Il muro

Ettore Bassi ed Eleonora Ivone, interpreti dello spettacolo Il Muro, vanno in scena al Teatro Golden di Roma dal 23 al 28 aprile. L’opera è ispirata ai lavori di The Wall, Division Bell e Animals dei Pink Floyd. Lo spettacolo, scritto e diretto da Angelo Longoni, racconta la storia d’amore di due persone coinvolte in uno scandalo di corruzione. L’autore esplora una tematica attuale, impronta vergognosa della seconda repubblica, attraverso la prospettiva di un uomo innocente che paga le colpe della classe dirigente avida e corrotta.
Lui è un detenuto che cade in una crisi profonda. Lei, tenace e premurosa, attende il suo ritorno.
La relazione di coppia si disgrega irrimediabilmente e tra i due amanti si sollevano muri smisurati, difficili da abbattere.
Da subito siamo travolti in una relazione che oscilla tra scene cariche, carnali, rabbiose e ritagli idilliaci rivelatori di un amore nutrito e passionale.
Il presente si sovrappone al passato. Allora l’interno dell’appartamento, arredato in stile contemporaneo, si trasforma nel luogo del primo appuntamento, del primo bacio, nel parco dove praticano jogging, nella cella di prigionia, nella sala colloqui del carcere.
I frequenti flash back svelano una storia d’amore fondata su robuste ed entusiaste premesse, che subisce una fulminea metamorfosi.
Il testo di Longoni celebra le liriche del noto gruppo rock, restituendone alcuni frammenti in scena.
I dialoghi, brevi ma intensi, evocano le musiche solenni e frementi dei Pink Floyd, che generano un continuum emotivo travolgente.
Un pannello bianco è posto sul fondo del palcoscenico. Il muro, metafora ed elemento scenografico di questo spettacolo, è uno schermo proiettore. Immagini di elementi naturali scorrono rapide e suggestive, mescolandosi alle ombre degli attori che si muovono sulla scena.
Quanto mai affascinante è la scelta di celare dietro di esso la band soundEclipse che esegue magistralmente i brani dei Pink Floyd. È evidente il riferimento al Live di Berlino (tour di The Wall 1990). Durante l’esibizione viene allestito un gigantesco muro di 50 metri di lunghezza composto da circa 400 mattoncini di cartone, che nasconde completamente i musicisti al pubblico.
Il muro, nei testi dei Pink Floyd come nel lavoro di Longoni, diventa emblema dell’alienazione e dell’incomunicabilità. È simbolo della dissoluzione dell’io, spirale distruttiva che annichilisce l’essenza. La costruzione registica evidenzia la reclusione e il disseccamento dell’individuo.
L’uomo si pone nella condizione avvilente dell’isolamento, creando una sorta di sospensione esistenziale. La prigione non è più un luogo, ma uno status psichico che si estende dall’individuale al collettivo. Il muro si dilata fino a divenire simbolo di una strutturata criticità sociale e politica.

IL MURO
di Angelo Longoni
con Ettore Bassi e Eleonora Ivone
regia Angelo Longoni
con i soundEclipse
Stefano Cacace (vocals), Marco Zanni (guitars),
Emanuele Puzzilli (drums), Emiliano Zanni (keys & synt),
Andrea Agates (bass)

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