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Incubi d'attrice

A Silvia, giovane attrice dalle bellissime speranze artistiche, già adocchiata da compagnie e registi soprattutto legati a un'idea ancora  viva di “teatro d'arte”, capitava sempre più spesso di avere dei tremendi incubi notturni. Così ansiogeni e terrificanti da svegliarsi in piena notte, col respiro spezzato, conati di vomito, sudore a profusione che la inondava!
Ripetendosi il fenomeno oramai quasi tutte le notti, Silvia decise di farsi visitare da un neuropsichiatra, amico da una vita  dei suoi anziani genitori, e da lei ritenuto quasi una seconda figura paterna.

“Cara Silvia, sei sicura che io sia la persona adatta a risolvere i tuoi problemi?”.
E Silvia risponde decisa al dottor Alfio Bragantini:”Io penso di si, perché lei, dottore, conosce la mia storia, mi ha visto nascere, sa il clima familiare in cui ho vissuto, le nostre abitudini, i principi educativi dei miei genitori!”.
“Appunto, cara Silvia, tu devi tener presente che la probabilità che scatti il transfer tra me e te è piuttosto alta, e non è detto che io riesca a controllarlo!”.
“Beh, non sono più una bambina, saprei io stessa porre del limiti!”.
“Non vorrei essere frainteso... non intendevo transfer di natura sessuale!... Anche se essendo tu una figliola stupenda, che sa valorizzare il proprio look lavorando nel mondo dello spettacolo... capisci che...” e giù una risata volutamente e accortamente tranquillizzante del dottor Bragantini, un sessantenne davvero giovanile e dinamico.
“Ma certo, capisco” fa Silvia “ho studiato a  suo tempo le dinamiche relative al transfer  nel set psicoanalitico!”.
“Guarda Silvia che non ho mica già deciso di seguire una terapia in chiave psicoanalitica, eh!? Prima devi raccontarmi e spiegarmi alcuni degli incubi che ti stanno attanagliando da diverse notti a questa parte.”.
“D'accordo” fa Silvia picchiettando con i polpastrelli il mento “ le racconterò l'ultimo, va bene?”
“Benissimo, dai, inizia pure e cerca di rilassarti sulla poltroncina! Vai! Anzi, no, dimmi prima se stai preparando una parte a teatro!”.
“Oh, si, certo: con la regia di Massimo Castri stiamo preparando i Sei personaggi pirandelliani, ed io interpreto la Figliastra. Debutteremo in autunno al Piccolo”.
“Benissimo, vai, allora, raccontami l'ultimo incubo...”.
“L'ultimo, e forse il più brutto! Beh, innanzi tutto va detto che i tempi e i luoghi dell'incubo, come in tutti i sogni, belli o brutti che siano, sono molto ambigui e difficili da determinare  ripassandoli  mentalmente anche ora  che ne sto organizzando il racconto.”.
“Basta ricordare qualche dettaglio, non preoccuparti” le dice affabilmente il dottor Bragantini.
“Qualche dettaglio... dunque... Ecco, si...  mi sembrava di essere sul palcoscenico, ma non così chiaramente, poteva essere in qualche modo  la pedana di una cattedra scolastica: e infatti un mio vecchio maestro di scuola, come fosse un regista, mi spiegava alcuni gesti che dovevo assumere durante il culmine della scena tra il Padre e la Figliastra nel bordello clandestino di Madama Pace... penso che lei se lo ricordi!”.
“E come no!” le risponde lo psichiatra, aggiungendo “e puoi situarla in un tempo tuo biografico questa presenza del maestro-regista?”.
“Beh, direi di essermi vista nel sogno come adulta ma in mezzo a tanti bambini col grembiulino che si usava nella mia scuola.”
“E cosa accadeva, oltre gli insegnamenti del maestro?”.
“Ecco, accade che il maestro, mostrando una faccia come trasformata da una maschera dalle fattezze tra l'equino e il suino, mi strizza continuamente l'occhio, incutendomi una grande paura!”.
“E poi?”.
“E poi la scena muta ambientazione e mi trovo in un angolo nascosto del giardino della scuola, col maestro che mi spiega, grugnendo, come devo dire la battuta in cui la Figliastra deve rispondere al Padre se è la prima volta che sta in quel bordello, o no!”.
“E poi?”
“Poi lui mi accarezza il seno, grufolando per il piacere, ed io inizio a piangere e tento di gridare senza che esca un minimo suono dalla mia bocca!”.
“E quindi?”.
“Quindi lui mi tira giù la zip dei jeans e mi preme sul pube, grugnendo ancora spaventosamente, finché non riesco a liberarmi e a gridare, col viso inondato di lacrime, e l'incubo finisce! E mi sveglio terrorizzata.”.
“Hai ricordato tutte le cose più importanti da segnalare?”.
“Si, meno una che... che mi vergogno a dirle...”
“E no! Me la devi dire, se non ti costa troppo!”.
“Gliela vorrei dire, ma... magari lei...”
“Non preoccuparti delle mie reazioni, parla tranquillamente!”.
“Insomma, il maestro-regista ha un po' le fattezze del mio vero regista, e un po' le sue!...”.
“Le mie? Va bene, non c'è nulla di cui imbarazzarsi!”.
“Lo immaginavo! Lei difficilmente, data la sua preparazione, si sconvolge di quanto le dicono i pazienti!”.
“Paziente tu? Questo lo devo decidere io, se permetti, no?” e giù una risatina, sottilmente nervosa: il dottore prosegue ”Allora, per me oggi basta, vediamoci tra una settimana, indipendentemente dagli incubi sopravvenuti o meno! D'accordo?”.
“D'accordo, dottore, mi sento già molto meglio dopo aver parlato con lei! A fra una settimana. Grazie!”.
“Ciao Silvia cara, e stai tranquilla, eh!?”.

