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Si tratta d’amore…

Diego Vergari si sente un regista per così dire arrivato! Lo spettacolo da lui diretto, il pirandelliano “Il piacere dell’onestà”, ha avuto un riscontro di grande rilievo: favore degli spettatori; quei pochi critici rimasti sui giornali  cartacei, entusiasti!; i  nuovi giovani critici sul web, impazziti!; e, infine, la richiesta di portare lo spettacolo perfino in alcuni teatri sia in Francia che in Germania!
Diego sa di aver raggiunto in pochi anni  dei risultati che solo pochi altri direttori artistici e registi son riusciti a maturare. L’unico suo rammarico, al momento, è che non ritiene del tutto efficace l’attrice che nella pièce ricopre la parte di Agata, la giovane donna che rimane incinta e che la famiglia vuol far sposare a Baldovino. Da alcuni giorni nella mente, nel pensiero, di Diego viene a galla un nome: Rita! Sempre più insistentemente.  Secondo lui Rita, se mettesse da parte le sue fissazioni “ideologiche” sul teatro come veicolo, come yoga personale, e via discorrendo, sarebbe in grado di realizzare un’Agata di grande spessore, moderna, nevrotica, ma al tempo stesso sensuale, tenera, e anche forte nella sua femminilità, anche dinanzi l’universo maschile e maschilista.
Si, si, ci vorrebbe Rita, ma è più di un anno che i loro rapporti, in tutti i sensi, si sono completamente interrotti. E lui è consapevole di essersi buttato sul lavoro anima e corpo, anche per dimenticarla, per riempire un vuoto tremendo, simile a un baratro dove tutta la sua esistenza sarebbe potuta precipitare. Eppure, grazie al teatro, ciò non è accaduto, pensa Diego; il teatro che ha condannato il loro rapporto ha poi salvato lui!
Di Rita, però, non ha notizie dirette, un po’ per sua volontà, un po’ perché nelle due occasioni in cui l’ha chiamata, lei ha chiuso il cellulare; e anche perché comuni amici avevano saputo che Rita era andata all’estero, forse a Valencia, in Spagna, pare a tenere dei corsi di recitazione presso una scuola appoggiata all’università. Da Facebook, inoltre, si era tolta, e su Linkedin non rispondeva ad alcuna richiesta! Scomparsa! Per Diego era davvero scomparsa!
La pensa morta, vede se stesso sopra la sua bara, il volto delicato, marmoreo come la Santa Teresa del Bernini, le mani giunte con l’immagine di Budda intrecciata con fili di tanti colori sul petto! Già, quel petto su cui lui tante volte ha appoggiato le sue guance, e che altrettante volte ha accarezzato; quei seni appena prorompenti ma di una nascosta armonia, come certe colline umbre, quell’Umbria che era stata la sua terra genitrice! “Rita, Rita, amore mio, perché mi hai abbandonato? Per una sciocca inutile litigata?”. Ma Diego sa  che in verità le divergenze fra loro due erano divenute profonde, come delle ferite sanguinolente, difficilmente medicabili.
Però, in fin dei conti, riflette Diego, lui vuole offrirle un lavoro, e pure importante, ben pagato, di grande visibilità! Che cosa dovrebbe impedirgli di farle tale proposta? Si decide così di telefonare, come mai aveva fatto in passato, all’anziana ma efficientissima madre di Rita, venendo così a sapere che effettivamente Rita vive a Valencia.
Il sole di Valencia è forte, intenso, al tramonto ha il colore delle arance che brillano nei campi appena fuori città. Diego è davanti al portone del palazzo, nel centro storico della città, presso la Lonça, dove Rita tiene i suoi corsi. Si sente fortemente emozionato, respira a fondo, immagina di essere un manager che deve impostare un contratto di lavoro con un nuovo dirigente. Certo, immagina che Rita se l’aspetti di vederlo, avendole la madre dato sicuramente notizia della sua telefonata.
 Rita esce sottobraccio a un uomo evidentemente molto più grande di lei: ridono entrambi, e Rita appare luminosa, appare… felice, pensa Diego.  Ma subito cerca di distrarre i pensieri  da tali emozioni perché “si tratta di un contratto…”, pensa ancora lui fra sé e sé.
“Rita!” grida Diego: lei si ferma, assieme al suo accompagnatore, e lo vede; gli si avvicina, e Diego s’accorge che ha i capelli corti, come da ragazzina, a scuola, quando si lanciavano le prime occhiate d’amore. Lei gli porge la mano senza proferire parola, poi gli presenta l’amico, Juan Carlos, che accenna un sorriso forse d’immediata antipatia. All’improvviso Rita gli dice:
“Sapevo che presto saresti arrivato! Mia madre mi ha accennato qualcosa…”.
“Si, ho detto a tua madre che ti devo parlare di lavoro, un lavoro davvero importante! Ma non qui per strada e in compagnia!”.
“D’accordo, vediamoci domani, possiamo pranzare qui vicino, economico e buono: ottima paella valenciana di pesce. Alle 14,30, ok?”.
“Ok, a domani, ciao”.
La guarda allontanarsi, e quel suo modo di camminare lo investe nel ricordo emozionandolo fortemente: le sue anche, morbide anse di un’anfora antica, gli fanno sobbalzare il cuore! Ma riesce a frenare i moti d’anima, e i sentimenti: lui deve arrivare a stipulare il contratto!
