oh, un fenomeno…
Andrea: E’ fuori di brutto…
Claudia: Beh però è simpatico…
Sarah: Si vede che è un appassionato di teatro.
Simone: E di rima…
Andrea: Ci mancava Giacomo Leopardi…
Francesca: Che intendi fare regista?
Stefano: Come che intendo fare… le cose vanno avanti come deciso, ci mancherebbe, Gianluca porterà avanti la sua parte e fine della discussione. Non so chi l’abbia scritto, ma non è che ci possiamo basare sui bigliettini anonimi qui eh…
Sarah: Non t’arrabbiare Ste…
Stefano: Ma chi s’arrabbia… comunque, andiamo avanti che è meglio: oggi dovevamo cominciare con la scena del balcone. Gianluca, Sarah per cortesia…
Sarah: Ci siete ancora? Parlavamo di… di un…
Gianluca: Bacio. Non v’è ragione alcuna in verità perché la vostra bocca sia così timorosa. Se la parola è dolce, che sarà mai la cosa? Irragionevol tema non vi turbi la mente…
Stefano: Gianlu, scusa… scusa un attimo. Partiamo dall’inizio: in tre settimane sei sempre stato in parte, praticamente perfetto. Nella parte del guascone, del Cirano coraggioso e abile spadaccino sei uno spettacolo. Ma ricordati che sei anche un poeta e qui stai sotto il balcone della donna che ami più della tua vita. E’ la passione che ti guida.
Gianluca: Sì ma qui è la parte in cui Cristiano gli ha chiesto di farsi dare un bacio e allora è una passione un po’ su commissione per estorcere il bacio…
Stefano: Questo è vero. Ma comunque non puoi essere così freddo. Tant’è che alla fine di questo pezzo, altro che bacio gli da Rossana: il buon Cristiano piglia e salta in camera da letto, quindi deve essere stato proprio convincente, no?



Gianluca: Ok, ho capito. Più passione.
Stefano: Dalla pancia ti deve venire. Non dal cervello.
Gianluca: Dalla pancia. Sarah mi ridai la battuta, per favore?
Sarah: Certo. Ci siete ancora? Parlavamo di… di un…
Gianluca: Bacio. Non v’è ragione alcuna in verità perché la vostra bocca sia così timorosa. Se la parola è dolce, che sarà mai la cosa? Irragionevol tema non vi turbi la mente: poco fa non lasciaste quasi insensibilmente l’arguto cinguettìo…
Stefano: Gianlu, non ti stressare. C’è da lavorare, ma questo lo sapevamo. Siamo qui per questo. Le prove servono a questo. La tua è la parte più bella ma anche la più difficile: dovrai semplicemente lavorare più degli altri. Dobbiamo lavorare sulla parte sentimentale, quando ti rapporti con Rossana, facilissimo. Allora, quello che vorrei è che provassi a essere un po’ più vero… sì lo so recitare in versi è uno schifo, però è lo sforzo che dobbiamo fare tutti. Non solo tu. Ricordati che questa è la prima e unica occasione in cui Cirano può manifestare a Rossana i suoi veri sentimenti. Allora proviamo un’altra volta dall’inizio e stavolta, giuro, non v’interrompo… Sarah?
Sarah: Ci siete ancora? Parlavamo di… di un…
Gianluca: Bacio. Non v’è ragione alcuna in verità perché la vostra bocca sia così timorosa. Se la parola è dolce, che sarà mai la cosa? Irragionevol tema non vi turbi la mente: poco fa non lasciaste quasi insensibilmente l’arguto cinguettìo, per passar senza schianto dal sorriso al sospiro e dal sospiro al pianto?Ancora un poco, un poco solo ancora, vedrete: non c’è dal pianto al bacio che un brivido!
Sarah: Tacete!
Gianluca pronuncia appena la prima parola ma dal fondo del teatro subentra la voce di Mauro. Mentre recita si avvicina al palcoscenico fino a salirci.
Mauro: Ma poi che cos’è un bacio? Un giuramento fatto un poco più da presso, un più preciso patto, un traguardo che è insieme un avvio, un apostrofo rosa messo tra le parole “t’amo”, un bisbiglio alle labbra perché l’orecchio intenda, un segreto detto sulla bocca, un istante d’infinito che ha il fruscìo di un’ape, un modo lungo e lieve di respirarsi il cuore e di gustarsi a fior di labbra l’anima a poco a poco!
Sarah: Tacetevi, vi prego!
Mauro: Sì taccio o vado a fuoco! Va’! Sali! Monta, dunque, animale! Che strano pizzicore mi sento in petto! Un bacio… quaggiù di te mi scende una briciola e io sento che un poco il cor ti prende. Poiché su quella bocca le sue labbra tremanti baciano le parole ch’io dissi poco avanti.
Stefano: Era esattamente quello che dicevo…
Claudia: Che meraviglia… mi viene da piangere…
Mauro: (a Gianluca) Scusa amico mio ma è stato Rostand che dalla tomba mi ha costretto ad intervenire, non ho resistito…
Gianluca: Sono contento che tu sia qui, neanche immagini quanto…
Francesca: E sì perché altrimenti questo spettacolo non lo vedevo mica tanto bene eh!
Gianluca: Sempre gentilissima tu…
Stefano: Dobbiamo considerarti abile e arruolato?
Mauro: Abile non so ma arruolato di sicuro… se la cosa va bene a voi…
Andrea: Ma vai a cagare!
Mauro: Comunque ci tenevo a chiedere scusa a tutti ma ogni tanto sono una checca isterica… Gianluca ne sa qualcosa… (a Sarah) ma soprattutto devo chiedere scusa alla mia Rossana… (si abbracciano) andiamo sempre fortissimo eh?
Sarah: Mi hai fatto battere il cuore… come sempre…
Mauro: Come sempre…
Buio sul palcoscenico. Luci solo su Sarah e Mauro

SCENA II
Mauro: Quando fui costretto a chiudere la scuola mi crollò tutto addosso… ma fu niente a confronto a quando morì Gianni… in realtà il mio mondo finì lì… quello che era stato il mio mondo per tanti anni… non ho mai creduto che sarei riuscito a portare avanti la scuola senza di lui: l’amministrazione, la contabilità, l’organizzazione dei corsi, poi gli altri insegnanti… una manica di stronzi… litigavo con tutti: io li mandavo a fanculo e loro piano piano se ne sono andati, tutti… avevano ragione, io avrei fatto lo stesso… il vero stronzo ero io. Erano brave persone… se non altro perché le aveva scelte tutte Gianni. In fin dei conti non era quello il mio lavoro: io volevo fare l’attore, al massimo l’insegnante, curare la regia degli spettacoli quello sì… del resto non mi fregava niente. E così la scuola affondò qualche tempo dopo la morte del suo capitano. Alla fine era giusto così.
