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Una proposta (in)credibile 2 La decisione

Daniele ha un paio di giorni di tempo per decidere! Guadagnoli glielo ha detto con molta fermezza, accompagnandolo alla porta. Una volta letto e studiato l'incartamento passatogli da V. C., avrebbe dovuto decidere subito, e in caso di risposta positiva avrebbe firmato il contratto, ricevuto le informazioni più riservate non riportate nel dossier, e iniziato il corso di preparazione personalizzato; dopodiché sarebbe divenuto operativo.
Daniele si chiede il perché della reticenza di Guadagnoli che non gli ha voluto rispondere alla domanda per lui più importante: se avrebbe potuto riprendere il suo mestiere d'attore, una volta scaduto il contratto. Pensa che: o la domanda non aveva molto senso e la risposta era scontata in senso affermativo; oppure era davvero    molto impegnativa, e poteva presupporre una risposta per lui inquietante, che includeva la possibilità di abbandonare il suo lavoro d'attore. Forse Guadagnoli vuole metterlo alla prova, verificare che la proposta deve essere accettata senza precondizioni di nessun tipo. D'altra parte, si chiede Daniele, il questore Guadagnoli non è forse una persona dalle idee granitiche? Uno che crede in assoluto e profondamente in quello che fa? Che non ammette dubbi e riserve in chi entra nella sua sfera  progettuale?
Il fatto è che Daniele sa di essere sulla scena, o su di un set televisivo o cinematografico che sia, come un pesce nell'acqua, fuori dall'acqua è morto! O meglio, può resistere un determinato tempo, fuor di metafora, può svolgere la missione propostagli per un certo periodo, ma poi... Ecco, il poi, è tutto in quel poi, in quel dopo, il problema; e non conta il danaro, che sarebbe davvero tantino, senza dubbio, ma lui in fin dei conti si era sempre accontentato dei suoi non grandi guadagni, pur di svolgere il “suo” lavoro.
Daniele sa di non poter rifare la domanda a Guadagnoli, sarebbe un segnale assolutamente pregiudiziale in senso negativo. Sa anche di non avere un carattere forte al punto di accettare il rischio, e sa anche di aver sempre voluto mettere le mani avanti, nelle sue cose, in modo da avere la possibilità di non cadere all'indietro; insomma sa di essere un tipo che deve programmarsi il più possibile ogni cosa, anche la più spiacevole. Difatti aveva stipulato una onerosa ma garantita assicurazione sulla sua vita, con la possibilità di reversibilità a favore di Rita, la sua ex moglie, costumista e scenografa, e della figlia avuta da lei, Ele, cioè Eleonora. Inoltre aveva acquistato, appena fu possibile, tre immobili, da vendere in caso di invalidità permanente e tale da costringerlo a non lavorare. Era il prezzo da pagare per chi vuole svolgere una professione come la sua: significava anche rinunciare a molti beni superflui; ma a lui, in  fin dei conti, oltreché il lavoro, bastavano i suoi libri, le visite alle mostre più importanti, qualche concerto, anche di musica pop, qualche buon film, l'ascolto della musica stravaccato nella sua poltrona del salotto preferita. Spettacoli teatrali, invece, molto pochi, non sapeva coltivare le amicizie di tanti colleghi, non gli andava di fingere i complimenti a fine spettacolo, nei camerini; difatti molti dell'ambiente lo salutavano dicendogli: ecco l'orso! Delle auto di lusso non gliene fregava niente, così pure dei vestiti di ultra fashion, e non gl'importava di viaggiare per le strade del mondo, lui era tra quelli che riteneva il viaggio più importante quello che ognuno fa in se stesso. Eppoi, quale miglior viaggio con la fantasia nel mondi inventato di una scena?
Daniele pensa che potrebbe chiedere consiglio a qualcuno, gli viene alla mente Gigi, l'amico che lavora in questura, quello che lo ha messo in contatto coi responsabili del progetto. Ma Gigi, secondo Daniele, è molto superficiale, e anche egoista, molto chiaccherone, molto poco capace di ascoltare. Daniele pensa che molti dei suoi amici e amiche in fin dei conti sono così, e crede pure che a lui stiano bene così, forse per un ben celato senso di superiorità: sono un bravo attore, appaio in televisione, mi intervistano, scrivono di me sui giornali, qualcuno a volte mi chiede l'autografo, e tutto ciò  a voi non capita! Si, certo, sa di cadere in una sorta di onanismo intellettuale e anche affettivo, perché nei rapporti con gli amici va col freno tirato, non si lascia andare in discorsi “impegnati”, non confida molto i suoi stati d'animo, non entra nell'intimo delle persone, né rivela molto della sua di intimità, semmai tende a fare un po' il simpaticone, il compagnone, e ad essere magari servizievole, ma nulla di più. Certo, c'è Grazia, la sua amica-compagna, con la quale, inevitabilmente, oltre a far sesso, parla anche dei suoi problemi, ma sempre tenendo un minimo di distanza, sapendo che con Rita, la ex moglie, i conflitti sono scoppiati proprio quando, in un momento di crisi, quella come si suol dire dei quarant'anni,  lui si era affidato e confidato con lei totalmente, trascinandola in un gorgo di negatività esistenziale e comportamentale travolgente. Ecco perché con Grazia non era il caso!
