LE VIE DEL SIGNORE SONO INFINITE

Commedia brillante in vernacolo reggino in 2 Atti - 8 personaggi di

Fortunato Tripodi

La storia è incentrata attorno ad un evento triste: la perdita di uno dei componenti della famiglia. Nonostante la contemporaneità abbia portato all'abbandono di numerose usanze e consuetudini, quella di rendere omaggio ai defunti è una pratica che resiste al tempo, ammantata da una serie di rituali che si ripetono, immutabili, fra il sacro e il profano.
Durante le giornate del lutto, con tutti i parenti e gli amici, i “compàri” ed i conoscenti che accorrono a porgere conforto alla famiglia del defunto, è tutt’altro che insolito assistere a siparietti comici, alternati a frangenti di dolore e riflessione profonda sul senso della vita. Viene a crearsi una incredibile varietà di momenti assolutamente antitetici fra essi e, spesso, molto lontani dalla mestizia del contesto: situazioni paradossali ingenerate, di volta in volta, dal “personaggio” di turno che si reca presso la dimora del “caro” estinto, portando con sé un carico di storie, fatti ed avvenimenti che s’intrecciano fra di essi.
In chiave ironica e con la giusta dose di comicità si è tentato di cogliere le sfumature e le contraddizioni che caratterizzano queste giornate.
Con un finale a sorpresa!


Personaggi (8: 5 uomini e 3 donne)

Ceciu: 70 anni circa, capofamiglia, “defunto”. Sarà vestito “a tema”.
Donna ‘Ssunta (Assunta): 65 anni circa, moglie di Ceciu. Dedita alla famiglia: adora il figlio Carmelinu. È vestita di nero dalla testa ai piedi: ha anche un foulard nero, attorno al capo.
Carmelinu: 35 anni circa, figlio di Ceciu e donna Assunta, scapolo. È un giovanotto ormai adulto ma ancora infantile. Veste braghe corte e bretelle, ha un cappellino. Scarpe di tela, calzettoni fino al ginocchio. Un po’ tonto, fa emergere questo suo "status" con un “Eh, eh, eeeh”, dopo il quale è solito “giocare” con le bretelle.
Giuanni: 45 anni circa, figlio di Ceciu e donna Assunta, sposato con Catarina. Completamente succube della moglie, la quale è, ovviamente, inviso ad Assunta. Indossa abiti semplici, pantaloni e giacca.
Catarina: 40 anni circa, moglie di Giuanni. Alquanto acida, con voce stridula. Mal sopporta tutto quello che è legato alla cultura popolare, paesana, vernacolare.
Don Gelsomino: 60 anni circa, parroco del paese. Ha un abito classico da sacerdote.
Dottore Scarfò (Dottore): 65 anni circa, medico del paese. Ha un lungo pizzetto, canuto, che ama accarezzare. È vestito in maniera distinta, con giacca e pantaloni, porta gli occhiali.
Prefica: Donna che piange. Completaente vestita di nero.

Paesino della costa jonica reggina, epoca contemporanea.

Scena: Camera di soggiorno composta da misere cose: qualche mobile, fra i quali un tavolinetto, un appendiabiti, un crocefisso, un divano a tre posti.
A sinistra, un varco dà l'idea di un corridoio interno all'abitazione (uscita/entrata a sinistra, da qui in avanti), mentre, a destra, un accesso riproduce l'ingresso dell'abitazione e la collega con l'esterno (uscita/entrata a destra, da qui in avanti).
Sufficientemente decentrato a sinistra, un letto sul quale giace Ceciu, “defunto”.
A sinistra del letto, due sedie poste parallelamente ad esso, ma leggermente ruotate verso la platea; altre tre o quattro sedie saranno collocate a destra del letto, disposte più o meno perpendicolarmente al letto. Nei pressi del letto, due grosse candele accese, in segno del lutto.
In prossimità del letto c'è anche un bastone.
A destra della scena un divanetto a tre posti.

 
ATTO PRIMO
è la prima mattina di una calda giornata estiva.

SIGLA

Ceciu - già in scena (“defunto”, vestito a tema. È disteso sul letto, coperto fino al petto da un lenzuolino. Ha un paio di cuscini sotto la testa)
ASSUNTA - già in scena (è intenta a sistemare Ceciu. Mette una corona del rosario fra le mani di Ceciu)

STOP SIGLA – quando Assunta mette la corona del rosario fra le mani di Ceciu.

ASSUNTA (commossa, lo piange) Ceciu! Chi ‘ndi ‘mbaaat-tiii-uuu! Ceee-ciuuu!

RINTOCCO DI CAMPANE CHE SUONANO A MORTO

ASSUNTA (sconsolata) Ceciu! Ceee-ciu! Oooh Ceee-ciu! Focu ‘raaan-dì! Focu meeeu! Ti ‘ndi jìiistì! Oooh Ceee-ciu! Focu meeeu! (ricomincia a "sistemare" Ceciu, poi risoluta) Carmelinu! Aundi sì? Veni ccà, Carmelinu! Curri, figghiu!

Carmelinu entra da sinistra.
CARMELINU (arriva di corsa, da sinistra con un goffo balzo in avanti) Aund’è ‘u focu? (guarda la mamma, poi il pubblico) Chiamu ‘i pompèri?
ASSUNTA Ma quali pomperi? Avìmu ‘nu funerali ‘i organizzari e tu pensi ‘e pompéri?
CARMELINU (triste) Si ‘ndi jìu ‘ndo sonnu ‘u papà...
ASSUNTA (rasserenata) Ammenu fici ‘na bella morti…
CARMELINU (sconsolato) E ora comu facìmu senza du papà?
ASSUNTA Tu dicu ieu: avvisa 'a ‘ddù turdùni ‘i to' frati e poi chiama ‘a Micu ‘u tambutàru. ‘A to patri nc’avìmu ‘a fari ‘nu bellu funerali! Non putìmu fari malafigura ch'i genti...
CARMELINU (triste) Va ‘bbonu, ora vaiu... (deciso) Non ti proccupari: m’a viu eu! (si avvia a passo lento verso sinistra)
Carmelinu esce a sinistra.

ASSUNTA (si fa seria, verso la platea) Apposta sugnu preoccupata! (prosegue a sistemare Ceciu. Prende il bastone e lo mette accanto a lui)
v.f.s. PREFICA (disperata, sillabando) Murìu Ceee-ciu!
ASSUNTA (non capisce, ma replica disperata) Ch’eee-ra beeel-lù!
v.f.s. PREFICA (come sopra) Murìu Ceee-ciu Luppinu!
ASSUNTA (come sopra) Luci di me ooo-cchì!

Don Gelsomino e la prefica entrano da destra.
ASSUNTA (disperata) Ceee-ciu! Sciatu du me’ cooo-ri!
PREFICA (accentua il dolore) Murìu Ceee-ciu Luppiii-nu!  Ch’eee-ra puuu-liii-tù!
ASSUNTA (sempre più commossa) Ceee-ciu! Gioicedda miaaa! Ceee-ciu!
PREFICA (come sopra) Murìu Ceee-ciu Luppinu! (verso la platea) Ch’eee-ra saaa-puuu-riii-tù!
DON GELSOMINO (lancia alla prefica uno sguardo di rimprovero)
PREFICA (abbassa gli occhi ed inizia a pregare, bisbigliando. I due sono vicini al letto)
DON GELSOMINO Preghiamo per il nostro fratello Ceciu, affinché la sua anima... (prosegue bisbigliando a soggetto)
PREFICA (finge rammarico, poi con tono serioso e voce alta) Preghiamo: (con voce leggermente più bassa) accogli la sua anima (continua bisbigliando) e le nostre preghiere…
ASSUNTA (sopresa) Don Gelsomino, e vui comu ‘u sapìstuvu?
DON GELSOMINO Donna ‘Sssunta, (indica il cielo) le vie del Signore sono infinite…
ASSUNTA (sarcastica) …e su’ puru veloci, foramalòcchiu!
DON GELSOMINO Adesso il povero Ceciu si è ricongiunto alla misericordia celeste...
ASSUNTA Don Gelsomino, dicìtimi ‘a verità: me' maritu vai in Paradisu, veru?
DON GELSOMINO (indica il cielo) Le vie del Signore sono infinite. Preghiamo affinché vostro marito percorra quella per tornare alla Casa del Padre…
PREFICA (alla platea, sarcastica) Cui? Ceciu? Ma si quandu si ‘mbriacàva non truàva mancu a via mi si cògghji pa so’ casa… Figuràmundi si ora trova chidda p'a casa du Signuri…
DON GELSOMINO (la fulmina con lo sguardo)
PREFICA (finge rammarico, poi con tono serioso e voce alta) Preghiamo: (con voce leggermente più bassa) accogli la sua anima (continua bisbigliando) e le nostre preghiere…
ASSUNTA ‘Ssittàtivi, don Gelsomino… (lei siede su una delle due sedie a sinistra del letto)
DON GELSOMINO (siede su una delle 3 o 4 sedie a destra del letto)

