Miracolo a Milano…

Una settimana per riflettere, vedere, imparare e ringraziare. Ringraziare soprattutto chi ha reso possibile tutto ciò, chi l’ha ideato chi ha lavorato. Serena Sinigaglia, Sergio Escobar e tutti i tecnici, gli addetti stampa, il personale del Teatro Ringhiera Atir. A Milano, qualcosa di nuovo è accaduto sotto un cielo grigio e piovoso, qualcosa si è mosso: 12 compagnie provenienti da diverse parti d’Italia, una giuria popolare composta da 40 persone e una giuria di 10 critici del web. Oltre 70 artisti tutti under 35. Quanti numeri, solo per far capire la dimensione del progetto. Un comitato del Teatro Ringhiera ATIR formato da artisti, tecnici e organizzatori, ha selezionato, a marzo del 2013, 12 spettacoli fra i 113 che hanno fatto pervenire la loro candidatura. Gli spettacoli selezionati si sono esibiti al Teatro Ringhiera nell’ambito del playFestival dal 13 al 19 maggio. Lo spettacolo vincitore sarà ospitato al Teatro Studio all’interno della stagione 2013/2014 del Piccolo Teatro di Milano. Una possibilità anche per la compagnia che si è aggiudicata il secondo posto. Andrà in stagione con quattro repliche al Teatro Ringhiera Atir. Sergio Escobar e Serena Sinigaglia (direttori artistici del Piccolo e del Teatro Ringhiera) indicano gli obiettivi del Festival:
1. Creare una rete tra teatri pubblici di diverse dimensioni e diverse nature, per dare vita a progetti che favoriscano l’arte e la sua libera attuazione e fruizione.
2. Promuovere la trasversalità, un piccolo teatro pubblico di periferia può dare impulso a nuove istanze artistiche che possono poi arrivare nei grandi teatri del centro cittadino.
3. Favorire la partecipazione attiva del pubblico, che in genere non ha voce in capitolo sulla scelta di una spettacolo.
4. Garantire la visibilità ad un’opera teatrale.
5. Valorizzare il lavoro di gruppo, selezionando compagnie che svolgono, insieme, l’attività di produzione e promozione.
Sono stati giorni intensi, esempi virtuosi di come si possa, in tempo di crisi, aprire nuove strade, dare possibilità a tanta energia e creatività̀ sommersa, che ha solo bisogno di poter emergere. Un progetto significativo, una buona pratica che deve continuare, perché?
Per motivi diversi: per la prima volta dal basso e seguendo un processo molto democratico un gruppo di persone vota e seleziona lo spettacolo che sarà inserito nella stagione del Piccolo; per la prima volta un teatro istituzionale come il Piccolo, Teatro d’Europa offre una possibilità ad una giovane compagnia; per la prima volta critici del web hanno la possibilità di confrontarsi, scambiarsi pareri. Uscire dalla solitudine delle recensioni on line. Franco Quadri parlava della “Solitudine del critico” di fronte all’opera teatrale ricca di voci, azioni, umori degli artisti …Il critico del web o pubblicista è ancora più solo, non vive nella redazione di un giornale, spesso non ha la possibilità di conoscere di persona non dico il direttore della rivista per cui scrive, ma neanche gli altri collaboratori. Uscire dalle nostre piccole stanze è stato un momento educativo. Serena Sinigaglia, con questo progetto ha offerto non solo alle giovani compagnie una possibilità, ma anche a noi critici un momento di confronto e scambio, raccontare per far rivivere e discutere intorno ad una rappresentazione. Ha coordinato, inoltre, i lavori della Commissione giudicante lasciandoci piccole pillole di saggezza, perle preziose sul ruolo del critico che deve indicare una strada, aprire finestre culturali, valorizzare l’originalità, il percorso svolto. Sul lavoro del regista che deve saper ricercare e soprattutto rispondere alle domande che un testo pone. Chi ha vinto? Un po’ tutti per il valore dell’esperienza. Ma dovendo scegliere la giuria dei critici e la giuria popolare ha dato il massimo dei voti a due spettacoli. Il primo premio è andato allo spettacolo “Aspettando NIL” I capitolo della Trilogia dell’attesa Compagnia La fabbrica di Roma. Una madre e una figlia si confrontano, si scontrano si preparano in una logorante attesa di qualcuno che forse non verrà. Un gioco teatrale sull’assurdità dell’esistenza umana. Una finestra sulle nostre inutili attese di incontri che non avverranno e forse proprio per questo attesi, come imprevisti. Una messa in scena semplice e sognante.