Daniele sa anche di essere troppo razionale, di voler sempre spaccare il capello in quattro, anche perché tutte le sue pulsioni emozionali, i suoi blocchi, o i suoi slanci più interiori, i suoi sentimenti magari inconfessabili, li trasferiva nei personaggi da interpretare, e difatti poteva come attore ascriversi alla categoria degli attori cosiddetti tendenzialmente “caldi”.
Daniele si accorge che dopo tanta ruminazione di pensieri e riflessioni è arrivato verso casa, zona Testaccio; parcheggia il suo motorino, si toglie il casco, sfila il dossier da sotto il maglioncino, cerca le chiavi di casa nelle tasche del giubbotto, quando all'improvviso gli viene in mente un nome, una persona, per lui assolutamente importante...
Daniele pigia il pulsante del citofono a lato del portone, l'indice quasi gli trema, sulla targhetta, un po' scolorita, c'è la scritta Batalli; ripete il gesto, mentre dà un'occhiata verso la spalletta del Lungotevere Flaminio, ombreggiata dagli alti e distesi rami dei platani un po' scoloriti. La voce roca del professore lo invita a salire. Già, il professore, è da lui che deve andare, con lui deve parlare, perché il professore è come una vecchia quercia, dai rami nodosi, ogni nodo è un grumo di esperienze vissute, è la robustezza stessa del vivere, è la pianta ben piantata nella terra e perciò capace di portare i suoi rami e le sue foglie ben verso l'alto, verso la luce, verso il cielo. Si, verso il cielo, perché è un “illuminato”, è profondamente religioso, ma al di fuori di dottrine e di moralismi, ama il Vangelo come pure i sacri Veda, e le tradizioni buddiste.
Lo conobbe all'università, durante quei due anni di studio a Lettere, laurea che poi abbandonò per studiare da attore. Il professore, ora in pensione, aveva insegnato Storia del teatro, ma aveva svolto e tutt'ora svolgeva anche attività di critico teatrale, di scrittore, di saggista, da giovane aveva anche recitato: insomma per lui il teatro era un'arte letteralmente  “matrice del fine ultimo della cultura”.
Per il professore Daniele aveva una profonda e convinta venerazione, contraccambiata da un affetto prodigo di insegnamenti, di consigli, di sottili attenzioni. Come al solito il vecchio ma vivissimo professore lo aspettava sprofondato sulla sedia della sua scrivania. Statura minuta, viso colorito, naso lungo affilato leggermente adunco, occhi piccoli neri e vivaci, sopracciglia folte appena imbiancate, sorriso mite e accattivante.
Daniele si siede di fronte a lui, che accende una lampada in porcellana dalla luce flebile e diffusa, sul lato della scrivania; larghe volute di fumo, esalate dalla pipa del professore, si dissolvono. Daniele non sa come iniziare, prende tempo parlando del traffico convulso e avvelenante, quando il professore lo interrompe:
<<Dai, su, sputiamo il rospo, cos'è che non va?>>.
Daniele gli spiega, in sintesi efficace, la situazione in cui si trova, i dubbi, le perplessità, ma soprattutto quella maledetta paura, nel caso di accettazione, di non poter più riprendere la sua attività teatrale.
Il professore lo guarda, a volte sorride, a volte socchiude gli occhi, pensando, a volte riaccende la pipa ma sempre guardando fisso negli occhi Daniele, e seguendo con estrema attenzione le sue parole. Una persona così attenta ad ascoltare gli altri Daniele non l'aveva mai conosciuta. Gli sembrava ogni volta che l'interesse che dimostrava non fosse solo un'attenzione all'altro, ma fosse proprio una transpersonalizzazione nell'altro: o meglio, era come se lui incorporasse Daniele in sé, facendolo parte di se stesso, un'altra parte di sé: ma fu così dall'inizio della loro  conoscenza, quando Daniele, intimidito, percepì subito di non sentirsi per nulla un estraneo nei confronti del professore. Tale atteggiamento portò man mano nel tempo a un rapporto di estrema sincerità, di rispetto, di aiuto reciproco, al punto che la stessa Rita, per un rigurgito di gelosia, mal digeriva quell'amicizia del marito, anzi, ne fece uno dei motivi della crisi coniugale che li attanagliò, anche se in realtà più che un sentimento di gelosia, entrava in campo un senso di rivalità che la faceva sentire perdente nei confronti del marito.