Carmelinu entra in scena da sinistra
PREFICA (alla platea) E chistu cu è? ‘U jolly?
DON GELSOMINO (le fa segno di porre fine ai commenti) Continuiamo a pregare. L’anima del povero Ceciu ha bisogno (con enfasi) di mooolte preghiere.
ASSUNTA (con tono encomiastico) Era lavuratùri! Travagghiàva tuttu ‘u jornu. 'A sira si cugghìva fattu (sillabando) co-fi-ned-dha!
CARMELINU (dispiaciuto) Fattu cofinèddha, si cugghjiva...
PREFICA (alla platea) Cui? Ceciu? Sì! ‘U ‘mmazzàva ‘u lavuru!
DON GELSOMINO (le fa segno di porre fine ai commenti)
PREFICA (finge rammarico, poi con tono serioso e voce alta) Preghiamo: (con voce leggermente più bassa) accogli la sua anima (continua bisbigliando) e le nostre preghiere…
ASSUNTA (con tono encomiastico) Sempre fedele e devoto! (paradossalmente compiaciuta) Certu, prima mi ‘ndi maritàmu era uno sciucafemmine! Ma dopu a ll’autri fìmmini non si giràva mancu mi varda…
CARMELINU Fu sempri fedeli, ‘u papà! (sguardo poco convinto al pubblico)
PREFICA (mormorando al pubblico, sarcastica) Cui? Ceciu? Ma s’era sempri ‘mboscàtu sipàli sipàli… ‘U sapi tuttu ‘u paìsi…
DON GELSOMINO (occhiataccia alla prefica)
PREFICA (finge rammarico, poi con tono serioso e voce alta) Preghiamo: (con voce leggermente più bassa) accogli la sua anima (continua bisbigliando) e le nostre preghiere…
DON GELSOMINO (benevolo) Possiamo solo pregare per la sua anima…
ASSUNTA (fa spallucce) Sì, nui pregàmu! Ma sulu chistu putìmu fari?
DON GELSOMINO Bisogna pregare incessantemente per l’anima del povero Ceciu. Poi… le vie del Signore sono infinite… ma (a voce bassa) 'nci sunnu puru i scorciatòi!
ASSUNTA (incuriosita) Quali scorciatoi?
PREFICA (alla platea) Ora ‘nci cerca sordi! 'U canùsciu vecchiu 'a don Gelsominu!
DON GELSOMINO (imbarazzato) La nostra è una piccola chiesetta, in un paese… sperduto da Dio – Signuri, perdunami! – e le spese non mancano mai. Fra poco inizieranno i lavori per il restauro della sacrestia…  
ASSUNTA (rinfrancata) E c’era bisognu ‘i tuttu ‘stu panegiricu? ‘U sapìti, (si batte in petto) ch’i mia non ‘mmancàu mai!
DON GELSOMINO La vostra offerta sarà accolta quale intercessione per l’anima del povero Ceciu.
ASSUNTA Ora, quantu ‘ndi facìmu ‘i cunti: c’è ‘u funerali ‘i pavàri, ‘a cappella ‘o cimiteru, ci su spisi. Certu, ‘a pinzionèdda ‘i Ceciu, chidda era: quattru sordi cuntàti…
PREFICA (verso la platea) Si, quattru sordi cuntati: pigghiava ‘na bella pinziòni, ‘aviva a ‘nvalidità… e ‘nci trasìva puru l’accompagnamentu...
DON GELSOMINO (occhiataccia alla prefica)
PREFICA (finge rammarico e ricomincia a pregare, bisbigliando)
DON GELSOMINO (guarda l'orologio, quindi si alza) Miei cari, devo tornare in chiesa: c’è un matrimonio, come probabilmente saprete…
ASSUNTA (stupita) No, ieu non sapìva nenti. Cu’ si marìta, don Gelsomino?
DON GELSOMINO (solenne) Fra poco, convoleranno a giuste nozze la signorina Alicia Romeo ed il signor Vincenzo Cacozza…
PREFICA (divertita) Diventerà la signora Alicia Cacozza…
CARMELINU (divertito) Pònnu fari ‘a ‘nzalàta ‘i mari…  Eh, eh, eeeh… (tende le bretelle, ci gioca un po’, quindi le fa scoccare verso sé stesso)
ASSUNTA (curiosa) Ma la signorina Alicia esti ‘a figghia ‘i Nicola… ‘u Trigghia?
DON GELSOMINO (deciso) Sì!
PREFICA (sarcastica) ‘Atru chi ‘nzalàta i mari, ‘ddocu: pònnu fari ‘u menù completu...
ASSUNTA (con finto distacco) La signorina Alicia, Carmelinu, t’a ricordi? Bellu piattu ‘i pisci cunzàtu… Era chidda chi, tandu, vulìva a tia! Ma ieu ‘a capiscìa subitu: non mi piacìu d’u primu momentu!
CARMELINU (assertivo) Sì, sì: mancu a mia mi piacìva! (sguardo poco convinto) E poi si non ci piacìva ‘a mammà... Eh, eh, eeeh… (tende le bretelle, ci gioca un po’, quindi le fa scoccare verso sé stesso)
ASSUNTA (compiaciuta) Bravu, figghiu!
DON GELSOMINO (guarda l'orologio) Si è fatto tardi! ‘A ‘nzalàta i mari, (desolato) scusate, volevo dire… gli sposi mi staranno aspettando sull’altare. Non smettete di pregare per l’anima del povero Ceciu e, ricordatevi sempre che… (indica il cielo)
CARMELINU …le vie del Signore sono infinite! ‘U capiscìmmu! Eh, eh, eeeh…
DON GELSOMINO (felice) Bravi! (benedice Ceciu e si avvia verso destra)
PREFICA (si alza, procede verso Ceciu, piangendo e gridando disperata, sillabando) Murìu Ceee-ciu Luppiii-nu! Ch’eee-ra beeel-lù! (si avvia verso destra)
ASSUNTA (con tono straziato) Ceee-ciu! Luci d’i me occhi!
Don Gelsomino e la prefica escono a destra.

v.f.s. PREFICA (gridando disperata, sillabando) Murìu Ceee-ciu Luppiii-nu!  Ch’eee-ra puuu-liii-tù!
ASSUNTA (come sopra) Ceee-ciu! Gioicedda miaaa! Ceee-ciu!
v.f.s. PREFICA (come sopra) Murìu Ceee-ciu Luppiii-nu! Ch’eee-ra saaa-puuu-riii-tù!

