Tandem

Inizia la nostra stagione al Piccolo Bellini di Napoli, la sala che il cartellone del Teatro Bellini dedica alla nuova drammaturgia e alle compagnie più giovani. Cominciamo da due attrici, Manuela Lo Sicco e Veronica Lucchesi. Il progetto TANDEM, così come è definito dalla compagnia, nasce dalla confluenza di idee e di proposte provenienti dalle menti di diversi artisti: non solo l’autrice Elena Stancanelli, ma anche la regia e l’idea scenica, nate da Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco, le musiche composte da Davide Livornese, la costruzione del tandem, utilizzato in scena, da parte di Mario Petriccione e l’idea di Stefano Pasquali, in collaborazione con La moto34 Roma, di inserivi sotto una molla estratta da un carro armato, fino al manifesto dipinto da Riccardo Brugnone. Ci sarebbero altri nomi da citare, ma forse è giunto il momento di parlare

anche dello spettacolo. Probabilmente l’idea nasce e si evolve lungo un arco di tempo prolungato, ma sul palcoscenico si esprime, urla e muore, in brevissimo tempo. Insomma, un turbinio di immagini, di parole e pensieri, che coinvolgono gli spettatori, trascinandoli dentro la storia. L’estrema semplicità del fatto narrato è la caratteristica principale del racconto, che non si sofferma su elucubrazioni complesse, né su denunce sociali, pur lasciando intravedere elementi che potrebbero ricordare qualsiasi momento della storia italiana o mondiale in cui gli adolescenti si siano battuti per un’idea, dimostrando la loro irrequietezza davanti alla vita. La collocazione temporale potrebbe essere variabile, poiché la diversa età dello spettatore potrebbe spingere a ripensare alle occupazioni e agli scioperi, durante gli anni del liceo negli anni ’90, oppure alle rivolte sessantottine, o si potrebbe tornare indietro nel tempo o rimanere ai nostri giorni, fino al terribile caso della scuola Diaz di Genova. Ma la mente immagina anche scontri tra bande rivali, baby gang e spaccio di droga. Insomma, tutto questo sembra rimanere latente, ai bordi della narrazione, come elemento ovattato che non è mai reso palesemente in scena, ma solo presentato tra le righe, sin dall’inizio, perché funzionale ed indispensabile al discorso. L’impatto immediato con la conclusione, sin dalla prima scena, descrive velocemente gli ultimi istanti di vita di una delle ragazze, ed è trasmesso al pubblico attraverso suoni, luci, rumori, in un garbuglio di velocissime emozioni che devono solo  far intuire, ma non spiegare. Il vero nucleo dell’intero racconto, invece, è costituito dal ricordo dell’amicizia adolescenziale tra le due ragazze, attraverso un tandem metaforico che è quello della vita gioiosa, impertinente ed incosciente, che caratterizza l’indole degli adolescenti di tutti i tempi. Il condividere la vita con un’altra persona non può dividere un tandem in due biciclette distinte, quando una delle due improvvisamente scompare. E proprio quel tandem che le due attrici utilizzano in scena, agganciato ad una molla, diventa il fulcro di tutto il movimento e della stessa narrazione, poiché viene utilizzato, con grande bravura, per descrivere i momenti di vita delle due protagoniste. Stesso abbigliamento, stessi atteggiamenti, stessi capelli, l’essere “una cosa sola”, nella purezza e nella semplicità di un’amicizia, è elemento reso attraverso il mezzo con il quale le due giovani attraversano la città, le vie, le salite e le discese, le stagioni, le difficoltà della vita. Fino al momento in cui la coppia si divide: una bravata, una pistola, la polizia, un corteo. Non è chiaro, volutamente offuscato, come lo sono i ricordi dopo uno shock. Com’è possibile pedalare in tandem da soli? Metafora del viaggio verso l’età adulta, questo spettacolo può sembrare comunque vicino all’immagine di un qualsiasi legame univoco tra due persone. Il gioco di ombre e la scelta delle musiche, il linguaggio, sembrano catapultarci nella stanza di un’adolescente che, mentre scrive il suo diario o il suo blog, o mentre parla con gli amici con uno slang particolare, è iniziata violentemente al dolore della vita adulta. La compagnia sottolinea la “precarietà” del gesto e della parola, entrambi variabili in base alle stesse variabili date dalla reazione del pubblico, dalla gestualità e corporeità, ma anche dal rapporto con l’oggetto scenico, il tandem, che “reagisce” a sua volta. Il racconto è costruito assolutamente a ritroso: la ragazza racconta all’amica, immaginando e ricordando, cosa succede a scuola in sua assenza e cosa è accaduto prima della sua morte, attraverso un ricordo-racconto, un diario, un incontro quotidiano e immaginario che lei, in realtà, costruisce con se stessa. In questo modo il pubblico riesce a comprendere cosa sia successo prima e dopo, ricostruendo velocemente il mosaico narrativo. La morte non è mai nominata esplicitamente e nessun banale e superfluo piagnisteo caratterizza il racconto, ma la richiesta incessante di non andare via esprime il dolore dell’assenza. Forse non si tratta di una morte “fisica”, bensì di un cambiamento. L’essere diventati adulti impedisce di pedalare ancora insieme, come quando si è adolescenti e spensierati.

Foto www.pontederateatro.it

PICCOLO BELLINI NAPOLI
3-8 novembre 2015
TANDEM
testo di Elena Stancanelli
con
Manuela Lo Sicco
Veronica Lucchesi
ideazione e regia Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco
spazio musicale Davide Livornese
luci Cristian Zucaro
disegno e costruzione tandem Mario Petriccione
posa in aria tandem Stefano Pasquali/La moto 34 Roma
responsabile distribuzione Giusi Giardina
produzione Associazione UddU in collaborazione con Santabriganti-Scenica Festival
Festival dell'Incanto, Associazione Demetra
supporto alla produzione ExKarcere Csoa di Palermo
Teatro Nuovo Montevergini

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