Sarah: L’ultima volta che abbiamo fatto la scena del balcone la storia con Mauro era già finita da un po’. Tutto era iniziato il secondo anno. Mauro era incredibile. Affascinava tutti. Energia e talento all’ennesima potenza. Io ero completamente andata. Ci amammo, questo sì, per un breve lasso di tempo… la scuola, gli insegnanti, i compagni, gli spettacoli… non erano altro che una meravigliosa cornice per il nostro amore che ci giuravamo eterno. Bruciò in un lampo e non rimase niente… come di ogni cosa che veniva attraversata dal ciclone Mauro. Piansi per dei mesi… ora ricordo con tenerezza quel sentimento, forse lo vedevo magico perché magico era tutto quello che facevamo qui dentro, sempre in gruppo, sempre insieme, tutti noi… c’è un po’ di nostalgia forse… come ce l’hanno tutti per i propri vent’anni, ma i nostri furono anni speciali per davvero.
Mauro: Il talento… per anni non facevo altro che incontrare gente che mi giurava che possedevo una talento incredibile… lo dicevano tutti… tranne Gianni. Comunque alla fine me ne convinsi anch’io, e così provai a fare l’attore per davvero. Scoprii che quello che si dice sul dorato mondo dello spettacolo era vero… verissimo, con l’aggiunta di qualche chicca che non conoscevo. Una vera merda. Raccomandati, leccaculo, incompetenti, gente che avrebbe ucciso la madre per una comparsata nella pubblicità di un detersivo o nella 1864esima puntata della soap opera pomeridiana… non ce l’ho fatta. Non so se avevo talento… di sicuro non avevo la testa… uno di quei ragazzini che giocano a calcio nella primavera di una grande squadra e a cui tutti predicono un futuro in nazionale e invece si perdono per strada… è un po’ quello che è capitato a me. Quando vidi il successo di Stefano, mi incazzai come una iena. Ma come, quell’incapace ha sfondato davvero? Fare l’attore è proprio uno schifo! Stefano non è una incapace, tutt’altro… è un buono, anzi un buonissimo attore e ha il cervello che funziona unito ad una determinazione feroce. La mia era solo invidia e comunque durò poco… fui felice per lui e non mi dispiacque quando si mise con la mia Sarah… più o meno. Un altro capitolo dei miei rimpianti. L’amavo davvero, non so se l’ha mai saputo… ma ero giovane e nel mio cuore c’era posto per una persona sola: io. Mi dispiacque sapere che fra loro era finita.
Sarah: Pochi mesi prima della fine della scuola iniziò la storia con Stefano. Fu una sorpresa anche per me. Non ero preparata… Stefano non l’avevo mai visto sotto quell’aspetto. Era un buon amico… come gli altri… forse un po’ più degli altri… poi mi confessò che soffrì come un pazzo quando mi misi con Mauro, anche se non mi disse mai niente, anzi…. era contento che io fossi felice, che avessi trovato l’amore vero… così mi diceva e forse a modo suo era sincero. Passammo tre anni belli e intensi. Tutti e due rubavamo il tempo agli inizi stentati delle nostre professioni. Lui in giro per provini di tutti i tipi e mini turné teatrali. Io prima con la tesi in giurisprudenza poi con gli anni di praticantato semi gratuito come apprendista avvocato. Il colpo di grazia ce lo diede la borsa di studio che vinsi per un master di due anni ad Harvard, negli Stati Uniti. Un occasione imperdibile per chi fa il mio mestiere. Stefano se ne rendeva conto e non mi chiese di non andare. Anche se era quello che avrebbe voluto. Io gli dissi che se gli avessero offerto un contratto a Hollywood, lui sarebbe andato di corsa e io avrei capito. Ma lo dissi più per difendermi, non sono sicura che avrebbe agito in questo modo… così decidemmo di lasciarci per evitare lo stillicidio di un rapporto a distanza oceanica. Eravamo arrivati al capolinea: era meglio scendere da un autobus che da lì non si sarebbe più mosso. Soffrì ancora… e ancora una volta a causa mia… ma stavolta soffrii anch’io, anche se me ne resi conto completamente solo più avanti, dopo qualche tempo… di lì a sei mesi cominciò la sua irresistibile ascesa verso l’olimpo del cinema italiano. Fino ad arrivare dov’è adesso. Il grande Stefano Acconti. Prima idolo delle ragazzine e ora attore preferito dei più grandi registi italiani… magari ero io che in qualche modo gli impedivo di volare, un po’ l’ho pensato… sono contenta che almeno uno di noi ce l’abbia fatta… sono contenta che ce l’abbia fatta proprio lui.
Mauro: Questa storia di rimettere in scena Cirano… che devo dire: Stefano è stato bravo… mi tocca ammetterlo!
Sarah: Tornare qui e rivedere tutti è stato come entrare in una macchina del tempo.
Mauro: Non vedevo più nessuno da anni… a parte Gianluca, il mio angelo custode… solo io posso avere un angelo custode che fa il poliziotto.
Sarah: L’unica che continuo a frequentare praticamente tutti i giorni è Francesca: è la mia assistente in studio.
Mauro: Poi il Cirano, il mio testo preferito e il mio personaggio preferito… lì vado davvero forte…
Sarah: Poi il Cirano… come si fa a concentrare tanta poesia in un solo testo…
Mauro: Per me lui è l’uomo ideale, tutte gli uomini vorrebbero essere come Cirano.
Sarah: Per me lui è l’uomo ideale, tutte le donne vorrebbero un uomo come Cirano.
Mauro: Così bella preziosa, sareste un’eroina…
Sarah: Signor di Bergerac, sono vostra cugina.
Buio.

SCENA III
In scena solo Stefano con il copione in una mano e una penna nell’altra. Scrive appunti. Entra Mauro.
Mauro: Le pizze, ancora niente?
Stefano: Sono andati Claudia e Gianluca, saranno qui a momenti.
Mauro: Sì, se abbiamo mandato Claudia e Gianluca, hai voglia di aspettare le pizze… (sorridono) Che fai?
Stefano: Niente, stavo scrivendo un paio di appunti per le prove…
Mauro: Ti lascio lavorare allora…
Stefano: No aspetta, rimani… tanto ho finito. Allora come va?
Mauro: Lo spettacolo?
Stefano: Quello e altro…
Mauro: Lo spettacolo bene… il resto… hai una domanda di riserva?
Stefano: No, non ce l’ho… Gianluca mi ha raccontato un po’ di cose… non ne sapevo niente…
Mauro: Perché avresti dovuto…
Stefano: Già… Mauro, te la dico così come mi viene… insomma… io sono un attore a cui in questo momento stanno andando bene le cose… tu sei un attore a cui in questo momento le cose non stanno andando proprio a gonfie vele…
Mauro: Di’ pure una vera merda!
