La vita cronica

Il lavoro di Eugenio Barba e l’Odin Teatret va in scena, con il tutto esaurito, al Teatro Vascello di Roma  dal 27 Febbraio al 17 Marzo 2013. Siamo nel 2031, dopo una guerra civile un gruppo di individui, provenienti da luoghi geograficamente differenti, si ritrova insieme a condividere morte, guerra, immigrazione e crisi economica. Una Madonna Nera insieme a una vedova di un combattente basco, un avvocato danese, una casalinga rumena, un musicista rock, una rifugiata cecena e un giovane alla ricerca del padre scomparso ci accompagnano in questo viaggio senza luogo. La vita cronica  è un capolavoro di fisicità e sonorità. Le parole, poche e non sempre in italiano, non sono necessarie per comprendere ciò a cui stiamo assistendo.
I performers si muovono sulla scena (costituita da una pedana di legno circondata ai lati dagli spettatori) in un organico disequilibrio in cui gli elementi naturali, l’acqua, il fuoco e l’aria  mettono in evidenza l’appartenenza ad una sola terra. Incredibilmente, ci troviamo a osservare uomini e donne culturalmente diversi, ma con disagi sociali ed emotivi molto vicini, tutti invasi dalla stessa dilaniante sofferenza esistenziale. Quasi da subito, siamo trascinati da un turbinio di corpi al limite tra la vita e la morte, tra reale e surreale, in cui il luogo non è più un luogo e il tempo si confonde. 
La vedova di un combattente basco, ricostruendo l’amaro rituale della pulizia del corpo del suo amato defunto, attraversa con lento e ritmato passo lo spazio che divide una donna rifugiata cecena ad una Madonna Nera. Quest’ultima è un’entità misteriosa, presenza\assenza che si muove tra vivi e morti scatenando un’isteria emotiva che percuote le viscere e li conduce verso un flusso energico cosparso da rituali antichi ed echi balcanici.
Costantemente soffocato da tozzi di pane ossessivamente aggrediti e sputati, all’improvviso, si ode intenso il docile canto della casalinga rumena. Il ritmo è ostentato da passi, rintocchi, giochi metallici, sussurri, danze, sonorità folkloristiche. Carte da gioco e monete d’argento si mescolano in una pioggia che cade oltre il confine europeo, “la terra in cui si mangia senza avere fame e si beve senza avere sete”. Il giovane latino-americano, privato della conoscenza, viene guidato durante il suo viaggio alla ricerca del padre scomparso verso numerose porte.  Tutti ricercano, esplorano al limite tra timore e sussulto la loro derubata identità. Le loro speranze, i loro corpi vengono appesi a ganci come carne da macello. Allora, non vi è altro rimedio che tentare di aprire numerose porte, per riavere ciò che si è perduto, sino a quando, come il giovane orfano, riusciremo a trovare l’inaspettato epilogo.

Foto Tommy Bay

La vita cronica
di Ursula Andkjær Olsen e Odin Teatret
Dedicato a Anna Politkovskaya e Natalia Estemirova scrittrici russe in difesa dei diritti umani, assassinate per la loro opposizione al conflitto ceceno
Testi: Ursula Andkjær Olsen e Odin Teatret
Attori: Kai Bredholt, Roberta Carreri, Jan Ferslev, Elena Floris, Donald Kitt, Tage Larsen, Sofia Monsalve, Iben Nagel Rasmussen, Fausto Pro, Julia Varley
Dramaturgo: Thomas Bredsdorff
Consigliere letterario: Nando Taviani
Disegno luci: Odin Teatret
Consulente luci: Jesper Kongshaug
Spazio scenico: Odin Teatret
Consulenti spazio scenico: Jan de Neergaard, Antonella Diana
Musica: melodie tradizionali e moderne
Costumi: Odin Teatret, Jan de Neergaard
Direttore tecnico: Fausto Pro
Assistenti alla regia: Raúl Iaiza, Pierangelo Pompa e Ana Woolf
Regia e drammaturgia: Eugenio Barba

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