Dopo una settimana Silvia è di nuovo davanti al dottor Bragantini: è vestita molto bene, all'ultimo grido della fashion internazionale, mostrando più dei suoi 23 anni. Bragantini pensa fra sé e sé che Silvia è davvero una splendida ragazza. La guarda quasi squadrandola e chiedendole se ha avuto altri incubi. Silvia assentisce con la testa, poi si siede sulla sua poltroncina accavallando le gambe e scoprendo buona parte delle coscie perfettamente tornite, avvolte da leggerissime calze nere. Inizia a parlare:
“Stavolta l'incubo, terrbile, è legato al teatro, al mio lavoro di attrice.”.
“Cioè?”.
“Nella dimensione onirica ho proiettato tutte le mie paure professionali del momento: in particolare il terrore di non saper interpretare la Figliastra  senza sfigurare davanti alle precedenti grandi interpreti, un nome fra tutti, la Falk! Così ho sognato che il mio regista, gridandomi “puttana, puttana”, mi ha imposto di scoprirmi le spalle  iniziando a frustarmi a sangue sulla schiena: il dolore era fortissimo, ma lui mi gridava di non piangere, e mi urlava  che non ero del tutto credibile nella scena del quasi pseudo incesto tra Figliastra e il Padre, e che non lo sarei mai stata! Ecco... questo è stato l'incubo!”.
“Ma Silvia, scusami, tu pensi davvero di non essere credibile nello svolgimento della scena a cui fa riferimento l'incubo?”.
“Io... io...”
“Tu? Dai, dimmi, coraggio!”.
“Il fatto è che la situazione creata da Pirandello è molto strana e, credo, molto rara nella vita: il Padre, come lei ricorderà, va nel bordello di madama Pace; trova disponibile all'incontro prezzolato quella che è la sua Figliastra, MA NON FIGLIA! Sta per consumare il rapporto quando la Madre irrompe interrompendo la situazione, giusto?”.
“Si, certo, non v'è dubbio che anche se avessero avuto il rapporto sessuale non sarebbe stato un vero incesto, piuttosto un incesto diciamo psicologico, forse... morale!”.
“Appunto, bravo dottore, lei mi aiuta davvero, perché quanto afferma coincide con quanto penso anch'io!”.
“E quindi devi tranquillizzarti, no?”.
“Il fatto è che, non essendomi ovviamente trovata in situazioni del genere nella vita, né avendone viste in altri, non riesco a trovare le giuste chiavi interpretative per agire la scena come vorrebbe il regista! E le assicuro che la cosa sta per costituire per me un blocco insuperabile... insuperabile!”.
Silvia si toglie il bolerino e resta con una camicetta del tutto trasparente, in nude look.
Il dottor Bragantini finge di non vederla e apre l'agenda per cercare un altro giorno della settimana successiva libero per ricevere la giovane attrice: alza lo sguardo e vede Silvia senza le scarpe nere dal tacco altissimo. In quel momento suonano al citofono ed essendo assente la segretaria il dottore si alza per andare alla porta d'ingresso.
Silvia, in pochi secondi, si toglie la gonna e resta in slip calze autoreggenti e a seno nudo.
Il dottor Bragantini torna e quasi grida:
“Silvia, ma cosa diavolo fai!”.
“Solo tu mi puoi aiutare... amami... ADESSO... per me sei quasi un padre...  Il Padre!”...

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