Tifone

Una giornata al festival “Màntica” di Cesena, la penultima della rassegna a cura della Raffaello Sanzio in una città che ritrova per l'occasione i fondatori della compagnia, per assistere soprattutto all'esordio di questa ultima drammaturgia di Chiara Guidi. Tifone è il primo dei Racconti del Mare di Joseph Conrad tradotto in Italia e con questo testo dello scrittore naturalizzato inglese Chiara sembra non tanto sviluppare una relazione drammaturgica, una riscrittura, quanto ingaggiare una battaglia tra parola scritta e parola detta in una sorta di doppio movimento che strappa al racconto, quasi, nella sua ansia di scoperta, facendolo a pezzi, un suo profondo significato metaforico, celato ed insieme esposto nel narrare piano ed emozionato dell'inglese, e subito lo sottrae alla freddezza dell'interpretazione astratta per incistarlo, sangue nel sangue e carne nella carne, nel moto oscillante della sua voce anch'essa quasi strappata al silenzio ed in grado di modulare una gamma quasi infinita di sfumature e passioni.
In ciò è aiutata dal rapporto intenso con la musica dal vivo di Fabrizio Ottaviucci (nella foto di Claudio Casanova) che anch'essa cerca una senso preciso, galleggiando sul suo caos, al rumore potente della tempesta.
Tutti conosciamo il racconto, e tutti conosciamo il capitano Mac Whirr che non sfugge la tempesta e, attraversandola, porta in salvo a Fu-chou la sua Nan-Shan con tutti i suoi passeggeri compresi i coolies cinesi, salvandoli dalla follia e dal terrore della tempesta.
Ma due elementi della battaglia di Chiara Guidi con il testo emergono, a mio avviso, con forza mentre la drammaturgia si sviluppa attorno ad un capitano che non accetta che la sua esistenza scivoli verso il nulla senza aver affrontato e forse vinto il male.
L'idea cioè, come dice la stessa Chiara Guidi, che il Tifone ad un certo punto va affrontato, non solo non può ma neanche 'deve' essere evitato, e questo vale per il capitano Mac Whirr e ancor più vale per ognuna delle nostre 'navigazioni'.
E poi l'idea che non tutto può essere letto e compreso nei libri, cosa che riguarda non solo il fatto che la cultura non può sottrarsi al confronto e alle sfide concrete che la realtà nella sua concretezza impone, ma anche, e soprattutto, al fatto che la parola scritta può trovare nuovo e più forte senso quando è riempita ed inverata dalla presenza concreta dell'attore che la 'dice'.
Chiara Guidi dimostra qui, ancora una volta, di avere, nella sua capacità di lettura e trasformazione del testo e nelle corde di una voce che riesce a piegare alle tonalità più inaspettate, quella forza, la forza cioè di affrontare il “tifone” e di elaborarlo anche insieme a noi.
Uno spettacolo drammaticamente spiazzante che impone piani e tempi diversi per una rilettura completa fin nelle sue anche inquietanti profondità.
A seguire un altro ritratto dai “24 portraits” di Alain Cavalier, ritratti di donne disegnate attraverso la concretezza del loro fare, nello specifico la “soffiatrice di vetro”, a richiamare anche qui il significato che i tre promotori, Chiara Guidi, Romeo e Claudia Castellucci, hanno voluto per il loro festival.
Poi, a conclusione della giornata, l'intenso concerto di Junko Ueda e di Wil Oflermans durante il quale la cantante e suonatrice di satsuma-biwa (antico strumento giapponese che accompagna il tradizionale canto Shomyo) ed il flautista e compositore di origine olandese cultore dei flauti etnici, hanno offerto una prova della loro, anche difficile, maestria.

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