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Il dramma del mese

SS9 storie della Via Emilia di Matteo Bacchini

Dagli affari del signor Giulio Cesare alle disavventure di un’Alfa Giulia color senape, SS9 racconta un po’ della storia d’Italia attraverso piccole storie di italiani. Storie di emigranti al Nord con il cuore al Sud; storie di motori rettificati, mattoni squadrati e squadristi mancati; storie di brave persone e mica tanto brave persone.
Cinque italiani di ieri, di oggi e di sempre, finiti per caso o per necessità sulla Strada Statale 9 “Emilia”, l’antica via consolare che collega Piacenza a Rimini e da duemila anni porta dal Po dall’Adriatico i racconti della sua gente. Una strada che è molto più di una strada: è un’eredità di ricordi e speranze che passano di padre in figlio, che arrivano rombando e vanno via in punta di piedi, lasciando il posto a un’altra generazione.
Nato come corto teatrale da rappresentare alle feste di quartiere che in estate animano la via Emilia, SS9 è cresciuto con l’aggiunta di nuovi quadri fino a diventare uno spettacolo completo, prodotto nel 2015 dal Teatro del Tempo di Parma e diretto da Savino Paparella (www.teatrodeltempo.it). In una struttura scenica essenziale, l’attore Antonio Buccarello dà voce ai personaggi del testo scritto per lui da Matteo Bacchini, attraversando l’Italia da Nord a Sud e dal passato al presente.
Un oggetto, una musica, un cambio di luce: un’altra storia che comincia. Vera, verosimile o inventata, non importa: sulla via Emilia tutte le storie diventano vere. Perché la via Emilia siamo noi.

«Cinque storie della via Emilia, dalla sua fondazione, dalle storie delle genti che l’hanno vissuta. è il dialogo intimo tra un padre ed un figlio sulla nostalgia per gli ulivi e le viti/vite che hanno dovuto abbandonare. Questo rimpianto prende, in scena, il nome di Salento, ma padre e figlio potrebbero appartenere a qualsiasi altro luogo. Così i cinque quadri diventano il pretesto per raccontare la Storia d’Italia dal basso, dagli uomini umili di cui la Storia non parla agli uomini che invece sui testi accademici ci sono finiti: Cesare, i Piemontesi, Mussolini, Agnelli; però visti dal “basso” punto di vista. Ciò evidenzia la non sempre corrispondenza tra Storia ed eroi della Storia».
(da Serena Falconieri, “Agenda del Teatro, 7 novembre 2015)

«Quel padre che non si vede acquista comunque una sua identità, con la nostalgia del sud, gli ulivi, una sorta d’ingenuità verso il potere: è il figlio a dovergli spiegare ogni volta che forse no, davvero no, non sono “brave persone” coloro che prendono il comando e manovrano la povera gente seguendo i propri scopi».
(da Valeria Ottolenghi, “Gazzetta di Parma”)

Leggi il testo

Matteo Bacchini. Nato nel 1970 a Parma, dopo gli studi di Filosofia e Teatro frequenta dei corsi di drammaturgia all’Università di Bologna; in seguito lavora nei settori della stampa e della pubblicità a Parma e Reggio Emilia. Per due volte vince il concorso di corti drammatici “Mai Detto, m’hai detto”: nel 2009 con Memorie dal sottosuolo e con Cuneo-Pinerolo nel 2010. Anno, quest’ultimo, in cui viene segnalato al Premio Fersen per AUTORITRATTO IN NERO, mentre si aggiudica il premio Teatro e Shoà col testo La lunga cena di Pasqua e la vittoria al concorso Avamposti d’Autore con IN NOME DEL POPOLO ITALIANO: pièce messa in scena nel 2012 dall’autore stesso con gli interpreti Daniele Bonaiuti e Silvia Frasson, e tradotta nel 2014 in francese dal collettivo La Langue du bourricot per l’Università di Tolosa nella collana riguardante la nuova drammaturgia europea dell’edizioni PUM (www.pum.univ-tlse2.fr). Un lavoro che rappresenta la prima parte di una “trilogia romana” intesa a raccontare la società di oggi con l’umorismo feroce della commedia all’italiana e che si completerà nel 2016 con le realizzazioni sceniche di AMEN e NATURA MORTA CON SACCO. Altre sue drammaturgie divenute spettacoli sono: GREGARI (2012) e OUT OF THE BLUE (2013), per le interpretazioni soliste rispettivamente di Vincenzo Di Bonaventura e Marco Musso; più AL FORESTéR, produzione 2014 del Teatro del Tempo diretta e interpretata da Savino Paparella, incoronata vincitrice del premio LiNUTILE del Teatro a Padova (2014) e del Festival Teatrale di Resistenza al Museo Cervi di Gattatico (Reggio Emilia, 2015).

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