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L'eremita contemporaneo

Il titolo di questo spettacolo ci fornisce la collocazione geografica, storica e umana di ciò che il pubblico osserva in scena. L’ILVA di Taranto, attualmente la più grande acciaieria d’Europa, diventa base di partenza per una ricerca artistica molto complessa. La regista è tarantina, Anna Dora Dorno, colei che presta anche la voce alle frasi sussurrate o cantate, accompagnata dal vivo dalla musica di Andrea Vanzo. Il protagonista è Nicola Pianzola, un “mostro” da palcoscenico che ci lascia esterrefatti. Ovviamente da un punto di vista positivo. Nonostante il testo, inconsueto rispetto alle tradizionali forme drammaturgiche poiché volutamente frammentario e sempre mutevole, riporti tematiche conosciute ormai da tutti, l’allestimento scenico del gruppo Instabili Vaganti ci fornisce un’immagine originale della commistione delle arti e dei suoni, elemento che da tempo non ritrovavamo in scena. Pare che il teatro contemporaneo stia tornando ad una classicità perduta per le eccessive ( e spesso banali) sperimentazioni, ma questo lavoro colpisce per le scelte registiche, luministiche, per gli incastri, i colpi di scena, per l’incredibile perfomance dell’attore e per l’attualità della denuncia. Ma diciamo la verità: colpisce perché è diverso. Del resto stiamo parlando di una compagnia pluripremiata, soprattutto all’estero. Il teatro Elicantropo di Napoli ospita L’EREMITA CONTEMPORANEO  dal 14 al 17 febbraio. L’eremita è un operaio dell’ILVA di Taranto: ma questa definizione è limitante. Si parte da un diario di uno degli operai per poi arrivare ai testi poetici di Luigi di Ruscio e Peter Shneider. L’attore è l’Uomo nella sua universalità, costretto alla ripetitività ossessiva del suo lavoro all’interno di una fabbrica che miete morti per incidenti o per cancri ma che è l’unico sostentamento di numerose famiglie al Sud Italia. I ricordi vanno agli emigranti degli anni ’80 nelle fabbriche tedesche, oltre agli stessi italiani che intraprendevano il comune viaggio sud-nord già da tempo; si percepiscono gli echi dei primi operai inglesi durante la Rivoluzione industriale. Ciò che sorprende è come l’eremita sia contemporaneo e ancora agonizzante anche ai nostri giorni. La scelta della compagnia di portare l’attore al parossismo scenico è fondamentale: la preparazione fisica del giovane Pianzola si mescola all’utilizzo di escamotage scenici. La scenografia è costituita da uno sgabello di ferro che viene utilizzato come pedana, gabbia, viene trascinato, rivoltato, compagno fedele e inscindibile dall’attore. Un proiettore rischiara l’asfissiante oscurità con immagini di fabbriche e capannoni, con un raggio di sole che macchia la pelle dell’operaio, costretto a lavorare intere giornate in ambienti tossici e oscuri. Ciò che meraviglia è lo studio accurato sui suoni. L’ossessiva ripetitività dei movimenti e dei rumori a cui vengono sottoposti gli operai vengono riprodotti in scena attraverso la voce, i sussulti del corpo, le mani, le braccia e i piedi dell’attore che diventano molteplici performers in un unico corpo. Il gioco del ritmo musicale è riprodotto attraverso l’utilizzo di tutte le parti del corpo. La voce che va continuamente in “refrain” colpisce l’udito degli spettatori, costruendo un’intera struttura scenica che stimola molteplici ambiti sensoriali. La volontà e il desiderio di questi uomini è legato al binomio: carne calda- ferro freddo. Vita e morte si contendono le giornate giustificate da una “fregatura”: lavorare per vivere e morire lavorando. L’omologazione, la ripetitività, la brutalizzazione, parola quest’ultima ripetuta fino all’ossessione, sono immagini della società contemporanea. Lo erano anche agli inizi del ‘900, e questo è ancor più inquietante
Il “dio” progresso viene issato sulle tombe dei caduti per il lavoro: la maschera del saldatore delle acciaierie. L’attore ci indica e ride di noi: siamo tutti uguali, come gli operai dell’ILVA nelle loro divise, maschere e numeri di matricola. L’annullamento dell’uomo è ancora in atto, ma stavolta è made in Italy.

L’EREMITA CONTEMPORANEO-made in ILVA
Teatro Elicantropo Napoli
14-17 febbraio 2013
Instabili Vaganti
Composizione drammaturgica originale di Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola
sui testi: Lenz di Peter Shneider, Poesie operaie di Luigi Di Ruscio, Dies Irae, scritti e testimonianze di operai intervistati nel progetto.
con Nicola Pianzola
musiche originali ed esecuzione dal vivo: Andrea Vanzo
voce e canti Anna Dora Dorno
oggetti di scena Nicoletta Casali, scene e disegno luci: Anna Dora Dorno
video Nicola Pianzola
regia Anna Dora Dorno
Progetto di spettacolo  vincitore del bando OFF X 3 2010 di Spazio OFF, Trento.
“Per l’ambiziosità e la complessità del progetto, e per il linguaggio teatrale fortemente contemporaneo e contaminato con altri registri espressivi”
Spettacolo vincitore del bando Kilowatt 2011 Selezione Visionari.
Spettacolo selezionato allo STOFF Stockholm Fringe Festival 2012

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