Viva l'Italia Le morti di Fausto e Iaio

Cominciamo dalla fine. Poche parole proiettate sullo schermo: “Questo testo non è un documento. E’ una finzione su fatti reali accaduti non troppo tempo fa.” Fatti archiviati: nessuno è stato, ci sono probabili colpevoli, ma non sono state trovate prove che li inchiodino. La storia raccontata in Viva l’Italia è quella delle morti di Fausto e Iaio, due diciottenni milanesi frequentatori del centro sociale Leoncavallo, uccisi a colpi di pistola la sera del 18 marzo 1978, due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro. Le indagini sul rapimento di Moro si intrecciano con la morte dei due ragazzi. Fausto Tinelli, infatti, abitava in via Montenevoso 9, esattamente di fronte al civico 8, dove c’era un covo dei brigatisti, mentre all’ultimo piano del suo palazzo c’era un punto di osservazione dei servizi segreti. Gli attori di Viva l’Italia, tutti all’altezza del difficile compito e scenicamente ispirati, interpretano Fausto, Angela, la madre di Iaio, Giorgio, uno dei tre assassini, il commissario della Digos titolare dell’inchiesta, Salvo Meli e il giornalista dell’Unità, Mauro Brutto che, desideroso di arrivare alla verità, comincia a condurre delle indagini personali. Mauro Brutto scopre chi ha ucciso veramente Fausto e Iaio. Non lo potrà dire a nessuno perché una Simca bianca lo investe mentre attraversa la strada. Il lungo lavoro di documentazione, che ha portato alla stesura di Viva l’Italia, si è basato sui libri pubblicati sull’argomento e sulla collaborazione di Maria Iannucci, sorella di una delle due vittime e presidente della Associazione amici e familiari di Fausto e Iaio. In scena due bare, che diventano, di volta in volta, panchine, scrivanie, letti, luoghi del dubbio della paura, del dolore. Passaggi emotivi sottolineati dalla musica evocativa di Pietro Traldi. Il testo di Scarpetti (insignito della Menzione speciale Franco Quadri - Premio Riccione per il Teatro 2011) empatico, commovente, avvolgente e tagliente: una parola scenica vibrante, in grado di narrare con i toni della cronaca e della poesia, una serie di monologhi tenuti insieme da una spasmodica ricerca di una verità che non c’è. O meglio c’è …ma si nasconde. Viene continuamente nascosta da altri. Compito del regista svelare, mostrare una possibile ricerca, trattenere il ricordo. César Brie attraverso metafore e immagini, ci conduce per mano indietro nel tempo con tutta l’urgenza di una verità scomoda, di un fatto che sconvolse Milano. Ci stimola a non avere paura, a parlare, a gridare, ad avere il coraggio di dire quello che si deve dire. Un racconto scenico dinamico, che si moltiplica attraverso scambi di ruoli, di oggetti, perché il reale è complesso, la verità difficile da raggiungere. Nel racconto della madre, c’è una bravissima Alice Redini capace di far risuonare corde del dubbio, del dolore, con un solo filo di voce carico di emozione. E’ il dolore di tutte le madri che hanno perso tragicamente un figlio. In una delle scena stringe fra le mani una rosa bianca, rappresenta tutte le domande senza risposta. Esco dal teatro commossa e non sono l’unica. Ho un piccolo fiore che uso come segnalibro, lo guardo e penso che una risposta alla domanda che ho in mente io ce l’ho. Che cosa rende bello uno spettacolo?  Il desiderio di andare lontano rimanendo sulla soglia della scena, la capacità di smarrirsi senza pentirsi. In quel luogo fatto di tutto ciò che è inespresso, c’è sempre la risposta che cerchiamo. Da vedere, una produzione del teatro Elfo Puccini di Milano.

Foto Luca Del Pia

VIVA L'ITALIA
Le morti di Fausto e Iaio
di Roberto Scarpetti
regia di César Brie
musiche originali di Pietro Traldi
con Massimiliano Donato, Andrea Bettaglio, Alice Redini, Umberto Terruso, Federico Manfredi
luci Nando Frigerio
suono e programmazione video Giuseppe Marzoli
progetto video Boombang Design

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