Prosa et Labora Festival

Prosa et Labora Festival, seconda edizione, comincia subito con un dibattito sulle condizioni e le tutele dei lavoratori dello spettacolo in Europa e su un confronto con la situazione italiana che, a dire il vero, secondo i relatori, non è molto florida. O meglio è florida da un punto di vista artistico e culturale: eccellenze, buone pratiche, buone sinergie,

ma... mancano i finanziamenti.
Fiorenzo Grassi, direttore organizzativo del Teatro Elfo Puccini, lo dichiara subito. Fare l’imprenditore oggi è diventato molto impegnativo, complesso ma anche molto costoso, è difficile sopravvivere senza investimenti. “Il nostro grande problema è la dipendenza dal denaro pubblico che ci mette sempre in una situazione di precariato pesantissima. Quindi si può dire che la battaglia per le risorse è il filo rosso della mia vita organizzativa”. Le risorse pubbliche sono molto importanti “Sono due le grandi voci di entrata di un bilancio di una struttura teatrale che abbia una compagnia propria e le altre da ospitare. La prima sono le sovvenzioni pubbliche, quindi lo stato, i comuni, le regioni e le province. L’altro sono gli introiti della vendita degli spettacoli quando ospitiamo delle compagnie, poi ci sono i normali incassi diretti della vendita dei biglietti al pubblico. Senza le sovvenzioni non si può pensare di fare questo mestiere. Dovremmo vendere i biglietti a un prezzo troppo alto...”. E’ necessario, quindi, pensare ad una riforma che snellisca la burocrazia e favorisca gli investimenti. Parlando di rinnovamento secondo Tommaso Sacchi, consulente per le arti e lo spettacolo presso il Comune di Milano, non bisogna dimenticare accanto ai grandi luoghi istituzionali, le piccole realtà che si autofinanziano, gli operatori culturali che con le loro imprese, portano alla luce artisti sconosciuti. Oltre ai finanziamenti sono necessari spazi. Chi vuole esibirsi in piazza paga, tutt’ora a Milano, una cifra enorme per occupazione di suolo pubblico, rispetto alle altre capitali europee. A Londra per esempio c’è una legge appositamente creata per rendere più agevoli le iniziative artistiche di ogni tipo e che permette a piccoli locali di ospitare artisti in un arco di tempo limitato senza dover adempiere ad una serie di pratiche burocratiche, Siae, Enpals, permessi.... Pratiche lunghe e costose che in Italia scoraggiano qualsiasi imprenditore di buona volontà e che di fatto impediscano che il panorama culturale si allarghi. Presente in sala anche Renato Sarti, direttore artistico del Teatro della Cooperativa. Ricorda il ruolo educativo del teatro, e il suo rapporto con la comunità intorno, il suo impegno in una realtà difficile dove il teatro ha anche il compito di tenere lontano i ragazzi da strade pericolose. Fare teatro vuol dire realizzare coinvolgimenti, curare il senso civico, le malattie dell’anima, creare vita di comunità.
Nel pomeriggio un incontro interessante per conoscere più da vicino le basi del sistema contrattuale, produttivo e distributivo del mercato teatrale italiano. Un contesto informale in cui attori, registi e drammaturghi affrontano l’ABC della gestione teatrale, materia sempre in bilico tra normativa e consuetudine. Uno “Sportello per il teatrante in crisi” a cura di AV Turné e Lab121. Prossimamente si svolgeranno incontri a tema nella sede dell’associazione (contratto di lavoro, impresariato teatrale, produzioni, distribuzioni) Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e 3421259421.
Ma perché un festival teatrale sul lavoro? Per informare per sostenere e perché no? Proprio per lavorare. Marta Galli, direttrice artistica del festival che ha saputo creare un ambiente confortevole e amichevole nella lunga giornata di conferenze, incontri e spettacoli teatrali, lo dice chiaramente.
“L’arte è uno strumento che spesso indaga con una modalità più profonda realtà che sono sotto gli occhi di tutti, stimolando riflessioni significative. Per questo un festival che si occupa di questo tema: il lavoro e la sua mancanza. Il lavoro e le nuove condizioni di lavoro. Non solo il lavoro dell’artista, ma anche il lavoro attraverso gli occhi degli artisti, precari per antonomasia.”
Il Festival si è svolto in una ex area industriale recuperata alla città, Carroponte e lo Spazio Mil (Museo dell’Industria e del Lavoro) sede nel Novecento delle più importanti industrie siderurgiche e metalmeccaniche del nord Italia. Un contesto quindi denso di significati storici, all’ingresso una targa ricorda i morti sul lavoro, gli operari che manifestarono contro il fascismo durante gli scioperi del ‘43. Alcuni di questi finirono nei campi di concentramento, molti non sono ritornati. Renato Sarti li ricorda, questo festival è dedicato anche a loro. Lavoratori a rischio, vite precarie e solitudini. Nel pomeriggio fino a sera i “braccianti dello spettacolo” hanno dato vita a sogni, delusioni, speranze. Cinque spettacoli intorno al tema del lavoro e tutti di buona qualità. Personalmente ne ho seguiti tre.