Giuanni e Catarina entrano da destra.
GIUANNI e CATERINA (si portano immediatamente vicino al letto ove giace Ceciu. Fanno il segno della croce, poi…)
ASSUNTA (disperata) Giuanni, figghiu meu! (scuote il capo) ‘U papà ‘ndi ‘bbandunàu…
GIUANNI (scuote il capo) Bellu meu! Eppuru parìva nu giuvinottu!
CATARINA (fingendo dispiacere) Più di settanta anni, e sembrava ancora (con enfasi) un teen-ager!
ASSUNTA (con astio) ‘Nuuu chiii? Chi sunnu ‘sti palori, Catarina?
CATARINA (con aria di superiorità) Dicìva chi (con enfasi) me’ sòciru ancora parìva ‘nu figghjiolàzzu! 'Nu teen-ager, va!
ASSUNTA (sarcastica) Aaah, già! Ca ora puru ‘u ‘ngrìsi ti ‘mparàsti! (irritata) Quandu ti maritàsti cu’ me’ figghiu non sapìvi mancu pi mi menti ‘na cassalòra d’acqua pa pasta… (con enfasi) Non mi fari parràri!
GIUANNI (in evidente difficoltà) Non jarmàri, mamma, jamu!
CATARINA (scuote il capo, incurante della frecciatina di Assunta. Poi, fintamente dispiaciuta) Non ci vulìva chista! (porge una carezza a Ceciu) Era ancora pieno di salute, (con enfasi) ‘u papà…
ASSUNTA (meravigliata) Cui? (verso Carmelinu) Chi dissi? Sintìa mali jeu?
CATARINA (fingendo di non capire a cosa si riferisse Assunta) Il papà, dico, era ancora nel fiore degli anni…
ASSUNTA (meravigliata) È ‘a prima vota chi tu sentu chiamàri (con enfasi) “papà”. (con tono allusivo) Chi succidìu, m’haiu a preoccupari?
CARMELINU Eeeh: le vie del Signore sono infinite! Ma puru chiddi i ll’eredità (mima i soldi) mancu ‘zzannìunu… Eh, eh, eeeeh… (gioca con le bretelle)
CATARINA (sdegnata) Ieu (con enfasi) ‘o papà ’nci vossi sempri beni! Giuanni, dincìllu puru tu! Dincìllu ‘a to mamma e ‘a to frati…
GIUANNI (più confuso che persuaso) Catarina ‘nci vossi sempri beni ‘o papà! (guarda prima Catarina, che approva, poi Assunta) 'U rispettàu sempri...
CATARINA (trionfante, applaude) Bravu! Parràsti megghiu ‘i nu mutu!
ASSUNTA (spazientita) Sì, assai ‘u rispettàu! Quandu nascìu ‘u figghiòlu, non ‘ci vossi méntiri ‘u nomu ‘i to patri! Diciva chi esti ‘nu nomu anticu, ‘rrozzu! ‘Nu nomu…
CARMELINU (ci pensa un po’, quindi, sillabando) …TA-MAR-RU! Diciva chi esti ‘nu nomu tamarru! Eh, eh, eeeh… (tende le bretelle, ci gioca un po’)
ASSUNTA Sì! Chi poi ‘u figghiòlu si virgugnàva du nomu! (indignata) Ma quali vergogna! Sarebbe stato molto orgoglioso!
CARMELINU (divertito, verso il pubblico) Orgoglione!
CATARINA (si alza e passeggia) Non ho mai detto che quello del papà è un nome “tamarru”, (cerca di darsi un tono signorile) suvvia!
CARMELINU (mormorando) Nooo! ‘U sapi tuttu ‘u paisi…
CATARINA (finge di non aver ascoltato) Solo che non mi sembrava un nome adatto per un bambino che, chissà, un giorno, diventerà manager (porta una mano in alto), imprenditore (porta l’altra mano in alto), dirigente (allarga entrambe le braccia) e si sposterà da New York a Madrid, passando per Londra! (mima improbabili tragitti aerei)
ASSUNTA E pirchì? Sì si chiamava comu ‘a so’ nonnu no facìvinu ‘nchianàri supra all’aereu?
CATARINA Non sto dicendo questo, (con tono signorile) Suvvia!
ASSUNTA Sèntimi, Catarina, non mi fari parràri! (decisa) Chi poi, vidi non m’esti megghiu 'u nomu chi ‘nci mintìstuvu… Klev…Kal…Klin… (chiede un suggerimento, poi spazientita) Comu “catinazzu” ‘nci mintìstuvu…
GIUANNI (sfoggiando pazienza) Kevin, mamma!
CATARINA (con spocchia) Kevin! Come Kevin Costner, l'attore americano, suvvia!
CARMELINU (sarcastico) Puru comu a Kelvin Clein! Eh, eh, eeeh… (tende le bretelle, ci gioca un po’, quindi le fa scoccare verso sé stesso)
CATARINA Ma nooo! Kevin! Come il bambino del film “Mamma ho perso l’aereo!”, suvvia...
ASSUNTA (indignata) Aaah, 'u nomu da bonanima no, perché poi, s’aviva viaggiari ‘i Nova Yorchi a Londra, non putìva… e ora chistu, Kelv..., Kalv..., comu “catinazzu” si chiama ‘stu stortu chi, puru ‘spàrti, pirdìu l’aeriu, sì?
GIUANNI Ma ora vi pari ‘u momentu 'i fari discussioni? ‘U papà, si putìva parràri, ‘ndi dicìva mi lassàmu stari ‘sti discùrsi! (torna a sedere)
ASSUNTA Giuanni, chistu è veru! ‘Omu di paci era to’ patri!
CARMELINU ’Omu di paci era ‘u papà!
ASSUNTA ‘Ssittàmundi! (siede a sinistra del letto)
CATARINA e GIUANNI (siedono a destra del letto)
CARMELINU (rimane in piedi)
ASSUNTA (porge una carezza a Ceciu) Giuanni, Catarina, forsi non vi ll’era mai diciùtu: quando io e Ceciu abbiamo saputo che avremmo avuto 'u primu niputèddu màsculu, eravamo contentissimi!
CARMELINU (divertito) Ch’èrinu cuuunteeentiii!
ASSUNTA E tandu, Ceciu mi dissi: comu nasci ‘u figghiòlu, ‘nci facìmu (alludendo) ‘nu bellu ‘rregàlu!
CATARINA Un regalo? (finge gentilezza) Che carini! E che regalo? Quale regalo?
CARMELINU (divertito, al pubblico) …’nci piacìu ‘u discursu ‘a cugnata! SUVVIA…
GIUANNI (serio) Mamma, ma davèru ‘sta dicendu?
ASSUNTA (seccata) Certu! (cerca di ricordare) ‘Ddà notti, quandu ‘rrivàu ‘a chiamata chi Catarina partorìu, to’ patri mi dissi: “Matìnu, passu da posta, e ‘nci fazzu ‘na bella libretta cu decimila euri…
GIUANNI E CATERINA (si guardano, poi all’unisono, stupiti) Decimila euri?
ASSUNTA Sì! E infatti, comu ‘mbriscìu, jìu a posta e fici ‘a libretta!
CARMELINU (gioca con le bretelle) ‘Na bella libretta fici… Eh, eh, eeeh…
GIUANNI Sì, 'a libretta ‘a fici. Ma nui ‘o figghiòlu non ‘nci mìsimu ‘u nomu du papà!
ASSUNTA Eh, chistu ‘u séppimu dopu! Ma ormai ‘a libretta era fatta! Cu 'u nomu du papà e ‘a data ‘i nascita ‘i... Kleu, Klau, Cavulu… (cerca di dire "Kevin") 'i to figghiu!
GIUANNI (con una flebile speranza) E quindi chi fini fìciru ‘sti sordi?
ASSUNTA Eeeh… To’ patri s’eppi ‘a mortificari, mi va ‘nto direttori da posta chi, ‘u maru, capiscìu ‘u discursu (guarda male Catarina) e ‘nci dissi… non mi si preoccupa…
GIUANNI (incuriosito) Cambiàu l’intestazioni?
ASSUNTA NO! Cambiàu ‘a data ‘i nascita: ‘nci misi chidda ‘i to patri, va'! E ‘nci dissi chi chidda si pòti cambiàri sempri (con enfasi) ma ‘u nomu no!
GIUANNI (dubbioso) …e quindi?
ASSUNTA …e quindi ‘u primu figghiòlu chi havi ‘u nomu da bonanima, vaiu jeu ‘a posta (con enfasi) IEU e 'nci fazzu cambiàri 'a data ‘i nascita. E 'i sordi sunnu tutti 'i soi!
GIUANNI e CATARINA (guardandosi, poi all'unisono, disperati) ‘I soi!
CARMELINU (prendenosi beffe di Giuanni e Catarina) ‘I soi! Eh, eh, eeeh…
GIUANNI (inquisitorio) Mamma, ma… tutti ‘sti sordi… d’undi niscìru?
ASSUNTA Sùnnu tutti i nostri sacrifici! To’ patri, per aver lavorato (con enfasi) sempre come un mulo… e lavora oggi, lavora domani…
CARMELINU (lancia uno sguardo poco convinto al pubblico)
ASSUNTA …si cunzumàu e si ‘mmeritàu ‘a penzioni d’invalidità!
GIUANNI (con un filo di reticenza) Però, ora chi simu patri, figghiu e spiritu santu, ‘u putìmu diri: ‘u papà era bonicèddu ca saluti, jamu…
ASSUNTA (incredula) Ma pirchì? Si unu è malatu piddavèru ‘nci dùnunu 'a penzioni e puru l’accompagnamentu? Ma ieu non nci ‘mparài nenti a ‘sti figghi! Mah!
CATARINA (con avidità) Eeeh, sono bei soldini!
CARMELINU (sarcastico) Bei soldini chi vi jucàstuvu! Eh, eh, eeheh… Bravi ‘i fissa! (fa il verso a Catarina) SUV-VIA... (tende le bretelle, ci gioca un po’)
CATARINA (dispiaciuta) Ma noi non potevamo immaginare che ‘u papà ‘nci tinìva cusì tantu! (con tono allusivo verso Giuanni) Certu, si ll’avìssimu sapùtu!
GIUANNI (pensieroso) Eh, ‘u sàcciu: si ll’avìssimu sapùtu!
ASSUNTA Purtroppo c’è poco da fare: ‘u figghiòlu ormai esti ‘bbattiàtu...
GIUANNI Aspetta, mamma. Quali “ormai”? ‘Spetta... Ieu ‘nci tegnu…
CARMELINU (mima i soldi)
GIUANNI …‘nci tegnu ‘o nomu du papà pu figghiòlu. Fammi pinzàri si putìmu fari carcòsa…
CATARINA Eeeh… Cerca mi ti spremi! ‘Na vota, ‘nta vita, cerca mi ti spremi!
ASSUNTA Mentri vui circàti (sarcastica) mi vi sprimìti, ieu vaiu ‘i ‘ddà intra, chi c’è 'nu funerali ‘i organizzari! (si alza, porge una carezza a Ceciu) Carmelinu, veni cu ‘mia! (orgogliosa) Chi ‘u funerali, ‘o papà, ‘nci ll’avimu a fari ‘bbonu!
CARMELINU (sarcastico) Attenzioni non mi vi sprimìti troppu! In casu, ‘u bagnu ‘u sapìti aund’è… Eh, eh, eeeh…
Assunta e Carmelinu escono a sinistra.

CATARINA (pensierosa) Comu putìmu fari? (si alza, posizionandosi lontano dal letto)
GIUANNI (gira per la stanza) Dàssimi pinzari...
CATARINA (sarcastica) Vidìmu si ogni tantu ti veni na ‘bbona pinzàta!
GIUANNI si ferma) Ecco! (prende Catarina e la porta lontano dal letto)
CATARINA (sarcastica, verso il pubblico) Sentiamo questa grande idea...
Ceciu (fa come per svegliarsi, stirando le braccia e sbadigliando. La corona del rosario fra le sue mani, lo insospettisce. Vede il bastone, le due grosse candele dietro il letto. È preoccupato. Si dispera. Volge lo sguardo verso Giuanni e Catarina, poi si rivolge al pubblico chiedendo, con dei gesti, cosa sia successo. È confuso. Sta per chiedere spiegazioni a Giuanni e Catarina, ma si blocca, ascoltandoli parlare)
GIUANNI (con fare di chi cospira) Siamo d’accordo che tutti i soldi che ‘u papà misi ‘a posta devono essere i nostri?
CATARINA Eh, si capisce… Quindi?  
GIUANNI Facìmu n’àutru figghiu (le strizza l’occhio, in modo goffamente languido) e ‘nci mintìmu ‘u nomu da bonanima ‘i me patri!
Ceciu (è allarmato e, stizzito, fa il gesto delle corna)
CATARINA (incredula e delusa) Fare che cosa?
GIUANNI (convinto) Un altro bambino! (strizza l’occhio alla moglie)
CATARINA Ma jamu, Giuanni! Chi già pi miraculu ‘u centràsti ‘na vota… 'u purtùsu!
GIUANNI (con aria di sfida) Aaah, si putìvinu parràri ‘i nostri tavarchi!
CATARINA Oooh li ‘risati chi ‘ndi facìvimu! (seccata) Giuanni chi vo’ fari, si quandu vegnu 'ndo lettu hai già ddù uri ‘i sonnu chinu!
GIUANNI (con aria di sfida, ammicando) Facìmu a prova!
CATARINA ‘U mulùni è a prova! (lo allontana) L’ultima volta che ho provato a svegliarti, per fare… (fingendosi  timida) ehm, per… vabbò, capiscìsti, avevo indossato (porta le mani dalla pancia fin sotto il seno) un completino “secchissi”, da infermiera.
GIUANNI (cercando di ricordare) “secchissi” tu?
CATARINA (annuisce) Ti sei girato, mi hai guardato e mi dicìsti (parlando come se fosse appena stata svegliata): “Focu meu, e chi fazzu ‘o ‘spitàli?” Ti vutàsti ill’autra parti e ti ‘ddurmentàsti danòvu! Ormai ‘i cartùcci ti sparàsti! Anzi ‘a cartùccia, ta sparàsti!
Ceciu (scuote il capo, sconsolato, per la brutta figura rimediata da Giuanni e si ricompone, incrocia le braccia, e, da adesso in avanti, fingerà di essere morto)
GIUANNI (mortificato) E comu putìmu fari? (ricomincia a girare) Fammi pinzàri…
CATARINA Vidìmu quali ‘jatra fissarìa nesci ‘o chianu!
GIUANNI Me’ cumpàri Pippu! (fa un cenno a Catarina) Veni ‘ccà chi ti spiegu…
CATARINA No! Ieu nu figghiòlu cu to’ cumpàri Pippu no fazzu! Mi dispiaci!
Ceciu (apre leggermente un occhio, si accerta di non essere visto, quindi osserva…)
GIUANNI (irritato) Ma chi dici? Putìva mai pinzàri ‘na cosa ‘i chisti?
CATARINA Aaah, cu tia tuttu è possibili!
GIUANNI (recupera un po’ di pazienza) ‘Spetta mi ti spiegu: me’ cumpàri Pippu lavùra (con enfasi) all’ufficiu anagrafe du cumuni… (strizza l’occhio alla moglie)
CATARINA (incredula) E tu dici chi pòti…?
Ceciu (è sconvolto, scuote il capo)
GIUANNI Certu! Sinnò u “sangiuvànni” a chi ‘ndi servi? Ora vaiu, (guarda l’orologio) chi è orariu ‘i sportellu. Sicuramente ‘u trovu ‘o bar! Vedrai che in pochissimo tempo riusciremo a dare al nostro bambino il nome di mio papà!
Ceciu (sembra contento)
CATARINA (con avidità) …e ad avere, finalmente, i diecimila euro! (si frega le mani)
Ceciu (fa il gesto di lanciare il bastone verso Catarina. Quindi scuote il capo, disgustato, e si ricompone, con la corona di rosario e le braccia incrociate sul petto)
GIUANNI (convinto) Certu!

