Numero 1 di aprile-giugno 2000

Pagina bianca

di Fausto Paravidino

Quando ho un’idea improvvisa la scrivo e basta, senza farmi tanti problemi, poi la ricontrollo a freddo, ma quando penso “ora sarebbe proprio il momento di mettersi a scrivere…” e mi siedo al computer ho un mio piccolo sistema per non stare ore davanti allo schermo bianco. Mi sono scritto un paio di paginette di appunti moraleggianti che ho intitolato “sullo scrivere e il non scrivere”. Leggo quelle, magari le correggo un po’, e quando ho finito di rileggerle sono in grado di decidere se posso provare a occuparmi della commedia o se forse è meglio se mi assumo la responsabilità di fare dell’altro. Quella che segue è la mia pagina non bianca. Bisogna essere così puliti, così puri e discreti per riuscire a scrivere… è difficilissimo riuscire a farlo quando si è contenti di sé, perché l’unico modo per farlo bene è riuscire a guardare fuori con la curiosità di un bambino, allora bisogna stare o così bene da essere completamente aperti, o così male da essere costretti a farlo. È un atto d’amore, che può essere o corrisposto o non corrisposto, non fa differenza. Tutto può nascere solo dal silenzio, da un grande silenzio, se no è cronaca. Devi già avere mangiato per essere pronto per vomitare, oppure puoi non avere mangiato da mesi e vomitare bile, ma non puoi mangiare e vomitare insieme. Puoi scrivere al posto di vivere o al posto di ucciderti ma non puoi farlo in piedi su uno sgabello con una corda al collo. Allora è meglio prepararsela per dopo. Puoi scrivere per vendicarti ma non per fare la pace, se hai scritto per vendicarti magari quando metti la parola fine ti accorgi che hai fatto la pace, ma se scrivi per fare la pace, quando metti la parola fine, ti accorgi che la guerra la devi ancora incominciare. Puoi pensare un mese e scrivere in tre giorni, ma non illuderti di potere scrivere quello che hai pensato, è facile che un personaggio sia buono, ma gli altri hanno voglia di assecondarlo? Se non ne hanno voglia è meglio se scrivi un monologo e poi lo butti, ma non costringere gli altri a fare un inutile balletto attorno al personaggio che ti piace, perché la vita non è così, nessuno lavora per te solo perché tu sei contento di te. Ognuno ha i cazzi suoi, puoi capirlo o meno, ma non puoi fare finta che non sia così. Se il tuo eroe si ammazza altri dodici non piangeranno tutti sinceramente per lui, vai al tuo funerale e verifica, se non ci credi, avrai terribili sorprese. Se la donna che ami non è andata al tuo funerale, non cercare di raccontare alla gente che c’era e piangeva, perché dubito che questo sia più interessante della realtà. Magari piangeva sinceramente proprio quel personaggio che tu hai scritto scemo perché ti stava sul cazzo. Non ti chiedo di capirlo, ma di rendergli giustizia. Che reciti o che scriva non fidarti della logica, è solo lontana parente della vita, e spesso non si parlano nemmeno. Non vergognarti di esserti stupito e non sforzarti di stupire. La vita è stupefacente se la ascolti senza forzarla. Quando finalmente hai capito tutto non dirlo a nessuno e smetti di scrivere, stai prendendo una cantonata. Se un personaggio vuole fare una cosa e tu non sei d’accordo, prima di forzarlo a farne un’altra o di trovargli un motivo decente perché la possa fare, prova a lasciargli fare quello che vuole. Secondo me ha ragione lui. Puoi firmare degnamente un lavoro solo quando hai la netta sensazione che non sia tuo, e che la tua firma, stia male lì sopra.