Shylock

Shylock di Gareth Armstrong ideazione e adattamento Mauro Parrinello e Francesca Montanino con Mauro Parrinello Voce off Federico Giani Regia Mauro Parrinello

Recensione di Laura Sestini

35 scatoloni di cartone compongono una scenografia essenziale, costruendo architetture diverse durante tutto il “one man show” che Mauro Parrinello ha portato in scena al Teatro di Cascina, giovedì 3 aprile. “Le stanze della memoria”, potremmo definirle. La memoria del popolo ebraico, obbligatoriamente errante a causa delle vicende storiche, abituato a riporre le proprie cose per andarsene altrove. Un excursus delle circostanze vissute da questa gente scrutato e rivalutato attraverso Shylock, il personaggio principale del Mercante di Venezia di Shakespeare ; usuraio ed ebreo, il cattivo,  appellato “cane” da Antonio, il ricco mercante veneziano della famosa opera seicentesca. Ma chi è Shylock? Questo si è chiesto Gareth Armstrong, attore e drammaturgo inglese che si  è appropriato del personaggio e lo ha rivisitato, riscrivendolo,  da un punto di vista completamente diverso. Lo Shylock contemporaneo debutta nel 1998 al festival di Edimburgo con enorme successo, poi replicato  per dieci anni in molti paesi e tradotto in lingue diverse. Armstrong sviluppa un interessante escamotage per non far parlare direttamente Shylock di se stesso, il quale non potrebbe essere sincero fino in fondo e forse neanche obiettivo. L’espediente si innesca dando la parola a Tubal, suo unico amico, anch’esso ebreo. Personaggio marginale nell’opera originale di Shakespeare, con solo poche battute, Tubal trova il suo momento di gloria, emergendo quasi dal nulla, nel testo di Armstrong, e racconta in chiave ironica, talvolta riflessiva la vicenda tra Shylock ed Antonio, giustificandosi per essergli stato concesso così poco spazio, solo otto battute, da William Shakesperare. Una rivincita. Mauro Parrinello è Tubal. L’attore e regista torinese, a Cascina, recita  per la prima volta di fronte ad Armstrong, in sala in mezzo al pubblico. E la sua emozione traspare. Giù la quarta parete, Parrinello/Tubal interloquisce con gli spettatori, fa loro domande e attende risposte. La voce off di Shylock e le luci di scena, spesso focalizzate solo su Tubal/Parrinello, ricordano talora il richiamo di Dio, tema centrale della storia del popolo israelitico. Un testo che mette in discussione anche la Bibbia dei Testimoni di Geova, che non racconta i fatti come stanno. Una versione di Shylock-uomo, non solo infame usuraio. Un uomo solo, disperato, abbandonato e derubato dall’unica figlia. Shylock che accetta il suo destino senza replicare. Shylock di Armstrong è un un’operazione di  ”appropriation” di un personaggio classico ma sempre attuale. Due sfaccettature di una personalità che divide pubblico e critica da circa un secolo, portato in scena da Mauro Parrinello con la convinzione che il Tubal, amico e narratore, che alberga dentro ognuno di noi e dove ci riconosciamo un po’, possa avere la possibilità di “parlare”, esporre le proprie verità, oltre le otto battute che gli sono state riservate nel copione scritto più di 400 anni fa.