Assunta entra da sinistra.
ASSUNTA (rimane di spalle a Giuanni e Catarina)
GIUANNI e CATARINA (si accorgono della sua presenza e, con un cenno, se lo esplicitano)
CATARINA (scadisce) Speriamo! Ma non per qualcosa: ora che ho capito quanto papà ci tenesse al nome del bambino…
GIUANNI Certu! Chi poi a mia stu cavulu ‘i nomu… ‘ngrisi mancu mi piacìva…
CATARINA È ‘mericanu Kevin! Però devo dire che quello del papà è molto più bello!
ASSUNTA (fa finta di tossire) Cof, cof…
GIUANNI (si gira, fingendosi sorpreso) Mamma, sei qua! Tuttu a ‘ppostu?
ASSUNTA Sì, figghiu! Mi pigghiàu un pocu ‘i tussi, pa commozioni! Senza volerlo, sintìa i vostri discursi… Sugnu cuntenta chi capiscìstuvu… (sarcastica) quantu ‘nci tinìva a bonanima!
CATARINA (strizza l’occhio al pubblico) Si sulu ll’avìssimu sapùtu prima…
GIUANNI Catarina, si non ‘ndi muvìmu… pi ddù surbìzzu, si faci tardu!
CATARINA (fingendosi commossa) Tuttu p’u rispettu du papà!
GIUANNI Mamma, ‘ndi vidìmu dopu, quantu disbrigàmu 'sta cosa!
ASSUNTA (sarcastica) ‘U capiscìa chi ‘nci tiniti… (sarcastica) p’u papà! Và iti!
CATARINA Comu ‘ndi disbrigàmu turnàmu ‘ccà, (con enfasi) ‘ndo papà!
ASSUNTA (saluta con un cenno della mano) A dopu, figghi!
Giuanni e Catarina escono a destra.

ASSUNTA (si meraviglia un po’ nel vedere Ceciu leggermente scomposta ma, senza pensarci troppo, lo sistema nuovamente) Ceciu, 'nci vonnu méntiri ‘u to nomu 'o figghiòlu, comu vulìvi tu! (accarezza la fronte di Ceciu) Sì, ‘u sàcciu chi ‘u fannu pi sordi, non pi rispettu! E ti pari chi no capiscìa? Però avimu a jèssiri cuntenti, pirchi finalmenti avimu ‘nu niputèddu chi si chiama comu ‘a tia! (guarda Ceciu) Mah, prima mi parìva chi aviva n’espressioni ‘cchiù serena… Ora esti ‘a usu ‘nvitriàtu! (mormorando) Mah... ‘U crìu chi mi ricordu mali? (riprende fra la mani il rosario ed inizia a pregare a soggetto, bisbigliando)

Don Gelsomino entra da destra.
ASSUNTA (voce bassa) Ave o Maria, piena di grazia… (prosegue bisbigliando)
DON GELSOMINO (dopo aver benedetto il "defunto" Ceciu) Jancu e ‘rrussu, foramalocchiu!
ASSUNTA Vi nd’accurgistùvu puru vui, don Gelsominu? Pari ch’è vivu… pari… (si dispera) Chi ‘ndi ‘mbattìu Don Gelsomino! Chi ‘ndi ‘mbat-ti-ù!
DON GELSOMINO Donna ‘Ssunta, ho sentito strane voci in paese, mormorii, pettegolezzi...
ASSUNTA (con malcelato interesse) Chi si dici 'ndo paìsi?
DON GELSOMINO (finge costernazione) Eeeh, chi si dici… (confabulando) Si dice che state organizzando un funerale da più di cinquantamila euro!  
ASSUNTA (finge disappunto) E cu’ è chi va sparràndu? Cu è chi dici ‘sti cosi? (mormorando) Vabbò, megghiu mi si sapi… (si alza in piedi) Non mi piaci mi parru ‘i sti cosi vicinu ‘a bonanima… Mi ‘mprissiònu! (fa cenno a Don Gelsomino di seguirla, quindi i due si portano lontano dal letto)
DON GELSOMINO (confabulando) Quindi… chi mi vulìti diri…
ASSUNTA P’i funerali (con enfasi) non dobbiamo badare a spese! ‘A Micu 'u tambutàru ‘nci dìssimu mi porta (con enfasi) ‘a megghiu cascia ‘i mortu chi havi!
Ceciu (apre gli occhi un paio di volte. Quando si accerta di non essere visto dagli astanti, alza la schiena, in modo tale da essere visto dal pubblico, e ascolta con attenzione)
ASSUNTA ...una cassa in legno di noce, intarsiata in legno di rosa, cedro del libano e ciliegio americano…
Ceciu (stupito, dice “minchia”, col labiale)
DON GELSOMINO (sarcastico, alla platea) E chi è? ‘Nu funerali o ‘na macedonia?
ASSUNTA (interrompendolo, incurante del sarcasmo) Sintìti mi vi dicu: tutte le finiture della bara, 'i manigghji, eccetera, sono in oro bianco e l’angiuleddi in argento!
DON GELSOMINO (rivolgendosi al pubblico, sarcastico) Una cosa sobria, jamu…
ASSUNTA Ci sarà pure la carrozza in bronzo placcata oro, cu 12 cavaddi niri!
Ceciu (stupito, dice “minchia”, col labiale)
DON GELSOMINO (sarcastico) Praticamente, manca sulu ‘a banda!
Ceciu (continua ad apprezzare le obiezioni di Don Gelsomino)
ASSUNTA (punta nell’orgoglio) No, C’è puru ‘a banda! E chi facìvimu? Sparagnàvimu propria supr’a banda?
DON GELSOMINO (sarcastico) Non sia mai!
ASSUNTA (confidenziale) Certu, sulu p’a carrozza ‘ndi circàru seimila euri.
DON GELSOMINO (sarcastico) Ma cu tutti ‘i cavaddi o senza?
ASSUNTA Senza! Chiddi fannu cuntu a parti: (con enfasi) milli euri ‘a cavaddu!
Ceciu (è disperato per l’esborso che va configurandosi. Preferisce ricomporsi, congiungendo le braccia e poggiando la testa sul cuscino, fingendo di essere morto)
ASSUNTA (continuando) Cu vui pozzu parràri, ‘u sàcciu chi si vi dicu na cosa, non nesci fora ‘i 'sti mura…
DON GELSOMINO (sarcastico) Sarò una tomba (verso il pubblico) Certu, un pocu ‘cchiù economica ‘i chidda chi ‘nci ordinàru ‘a me’ cumpàri Ceciu!
ASSUNTA (orgogliosa) P'i sciùri 'nci dìssimu (con enfasi) solo orchidee e rose antiche! Quattrumila euri ‘i sciùri!
DON GELSOMINO (sarcastico, alla platea) Quando si dice il “caro” estinto… E immagino che l'offerta per il restauro della sacrestia sarà all’altezza di questo funerale!
ASSUNTA (perentoria) Eh, si capisce! Stàtivi tranquillu, don Gelsomino.

Carmelinu entra da sinistra.
CARMELINU (Saluta con un cenno Don Gelsomino, meravigliato nel vederlo) Don Gelsomino, danovu 'ccà?
Ceciu (accertatosi di non essere visto, alza la schiena dal letto e si gusta il siparietto)
DON GELSOMINO (assertivo) Le preghiere non bastano mai!
CARMELINU (sarcastico) E mancu 'i sordi... Eh, eh, eeeh (gioca con le bretelle)
ASSUNTA (perentoria) ‘Non ti preoccupari ch'i facìmu bastari!
Ceciu (molto perplesso)
CARMELINU Sicuru? Comu pavàmu tutti 'sti cosi pu funerali?
ASSUNTA (risoluta) Oooh, figghiu, e sicundu tia non c’aviva pinzàtu? (con noncuranza) ‘Ndi vindìmu ‘i terreni, chiddi ch’avimu ‘a campagna...
Ceciu (disperato)
CARMELINU (sconcertato) Focu meu! E dici chi basta?
ASSUNTA (risoluta) Non ti preoccupari! Chi si non basta ‘u terrenu, mi vindu puru ‘sti quattru mura! (agita la gonna) Mi vindu puru ‘i ‘rrobbi chi haiu dancòddu! Ma ‘a to’ patri nc’avimu a fari (con enfasi) ‘nu bellu funerali!
CARMELINU (alza timidamente l’indice) Scusa, mamma, ma poi nui chi mangiàmu?
ASSUNTA (imperterrita) Non m’interessa! Si fàci comu dicu ieu! E basta!
DON GELSOMINO (solenne) Egli disse: "Non siate attaccati alle cose di questo mondo!"
CARMELINU (mormorando, verso il pubblico) 'Azzu cu parra...
ASSUNTA (assertiva) Non vi preoccupati, don Gelsomino: faremo un funerale mi si parra pi n'autri cent'anni! E a sacrestia va facìmu megghiu da Cappella Sistina!
Ceciu (scuote il capo, poi, sconsolato, torna a fingersi morto)
DON GELSOMINO (guardando in cielo) Abbiate fede: le vie del Signore sono infinite!
CARMELINU (alla platea) Ma i nostri sordiceddi no!
DON GELSOMINO (guarda l'orologio) Mi ritiro a pregare per l'anima del povero Ceciu! (saluta con un cenno)
Don Gelsomino esce dalla destra.

Le luci si abbassano leggermente.

ASSUNTA (assertiva) è bravo don Gelsomino! Va mi prega pa bonanima!
CARMELINU (alla platea) Sì! Prega a Dio… e futti ‘o prossimu...
ASSUNTA Non ci pensari! (triste ma orgogliosa) Carmelinu, veni ‘ccà! Vidi chi d’ora in poi sì tu l’omu da casa!
CARMELINU (sorpreso) Ieu? E comu si faci l’omu… (breve pausa) da casa?
ASSUNTA (perentoria) L’omu ‘i casa hav’a purtàri ‘i sordi p’a famigghia!
CARMELINU (più stranito del solito) Sì, mamma… ma ieu non sàcciu…
ASSUNTA (risoluta, si alza in piedi e si porta vicina a Carmelinu, lo prende sottobraccio e lo conduce vicino al pubblico) Non ti preoccupari! (battendosi in petto) ‘Ma viu eu! Parru ieu, cu’ cui sàcciu ieu, e fazzu in modu (con enfasi) m’i porti tu, i sordi ‘a casa! (orgogliosa) Come un vero uomo!
CARMELINU (c. s.) Mah…
ASSUNTA (perentoria) Non ti preoccupari, ora veni n’attimu cu mia, cusì organizzamu l’urtimi cosi pu funerali! Avìmu a fari ‘na cosa mi si parra pi cent’anni! Un funerale grandioso!  Nc’avìmu a mèntiri ‘a sputazza supr’o nasu ‘a tuttu ‘u paìsi!
CARMELINU (finge si sputare verso avanti) Puuh!
ASSUNTA (esasperata) Oooh figghiu… e chi fai?
CARMELINU Fazzu ‘i provi p’a sputàzza…
ASSUNTA (c.s.) Ma allura s’i propria bestia! (lo prende sottobraccio) Veni cu mia, jamu…
Assunta e Carmelinu escono a sinistra.    
    
