Shitz pane amore e salame

Liberamente tratto dall’aspro Hanock Levin, il maggiore drammaturgo israeliano divenuto famoso per le pseudo-parodie dei personaggi biblici, Shitz – pane, amore e... Salame di Filippo Renda, drammaturgo e regista, riprende le vicende di una famiglia ebrea grottesca reinterpretandole in chiave umoristica e caustica. Premio speciale della giuria critica al Festival Scintille di Asti e miglior spettacolo di prosa al Festival Spoletopen, lo spettacolo mette in scena Shitz, il padre, Setcha, la madre, e la figlia Shpratzi. Obiettivo della famiglia è che la bruttina e cinica Shpratzi si sposi. Prima o poi e con chiunque sia disposto. Si fa avanti Tcharkés, che in cambio di una copiosa dote è disposto ad accettare il matrimonio.
Il cinismo e il baratro umano raggiungono il culmine quando la giovane coppia cerca di accelerare la morte del vecchio e ricco Shitz per ereditarne il patrimonio, mentre la madre Setcha viene illusa che un ricco professore americano la voglia sposare una volta rimasta vedova. La vita, che la sa più lunga di ogni macchinazione umana, interviene sparigliando le carte: Tcharkés, chiamato in guerra, non fa più ritorno.
La storia finisce come era cominciata: la famiglia riunita attorno a un tavolo ad aspettare che qualcun’altro si sposi la figlia bruttina.
I costumi grotteschi e il linguaggio volutamente sopra le righe, rabbioso e concitato, contribuiscono a creare un’atmosfera bizzarra, cupa ma al tempo stesso grondante humour nero.
La scena è un non-luogo, l’ambientazione è un non-tempo. D’altra parte i vizi umani, così ben tratteggiati, vanno oltre i confini spazio-temporali.
L’agire scenico si carica di feticci della corruzione morale, come il salame cui il moribondo Shitz continua a pensare, stringendolo a sé con quell’ingordigia atavica che i testi di Levin sanno così bene rappresentare.
La società con le sue deviazioni, l’ingerenza delle regole sociali nei desideri più intimi e la spregiudicata ricerca di una posizione socio-economica alta sono tre dei classici temi di Levin che la riscrittura di Renda è riuscita a vivacizzare, forte della sua esperienza a fianco di grandi registi del calibro di Luca Ronconi e Ferdinando Bruni.

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