Buchi nel cuore

“Buchi nel cuore” di Pietro Floridia e Angelica Zanardi, presentato da Crexida - Teatro dell’Argine al Centro Zo di Catania, all’interno del Festival “AltreScene” dedicato alla nuova drammauturgia, è un monologo d'impegno ed a tema, con un preciso, diretto, messaggio sulla violenza contro le donne. Il lavoro nasce da un percorso di ricerca sulla violenza alle donne ed il testo è costruito sulla base di letture, incontri e interviste con donne che hanno subito violenza da parte del partner, una delle forme di violazione dei diritti umani più diffusa e occulta nel mondo, che riguarda donne di tutti gli strati sociali, esiste in tutti i paesi, attraversa tutte le culture, le classi, le etnie, i livelli di istruzione, di reddito e tutte le fasce di età. Protagonista del lavoro è Angelica Zanardi, la regia è di Pietro Floridia, scene di Nicola Bruschi, suono di Alessandro Saviozzi, costumi di Loredana Vitale. La bravissima Angelica Zanardi dentro, fuori, all’ingresso di un impianto scenografico ammiccante, simbolo della sua casa, del suo regno di paura dal quale non riesce a tirarsi fuori, con il supporto di immagini proiettate sullo schermo alle sue spalle, racconta la sua drammatica storia, quella di Angela, una ragazza come tante che aveva dei sogni, voleva fare la cantante, innamorarsi, affermarsi nella vita. La donna racconta i suoi primi sogni, il folgorante incontro con l’uomo della sua vita, il matrimonio e le prime violenze fisiche e psicologiche subite da parte del suo uomo. Il nocciolo della pièce è rappresentato dal terrore, dalla paura continua, sommata alla rassegnazione, di una donna, di una moglie di 37 anni che vede il marito trasformarsi da compagno di vita a crudele carnefice. Tra pianti, paure, giochi con i due figli, violenze, emerge, attraverso una messa in scena forte per lo spettatore, l’invisibilità di questa donna, il suo percorso, inerte e doloroso, che, un giorno dopo un altro, la porta verso l’annientamento. Lo spettatore, attraverso un sistema di proiezioni e specchi, in modo crudo ed ossessivo, può vedere il corpo - oggetto della donna, condivide la sua disperazione, la violenza che subisce, entra negli angoli più intimi e bui di quella stanza dove si consumano quotidiane torture. La protagonista, Angelica Zanardi, rende con estrema drammaticità il ruolo di Angela, comunicando al pubblico l’estrema attualità del problema, attraverso una delle tante storie di ordinaria umiliazione e follia  dove una vittima designata mostra la solitudine del suo corpo ferito di donna, mentre i dottori non la guardano mai in faccia, nessuno sembra vederla o le chiede qualcosa del suo stato. La Zanardi, con Pietro Floridia, costruisce un lavoro di grande rigore e che porta alla luce un problema di grande attualità come quello sulla violenza sulle donne e rende estremamente vivo, intrigante, il suo personaggio, quello di Angela, che, nel finale, rivolto al pubblico, disperatamente lancia un messaggio esplicito, dicendo: “chiedetemelo, chiedetemelo”. Lavoro biografico, di ricerca, di grande impatto emotivo e che stimola alla riflessione il pubblico che alla fine tributa calorosi applausi all’interprete ed al regista.

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