Numero 2 di giugno-settembre 2001

La nuova drammaturgia: tutti la vogliono, nessuna la piglia

di Pierpaolo Palladino

E’ difficile dire qualcosa di preciso riguardo alla questione, fenomeno, o chiamatelo come volete, della Nuova Drammaturgia o Drammaturgia Contemporanea. Innanzitutto è difficile definirne i contorni, la cornice entro la quale ad un testo teatrale puÒ essere attribuito una tale aggettivazione. In epoca post-moderna sembra impossibile che un testo sia completamente originale, e forse non è importante che lo sia. Tutto sembrerebbe già scritto o rappresentato, ma un vecchio e saggio drammaturgo una volta mi spiegÒ la sua opinione al riguardo con una semplice equazione: ‘‘ meglio scrivere in un nuovo modo una vecchia storia che in modo vecchio una nuova storia’. Sembra banale ma non lo è, perchè sposta efficacemente l’attenzione sullo stile, sul linguaggio sempre mutevole, come mutevole è il mondo, per narrare al pubblico di oggi anche il più classico dei temi come, ad esempio, la storia d’amore tra un uomo e una donna. L’amore, il soggetto da sempre narrato in mille modi mantenendo invariata la sostanza che non passa mai di moda. E meno male. Ma questo è solo uno dei mille spunti di riflessione che dal termine ‘Nuova Drammaturgia’ si puÒ partire per una strada senza ritorno. Figuriamoci come puÒ regolarsi un legislatore che ha il compito di definire in termini di legge qualcosa di cosÌ sfuggevole. Io che, non costretto ad angosce teoriche, cerco di scrivere spinto da passione e libero di contraddirmi ogni volta che posso, mi scontro perÒ, sistematicamente, non con la definizione di quello che sto facendo ma con la pratica del drammaturgo di belle speranze di fronte alla realtà del mondo teatrale e delle sue regole (la parola ‘legge’ in teatro ha un suono troppo puritano). Premetto che ho avuto anche incontri positivi e che la realtà, grazie a Dio, non è mai solo come la vediamo noi, dal nostro punto di vista. Ma l’esperienza mia e di molti altri come me, la maggioranza, e questo è fondamentale, puÒ riconoscersi in una infinità di aneddoti, spassosi o amari a seconda dei casi: dal noto attore che in tv rimpiange la mancanza di nuovi autori da scoprire, la sua frustrazione nel dover rifare sempre gli stessi classici per un pubblico di abbonati idioti, ma che nella pratica non ci pensa affatto a scoprire nulla di nuovo perchè è con Pirandello o Shakespeare che si vendono gli spettacoli e si fanno i soldi. A meno che l’autore non sia anche televisivamente influente. Oppure al produttore che, come il politico e il distributore di circuito, si dichiara pubblicamente a favore della ‘Nuova Drammaturgia’ come un bene da incoraggiare e proteggere, ma nella pratica lo giudica un male da evitare (come le tasse o le malattie) o un dente da togliere nel modo più indolore possibile. Oppure… oppure ci sono i concorsi ! SÌ, i premi di drammaturgia, unica ancora di salvezza per cui ha ancora senso scrivere una novità teatrale pensando all’arte, ma dove è partecipare solo se sicuri di vincere il primo premio con annesso finanziamento per la produzione (che sennÒ che lo produce a fare?). Ma se disgraziatamente il testo arriva secondo, ossia ‘finalista’, magari anche con medaglia e pubblicazione su rivista specializzata, allora per quel bel testo è veramente giunto il capolinea. Nel giorno stesso in cui viene annunciata ufficialmente la sua nascita, esso brucia le sue carni tenere tra gli applausi ricevuti durante la premiazione, la commozione di parenti e amici e i soldi che non vengono stanziati. E sÌ, perchè il termine testo ‘finalista’ o ‘segnalato’ si traduce in: testo bello sÌ, ma senza dote ne futuro, in quanto ad ogni buon bando di concorso che si rispetti si aggiunge sempre l’articolo che esclude dalla selezione ‘quei testi già premiati o anche solo segnalati in altri concorsi’! Quindi sipario: definitivamente. E addio. Non cala perÒ per il testo vincitore al cui autore arrivano le proposte da produttori e registi che assicurano l’autore di credere nel testo (con i soldi del premio). Lo spettacolo debutterà in qualche modo, in qualche festival estivo e poi, spesi i soldi per l’allestimento, ricevute le critiche ottime e i pareri entusiasti del pubblico, si saluterà la nascita di un nuovo drammaturgo e dopo poche repliche calerà il sipario e buonanotte. Avanti il prossimo. A meno che… a meno che ci si assicuri la presenta di quel noto attore che fa da richiamo e a cui potrebbero seguire successive collaborazioni di successo. E il noto attore del noto sceneggiato accetterà l’impegno per l’estate impegnandosi a sostenere la ‘Nuova Drammaturgia’ (d’estate gli studi televisivi sono quasi sempre chiusi per ferie) purchè gli si assicuri un buon battage pubblicitario. E lo spettacolo debutterà con maggior richiamo, finchè il noto attore tornerà ai suoi impegni e lo spettacolo non potrà più girare per la difficoltà che la nuova drammaturgia ha ad essere distribuita (senza un nome!). Sipario! Potrà un altro artista di nome interpretare quel testo che tutti, critica e pubblico ha già giudicato positivamente ? No, signori, perchè è già stato fatto. E perchè mai dovrebbe un attore fare il sostituto di un altro che ha già trovato di meglio da fare ? Sipario caro drammaturgo, perchè la tua opera, se è valida, ha il fascino di una vergine, bella finchè è illibata, ma una volta deflorata non vale più nulla. Sipario dunque ad ogni bella creatura che saprai partorire a meno che ad essa non insegni l’arte più antica, quella che impone ad ogni buona fanciulla un matrimonio conveniente. Peccato che la ‘Nuova drammaturgia’, figlia di un Dio minore, non possa mai trovare un marito fedele, ma al limite un amante utile, seppur occasionale, a cui concedersi a caro prezzo, e se possibile barare anche, per riciclare la propria illibatezza (illibatezza = testo inedito a cui segue premio ministeriale per la produzione di una novità italiana). Barare sÌ, come farei anch’io sene fossi capace, facendo finta di scrivere ogni volta un testo nuovo per riproporre in realtà lo stesso, fregando le mille strozzature degli amici della ‘Nuova Drammaturgia’ e realizzare il più proibito dei sogni: un testo che matura con le repliche, cresce attraverso le stesure successive, le riedizioni con attori, registi e pubblico diversi (guarda caso proprio come i classici) e vive, se bello, respirando sul palco... finalmente.