Oratorio di resurrezione

Una scena essenziale, tra luci soffuse e frange di tulle bianco, per un testo profondo, scritto e portato avanti dall’autore con un approccio indubbiamente laico e che vede protagonisti alla Sala Magma di Catania quattro interpreti che, tra buio e luce, fede e smarrimento, dialogo e stare insieme, riassumono, raccontano il percorso dell’uomo davanti al mistero della vita, dall’origine al perché della morte, dal caos primordiale all’inevitabile distruzione. Stiamo parlando dell’intenso atto unico, carico di segnali, spunti e misteri, “Oratorio di resurrezione”, novità assoluta di Renato Pennisi, messo in scena, nell’ambito della stagione teatrale 2015 della Sala Magma, con la regia di Salvo Nicotra, dal Centro culturale e teatrale Magma, in collaborazione con l’associazione Terreforti e la cooperativa La terra del sole.
Costruita su un testo iniziato dall’autore negli anni Novanta ed ancora incompleto, la pièce prima di approdare in scena, ha seguito il cammino del laboratorio, portando i quattro attori protagonisti

(Antonio Caruso, Francesca Fichera, Antonio Starrantino e Sabrina Tellico) a fondere le proprie sensibilità artistiche e spirituali. Il regista Nicotra, tenendo presenti le tecniche delle sacre rappresentazioni, si è ispirato alla struttura dell’Oratorio drammatico-musicale del Seicento, costruendo così uno spettacolo originale, dai tanti contorni ed aspetti innovativi e sicuramente “work in progress”.
Su una scena dove predomina il bianco, come simbolo di purezza, oltre che l’alternanza tra luce ed oscurità, dubbio e speranza di crescita, l’uomo si interroga sul perché del dolore, tra il buio dell’anima ed i lampi di luce. I quattro personaggi in scena si ritrovano, quindi, alle prese con i misteri, le paure, le speranze, le gioie, i dialoghi di chi attraversa la propria esistenza. Ecco quindi Simone di Cirene, con l’intensa interpretazione di Antonio Caruso, uomo distratto e di poca fede, che vede Cristo come un fratello di piaghe, difeso dalla frusta da una croce salvifica, nella metafora di una scala di legno che la evoca, tra lenzuola impregnate di unguenti che avvolgeranno l’oggetto del mistero fino alla deposizione nel sacro sepolcro. Protagonisti poi, sul palco e tra il pubblico in sala, Maria e la pia donna, il canto della Maddalena e Giuseppe D’Arimatea con la sua testimonianza e ancora l’accorato e profondo dialogo dei due discepoli di Emmaus.
Spettacolo intriso di significati, di simboli, che inneggia al mistero della vita, alle paure della morte, al credere senza vedere, alla speranza di resurrezione grazie all’Amore che deve accompagnare il nostro cammino sulla terra, in un percorso di crescita, sacrificio e perenne stupore. Abile, efficace ed anticonformista, fuori dai soliti canoni, la regia di Salvo Nicotra, ben sostenuto dal felice impianto scenico, dai costumi intriganti di Antonio Caruso e dal significativo commento musicale curato da Salvo Disca, ma soprattutto dalla sofferta e sentita interpretazione di Antonio Caruso, Sabrina Tellico, Francesca Fichera e Antonio Starrantino.
Il lavoro, per circa un’ora, grazie all’atmosfera mistica ed in forma di preghiera, regala momenti lirici, di assoluta riflessione, al pubblico che, alla fine, tributa al progetto, all’autore ed all’intero ensemble calorosi applausi.

Oratorio di resurrezione
Novità assoluta di Renato Pennisi
Con Antonio Caruso, Francesca Fichera, Antonio Starrantino, Sabrina Tellico
Regia ed impianto scenico di Salvo Nicotra
Consulenza e direzione musicale di Salvo Disca
Aiuto regia e costumi di Antonio Caruso
Direttore di scena Orazio Indelicato
Collaborazione organizzativa Alfio Guzzetta
Stampa Roman H. Clarke
Produzione Centro culturale e teatrale Magma, in collaborazione con Associazione Terreforti  e coop. La terra del sole
Sala Magma - Catania - Stagione teatrale 2015- 27-28 e 29 Marzo 2015

Foto di Ester Privitera

L’autore
Renato Pennisi, catanese del 1957, avvocato, è autore di libri di poesia (“Letture senza spartito”, 1987; “La correzione del saggio”, 1990; “Mai più e ancora”, 2003 e “La notte”, 2011), di poesia siciliana (“Allancallaria”, 2001; “Menzi storii”, 2006 e “La cumeta”, 2009) e di romanzi (“Libro dell’amore profondo”, 1999; “La prigione di ghiaccio”, 2002 e “Romanzo”, 2006). Scrive sulle pagine del quotidiano “La Sicilia” e dirige la Rivista di Letteratura “La Terrazza”.

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