Stefano: Appunto, quindi, quello che volevo dirti è… insomma… siccome io, qualche contatto ce l’ho, si poteva… organizzare…
Mauro: Ste’…
Stefano: Eh…
Mauro: Se mi vuoi dare una mano, dillo pure tranquillamente: io accetto senza problemi… e poi, ora come ora, un aiuto l’accetto persino da te.
Stefano: Sì?
Mauro: Sì…
Stefano: Beh, fantastico… voglio dire, ora non posso prometterti niente ma… ma qualcosa troviamo di sicuro… cominciamo con qualche provino tanto per rientrare nel giro, con persone che conosco, persone per bene… se ti va…
Mauro: Mi va, mi va… qualche provino andrà benissimo.
Stefano: Sono contento.
Mauro: Anch’io. Grazie (si danno la mano). Beh magari vado a fumarmi una paglia prima delle pizze… ah Ste’…
Stefano: Sì…

Mauro: Stai facendo una gran cosa qui. Non poteva che partire tutto da te…
Stefano: Grazie…
Mauro: Non c’è di che…
Entrano Gianluca con i cartoni delle pizze, Claudia e poi tutti gli altri.
Claudia: A tavola!
Gianluca: Sì a tavola… per terra, vorrai dire…
Francesca: Sì vabbè insomma, a tavola, per terra… basta che si mangia!
Simone: Senti che odorino…
Andrea: C’ho una fame…
Claudia: Di chi è la diavola?
Sarah: Di Mauro, sono vent’anni che mangia sempre quella: avrai un fegato così!
Mauro: Sì per il salame piccante…
Tutti mangiano.
Stefano: Buone eh…
Francesca: Buonissima. Ma sarò cretina. In tutti questi anni non ho mai più mangiato la pizza di Luciano… mica mi ricordavo che fosse così buona!
Gianluca: Secondo me non lo era. Pensi che il pizzaiolo sia lo stesso? E’ già tanto se è rimasta la pizzeria…
Claudia: Secondo me era più buona quella di allora.
Simone: Concordo.
Mauro: Idem.
Sarah: Anche secondo me: la pasta era più saporita.
Andrea: No, dico: io sarò anche un bastardo, superficiale, insensibile… ma come fate a ricordarvi il sapore di una cavolo di pizza che mangiavamo quindici anni fa! Questa addirittura “la pasta era più saporita”. Stefano tu magari pensi che il pomodoro era leggermente più denso…
Claudia: Ma ne avremmo mangiate 200 in quattro anni!
Andrea: Ho capito, ma a me sembrate tutti matti lo stesso: ma che facevate, prendevate appunti?! Io sarò fatto male… ma queste cose proprio non me le ricordo… Mauro ti ricordi quella carbonara fantastica che mangiammo nel ‘92? E questa birra che ne dite: è sempre la stessa? Oh, passi per le date, i nomi degli ex compagni, i titoli degli spettacoli, ma il sapore della pizza no eh! La pizza è pizza!
Tutti ridono.
Stefano: Non ha tutti i torti… Andrea il tuo pragmatismo è disarmante…
Francesca: Non è pragmatismo, è Alzheimer!
Andrea: Sì Alzheimer…
Ancora risate.
Gianluca: Stefano, perché non ci racconti qualcosa sul dorato mondo dello spettacolo.
Francesca: Sì dai Ste’, dicci cosa si prova ad essere inseguito dalle fan, conteso dai registi…
Simone: Avere un flirt con la Bellucci…
Mauro: Guadagnare una montagna di soldi…
Stefano: Eh, una montagna… e comunque la storia con Monica è una bufala, siamo solamente amici…
Francesca: La storia con Monica…
Stefano: Si chiama così!
Simone: Eh le da del tu… a Monica.
Mauro: Oh, te l’ha detto sono amici…
Gianluca: Anch’io Kakà lo chiamo Riccardino…
Simone: Kakà…
Sarah: Perché lo conosci?
Gianluca: No però è da quando avevo sette anni che vado a vedere il Milan e ormai si è creato un forte legame con i ragazzi…
Andrea: Ma va a cagare!
Ridono.
Claudia: No davvero, Ste', tu per noi vivi proprio in un altro mondo… cioè essere pagati per recitare, lavorare con i migliori registi italiani, essere considerato un divo… non lo so… è tutto così bello come sembra? Davvero non ci sono controindicazioni?
Francesca: A parte l’amicizia con Monica…
Stefano: Non lo so, quando ci sei dentro, dopo un po’ fai fatica a considerarlo un mondo dorato… il tuo cervello normalizza tutto credo… e diventa solo lavoro… non fraintendetemi, sono consapevole di essere un privilegiato, non foss’altro per i soldi che mi danno: anche se non sono quella montagna che dice Mauro, è più di quanto credessi di poter guadagnare con un qualunque lavoro… all’inizio per me il paradiso era poter guadagnare con la recitazione abbastanza da poter mantenere il livello di vita che avevo quando lavoravo da mio padre, ma pagandomi anche l’affitto.
Mauro: Quando lavoravi al garage?
Stefano: Già… e questo traguardo mi è rimasto dentro per una vita… solo gli ultimi anni credo di aver acquisito un po’ di sicurezza in questo senso…
Simone: E con gli altri come va?
Stefano: Gli altri attori? Non ho tanti amici, se è questo che intendi…
Andrea: A parte Monica…
Stefano: Sì a parte Monica… e comunque in generale non sono poi molte le persone di cui ti puoi fidare, stai sempre con gli scudi alzati, sempre sulla difensiva… ma forse è un problema mio, di carattere… comunque non mi lamento… vabbè un po’ mi lamento ma con voi non vale… non fate parte del giro.
Sarah: E la concorrenza? Voglio dire: nel mio campo, fra i penalisti per una bella causa scanneresti un fratello…
Stefano: Non lo so… sì la concorrenza c’è… ma più che altro è una questione di sicurezza in te stesso… per me questo lavoro mina le basi delle tue sicurezze professionali, artistiche…
Sarah: Addirittura!
Stefano: Per esempio, ogni volta che stai davanti a una troupe di venti, trenta persone… e sta per partire il ciak… io ho un brivido…
Simone: Eccitazione?
Stefano: Panico. Il più assoluto e totalizzante panico!
Gianluca: Ma va!
Stefano: E così davvero!
Claudia: Come quello che ci prendeva prima di andare in scena.
Stefano: Qualcosa di simile ma in questo caso è aumentato da una specie di paura di essere stato sopravvalutato, di essere un grande bluff, in fin dei conti hai azzeccato un paio di film… cose così… e che prima o poi tutti se ne accorgeranno e perderai tutto… soldi, carriera, fama… tutto… e ti rendi conto che la tua vita non ha basi proprio solidissime…
Simone: Wow!
Mauro: E a te viene in mente tutto questo circo ogni volta che ti trovi un ciak davanti?
