Il costruttore Solness

Qualcuno ha definito Ibsen “scrittore della ribellione femminile”. Ma in questo caso, la ribellione riguarda un uomo, un costruttore molto stimato, un imprenditore di grande successo. Halvard Solness incontra una giovane donna, la bella Hilde Wangel, una ragazza conosciuta molti anni prima, lei cerca in lui l’uomo brillante e sognatore di una volta, lui cercherà invano di ritrovarsi. Nascerà un rapporto basato su un desiderio di conoscenza, caricato da una continua tensione erotica. “Una storia d’amore difficile tra un uomo adulto e una giovane ragazza, ricca di sentimenti vissuti tra il sogno e la realtà” Una storia d’amore impossibile, la vita dell’uomo è ormai turbata da continui rimorsi, da colpe del passato, dalla paura di invecchiare. Nel tragico epilogo, il costruttore comprenderà di aver abbandonato i sogni, di aver rinunciato all’amore, di aver vissuto inseguendo inutilmente successo e potere. La giovane donna cercherà di aiutarlo in questa ricerca della verità.  Come tutte le donne di Ibsen, aquile in gabbia, che faticano ad adattarsi alla menzogna sociale, alla dipendenza affettiva, anche Hilde è forte e desiderosa di trovare una via d’uscita…I castelli in aria smarriti, rappresentano una salvezza, spazi mentali dove immaginazione e fantasia danno vita a mondi fantastici, fatti di desideri e speranze. Il costruttore costruirà un castello per lei…“Il costruttore Solness” (una delle ultime scritte per il teatro, nel 1892) riflette il misticismo che caratterizza l’ultima produzione dell’autore è un testo denso di simboli, in cui le ultime tracce del naturalismo si diradano quasi fino a perdersi, mentre si avverte l’influenza del lavoro di grandi contemporanei come Cechov, Strindberg, Maeterlinck. Autore drammatico norvegese tra i più significativi del teatro dell’Ottocento, Henrik Ibsen, racconta il malessere, l’arroganza, le debolezze della società borghese del suo tempo. Analizzando a fondo il dramma sociale, affronta temi d’attualità come la crisi della famiglia borghese, la corruzione della classe imprenditoriale, rappresentata da soli uomini, il desiderio di emancipazione delle donne. La drammaturgia e la regia di Roberto Trifirò, è essenziale. Senza inutili orpelli. Emerge in tal modo tutta la bellezza e la poesia di un testo carico di slanci e simbolismi. L’invenzione scenica è ridotta al minimo per far emergere la parola, vuoti ovunque. Il pubblico è chiamato a riempire questi vuoti con la propria fantasia, con la propria emotività. In quale direzione si va? le strade sono diverse ognuno deve cercare la sua. Io ne ho indicata una possibile, sembra dirci Trifirò/Ibsen. Roberto Trifirò prosegue con coerenza il suo cammino alla riscoperta di opere che scavano nell’animo umano, poco conosciute, poco rappresentate. Un cammino che lo porta alla ricerca di una purezza, di un estetismo raffinato anche nei gesti nella corporeità degli attori. Un estetismo che conduce a sottrazioni continue, che sacrifica l’azione scenica, riducendo al minimo i movimenti, i tagli di luce che arrivano all’improvviso per scavare nel profondo dei personaggi… e in noi.
TEATRO FILODRAMMATICI
PRIMA NAZIONALE
02 / 14 aprile 2013

di Henrik Ibsen
drammaturgia e regia Roberto Trifirò
con Roberto Trifirò, Sonia Burgarello,
Angelo De Maco, Luigi Maria Rausa, Elisabetta Scarano
scene e costumi Paola Danesi
progetto luci Andrea Diana, Tony Zappalà
assistenti alla regia Beatriz Lattanzi, Chiara Zerlini
progetto in collaborazione con Teatro MA. Produzione Teatro Filodrammatici

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