Le luci si abbassano gradualmente.
    
Ceciu (avendo percepito di essere da solo, apre lentamente gli occhi e si accerta di essere da solo. Alza la schiena, si guarda ancora attorno. Mima il silenzio alla platea e parla a voce bassa, temendo di essere scoperto) E menumali chi si mori ‘na vota sula! (fa come per ricomporsi, poi di nuovo alla platea) Più o meno…

SIGLA
Fine I° Atto.



ATTO SECONDO
Medesima scena dell’Atto Primo. è il giorno successivo, mattina presto.

SIGLA

Ceciu - già in scena (“defunto”, vestito a tema. È disteso sul letto, coperto fino al petto da un lenzuolino. Ha un paio di cuscini sotto la testa)
ASSUNTA - già in scena (è seduta su una dele due sedie poste a sinistra del letto di Ceciu. Di tanto in tanto si alza in piedi per sistemare Ceciu. Prende una corona del rosario e inizia a pregare a soggetto, bisbigliando)

STOP SIGLA – quando Assunta prende la corona del rosario.

ASSUNTA Ave o Maria, piena di grazia… (prosegue bisbigliando)

Carmelinu entra da sinistra.
CARMELINU Senti mamma, stannu ‘rruvàndu ‘nu scàsciu ‘i spasàti, cu cornetti, cafè, latt’i ‘mméndula…
ASSUNTA Ah, bonu! (finge disinteresse) E cu è ch’i mandàu ‘sti colazioni? (si alza, lo prende sottobraccio e lo conduce lontano dal letto) Dimmi, dimmi…
CARMELINU (cerca di ricordare) Allura, una ‘a mandàu ‘mpari Cicciu…
CECIU (apre lentamente gli occhi, poi solleva la schiena per vedere meglio)
ASSUNTA (contenta) Non putìva mancari! (curiosa) E poi?
CARMELINU (cerca di ricordare) E poi puru mastru Saveriu, Ninu ‘u buccéri, ‘mpari Natu ‘u sciancàtu, chi faci puru rima, eh, eh, eeeh… (tende le bretelle, ci gioca un po’)
ASSUNTA (soddisfatta) ‘Bbonu, ‘bbonu…
CARMELINU ...e poi ‘rruvàu na cullazioni strana…
CECIU (è preoccupato)
ASSUNTA Strana?
CECIU (guarda il pubblico con occhi spalancati, sapendo di avere “il carbone bagnato”)
CARMELINU (intimorito) ‘Rruvàu ‘na spasàta di biscotti, tutti a forma di cuoricino…
ASSUNTA ‘A cuoricinu? (insospettita) E cui ‘a mandàu?
CARMELINU (fa spallucce, estrae un bigliettino dalla tasca) ‘Ndo bigliettu c’è scrittu sulu: “è dura dirsi addio dopo tutto questo tempo! Ho curato le tue pene di cuore fino all’ultimo giorno...”
CECIU (disorientato, in un amen, si ricompone, fingendo di essere morto)
ASSUNTA (adirata) E cu è chista? Cu è ‘sta grandissima tappinàra! Cosa lorda e fìmmina ‘ndègna!
CARMELINU (fingendosi sorpreso dalla reazione della madre) Magari sbagliàru…
ASSUNTA Sì, sbagliàru! ‘U biscottu a cuoricinu, le sue pene di cuore…
CARMELINU Ti rispettàu sempri 'u papà! (sguardo poco convinto al pubblico)
ASSUNTA (verso Ceciu) Ceciu! Oooh Ceciu! Vidi chi si vegnu ‘a sapiri cosi… cosi strani, ‘ti ‘mmàzzu ch’i manu mei!
CARMELINU Mamma, ma ‘u papà (in imbarazzo) è già mortu!
ASSUNTA Focu meu! Ceciu, bellu meu! ‘U sàcciu chi fusti sempri fedeli!
CARMELINU Sempri fedeli fu ‘u papà! (sguardo poco convinto al pubblico)  
ASSUNTA Vàrdilu, pari ch’è vivu, pari!
CARMELINU (lo osserva) Pari ch’è vivu piddaveru…
ASSUNTA (rasserenata) Ora pinzàmu mi facìmu ‘nu bellu funerali! (di nuovo adirata) Poi, quandu scopru cu ‘mandàu ‘sti biscotti a forma di cuoricino… ‘U fazzu fari ieu n’autru funerali… Tu, vai e signa (mima l’atto dello scrivere) tuttu chiddu chi ‘rriva…
CARMELINU Va ‘bbonu!
Carmelinu esce a sinistra.

ASSUNTA (guarda un po’ Ceciu, un po’ il pubblico, mormorando) Ma vardàti vui! ‘Sta grandissima tappinàra! Comu si permettìu mi ‘ndi manda ‘i cuoricini! (adirata) ‘Nciu mangiu eu ‘a idda, ‘u “cuoricinu”, si vegnu a sapiri cu è… (guarda Ceciu) E tu ringrazia a Diu chi sì già mortu! Sillura… (si siede, riprende la corona del rosario in mano, la bacia e riprende a pregare)

Il dottore Scarfò entra da destra.
DOTTORE (si avvicina al letto. Guarda Ceciu attentamente, per alcuni secondi. Quindi gli apre la bocca, per vedere la lingua. Poi lo ricompone) Sic transit gloria mundi… (accarezza il pizzetto, quindi si siede)
ASSUNTA (confusa) Mundi? No, dottori… (mostra il rosario) non staiu mundàndu nenti: ‘a curùna ‘du rusariu haiu ‘nde manu…
DOTTORE (con malcelato divertimento) No, dicevo che le cose terrene sono effimere, (si accarezza il pizzetto) Siamo di passaggio… In casi come quelli del povero Ceciu, con una morte così improvvisa, come si dice: alea iacta est… (si accarezza il pizzetto)
ASSUNTA (balza in piedi, facendo finta di scacciare una gatta) Chiss’ddà! Chiss’ddà! Sciò… Chiss’ddà! Chiss’ddà! Sciò! Aundi sì? Chiss’ddà! Vatìndi… Sciò, sciò…
DOTTORE (con malcelato divertimento) Orsù, che state facendo?
ASSUNTA ‘A jatta, dicìstivu? Trasìu ‘a jatta! Aundi ‘si ‘mmucciàu? (poi riprende) Chiss’ddà! Sciò! Aundi sì? Chiss’ddà! Sciò, sciò…
DOTTORE (con malcelato divertimento) Ma no! Era per dire che, ormai, non c’è nulla da fare per il povero Ceciu… (si accarezza il pizzetto)
ASSUNTA E mannaia… Vardàtilu dottori, pari ch’è vivu! Vardàtilu ‘nda facci!
DOTTORE (saccente) Certo! è il RIGOR MORTIS, cara donna ‘Ssunta! (si accarezza il pizzetto)
ASSUNTA (pensa fra sé e sé, mormorando) E puru sta medicina mi pari chi n’a pigghiàva! (a voce alta) Dottori, ma… chi pòtti essiri? (inquisitoria) Chi ‘nci pigghiàu a me maritu? (incalzante) Vui chi diciti? Chi potti èssiri?
DOTTORE (solenne) Si può affermare con certezza che il povero Ceciu sia stato colpito da (si sistema gli occhiali) angina pectoris… (si accarezza il pizzetto)
ASSUNTA Ma ‘nci sunnu puru ‘nti nui ‘sti ‘nimàli tropicali? E tràsunu intra?
DOTTORE (con malcelato divertimento) No, quale animale tropicale!
ASSUNTA (confusa) E chi esti?
DOTTORE (spazientito) Un attacco di angina pectoris! È provocato da insufficiente ossigenazione del muscolo cardiaco a causa di diminuzione del flusso sanguigno…
ASSUNTA Dottori, ne capiscìu 'sti cosi. Chi ‘nci pigghjiàu a me’ maritu?
DOTTORE (spazientito) Angina pecotris, vu dissi! Si tratta, sostanzialmente, di una improvvisa patologia cardiologica che sopraggiunge quando…
ASSUNTA (si alza e…) Dottori, chi catinazzu ‘nci pigghjiàu a me’ maritu, si poti sapìri?
DOTTORE (seccato) ‘Na botta ‘i sangu, donna ‘Ssunta! A vostru maritu ‘nci pigghjiàu ‘na ‘bbotta’i sangu! Oooh, oooh! (torna a sedere, cercando di riassumere l’aplomb)
ASSUNTA E chi ‘nci vulìva m’u dicìti, dottori! (torna a sedere)
DOTTORE Vedete, il quadro clinico del povero Ceciu era alquanto compromesso: non riusciva a controllare glicemia, colesterolo, trigliceridi! E poi c’erano sempre quelle transaminasi lì…
ASSUNTA (mormorando) Non bastava 'a nominata chi jìva sempri mi si ‘mbosca, ora puru 'i trans…? Aaah, no, dottori! ‘A me maritu ‘nci piacìru sempri ‘i fimmini!
DOTTORE (con malcelato divertimento) No! (con enfasi) Trasaminasi, ho detto!
ASSUNTA (più confusa che persuasa) E chi sunnu?
DOTTORE (saccente) Le trasaminasi sono enzimi, appartenenti alla classe delle transferasi, predisposti a catalizzare…
ASSUNTA (lo blocca con la mano e lo invita a parlare in modo più semplice)
DOTTORE ...insomma, il povero Ceciu, al bicchiere di vino, non ha mai saputo rinunciare. E unu, dui, tri: ‘u sapìti, jamu… E le transaminasi salgono, salgono, salgono…
ASSUNTA (rasserenata) Aaah, m’era schiantàtu: sintìa “trans” e pinzài...
DOTTORE No, no! (confidenziale) E poi so bene che il povero Ceciu facesse molta fatica a resistere al vostro fascino femminile…
ASSUNTA (si atteggia) Dottore, voi mi lusinghiate! ‘U sàcciu chi ancora sugnu ‘na bella donna. Però, pi diri ‘a verità, cu Ceciu, havi tant’anni chi… (con indice e pollice disposti a “L”, fa segno negativo)
DOTTORE (fingendo, divertito, di non avere capito) Tanti anni che…
ASSUNTA (con malcelata vergogna) Dottore, comu vi pozzu diri… Ceciu aviva puru ‘na certa età, circàti mi capiscìti, jamu!
DOTTORE (come sopra) Dico davvero, non capisco...
ASSUNTA (verso la platea) E comu ‘nciu spiegu ora? Dottori, in pratica, ora ‘u vidìti chi è tuttu tisu me maritu?
DOTTORE (annuisce) Sì!
ASSUNTA Eccu, diciamo che… negli ultimi anni… (con malcelata vergogna) c’era na parti ‘i me maritu chi non tantu…
DOTTORE Non tantu…?
ASSUNTA Oooh dottori! In pratica avi tant’anni chi… ‘u cardiddu non canta ‘cchiù…
DOTTORE Ma come? Ceciu veniva tutte le settimane per farsi prescrivere la pillola blu!
ASSUNTA (confusa) Quali pìnnuli blu? Chi stati dicendu? A chi servunu?
DOTTORE (si alza e va verso la platea) Eh, e ora comu ‘nciu spiegu a chi servunu i pìnnuli blu? Allura è veru chi Ceciu si ‘mboscàva sipàli sipàli, si cu so’ mugghièri ‘u cardiddu non cantava… (fa cenno ad Assunta di raggiungerlo. Danno le spalle al letto) Donna ‘Ssunta, come vi posso dire, sono delle pillole che servono…
CECIU (apre gli occhi, si accerta di non essere visto, alza la schiena e segue il dialogo)
DOTTORE (continuando) …eeeh, che servono per, diciamo, servono per fare alzare… eeeh, il buon umore! Praticamente sono pillole che servono a fare aumentare la pressione…  
ASSUNTA Aaah, ‘i pìnnuli blu! Ora mi ricordu! Ceciu aviva problemi c’a prissiòni. Diciva sempri (con la mano fa segno negativo) “Non si jasa, non si jasa… (allussiva) ‘a prissioni…” Poi si pigghjiàva una ‘i ‘sti pìnnuli blu, si faciva na passiàta…
DOTTORE (interrompendola, mormorando con la platea) E si ‘mboscàva SIPÀLI, SIPÀLI…
ASSUNTA (stizzita) Comu?
CECI, (terrorizzato, torna frettolosamente a fingersi morto)
DOTTORE (a voce alta) ‘A sta ura era ‘O SPITÀLI, senza di pìnnuli blu (sarcastico) Fannu miraculi ‘sti pìnnuli blu!
ASSUNTA ‘A propositu ‘i miraculi, dottori, pi me’ figghiu Carmelinu…
DOTTORE (confuso) Spiegatevi meglio!
ASSUNTA (con finto imbarazzo) Dottore, ora mi ‘rristàu sulu iddu. Ceciu ‘ndi ‘bbandunàu, era iddu l’omu da casa! Era iddu chi purtava ‘a pila p’a casa! Pigghiàva ‘na bella pinzioni, ‘a ‘nvalidità e puru l’accompagnamentu (a voce alta) sempri grazi ‘a vui! Non sàcciu si mi spiegài: avimu bisognu di un altro omu ‘da casa e mi ‘rristàu sulu Carmelinu…
DOTTORE (con imbarazzo) Eh, non è facile! (inizia a camminare) A meno che non vi siano (con enfasi) conclamate menomazioni fisiche o mentali. Ad ogni modo, fatemi parlare con lui: vediamo se si può fare qualcosa…
ASSUNTA (si azla, poi a voce alta, verso sinistra) Carmeeelinu! Oooh Carmeeelinu! Veni ‘ccà chi ti voli vidìri ‘u dottori Scarfò!
Carmelinu entra da sinistra.
CARMELINU (compie un plateale e goffo balzo, arrivando da destra)
ASSUNTA (prende sottobraccio Carmelinu) Chistu è Carmelinu, dottori! (a voce alta) Colui il quale dovrà diventare il nuovo omu d’a casa!
DOTTORE (guarda dalla testa ai piedi Carmelinu) Non riscontro menomazioni fisiche di sorta. Ho bisogno di eseguire un esame sulle sue condizioni psico-attitudinali… Donna ‘Ssunta, se non sono inopportuno, vi devo chiedere di lasciarmi qualche minuto da solo con vostro figlio...
ASSUNTA Certu! Carmelinu, tu rispùndinci a tuttu chiddu chi ti dumanda ‘u dottori Scarfò!
Assunta esce a sinistra.

