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Caro diario

reduce dal 41° festival di Santarcangelo ti propongo questo bel pezzo di Lorella Barlaam uscito sul numero 667 di Chiamami Città:

Santarcangelo 41 chiude in bellezza
U'i era un sac ad zént in piaza...
Il Festival raccontato dal  “suo” pubblico

Sono davvero belli i numeri di Santarcangelo 41, appena concluso: 70 progetti artistici, 33 spazi coinvolti, circa 60mila le presenze totali di pubblico stimate... ma un Festival non si misura con i numeri. Forse nemmeno attraverso le dichiarazioni “ufficiali”. È al “popolo di Santarcangelo”, quello delle sedie allineate in piazza Ganganelli, messaggere di teatri, che chiediamo uno sguardo sul Festival. Elena Conti viene da Venezia, scrive di teatro sul web. «La prima volta che sono stata a Santarcangelo era notte» racconta. «Mi sono fermata solo poche ore non riuscendo a cogliere altro che il calore di un borgo che da decenni si è fatto casa per il teatro. Quest'anno ho raggiunto il festival di giorno, ho percorso strade circondate da campi e fabbriche; ho vissuto cambiamenti e passaggi, arrivi e partenze. Il mio olfatto (e non solo) si è nutrito di piadina romagnola. Santarcangelo è incontro, è paese teatrale che ogni volta si reinventa e apre i propri spazi agli artisti. C’è chi dirà che negli anni il festival ha perso la sua portata innovativa e chi sosterrà il contrario: ciò che importa è che si continui a farlo, non stancandosi mai di creare un dialogo tra la gente del posto e la “carovana-teatro”, perché ci sarà sempre qualcuno che, come me, si troverà lì per la prima volta. Ermanna Montanari con la sua direzione artistica è riuscita a conservare questa tipicità del festival; ora ci si augura che nei restanti 355 giorni dell’anno i santarcangiolesi siano fieri della propria città, non riducendo il festival ad un teatrino in una “palla di neve”, come accade ad altre realtà italiane.» Claudio Lazzarini è architetto in Santarcangelo: «Il Festival del Teatro in Piazza per me è “un clima”. Mi piace guardare le facce della gente che vaga nel centro storico alla ricerca di non si sa cosa. Con la consapevolezza che comunque qualcosa può succedere. Non rincorro gli spettacoli. Li incontro. Il concerto dei Comaneci delicato e raffinato. Un bell’incontro.» Alessandro Carli, da esperto giornalista, traccia già un bilancio: «Festival “medio”, se è una definizione che si può utilizzare per una rassegna di circa 10 giorni. Nessun capolavoro ma qualche interessante spunto, qualche suggestione, qualche fotogramma ben costruito, a cui però non ha fatto seguito una coralità dei lavori. Nessuno spettacolo compiuto, ma piuttosto qualche flash. Meglio i lavori esteri che quelli italiani: Oriza Hirata ha portato a Santarcangelo 41 due titoli abbastanza originali, così come il Frankenstein firmato da Kornél Mundruczó. Di spessore filologico il duo Motus/Malina, specie per chi non ha mai visto il Living Theatre dal vivo. Le compagnie emiliano-romagnole hanno seguito il flusso della marea: ai Motus e a Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio (bella la sua fiaba musicale), hanno fatto da contraltare (col segno meno) Fanny & Alexander e Teatrino Clandestino.» Per me, il Festival è stato l’emozione potente del teatro che riprendeva il suo posto al centro della polis, con Judith Malina. Ma la chiosa migliore è quella di Giordana Pasini, negoziante e Lidia Canini, piadarola, toti dò ad Cuciarul, long la pasegeda: «L'a ingranäe ancora mej ad quel d'an: u'i era un sac ad zént in piaza... sperémma ch’ i sea arvènz cuntént!»

Buona estate!