La vertigine del drago

Sicuramente per il teatro contemporaneo una strada da percorrere è quella di accendere i riflettori sui disagi, sulle problematiche, sulle difficoltà che affrontano minoranze, fasce sociali con evidenti differenze culturali, nel rapportarsi e nell’affrontare i problemi reali della nostra attuale società. Su queste tematiche, su personaggi ai margini del nostro tessuto sociale cosiddetto evoluto e civile, si muove la giovane attrice ed autrice Alessandra Mortelliti con il suo secondo lavoro “La Vertigine del Drago”, testo, con la supervisione del maestro Andrea Camilleri, di sicura presa, che affronta proprio un disagio, un problema di esistenza e coesistenza, di dialogo, tra due gruppi sociali, due caratteri, due culture diverse.
Il secondo testo (dopo “Famosa”) di Alessandra Mortelliti, per la frizzante ed agile regia di Michele Riondino, dopo l’anteprima nel luglio 2012 al Festival dei Due Mondi di Spoleto, è stato ripreso e messo in scena al Teatro Musco di Catania, nel cartellone dello Stabile etneo, con l’interpretazione dello stesso Michele Riondino nei panni di un naziskin e di Alessandra Mortelliti che da vita alla zingara, zoppa ed epilettica Mariana. La pièce, prodotta da Artisti Riuniti con Palomar ed in collaborazione con 15 Lune Produzioni, si avvale di una scenografia moderna e surreale (le mura di un angusto scantinato-garage in cemento armato e sullo sfondo una saracinesca) curata, assieme ai costumi, da Biagio Fersini ed un gioco luci che fotografa, ingigantisce, le convinzioni, le debolezze, le “vertigini” caratteriali dei due personaggi, mentre le musiche ed i commenti sonori, moderni, fanno riferimento ad immagini attuali, a fatti di cronaca, a titoli di telegiornali con oggetto raid neonazisti a danni di extracomunitari.
Grazie alla fresca mano registica di Riondino, all’intelligente scrittura della Mortelliti viene fuori un progetto drammaturgico interessante, una messinscena dai contorni tristemente attuali, che i due protagonisti rendono molto credibile, comunicando al pubblico, in circa 70 minuti, attraverso l’insolita storia dei due personaggi, tensione, sorpresa, ma anche speranza. L’autrice ed il regista, protagonisti sulla scena, esasperano nello spettacolo i clichè, gli stereotipi del giovane fascista del nuovo millennio che aspetta le indicazioni del nuovo Ordine e la zingara, piena di problemi, apparentemente fragile ed indifesa, ma che, invece, mira a migliorarsi ed all’emancipazione.
I protagonisti della storia sono Francesco, naziskin ferito mentre brucia un campo rom e Mariana, una zingara zoppa ed epilettica, con la passione dei film romantici e ballerina e medico mancato, portata via dall’uomo fuggendo dal campo. I due, espressioni di una diversa cultura, di degrado, di modelli sbagliati e di pregiudizi, sono costretti a convivere nel fatiscente monolocale con saracinesca di Francesco. Dalle iniziali paure di Mariana si passa poi ai primi dialoghi ed emergono ferite esistenziali comuni come l'esclusione, la solitudine, la rabbia, il tradimento. Si scopre che Francesco, tradito dai suoi, è marito e padre fallito e che la rom ribelle viene picchiata dal vecchio marito e che nel tentativo di sbarazzarsene le spara finendo invece per colpire il neonazista.
I due sono sulla stessa barca del disagio: Francesco e Mariana, dopo il linguaggio duro, le minacce, si ritrovano a navigare nel grottesco e a diventare quasi una coppia comica che, alla fine, quasi si comprende nel silenzio del garage bunker di Francesco, picchiato dagli amici del nuovo Ordine perché ha fatto fuggire la rom e poi cercato, soccorso e compreso proprio da lei, donna ai margini, come lui, alle prese con le vertigini di una vita da disagiato e senza prospettive.
Convincente la messinscena, anche se a volte eccessiva nel rappresentare l'assenza di futuro per il mondo naziskin e rom o certa cultura nazionalista, applauditi dagli spettatori, nei loro non facili ruoli, Michele Riondino (il delirante, insicuro ed alla fine umano nazi Francesco) ed Alessandra Mortelliti (Mariana, la zingara zoppa, epilettica e ballerina e medico mancato).
Spettacolo di pregnante attualità, dal timbro visionario, a tratti grottesco, che porta a riflettere su temi di rilevanza sociale e che punta il dito oltre che su una cultura della tolleranza oggi sempre più necessaria, anche su una fetta di società allo sbando.

“La vertigine del drago”
di Alessandra Mortelliti
Con Michele Riondino e Alessandra Mortelliti,
Supervisione al testo di Andrea Camilleri
Regia di Michele Riondino,
Scenografia e costumi di Biagio Fersini,
Disegno luci di Luigi Biondi
Foto di Giacomo Cannata
Produzione Artisti Riuniti con Palomar ed in collaborazione con 15 Lune Produzioni
Teatro Musco di Catania -Stagione 2013-2014 Teatro Stabile - 11/16 Febbraio 2014

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