Diego e Rita si trovano davanti alla paella appena servita, fumante e odorosa: Diego non ha fame, ha dormito poco, gli orari di Valencia e della Spagna in generale non fanno per lui; Rita gli appare imperscrutabile… Le spiega tutto, e resta spiazzato e contrariato nel constatare che Rita non è per nulla al corrente dei suoi “trionfi” teatrali! Lei resta in silenzio e lo lascia parlare liberamente. Diego si innervosisce, sentendosi del tutto fuori posto, forse a causa di quel silenzio. Prende una pausa, e, a bruciapelo, le chiede:
“Chi è quel Juan Carlos che ieri mi hai presentato?”
“Un regista, come te, ma, o meno fortunato, o meno bravo di te. Io propendo per la prima ipotesi.”.
“Ma è un interrogativo così importante? Io mi riferivo ad altro…”.
“Ad altro? I dubbi persistono comunque… Non so… se ne sono inamorata… o se semplicemente provo solo una grande ammirazione per lui: ma a te non dovrebbe importare, no? Sei venuto per propormi un contratto, o sbaglio?”.
“No, non sbagli, è chiaro, t’ho appena spiegato tutto: è solo una questione di lavoro, un fatto professionale. Naturalmente non devi rispondermi subito, posso aspetta’ fino  al prossimo weekend. Puoi inviarmi una mail, puoi telefonarmi, insomma… aspetto una tua risposta, spero positiva, naturalmente, altrimenti non sarei venuto fin qui. Ci siamo detti tutto, no?: io ho l’aereo fra qualche ora e me ne andrei subito in aeroporto!”.
“T’accompagno io, con l’auto di Juan Carlos, è poco distante l’aeroporto dal centro della città. E oggi non ho lezione. In mezz’ora si arriva.”.
“Ma… io  ce vorrei anda’ subito in aeroporto, se non ti dispiace…” dice imbarazzato.
“E andiamo, si, andiamo.”
In auto Rita viene chiamata al cellulare, parlando fitto fitto in spagnolo, fluentemente, con sicurezza, e per diversi minuti.
“Era Juan Carlos, vero?” le chiede Diego.
“No, no, era Rosita, la mia più cara amica di Valencia: di noi sa tutto!”
“Puoi farti consigliare da lei, allora, per la decisione che devi prendere: che attività svolge?”.
“Fotografa. Fotografa anche per il teatro. Mi ha rinnovato il book: a proposito, ce l’ho qui nel portabagagli… Ma tu… tu stai con qualcuna?”.
Per Diego la domanda è come un colpo allo stomaco, un diretto secco al plesso solare!
“No, non ho nessuna, Rita: dopo di te… nes-su-na!”.
“Mi dispiace, Diego, mi dispiace… credimi!”.
Un lungo silenzio, e i primi grandi hangar dell’aeroporto si stagliano all’improvviso davanti a loro: Diego sente in quel momento che quel non-luogo rappresenta un momentaneo desiderato rifugio. Gli sembra che tutta l’importanza data al contratto inizi a scemare.
“Non vuoi vedere il mio book” gli chiede Rita.
“Ah, si, è vero, certo, prendilo!”.
Lo sfoglia lentamente: con quel trucco perfetto il viso di Rita, ritratto magistralmente da Rosita, sconvolge Diego, che deve fingere di non restarne nuovamente ammaliato, attratto, avvinto! Sente al basso ventre affluire sangue, sangue a più non posso… eppure deve stare calmo, fermo, non tradire emozioni, altrimenti addio Agata, addio successo, addio Pirandello, addio … teatro!
“Che te ne pare?” gli fa Rita, guardandolo intensamente negli occhi.
“Ottimo lavoro, l’amica è brava: se fa così bene le foto di scena, magari alla prima occasione la chiamerò!”. Gli restituisce il book delle foto, e in un attimo Rita gli prende la mano, la stringe forte, il suo sudore bagna quello della mano di lui, avvicina il suo volto a quello di Diego, e gli sussurra, più volte, fin quasi a mormorare:
“Vai Diego, vai… vai… vai… vai… vai…”.
Diego aspetta per cinque giorni che Rita si faccia viva, e il weekend sta quasi per finire: inizia a pensare che Rita non si farà più sentire! Gli balena nella mente di cercare su Internet il numero telefonico della scuola di Valencia: prova a telefonare, nonostante sia sabato, e sente una voce d’uomo rispondere, quella di Juan Carlos: gli chiede in uno stentato spagnolo di Rita, e, in un altrettanto stentato italiano, l’altro gli risponde che è sparita da più giorni, e che non la trova da nessuna parte, a nessun telefono, tramite alcuna mail! Spa-ri-ta! “Rita spaRita”! Sottolinea tristemente ironico Juan Carlos!
“Amigo mio, Rita ha fregado entrambos!”.
Dopo tre mesi Diego sente squillare  il telefono fisso di casa: è domenica sera, pensa che ci siano dei problemi per le prove del lunedi, essendo giorno di riposo per gli attori: invece, con sua sorpresa, è la madre di Rita! Gli dice di andare su un certo sito, che la figlia le ha segnalato, telefonandole dall’Australia. Diego corre al PC, digita l’URL del sito, e trova la sezione Fotografia, dove nell’indice è riportato il nome di Rita Di Natale: clicca e si apre la foto di uno straordinario panorama australiano, messo in risalto da alcune modifiche digitali: ha qualcosa di Raffaello, quella foto, con quelle tinte, pensa Diego. Poi osserva al centro della foto un particolare nitido che ingrandisce col mouse fino a vedere bene due corpi nudi intrecciati nell’abbraccio. Infine, si accorge del titolo dato alla foto:
 “Si tratta d’amore…”.

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