DOTTORE (professionale) Carmelino, incominciamo: titolo di studio?
CARMELINU (ci pensa un attimo) Battesimo!
DOTTORE ‘Ccuminciàmmu ‘bbonu… Passiamo alla cultura generale: che cos’è il PIL?
CARMELINU Eh, dottori, ‘u PIL…  (sguardo malizioso) ‘a mia mi piaci ‘u PIL!
DOTTORE (seccato) Ma no! Non è quel PIL! È il Prodotto Interno Lordo!
CARMELINU (divertito) Aaah, no! S’è lordu non mi piaci! Hav’a jessiri pulitu ‘u Pil…
DOTTORE Non ci siamo! Parlami della presa della Bastiglia, questa è facile, su!
CARMELINU La presa della pastiglia è, eeeh, eeeh, (imbarazzato) è come quandu me patri si pigghjiava a pinnula blu e poi… eh, eeeh, eeeh, jiva ‘nta ‘gnura Serafina mi… (chiude il pugno e mima il rapporto sessuale, ma il dottore lo blocca) eeeeh, eeeh, eeeh…
DOTTORE (sorpreso) Ma quindi puru tu ‘u sai?
CARMELINU (divertito) Eeeh, eeeh: sulu me mamma no sapi…
DOTTORE Appostu simu! Dimmi, almeno, a chi dobbiamo l'introduzione del sistema binario!
CARMELINU (ci pensa, poi divertito) Eeeeh, eeeeh: ‘e Ferruvii du Statu! Chista è facili!
DOTTORE (seccato) Ultima domanda, vediamo se almeno ti salvi con la logica! Catarina, la moglie di tuo fratello Giovanni, per tua madre, cos’è?
CARMELINU (divertito) ‘Na grandissima ruttùra ‘i scatuli, dottori!  
DOTTORE (seccato) Catarina è la nuo-ra per tua mamma! (con voce più bassa) A proposito, per favore, vai a chiamarla così posso riferirle l'esito dell'esame…
CARMELINU Vaiu subitu, dottori, cusì vu dici puru idda chi esti Catarina!
Carmelinu esce a sinistra.

DOTTORE (verso la platea) Certu chi ‘a natura orba si pìgghjia spassu…

Assunta entra da sinistra.
ASSUNTA (ansiosa) Dottori, dicìtimi: allura?
DOTTORE Vi parlerò con la massima sincerità: vostru figghjiu è ‘cchiù fissa du pani cottu!
ASSUNTA (contenta) E allura, dottori, è perfetto! Non ‘nci ‘mmanca nenti!
DOTTORE (fa segno di abbassare la voce, poi le si avvicina) Più che perfetto! A pinziòni pi stortain… (finge imbarazzo) ehm, volevo dire, per infermità, non ‘ncia caccia nuddu!
ASSUNTA (contenta) E allura, dottori, ‘apoi vegnu e parràmu, cusì mi diciti tutti ‘i passaggi (fa il segno dei soldi) chi s’hannu a fari…
DOTTORE Certo! (professionale) Dobbiamo fare tutto (si guarda attorno) in regola! E poi, (indica Ceciu) cu l’esperienza da bonanima, vui i passaggi ‘i sapìti tutti…
ASSUNTA Eeeh, si capisce!
DOTTORE Ora, con permesso, esco a prendere una boccata d’aria…
ASSUNTA Facìti, dottori, facìti…
Il dottore esce a destra.

ASSUNTA (si avvicina al letto di Ceciu, soddisfatta) Ceciu, ammenz’a disgrazia ‘ndi capitàu ‘a furtuna! Havi raggiuni don Gelsomino: le vie del Signore sono infinite! (siede vicino al letto, riprendendo la corona del rosario fra la mani, ricominciando a pregare, sottovoce)

Giuanni e Catarina entrano da destra.
CATARINA (ha un bambolotto, avvolto in coperte)
GIUANNI E CATARINA (all’unisono) Mamma, mamma! Varda ‘a cui purtàmmu…
ASSUNTA (si avvicina. Poi, senza grandi entusiasmi) A cui purtàstuvu?
CATARINA Comu a cui purtàmmu? (le avvicina il bambolotto) Non vidi, mamma…
CECIU (spalanca gli occhi, senza guardarsi attorno: ha deciso di far sapere a tutti che è vivo)
ASSUNTA (delusa) Aaah, purtàstuvu a Kel…Klei…Kal, comu catinazzu si dici!
GIUANNI (contento) Eeeh no, mamma! C’è una sorpresa! Ti purtàmmu a… Ceciuzzu!
ASSUNTA Comu a Ceciuzzu? Chi vo’ diri, figghiu? Mi vulìti diri chi…
CECIU (continua a seguire l’evolversi del dialogo, senza essere visto)
GIUANNI (fiero) Si! ‘Nci cambiàmmu u nomu ‘o figghiòlu e ‘nci misìmu chiddu da bonanima du papà!
CECIU (fa le corna)
CATARINA (con finta commozione) ‘Nci tinìvimu ‘o nomu du papà!
ASSUNTA (incredula) E comu facìstuvu?
GIUANNI (tronfio) Eeeh mamma! Me cumpàri Pippu, s’a purtàu ‘bbona…
CATARINA ‘A verità!  
GIUANNI (tronfio) Certu, mi ha spiegato che queste cose possono essere fatte solo e soltanto una volta! ‘U sai com’è, mamma, pi certi cosi ‘nci voli sempri una piccola spinta (mima i soldi) Ma non pi me’ cumpàri Pippu! Ma nd'eppi a scunzàri a chistu e a chiddu. ‘U sai com’è… spingi (mima i soldi) ‘i ‘ccà e spingi (mima i soldi) ‘i ‘ddà… (prima va a destra, poi a sinistra, inscenando un goffo, ma simpatico, balletto)
CECIU (continua a sorridere e, in differita, mima il goffo balletto di Giuanni)
ASSUNTA E… non pi sapìri i fatti vostri, ma quantu (mima i soldi) avìstivu ‘a spìngiri ‘i ccà e ‘i ddà? (mima il goffo balletto di Giuanni)
GIUANNI (solenne) Duemila euri! Milli ‘i ccà e milli ‘i ddà (ripropone il goffo balletto)
ASSUNTA E menumàli chi c’era to’ cumpàri Pippu p’u menzu… sinnò quantu avivi ‘a spìngiri?
GIUANNI Eeeh, ‘iddu eppi a scunzàri genti ‘bbona… gente in alto, gente importante… ‘u sai comu sunnu ‘sti cosi... ‘U sàcciu, duemila euri sunnu belli sordi…
CATARINA Ma se sono serviti a rendere omaggio al papà, ‘bboni e biniditti! (poi a bassa voce) E ‘ndi ‘rrestàru ottu!   
GIUANNI Ora, appena ‘i carti sunnu sistemati, ‘ndi ‘rriva ‘a comunicazioni direttamenti ‘a casa… E poi, il nostro bambino avrà, finalmente, il nome più bello del mondo!
CATARINA (lancia uno sguardo poco convinto, verso il pubblico)
ASSUNTA (rallegrata) N’autra bella notizia! ‘U nomu da bonanima! Aaah, si ‘ndi putiva sintìri Ceciu! Ceciu, si ‘ndi putivi sintiri! (si volta verso il letto, vede che Ceciu è vivo e rimane impietrita. Poi urla) Ceciu! Ceeeciu! Focu ‘randi! Ceciu! È vivu! (euforica) Focu meee-u! Focu ‘raaaa-ndi! È vivu! È vivu! Ceciu è vivu! Currìti tutti ch’è vivu! Ceciu è vivu!
GIUANNI E CATARINA (all’unisono, più preoccupati che contenti) É vivu!

