Una lettera inquietante

Gioele è un attore ormai maturo, ma i suoi cinquant'anni se li porta molto bene, tant'è che le colleghe attrici più giovani si trovano pienamente a loro agio quando s'incontrano con lui fuori dalle scene, nella vita  di tutti i giorni.
E poi Gioele è davvero il classico bell'uomo, con il suo naso regolarissimo, gli occhi verdi smeraldo, i capelli appena increspati e con lievi nuances di grigio incipiente. Il suo sorriso è smagliante, accattivante, ha dei denti di perla, ben sagomati.
Gioele si è separato dalla compagna Luisa, che non aveva comunque sposato, e che gli ha dato una figlia, oramai adolescente: Lilia, che ha già deciso di seguire le orme paterne, cioè di fare anche lei l'attrice, consapevole di farsi sempre più bella, piacevole, con un corpo di prorompente presenza fisica, e un viso simile ad una sacerdotessa dell'antica Grecia.

Gioele ora non ha nessuna donna, anche perché ha voluto prepararsi per la pièce che sta portando in scena con la massima concentrazione, rifiutando di avere impegni anche di tipo sentimentale: ha vissuto i lunghi mesi di prova come un monaco, allenandosi fisicamente, passando diverso tempo in meditazione, e costruendo il suo personaggio  step by step, con metodo, con passione, con raziocinio estetico.
Il testo è di un autore indoeuropeo, praticamente sconosciuto in Italia, Amartya Banipuda, che, opportunamente tradotto in italiano, esercita una buona presa linguistica alle orecchie del pubblico cosiddetto medio. La stessa regia dell'amico Giuseppe ha saputo creare il giusto contesto scenico per Gioele e le due attrici co-partners sulla scena, e anche per il giovanissimo attore che interpreta il figlio adolescente di una delle due. Il personaggio interpretato da Gioele è quello di Roby, un medico neuropsichiatra che non riesce a capire quale delle due donne, con cui s'incontra da tempo, divenendo amico d'entrambe, è davvero e profondamente innamorato: Rosy, sua paziente, o Angie, amica intima della prima? Rosy è sposata, ha due figli maschi, e il suo matrimonio è parecchio in crisi;  Angie è single e, afferma lei, per libera scelta, anche se almeno una relazione forte l'ha avuta essendo madre di un ragazzo quindicenne, dal carattere piuttosto difficile.  Rosy, che è quasi uscita positivamente dalle sue nevrosi, è ora in cerca di autorealizzazioni di natura anche spirituale, spinta pure dal suo lavoro di ricercatrice universitaria di materie d'italianistica. Angie ha una personalità più leggera, non priva di autentici slanci di generosità e attenzione verso gli altri, anche se poi sembra essere aliena alle rigide regole sociali.

L'intreccio ha un acme conflittuale forte quando le due amiche si affrontano in uno spiacevole litigio, dovuto ad una frase piuttosto forte pronunciata da Rosy nei riguardi del figlio dell'amica, Emanuele, troppo viziato secondo la prima donna. Angie si sente fortemente mortificata, e chiede all'amico medico Roby di darle ragione davanti all'amica Rosy. Il medico si rifiuta di giudicare, deludendo Angie e rassicurando parallelamente Rosy. Angie sparisce per un po' di tempo lasciando soli, nei loro incontri, il medico e Rosy: i due finiscono una sera per fare l'amore nel salotto della casa di Roby: un incontro di altissima tensione erotica per entrambi, ma privo di volgarità, estremamente lento, sia nei preparativi, sia nella fasi successive all'orgasmo; fatto di silenzi e d'improvvisi eccessi di parole, di fantasie visionarie e di subitanei profondi lunghi respiri: naturalmente sulla scena tutto è appena alluso, fatto immaginare al pubblico.
Roby fin dal giorno dopo non si sente intimamente soddisfatto di quell'improvviso rapporto, e per di più sul piano deontologico avverte di aver sbagliato:  quella donna è stata sua paziente, e non è ancora del tutto uscita dai suoi problemi neuropsichiatrici: forse non avrebbe dovuto minimamente acconsentire a un rapporto di estrema intimità.

