La cena dei cretini

La ventiquattresima replica di questa nota commedia del francese Francis Weber, insieme all'altrettanto famosa pièces Amici Assenti di Alan Ayckbourn, chiude la stagione 2013 del Teatro della Gioventù TKC di Genova, che ha visto la partecipazione di circa 58.000 spettatori, e, idealmente, apre la stagione 2014 ancora in preparazione

e che vorrebbe e dovrebbe confermarne, se non irrobustirne, il successo.
Anche ieri sera, 4 gennaio, la sala era colma per un tutto esaurito che il TCK e la Kitchen Company replica spesso. Un pubblico vario, in gran parte di non specialisti o “amanti del teatro”, ma che apprezza lo spettacolo e ne è attratto quando questo è semplice ma non 'facile', ed è intelligente cioè capaci di aprire a conoscenze ed approfondimenti oltre la risata, anzi spesso attraverso la risata. Un pubblico che forse non sarebbe altrimenti andato a teatro, ma che che forse continuerà a frequentarlo anche in altri contesti.
La Cena dei Cretini, oggetto anche di versioni cinematografiche di successo, ha anch'essa queste caratteristiche ed in più, nella versione teatrale diretta da Massimo Chiesa sulla traduzione di Filippo Ottoni, enfatizza le indubbie qualità empatiche del testo, comico sicuramente, leggero in un certo qual modo ma capace di stimolare riflessioni sui vizi, molti, e sulle virtù, talora, di una borghesia occidentale un po' sbandata e incerta sulla sua griglia di valori.
Il plot è noto, un circolo di amici cerca cretini da “divertimento” per cene settimanali al fine di conquistare la palma di miglior cacciatore, di “cretini” appunto.
Però a volte accade che i troppo furbi siano più cretini dei cretini, e così il nostro cacciatore, nell'intento di manovrare il suo cretino di turno, si trova coinvolto in una girandola di contrattempi disastrosi che quasi ne sconvolgono la vita matrimoniale e professionale.
La chiusura della pièces è aperta ed intrigante, e mentre occhieggia ad un confortante happy end sentimentale rilancia la giostra degli equivoci.
Detto della regia, professionale e stimolante di Massimo Chiesa, la compagnia dà nel complesso una ottima prova di sé, ancora una volta.
Eccellente anche la gestione della recitazione, a partire da un ottimo Marco Zanuto (Francois Pignon “il cretino”) e da un altrettanto bravo Fabrizio Careddu (Pierre Brochant “il cacciatore”) e via via tutti gli altri. Un successo meritato e segnato da lunghi applausi.

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