Stefano: Magari non tutte le volte… però succede…
Andrea: Beh se non altro questo spiega la tua performance nell’ultimo film di Ozpetek: sembravi imbalsamato!
Sarah: Ma non e vero, è stato bravissimo!
Mauro: No ha ragione Andrea!
Claudia: Siete solo invidiosi…
Stefano: Così imparo ad aprirmi con gli amici… ah a proposito: se queste cose dovessero uscire fuori di qui, negherò tutto e vi citerò per danni. Qui c’è il mio avvocato (indica Sarah).
Andrea: In effetti ho appena registrato tutto col cellulare, magari Corona potrebbe essere interessato alle confessioni della stella…
Stefano: Bastardo, dammi qua!
Ridono.
Claudia: Mauro, ti posso chiedere una cosa?
Mauro: Se si tratta di soldi, ti consiglio uno di questi due (indica Stefano e Andrea) se si tratta di roba buona, in questo momento sono un po’ a corto ma ci metto dieci minuti…
Francesca: Sei ancora qui? Vai vai…
Claudia: Sì, OK per la roba ma quello che volevo chiederti è… com’era Gianni? Voglio dire: qui dentro ci capita spesso di parlare di lui, ma in realtà erano anni che non lo vedevamo. Tu sei l’unico che l’ha visto praticamente fino alla fine, hai lavorato con lui anni dopo la fine del nostro corso… perché non ci racconti qualcosa…
Mauro: Ma non lo so… ho qualche difficoltà a parlare del passato in generale… poi di Gianni… comunque lui era sempre lo stesso… quello che conoscete tutti… non si cambia a quell’età…
Sarah: Si era reso conto di essere malato? Come lo viveva?
Mauro: Non pensava di essere malato, cioè lo sapeva ma in qualche modo nella sua testa non era una vera a propria malattia. Diceva che quando si è così vecchi, quando si è vissuto tanto e tanto intensamente, la morte te l’aspetti dietro ogni angolo e nascosta dietro mille maschere, ma senza averne paura… non era un pensiero triste e non era angosciato dalla morte, al contrario: per lui era morire di vecchiaia, morire perché la vita deve finire… era molto sereno… diceva che sperava almeno che dall’altra parte ci fossero finalmente dei palcoscenici aperti a chi aveva qualcosa da dire e con una minima idea su come dirla…
Andrea: Polemico fino alla fine.
Gianluca: E incazzato col mondo.
Mauro: Già e la morte alla fine la vedeva come un direttore di scena che al “Chi è di scena!” lo invitava finalmente su un palcoscenico degno di Gianni Rossi…
Claudia: Che idea romantica!
Stefano: Quasi troppo!
Sarah: Decisamente non da lui!
Mauro: In realtà l’unica sua preoccupazione era di andarsene prima di riuscire a mettere in scena lo spettacolo che stava preparando…
Sarah: Questo sì…
Simone: Che spettacolo era?
Mauro: Cechov: Il giardino dei ciliegi.
Simone: Wow!
Andrea: Che mattonazzo…
Mauro: Per il resto, un cambiamento l’avevo notato: era diventato meno burbero, meno intransigente, meno assolutista… nei rapporti con gli allievi… non dico fosse gentile, questo no ma… era come se si fosse reso conto che non c’era solo il suo punto di vista: accettava il dialogo ecco. Poi decideva lui, però rispetto ai nostri tempi era già una bella differenza no?
Gianluca: Altroché!
Stefano: Comunque io so cosa avrebbe detto Gianni in una situazione come questa.
Sarah: Cosa?
Stefano: Ricominciamo a provare. Fra sei settimane si va in scena!
Tutti protestano ma si alzano in piedi e mettono via i cartoni della pizze.
Mauro: Però ha ragione… avrebbe detto proprio così!
Stefano: Se non altro siamo ad uno dei più bei monologhi teatrali di tutti i tempi!
Sarah: Atto Secondo, scena ottava…
Stefano: Esatto. Qui siamo nel punto in cui Le Bret consiglia a Cirano di darsi una calmata e di cercare di essere un po’ meno tutto d’un pezzo, un po’ meno intransigente, un po’ meno Cirano insomma… se me la fai come me la ricordo, stasera andiamo a casa presto… il palcoscenico è tutto suo monsieur de Bergerac, quando le aggrada…
Mauro: Orsù che dovrei fare? Cercarmi un protettore, eleggermi un signore, e come l'edera, che dell'olmo tutore accarezza il gran tronco e ne lecca la scorza, arrampicarmi, invece di salire con forza? No, grazie! Dedicare, com'usa tradizione, dei versi a dei ricconi? Far l'arte del buffone pur di vedere alfine le labbra di un potente schiudersi a un sorriso benigno e promettente? No, grazie! Saziarsi di rospi? Digerire lo stomaco a forza d'andare e venire? Consumar le ginocchia? Misurar le altrui scale? Far continui prodigi di agilità dorsale? No, grazie! Accarezzare con mano abile e scaltra la capra e intanto il cavolo innaffiare con l'altra? No, grazie! Progredire di girone in girone, diventare un grand'uomo tra cinquanta persone? No, grazie! Pubblicare presso un buon editore, pagando, i propri versi! No, grazie dell'onore! Scoprire ingegno eletto agl'incapaci, ai grulli; alle talpe dare ali, lasciarsi sbigottire dal rumor dei giornali ? E sempre sospirare, pregare a mani tese: pur che il mio nome appaia su un giornale francese? No, grazie! Calcolare, tremar tutta la vita, far piuttosto una visita che una strofa tornita, scriver suppliche, farsi qua e là presentare? Grazie, no! grazie no! grazie no! Ma... cantare, sognare, ridere, libero, indipendente, aver l'occhio sicuro e la voce possente, mettersi quando piaccia il feltro di traverso, per un sì, per un no, battersi o fare un verso! Lavorar, senza cura di gloria o di fortuna! Nulla che sia farina d'altri scrivere, e poi modestamente dirsi: ragazzo mio, tu puoi tenerti pago al frutto, pago al fiore, alla foglia pur che nel tuo giardino, nel tuo, tu li raccolga! Poi, se venga il trionfo, per fortuna o per arte, non dover darne a Cesare la più piccola parte, aver tutta la palma della meta compita, e, disdegnando d'essere l'edera parassita, pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto salir anche non alto, ma salir senza aiuto!
Buio.

