Antigone

E’ una rilettura di grande fascino, che entra negli antichi significati, nell’eterna contraddizione della tragedia sofoclea, nello scontro fra la Legge dello Stato e la Legge umana dove una soluzione non è possibile. “Antigone”, della scrittrice di origini campane Valeria Parrella, in scena all’Ambasciatori di Catania, ospite della stagione di prosa del Teatro Stabile etneo e produzione del Teatro Stabile di Napoli e Fondazione Campania dei Festival, è sicuramente una messinscena suggestiva e che con accorgimenti scenici e coreografie d’impatto, riesce a catapultare il pubblico su temi di notevole attualità ed interesse.  Al di là nella nota vicenda, di una figura mitologica qual è Antigone, la pièce, in un solo atto di circa 90’, riesce a mantenere viva, grazie alla asciutta e scorrevole regia di Luca De Fusco ed all’interpretazione, nel ruolo del titolo di Gaia Aprea, la tensione drammaturgica, coinvolgendo cuore e mente del pubblico.  L’autrice, Valeria Parrella, rispetta l’impostazione sofoclea, mantenendo vivi gli eterni ed insoluti contrasti tra legge dello Stato e legge umana, introducendo nella sua modernizzazione dell’opera, temi attuali quali il diritto all’eutanasia, posto al centro del racconto scenico, la bioetica, il sovraffollamento delle carceri e tanti altri. L'Antigone di Valeria Parrella è una donna indipendente, decisa, coraggiosa, che non può sottostare all'editto del Legislatore e per questo stacca l'alimentazione artificiale che da tredici anni tiene in vita, come un vegetale, suo fratello Polinice. Lo ritiene un atto necessario di pietà, perché una vita che non può essere condotta autonomamente è priva di dignità. Antigone viene condannata al carcere a vita, perché questa è la punizione per chi viola l'editto.  Intenso il dialogo tra Antigone e il Legislatore, dialogo tra sordi, perché le loro parole e azioni fanno riferimento a due universi di valori completamente opposti. Antigone non può sottomettersi al Legislatore perché la legge divina non si piega di fronte agli uomini ed il Legislatore non può perdonare il gesto di Antigone perché il suo agire deve essere esemplare per tutti gli altri cittadini. Tiresia, uomo e donna, secondo il mito, cercherà invano di convincere il Legislatore a rivedere le sue posizioni e neppure Emone, figlio del Legislatore e innamorato di Antigone, riuscirà a dissuaderlo dalla decisione presa. Antigone si ucciderà inalando il gas del fornellino della sua cella, mentre le compagne sono fuori per l'ora d'aria.  Il regista Luca De Fusco, con l’intrigante scenografia di Maurizio Balò e le coreografie aeree di Maria Teresa Cesaroni, dispone l'azione su un duplice piano e su uno sfondo buio. In luogo mentale ed indefinito fa calare e poi ascendere i personaggi della vicenda verso l’alto e oltre il sipario, avvolti in panneggi. Si punta sulla parola e su primi piani dei personaggi ripresi e proiettati sullo schermo, creando così un linguaggio multimediale dove ben si inserisce la musica originale di Ran Bagno. I costumi sono di Zaira De Vincentiis, il gioco luci di Gigi Saccomandi. In scena di grande efficacia l’interpretazione di Gaia Aprea che da voce alla passionalità e alla determinazione di Antigone, mitica eroina senza tempo, che rende credibili le ragioni dei suoi gesti tragici. Di particolare intensità poi l’interpretazione di Anita Bartolucci nell’ambiguo ruolo di Tiresia. Applausi anche per il resto del cast formato da Paolo Serra (il duro e spietato legislatore - Creonte),  Fabrizio Nevola (Emone), Giacinto Palmarini (corifeo), Alfonso Postiglione (il guardiano), Nunzia Schiano (la detenuta), Dalal Sleiman (corifea). Spettacolo, alla fine, applaudito dal pubblico in sala e che richiama alla mente alcune questioni molto delicate che privano di qualsiasi dignità l'individuo, quali l'accanimento terapeutico, la situazione delle carceri, la cecità della legge, che si erge come un macigno sugli uomini. Si riflette anche sull’indifferenza e sulla saggezza popolare, che rappresentano l'oscillazione del dubbio.

Antigone
di Valeria Parrella
Con Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Fabrizio Nevola, Giacinto Palmarini, Alfonso Postiglione, Nunzia Schiano, Paolo Serra, Dalal Suleiman
Regia di Luca De Fusco
Scene di Maurizio Balò
Coreografie aeree di Maria Teresa Cesaroni
Costumi di Zaira de Vincentiis
Disegno luci di Gigi Saccomandi
Musiche originali di Ran Bagno
Foto di Fabio Donato
Produzione del Teatro Stabile di Napoli e Fondazione Campania dei Festival
Teatro Stabile di Catania - Teatro Ambasciatori - 23 aprile - 5 maggio 2013

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