Vera, vera, vera

Secondo appuntamento con la XIX Rassegna di drammaturgia contemporanea organizzata dal Teatro Stabile di Genova alla Piccola Corte, lo spazio creato per l'occasione sul palcoscenico dell'omonimo teatro. Dal 20 al 24 maggio la rassegna presenta questa drammaturgia inglese, opera prima della giovanissima Hayley Squires, il cui titolo suggerisce Vera Lynn, celebre cantante all'epoca della seconda guerra mondiale, ma non in forma di ispirazione bensì di iterazione di suggestioni ed atmosfere, segnando le sue canzoni e le sue liriche i confini dei cinque quadri che compongono lo spettacolo, anche se questo da e in altre guerre è occupato.
L'orizzonte che chiude ed in certo qual modo giustifica e significa il quadro d'insieme è il funerale di un ragazzo della provincia inglese, quella profonda e lontana, morto in Afghanistan forse da eroe, anche se ciò non sembra importante.
È l'evento in cui confluiscono e defluiscono le tensioni e le frustrazioni di esistenze brevi ma già appiattite in un tempo che non regala futuro, personaggi che la drammaturgia organizza su un piano di contestualità temporale la cui profondità è abilmente costruita sul dislivello, di età e di aspettative, tra mondi speculari ma apparentemente privi di contatto.
I cinque quadri alternano così, da una parte, le vite degli adolescenti Sammy e Charlie, quest'ultima cugina del soldato morto, che non hanno, come molti adolescenti, un idea chiara e concreta del proprio futuro e del futuro in genere, ma lo vogliono, questo futuro, con l'energia disperata e talora irrefrenabile di cui sono ricchi. L'occasione di una sfida a cazzotti con un coetaneo, che quasi inconsciamente recupera i movimenti di un lontano e quasi sconosciuto Giulietta e Romeo, è il momento che segna un cambiamento e una speranza, l'unica forse consentita.
Dall'altra i fratelli del soldato, Danny e Emily, e l'amante di lei, Lee, di poco più in là con gli anni ma ormai alle prese con i proprio fallimenti e imprigionati in una vita che tra rabbia, droga e perdita di valori appare priva di ogni riscatto possibile. Nel violento confronto che oppone l'uno all'altro, con le proprie debolezze e sconfitte, però i tre sembrano continuamente cercarsi, desiderarsi e condividere la volontà di un abbraccio che non verrà forse perché a loro, al contrario di Sammy e Charlie, non è più possibile.
Nel solco della moderna tradizione britannica, anche Hayley Squires sviluppa la sua drammaturgia innanzitutto articolando una narrazione che non sfugge dal guardare nel profondo, delle esistenze singole e delle circostanze che le determinano e condizionano, e non volge altrove gli occhi, capace come è di quella rabbia che talora ci infastidisce ma insieme può farci capire e anche, forse, cambiare.
Un testo dunque interessante, dalla partitura sapiente e dalla scrittura efficace, ben traslato da Giuliana Manganelli, e anche dai contenuti forti, cui i giovani attori, all'interno della regia priva di fornzoli ma di ottima resa di Tommaso Benvenuti, donano sostanza interpretativa, qualità attoriali già mature ed energia talora eccedente e difficilmente contenuta nel contesto scenico.
Sono Giulia Eugeni (Charlie), Luigi Bignone (Sammy), Rachele Canella (Emily), Michele De Paola (Danny) e Giovanni Malafronte (Lee), tutti egualmente bravi.
L'assistente alla regia è Chiara Nicoli e l'adattamento musicale è curato dallo stesso Giovanni Malafronte.
Spettacolo di grande successo, con molti applausi nella sala piena, che dimostra, a chiudere con una considerazione più generale, che talora la maggiore libertà consentita da situazioni meno istituzionali come quella della “stagione” produce risultati creativi di alto livello.

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