SCENA IV
Claudia: Lo adoro quando fa così! Mi fa venire la pelle d’oca, mi faceva questo effetto anche ai tempi della scuola… e non solo a me a dire la verità. Comunque il teatro m’è rimasto dentro anche per questo: riesce ad emozionarmi come poche altre cose… ma forse anche perché è molto legato a quegli anni… anni in cui hai ancora tutte le strade aperte… o almeno credi di averle… e allora ci rimani attaccata con la forza di una vera passione, come se fosse l’unica cosa che il tempo non si può portare via, che la vita non potrà cambiare… sì, c’è qualche di rimpianto… ma chi non ne ha… capita a molti… anzi, la maggior parte della gente che conosco sta così… quelli più fortunati! Scherzo… è che quando sei giovane si fanno tanto sogni poi… comunque sono serena… ho degli amici fantastici, che mi vogliono bene, non ho problemi di salute… anche quello è importante no? E poi faccio il lavoro che volevo fare: ieri sera, quando sono tornata a casa dopo le prove, sono stata fino alle 4 a correggere i compiti in classe. Insegno lettere al Parini, mi piace moltissimo insegnare e ho un bel rapporto coi miei ragazzi che non sono tutti ignoranti, vuoti e bulli come li descrivono sui giornali… qualcuno sì, ma sono casi piuttosto isolati, almeno per quanto mi riguarda. Quanto al fatto di non avere un compagno fisso, un fidanzato… boh… forse è vera quella storia che con gli anni si diventa più esigenti, meno disposti a tollerare i difetti degli altri: voglio dire, per inserire qualcuno nella tua vita che è già così… strutturata, formata… è difficile… ne deve proprio valere la pena… se poi ne dovesse valere la pena, è chiaro che sarei la prima ad essere contenta… con Gianluca… staremo a vedere… ma lui nel mio cuore c’è da un pezzo e ci rimarrà in ogni caso. Comunque non si tratta solo di avere un compagno, un uomo… è la sfera emotiva, romantica che è un po’ deficitaria nella mia vita… la possibilità di vivere esperienze che ti diano emozioni forti, che tocchino l’anima, che facciano battere il cuore… è quello che mi manca… per questo Stefano non lo ringrazierò mai abbastanza… non lo ringrazierò mai abbastanza.

SCENA V
Francesca: Io non sono una da smancerie romantiche. Non lo sono mai stata, neanche quand’ero giovane… quand’ero più giovane… e comunque poi si cresce e si capisce che nella vita vera di tempo per quelle scemate lì ce n’è poco. Per questo all’inizio non andavo d’accordo con nessuna delle ragazze. Tutte lì a fare le sciaquette con Gianni e i ragazzi, soprattutto Mauro e Stefano ma anche altri… mi sembravano tutte un branco di stordite, di ochette. Infatti non volevo mica continuare, ah sì eh: dopo un mese gia pensavo di mollare tutto. Poi decisi che avrei finito almeno l’anno. E dal secondo, che non so neanche io perché mi iscrissi, le cose cambiarono. Ci conoscemmo tutte un po’ meglio e alla fine diventammo grandi amiche, soprattutto con Sarah che ancora adesso vedo praticamente tutti i giorni per via del fatto che faccio la sua segretaria in studio, anche se ora si dice assistente ma sempre quel lavoro lì è. In realtà per qualche anno ci siamo perse un po’ di vista, lei studiava sempre poi andò all’estero, in America e allora… io lavoravo in un call center, un bello sbattimento: tornavo a casa tutte le sere con una testa così. Quando tornò fu lei a chiamarmi per vederci, salutarci e fare due chiacchiere. Così durante l’aperitivo viene fuori che cerca un assistente e… due settimane dopo lavoravo con lei. E devo dire che sono contenta, contrariamente a quanto pensavo all’inizio, lavorare insieme alla fine ha anche rafforzato la nostra amicizia: Sarah è una buona amica, la migliore che ho e anche come capo non mi posso lamentare, anzi. Io sono contenta di questa cosa, sì insomma di rivedere tutti, di rimettere in scena il Cirano, di parlare un po’ dei vecchi tempi, di fare le prove con Stefano, quando ti ricapita… sono cose piacevoli, che non succedono tutti i giorni… fino ad ora sono state delle settimane belle, bellissime… e dai, son cose che per un po’ te le ricordi… non è che voglio fare la sdolcinata eh… però è così… ma non sono così sicura che dopo lo spettacolo continueremo tutti a vederci, anzi credo che tornerà tutto come prima… sì magari i primi tempi… poi ci si sentirà al telefono e alla fine… non è cattiveria… la vita è così: ognuno ha le sue cose… ma nonostante questo ne sarà valsa comunque la pena… e poi io sono brava davvero a recitare e non vedo l’ora di andare in scena. Soprattutto non vedo l’ora che mi veda Martina; in prima fila la piazzo: che veda bene cosa sa fare la sua vecchia… quella vipera mi chiama così… lei è la mia ragione di vita, tutto il resto conta poco… ha tredici anni ora ed è uno splendore… dico davvero non parlo come quelle mamme che hanno dei figli bruttini ma dicono che somiglia a Brad Pitt… a me quella storia dello “scarrafone ch’è bello a mamma sua” m’è sempre sembrata una boiata… io e lei siamo cresciute insieme… l’ho cresciuta io, da sola… suo padre non lo conosce e anch’io l’ho cancellato dalla memoria da tempo: una storia stupida, come si possono avere a vent’anni o giù di lì… mai avuto dubbi su quello che dovevo fare: Dio o chi per lui me l’aveva data e guai a chi me la toccava… non è stato facile ma non me ne sono mai pentita un secondo, anzi… in certi momenti è l’unico raggio di sole nella mia vita.

SCENA VI
Sarah e Francesca in scena.
Sarah: Ciao Fra’…
Francesca: Ciao capo, come andiamo?
Sarah: Tutto bene direi…
Francesca: Quell’espressione vacua non mi è nuova…
Sarah: Ma quale espressione vacua: stavo pensando all’ufficio. Fino ad ora siamo riuscite a metterci una pezza ma quando torniamo a lavoro: lacrime e sangue…
Francesca: E che sarà mai… non sarà la prima volta e neanche l’ultima: quando torneremo a lavoro faremo quello che c’è da fare e ci rimetteremo a posto. Ma ora non ci pensiamo, parlare qui dentro di pratiche e udienze mi sembra quasi blasfemo…
Sarah: Hai ragione…
Francesca: Piuttosto… ho visto che ieri sera facevi due chiacchiere con Stefano…
Sarah: Quando?
Francesca: Quando…
Sarah: Ma non mi ricordo, saremmo andati a fumare una sigaretta e a parlare dello spettacolo…
Francesca: Certo, certo… vabbè, allora vado anch’io a fumarmi una sigaretta…
Sarah: Aspetta, dai… certo che tu hai gli occhi anche dietro la testa eh…
Francesca: Ma sono la tua migliora amica, mi vuoi tenere i segreti?
Sarah: Ma che segreti… sì abbiamo parlato, abbiamo fatte due chiacchiere…
Francesca: E…
Sarah: Non è successo niente… però mi ha detto che dopo lo spettacolo deve andare in Francia, in Provenza a parlare con non so che regista… insomma mi ha chiesto di andare con lui, di accompagnarlo… così ci facciamo un weekend…
Francesca: Ma che culo non ci posso credere!