Carmelinu entra in scena da sinistra.
CARMELINU (incredulo) È vivu?
CECIU (fingendo di non capire, minimizzando) Sugnu vivu, sugnu vivu!
ASSUNTA (spaventata nell'avvicinarsi a Ceciu. Si ferma) Chiamati 'o mèdicu! Chiamati 'o mèdicu chi Ceciu è vivu! (con ampi gesti delle mani) È vivu! (si avvicina a Ceciu, quasi spaventata dà un pizzicotto, ben assestato) È vivu!
CECIU (seccato) Ahia! Chi catinazzu fai, ‘Ssunta!
ASSUNTA (felice) È vivu! Ceciu è vivu!
CECIU (sarcastico) Ma sicùndu vui ieu muriva cusì, senza avvisari? E pi cu’ mi pigghiàstuvu?
GIUANNI E CATARINA (più preoccupati che contenti) É vivu 'u papà! É vivu!
CARMELINU (divertito, guarda Giuanni e Catarina, poi alla platea) É vivu 'u papà!
CECIU (seccato) Ancora?
ASSUNTA Carmelinu, mòviti! Va’ chiama 'o mèdicu! Prestu!
Carmelinu esce a destra.

GIUANNI E CATARINA (all’unisono, con finto entusiasmo) É un miracolo!
ASSUNTA (felice, con ampi gesti delle mani) è un miracolo! Un miracolo!

Il dottore Scarfò entra da destra. Carmelinu entra dietro di lui.
ASSUNTA (entusiasta) Dottori, vardàti! Ceciu è vivu! Vardati!
DOTTORE (incredulo) É incredi… (è colto da leggero malore. Inizia a barcollare)
ASSUNTA (preoccupata) Focu meu!
CECIU (sarcastico) Prestu! Chiamàti ‘nu dottori chi ’u mèdicu si sintìu mali!
ASSUNTA Purtàtinci ‘na sèggia ‘o dottori! Prestu!
Giuanni prende sottobraccio il dottore e lo sorregge, mentre Carmelinu porta una sedia, sulla quale il dottore viene adagiato, in evidente stato confusionale. Si cerca di fare aria, sventolare il dottore.
CECIU (sarcastico) Sventuliàtulu ‘o dottori, mi si ripìgghia! Sventuliàtulu ‘bbonu!
DOTTORE (inizia a riprendersi, fa cenno a Carmelinu e a Giuanni di allontanarsi, per farlo respirare. Il dottore si rimette in piedi. Incredulo) Siamo nel PARANORMALE!
CARMELINU (divertito) Mancu a mia mi PARI NORMALI!
ASSUNTA (incuriosita) Dottori, ma com'è possibili? Vui chi dicìti?
DOTTORE La scienza ha sempre una spiegazione! Vedete donna ‘Ssunta...  
ASSUNTA (interrompendolo, sarcastica) E 'u quatru clinicu?  E 'i trans... chiddi chi non sunnu… chiddi porcarùsi? E …l’angiolina ‘ndo pettu?!?
CECIU (sconvolto) Quali trans? Ma chi stati dicendu?
DOTTORE Signori, è evidente che ci troviamo di fronte ad un caso di morte apparente...
CECIU (interessato dalla spiegazione scientifica che potrebbe salvarlo) Morte...?
DOTTORE Una morte apparente: è uno stato caratterizzato da perdita della coscienza e della sensibilità e…
ASSUNTA (lo blocca con un gesto della mano, invitandolo a parlare in modo più semplice)
DOTTORE ...insomma, parìva mortu e ambeci è vivu!
CATARINA Quindi, in pratica… fu SEMPRI vivu?
DOTTORE Sì! (si accarezza il pizzetto)
CATARINA (preoccupata) E sintìu tuttu chiddu chi dìssimu?
DOTTORE (professionale) Secondo quanto possiamo sostenere col lume della scienza, e alla luce dei miei tanti anni di studio e pratica medica posso certamente affermare che… (fa spallucce) chistu no sàcciu, ‘nci ll’avimu a spiàri a iddu!
CECIU (si alza, spegne le candele posizionate dietro il letto e prende il bastone, che è poggiato ancora sul letto. Guadagna la scena) Sintìa, sintìa... (Batte un paio di colpi di bastone a terra) Sintìa tuttu! (altri due colpi di bastone a terra) Tut-tu!
GIUANNI E CATARINA (si guardano, preoccupati)
DOTTORE Signori, ho bisogno di una boccata d’aria. Esco un attimo. Con permesso…
Il Dottore ed esce a destra.
CECIU (minaccioso) Ho sentito TUT-TO! (batte un colpo di bastone a terra)
GIUANNI E CATARINA (al colpo di bastone, per la paura, i due fanno un piccolo salto all’indietro verso la platea)
CARMELINU (verso il pubblico) Ahi, ahi! Sintìu tuttu ‘u papà… (gioca con le bretelle)
CATARINA (a Giuanni, preoccupata) Simu 'rruvinàti...
CECIU (amaro) Capiscìa ch'i sordi fannu véniri ‘a vista puru all'orbi! (batte un colpo di bastone)
GIUANNI E CATARINA (al colpo di bastone, per la paura, i due fanno un piccolo salto all’indietro verso la platea)
GIUANNI (mortificato) Ma no, papà...
CECIU ‘Zzittu, mannaia li minni! (batte un colpo di bastone. Giuanni e Catarina fanno un piccolo salto verso la platea) Comu sintìstivu sciàuru di sordi, currìstivu mi 'nci facìti cambiari 'u nomu du figghiòlu! (altro colpo di bastone. E altro salto verso la platea di Giuanni e Catarina) E chi modu è? (altro colpo di bastone. E altro salto dei due…) Chistu è 'u rispettu? (altro colpo di bastone. Altro saltello dei due)
CARMELINU (sarcastico) Férmiti, papà, cu 'stu bastuni, chi aund'è chi Giuanni e Catarina 'rruvàru ammenza 'e cristiani 'ssittàti!
CECIU (furente) 'U me rispettu vali sulu milli euri?
GIUANNI e CATARINA (si guardano increduli, poi all’unisono) Milli euri?
CECIU Sì, milli euri! (dà un colpo di bastone a terra) Pirchì?
CARMELINU (annuisce e con il pollice indica “uno”, rivolgendosi, divertito, alla platea)
CATARINA Comu milli euri? 'A mamma dissi ch'erinu decimila...
ASSUNTA (fingendosi ingenua) E si vidi chi mi cunfundìa! (sarcastica) Ieu non haiu 'i scoli jàti, sbagghjiài! 'A libbretta ‘a fici to patri... Comu si dici? Chiddu chi faci ‘a Madonna no’ sapi mancu ‘u Signuri!
CECIU (seccato) Milli euri, dissi! (altro colpo di bastone per terra)
CATARINA (a Giuanni, adirata) E fìcimu tuttu 'stu burdellu pi milli euri?
CECIU (sarcastico) E allura 'u rispettu p'u papà, (colpo di bastone per terra) "nci tinìmu 'o nomu du papà"? (altro colpo di bastone)
GIUANNI Papà, non diri cusì! In queste ore in cui pensavamo fossi... fossi morto ho riflettuto su quanto tu ci tenessi a questa cosa. E…
CATARINA (con tono intimidatorio) E…
GIUANNI (deciso) E adesso il bambino porta il nome di mio padre e non si cambia più!
CATARINA (lo guarda inviperita)
CARMELINU Puru pirchì non si poti ‘cchiù cangiàri! Eh, eeeh… (gio cacon le bretelle)
GIUANNI (commosso) Papà, è giusto che il bambino si chiami come te! Non mi 'nteressa nenti di sordi!
CATARINA (lo guarda inviperita)
GIUANNI 'U figghiòlu si chiama comu ‘a me patri pirchì è giustu cusì! (lancia un'occhiata di sfida a Catarina)
CECIU Veni 'ccà mi ti 'mbràzzu, figghiu! Mannaia li minni! (Giuanni e Ceciu si abbracciano)
CATARINA (inviperita) Aaah si? 'A mia 'stu nomu non mi piaci e non mi piacìu mai! ‘U nomu du figghiòlu è e rimane Kevin! E vidìmu! (va verso destra, correndo)
GIUANNI (la insegue, farfugliandone il nome)
Catarina e Giuanni escono a destra.

CECIU Dàssila mi si 'ndi vai!  
ASSUNTA (soddisfatta) Esti 'appicca tinta...
CARMELINU (verso la platea) ‘U sapi puru ‘u mèdicu ora!
CECIU Carmelinu, vai e chiama ‘o dottori Scarfò, quantu mi ‘nci dicu ‘na cosa…
CARMELINU Subitu, papà!
Carmelinu esce a destra.