Recensione di Valentina Lupi

Nel suo monologo del 1998 che ha riscosso grande successo, Gareth Armstrong opera una scelta semplice e allo stesso tempo inaspettata: vi ricordate il signor Shylock , protagonista del Mercante di Venezia?
L'artista inglese lo fa uscire di scena e decide che a parlare di lui, e non solo, sarà un personaggio che in pochi ricorderanno: Tubal, quell’ebreo amico di Shylock a cui Shakespeare dedica nel Mercante non più di otto battute.
Prendendo spunto da questa idea,  il registra e attore italiano Mauro Parrinello, ha creato un nuovo lavoro da lui stesso interpretato.
La scena è essenzialmente molto povera, abbiamo solamente un mucchio di scatole e l'attore che sta al centro del palco. Ogni scatola rappresenta nella cultura ebraica, un ricordo o una esperienza, che ognuno conserva gelosamente in un "cassettino" della propria mente.
Parrinello fa un excursus storico su come questa opera sia stata ripresa dai più grandi drammaturghi della storia. Parla anche di come al signor Hitler non andasse a genio che la figlia di Shylock si potesse fidanzare con un cattolico. È impossibile non andare con la mente all'olocausto e anche se ovviamente Shakespeare non aveva affrontato questo tema, l'attore basandosi su un antisemitismo eternamente esistito ne parla ma attraverso una vena ironica, facendo diventare Hitler un pagliaccio, mostrando una sua foto con un naso rosso da clown.
Il personaggio racconta la storia del Mercante di Venezia, parlando principalmente di quelle che sarebbero state, secondo lui, le sensazioni del suo amico. Grazie a una voce off, si riesce a sentire ciò che Shylock dice, però  l'attore che interpreta l'ebreo non viene mai mostrato ,ma viene simboleggiato da una scatola sulla quale sono state disegnate delle grandi sopracciglia arrabbiate e una bocca che dà a questo viso un'aria di cattiveria e di disperazione.
Shylock è molto possessivo con la figlia, la quale proprio per questo scapperà con tutti i gioielli di suo padre, inoltre è anche una figura triste perché alla fine  perderà tutto: la sua famiglia ,i suoi averi e perfino quel processo che gli avrebbe consentito di poter tagliare ad Antonio una libbra di carne. I patti erano patti ma anche questo gli venne negato.
In tutto ciò si scopre che sono proprio quelle otto battute, apparentemente insignificanti rispetto all'intera opera, ad essere quelle che creeranno scompiglio in tutta la vicenda, perché hanno la funzione di rivelare a Shylock importanti notizie. Ognuno di noi si può identificare con la figura di Tubal; queste otto battute rappresentano le parole non dette di ognuno di noi, il rimpianto di non aver fatto abbastanza e le nostre occasioni perdute.
Shylock è uno spettacolo che offre allo spettatore l’opportunità di una visione insolita del Mercante di Venezia,  facendo riflettere su punti di vista che ancora non erano stati presi in considerazione.

Recensione di Alessandra Benedetti

Signore e Signori, bambine e bambini, giovani e meno giovani, ecco a voi Skylock, lo splendido spettacolo comico di Francesca Montanino.
La giovanissima promessa della drammaturgia si presenta al pubblico di Cascina con una rivisitazione strepitosa dello Shylock del gallese Gareth Armstrong, che si concentra sul personaggio luci/ombre Tubal, tratto dalla  famosissima opera di Shakespeare Il mercante di Venezia.
Attore protagonista di questa commedia è Mauro Parrinello nei panni di Tubal – un personaggio tra i più marginali della tragedia, amico del mercante ebreo Shylock: Tubal ci narra dal suo punto di vista come sono andati i fatti. Lui, che da sempre Shakespeare pone in silenzio a fianco di Shylock, regalandogli solo otto battute, nella versione della la Montanino può finalmente avere un ruolo vero, essere un protagonista e dire la sua: Tubal ha aspettato questo momento – si potrebbe dire – “tutta la vita”.
Tubal alias Mauro costantemente testa  l’attenzione del pubblico, attraverso il gioco e la comicità chiede un ascolto attivo da parte di chi lo osserva: tra palco e platea è come se si creasse un legame, un cordone che lega ben stretto i due piani, li fa davvero diventare un tutt'uno.
Interessante questa interpretazione di Shylock perché tira fuori dall’opera un aspetto importante ma spesso non considerato abbastanza: dare voce a chi voce non ne ha, far emergere gli umili, la gente comune come veri protagonisti, come primi attori. Si tratta di dare la possibilità di parlare a chi sta sempre al fianco dei potenti, ma voce in capitolo non ha.
Uno spettacolo-riscatto quello che ha proposto la giovane Montanino: in scena, del resto, ci sono solo trentacinque scatoloni, scenografia e trucco quasi del tutto assente, ma la vera forza di questo Shylock è un'altra.
Siamo tutti un po' Tubal, volevamo fare tante cose, avevamo tanti progetti, potevamo dire e fare di più di quanto abbiamo fatto quando era il momento di farlo, ma questo momento non ci è stato dato, oppure è quel momento che spesso si perde: le cose sono andate diversamente e ci siamo ritrovati nella vita con 8 battute, costretti quasi sempre alla fine a un’uscita di scena.