Sarah: Sshh, cosa strilli! E comunque gli ho detto che dovevo vedere come ero messa in ufficio…
Francesca: Hai fatto bene… facciamogliela cadere dall’alto, alla star… ma se poi non ci vai, primo do immediatamente le dimissioni e secondo ti prendo a sberle finché non diventi mora!
Sarah: Ora vediamo, ora vediamo, fammici pensare… non è solo la questione del weekend…
Francesca: E vorrei vedere…
Sarah: Comunque… mi ha fatto piacere che me l’abbia chiesto… e credo che mi farà piacere anche passare un po’ di tempo con lui…
Francesca: Ti credo! Poi se è la Provenza o Cinisello Balsamo, cambia poco eh…
Sarah: Stefano sembra rimasto quello di allora. Almeno come mi guarda. Come si rivolge a me… faccio fatica ad abbinare il viso della persona che ho amato a quello dell’attore che ho visto al cinema in questi anni. Sono un po’ in confusione… possibile che in tutto questo tempo non sia cambiato niente per lui?
Francesca: Per quello che ne sai tu, potrebbe aver organizzato tutto questo, solo per rivederti…
Sarah: Eh addirittura… non credo proprio, anche se non mi dispiacerebbe… staremo a vedere e comunque parla piano, che sono tutti di là…
Francesca: Sì tanto ormai questa altro che compagnia teatrale, è diventata un sito d’incontri: lo spettacolo è offerto da Meetic!
Sarah: Ma perché che altro è successo?
Francesca: Niente niente… lo so io… che poi dite che sono Radio Francesca… e comunque qui non c’è rimasto più nessuno: io chi mi prendo? Simone il pasticcere, Andrea lo yuppie? Lasciamo perdere va… quando finisce questa cosa, sarà bene che mi dia da fare e faccia qualche telefonata sennò esco dal giro…
Sarah: Mauro non è abbastanza per te?
Francesca: Scherzi, anche troppo… ma non siamo compatibili, non lo siamo mai stati.
Entrano in scena Simone e Mauro.
Simone: Ma che stupidaggini stai dicendo, questa lettura del testo mi sembra un tantinello forzata.
Mauro: E invece è così ti dico… è lampante!
Simone: Ma quale lampante, Rostand questa cosa non la dice da nessuna parte!
Mauro: Perché non poteva: non voleva inimicarsi la Chiesa…
Simone: Ma va!
Mauro: E allora no…
Entrano gli altri in ordine sparso.
Gianluca: Ma di che parlate?
Simone: A Mauro va di scherzare.
Mauro: E chi scherza?
Simone: Ha inventato una nuova teoria: secondo lui Ragueneau era gay…
Andrea: Ma va?
Francesca: Non lo sapevo…
Sarah: Lettura interessante…
Simone: Ma che interessante, vi ci mettete anche voi adesso, a dargli spago…
Gianluca: Eppure certe cose in effetti assumono un significato più ampio, più profondo…
Simone: Più profondo sì…
Claudia: E sì, certe sfumature… le litigate con la moglie, l’attaccamento quasi morboso a Cirano…
Simone: Ma non è morboso per niente: sono solo buoni amici… e poi mi avete stancato con queste dietrologie da malati di gossip!
Mauro: Ma perché? Quasi quasi chiedo a Stefano se ci mette qualche scena hard per fare una rilettura più moderna dell’opera…
Lo abbraccia con fare ammiccante.
Simone: Metti giù le mani!
Tutti ridono. Entra Stefano molto assorto nei suoi pensieri.
Andrea: Eccolo qua il regista.
Francesca: Non s’è mai visto un regista che arriva sul palco dopo gli attori eh…
Sarah: Ste’, tutto ok?
Stefano: Come? Tutto ok sì… o Dio proprio tutto ok non direi… chi è arrivato per primo oggi?
Simone: Io perché?
Mauro: E chi vuoi che sia arrivato per primo…
Stefano: Non hai visto qualcuno per caso…
Simone: No, non c’era nessuno…
Stefano: Sulla bacheca c’era un altro biglietto, non l’avevate visto?
Gli altri negano.
Stefano: Beh, questo deve averlo lasciato per forza il custode…
Francesca: Che dice?
Stefano: Che dice… dice che per lo spettacolo dobbiamo debuttare fra due settimane…
Le frasi a seguire vengono pronunciate una sull’altra.
Andrea: Che cosa?
Claudia: Stai scherzando?
Gianluca: E’ impazzito…
Francesca: E’ impossibile…

Simone: Non ce la faremo mai…
Stefano: In pratica abbiamo tre settimane in meno.
Sarah: Ma perché?
Stefano: Non lo dice. Anzi, volete sapere che c’è scritto? Così vi fate due risate: “Le scadenze si fan più pressanti: in scena fra due settimane. Se si lavora di lena buona, forse son sufficienti”.
Gianluca: Ma vaffanculo!
Francesca: Ma questo è un pazzo!
Andrea: Se si lavora di lena buona…
Simone: Ma chi crede di essere?
Sarah: Ste' tu che dici? Ce la possiamo fare?
Stefano: Non lo so… davvero: è difficile… difficilissimo… già prima pensavo che fossimo un po’ indietro coi tempi… ora con tre settimane in meno… mettere in scena qualcosa di indecente non si può… su questo sarete d’accordo…
Sarah: Certo…
Stefano: Poi anche le scenografie, i costumi, le locandine, luci, suoni… mi sembra che ci siano un po’ troppe cose ancora da definire… in due settimane…
Pausa.
Andrea: Beh ragazzi… credo che il quadro della situazione sia abbastanza preciso … se nessuno lo vuole dire, lo dico io: lo spettacolo non si fa…
Claudia: No!
Simone: Non ci posso credere…
Sarah: Sto male…
Stefano: Ragazzi non lo so… non sarei così categorico come Andrea, però in effetti le cose mi sembrano messe veramente male… non so che dire… pensiamoci un attimo.
Gianluca: Non è possibile.
Francesca: Fare tutte ‘ste prove per non andare in scena… è una po’ come fermarsi ai preliminari…
Stefano: Questa me la segno…
Mauro: Io non ci posso credere…
Tutti lo guardano.
Mauro: Davvero, non credo alle mie orecchie. Sono stato fino ad ora qui in silenzio, mi dicevo: ora qualcuno lo dirà, qualcuno li scuoterà da questo delirio, Andrea, Gianluca, Francesca, ma no certo: Sarah, lei è sempre stata una con le palle, adesso si alza su e li attacca al muro… invece niente… (rivolto a Stefano) a te non ho pensato: scusa ma sei sempre stato il re del pessimismo cosmico. Insomma nessuno.
Stefano: Ma di che parli?
Mauro: Di che parlo? Mi vi siete bevuti il cervello? Le luci, le locandine… ma come non ero io il cinico bastardo? E adesso per un niente si butta via tutto?
