Morir sì giovane e in andropausa

A piedi nudi sul palco, va in scena una generazione senza lavoro. “L’unico modo per trovare lavoro in Italia è trovarlo all’estero”, poche battute che racchiudono un’amara verità. Il testo di Dario De Luca e Giuseppe Vincenzi, narra in otto quadri e canzoni, una realtà che riguarda i nostri giovani: ventenni, trentenni, alcuni purtroppo ormai quarantenni, che trascorrono le loro giornate inviando curriculum che nessuno leggerà. “Morir sì giovane” con linguaggio semplice, immediato racconta del lavoro che non c’è. In scena anche la musica di Giuseppe Vincenzi, parte integrante di questo spettacolo. Voce narrante Dario De Luca, buon interprete anche nel canto, sembra dirci continuamente: “Lasciate che vi dica la verità” come un novello Lenny Bruce, racconta veleni, amarezze quotidiane di una parte sempre più numerosa di Italiani che vivono costantemente di sacrifici. A piedi nudi sul palco, non solo Dario De Luca ma anche i musicisti della OMISSIS MINI ÓRCHESTRA che duettano con il pubblico, sottolineano passaggi significativi del testo, assumendo un ruolo fondamentale nello spettacolo. La “OMO”, fortemente voluta da Dario De Luca, composta da Paolo Chiaia (piano synth e armonica), Gianfranco De Franco (clarinetto, sax, flauti e loop), Giuseppe Oliveto (trombone, flicorno, fisarmonica e conchiglie), Emanuele Gallo (basso), Francesco Montebello (batteria e percussioni), nasce da un progetto di teatro canzone della compagnia Scena Verticale. Si percorrono diversi generi musicali, per poi sfociare in uno swing evocativo, omaggio a Fred Buscaglione con “Guarda che luna”. Un piccolo accenno allo stile dixieland e come d’incanto si crea una magia musicale. Le luci di Gennaro Dolce sottolineano passaggi dal canto alla recitazione con sfumature efficaci. La regia di Dario De Luca costruisce un buon legame dialettico tra il testo il canto e gli accompagnamenti musicali. Tuttavia la scelta di utilizzare sia per la recitazione, sia per il canto un microfono ad asta sacrifica in parte l’azione scenica del monologo. Gli otto quadri citati nel titolo, volutamente tenuti insieme dagli ottimi interventi musicali più che da una struttura drammaturgica vera e propria, corrono verso un finale emblematico che lascia la scena completamente vuota, senza parole e senza luci: tutti abbandonano il palco. Uno spettacolo orientato più verso il cabaret che il monologo teatrale, del resto l’intento della regia è ben esplicitato nel pieghevole di sala “Un progetto figlio naturale, in senso artistico, di Giorgio Gaber e del suo Teatro-Canzone; nipote acquisito di zio Enzo Iannacci; fratello minore, di secondo letto, di Paolo Rossi.” Una strada che potrà essere percorsa anche in futuro lavorando su questa varietà di stili e formule.

Foto Dario Ruta

Teatro Filodrammatici di Milano
MORIR SÌ GIOVANE E IN ANDROPAUSA
(atto unico in 8 quadri e canzoni)
di Dario De Luca e Giuseppe Vincenzi
con Dario De Luca
e con Omissis Mini Órchestra.

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