Recensione di Matilde Francesconi

Il Mercante di Venezia di William Shakespeare è un insieme di generi di  teatro, c'è la commedia, c'è la storia d'amore, c'è il dramma. Ogni personaggio impersona  un aspetto diverso: Bassanio e Porzia sono gli innamorati, Antonio è l'uomo che non trova felicità più in niente e poi c'è Shylock l'“ebreo”: ma che  ruolo ha?
Nel corso dei secoli è stato oggetto delle più disparate caratterizzazioni, dal comico al drammatico fino al malvagio per eccellenza. Eppure è difficile dargli un’accezione fissa, senza sfumature, ed è per questo che l'attore Gareth Armstrong ha deciso di approfondirlo. Nasce così Shyock; quest'avvincente monologo ci presenta un personaggio  nuovo, sofferente, solo, deriso. L'opera è portata in scena dal giovane attore/regista Mauro Parrinello, che non interpreta Shylock, ma bensì l'amico Tubal, anche lui  ebreo, che lo aiuta di tanto in tanto. Sarà lui che, attraverso vari passaggi, ne delineerà la figura partendo dal patto stretto con Antonio, fino al processo.
Quello che colpisce è la freschezza (che in alcuni passaggi forse diventa eccessiva leggerezza), con la quale l'attore ci presenta la storia di Shylock: una caratterizzazione del personaggio a tutto tondo, e non solo degli aspetti che sono richiesti dall'opera shakespeariana, ma proprio come figura dell'ebreo nel teatro (all'interno dell'opera sono elencati anche tutti gli attori che hanno portato un'innovazione nella figura di Shylock).
Trattandosi di una panoramica anche sulla figura dell'ebreo, non manca una contestualizzazione nel periodo nazista, con particolare riferimento al dramma antisemita.
Interessante anche la scenografia, trentasei  scatoloni, con nomenclature diverse, componibili  che mutano nel corso d'opera. All'accensione delle luci c'è una  struttura che raffigura un varco, come se lo spettatore entrasse proprio nel mondo del personaggio; e al momento del processo un trono fronteggiato da una croce, che rappresenta l'imputato Shylock, in sorta quasi di Cristo, che espia i suoi peccati.
Probabilmente il testo di Armstrong presenta differenze rispetto a quello italiano: la prima sicuramente è costituita dall'età dei gli attori, che quindi ha richiesto un cambiamento di tono; un'altra ha a che vedere col background della cultura inglese dove Shakespeare è il nostro “Dante”, quindi il pubblico ha bisogno di “meno spiegazioni”. Nonostante tutto, ciò che ne è venuto fuori è l'interessante e nuovo affresco di un personaggio che nel teatro ha sicuramente lasciato un segno.

Recensione di Giulia Stella

Sul palco un mucchio di scatole di cartone, trentacinque per la precisione, che racchiudono ricordi seguendo una vecchia tradizione ebraica. Ma i ricordi di chi? Di Shylock, il vecchio ebreo usuraio de Il Mercante di Venezia di Shaekespeare.
In questo spettacolo scritto da Gareth Armstrong e tradotto da Francesca Montanino si racconta tutta la storia di Shylock in un monologo, ma chi parla non è il vecchio ebreo bensì Tubal, giovane ebreo della stessa tribù di Shylock, a cui Shakespeare dedica solo otto battute in tutto il Mercante.
Tubal , interpretato da Mauro Parrinello, ci spiega chi era veramente Shylock , un uomo solo, vedovo, senza amici, un padre abbandonato e pieno di rabbia verso tutto e tutti. Tubal ripercorre tutta la storia de  Il Mercante di Venezia  con grande ironia, per cercar di far emergere l'uomo che sta dietro il personaggio di Shylock.
Attraverso lo show televisivo che crea, Tubal, a tu per tu con il pubblico, finalmente può far sentire veramente la voce del suo personaggio e ripercorrere la storia anche dal suo punto di vista.
Sicuramente con questo spettacolo ci viene raccontato un "nuovo Mercante di Venezia" , una delle opere più controverse tra quelle shaekesperiane: in origine letta da alcuni come antisemita, per la contrapposizione tra ebreo malvagio vs cristiano generoso. Lettura  critica che se vogliamo viene fatta, seppur con tono estremamente ironico, anche da Mauro Parrinello (ad esempio mettendo un naso rosso stile pagliaccio alla foto del führer).
Tubal prova a presentare uno Shylock da sempre sconosciuto, più umano; perché  se per tutti lui è lo straniero, è il demonio, è il diverso, il lato oscuro che tutti abbiamo, in questo spettacolo si tenta di ridare credito e fiducia alla figura di Shylock. Sicuramente siamo stati troppo influenzati dagli avvenimenti storici del ventesimo secolo; ma c'è davvero tutto questo bisogno di riscatto? Di certo interessante sarebbe oggi una risposta data da Sir William Shaekespeare.