Stefano: Beh non è proprio niente… sono…
Mauro: Stronzate! Un mare di stronzate. Sono due mesi che siamo chiusi qui dentro: chi fa i doppi turni, chi sta accumulando lavoro che per i prossimi tre mesi si chiude in ufficio e butta via la chiave, chi si è bruciato le ferie estive, chi ha la moglie che gli fa un culo così ogni sera… insomma tutti qua abbiamo messo in stand by la nostra vita per ‘sto cavolo di spettacolo e ora…
Sarah: Calmati Mauro…
Mauro: Non mi calmo per niente! Fate come vi pare ma io a questo spettacolo non ci rinuncio, questa volta non scappo, questa volta vado in scena a costo di venire io da solo su questo cazzo di palcoscenico marcio a recitare come un coglione di fronte al teatro vuoto. Ma non lo capite? Prima ero io che avevo paura e sono scappato via e ora… ora girate le spalle e ve ne andate come… come se non aveste trovato posto in pizzeria… pazienza andiamo in un altra, la prossima volta prenotiamo… Sarah non eri tu che dicevi che questa era un’occasione unica… l’ultima replica… era questo che diceva Simone… era questo il nome della compagnia… era questo… era questo…
Mauro lascia la scena. Tutti in silenzio.
Gianluca: Io lo so che gli gira nella testa. Non so come spiegarlo… per esempio, prendi un ragazzino che da piccolo è stato morso da un cane, facciamo un bel pastore tedesco, alla Commissario Rex. E allora tu, per fargli vincere la paura, gliene regali uno identico, proprio come quello che l’aveva morso. Il ragazzino che fa: all’inizio non lo vuole, non se ne occupa… è normale… ha paura… ma poi qualcosa scatta. Il bambino si avvicina al cane… una carezza poi un’altra… poi gli tira la palla… gli dà da mangiare… tutte quelle cose lì… e alla fine si affeziona, diventano inseparabili… a quel punto arriva qualcuno che il cane glielo porta via… il ragazzino s’incazza eh… ha ragione… così s’è sentito Mauro… come uno che ha scalato un muro al quale non voleva neanche avvicinarsi e ora… è rimasto con un pugno di mosche in mano… adesso lo so dov’è andato… spero di sbagliarmi ma… è andato a bere… qua nessuno se n’è accorto ma in questi due mesi Mauro non ha toccato un goccio… neanche la morte di suo padre l’aveva spinto a lasciare la bottiglia… solo Gianni ci riusciva: ci riusciva da vivo e c’era riuscito anche da morto… spero solo che non si cacci in guai peggiori… stasera non ho voglia di fare il poliziotto.
Piano piano tutti lasciano la scena. Rimane solo Stefano. Cambio di luci.

SCENA VII
Stefano in scena, tutti gli altri sullo fondo, in circolo intorno a lui. Di seguito uno dietro l’altro recitano le loro battute guardando Stefano. Che li ascolta uno per uno.
Gianluca: Io ci sto… me la faccio sotto ma sono felice di recitare… lo so fare benissimo le Bret!
Sarah: Tornare qui e rivedere tutti è stato come entrare in una macchina del tempo che ti riporta nel periodo più divertente e spensierato della tua vita.
Andrea: Direi di sbrigarci a fare questo spettacolo prima che il tuo agente venga a prenderti per le orecchie!
Francesca: Io sono contenta di rimettere in scena il Cirano, sono cose che non succedono tutti i giorni… fino ad ora sono state delle settimane bellissime…
Claudia: Il teatro m’è rimasto dentro: riesce ad emozionarmi come poche altre cose. Per questo non ti ringrazierò mai abbastanza…
Mauro: Rimettere in scena Cirano… sei stato bravo e questa volta vado in scena a costo di venire io da solo su questo palcoscenico a recitare come un idiota di fronte al teatro vuoto.
Simone: Quando mi hai chiamato è come se si fosse aperta una porta che era rimasta chiusa da una vita, da quindici anni… e io non vedevo l’ora di riaprirla…
Poi continuano.
Gianluca: Lo so fare benissimo le Bret!
Sarah: Il periodo più divertente e spensierato della mia vita.
Andrea: Dobbiamo sbrigarci a fare questo spettacolo
Francesca: Io sono contenta di rimettere in scena il Cirano
Claudia: Non ti ringrazierò mai abbastanza.
Mauro: Questa volta vado in scena da solo
Simone: Io non vedevo l’ora di riaprirla…
Poi cominciano a parlare tutti insieme recitando le stesse battute sempre più velocemente. Buio.



SCENA VIII
Stefano è sul palco da solo.
Custode: Buonasera.
Stefano: E lei?
Custode: Sono io.
Stefano: Non è che ha scelto proprio un bel momento per farsi vivo.
Custode: Non lo è?
Stefano: No. Direi proprio di no. E lei ne dovrebbe sapere qualcosa…
Custode: Io sono il custode.
Stefano: Già.
Custode: Vi ho tenuto al riparo da quelli del Bingo finché ho potuto, ma non sono io a prendere le decisioni. Le comunico.
Stefano: Certo, ha ragione. Mi scusi.
Custode: Non si scusi.
Stefano: Ma proprio non è possibile allungare un po’ i tempi…
Custode: Col tempo puoi farci tante cose ma di sicuro non si allunga. Avete deciso di rinunciare?
Stefano: Non abbiamo ancora preso una decisione definitiva. Abbiamo appuntamento qui fuori, si mangia qualcosa e decidiamo… non sono molto ottimista… tira aria da ultima cena… mi scusi se glielo dico ma… sembra che la cosa la diverta…
Custode: Niente affatto. Dovrebbe?
Stefano: Direi di no! Io sono molto amareggiato, frustrato anche… ho coinvolto tutte quelle persone, i miei amici e ieri vedere le loro facce… così deluse, mi ha ammazzato: mi sono sentito l’ultimo degli imbecilli, ho tradito la loro fiducia… non è colpa mia, questo lo sanno anche loro, ma non è di grande consolazione… la reazione di Mauro poi…
Custode: Le prove?
Stefano: Cosa?
Custode: E’ soddisfatto?
Stefano: Sì, direi di sì… assolutamente sì anzi! Sono stati tutti magnifici… due mesi splendidi, ma su questo non avevo dubbi perché…
Custode: E allora perché è amareggiato…
Stefano: Come perché, mi sembra evidente…
Custode: Me lo spieghi.
Stefano: Mi scusi ma, otto persone fanno due mesi di prove per uno spettacolo e poi non vanno in scena… che siano un po’ a pezzi mi pare il minimo.
Custode: Si ricorda quando ci siamo visti qui dentro per la prima volta?
Stefano: Sì.
