Amleto

Terzo e ultimo appuntamento del ciclo “3 spettacoli all'insegna del Bardo”, è in scena da 23 al 27 novembre al Teatro della Tosse di Genova questa riscrittura, sorta di affascinante ed intima rivisitazione del celeberrimo dramma shakespeariano, creata da Maria Grazia Cipriani per il Teatro del Carretto nel contesto delle scenografie e dei costumi dell'altro fondatore dell'ormai famoso gruppo toscano, Graziano Gregori. Sul palcoscenico i giovani attori della compagnia, Alex Sassatelli, Elsa Bossi, Giacomo Vezzani, Giacomo Pecchia, Nicolò Belliti, Carlo Gambaro e Jonathan Bertolai, che con abilità e maturità gesticono le loro indubbie capacità mimiche e coreografiche nella tradizionale linea attoriale innovativa e multisegnica. È, questo del Teatro del Carretto, una sorta di Amleto visto dall'interno, e non a caso ho sottolineato l'intimo collegamento di significazione tra tessitura drammaturgica e una scenografia che metamorfizza quasi nello spazio teatrale la mente del principe di Danimarca, luogo in cui irrompono e si materializzano i personaggi del dramma visti quasi come pensieri che agitano l'inquieto protagonista. La struttura drammaturgica di Shakespeare è così riarticolata sui diversi piani di chiarezza e significazione che i pensieri assumono, rielaborati in una sorta di racconto posteriore, dai chiari segnali psicoanalitici, che tende e produce consapevolezza interiore. Così la tragedia di Amleto è come riproprosta, riprodotta e moltiplicata nella riscrittura drammaturgica della narrazione, nella sua rappresentazione in scena ed infine nella sua riproposizione con i pupazzi giocati come pedine di una virtuale scacchiera. Ne nasce un effetto di profondità del transito scenico che pare palesare gli inconfessati segreti e i desideri inconsci del protagonista e dei comprimari, segreti e desideri che quasi si materializzano in movimenti recitativi e coerografici sempre coerenti e intrinsecamente disvelatori. Basti citare, ad esempio, il bacio sensuale della madre ad Amleto nel momento centrale della drammaturgia, bacio che non riesce più a nascondere il sottofondo freudianamente incestuoso che accompagna la percezione che della sua vicenda esistenziale ha Amleto stesso, sottofondo che, tra l'altro, si concretizza anche nella sovrapponibilità delle figure maschili della rapparesentazione del Teatro del Carretto, sovrapponibilità in virtù della quale tutti sono il re ed insieme il fratello del re (ed anche proiezione di Amleto), e tutti dunque fedifraghi e traditori/traditi rispetto all'amore che lega madre e figlio. Analogamente sovrapponibili, e non solo per essere interpretati da un'unica attrice, le figure della regina e di Ofelia, su entrambe le quali si agita e si scarica l'odio per il tradimento primigeneo e non rielaborato, odio e attrazione che si manifestano anche in un immaginario di degenerazione sensuale e quasi oscena che accompagna soprattutto l'immagine della madre di Amleto. Ricondotta ed interpretata a dramma della mente la tragedia shakesperiana, su cui non si esercita peraltro alcun tradimento sintattico o narrativo, si spoglia dunque di ogni orpello o incrostazione storica e sociologica, per apparire come nudo meccanismo di sentimenti turbinosi e non rielaborati che agitano la mente del giovane Amleto, assumendo esplicitamente quelle caratteristiche di universalità che già possiede, ma che questa drammaturgia squaderna efficacemente agendo sullo spazio scenico e all'interno dello spazio scenico. Dunque un'altra prova efficace e affascinante di questo gruppo che da oltre vent'anni occupa un suo spazio importante, e ormai riconosciuto, all'interno del teatro di innovazione e di ricerca e che nella sua storia ha elaborato soluzioni sia drammaturgiche che recitative, nella citata mescolanza tra parola suono e movimento coregrafico, assai interessati e raffinate. L'esordio genovese di questa drammaturgia ne ha segnato, per il successo ottenuto, un ulteriore riconoscimento.

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