Secondo posto invece per Diss(è)nten. Compagnia Vicoquarto Mazzini di Bari. Una favola sul potere e sulla necessità del dissenso. Tre personaggi, tre caricature, tre forme di potere. Per riflettere anche sul nostro desiderio di potere. Perché in realtà il potere logora… chi ce l’ha.
Personalmente segnalerei anche due compagnie, che non hanno vinto ma hanno ugualmente ottenuto un buon punteggio. La compagnia Quartiatri da Palermo un gruppo di giovani che ridisegnano sogni e dolori di una gioventù disorientata, alla ricerca di un difficile altro che non arriverà mai. Una compagnia che compie da qualche anno un percorso su una nuova proposta creativa nel linguaggio del corpo. Oggi lavora a Palermo all’interno de Teatro Garibaldi Aperto, esperienza di occupazione di un teatro nel cuore della Kalsa. La compagnia di ZTT Zurigo/Torino  che dal 2011 compie un percorso sulla possibilità di fusione delle diverse discipline artistiche teatrali , con principale interesse verso la sfera del teatro fisico.
Nel sito del Teatro Ringhiera è possibile leggere le schede dettagliate dei diversi gruppi che hanno partecipato, con le sinossi degli spettacoli, ricche di tematiche attuali: il disagio giovanile, la solitudine, la follia, il potere, l’attesa, l’incertezza nel futuro. Ho notato la mancanza di testi che puntassero sulla rielaborazione dei grandi classici. Forse perché come sottolinea più volte Massimo Marino nei suoi scritti “il teatro, con le sue crisi di consistenza lunghe perlomeno un secolo, lentamente, in modo invisibile, si è davvero trasformato in una terra fluttuante, spaccata, erosa, accresciuta da ogni tipo di detriti, depositi. Terra promessa contro l'omogeneizzazione della società di massa, unica arte dove lo spettatore può diventare attore, protagonista, trasformandosi in soggetto di “azione”, di “presenza”, di “esperienza”. La disseminazione di laboratori e seminari, il continuo moltiplicarsi dei gruppi, la richiesta sociale di teatro ne è un segno. Questa arte è oggi molto di più del rito della visione di uno spettacolo. Appare come un mezzo di ricerca su di sé, di formazione, come un'arma di scontro o una tecnica calda per la comunicazione con gli altri e per la formazione di una nuova socialità…” Citazione lunga, ma necessaria per capire. Le forme di scrittura contemporanea spesso risultano frammentate, prive di dialoghi, legate al solo racconto Cosa vuol dire fare teatro oggi? E come scriverlo e come rappresentarlo? Anche questi sono stati temi di discussione. Sareppe opportuno capire che i classici possono continuare a parlarci bisogna saper vedere. Per concludere, a proposito di visioni…
Abbiamo visto spettacoli diversi per qualità ed emozione. Alcuni centrati sulla parola, altri maggiormente sul corpo. Il teatro contemporaneo trova espressione soprattutto nel corpo che racconta ma soffre tuttavia di una mancanza…manca una parola scenica che sappia rapire, emozionare denunciare. A volte ci troviamo di fronte a un corpo che non racconta niente. In questo caso bisognerebbe fare come San Dionigio quando la testa cade, bisognerebbe che il corpo la inseguisse e la riprendesse con decisione. Facile a dirsi, difficile a fare. Ancora una volta il fare… Parlare o fare? Parlare e fare, Serena Sinigaglia alla parola, fa seguire un’azione mirata, precisa, coerente, non si perde nel marasma degli inutili rumori. Io la vedo come una piccola eroina, che spesso si muove controcorrente. E’ un fare faticoso, ma necessario. Fare fare, fare c’è molto da fare ancora, bisogna continuare. E fare ricercando emozioni che abbiano un senso. Il teatro vive di emozioni ragionate…Il massimo dell’emozione a teatro si ottiene quando pubblico e attori respirano insieme. Proprio come accade nella musica. C’è una bellissima interpretazione dell’Intermezzo di Mascagni diretto da Tullio Serafin: in due momenti successivi, nel corso dell’esecuzione, fra le note e le armonie degli strumenti, è possibile ascoltare il respiro del direttore d’orchestra in sintonia con tutti i musicisti. È un emozione sentire quel respiro. Quando a teatro il pubblico riesce a respirare con gli artisti in scena, quell’emozione si rinnova ogni volta. Al Teatro Ringhiera Atir questo miracolo è accaduto.

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