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Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

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Lunaria

Grottesca peripezia in bilico tra la suggestione fiabesca e la malinconica costatazione di un mondo che fu ma che però si ripete, volta a volta, più triste e sconosciuto di prima. Narrazione dialogata fatalmente trasfigurata in scena, che parla dunque dell'oggi e all'oggi, quasi difendendo dentro la poesia del dire e del sognare la pirandelliana verità dell'illusione. Un enigmatico viceré di Sicilia, in fuga dalla vita assolata dell'isola e perduto ormai tra sogno e chimera, sogna la caduta della Luna e la Luna cade davvero in una contrada remota del vice-reame, tra villani e villanelle, smascherando il finto sapere scientifico dell'Accademia dei Platoni redivivi, di chi crede cioè di credere a ciò che vede ma in realtà è cieco perché privo di poesia. Frammento di stupore leopardiano nella terra dell'illusione, quella Sicilia che cerca e spesso trova la verità nella apparenza, fiaba filosofica di quella Sicilia culla di mille filosofie da Empedocle in su, filosofie filtrate nella sapiente cucitura e nel culto

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