CECIU (soddisfatto) Aaah, mannaia, ‘sti figghi, ‘sti figghi…
ASSUNTA Non si sapi comu mi pigghi!

Il dottore Scarfò e Carmelinu entrano da destra.
DOTTORE (professionale) Eccomi! Immagino vogliate ricevere ulteriori e più approfondite spiegazioni scientifiche…
CECIU Dottori, ma quali spiegazioni scientifichi! V’aviva a diri ‘na cosa… (strizza l'occhio al dottore, maliziosamente) riservata!
ASSUNTA (stizzita) Capiscìa, vaiu e ‘nci dicu ‘o prèviti chi non c’è nuddu funerali ‘i fari! Carmelinu, veni cu mia! Dassàmuli suli!
Assunta e Carmelinu escono a destra.

CECIU (si guarda attorno con circospezione, poi lo prende sottobraccio e, con tono di chi confabula) Dottori, pi ‘ddù surbìzzu… (strizza l'occhio, maliziosamente)
DOTTORE (fingendo di non capire) Quale “surbizzo”?
CECIU (assesta una gomitata, con fare malizioso al dottore) Dottori, jamu! ‘Ddù surbìzzu… ‘I pìnnuli… chi mi dati sempri per far alzare… il buon umore...
DOTTORE Aaah, sì: i pìnnuli blu!
CECIU Bravu, dottori! (assesta un’altra gomitata al dottore, che sembra non gradire) Signàtimi ‘ddù scatuli!
DOTTORE Due? Dovete riguardarvi alla vostra età! Queste cose sono pericolose!
CECIU Ma quali età! Quali cosi pericolosi! (si guarda attorno, poi con tono di chi confabula) L’unicu periculu è si mi scopri me mugghièri… (mima il silenzio)

Assunta e Carmelinu entrano da destra.
CECIU (si affretta a lasciare il braccio del dottore. Sorpreso, finge di tossire) Cof, cof… Dottori allura ‘rristàmu cusì! (di nascosto dalla moglie, fa segno “due” con la mano)
DOTTORE Va bene. Passate domani a ritirare... le prescrizioni! Vi saluto, signori!
CECIU E ASSUNTA (all’unisono) Vi salutu, dottori!
Il dottore esce a destra.

ASSUNTA (curiosa) Ma quali prescrizioni?
CECIU (fa spallucce) No, nenti… Una cura… di rinforzo! (sguardo malizioso al pubblico)
CARMELINU (sarcastico) Ehi focu meu! Mancu s’eri murùtu!
CECIU ‘U sàcciu, è veru chi non sugnu mortu (fa le corna) ma stari curcàtu ndo lettu pi ‘ddù jurnati, stanca! ‘U dissi puru ‘u dottori…
ASSUNTA Aaah è bravu ‘u dottori Scarfò!
CECIU Un luminare! (malizioso, strizzando l’occhio al pubblico)
v.f.s. PREFICA (incredula) Ceee-ciu! Ceee-ciu Luppiii-nu! Era mooor-tu!
CECIU (imitando il pianto della prefica) E ora è viii-vu!

Don Gelsomino e la prefica entrano da destra.
PREFICA (come sopra) Ceee-ciu Luppiii-nu! (sarcastica) Ch’era beeel-lu!
CECIU (come sopra) Vardàtivi vui quantu siii-ti bruuut-ta!
PREFICA (come sopra) Ceee-ciu Luppiii-nu! (sarcastica) Ch’eee-ra puuu-liii-tù!
CECIU (c. s.) E non saaa-piii-tiii quantu sugnu ‘mpro-fuuu-maaa-tuuu! (si odora)
PREFICA (come sopra) Ceee-ciu Luppiii-nu! (sarcastica) Ch’eee-ra sa-pu-riii-tuuu!
CECIU (come sopra) E sugnu puru ‘zzu-ccaaa-raaa-tuuu!
DON GELSOMINO (procede verso Ceciu) Oooh mio Dio! Ma questo è un miracolo!
Ceciu fa un paio di passi avanti e si porta da un lato del palco.
CECIU (fa un paio di passi avanti e si porta da un lato del palco. Alla platea) Il vero miracolo è capire ciò che diventa inutile da morti e che ci affanniamo a rincorrere, da vivi. (con aria di rimprovero bonario, verso Assunta) Ho una moglie che avrebbe speso tutti i nostri (sarcastico) sudatissimi risparmi per regalarmi - regalarmi, pi modu ‘i diri – un funerale da re, pi mi ‘nci jinchìmu l’occhi ‘a genti! Ricordati chi ‘i cristiani non ti dùnanu ‘a ‘mmangiari!
CARMELINU (divertito) No, papà, ‘ndi dùnanu, ‘ndi dùnanu! Si sai ‘i colazioni chi ‘ndi mandàru! (gioca, divertito, con le bretelle)
CECIU 'U sàcciu, ora haiu puru tanti debiti ‘i pavàri ma, comu si dici: pi pavàri e pi murìri c’è sempri tempu. Soprattuttu pi pavàri… A proposito, don Gelsomino: (sarcastico) per il restauro della sacrestia putiti spittàri, almenu pi quantu mi riguarda…
DON GELSOMINO (imbarazzato, poi con tono profetico e l’indice sollevato) Egli disse “…state pronti perché non sapete né il giorno, né l’ora!”
CECIU (fa dei gesti apotropaici. Ironico) E aviti ragiuni, don Gelsominu! Ma pi ora putìti ‘spittàri!

Giuanni e Catarina, che porta in braccio il bambolotto, entrano da destra e si dispongono accanto ai già presenti.
CECIU Eeeh, figghi figghi! Comu ti ‘rrìvanu, ti pigghi! Però, ‘u sapìmu tutti: ‘i figghi sunnu tutti belli! E ‘i niputi sunnu ‘cchiù belli ancora! Si hannu ‘u to nomu e puru si non ll’hannu! Pirchì ‘u nomu ‘ndi ll’avìmu a jasàri suli, essendo onesti, lavuraturi e bravi cristiani! Non ‘ndi ll’hannu a jasàri ‘i niputi… Certu, però, chi Kelvin non sì poti sintìri!
GIUANNI e CATARINA (all’unisono) KEVIN!
CECIU Sì, vabbò, ‘u stessu è! Ah, poi ho capito pure che Carmelinu, ‘u maru, pari stortu, ma è ‘cchiù stortu ‘i chiddu chi pa...
ASSUNTA (interrompendolo) Ceciu! Lassa stari ‘u figghiòlu!
CECIU …nooooo, chi capiscìsti? Pari stortu, ma è perfettu comu omu di casa!

Il dottore Scarfò entra da destra e si dispone accanto ai già presenti.
CECIU (divertito) E poi ho scoperto anche che ci sono certi medici che ti fanno delle visite così accurate chi foramalocchiu non capìsciunu mancu si sì vivu o si sì mortu! Dottori Scarfò, l’importanti è non mi sbagliati quandu mi signàti ‘i pìnnuli mi mi jasa…
TUTTI (guardano Ceciu, preoccupati)
CECIU mi si jàsa ’a prissiòni!
DOTTORE (annuisce, divertito e fa segno "due)
CECIU Ma soprattutto, ora hai nu niputèddu chi havi ‘u me nomu e ‘nci vogghiu fari ‘nu bellu regàlu, ieu chi ormai aviva perdùtu ogni speranza d’aviri ‘nu niputeddu chi si chiama comu a mia!

Suonano alla porta.

GIUANNI (affrettandosi ad aprire) Il certificato, il certificato! Il cambio del nome! (esce a destra, quindi ritorna con una lettera, chiusa, che sventola, trionfante)
TUTTI (lo guardano, sorridenti, e bisbigliano, felici, “u nomu, ‘u certificatu”)
GIUANNI (apre la lettera e legge) Il Comune (legge molto velocemente) rilascia certificato d’identità, con la nuova denominazione del soggetto sopra generalizzato, il quale, a tutti gli effetti, (legge più lentamente) da questo momento prende il nome di CECIU Luppino! (con maggiore enfasi e sventolando il foglio) Luppino CECIU!
Cala il silenzio, gli altri smettono di bisbigliare e spalancano gli occhi. Sbigottiti.
CECIU (esterrefatto) Cooomu?
GIUANNI Leggi, papà: Luppino CECIU! Pirchì? (lo ripete per convincersi che sia tutto giusto) CECIU Luppino… Ora mancu vi stai ‘bbonu? Comu catinazzu nc’aviva ‘a mèntiri… (rileggendo la lettera) CECIU Luppino, ‘ccà! È giustu!
CECIU (adirato) E sicundu tia, me’ patri, mi chiamava comu ‘nu cìciru?
GIUANNI (incredulo) Pirchì? Comu ti chiami? (fa spallucce) CECIU…
CECIU Vincenzo mi chiamo, VIN-CEN-ZO! ‘Nimàli chi non si àutru!
CATARINA (adirata) Fooocu! Disgraziatu! Mi facìsti méntiri (disgustata) Ceciu a me’ figghiu, ‘ndegnu! Malidittu! (e fa per menarlo mentre…)
GIUANNI (inizia a scappare)
Catarina si lancia alla rincorsa di Giuvanni per menarlo. Tre o quattro dei presenti cercano di inseguirla per bloccarla mentre Assunta e Ceciu, che agita il bastone, gli vanno dietro anche loro. Tutti urlano ingiurie (a soggetto) contro Giuvanni. Solo Carmelinu, si porta in disparte, in un angolo della scena, ad osservare.
Alla fine tutti si ritrovano a rincorrere Giuanni, il quale dopo un giro sulla scena, utilizza anche le uscite a destra e a sinistra per uscire, quindi rientrare, ed allo stesso modo faranno gli altri, per un paio di volte. Durante questa fase, Giuanni avrà cura di far cadere in terra il foglio che certifica il cambio del nome.
Dopo un paio di giri, tutti escono di scena. Rimane solo Carmelinu….

CARMELINU (raccoglie da terra il fogli, si porta al centro della scena, sorridente)

Le luci, gradualmente, si abbassano

CARMELINU (legge, perplesso e in tono confidenziale) Luppino CECIU! Cu’ sapi si cu’ stu nomu ‘u fannu ‘nchianàri supra all’aereu! (fa spallucce) Mala mi vai, si poti jarmàri ‘na bancarella ‘i cìciri e ‘i luppina, ‘o mercatèddu! Sapete com’è: le vie del Signore sono infinite! Eh, eh, eeeh! (lancia in aria il foglio che ha raccolto da terra ed esce di scena da destra)

SIGLA

Cala il telo

Fine