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Patrizio, come quei divi di Hollywood che sono eterni

Prodotto da TheA’teRm - Roma, il monologo del giovane attore ed autore Gianni Spezzano dal titolo, insolito ed emblematico, “Patrizio, come quei divi di Hollywood che sono eterni”, per la regia di Marcello Cutugno, è stato proposto al Brass Jazz Club - La Cartiera di Catania, all’interno dell’apprezzata rassegna “Palco off – Le Voci del teatro”, diretta da Francesca Vitale. Il testo, Premio miglior corto, miglior regia e miglior performer per Teatri Riflessi di Catania 2013, narra semplicemente di un percorso, di un destino, forse già stabilito dal contesto, di un giovane napoletano, apparentemente tranquillo, che avendo avuto l'ardire di reagire alle angherie del figlio di un boss locale, finisce per affiliarsi alla camorra.
La storia di Patrizio è narrata in napoletano, in circa 60 minuti, tra pochi oggetti scenici, una maschera particolare, quasi un megafono, un tavolo e una sedia, una pistola, un giornale ed un abito da uomo “di rispetto”, da Gianni Spezzano con un linguaggio realistico e particolarmente crudo che incuriosisce il pubblico. E’ la storia, quasi da predestinato, del giovane Patrizio che dalla sua infanzia e dai ricordi del padre che lo porta alla sezione del partito, arriva fino alle sue paure, alle amicizie, alle mazzate subite dai prepotenti del luogo e soprattutto a quell'episodio improvviso che cambia per sempre la sua vita.
Attraverso un monologo forte e di straordinaria attualità, si ripercorrono quindi tutte le tappe della trasformazione caratteriale e sociale di Patrizio, rampollo emergente del clan dei Corbese. E dalle sue parole, pronunciate sempre con estrema semplicità e naturalezza, si delinea una scelta, un percorso di crescita basato sulla paura, sul rispetto, sull’ignoranza. Un quadro ben preciso di due mondi paralleli in cui si muove Patrizio, tra i ricordi semplici, normali, della vita col padre e quelli dell’ascesa nel clan, tra spedizioni punitive, pistole e atteggiamenti particolari. Ed emergono anche, in modo netto, le differenze tra la vita di quartiere e quella della cronaca, del cinema e dei divi famosi.
Quello di Patrizio è, quindi, un modello, purtroppo seguito oggi da molti ragazzi, una sorta di alternativa radicata e che, in determinati contesti sociali, in certe periferie, a Napoli come a Catania o Palermo, si diffonde e si tramanda di generazione in generazione.
Nell’interpretazione lineare, molto apprezzata dal pubblico, di Gianni Spezzano la vita criminale di Patrizio, giovane, tutt’altro che violento e che risulta quasi simpatico, è messa a confronto, in modo ironico, con i cliché dei film americani, dove il boss, come un eroe, è un modello da guardare e da imitare. E quanti oggi nelle periferie, nei quartieri di spaccio, dal Nord al Sud più estremo, guardano  con ammirazione, rispetto, come esempio di forza e coraggio, il piccolo e giovane rampollo del clan locale che poi, andando a scrutare bene, nasconde dietro la sua aggressività, dietro il suo incutere timore e richiedere rispetto incondizionato, quelle insicurezze che possono farlo crollare da un momento all’altro. Un mondo quindi, quello narrato da Patrizio che lo porta all’affiliazione, all’ascesa nel clan, un percorso fatto di ignoranza, botte, pistole, soprusi necessari e soprattutto di rispetto da portare ai boss e che bisogna conquistarsi sul campo. Un mondo dove non c’è spazio per l’amore, per le cose semplici, per il lavoro regolare ed onesto: tutti elementi che fanno parte dell’altra dimensione, quella parallela al mondo criminale in cui vige ignoranza, impulsività e violenza, tratti che certo che non aiutano a creare relazioni stabili con “gli altri”. E per integrarsi c’è solo la prepotenza, l’imposizione.
A Patrizio durante la sua crescita manca, forse, un padre più autoritario oltre che un esempio positivo, una alternativa onesta da opporre al modello vincente dei cattivi, come nei film, che troppo spesso vengono imitati e si finisce, circondati dal nulla e dalla pochezza di valori, per schierarsi dalla parte dei forti o si aspira a diventare come loro. Minimalista e di grande rigore la regia di Marcello Cotugno, applausi convinti, alla fine, per l’autore ed interprete Gianni Spezzano, per un teatro di assoluta parola, che ormai sta prendendo il sopravvento e per un testo che intriga il pubblico per il suo linguaggio crudo e per la sua tragica attualità.

“Patrizio, come quei divi di Hollywood che sono eterni”
di e con Gianni Spezzano
Regia di Marcello Cotugno
Produzione TheA’teRm - Roma
Rassegna “Palco off - Le Voci del teatro” - La Cartiera - Catania -19/20 Gennaio 2014

Gianni Spezzano
Attore e drammaturgo, dopo il percorso universitario (laurea in Scienze della Comunicazione) consegue un BA in Performing Arts presso la Link Academy. La sua attività drammaturgica inizia con il corto “2×1” 2° classificato a Shorts – teatro dei Satiri, per poi continuare con lo spettacolo “Con le frecce contro i carri armati – 1° capitolo della trilogia sul Controllo”. Si dedica poi alla scrittura di diversi monologhi teatrali tra cui “Patrizio – come quei divi di Hollywood che sono eterni”, “Catherine e la Settima Verità”. Come attore ha collaborato con registi come Marcello Cotugno, Giancarlo Gentilucci, Andrea Baracco, Andrea Taddei, Roberto Gandini e Ugo Mangini.

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