Numero 1 di aprile-giugno 2000

Hich bin dramaturg

di Alessandro Trigona Occhipinti

´ich bin dramaturg che non vuole dire solo: esisto anch'io, in quanto autore, nell'universo teatro, ma semplicemente é il desiderio di rivendicare un'attenzione, il pretendere di essere messi nelle condizione migliore per poter contribuire ad una ri/nascenza (ci piace chiamarla così) del teatro nel nostro paese. E questo non per cercare una qualche improbabile rivalsa - amiamo troppo il teatro per farlo - nei confronti delle altre figure artistiche (registi, attori, etc.), ma per dare un senso diverso al nostro essere operatori del settore. Troppo spesso si scrive, si dice che la nostra drammaturgia, la nostra scrittura Ë chiusa, involuta, ermetica, che non Ë nientíaltro che un ´monolocale cucina e bagno' come l'ha definita il critico letterario, Angelo Guglielmi. ´Un monolocale, cucina e bagno'. C'é qualcosa che non va... forse... sicuramente. Per uscire da queste secche, allora bisogna fare qualcosa, cercare di capire e non aspettare che un nuovo Pirandello sorga e muti le sorti del nostro teatro. Capire le ragioni - tutte! - di questo disastro - quali le responsabilità del teatro di regia - e cominciare a dissodare il terreno, renderlo fertile in modo tale che l'arte - qualunque arte - l'amore per la cultura - il suo valore intrinseco - e un pubblico attento e preparato - capace di cogliere la differenza che esiste tra un monologo di Shakespeare/Crollalanza da uno spot di un preservativo - possano svilupparsi, crescere, esaltarsi, anche qui da noi, in Italia. Cerchiamo di essere seri, di creare le premesse affinchÈ líarte - quella vera - possa riconquistare quelle attenzioni, recuperare quella qualità che in un passato - quanto mai lontano - aveva. E per questo, per fare questo, occorrono serietà e idee. E tempi moderni, che sicuramente non é nessuno ma di serietà e di idee ne ha fin troppe, propone, ritiene doverso suggerire a chi di dovere - individuatelo voi chi - di cominciare a rimuovere gli ostacoli - sassi, rifiuti, sostanze tossiche, altro - che nell'orto di casa impediscono alla pianta - non solo della nostra drammaturgia - di evolversi, crescere, germogliare. Idee... il dramaturg, istituzionalizzarne la figura, importare, anche nel nostro paese, l'esperienza fatta in altri paesi europei - penso alla Germania - creando una figura analoga che accresca, possa approfondire le tecniche di scrittura, i diversi linguaggi espressivi e crei le premesse - utopia?- affinché una nuova, maggiormente preparata, generazione di ´scrittori di compagnia', di dramaturghi possa domani trovare vita elevando il livello dei nostri copioni. Dare dignità a quella figura - cosÏ estranea al nostro teatro da esserne pienamente e totalmente parte - che al piacere di narrare possa coniugare capacità artistiche con i diversi linguaggi espressivi della scrittura teatrale. Come già avviene negli altri paesi europei. Unione Europea non é e non può essere solo banche, moneta unica, flessibilità del lavoro - licenziamenti facili, per intenderci - e taglio delle pensioni. E' anche politica - non solo economia e finanza - ma culturale. Si spera. E allora diamo fuoco alle polveri: introduciamo, anche in Italia, quelle forme di sostegno alla creatività che, anche nella tatcheriana Inghilterra, aiutano ad elevare la qualità artistica delle opere prodotte, contribuendo cosÏ a colmare i gap oggi esistenti - lacrime e cilici non sono sufficienti e, soprattutto, poco ci piacciono. Politiche a sostegno degli autori: borse di studio, prestiti d'onore, finanziamenti e anni sabatici. Di più il riconoscimento della peculiarità delle nostre professioni (quelle autorali): sgravi fiscali, líindividuazione di strumenti idonei ad agevolarne l'attività e la formazione; rafforzare la tutela del diritto díautore, potenziare le strutture esistenti, creare nuove sinergie - pubblico e privato, fondazioni, detrazioni fiscali per le sponsorizzazioni in campo artistico - riconoscimento di nuove professionalità - esempio gli agenti - figure che comunque possono rendere maggiormente accessibile - appetibile? - l'arte al pubblico, alle nuove generazioni e - perché no? - al mercato, nel rispetto della qualità dellíarte e della cultura prodotta. Figure professionali in grado di insegnare - userei il termine addestrare se non generasse pericolose ambiguità - preparare i giovani ai valori della cultura. Aprire le Istituzioni, (Università, scuole, Accademie, teatri, compagnie, case editrici e di produzione, private e non, etc.), portarle al centro di un processo di conoscenza, di cognizione dellíuniverso che, intorno e nella realtà esterna, esiste per leggerne, comprenderne, interpretarne ogni possibile pulsione - anche quella più distruttive - e trasformarla in ARTE. Nel campo del teatro, della letteratura, della poesia, cinema, musica, tv che sia. L'idea del dramaturg, é solo un passo, un piccolo passo: creare un punto di riferimento a tutte quelle anime perse che vagano con un copione in mano senza sapere dove andare, a chi rivolgersi. Un punto di riferimento. Un direttore artistico non basta, non ci basta. Non é questo il suo compito e non deve esserlo. Occorre una persona che, professionalmente inquadrata - di più - artisticamente dotata, all'interno dei teatri stabili, curi, non solo il repertorio artistico arricchendolo con produzioni proprie e con quello di altri autori (nazionali e non) contemporanei, ma approfondisca lo studio delle diverse e nuove forme artistiche (ricerca, appunto), i suoi linguaggi e che organizzi, promuova incontri, seminari, corsi di aggiornamento e di formazione, scuole di scrittura, di drammaturgia; strutturi nuove biblioteche (telematiche e non) di testi di autori contemporanei, razionalizzi quelle esistenti; incentivi gli scambi con gli altri paesi (borse di studio?) in collaborazione con  "udite, udite" gli Istituti di cultura italiana all'estero; instauri rapporti costruttivi con la stampa locale; si attorni di talent scout che setaccino i teatri off, quelli invisibili, sempre più invisibili per intenderci, alla ricerca di nuove proposte, nuove idee. Incoraggi la nascita e/o la diffusione di riviste; costruisca attorno a se, al teatro, di cui é e rimane parte, uníattenzione, una curiosità, di circoli, associazioni o caffé letterari che siano, in grado di alimentare, sostenere, rigenerare il teatro e il suo universo. L'alternativa é rimanere immobili e lamentarsi, aspettando che un nuovo Pirandello nasca oppure - la scienza é in grado di farlo - venga clonato. Per quanto mi riguarda, ne dubito. Non credo che la clonazione possa essere una soluzione: l'innovazione tecnologica, per quanto sia, non potrà mai sopperire alle mancanze di idee, di progresso civile, politico e culturale dellíumanità. Per il resto... continuiamo a farci del male.