Quella sera stessa  si presenta a casa sua all'improvviso Angie, mostrandosi disperata, poiché ha scoperto che suo figlio è coinvolto in un giro di giovani spacciatori: afferma, sconvolta, che Rosy quella volta aveva avuto ragione ad incolparla di aver sempre viziato il figlio. Chiede aiuto a Roby, innanzi tutto professionale: vorrebbe portare il ragazzo a svolgere un primo colloquio con lui, per capire se una terapia svolta seriamente può salvare suo figlio. Roby acconsente, anche perché Angie  nella sua disperazione gli appare di una bellezza feroce e sconvolgente.
Altro acme drammatico si raggiunge durante il primo colloquio fra il medico e il ragazzo, Emanuele, il quale vomita fuori tutta una serie di gravi accuse contro la madre, affermando che è lesbica, e che consuma i suoi rapporti soprattutto con la sua amica Rosy; che si fa continuamente di coca, dissipando un notevole patrimonio lasciatogli dal ricco padre, morto ancora giovane in un incidente stradale; che ha conoscenze non certo occasionali con alcuni mafiosi siciliani.

Roby nel terzo atto cercherà le prove di tutte queste accuse, che si riveleranno  veritiere: decide di troncare ogni rapporto con le due donne, e di dedicarsi gratuitamente e ben oltre il dovere più strettamente professionale, a curare e a intessere un profondo rapporto umano con il ragazzo.
Lo spettacolo è ormai ben rodato, come si suol dire, grazie a diverse repliche in più città, e grazie anche ad un ottimo successo sia di pubblico sia di critica, secondo le molte recensioni positive comparse soprattutto nei più accreditati Siti specializzati. E certamente Gioele ha dalla sua giudizi molto incoraggianti. Ed è proprio quando Gioele sta leggendo su Internet una delle ultimissime recensioni, che gli arriva una mail, il cui nome utente di fatto gli risulta anonimo. La apre e inizia a leggerla, fra sè e sè:
<<Gentile e straordinario Gioele, sono una sua ammiratrice, e mi chiamo... Angie! Ho visto fin'ora tutte le repliche del suo spettacolo, spendendo migliaia di euro per i biglietti e gli spostamenti, ma, come forse inizia ad immaginare, posso farlo perché mio padre, perito in un incidente stradale alcuni anni fa, mi ha lasciato in eredità una discreta fortuna. Mio figlio... Emanuele, ora sta molto meglio: ma non è stato il suo psichiatra Roberto, detto Roby, a curarlo, perché io gliel'ho impedito: ero innamorata pazza del medico, uomo bellissimo, come lo è lei, caro Gioele; ne ero molto gelosa. Non poteva rubarmi mio figlio, e io non potevo rinunciare ad entrambi, li volevo tutti e due. La lotta è stata durissima... finché mio figlio, ancora minorenne, non ha avuto un eccesso d'ira uccidendo il dottor Roby... La corte è stata clemente: per le attenuanti varie, compresa l'età minorile, mio figlio è stato in riformatorio solo per qualche anno, ed ora è uscito.  Sta molto ma molto meglio.
Lei non può immaginare cosa ho provato rivivendo a teatro tutta la mia storia, salvo il finale! Durante la prima rappresentazione a cui ho assistito, più volte mi è venuto da gridare, più volte mi son sentita mancare, più volte avevo degli spasmi di dolore che mi trafiggevano il torace, l'addome, la pelvi... Son dovuta tornare una seconda volta, ero attratta come da una gigantesca calamita... Ed ogni volta che vedo lei e gli attori recitare sulla scena, per me è rivivere uno strazio immenso, ma, anche, assieme, provo come un fortissimo orgasmo, anche sessuale, soprattutto nella scena in cui lei recita l'amplesso con Rosy. Ora tra lo spettacolo e la mia vita non c'è quasi nessun diaframma: posso sempre rivivere ogni volta tutto della mia vita, ed è come se risorgessi sempre... ma manca la tessera finale, che lei e il suo regista o, che so, l'autore stesso della storia, dovete collocare, per la mia assoluta trionfale realizzazione esistenziale: cioè dovete concludere, come  ho riferito più sopra, con la morte di Roby per mano di Emanuele, e con la guarigione finale di mio figlio... Ora tutto ciò io me lo merito... io che vi ho visto per decine e decine di repliche... io che ho speso tanti, tanti soldi... io che non vivo altro che per vedere voi ogni sera... io  che prove alla mano ho dichiarato con atto notarile questa incredibile coincidenza...io ho il diritto che questa incredibile coincidenza di storia finta e storia vera si compia completamente e definitivamente! Altrimenti, se così non sarà, le assicuro, mi creda, che lei... farà la fine del dottor Roby! Perché non potrei sopportare che tutto non sia compiuto com' è stato davvero! Sono addolorata nel doverle assolutamente ripetere: lei deve interpretare il vero finale, altrimenti... mi perdoni... io la uc-ci-de-rò!... O, viste certe mie conoscenze in ambito mafioso, la farò uccidere!... Caro Gioele, la prego, la scongiuro di credermi!
Sua Angie>>.

A Gioele tremano le mani ghiacciate  sulla  tastiera...

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