Rumori fuori scena

Con questa pièces, molto nota, di Michael Frayn drammaturgo inglese di derivazione giornalistica e con una ormai lunga frequentazione dei palcoscenici internazionali, il Teatro della Gioventù di Genova e la sua giovane compagnia TKC (The Kitchen Company) portano o ri-portano 'aria di Broadway' a Genova, città che Massimo Chiesa, figlio di Ivo e direttore della compagnia stessa, ha avuto modo di definire

come la città più teatrale d'Italia. “Rumori fuori scena” è la classica commedia dalle mille repliche che utilizza abilmente la sintassi sofisticata del migliore vaudeville per penetrare e dissacrare, attraverso il più sano divertissement al confine della comicità farsesca, costumi, comportamenti e dinamiche relazionali che dalla società riverberano sul teatro e che da questo sono elaborate.
È appunto attraverso le dinamiche della scrittura scenica che i conflitti psicologici riescono a trovare una dimensione elaborabile attraverso la quale, a volte, si sciolgono in una risata liberatoria, con una forza che spesso, nella migliore tradizione anglosassone, manca a testi e drammaturgie che vantano o talora millantano profondità interpretative.
Si legge nella partitura di questa drammaturgia quel tipo di comicità che non ti fa allontanare lo sguardo dal problema e te ne rende tollerabile l'approccio.
Con una prossemica vivace, mutuata anche dalla farsa, il regista Massimo Chiesa ne coglie e ne esalta le potenzialità espressive, ben assecondato dalla giovane compagnia, tutti da citare da Eleonora d’Urso a Fabrizio Careddu, Nicola Nicchi, Barbara Alesse, Daria D’Aloia, Carlo Zanotti, Giulia Santilli, Daniele Aureli e Marco Zanutto, e tutti adeguatamente implicati nei personaggi e con una buona dose di ironia interpretativa.
Pièce icastica ed insieme ben rappresentativa di un teatro, quello delle repliche ripetute (per Rumori fuori scena siamo ad oltre 60) e quindi dell'immersione consapevole in una comunità che fatta di relazioni che si riproducono e, attraverso la rappresentazione, insieme reciprocamente si irrobustiscono, un teatro che, tradizionale nel mondo anglosassone e a Brodway appunto, in Italia è praticamente scomparso.
Un teatro dunque tradizionale ma insieme innovativo che è il segno del progetto di Massimo Chiesa, Eleonora d'Urso e di TKC Teatro della Gioventù, da un anno impegnati ad integrare la stagione genovese con una offerta che copra tutto l'anno, che sia di qualità ma insieme capace di attrarre chi al teatro non è mai andato o non va più e che dunque 'completa' efficacemente le proposte dei teatri stabili e del teatro di ricerca.
È un compito difficile quello di Massimo Chiesa che sta recuperando non solo uno spazio teatrale dimenticato, bello ed efficace, ma anche un modo di essere del teatro dentro la città di cui si hanno pochissime esperienze recenti, un teatro che talora vede anche ritornare lo spettatore per una seconda, terza o addirittura quarta visione.
È un compito che lo vede impegnato interamente a partire dalla presentazione, che è conoscenza del pubblico e delle sue dinamiche, di ogni singola replica.
Il testo è riproposto nella traduzione di Filippo Ottoni, la regia come detto è di Massimo Chiesa, le scene di Laura Paola Borello, le musiche dei Monty Python e il disegno luci di Danilo Raja.
Uno spettacolo vivace che cresce di ritmo nel suo stesso farsi, in grado di trascinare anche i più riottosi e diffidenti, merito del testo e del contesto a partire dalla messa in scena e dalle intenzionalità produttive, ed in effetti non sono mancati applausi e chiamate.




 

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