Il professore aveva intuito empaticamente il disagio di Daniele: gli propose di prendere un caffè, di far raffreddare la mente, e poi avrebbe tentato di dare il suo parere. In questi casi lui osservava due regole: la prima era quella di rispettare la posizione dell'interlocutore, di non forzarlo mai verso l'una o l'altra direzione; la seconda era di considerare il suo parere  “un” parere, un'opinione, sempre passibili di errore. Pensava poi che ogni persona poteva con le sue esperienze, con le sue parole, con le sue emozioni, arricchirlo, perfino fargli cambiare idea su determinati aspetti dell'esistenza. Il professore dialogava perfino coi gesti: difatti prende la tazzina del caffé bollente e fumante e la mostra a Daniele in segno di saluto, e in silenzio la fa roteare inviando verso Daniele gli ultimi sbuffi di vapore; lo invita a bere, iniziando a sorseggiare rumorosamente, apprezzando l'aroma come farebbe un indiano; poi accende di nuovo la sua pipa, offrendo con un gesto lento una sigaretta a Daniele, sapendo che quelle sono le rare occasioni in cui l'attore gustava una sigaretta. Terminato il piccolo rito, il professore si rivolge a Daniele:
<<Ciò che mi sorprende è che tu non senta come problema principale quello dei rischi che, poco o tanto, comporta il progetto del questore!>>.
<<Si, è vero, me lo son posto come problema secondario, come se essere ferito, o addirittura ucciso, fosse meno importante di poter riprendere il mio lavoro vero, una volta conclusa la “missione”!>>.
<<Capisco: vuoi prima avere questa certezza, per poi concentrarti sugli aspetti perigliosi del progetto.>>.
<<Esattamente, penso che sia proprio così; tra l'altro non ho ancora aperto l'incartamento consegnatomi, dove ci sono da leggere una serie di informazioni, norme, anche giuridiche, comportamenti da seguire.>>.
<<Penso che non ci siano solo rischi per la tua incolumità fisica. Potresti trovarti in situazioni molto dure, molto impressionanti, eticamente repulsive, che richiedono come si suol dire molto pelo nello stomaco. Ci hai pensato a questo?>>.
<<Solo en passant, professore, tenga presente che è accaduto tutto in un batter d'occhio, che il questore va per le spicce, e vuole una risposta quasi immediata; la sua proposta è un prendere o lasciare; se prendo avrò un forte ritorno economico, e, dice lui, contribuendo al bene comune, aiutando la giustizia, e continuando pure in qualche modo a esercitare il mio mestiere.>>.
<<Insomma faresti l'hystrio, non per attrarre un pubblico di spettatori ma per trattare con delinquenti da assicurare alla giustizia!>>.
<<Si, è così, ma mi è stato spiegato che non è poi una novità: gli informatori,  gli infiltrati, sono continuamente usati dalla polizia; ora vogliono persone più sofisticate, capaci di essere assolutamente credibili, cosa che noi attori saremmo in grado di assicurare.>>.
<<Non ne dubito, e il questore ha avuto senz'altro una brillante idea.>>.
<<Però non mi ha voluto assicurare sul futuro, se potrò un giorno, finita la missione, riprendere il mio lavoro>>.
<<Ma è logico! Metti che non tutto filasse liscio, che rimanessero nei tuoi confronti dei conti in sospeso da parte di qualche delinquente, o, che so, di qualche boss mafioso, o di qualche grande spacciatore, per fare qualche esempio, credi forse che potresti svolgere un'attività così scoperta, così ufficiale? Va da sé che dovresti nasconderti, magari cambiare vita, chissà, addirittura identità, capisci? Ecco perché il questore non può darti nessuna assicurazione!>>.
Daniele rimane turbato, in silenzio, quasi senza espressione; non che non avesse pensato a questa spiegazione, ma gli era rimasta bloccata nel subconscio, evidentemente non voleva prenderne atto fino in fondo. All'improvviso il professore, guardandolo con fissità penetrante negli occhi: <<Ma tu, Daniele, sei proprio contento della tua vita, e del tuo lavoro, fino in fondo?>>.
<<Io... io... credo di si!>>.
<<E allora perché sei andato all'appuntamento col questore?>>.