SERVIZIO DI PULIZIA O CORPO SOCIALE
Associazione 15Febbraio | Torino
con Valentina Diana e Lorenzo Fontana
regia di Claudia Hamm
Si recita facendo pulizie. Con toni dimessi, volutamente creati dalla regista tedesca Claudia Hamm, si raccontano possibilità, incontri precarietà del lavoro dell’attore, dove nulla è garantito, neanche il palcoscenico. Lo spettacolo fa i conti con la precarietà della vita e i desideri inappagati. Gli interpreti inventano sistemi di resistenza, facendo le pulizie diventano professionisti di strategie per la sopravvivenza: piangono, ridono ma non si arrendono. Spettacolo da asporto, anche per appartamenti. Con la crisi che c’è il teatro va nelle case, il sistema è molto diffuso e funziona. Chi vuole rivederli organizzando una serata in un appartamento, può contattarli.

SENZA NIENTE
Teatro Magro | Mantova
Con Alessandro Pezzali
Regia Flavio Cortellazzi
Decisamente se si hanno le doti di Alessandro Pezzali, espressione, gestualità, voce…Il teatro si può fare SENZA NIENTE. Senza palco, in un parco, senza soldi, senza scenografie, senza costumi, senza musiche...Senza. Il teatro è rimasto nudo. Ma funziona lo stesso, perché il teatro come la Fenice rinasce dalle sue ceneri. Teatro Magro in modo ironico e originale affronta il tema della crisi perenne che caratterizza il teatro e la cultura attraverso un percorso che si snoda in 4 monologhi. A Carroponte arriva la prima tappa della tetralogia. SENZA NIENTE, L’ATTORE.

BRUGOLE
Produzione Proxima Res
di Lisa Nur Sultan
con Elisa Lucarelli, Leonardo Maddalena, Emiliano Masala
Regia di Emiliano Masala e Lisa Nur Sultan
Spettacolo pluripremiato. Una rappresentazione dinamica, coinvolgente, una magia dell’azione. Molto incisivi e scenicamente euforici, gli attori. Recitano, danzano, lavorano...In scena una giovane coppia, ma si parla di tutti noi, nomadi del presente, che montiamo e rismontiamo la nostra vita, cercando di capire... Girando spesso a vuoto. Una parola scenica brillante e danzante. Battute taglienti, incisive che parlano delle nostre “Brugole” quotidiane. Regia creativa e originale. Una libreria che si trasforma, secondo i desideri, diventa un tavolo, un letto, un divano, un tappeto rosso per una cerimonia matrimoniale, l’altare di una chiesa e perfino...un’altalena! Proprio così, una semplice altalena, gioco di bimbi, per recuperare l’infanzia che è in ognuno di noi, per non dimenticare che la vita va vissuta con un po’ di leggerezza. Si parla di precariato, ridendo e riflettendo.

In serata due spettacoli d’inchiesta Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese (dal libro di Aldo Nove) e Fabbrica, Federica Fracassi e Ascanio Celestini. Si riflette sul precariato e la vita in fabbrica. Storie vere, storie sempre più frequenti, le storie dei nostri figli.

PROSA ET LABORA FESTIVAL Carroponte-Spazio Mil, Sesto San Giovanni, Milano

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