Custode: Disse: (tira fuori un block notes) “In realtà il vero senso della cosa sarebbe quello: rivedere tutti, passare del tempo insieme, magari la pizza dopo le prove… come allora… lo spettacolo sarebbe solo una conseguenza.” Beh, avete anche mangiato la pizza…
Stefano: Ma ha preso appunti?
Custode: La mia memoria non è più quella di un tempo…
Stefano: Vabbè ma… ammesso che l’abbia detto… è una cosa vera…
Custode: Lo so.
Stefano: Voglio dire: la pensavo davvero… anzi la penso… solo che…
Custode: Ha perso di vista l’obbiettivo.
Stefano: Come dice?
Custode: Ha capito.
Stefano: Ho perso di vista l’obbiettivo…
Custode: E’ quello che ho detto. Si è fatto prendere la mano. È comprensibile… nel momento in cui il suo coinvolgimento e quello dei suoi amici in questo progetto è aumentato, avete confuso il fine con il mezzo. Eppure era tutto chiaro all’inizio. L’importanza del viaggio invece della destinazione. Il godersi il percorso invece di smaniare per arrivare ad un traguardo che è solo dentro di voi. Così doveva essere, così era nato tutto. Poi vi siete persi ed ora scambiate un successo per un fallimento. Non era affatto scontato che fra voi rinascesse l’armonia, la voglia di stare insieme… per qualcuno anche qualcosa di più… quindici anni sono tanti, le persone cambiano. Guardatevi: ora siete più simili hai vostri genitori di allora, che non a voi quando frequentavate questa scuola. Degli otto ragazzetti timidi e sbruffoni che entrarono qui, non è rimasto più niente… eppure il ricordo di allora vi ha riunito qui ancora una volta. Unendo persone che ormai avevano in comune solo quello: una fetta del loro passato. Tornare qui, in questo teatro, nella vostra scuola, nei vostri camerini: volevate riportare le lancette dell’orologio indietro, a quindici anni fa, rivivere le stesse sensazioni, tornare quelli di allora, persino far rivivere Gianni Rossi in qualche modo… in questo avete fallito. Le lancette non vanno mai indietro. E’ un illusione. Non si immerge mai la mano due volte nello stesso fiume. La vita è fatta così. L’importante è che i ricordi non diventino rimpianti. Per questo dovreste essere contenti di quello che è successo qui e lei più di tutti visto che è stato l’artefice principale di tutto questo. La smania del risultato a tutti i costi che rende miopi e non ti fa vedere il quadro nella sua interezza. E’ una dinamica nota di questi tempi veloci e insensibili. Ma io non ne faccio parte. Per questo è stato giusto andarsene.
Stefano: Andarsene…
Custode: Andarmene da questo mondo… (pausa) e trovarne uno tutto mio, qui dentro, in questo teatro che è casa mia, lo è sempre stato.
Stefano: Lei vive qui dentro…
Custode: Non si sta male.
Stefano: Ma il Bingo…
Custode: Fra tre mesi.
Stefano: E poi cosa farà?
Custode: In vita mia non ho mai fatto progetti a lungo termine. Le rare volte che ho contravvenuto a questa regola, le conseguenze sono state disastrose.
Stefano: Non ha un posto dove andare, figli, parenti, qualche amico…
Custode: Una volta ne avevo. Ma era tanto tempo fa.
Stefano: Dove andrà?
Custode: Il mondo è pieno di posti per vecchi eremiti come me. Arrivederci.
Il custode fa per andarsene ma Stefano lo ferma.
Stefano: Senta… stavo pensando…
Custode: Un’altra idea folle?
Stefano: Probabilmente lo è ma… mi chiedevo se non potessi darle una mano in qualche modo…
Custode: Cosa le fa pensare che abbia bisogno di una mano?
Stefano: Beh… è da solo, vive in un vecchio teatro che sta per essere distrutto…
Custode: Come le ho detto, questa è casa mia. Altrove non esisto già più. Comunque lei ha già fatto più di quanto creda, per me.
Stefano: Come…
Custode: Organizzando tutto questo. E’ stato molto bello osservarvi. Era quello che volevo.
Stefano: Ha visto tutte le prove?
Custode: Tutte.
Stefano: Dov’era?
Custode: Nella mia camera, lassù. Dove c’era la regia.
Stefano: Perché non si è mai fatto vivo?
Custode: Perché avrei dovuto…
Stefano: Per stare con noi.
Custode: Vi conosco molto bene e questa volta il palcoscenico doveva essere solo vostro: otto attori protagonisti e un valente regista sono più che sufficienti non crede?
Stefano: Conosceva Gianni…
Custode: Oh sì, molto bene.
Stefano: Chi è veramente lei?
Custode: “Intelligente, perspicace, grande osservatore ma gli manca il coraggio di osare, di credere nel suo istinto che vede meglio dei suoi occhi e capisce più del suo cervello. Troppa razionalità… e poi non ha la faccia dell’attore, ma questo potrebbe non essere un male.” Questo era quello che ho scritto sul diario, roba di quindici anni fa, con tutti i limiti di un giudizio così sintetico, era una buona descrizione ora come allora.
Stefano: Ma tu sei…
Custode: Il custode, solo il custode.
Stefano: Hai appena detto “quello che ho scritto sul diario”…
Custode: Ho detto “quello che è scritto sul diario”.
Stefano: Sai troppe cose di noi e poi il tuo modo di parlare, quello che dici… so che sembra una pazzia, ma a volte sembri proprio essere…
Custode: Un fantasma? Ecco vede, le ho appena dato del razionale e lei subito mi smentisce: non mi vorrà far credere che ha pensato che io fossi uno spirito, una specie di fantasma di…
Stefano: No, certo che no… eppure un attimo fa…
Custode: Non si lasci suggestionare da questo posto: è troppo pieno di ricordi e affetti: l’immaginazione gioca brutti scherzi e poi lei è molto stanco, ora. Il teatro da’ emozioni che il grande cinema non può dare. Forse questo l’aveva dimenticato.
Stefano: Sì… sì forse ha ragione…
Custode: Vada fuori, i suoi amici la stanno aspettando. Li raggiunga e spieghi loro che non ci sarà nessuna ultima cena, al contrario è il caso di festeggiare. Dateci dentro senza moderazione, mi raccomando.
Mauro fa per andarsene.
Stefano: Senta, mi tolga una curiosità: i biglietti sulla bacheca, li ha scritti lei non è vero?
Custode: Naturalmente.
Stefano: Ma perché in rima?
Custode: Lo consideri un vezzo da perdonare ma… eravate così in parte con la recitazione in versi che il minimo che potessi fare era adeguarmi.
Stefano: Eravamo bravi eh?
Custode: Da esserne fieri. (Stefano se ne sta andando) Allora, cosa ha deciso, lo mette in scena il Cirano?
Stefano: Chi lo sa, può essere… ma sa una cosa? In fin dei conti non è così importante.
Custode: Impara in fretta il ragazzo. Proprio come allora…
Sipario.

FINE