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La mia Moto Guzzi V35

Caro Diario, gettiamo la maschera e gettiamoci volontariamente in pasto all'infotainment, in certo qual modo allo spettacolo, alla incarnazione bidimensionale; tu, Diario, che sei un colto e un moralista, non ignori certo di essere nato sotto una costellazione morettiana, di essere legato mani e piedi, se anche i diari ne avessero, non solo ai titoli di Nanni Moretti ma alle sue immagini e qui, proprio qui, andiamo da immagine a immagine: dalla sua Vespa, poi logo stilizzato della Sacher, alla mia Moto Guzzi V35, seconda serie, acquistata nella lontana primavera del 1981 e mai più abbandonata.

Nella foto (di Flavio Marchetti), appoggiato alla moto con qualche mollezza e assieme con una certa statuaria rigidità, ci sono io, Fabio Bruschi, fotografato il 9 giugno 2009, dieci giorni prima del mio sessantesimo compleanno. Dietro al gruppo statuario si vede un' aiuola, con piante aromatiche, la parete esterna di un edificio, una porta finestra chiusa, una porta aperta, il palo tutore di un pergolato e l'altra simmetrica aiuola. Siamo a Villa Lodi Fè, già Villino Monti, costruita nei primi del '900 per facoltosi bagnanti romagnoli, i Monti, appunto,e da qualche anno sede del Premio Riccione per il Teatro, nato anche lui nella località eponima nel primo anno della Repubblica, il 1947.

Questa fotografia campeggia al centro della mia intervista a Vera Bessone del 'Corriere della Romagna', pagine di 'Cultura & Spettacoli' di martedì 10 maggio 2011, pubblicata con l'invitante titolo redazionale "Vietiamo agli assessori di fare gli art director" della quale, Caro Diario, campioniamo ora l'incipit:

Fabio Bruschi è stato a lungo direttore di Riccione Teatro, l’associazione che promuove il famoso Premio Riccione, nato nel 1947 per opera dell’Azienda di Soggiorno per promuovere il turismo attraverso la letteratura e il teatro,  poi diventato un essenziale punto di riferimento della scena contemporanea, con personaggi del calibro di Franco Quadri o, più recentemente, Umberto Orsini.

Quando arrivai in Comune, nei primi anni '80 – dice Bruschi –  il 'Riccione' era l’unico premio teatrale che mettesse in scena i testi degli autori vincitori. Io ho avuto il raro privilegio di orientarne i capisaldi di azione per quasi un trentennio. Chiuse le Aziende di Soggiorno,il Comune di Riccione decise  di 'ereditarla' costituendo nel 1985, su mio suggerimento, uno strumento ad hoc , l’associazione Riccione Teatro cui il Comune mi destinò fin da allora; voglio citare anche il lavoro inteligente a appassionato di Maroly Lettoli, che continuò per anni, anche dopo la chiusura dell'Azienda'. Il premio aveva bisogno di essere ridisegnato e di ritrovare un legame forte con il nuovo teatro ; per questo proposi alla direzione artistica del premio una “firma” importante, non convenzionale, ma al tempo stesso prestigiosa e conosciuta , quella di uno storico nemico del “teatro di prosa”, nonché una delle icone di quegli anni, Franco Quadri.

Bruschi rimane direttore organizzativo fino al 1999, poi diventa direttore tout court con il nuovo statuto.

Dal 2000 – dice – raggiunti i cinquant'anni ho cominciato a preparare il terreno per la mia 'successione', sia rafforzando l'organizzazione e i suoi legami con Riccione, che cercando e infine individuando il mio candidato alla direzione, Simone Bruscia, giovane e promettente intellettuale e organizzatore culturale riminese, messosi in luce con il festival' Assalti al cuore' e alcuni interventi creativi per le biblioteche riminesi con ' Bookside'.

Dall'inverno 2010 le tensioni aumentano esponenzialmente per  precipitare il 21 aprile 2010: a meno di due mesi dal Ttv e da 'Riccione '60, la dolce vita', in rotta con la presidenza  e le collaboratrici dell’associazione , per motivi che non staremo qui ad approfondire,  Bruschi viene - parole sue -  «disarcionato», sia come direttore dell’associazione che come direttore artistico.   L’esperienza trentennale di Bruschi, uomo notoriamente dal carattere non facile ma stimatissimo per cultura e competenze, serve ad aprire  una riflessione sulle difficoltà attraversate dalle 'istituzioni' della cultura e dello spettacolo.

Che cosa ha rappresentato il Premio Riccione?

Il Premio, secondo la sua vocazione originaria, non è un premio encomiastico come tanti che celebrano chi si è già affermato, bensì maieutico, cioè ha il difficile ma esaltante compito di fare nascere il nuovo, i suoi 'figli'. Ad esempio: un conto è premiare Italo Calvino maturo, da tempo affermato, un altro è premiarlo, come ha fatto Riccione, a 24 anni, del tutto sconosciuto, per il suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno. Fin dalla prima edizione c'era una giuria 'stellare', con Cesare Zavattini, Elio Vittorini, Mario Luzi, Sibilla Aleramo...  Da subito, quindi, il Premio Riccione cerca il moderno, si iscrive nella tradizione del nuovo. Lo stesso anno di nascita, il 1947, non è casuale: è lo stesso periodo in cui nascono i festival di Edimbugo, Avignone, Cannes, Locarno... tutte località che puntavano sulla vocazione turistica.  Ma Riccione, subito dopo Venezia, è la più tempestiva in Italia. A questo punto ci si potrebbe chiedere: come hanno fatto nella patria del tamarro a fare per primi una cosa del genere? La risposta è semplice: innanzitutto Riccione già nell'anteguerra deteneva il primato turistico, mondano e indirettamente anche culturale. Fu un sindaco intellettuale e partigiano come Gianni Quondametteo, che aveva combattuto i fascisti, che  proprio a Riccione avevano avuto neli anni '30 la loro 'capitale balneare' (ricordiamo che dal 1939 al 1941 c’era stato il Premio Riccione di Vittorio Mussolini, con la 'Notte delle Stelle' e tutte le star di Cinecittà) voleva rilanciare il profilo turistico della città con una iniziativa di alto livello.

continua...

 

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