Non più i luoghi dell'altro

Ultimo spettacolo all’Elfo Puccini in occasione della rassegna PADIGLIONE DEI TEATRI una rassegna organizzata con il contributo del Comune di Milano per far conoscere il panorama teatrale milanese, anche quello meno noto. Il pubblico milanese, a prezzi ridotti, dal 13 al 30 luglio, ha assistito a più di 50 iniziative, ha potuto conoscere centri di produzione, festival e compagnie teatrali, tutto sui palcoscenici di tre significativi teatri milanesi: Elfo Puccini, Franco Parenti e il Piccolo. Uno spettacolo molto particolare quello di Opera Liquida, nato grazie alle esperienze, alle riflessioni, alle sofferenza dei detenuti e ex detenuti della casa di reclusione Milano Opera.
Nell’ambito del nuovo circuito regionale l’Istituto si ripropone come casa di reclusione, all’interno della quale è stato

attivato un ampio reparto a trattamento avanzato con forte caratterizzazione delle attività, scolastiche, lavorative, di formazione professionale, culturali e artistiche come il laboratorio teatrale condotto da diversi anni da Ivana Trattel, drammaturga, regista e organizzatrice teatrale. Il suo laboratorio teatrale, nasce con l’intento di produrre spettacoli originali e con un un obiettivo preciso: lavorare con i detenuti in colleganza e in assenza di giudizio. Due parole che all’interno dell’istituzione totale suonano quasi rivoluzionarie. Ivana Trattel non fa terapia psicologica, fa teatro e ricerca teatrale: attraverso la narrazione dei detenuti e degli ex detenuti apre, nuove possibilità di comunicazione. Nuovi modi di fare teatro.
La storia NON PIU’ I LUOGHI DELL’ALTRO è un montaggio degli spettacoli visionari di Opera Liquida realizzati negli ultimi anni. Dalle emozioni di un un attore recluso, al crash emotivo delle “Meccaniche dell'anima”, “Stai all'occhio”, per i giovani a rischio, fino al progetto contro la violenza sulle donne, una nuova produzione tratta dal libro di Elena Mearini, UNDICESIMO COMANDAMENTO-UCCIDI CHI NON TI AMA, in cui gli attori danno corpo voce e suono alle donne maltrattate affinché si difendano attraverso la legge. Uomini che diventano narrano universi femminili, molto interessante questa scelta che diventa un richiamo alle origini del Teatro.
Carlo Bussetti, Alfonso Carlino, Orazio Guagliardo, Vittorio Mantovani, Maria Chiara Signorini, Alfredo Vatalaro, per la prima volta su un palcoscenico milanese raccontano le loro emozioni, la  paura di esporsi, di mostrarsi debole:
«Ho scoperto che ci vogliono più palle a tirare fuori i sentimenti che a fare una rapina»
«Ho paure di continuare a portare quest’armatura che mi sono cucito addosso»
Raccontano assenze e mancanze d’amore:
«Il tuo viso sempre in mente sazi alla fame dei miei occhi»
«Il ricordo del tuo profumo riempie lo spazio vuoto che ci tiene lontani»
Si muovono in scena correndo, lanciandosi occhiate e sguardi di complicità e ci insegnano il senso della solidarietà. La regia lascia ampi margini di creatività, di libera espressione, le storie fantasiose e visionarie raccontano mondi di espressione potenti che alimentano la memoria collettiva.  Con espressioni stranianti gli attori elaborano in maniera efficace la nostalgia della perdita, la perdita di libertà, di un amore, di una possibilità.  Il loro corpo il loro sguardo comunica il bisogno di ascolto e amore, attraversa i canoni tradizionali della recitazione e va contro ogni tendenza. Rompono schemi e specchi del narcisismo teatrale. Ci auguriamo che possano, permessi permettendo, continuare il loro lavoro. Abbiamo bisogno anche di questo modo di fare teatro per mandare in frantumi gli specchi inutili, per credere in un mondo più giusto dove ci siano possibilità per tutti, anche per chi viene da realtà difficili. Un ultima verità su cui riflettere: «Se rompessi lo specchio se lo mandassi in frantumi saremo come siamo agli occhi dei gabbiani dei puntini tutti uguali.»

Elfo Puccini, 30 Luglio 2015

Foto Simona Giuggio

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