Daniele ha un sussulto;
<<Perché... perché... non lo so, professore, o forse non lo voglio sapere, ci sono andato forse perché lusingato dalla cosa, per la sua novità, forse per curiosità!>>.
<<E tu vai solo per curiosità a parlare col questore, facendo intendergli un certo interesse per questo progetto?>>.
<<Si, lo so, c'è una sproporzione fra le mie intenzioni e la serietà, l'importanza di un simile impegno. Si, forse l'ho fatto per leggerezza...>>.
<<O perché stai cercando qualcosa di nuovo, di gratificante, di autentico, forse perché affiora prepotente in te l'insoddisfazione, e una certa palpabile irrequietezza, come da qualche tempo in qua ho percepito durante i nostri incontri?>>.
<<Io insoddisfatto e irrequieto? Si, certo, non posso dire di essere completamente gratificato; in fin dei conti ho fallito un matrimonio, non sono certo un padre molto scrupoloso, non ho dei veri amici...>>.
<<... e soprattutto hai perso la misura della necessità e del valore del tuo lavoro!>>.
<<Lei lo pensa veramente?>>.
<<Oh, si, ma non devi prendertela a male, vuol dire semplicemente che stai cercando nuove strade per raggiungere nuove mete nella tua attività. Pensaci!>>.
Daniele si fa offrire un'altra sigaretta, lui che per non rovinare la voce in realtà odia fumare. Si alza dalla sedia, ha bisogno di decontrarre i muscoli irrigiditi delle gambe. Dice:
<<Si, lei lo sa che da qualche tempo resto indifferente a certe piccole conquiste gratificanti che tanti altri colleghi mi invidierebbero: la tv, gli ammiccamenti per strada della gente, qualche intervista; e soprattutto non mi interessa più granché di raggiungerne di altri e di nuovi e di più importanti; sto scoprendo di non essere un narcisista, forse!.>>.
<<Già, sai bene che Narciso è affogato dentro la sua stessa immagine!>>.
<<Anche il questore me l'ha detto: essere più concreti, cambiare le cose, e proprio grazie alle mie capacità attoriali: per lui conta molto meno divertire un pubblico in platea o credere di farlo riflettere o addirittura migliorarlo!>>.
Il professore riaccende la pipa spenta, riflette, prende tempo per riordinare le idee.
<<Vedi, forse c'è una chiave: chiedersi non cosa siamo noi nel teatro, ma cosa sia il teatro in noi, per noi! Andare oltre il nostro ego, per un valore che ci sorpassa, ci... trascende! Il questore non ha torto, è come se dicesse: guarda che l'attore lo farai lo stesso, solo che non lo farai dentro un teatro come edificio, con gli spettatori davanti, lo farai in forme e modi diversi; soprattutto lo farai senza alcuna spettacolarità! Insomma ci sono molti modi e forme per fare teatro, anzi, direi che le forme tradizionali di spettacolo stanno ormai morendo.>>.
<<Va bene, ma con ciò non avrei alcuna sicurezza sul “dopo”.>>.
<<Se resti avvinghiato a un solo senso, a una sola forma di fare il mestiere, no, non avrai alcuna certezza!>>.
<<Capisco! Certo!...>>.
<<Io accetterei,  può essere una svolta per te essenziale, una rigenerazione, come ogni volta che accettiamo il rischio di partecipare ad un'avventura esistenziale nuova.>>.
<<Sperando di non lasciarci la pelle!>>: Daniele ride con sottile amarezza.
<<Non lo credo proprio, avranno soppesato bene tutti i pericoli, previsto ogni emergenza, non credo che il Ministero assuma troppo alti azzardi in questi casi!>>.
<<Insomma lei mi consiglierebbe di accettare!>>.
<<Carissimo Daniele, io te lo consiglierei: ti troverai in ambienti e con persone fuori dai canoni vigenti di noi ben pensanti, ma magari poco ben agenti! Vedrai forse situazioni impaurenti, feroci, disumane, magari! Sarà per te una ricchezza, capirai molte cose, aprirai finestre sul mondo a 360 gradi! Forse potrai misurare valori e disvalori, magari ammirare che pur nel fango più... merdoso, può spuntare un delicato e coloratissimo fiore!>>.
Daniele annuisce, guarda fisso il professore, intravvede nei suoi occhi una luce che solo quando parlava davvero in totale sincerità e convinzione si accendeva.
<<La ringrazio, professore; io ora vado, voglio camminare un po' per strada, prendere una boccata d'aria, e poi deciderò, e le farò sapere!>>.
Daniele ha deciso! Andrà a casa a leggere il dossier e poi chiederà un appuntamento urgente col questore Guadagnoli.

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