Recensione di Martina Di Gregorio

Il Mercante di Venezia è una delle icone del teatro classico che ha ispirato diversi autori e registi a farne numerose riscritture e riadattamenti; Shylock –  personaggio ambiguo e carismatico (tanto da essere identificato il più delle volte con l’opera stessa) – ha particolarmente colpito Gareth Armstrong, attore, regista e drammaturgo Inglese che nel 1998 porta in scena un particolare monologo in cui, da solo, racconta il punto di vista di Shylock, una sorta di “incarnazione dell’esclusione” – motivo di tormento di questo ebreo – attraverso un gioco metateatrale, una sorta di “prestito” del personaggio chiamato in causa, strappato dal sacrale testo shakespeariano, per un desiderio/bisogno di riscatto nei confronti di questo personaggio emarginato, donandogli voce, vita e la possibilità di esprimersi e confrontarsi anche con il pubblico.
Ed è così che Shylock diventa teatro epico e comico allo stesso tempo: invita alla riflessione e lo fa attraverso il bizzarro personaggio di Tubal. Alla Città del Teatro di Cascina, Mauro Parrinello (attore della Compagnia Dei Demoni) propone la stessa operazione di Gareth, ovvero accetta la sfida del monologo e porta in scena Shylock (con alcune variazioni del testo, quasi tutte di esclusione, curate da Francesca Montanino) facendolo intervenire attraverso una voce off, perché al giovane regista siciliano piaceva l’idea dell’ascolto tra i due personaggi: Shylock e Tubal, che nel testo e nello spettacolo dell’autore britannico, vengono interpretati dallo stesso attore.
È Tubal che qui diventa il protagonista di una sorta di talk-show all’inglese, un personaggio di cui magari  molti non si ricorderanno, visto che nel dramma originale compare con solo otto battute ma che in questa performance si riprende quella rivincita, quell’ora di gloria (circa la durata dello spettacolo) che da tempo aspettava; un personaggio, insomma, che ha finalmente trovato il suo autore. Un Tubal che si presenta in scena timido e imbranato e al quale volutamente gli accadono imprevisti tecnici, come ad esempio la corrente che ad un certo punto va via per poi subito ritornare, lasciando un senso di sconcerto nel pubblico.
L’esilarante personaggio cerca di creare degli interrogativi e in un certo senso vuol dare un ripasso di storia sull’olocausto, affrontando queste amare tematiche con una scenografia quasi vuota: solo trentacinque scatole di cartone etichettate (oggetto simbolico della comunità ebraica: pegno per una vita nuova) di cui si servirà per l’intero spettacolo, un po’ aprendole e svelando gli aneddoti che queste contengono e un po’ spostandole dall’altra parte del palco, servendosi di esse per costruire lo spazio della sua “sentenza”.
Nella pièce, Tubal diventa una sorta di alter-ego di Shylock, esprimendone il suo personale punto di vista; la registrazione del monologo dell’ “ebreo” con la voce di Federico Giani è accompagnata da una luce fredda e surreale quasi ad invocare attraverso una specie di “seduta spiritica” il personaggio apparentemente cattivo del Mercante.
Secondo il punto di vista di scrive, il regista avrebbe potuto operare meglio verso la parte finale dello spettacolo e magari inventarsi un escamotage per rendere questo talk-show meno piatto visto la questione un po’ acre che affronta, ma è un pensiero molto soggettivo visto che il pubblico ha apprezzato, salutando Parrinello con un lungo e caloroso applauso.

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